Alderley Edge
[Alderley Edge]
Jim Cowan


Una lanterna quadrata blu pendeva sull’ingresso della stazione di polizia di Wilmslow. La parola "Polizia" era stampata in caratteri bianchi sul vetro blu della lanterna, che era illuminata da una sola, fioca lampadina. La mattina di domenica 2 febbraio 1952 Alan Turing, quarantacinquenne professore di Macchine Computazionali all’Università di Manchester, passò sotto quella lanterna blu, salì tre gradini in pietra, aprì la porta di quercia in cima ed entrò nella Stazione per denunciare un furto con scasso avvenuto a casa sua. Lo stesso giorno il corpo dell’Uomo di Lindow fu ritrovato sotto un metro e mezzo di torba in una palude a ovest di Wilmslow. L’Uomo di Lindow aveva circa novecento anni; era divenuto quasi di cuoio nel cupo acido tannico di Lindow Moss, a partire dal 60 a.C.

I poliziotti come me non credono alle coincidenze. Per svariati mesi ho ripensato con attenzione a quella strana giustapposizione di eventi, ma non riesco ancora a vedervi un rapporto.

Turing aveva atteso due settimane per denunciare il furto. Parker, il detective di Wilmslow che aveva steso la deposizione di Turing, era un ragazzo sveglio e immediatamente sospettò che ci fosse di mezzo un ricatto. Parker ricordava anche che il nome di Turing si trovava sulla nostra lista di dei sorvegliati politici. L’Inghilterra aveva affidato i suoi segreti agli uomini compresi in quella lista, solo per poi scoprire che essi potevano tradirla. Queste persone potevano venire convinte a tradire per avidità, o per lealtà tristemente mal riposta, o, come nel caso di Turing, per la paura che le loro vergognose perversioni venissero rese pubbliche.

Anche se era domenica mattina, Parker telefonò all’ufficio della Diramazione Speciale di Manchester, in cui ho lavorato per vent’anni, e subito l’ufficiale di servizio mi chiamò a casa.

Maureen e io eravamo appena rientrati da messa. Andiamo alla chiesa di St. Mary, in Wilbraham Road. Ci vado per far piacere a Maureen, più che altro; non partecipo mai ai canti e ho incontrato più peccatori di quanti ne abbia incontrato il parroco. Chiamai Parker a Wilmslow e quando ascoltai la sua versione ritenni che avesse ragione: il ritardo di due settimane faceva pensare a un ricatto. Lo mandai a casa di Turing a prendere le impronte digitali. Nei pochi giorni successivi feci alcune indagini a Manchester e il giovedì seguente presi l’Austin scura dal parco auto e me ne andai a Wilmslow, per completare la nostra inchiesta sul reato.

Wilmslow è una delle cittadine della periferia in espansione che si trova a sud di Manchester. Parker mi stava aspettando alla stazione di polizia, e insieme andammo in macchina a casa di Turing, chiamata Hollymeade. Lungo il tragitto oltrepassammo la chiesa e feci notare a Parker che, sebbene questa fosse stata costruita durante l’alto medioevo, Wilmslow non era menzionata nel Domesday Book [1]. Parker sembrava interessato, per cui aggiunsi che il villaggio non era cambiato molto fino all’avvento della ferrovia nel 1842, quando i ricchi che lavoravano in città si spostarono verso gli altri graziosi villaggi a sud di Manchester.

"Tutta questa storia proprio qui, e io non ne ho mai saputo niente," disse Parker. Il suo entusiasmo mi fece desiderare di avere uno come lui nel mio ufficio.

"Si impara sempre dal passato," dissi, il che è cosa vera. Amo fare paralleli tra passato e presente, ecco perché la storia è il mio hobby. D’estate mi piace portare Maureen alle rovine romane di Chester, o all’acquedotto romano a Marple Bridge. Ci sono tanti siti romani da queste parti. Facciamo un bel picnic, un po’ di moto e prendiamo dell’aria sana. D’inverno mi siedo davanti al caminetto e leggo libri di storia. Cluff, uno dei giovani del mio ufficio, mi dice spesso che l’Inghilterra è vissuta nel passato per troppo tempo. "La storia è una brava maestra," dice. "Ma in Inghilterra abbiamo imparato le lezioni sbagliate." Sono sicuro che Cluff voti laburista.

Hollymeade era nascosta alle spalle di un muretto di mattoni, una siepe di ligustri e un giardino anteriore pieno di rododendri. Parker spinse il cancelletto di legno e ci incamminammo lungo il viale d’accesso ricoperto di muschio. La casa di Turing era in mattoni, con alti balconcini chiusi da vetri su ambo i lati della veranda e tre abbaini al piano superiore. Il batacchio sulla porta era un anello di ferro, dipinto di nero.

Turing stesso aprì la porta, ci fece entrare e ci strinse le mani. Indossava un pullover marrone, calzoni di fustagno e pantofole di cuoio e, quando gli strinsi la mano, mi accorsi che aveva le dita macchiate di blu da prodotti chimici. Disse in tono brusco, quasi scortese, che era nel bel mezzo di non so quale esperimento in cucina. Aveva una voce timida e stridula che descriverei come incerta, ma non proprio balbettante. Aveva occhi azzurri, della luccicante pienezza del vetro colorato. Questi emanavano un tale candore e una tale perspicacia che per un breve istante rimasi senza fiato.

