Massimo Pietroselli
Una nota biografica
Sono nato a Roma nel 1964. Laureato in Ingegneria Elettronica, lavoro per una società di Telecomunicazioni.

Tra i miei hobby, la lettura e la scrittura, ovviamente, ma anche musica (classica), disegno e cinema. Adoro il periodo dell'America tra il '20 e '50, e quindi il jazz, il ragtime, Frank Sinatra, i film di John Ford, Hitchcock, Welles e... Woody Allen. Ne ho dimenticati di sicuro molti altri. Fumo Toscani e pipa, come i più perspicaci avranno notato dalla foto. Le sigarette non le fumo, perché la carta fa male.

Fin da piccolo sono stato un vorace lettore. Impazzivo per i libri di Peter Kolosimo, il pioniere dei saggi di fanta-archeologia, dove dissertava che gli extraterrestri sarebbero atterrati sulla Terra in un passato remoto, che Atlantide sarebbe stata distrutta nel corso di una guerra atomica e che misteriosi sapienti continuerebbero a dirigere le sorti del pianeta nascosti nel regno sotterraneo di Agarthi. Da Kolosimo alla fantascienza pura il passo è breve: tra i miei autori preferiti, Philip Dick, Ray Bradbury e Stanislaw Lem- non mi piace il cyberpunk, che per me è soprattutto uno stile, un modo di scrivere utilizzando il più possibile parole che non significano nulla ma che fanno molto atmosfera. Per quanto mi riguarda, la fantascienza dovrebbe essere il più possibile scevra da facili "effetti speciali", visto che è un fantastico strumento per esaminare i problemi dell'uomo e della società da una prospettiva speciale (ricordate il film Farenheit 451, girato in un ambiente povero, quasi orwelliano, con vecchi telefoni e automobili?). Inoltre, mi piace la fantascienza dove ci sia la scienza, scusate l'ovvietà, altrimenti stiamo parlando di fanta-qualcos'altro! Mi sembra che questo "purismo" sia ormai fuori moda: pazienza.

Ricordo con nostalgia il telefilm-capolavoro della fantascienza: Il Prigioniero. Risponde a tutte le caratteristiche della buona SF, per me ovviamente: concentrazione sui personaggi, suspense, ambientazione semplice, quasi arcadica, con improvvise aperture sulle tecnologie future, per lo più minacciose o, per lo meno, fredde. Perché non raccogliamo le firme per farlo riproporre alla TV?

Dalla passione per la narrativa di genere (fantascienza ma anche gialli, in particolare Chandler, Stout e Simenon) sono scaturiti racconti e un romanzo di fantascienza, Miraggi di Silicio, che nel '95 ha vinto il premio Urania ed è stato pubblicato da Mondadori. Recentemente ho finito di scrivere un giallo ambientato nella Roma di fine '800, preda della speculazione edilizia: sono alla ricerca di un editore. Sono anche alle prese con un altro romanzo di fantascienza. Diversi racconti mi svolazzano per la testa, ma sono pigro e acchiapparli non è semplice.

Dalla passione per la letteratura mainstream, invece (in particolare amo Poe e Borges), sono scaturiti diversi racconti piuttosto eccentrici, pubblicati per lo più dalla rivista Calamo, che purtroppo ha recentemente chiuso i battenti (niente facili sarcasmi, please!). Per avere un'idea della stravaganza di questi racconti, basta leggere quello pubblicato sul Paradiso degli Orchi, di genere vagamente steam-punk (sul quale genere ho, peraltro, diverse riserve): La fobia anatomico-meccanica del Signor Edgar Allan Poe.

Che altro dire? Non mi piacciono i maleducati, i libri che devono per forza spiegare tutto, la filosofia New Age, la "fiction" televisiva contemporanea, il plurale nelle parole inglesi (a meno che non stia parlando in inglese!), i cori russi e il free-jazz-punk-inglese.

Basta. Mi scuso di aver parlato tanto di me: d'altronde, in una nota autobiografica sarebbe stato difficile evitarlo. Se volete, potete minacciarmi all' e-mail : pietroselli@libero.it.
 

 

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