Marcello Bonati
Roger Zelazny
una bibliografia ragionata
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Opere non tradotte
Romanzi | Antologie | Racconti | Saggi

Romanzi

Io, l'immortale (This Immortal, '66)
"Galassia" n. 144, "Bigalassia" n. 34, ed. La tribuna, '71, '74, traduzione di Vittorio Curtoni, 169 pagine, prezzo dei remainders, 10.000 "Galassia", 10-20.000 "Bigalassia", edizione originale: (Ace Books, '66); paperback, '80
ampliamento di ...and Call Me Conrad, originariamente apparso in The Magazine of Fantasy and Science Fiction, ottobre e novembre '65
segnalato Nebula '66, Hugo '66

Signore dei sogni (The Dream Master, '66)
"Galassia" n. 148, "Bigalassia" n. 34, ed. La tribuna, '71, '74, traduzione di Gabriele Tamburini, 150 pagine, "I massimi della fantascienza" n. 18, ed. Mondadori, "Fantascienza" n. 3, ed. Sellerio, edizione originale: (Ace Books, '66); paperback, '73
ampliamento di He Who Shapes, originariamente apparso in Amazing, gennaio e febbraio '65
Nebula '65

Signore della luce (Lord of Light, '67)
"Fantacollana" n. 8, ed. Nord, '75, traduzione di Riccardo Valla, (c) '67 by Roger Zelazny, 278 pagine, edizione originale: (Doubleday, '67);

1° parte, Alba, (Dawn), originariamente apparsa in The Magazine of Fantasy and Science Fiction", aprile '67
2°, La morte e il boia (Death and the Executioner), in The Magazine of Fantasy and Science Fiction, giugno '67
3°, Nella casa dei morti (In the House of the Dead), in New Worlds, luglio '67
Dalla quarta di copertina dell'edizione Nord:
L'epoca: vari secoli dopo la morte della Terra. Il luogo: un pianeta isolato, dove un gruppo di terrestri detiene il monopolio delle conoscenze scientifiche. Con le loro macchine si sono dati poteri quasi divini, e dominano il pianeta con il nome degli antichi dèi dell'India: Brahma il Vreatore, Kali la Distruttrice, Yama il Sognore della Morte..., e contro tutti questi, il loro oppositore: Siddhartha, incatenatore dei Demoni e Signore della Luce.
"Un dio caduto in disgrazia, Siddhartha, un tempo incatenatore di Demoni e in seguito (come attacco deliberato contro gli ex colleghi, imitando la storia della Terra) re-inventore del buddismo, scende in lotta contro il Pantheon celeste... Signore della luce è un romanzo estremamente intelligente: Zelazny descrive in modo splendido la sua posticcia civiltà indù, e la spiega in chiave di rigorosa fantascienza. Fantascienza e civiltà indiana non sono mai in conflitto: si amalgamano sempre in un unico mondo, e questo è un vero trionfo." (Judith Merrill)
Hugo '68, finalista Nebula '67, finalista (11°), Locus '87

Metamorfosi cosmica (Isle of the Dead, '69)
"Cosmo argento" n. 32, ed. Nord, '74, traduzione di Giampaolo Cossato, 175 pagine, "I massimi della fantascienza" n. 18, ed. Mondadori, edizione originale: (Ace Books, '67)
Apollo '72, finalista Nebula '69

La pista dell'orrore (Damnation Alley, '69)
"Urania" n. 492, Quando crollano le metropoli, "Classici fantascienza" n. 28, traduzione di Mario Galli, 168 pagine, "Omnibus", "I massimi della fantascienza", "Classici Fantascienza" n°28, ed. Mondadori, '68, '79, '?, '?, (c)'69, by Roger Zelazny, edizione originale: (Putnam, '69)
ampliamento del racconto omonimo, originariamente apparso in Galaxy, ottobre '67; nel '77 ne è stato pubblicata una versione ampliata, finora non tradotta
Il romanzo ha isirato l'autore Walter Jon Williams che ne ha tratto una versione cyberpunk nel racconto Panzerboy (IASFM, April 1986, pp.40-65)

Dalla quarta di copertina dell'edizione di Urania:
L'epoca western dei carri coperti e delle diligenze, i leggendari viaggi del Pony Express 'da costa a costa', rivivono in questa classica traversata da 'dopo bomba'. In un'America geologicamente sconvolta, butterata da immensi crateri e da invalicabili spaccature, corrosa dalle radiazioni, percorsa da cicloni e tempeste magnetiche e invasa da una fauna mostruosa, una colonna di veicoli corazzati si avvia sulla lunga terribile pista dal Pacifico all'Atlantico.