"Sto lavorando in cucina," disse, facendoci notare che avevamo interrotto qualcosa di importante. Talvolta la maleducazione è un tentativo di nascondere qualche colpa, ma Turing mi fece l’impressione di una persona stranamente goffa, una persona che sarebbe stata assai cortese se solo avesse saputo come si fa a esserlo.

Il tavolo della cucina era ingombro di ampolle in vetro e batterie.

"Quand’ero a scuola la chiamavamo robaccia di chimica," dissi.

"Anche noi," disse Turing ridendo. Aveva una risata che ricordava il gracchio di un corvo.

Avevo studiato chimica solo per un anno, poiché mentendo sulla mia età mi ero arruolato nell’esercito a sedici anni. Nel 1917, al fronte, gli austroungarici ci bombardarono per mesi. Poi mi gasarono e fui rispedito a casa.

Turing stava parlando con Parker della placcatura dorata che si serviva di cianuro di potassio come catalizzatore dell’elettrolisi, per cui mi girai ad ammirare la vista che si godeva dalla finestra. C’era un rifugio antiaereo nel retro del giardino e attraverso i campi si vedeva la scarpata ripida e alberata dell’Alderley Edge[2], che si innalzava sulle pianure del Cheshire. La gente di campagna dice che, sepolto sotto l’Alderley Edge, c‘è un re che, in un momento di particolare bisogno, si alzerà e salverà la Gran Bretagna.

Per amore di completezza, feci menzione dei prodotti chimici di Turing nel mio rapporto. Nel lavoro di poliziotto non si sa mai cosa finirà per rivelarsi importante. Turing ci introdusse in soggiorno. Su un tavolo, in un angolo, c’era una radio del tempo di guerra dentro una custodia in legno. I nomi delle tre stazioni dipinti sulla scala parlante erano Home, Third e Light. In tempo di guerra ogni altra roba era propaganda tedesca, e la persone dotate di spirito patriottico non ascoltavano quel traditore di Lord Haw Haw.

Domandai a Turing di rifare nuovamente la lista degli oggetti che aveva denunciato come rubati. "Una camicia, un paio di pantaloni, un paio di scarpe, un compasso e una bottiglia di sherry." Alzò il tono più che l’intensità della voce, per sottolineare ogni articolo mancante.

"Forse è in grado di descrivere il giovanotto che pensa le abbia rubato questi articoli."

"Ha circa diciannove, altezza sull’uno e settantacinque, capelli scuri."

"Ho motivo di credere che lei non stia raccontando la verità per intero," dissi, anche se la sua descrizione era piuttosto buona, per quel che serviva. Avevamo arrestato il ladro due giorni prima e scoperto che le sue impronte digitali si trovavano già negli schedari di Scotland Yard. Io stesso avevo raccolto la deposizione del ragazzo, il quale aveva compromesso seriamente Turing.

Questa era la parte delicata dell’inchiesta. Se Turing avesse capito che cosa stava succedendo, avrebbe potuto dichiarare che si era sbagliato, che aveva ritrovato gli oggetti, che non si era verificato alcun furto. Avrebbe potuto ringraziarci per essere andati lì e mostrarci la porta. Ma non aveva granché del bugiardo. Parlava senza finzioni e, guardandomi fisso negli occhi, confessò.

"Abbiamo avuto una relazione."

Ci raccontò del reato in maniera diretta e schietta. Ritengo che fosse un giovanotto davvero dotato di senso dell’onore, per quanto a suo modo. Mi spiaceva per lui. Si vedeva che non pensava di aver fatto nulla di male.

Tre effettive trasgressioni alla legge avevano avuto luogo in ciascuna di due notti distinte. La confessione scritta di Turing fu stesa bene. Mi dissi d’accordo con Parker che definì lo stile di Turing "fluente, quasi come un romanzo." Come avevo previsto, accusai Turing di flagrante oscenità contraria alla Sezione 11 dell’Atto di Emendamento di Legge Criminale del 1885. La pena massima era due anni di prigione. Le trasgressioni non includevano la penetrazione anale, per la quale la pena era assai più severa. Qualche settimana più tardi, all’Assise di Knutsford, Turing si dichiarò colpevole e, a causa di una testimonianza riguardante i suoi servizi in tempo di guerra, che non mi fu permesso di udire, fu lasciato libero con due anni di libertà vigilata e l’obbligo di iniezioni mensili di estrogeni. Il messaggio era chiaro: un secondo episodio di questo tipo di sozzura avrebbe significato la galera.

Sozzura era solo una tra le tante parole che usavamo. A volte dicevamo rilassatezza morale, o perversione, lassismo morale o degenerazione, ma io usavo sozzura più spesso, poiché la ritenevo la parola più appropriata.

Turing aveva rimorchiato il ragazzo in Oxford Street, all’uscita del Regal Cinema, dove tutti sanno che i pervertiti vanno a incontrare altri pervertiti. Il ragazzo viveva in una casa comunale a Wythenshawe, aveva lasciato la scuola a quattordici anni, lavorato per un po’ a fare montature d’occhiali per il Servizio Sanitario Nazionale finché non finirono i fondi, quando il Primo ministro Gaitskell aveva deciso che la Gran Bretagna si riarmasse per combattere in Corea. Cluff aveva osservato, in quel suo modo arguto, "Fucili al posto di occhiali."

