Intercom Story

Domenico Cammarota

A mo’ di premessa, posso dire che questo articolo sulla prima serie di Intercom (nn. 1/27), non ha alcuna velleità critica; infatti, secondo il mio opinabile parere, la critica cominciò ad apparire solo dal n. 28 in poi, con la gestione di Gallo & Valle, portatori di un preciso programma di base e di una critica estremamente valida, anche se non sempre ben accetta.

Lessi per la prima volta il nome Intercom in un manifestino inviatomi da Pippo Marcianò nell’agosto del 1979. Intercom nasceva dalle ceneri di un altro bollettino per il fandom, Quark curato per pochi numeri da Mauro Gaffo. Riprendendo l’iniziativa, Marcianò in questo primo manifestino delineava chiaramente il "programma" di questa nuova newszine: "Intercom SF alimenterà diatribe, polemiche e discussioni rabbiose; IntercomSF sputerà per conto vostro tutto il veleno che volete e inoltre si incazzerà per voi".

Un programma goliardico se si vuole, ma estremamente interessante. A questo punto bisogna dire qualcosa sulla mia situazione all’epoca: ero uno di quei pazzoidi marci che campavano solo di SF o quasi. Passavo i miei giorni a frugare alla ricerca di ignobili rivistine in scantinati e oscure librerie: ricordo ancora una spelonca dove andavo a navigare tra mucchi di infami rivistacce SF e pacchi e pacchi di oscenità svedesi e danesi, in questo incoraggiato dal gerente, un simpatico lestofante che spacciava sottobanco film porno e cocaina.

Altri tempi, certo. Conoscevo già di fama Pippo Marcianò; avevo letto alcuni suoi articoli su Pico Della Mirandola, apparsi su una rivista esoterica dell’epoca, L’Astrale (titolo curiosamente simile ad Astralia). Come mai? Beh, per chi non lo sapesse, tempo fa, parecchi nomi noti nel campo della SF italiana di oggi, si cimentarono nell’esoterismo e materie affini. Tra gli amici voglio, ricordare soltanto Claudio Asciuti, che aveva un gruppo di ricerche che si chiamava I Figli delle Stelle o un nome molto simile; Riccardo Esposito con un gruppo di ricerca analogo che si chiamava Zayn; e Pippo Marcianò, editore in proprio di una rivista esoterica, Gnosi, che durò due numeri, pubblicando importanti autori e alimentando numerose diatribe. Poi, in altro campo, anche altre persone avevano gli stessi interessi: Manlio Bonati ("C.R.E.P."), Michele Martino (Minerva), Gaetano Sorrentino, e altre inqualificabili figure del genere.

Logico quindi che mi buttai a pesce nell’allacciare i rapporti con quel misterioso Marcianò. Era un periodo in cui fumavo troppo, e avevo avuto la sciagurata idea di fondare una fanzine, Alien, con un altro branco di disgraziati miei pari che non è il caso qui di ricordare. Incominciai una fitta corrispondenza. con Marcianò, che si protrasse a lungo; ancora oggi nel mio archivio conservo oltre cinquanta lettere di quel periodo, alcune francamente notevoli, fino a 16 pagine, scritte a mano, un po’ in arabo, un po’ in inglese, un po’ in siciliano... Pazzesche.

Citerò abbondantemente da queste lettere, pur conservando un certo rispetto per il segreto epistolare (non citerò, per ovvie ragioni, per esempio, tutti i pettegolezzi di natura sessuale sulle figure più note della SF italiana... ).

Lettera del 9/9/79:

"In questi giorni ho spedito più di 50mila lire all’estero per abbonamenti a riviste che sono indispensabili per vare un vero notiziario".
Ecco la natura originaria di Intercom: un notiziario, senza alcuna velleità critica,

Lettera del 23/9/79:

"Il nome Intercom alla rubrica di notizie di Astralia lo avevo dato io per la prima volta nel n. 7/8 che feci io, ci sono rimasto affezionato e lo ho ripreso per la newszine".
Quasi contemporaneamente all’uscita di Intercom, Michele Martino copiò l’iniziativa con la sua Fandom (del resto miseramente fallita); in precedenza, pur di creare confusione, aveva addirittura proposto a Marcianò la co-direzione di Fandom.