Creature della luce e delle tenebre (Creatures of Light and Darkness, '69)
"Saga" n. 1, ed. Meb, '75, traduzione di Carlo Giovine e Pierangelo Merlin, 204 pagine, e in "Il fantastico economico classico" n. 17, ed. Newton Compton, (c)'69, by Roger Zelazny, ; edizione originale: (Doubleday, '69), paperback. '70

1° parte, In the House of the Dead", originariamente apparsa in New Worlds, luglio '67
2°, Creatures of Light", in World of If, novembre '68 (anche in "Urania" n. 561, ed. Mondadori, col titolo di La casa della vita e della morte")
3°, The Steel General", in World of If, gennaio '69
4°, Creatures of Darkness", in World of If, marzo '69  
Anche qui Zelazny prende a prestito una mitologia, e vi costruisce sopra una storia, come era già avvenuto per Il signore della luce e Io, l'immortale; qui si tratta della mitologia egizia.
Il romanzo sfugge via, le linee interpretative si intersecano continuamente, un libro tutto da giocare, come il Dalghren di Delany, a cui il Nostro ha dedicato il presente volume.
19 capitoletti, più o meno brevi, con variazioni di tono, di impostazione, ma una trama che, alla fine, si rivela unitaria, compatta, risolutrice; anche se penso che di soluzioni, di chiavi di lettura, ve ne siano molte; come ben dice Giovine, si può leggerlo superficialmente, e la trama la si trova, ma si può anche leggere fra le righe, e allora diventa tutta un'altra cosa, un tentativo di comunicazione tutto su di un altro livello.
Nove principi in Ambra (Nine Princes in Amber, '70)
"Slan" n. 42, ed. Libra, '78, traduzione di Roberta Rambelli, (c) '70, by Roger Zelazny, 203 pagine, "Il libro d'oro della fantascienza" n. 21, ed. Fanucci, '89, edizione originale: (Doubleday, '70)
Primo volume di quella che sarà la serie più famosa e fortunata di Zelazny.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Avon:
Tutti gli altri mondi sono nell'oscurità: solo uno è reale, Ambra, il egno perfetto. Ora forze malvage e aliene si sollevano contro i suoi governanti. Solo una persona può salvare Ambra: Corwin, il principe senza corona. Da lungo esiliato sull'Ombra Terra, Corwin è tornato per richiedere il proprio trono. Ma il suo sentiero è bloccato e controllato da strutture paurose che vanno al di là di ogni immaginazione, realtà impossibili forgiate da assassini demoniaci, e orrori che sfidano la potenza della furia sovrumana di Corwin.


Jack delle ombre (Jack of Shadows, '71)
"Pocket fantascienza" n. 534, ed. Longanesi, '75, traduzione di Patrizia Ghirlando, (c) '71, by Roger Zelazny, 169 pagine, originariamente apparso in The Magazine of Fantasy and Science Fiction, luglio e agosto '71, edizione rilegata (Walker and Co. , '71)

Dalla quarta di copertina dell'edizione Signet:
La Terra ormai non ruota più. La scienza goverma il lato al giorno del globo. La magia governa il Mondo della Notte. E Jack delle Ombre, Shadowjack il Ladro,... cammina in silenzio e nelle ombre alla ricerca della vendetta contro i suoi nemici... uno dopo l'altro li troverà e si vendicherà aumentando il proprio potere con il procedere del cammino. E poi dovrà affrontare tutti coloro che si oppongono a lui e.. deve trovare Kolwynia, la Chiave Che Si Perse.
finalista (4°) Hugo '71