Cluff sosteneva che l’unico errore di Turing fosse stato ignorare i confini di classe. "Nessuno si preoccupa dei froci di Cambridge, eppure ce ne sono così tanti che cadono uno addosso all’altro." Non sapevo se credergli o no. Cluff era stato a Cambridge quindi suppongo che ne sapesse, ma spesso lui vede le cose in un modo alquanto strano. Una volta mi aveva stupito dicendo che l’omosessualità aveva probabilmente una base biologica, come gli occhi azzurri, ma io non direi l’omosessualità, ma la sozzura.

Io non ho avuto un’educazione universitaria. Non appena terminata la guerra ero entrato nella polizia di Manchester. La polizia ti insegna le cose che ti serve sapere per il lavoro di polizia. Negli anni Trenta, quando i comunisti iniziarono a infiltrarsi nelle Trade Unions [3], fui trasferito alla Diramazione Speciale.

Maureen e io riuscimmo a mandare le nostre figlie all’Università di Edimburgo, per quanto trovassimo le tasse scolastiche piuttosto pesanti. Il fratello di Maureen, Michael, ci aiutò. Michael è scapolo, ed è stato molto generoso verso le nostre bambine. Lavora a Whitehall, un qualche incarico nel Servizio Segreto Militare di cui non parla mai.

Non presi sul serio l’osservazione di Cluff a proposito della biologia. Si trattava di quel tipo di cose che i tizi istruiti dicono quando cercano di essere arguti. La biologia non è la risposta; la risposta è l’autocontrollo. Sono d’accordo col nostro ultimo Re, che disse: "Uomini come quello dovrebbero spararsi."

Nonostante le nostre richieste alla stampa, un trafiletto sul processo apparve sul giornale di Wilmslow, ma era solo di due colonnine in una pagina interna che menzionavano la sua posizione all’Università, il verdetto e la sentenza. Mi domandavo come si fosse sentito Turing quando aveva visto il suo nome sul giornale, e mi domandavo che avrebbe fatto della sua vita dopo tale sciagura.

Cluff diceva che Turing si sarebbe semplicemente rimesso a lavorare. "L’hanno punito per la sua malattia e poi curato per la sua colpevolezza. Chi potrebbe prendere seriamente una cosa simile?"
 
 

L’Uomo di Lindow era una faccenda diversa. Il Daily Express riportava numerose storie su di lui e, in quanto appassionato di storia, ne leggevo ognuna con grande attenzione. Andai persino a vedere la mostra al museo di Manchester.

La macchina taglia-torba gli aveva distrutto ambedue le gambe. La sua pelle, simile a cuoio, era di un marrone scuro e il peso della torba gli aveva piegato il collo e schiacciato la faccia contro una spalla. La brochure diceva che da vivo era stato alto e muscoloso. Su un braccio aveva una striscia sottile di pelo di volpe. Ecco perché lo chiamavano Lovernio, la volpe. Era morto indossando solo quella sottile striscia di pelliccia di volpe.

Aveva il teschio spaccato in tre punti da colpi di uno strumento smussato, probabilmente un’ascia di pietra. La garrota, una tripla treccia di budell, era stretta così tanto intorno al suo collo che la sua trachea e il collo erano spezzati. La vena giugulare era aperta.

Un attacco così violento non poteva aver avuto luogo nella palude: il terreno era troppo umido e scivoloso. Forse l’avevano ucciso sull’Alderley Edge. Da morto i selvaggi celti l’avevano portato giù al Lindow Moss e avevano scaraventato il suo corpo in acqua.
 
 

Un giorno mio cognato Michael si trattenne nel nostro ufficio, proveniente da Londra, senza essere annunciato. Quel giorno doveva aver preso parte a qualche faccenda del Servizio Segreto a Manchester. Cluff ed io sedevamo alle nostre scrivanie.

"Ho visto che avete preso Turing," disse. "L’ho conosciuto durante la guerra." Non avrebbe dovuto dircelo ma, di un tipo o dell’altro, eravamo tutti poliziotti e quindi poteva fidarsi di noi, anche per segreti di importanza nazionale. "Lo incontrai nel 1942, da qualche parte in Inghilterra."

Usava quella frase come se fossimo stati ancora in guerra.

"Il lavoro di Turing era così importante che Churchill andò a trovarlo, una volta. Voleva sapere con precisione come Turing stesse svolgendo il suo lavoro. Ricordo il viaggio. Quando arrivammo Turing ci venne incontro. Portava cadenti pantaloni di pettinato di lana e aveva la camicia aperta dal collo. Si era messo la cravatta per cintura. Qualcuno mi disse che vestiva così abitualmente. Ci scortò attraverso una serie di baracche piene di misteriosi equipaggiamenti elettrici. Centinaia di Wren [4]stavano badando a quei macchinari. Naturalmente, le Wren non sapevano perché stessero mettendo chilometri di nastri bucherellati in reti di relay dal rumore metallico, ma ne sapevano abbastanza per non fare domande."