Le armi di Avalon (The Guns of Avalon, '72)
"Slan" n. 44, ed. Libra, '79, traduzione di Roberta Rambelli, (c) '72, by Roger Zelazny, 218 pagine, "Il libro d'oro della fantascienza" n. 29, ed. Fanucci, '89, edizione originale: (Doubleday, '72), paperback: (Avon, '74)

Secondo volume della serie di Ambra.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Avon:
Derubato dei suoi diritti di nascita, Corwin fugge dalla prigione in cui è stato rinchiuso per ritornare nel regno perfetto. Ma ad aspettare il suo arrivo ci sono i demoni di Ambra. Per tornare nel suo posto che gli spetta di diritto Corwin, Principe di Sangue, deve sfidare suo fratello Ericm usurpatore del trono. Di fronte si trovano le forze sinistre del Cerchio del Male attraverso cui deve passare, una minaccia che richiede ogni gramo dei suoi poteri super umani.


Scegli un nuovo volto (Today We Choose Faces, '73)
"Fantapocket" n. 17, ed. Longanesi, '77, traduzione di Marco Ferrario, (c) '73, by Roger Zelazny, 190 pagine, edizione originale (Signet Books, '73), riedito nell''81 con "Ponte di cenere" (vedi), segnalato Nebula '73

Morire a Italbar (To Die in Italbar, '73)
"Fantapocket" n. 9, ed. Longanesi, '77, traduzione di Cintia Boni Rucellai, "I massimi della fantascienza" n. 18, ed. Mondadori, (c) '73, by Roger Zelazny, 153 pagine, edizione originale Doubleday, '73
segnalato Nebula '73

Il segno dell'unicorno (Sign of the Unicorn, '75)
"Slan" n. 48, ed. Libra, '79, traduzione di Roberta Rambelli, (c) '75, by Roger Zelazny, 188 pagine, "Il libro d'oro della fantascienza" n. 32, ed. Fanucci, '89, originariamente apparso in "Galaxy", gennaio, febbraio e marzo '75, edizione originale: (Doubleday, '75), paperback, '76

Terzo volume della serie di Ambra.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Avon:
Un nemico invisibile dalla forza immensa si è impossesato di un Principe di Sangue e ora minaccia il regno perfetto colpendo nel centro del suo potere: la conoscenza segreta dell'Ombra. Allorchè Corwin raccoglie le forze per difendere il trono si ritrova minacciato da cospiratori reali, demoni malvagi e strani schemi sovrannaturali... e l'Ignoto sinistro, in una visione bizzarra che trascende tutto ciò che aveva sempre sospettato sulla vera natura di Ambra.
segnalato Nebula '75

La mano di Oberon (The Hand of Oberon, '76)
"Slan" n. 49, ed. Libra, '80, traduzione di Roberta Rambelli, 190 pagine, "Il libro d'oro della fantascienza" n. 24, ed. Fanuci, '89, originariamente apparso in "Galaxy", maggio, luglio e settembre '76, edizione originale (Doubleday, '76)

Quarto volume della serie di Ambra.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Libra:
Corwin, figlio di Oberon, principe d'Ambra, la straordinaria terra al centro di tutte le realtà, che riflette la propria ombra nella miriade di mondi che esistono fino alle Corti del Caos, è riuscito nel suo intento di conquistare il trono più conteso dell'universo: ma questa conquista non è splendida come egli immaginava, durante la lotta senza esclusione di colpi combattuta dall'incredibile famiglia d'immortali che ha il potere della vita e della morte su tutti i mondi. Perchè Ambra, mondo perfetto, centro dell'infinito, unica realtà di un universo strano e mitico, non è esattamente come i suoi stessi abitanti avevano immaginato. C'è un mistero, un profondo mistero, nell'origine stessa di questo mondo, e di tutti i mondi   (compresa la Terra che noi conosciamo) usciti dal magma primordiale, dalla non-esistenza dei territori d'ombra, al di là del tempo e dello spazio, dai quali parte l'oscura strada che attraversa le realtà per attaccare il cuore stesso dello splendido regno di Ambra.  E c'è qualcuno che conosce la verità, la chiave stessa dell'esistenza dei mondi e della realtà: perchè Ambra non è quella che sembra, né coloro che vi abitano sono ciò che sembrano. E dietro a questo schema, c'è qualcuno che forse, misteriosamente, muove i fili... qualcuno che è più potente di tutti coloro che combattono per la conquista di un trono che significa  la chiave del possesso di un intero universo...


Deus irae (Deus Irae, '76)
in collaborazione con Philip K. Dick
"Slan" n. 33, ed. Libra, '77, traduzione di Roberta Rambelli, (c) '76 by Philip K. Dick and Roger Zelazny, 238 pagine, edizione originale: (Harper & Row, '76)
segnalato Nebula '76

Ponte di cenere (Bridge of Ashes, '76)
"Fantapocket" n. 24, ed. Longanesi, '78, traduzione di Laura Brighenti, (c) '76, by Roger Zelazny, 173 pagine, edizione originale: (Signet Books, '76), riedito nell''81 con Scegli un nuovo volto (vedi)

Le rocce dell'impero (Doorways in the Sand, '76)
"Cosmo argento" n. 142, ed. Nord, '83, traduzione di Annarita Guarnieri, (c) '76, by Roger Zelazny, 182 pagine, originariamente apparso in Analog, giugno, luglio e agosto '75, edizione originale Harper & Row, '76
finalista Nebula '75, finalista (2°) Hugo '76, finalista (8°) Locus '76

Le coorti del caos (The Courts of Chaos, '78)
"Slan" n. 51, ed. Libra, '80, traduzione di Roberta Rambelli, (c) '78, by Roger Zelazny, 175 pagine, originariamente apparso in Galaxy, novembre e dicembre '77 e gennaio '78, edizione originale (Doubleday, '77)

Quinto volume conclusivo della prima serie di Ambra.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Sphere:


Strada senza fine (Roadmarks, '79)
"Urania" n. 842, ed. Mondadori, '80, traduzione di Laura Brighenti, (c) '79, by Roger Zelazny, 175 pagine, edizione originale: (Ballantine, '79)

Il segno del drago (Changeling, '80)
"I libri di fantasy" n. 4, ed. Fanucci, '94, traduzione di Claudia Scipioni, (c) '80, by Roger Zelazny, 247 pagine, edizione originale: (Ace Books, '80), illustrata da Esteban Maroto, paperback, '81, '83, ristampato con Madwand, in Wizard World, '89