Fece una pausa di un istante, per dare il tempo a Cluff e a me di immaginare file di scure baracche all’esterno di una soleggiata casa di campagna inglese, in cui Wrens dalle calze cucite diritte camminavano lungo prati verdeggianti.

"Mesi dopo la visita di Churchill, Turing gli scrisse. In seguito ebbi modo di vedere la corrispondenza: ‘Segreta e Confidenziale’. ‘Riservata al Primo ministro.’ Turing non riusciva a ottenere lo staff o l’equipaggiamento di cui aveva bisogno per il suo lavoro. ‘Non vorrei tediarla con una lista dettagliata delle mie difficoltà, ma quelle che seguono sono le strettoie che mi stanno causando l’ansia più intensa.’ La lista era lunga e il suo effetto su Churchill fu di elettrizzarlo. Ho visto il memo di Churchill per il suo staff. ‘AGIRE OGGI. Assicurarsi che Turing abbia qualunque cosa vuole con priorità estrema e riferirmi che ciò è stato fatto.’ Anni dopo sentii Churchill dire che Turing era ‘l’oca che depositava l’uovo d’oro e non schiamazzava mai’." Michael mi squadrò attentamente. "Non schiamazzava mai. La prossima volta che si entra in azione potrebbe essere ancora più importante."
 
 

A fine marzo i russi fecero esplodere la loro prima bomba-H. Il nostro governo pose decisamente fine alla demolizione di rifugi antiaerei. Io fui richiamato a Londra. Presi il treno delle cinque del mattino per la Euston Station e, per il fatto che ancora adesso non conosco molto bene Londra, andai a Scotland Yard in taxi e per le dieci giunsi nell’ufficio di Bowker.

Bowker ci stava aspettando. C’erano Lilly, da Liverpool, e Castle da Sheffield con la sua pipa puzzolente, Johnson da York e Barnes da Newcastle. Ci sedemmo tutti e sei all’ordinatissima scrivania di Bowker e bevemmo il suo caffè.

"Che ne pensate di questo caffè?" disse. "È istantaneo. È una roba appena inventata, polvere in un barattolo, basta aggiungere acqua calda. È americano."

"Ha un gusto tremendamente orribile," disse Castle, facendo una smorfia.

Bowker riassettò i suoi fogli. "Dobbiamo imparare a lavorare con gli americani. Le Rane [5] sono state sgominate a Dien Bien Phu e questi discorsi sul Vietnam a Ginevra sembrano di nuovo quelli di Monaco."

"Tra gli yankee si parla di usare la bomba," disse Johnson.

"Non la useranno," disse Lilly.

Bowker sorseggiò il caffè. Avevo letto un articolo sul Daily Express a riguardo di esercitazioni antiaeree nelle città americane.

"Ci è stato detto di aspettarci un aumento delle attività sovversive da parte di comunisti e compagnia bella," disse Bowker, voltando i foglietti della sua agenda. "Numero Uno. Migliori rapporti con l’MI-6 sul controspionaggio. Ciò può mettere un freno a che loro entrino in una bella incazzatura."

"Alla buon’ora," disse Castle.

"Poi viene ‘Positive vetting’ [6]. Il termine mi era nuovo, quindi domandai a Bowker cosa significasse.

"È un’idea degli americani." Si mise a cercare tra i suoi appunti e lesse, "Un’inchiesta accurata sul background e sul carattere di una persona, in particolare orientato alla ricerca di singolari debolezze caratteriali che potrebbero renderla inaffidabile o suscettibile a ricatti." Si guardò in giro, attorno al tavolo. "Niente più vecchio sistema. Non più ‘Nulla di noto Contro di Lui’. Gli americani ne hanno avuto abbastanza."

"Prima Maclean e Burgess [7] e Dio sa chi verrà dopo," disse Castle. "Viene da pensare che Cambridge non faccia altro che educare maledette checche comuniste che mandano tutti i nostri segreti a Mosca."

"Vero," disse Bowker, che dopo un istante aggiunse: "Non comprendo le attrattive del comunismo. Dei Veri Inglesi non crederebbero mai a un’idea astratta inventata da degli stranieri."

Annuimmo tutti quanti.

"Ma questo è quel che è successo," disse Bowker. Ci fu un momento di silenzio prima che aggiungesse bruscamente: "Faremo il ‘Positive vetting’ e metteremo insieme una lista di persone a rischio per la sicurezza in incarichi delicati."

"Licenzieranno tutte le checche?"

"O le metteranno in galera," disse Bowker.

"Alla buon’ora."

Quando la riunione si sciolse Bowker mi chiese di fare un passo nel suo ufficio privato. "Questo Turing è un problema speciale. È un peccato che il suo caso si sia concluso in tribunale. Che ne sa del suo background?"

"È sulla lista di sorveglianza. Ha fatto cose importanti durante la guerra ma queste prove furono fornite in una sessione a porte chiuse. Questo è tutto quello che so."

"Prima della guerra a Cambridge era un wrangler [8]."

Non sapevo cosa intendesse, non essendo io stato all’università. "Scusi, che cos’è?"

"Un matematico. Negli anni Trenta scrisse di macchine che pensano. Il suo lavorò provocò un bel trambusto, ma è tutta roba al di sopra della mia testa."

"Anche della mia, temo."