Zelazny, dopo aver scritto alcune delle opere più significative della Sf degli anni '70, negli anni '80 ha cominciato a produrre, più che altro, opere di fantasy, tra le quali da ricordare senz'altro il mastodontico ciclo di Ambra.
Questo "Il segno del drago" è una trasposizione in chiave di moderna fantasy di uno degli stilemi classici del fiabesco, quello del chengeling, appunto, e cioè del fanciullo rapito da neonato dalle fate.
Qui, in in cui vigono unicamente le leggi della magia, un bambino indesiderato per motivi politici, viene "scambiato" con uno di un mondo per lo meno simile al nostro.
Ciò provoca uno sconvolgimento notevole in entrambi i mondi: in uno il bambino del mondo tecnologico vorrebbe insegnare a quella gente un pò del suo sapere, ma viene tacciato di addentellati col demonio; nell'altro il bambino "magico" viene etichettato, e i suoi poteri non fanno che paura ai normali.
La trama che Zelazny riesce a trarre da questa situazione di partenza già di per se stimolante, è decisamente notevole, soprattutto a partire da quando il Mago che ha operato lo scambio, va ad avvertire il bambino magico nel mondo tecnologico del suo reale essere.
Tipicamente, una delle strutture portanti è una storia d'amore appena accennata, senza alcun riferimento all'aspetto erotico.
Nell'ultima parte c'è anche una tipica quest, alla ricerca delle statuette dei Sette Maghi, che avranno un notevole peso nella conclusione della storia, che va a finire in un "luogo" dove: "...operano sia la Scienza che la Magia..."(pag. 247) e si ha un ritorno all'equilibrio forzosamente intaccato.
Che Zelazny scrivesse molto bene, che sapesse creare delle atmosfere magiche davvero notevoli, lo sapevamo già, e questo romanzo che ha tardato così tanto ad essere tradotto qui da noi, ne è la riprova.
Terra di mutazioni (The Changing Land, '81)
"Urania" n. 939, ed. Mondadori, '83, traduzione di Delio Zinoni, (c) '81 by The Amber Corporation, 157 pagine, edizione originale: (Ballantine, '81) Romanzo facente parte di quella serie di opere di fantasy che, nell'ultima parte della sua vita, prevalentemente scrisse, dopo i capolavori che gli sappiamo. E del ciclo di Ambra che è, come sappiamo, il meglio di quelli, vi sono svariati richiami e rimandi, soprattutto nel finale.
Gli 11 racconti che compongono Dilvish, The Damned, costituiscono un antefatto a questa opera. Il romanzo è strutturato in tre parti: nella prima si mettono le carte in tavola, ovvero si prepara il terreno per la seconda parte: vi è un castello, al centro della vicenda, detto "Il castello senza tempo", ed attorno ad esso vi sono alcuni Guardiani della Società dei maghi; al suo interno ci sono sette maghi imprigionati che si difendono come possono dagli appetiti voraci di demoni antropofaghi, oltre che una Elementale richiamata in vita per il semplice fatto di saper comunicare con un antico, Toalua; lei si chiama Semirama, e ha vissuto varie vite, riincarnandosi periodicamente; nel castello, poi, c'è anche Baran della Terza Mano, braccio destro di Jelerak, momentaneamente assente, anche se non tutti lo sanno.
Tualua stà per impazzire (è una specie di grande piovra che si cruogiola nel fango del fondo di un pozzo...!), e Semirama lo induce a scatenare i suoi poteri sul terreno circostante il castello, venendo così a creare le fatidiche Terre di mutazione.
Poi incominciano a giungere da più parti cavalieri che seguono lo stesso percorso sia fisico che ideale dei prigionieri; conquistare il castello e impadronirsi del potere di Tualua.
Maghi bianchi e maghi neri, se non, poi, addirittura un indeciso ovvero un grigio...e poi demoni a profusione, elfi, incantesimi e pipistrelli, sacrifici umani tentati, sgranocchiamenti di ossicina umane ed altre piacevolezze.
Il tono, comunque non è assolutamente pesante, la lettura è scorrevole, e gli incitamenti da parte dello scrittore non mancano certo, soprattutto verso il finale, che è tutto un correre, un susseguirsi affascinante di avvenimenti in rapidissima successione, per poi...
Il finale vede il palcoscenico ingrandirsi a vista d'occhio; se prima i personaggi e le azioni avvenivano in un ambito molto ristretto sia temporalmente che spazialmente, quasi all'improvviso il quadro cambia, e ci troviamo a leggere di gesta eroiche che si svolgono in un clima molto ma molto simile a quello in cui si svolgevano nel già citato ciclo di Ambra.
Il mosaico si ricompone, ma non totalmente; lo scrittore fa notare lui stesso l'impossibilità di trovare spiegazione a tutto quello che è accaduto, e il finale assume una specie di tono leggero, anche se non mancano alcune annotazioni filosofiche, per altro non imperscrutabili.
Ah, dimenticavo; c'è anche un cavallo nero che parla, la cui provenienza è niente meno che l'inferno, da cui è fuggito insieme a Dilvish...che se ne fa un baffo del potere, ma che vuole uccidere Jerelak per...insomma, i fili che si intersecano sono molti, e alla fine ci si ritrova con una grossa fune ancorata all'infinito temporale e spaziale.
Vorrei concludere con una segnalazione: se leggete questo libro, vi consiglio di farlo o subito prima o subito dopo la lettura di La notte e gli amori di Joe Dicostanzo (Night and the lovers of Joe Dicostanzo), di Samuel R. Delany, pubblicato in Al servizio di uno strano potere (Driftglass, 1971), Robot n. 35, ed. Armenia, 1979, pag. 229, traduzione di Paolo Busnelli; vi troverete somiglianze ed agganci molto fecondi!
Dilvish il maledetto (Dilvish the Damned, '82)
"I libri di fantasy" n. 20, ed. Fanucci, '88, traduzione di Gianni Pilo, (c) '82, by Roger Zelazny, 207 pagine

Programma: uomo (Coils, '82)
in collaborazione con Fred Saberhagen
"Urania" n. 1029, ed. Mondadori, '86, traduzione di Piero Anselmi, (c) '82 by The Amber Corporation & Fred Saberhagen, 129 pagine, edizione originale: (Chaykin, '82), paperback: (Tor, '88)

Dalla quarta di copertina dell'edizione di Urania:
Donald BelPatri non ha un problema al mondo. O almeno così crede, poiché non è tipo da porsi domande inutili. Quando però a porgli certe domande è Cora, la ragazza che si è unita a lui in una spensierata vacanza su una casa galleggiante lungo un canale della Florida, cominciano i guai. Donald scopre che nella cittadina della sua infanzia nessuno si ricorda di lui o della sua famiglia, che sul suo capo vi sono strane cicatrici, che un ignoto benefattore paga le sue interminabili vacanze, e che in pratica buona parte dei suoi ricordi sono fasulli. Una semplice amnesia? Ma allora, perché lo psichiatra a cui si rivolge
per avere aiuto muore inaspettatamente di un attacco cardiaco, e subito dopo Cora sparisce? A questo punto Donald può contare
su un solo ricordo affiorato faticosamente: lui ha lavorato per l'Angra Energy, la più grande multinazionale dell'energia sulla Terra, e il suo lavoro
riguardava i computer. Quanto basta a lanciarlo in una disperata ricerca che lo condurrà di fronte a una nuova macchina dotata di un'anima.
Un consiglio: leggere questo romanzo (del 1982) e poi subito dopo Neuromante di Gibson (del 1984) e chiedersi poi, perchè nessuno cita Zelazny come uno dei predecessori del cyberpunk?


Ritorno ad Ambra (The Trumps of Doom, '85)
"Il libro d'oro della fantascienza" n. 11, ed. Fanucci, '87, traduzione di Daniela Galdo, (c) '85 by Roger Zelazny, 174 pagine, edizione originale: (Arbor House)
2° nella classifica dei rilegati più venduti negli USA nel settembre '85

Il sangue di Ambra (The Blood of Amber, '86)
"Il libro d'oro della fantascienza" n. 18, ed. Fanucci, '88, traduzione di Daniela Galdo e Iva Guglielmi, (c) '86, by Roger Zelazny, 211 pagine

Il segno del caos (The Sign of Chaos, '87)
"Il libro d'oro della fantascienza" n. 26, ed. Fanuci, 89, traduzione di Carla Borrelli e Gianni Pilo, (c) '87, by The Amber Corporation, 223 pagine, edizioni originali (Arbor House, '87), rilegata, (Avon), tascabile

Il cavaliere delle ombre (The Knight of Shadows, '90)
"Il libro d'oro dela fantascienza" n. 47, ed. Fanucci, '91, traduzione di Claudia Scipioni, revisionata da Gianni Pilo, (c) '90, by Roger Zelazny, 210 pagine, edizione originale: (William Morrow, '90)

Un bivio nel passato (The Black Throne, '90)
in collaborazione con Fred Saberhagen
"Urania" n. 1192, ed. Mondadori, '92, traduzione di Carla Meazza, (c) '90, by The Amber Corporation and Fred Saberhagen, 165 pagine, edizione originale: (Baen Boks)

Dalla quarta di copertina dell'edizione di Urania:
"Se tutto fosse andato per il verso giusto - disse il colonnello - Edgar Allan Poe avrebbe seguito le orme del padre adottivo, John Allan. Avrebbe fatto la vita di un ricco gentleman della Virginia, e alla morte di Allan avrebbe ereditato una fortuna. Allo scoppio della guerra - la Guerra Civile - sarebbe entrato nell'esercito, arrivando ben presto ai massimi livelli della gerarchia militare. Ma, come sappiamo, Poe non fece niente di tutto questo. Tanto per cominciare, vogliamo che tu scopra perchè." Io ascoltavo, ma la cosa aveva sempre meno senso: quella era storia, letteratura, le mie capacità di Agente del Possibile c'entravano poco o nulla. Ma lui respinse le mie obiezioni con un gesto brusco della mano. "C'è dell'altro, giovanotto. Trova il punto in cui la strada si biforca, dove un sentiero porta verso quell'inutile carriera letteraria da pazzoide e l'altro verso la gloria. Poie entra in scena come agente e fai in modo che Poe prenda la strada buona. Quella per Gettysburg."