Bowker tirò fuori un foglio ingiallito dal suo archivio. Si trattava della dichiarazione, sotto l’egida dell’Atto sui Segreti Ufficiali, di non fare parola di alcun lavoro svolto al servizio del governo. La firma di Turing era in calce alla pagina e la data era: settembre 1939.

Bowker riprese il foglio dalla mia mano. "Durante la guerra era un decifratore di codici. Fino al 1943 gli U-boat nel Nord Atlantico facevano affondare l’equivalente di un milione di tonnellate di navi al mese. Quando Turing riuscì a far funzionare a dovere la sua macchina pensante, le nostre perdite mensili calarono a ventimila tonnellate. Un tipo col quale ero a scuola, che adesso lavora al Foreign Office, mi raccontò che la macchina di Turing decodificava cinquantamila trasmissioni del nemico alla settimana. Certa gente dice che Turing, più di qualunque altra singola persona, fece vincere la guerra, ma non riesco a crederci. Era soltanto un matematico."

"Sì. Mi sembra un’asserzione improbabile," dissi.

"Ora, lei e io," disse Bowker, "non siamo matematici. Siamo solo due sbirri dai piedi piatti, ma sappiamo fare due più due, proprio come la gente comune. E così i russi. Voglio che lei parli col capo di Turing, scopra a cosa sta lavorando adesso. Questa è la cosa più importante."

Abbassò nuovamente lo sguardo sui suoi appunti. "Il professor Newman è il suo uomo. In passato ha lavorato per noi."
 
 

Dopo che il treno fu uscito dalla stazione di Euston tirai fuori la mia copia di Tacito dalla borsa e posai la valigia sulla reticella al di sopra della mia testa. Mi misi a sedere in un posto d’angolo vicino alla finestra e mi dedicai al resoconto dello storico romano sugli eventi della Britannia del 60 a.C. Cullato dal ritmo del treno, mi sforzavo di dimenticare i problemi dell’Inghilterra attuale.

Anche i romani avevano i loro. Nerone voleva l’oro inglese estratto dai celti e da loro smerciato nel più lontano Oriente, in Russia e Asia Minore. I romani portarono Boudicca [9], la grande regina guerriera dei celti, al tempio di Claudio nella città di Colchester. Boudicca portava i suoi capelli rossi pettinati in una treccia che le cadeva fino alle anche. HIPS. La fustigarono finché le costole non le luccicarono al sole e non fu pressoché morta, e le stuprarono le due figlie.

Mandai un sospiro e alzai lo sguardo, giusto per vedere che il treno aveva lasciato Londra e stava attraversando la pacifica campagna inglese.

Il generale romano Svetonio portò due delle sue tre legioni, la Quattordicesima e la Ventesima, verso Anglesey, l’isola sacra ai druidi. Massacrò ogni druido, compresi donne e bambini, e abbatté il boschetto di querce sacre piene di vischio.

Boudicca cercò vendetta. Centomila celti entrarono in guerra alle spalle del suo carro. Distrussero la Nona legione, diedero fuoco a Colchester e a Londra, quindi puntarono a nord, per sgominare Svetonio, a capo della Quattordicesima e della Ventesima. Stava per aver fine la Lex Romana in Britannia.

Tacito dice che Svetonio scelse il sito dove prendere posizione con la massima cura: una gola con un bosco alle spalle. Al pieno delle sue forze una legione contava cinquemila uomini, ma quelle due legioni stremate dalle battaglie non erano certo al pieno delle loro forze. Immaginate quei legionari, veterani dalla lontana Spagna, dall’Africa, dall’Asia, in piedi, tranquilli e ben squadrati nei loro ranghi. Ognuno con uno scudo ricurvo nella sinistra e un corto giavellotto acuminato chiamato pilum nella destra. I soldati più esperti lottavano in retrovie, in modo che lo schieramento non si frantumasse. Nel sole mattutino guardavano in basso, verso quella verde vallata inglese, e osservavano l’avanzata di un numero di celti dieci volte il loro. Prima di una battaglia i celti si dipingevano il corpo di tintura azzurra. Combattevano nudi, urlavano nell’iniziare la lotta e non facevano mai prigionieri. Alle spalle del carro di Boudicca chiedevano battaglia. Nella luce limpida i capelli rossi le andavano all’indietro, spinti dal vento. I romani dalla carnagione scura attendevano, aspettandosi di morire.
 
 

Gli edifici dell’Università di Manchester sono lodevoli esempi di gotico vittoriano; disgraziatamente sono anneriti di fuliggine, poiché il cielo di Manchester è praticamente grigio dal fumo. Di fronte all’Università i tram corrono su e giù lungo Oxford Road e per la strada ci sono miglia di vicoletti bombardati in cui non si trovano case, ma solo mucchi di mattoni che aspettano di essere trasportati altrove.

Il professor Newman indossava un vestito dignitoso, non la solita giacchetta di tweed e i pantaloni di lanetta tutti spiegazzati che i professori amano indossare.

"Turing lavora a casa sua," disse. "Ora viene di rado qui. Abbiamo numerosi computer. Ci sono l’Ace e il Ferranti Mark I, ma lui non gli dedica molto tempo. È più interessato all’aspetto teorico."

"Non lavora con i codici cifrati?"

"No. Sta lavorando con gli embrioni. Morfogenesi, il modo in cui le cose crescono da uova fertilizzate."