La maschera di Loki (The Mask of Loki, '91)
"Il libro d'oro della fantascienza" n. 51, ed. Fanucci, '93, traduzione di Susanna Bini, revisionata da Gianni Pilo, ed. Il cerchio, (c) '91, by The Amber Corporation, 282 pagine

Difficilmente classificabile, questo buon romanzo di Zelazny: è, più che altro, fantasy, ma, per buona parte, è un romanzo storico, o pseudo-storico, e vi sono anche alcuni tocchi di cyberpunk,
La struttura fondamentale è indubbiamente fantasy, con duelli magici, pozioni, antichi che vivono da millenni, e company, ma, come sappiamo, Zelazny, nei suoi fantasy, ama mischiarvi elementi contemporanei.
Qui la trama è nettamente divisa in due, con capitoli che si alternano nelle due dimensioni spazio-temporali: una si svolge ai nostri giorni, l'altra nella Palestina delle crociate.
Ci si aspetterebbe che, in un modo o nell'altro, le due vadono, ad un certo punto, a convergere: invece sono semplicemente due scenari in cui si muove uno stesso personaggio, uno dei principali, un immorale, appunto.
Senza che vi stia a dir nulla di essa, tranne che è molto intricata, vi dico solo che è incentrata su una pietra magica, la: "Pietra filosofale...un frammento di meteora"(pag. 211-da notarsi come coesistano magia e spiegazione scientifica); "...un pezzo di quarzo annerito dal fumo, ma levigato come un ciottolo di fiume. Era pesante e caldo a contatto della pelle..."(pag. 128); "La Pietra è una forza creativa. Dona agli esseri umani che la usano il potere di controllare lo spazio, di scambiare un luogo con un altro. "(pag. 274).
Vi un'altro oggetto magico, al centro della narrazione, le lacrime di Ahriman: "L'elisir sono le lacrime di Ahiman, sparse mentre contemplava il Mondo sapendo che non poteva possederlo. "(pag. 210).
Dicevamo degli elementi cyberpunk: essi sono dati, essenzialmente, dalla presenza di un personaggio cibernetico, Eliza 212, una "strizzacervelli" di silicio: "Dietro di lei (Eliza 212, n. d. a. ), col fragore di una porta blindata improvvisamente aperta, le basi dei dati tecnici e teorici della Rete Nazionale spargevano attorno le loro ricchezza. "(pag. 189).
Per il resto, la parte odierna è di gran lunga più interessante dell'altra, consistente più che altro in descrizioni di battaglie, anche se vi è un duello magico davvero ben riuscito.
Come forse saprete, poi, una delle caratteristiche della prosa di Zelazny è l'uso sapientissimo del dialogo: ne fa un uso larghissimo, cosa che, se avete provato a scrivere, saprete essere una delle cose più difficili.
Buono, dicevo, ma non certo entusiasmante; molti i momenti in cui la tensione perde di tono, descrizioni di battaglie troppo lunghe.
Ma la trama è essenziale, nessun elemento non congruo all'economia della trama; si legge facilmente, divertendosi, e questo è gia molto.
Il principe del caos (Prince of Chaos, '91)
"Il libro d'oro della fantascienza" n. 57, ed. Fanucci, '93, traduzione di Elena Gigliozzi, (c) '91, by The Amber Corporation, 200 pagine Conclusivo volume della seconda pentalogia del ciclo di Ambra, è un buon fantasy, assolutamente non a se stante, ma indispensabilmente da leggersi dopo i precedenti.
Le vicende sono quelle ormai note del principe Merlin e della corte di Ambra, un regno che si colloca in un luogo immaginario al di fuori del tempo e dello spazio, ma dalquale si possono raggioungere le ombre; la nostra Terra è una di queste.
Intrighi di palazzo, battaglie magiche e duelli gli ingredienti principali.
Nel finale non si arriva certo ad una conclusione definitiva di tali vicende, e ciò lascia presagire un nuovo inizio;il progetto di una terza pentalogia?
Anche se questo ciclo non è certo tra le cose migliori dello Zelazny, il suo stile impeccabile e la sua straordinaria capacità in una delle cose più difficili dello scrivere, i dialoghi, lo rendono comunque un'ottima lettura.