Mi sembrava roba strana da studiare per un matematico, ma non dissi nulla.

"Turing ha svolto un bel lavoro durante la guerra, sa?" disse Newman. "Non posso parlarne. Ma forse lei ne sa già più di me, no? Fu un lavoro molto importante, più importante della bomba-A. È un gran segreto, per i russi, voglio dire. Un lavoro che potrebbe ancora fare la differenza nella prossima guerra."

Mi dichiarai d’accordo.

"È uno strano tipo. Quando arrivò qui la prima volta, dopo la guerra, lo invitai a un cocktail party. Rimase dieci minuti, non rivolse la parola a nessuno e se ne andò senza dire nemmeno arrivederci."

"Questi tipi geniali sono spesso così," dissi.

"Sì. Pochi uomini potrebbero fare quello che ha fatto lui. Le sue ricerche matematiche prima della guerra erano a livello mondiale. Ha letto il suo saggio ‘Numeri computabili’? Fu pubblicato nel 1935. Turing diede risposta all’ultima domanda posta da Hilbert nel 1928. Lei ha dimestichezza con queste idee?"

Scossi il capo. La conversazione aveva preso quel tipo di piega che non mi piaceva.

"Be’, per farla corta, Kurt Godel aveva dimostrato che la matematica era incompleta e che non tutto ciò che è vero poteva essere dimostrato. Nel 1935 Turing dimostrò che c’erano calcoli che non erano computabili. Cosa piuttosto strana, la scoperta di Turing fornì spiegazione di come costruire quelle che ora sono chiamate ‘Macchine di Turing, macchine che possono eseguire ogni calcolo possibile. Oggi chiamiamo computer queste ‘macchine di Turing’."

"Capisco," dissi.

"Il suo lavoro durante la guerra… bene, come ho detto, non ne posso parlare. Ma, mi creda, Turing ha lasciato il segno due volte, prima nella sua torre d’avorio, poi sul campo di battaglia."

"È un uomo straordinario," osservai.

"È un peccato che abbia pensato che tutto il mondo fosse come Cambridge," disse Newman. "Disgraziatamente, gran parte del mondo è come Manchester, con un mucchio di Non-Conformisti che denotano ben poca tolleranza verso le peculiarità del comportamento umano."

"Ciò ricorda la Manchester che conosco," dissi.

"Sarebbe andato tutto bene se fosse rimasto con la gente del suo tipo, qui all’Università, o con quelli della BBC o della stampa. Non ci sarebbe stato alcun problema," disse ridendo. "O forse non dovrei parlare così con un poliziotto?"

Aveva ragione sulla faccenda della classe sociale. La settimana precedente la mia visita, due boy scout avevano accusato Lord Montagu di oscenità flagrante. I giornali stavano spiattellando ogni dettaglio sulle pagine di testa. Anche gli americani facevano un gran casino su tale storia, perversione nelle alte sfere, roba di quel tipo.

"Quindi non sta lavorando su niente che potrebbe costituire un rischio per la sicurezza?" Usai il termine nuovo con prudenza, ma Newman sembrava sapere a cosa alludessi.

"No, niente di tutto ciò."

Mi portò ai piani inferiori a vedere la Computer Room, che era una stanza sorprendentemente piccola nel seminterrato. I muri erano coperti di mattonelle scure e le rare, minuscole finestre erano prossime al soffitto. L’equipaggiamento elettrico ronzava e nell’aria c’era quella puzza di elettricità che mi fa sempre pensare che qualcosa stia bruciando e nessuno se ne accorga.

Più tardi, in ufficio, riferii a Cluff quanto avessi trovato sconvolgente quell’odore. Disse: "Dev’essere l’odore del futuro." Talora le sue osservazioni sono spiazzanti, ma quella volta capii che cosa intendesse e, una volta tanto, fui d’accordo con lui. L’energia elettrica sarà importante nel futuro.
 
 

Il Sunday Express pubblicò qualche altra supposizione circa l’Uomo di Lindow. Lovernio aveva all’incirca trent’anni, era alto e assai muscoloso per l’epoca. La pelle delle sue mani non aveva calli, le unghie erano limate con cura. Aveva mani curate da aristocratico. Non aveva cicatrici sul corpo, quindi non era un guerriero che guidava gli uomini, era un druido, un principe della mente, un consigliere di re.

Educato da druido, Lovernio doveva aver trascorso vent’anni in Irlanda, a studiare la tradizione della teologia celtica, i rituali, le interpretazioni dei sacrifici, la medicina e i racconti degli eroi.

Forse giunse in Britannia quando i Romani minacciavano le rotte del commercio d’oro dei celti. Forse fu al fianco di Boudicca e vide Colchester e Londra, forse l’aiutò a programmare la distruzione della Nona legione. Forse, dopo un po’ di tempo, se ne era allontanato quando la regina non aveva seguito i suoi consigli e aveva spinto le sue orde selvagge ad attaccare la valle, nella gola, contro i giavellotti degli uomini di Svetonio che attendevano, silenziosi, col bosco alle spalle.