Voglio la testa del principe azzurro (Bring Me the Head of the Prince Charming, '91)
in collaborazione con Robert Schekley
"Fantasy", ed. Sonzogno, '93, traduzione di Maria Teresa De Rosa, ed. Il cerchio, (c) '91, by The Amber Corporation and Robert Sheckley, 279 pagine Ottimo fantasy, questo, il primo di una serie di collaborazioni fra Zelazny e Sheckley.
Lo stile scintillante del primo e l'indubbia bravura tecnica del secondo si amalgamano perfettamente, ed il risultato è davvero molto buono.
La narrazione è tutta tenuta su di un divertentissimo tono umoristico; la trama è, infatti, incentrata, pensate, su una rivisitazione della fiaba della Bella addormentata, in una scenografia, però, del tutto particolare: una specie di gara fra le forze del Bene e quelle del Male, alla fine del primo millennio, per il controllo del millennio successivo.
Ciò che lo caratterizza è che questa rivisitazione è finalizzata non, come nella fiaba, al Bene, ma, diciamo così, strumentalizzata dal Male per i propri fini.
Evidentemente non vi è nulla di serio in tutto ciò, e il racconto che ne risulta è davvero condotto magistralmente, avvincente, direi nessuna caduta di tono, e più volte riesce a far sorridere veramente.
Delle creature del fantasy credo non ne manchi nessuna, una vera e propria rassegna completa di tutto l'armamentario del genere, e anche questo gli da un'ulteriore tocco di umorismo.
Dicevamo che sembra essere il primo di una serie di collaborazioni, sempre in un ambito di fantasy, fra Zelazny e Sheckley; per il momento vi è un solo altro titolo, Se Mefistofele sbaglia Faust (If at Faust You Don't Succeed, '93), sempre in questa collana della Sonzogno.
Se Mefistofele sbaglia Faust (If at Faust You Don't Succeed, '93)
in collaborazione con Robert Schekley
"Fantasy", ed. Sonzogno, '94, traduzione di Maria Teresa De Rosa, (c) '93, by The Amber Corporation and Robert Schekley, 291 pagine, edizione originale paperback, '93 Secondo romanzo di questa serie di collaborazioni fra Zelazny e Sheckley, dopo quel Voglio la testa del principe azzurro (Bring Me the Head of Prince Charming, '91) di cui abbiamo parlato.
Lo scenario in cui si svolge è lo stesso, e cioè un mondo alla fine del primo millennio in cui si gioca una gara fra Bene e Male per il controllo del millennio successivo.
Qui questa gara vede, quale rappresentante del Male, un Faust, che però non è il vero Faust, ma un ladruncolo intrufolatosi nella sua casa proprio mentre Mefistofele veniva a cercare Faust per proporgli di gareggiare per le forze del Male.
Tutta quanta la narrazione successiva è basata su questo equivoco; da una parte il falso Faust che gareggia, e dall'altra quello vero che cerca di riassestare la situazione, di far capire che è lui, Faust.
Divertente, anche questo tutto tenuto su di un tono di buon umorismo, mi è però sembrato meno divertente del primo, forse perchè la novità della situazione non era più tale.
Vi, poi, anche un accenno ad una concezione della contrapposizione fra Bene e Male di tipo taoista: "Ammesso che i regni della Luce e delle Tenebre debbano scendere in gara, lo devono fare da pari e con la consapevolezza che combattere non significa vincere una volta per tutte. Bene e Male sono interdipendenti. L'uno deve esistere perchè esista l'altro. "(pag. 240-1), in cui mi sembra si rifletta, appunto, il concetto taoista di equilibrio fra ying e yang, supporto a tutto ciò che è vita.
Per entrambi valga, poi, che in più punti si avverte abbastanza chiaramente la mano di Zelazny sapiente scrittore di dialoghi.


Roger Zelazny, notizie biografiche
Dave Bukowski, Sviluppo del personaggio e crescita psicologica: il 'Grande Tema' di Roger Zelazny
Santoni Danilo, 24 Vedute per un racconto di Zelazny




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