Al termine di quella giornata, dice Tacito, ottantamila celti e quattrocento romani erano morti. Gli uomini della Quattordicesima e della Ventesima legione erano sorpresi di trovarsi ancora in vita e di vedere il sole tramontare. Forse fu Lovernius a mescere il veleno per Boudicca e si mise a sedere al suo fianco mentre questa lo beveva, cullandole il capo tra le sue braccia, accarezzandole i capelli rossi che le ricadevano sulle gambe e fino all’erba.

I celti avevano perso ogni cosa, l’esercito, i boschetti sacri di Anglesey e il controllo delle loro rotte commerciali. Cosa ancor peggiore, con i loro uomini lontani, in guerra per l’intera primavera, nessuna messe era stata piantata. I celti avevano davanti a loro un anno di carestia. Forse Lovernius capì che, in Britannia, il mondo dei celti era giunto alla fine.

Quindi i suoi seguaci brutali lo offrirono in sacrificio, gli spaccarono la testa per ingraziarsi il loro dio Taranis, lo strangolarono e lo dissanguarono a morte per ingraziarsi Esus, e scaraventarono il corpo del loro principe in una palude per ingraziarsi il loro grande dio Toutatis.

Non meraviglia che i Romani mettessero fuori legge i sacrifici umani.

Sul lavoro, il giorno dopo, raccontai la storia a Cluff, dicendo: "La sua fu una morte davvero inutile."

"In Irlanda ci sono rovine romane?" domandò, cosa che una volta di più mi dimostrava quanto poco conoscesse la storia.

"No," risposi.

Mi rivolse quel suo sorriso irritante e arguto.
 
 

A giugno, Bowker mi telefonò. "È per il problema di Turing. Gli yankee hanno letto del suo processo sui giornali, per cui sanno che è un ‘rischio per la sicurezza’. Questo significa che non può proprio lavorare per la nostra parte. E c’è di peggio, se gli yankee hanno letto del processo sul giornale di Wilmslow, può stare sicuro che l’abbiano fatto anche i russi. Supponga che i russi lo colleghino alla decifrazione dei codici… Se lei fosse i russi, che farebbe?"

"Metterei un bel ragazzino in una trappola preparata, farei delle belle foto e una chiacchierata con Turing." Ci sono momenti in cui trovo il lavoro di polizia alquanto disgustoso, ma sapevo che il mio personale disagio era di gran lunga meno importante della sicurezza dell’Inghilterra.

"E se lui cadesse in trappola, lei pensa che verrebbe a dircelo?"

"Difficile rispondere. A suo modo ha un suo senso."

"Perché non va a trovarlo e non gli spiega come stanno le cose?"

La domenica successiva era la Pentecoste più fredda e umida degli ultimi cinquant’anni. Era anche il decimo anniversario del D-Day, ma comunicai a Maureen che avrei perso la messa speciale a causa di impegni ufficiali. Andai in macchina a Wilmslow. Turing era a casa, come mi aspettavo. Portava una cappa sopra il pigiama, per cui non potevo veder se gli fossero cresciuti i seni. Mi fece accomodare in cucina, dove si era messo a trafficare con dei prodotti chimici. Mi fece vedere un cucchiaio placcato in oro. Sul tavolo, accanto ai bottiglini di prodotti chimici, c’era una mela.

"Sono momenti difficili," dissi. "Ora che i Rossi hanno la bomba-H ci stanno mettendo alle strette in ogni parte del mondo, usano la loro forza nell’Europa dell’Est, in Vietnam, ovunque possano causare dei guai."

Annuì. Lo sguardo fisso dei suoi occhi azzurri non si spostava dal mio viso.

"Ci aspettiamo un incremento di attività sovversive qui, in Inghilterra," dissi. "Spionaggio, infiltrati nelle nostre organizzazioni, roba di quel genere."

"E ricatti," aggiunse. Aveva la voce stridula, ma fissò il mio sguardo senza cedere, con un incrollabile candore dagli occhi azzurri.

"Quasi certamente. Ecco perché sono venuto qui a parlargliene. Non serve che le dica che lei sarà sorvegliato attentamente da noi, lo sa." Questo non era vero, poiché non avevamo abbastanza uomini per altro che un controllo casuale e occasionale anche per individui dell’importanza di Turing, ma fingere di sapere di più di quel che sai è un principio basilare del lavoro di polizia. Vedevo che la mia strategia funzionava, dal momento che Turing si mostrava assai attento. Cercai di suonare comprensivo verso di lui nell’aggiungere: "Anche i Rossi la sorveglieranno. Sono astuti. Lei deve essere molto prudente. Se la contattassero, ce lo dovrebbe dire. Sarebbe la cosa migliore. In tal modo lei potrebbe ancora fare la sua parte per l’Inghilterra."

"Buono a sapersi. Agirò al mio meglio e cercherò di fare la cosa giusta per il mio Paese." Come ho già detto, era un tipo col senso dell’onore, a suo modo. Era un peccato che non avesse alcuna auto-disciplina.
 
 

Maureen aveva acceso il fuoco, per quando tornai a casa, e a pranzo mangiammo arrosto. Dopodiché andai in cantina a prendere una bottiglia di birra. Mi sedetti accanto al fuoco con la birra e il Sunday Express. Era strano accendere il caminetto a giugno, ma mi piaceva stare lì. La pendola ticchettava e Maureen stava scrivendo la sua lettera domenicale alla madre, seduta al tavolino che ci eravamo comprati per le nozze d’argento.

Avevano trovato un piccolo quantitativo di cibo nello stomaco dell’Uomo di Lindow, solo un paio di bocconi. Si trattava di un pasto rituale. L’analisi chimica ipotizzava pane non lievitato, cotto frettolosamente su un piccolo fuoco. I capi celtici erano in fuga, inseguiti dai Romani. Nel pane c’erano tracce di vischio. Lovernio aveva consumato un pasto rituale prima di essere offerto in sacrificio.
 
 

Quel giovedì, l’uomo di servizio di Turing lo trovò morto nel suo letto, con la bava sulle labbra e una mela mangiata a metà sul comodino. Il patologo dichiarò che la causa della morte era avvelenamento tramite cianuro. Il verdetto del coroner fu suicidio: "Poiché l’equilibrio della sua mente era disturbato."

La morte di Turing continua a turbare i miei sonni. A volte sogno di essere nella sua cucina, in piedi, mentre lo guardo prendere pensieroso la mela e gocce azzurre di cianuro gli luccicano sulle sue dita. A volte lo guardo mentre immerge la mela nel cianuro e una folla invisibile mormora la sua approvazione. A volte sogno che si è allontanato da me per sistemare il suo esperimento e, veloce e prudente, io immergo la mela al suo posto.
 
 

La domenica seguente il Sunday Express riportò i risultati di ulteriori test sul cibo nello stomaco dell’Uomo di Lindow. Il pane era bruciato e l’analisi chimica suggeriva che fosse stato cotto per soli due, tre minuti, e quindi frettolosamente buttato sulla fiamma alta per abbrustolirne l’esterno.

I celti usavano pane abbrustolito per estrarre a sorte. Ogni uomo doveva estrarre un pezzo di pane da una borsa in cui un pezzo era stato abbrustolito al fuoco.

Forse Lovernio era solo stato sfortunato ad aver tirato fuori il pezzo annerito.

Ma la posizione dei celti era disperata. Forse offrì se stesso deliberatamente, il più nobile tra i celti, druido e principe al tempo stesso, per compiacere le sue crudeli divinità. In quel caso, prese deliberatamente il pezzo di pane mezzo bruciato, mentre i suoi compagni lo guardavano con ammirazione e meraviglia. O, forse, c’era un solo pezzo di pane in quella borsa, una sola crosta annerita.

O forse capì semplicemente che il suo tempo era giunto alla fine, che non gli rimaneva più nulla.

Fu una sfortunata vittima sacrificale, scelse di morire per la sua causa, fu un prescelto o, semplicemente, perse ogni speranza? E ciò ha qualche importanza?

Cluff dice che ne ha, ma Cluff ha sempre torto.


note traduzione
1 Il Domesday Book, ‘Libro del giudizio universale’ è il libro del catasto delle contee inglesi, fatto redigere a scopi fiscali da Guglielmo il Conquistatore intorno al 1086. ñ

2 L’Alderley Edge è un colle pieno di boschi e piuttosto scosceso che si trova nella zona di Manchester. Un tempo la zona era importante per le sue risorse minerarie, oggi è soprattutto una meta turistica. ñ

3 Le Trade Unions possono essere ritenute grossomodo l’equivalente inglese dei nostri sindacati confederali. ñ

4 ‘W.R.EN.’, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, era l’acrostico col quale erano indicate le ragazze del Women’s Royal Naval Service, ausiliarie affiliate alla Marina britannica. ñ

5 ‘Frogs’, ‘le Rane’, è il nomignolo non certo tenero col quale spesso gli inglesi si riferiscono ai loro dirimpettai francesi. L’allusione è alla sconfitta dei francesi nella Guerra di Indocina e alla minaccia comunista proveniente dal Vietnam del Nord. La conferenza di Ginevra è equiparata a quella di Monaco nel 1938 sui Sudeti, in cui le potenze europee non seppero opporre un freno alla minaccia nazista. ñ

6 Con il termine veniva indicato in ambienti angloamericani il controllo più rigoroso sul retroterra, le affiliazioni politiche e le frequentazioni di una persona, per stabilirne l’affidabilità in merito alla possibilità di ricoprire determinate posizioni che coinvolgessero la sicurezza nazionale. Il verbo ‘to vet’ significa medicare, curare, visitare, ed è generalmente usato per i veterinari (‘vet’ è infatti il diminutivo col quale è nota questa attività). ñ

7 Ci si riferisce, probabilmente, a Guy Burgess e Donald Maclean, due funzionari del Foreign Office scomparsi il 25 maggio 1951. Alcuni giornali dell’epoca, come il Sunday Dispatch, sostenevano la politica statunitense di "estirpare i pervertiti, sia sessuali che politici". ñ

8 All’Università di Cambridge il nome ‘wrangler’ designa un candidato che abbia ottenuto risultati di prima classe nel corso di laurea in matematica. ‘Wrangler’ è anche un termine che indica individui rissosi, o un’altra parola per ‘cowboy’. ñ

9 Da noi nota anche come Budicca (Boedica, nell’originale), di lei parla appunto Tacito nel XIV libro degli Annales. ñ


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tit. orig. Alderley Edge
(traduzione Andrea Marti, revisione Domenico Gallo)

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Alan Turing