Lettera del 13/10/79:

"Martino con me ha avuto sempre la lingua mielata, io subito gli ho scritto perché non potevo accettare la sua proposta di fare assieme Fandom, specificando i problemi politici e culturali che ci dividevano, non volevo fare una pubblicazione che come Dimensione Cosmica venisse distribuita dalla organizzazione Europa accanto a riviste evoliane e di Rauti, oppure che viene recensita da "Diorama Letterario" che recensisce le pubblicazioni dell’estrema destra o ancora venire citata da Tarchi su Linea di Rauti. Casualmente mi è capitato di raccogliere (e ti giuro che è stato fatto senza volerlo) attorno ad Intercom una serie di collaboratori che prima o poi sono venuti a invettive con Martino: Luminati, Baccelli, Gallo, Asciuti, te e altri".
Sin dal suo inizio Intercom trovò difficoltà di distribuzione.

Lettera del 19/12/79:

"Purtroppo sto notando che Intercom sta fallendo l’obiettivo di essere un notiziario per tutto il fandom, distribuisce appena 270 copie di cui solo 148 abbonati".
Debbo dire onestamente che anche se per certi aspetti più o meno folkloristici eravamo entrambi dei fan, a me e a Pippo non ce ne fregava assolutamente niente della SF. Per un certo periodo di tempo, Marcianò tentò di far uscire Intercom come un supplemento a un bollettino parrocchiale, Il Cuore di Gesù (!), motivo: le ragazze.

Lettera del 7/1/80:

"Conosco una decina di militanti dell'Azione Cattolica che sono dannatamente carine; faccio di tutto per passare come un grande peccatore, e queste che sono delle fanatiche ogni tanto vengono a tenermi delle lezioni di morale cristiana (non sto scherzando, mi considerano terra di missione), e siccome a me non dispiacciono, continuo a peccare".
Lettera del 2/2/80:
"Ho letto la lettera di R.G. su Aliens tre e tu hai letto la stronza risposta di Armenia alla lettera che secondo lui sarebbe qualunquista e il suo stesore (che bello!) un ladro di polli. Questa non me la scordo".
La lettera di "R.G ",un componente del circolo di Pianeta Rosso che conoscevano personalmente, fu uno dei motivi che poi portarono alla chiusura della rivista (come da noi già indicato in Storia delle riviste di Fantascienza italiane, Enciclopedia della Fantascienza, vol. 10, Ed. Fanucci).

Ma cosa c’entrava questo con Intercom? Moltissimo. Infatti le velleità chiassosamente sovversive di Intercom si indirizzavano contro tutti. Vennero attaccati e coperti di ridicolo Cremaschi, Martino, Aliens, e un sacco di altre cose. Eravamo accidiosi e malefici perché tutta la SF che ci circondava, ci dava il vomito.

Lettera del 20/2/80:

"Cellini purtroppo ha avuto tanti problemi e non è potuto andare al congresso, aveva detto a D’Amico di farmi lui l’articolo, ma quest’altro Domenico, praticamente disgustato non ha seguito niente: niente resoconto Pescara".
L’ovvio riferimento è alla prima adunata nera del Premio Tolkien. Marcianò era un grande esperto di esoterismo e affini, onde per cui è interessante la sua opinione sulla contaminatio tra SF ed esoterismo e fascismo che fu iniziata anni fa.

Lettera del 16/3/80:

"Avrai visto come i vari De Turris, Martino, ecc. citano contemporaneamente Evola, Guénon, Schoun; ebbene, i seguaci di questi autori si sputtanano l’un contro l’altro. Guénon scrisse nelle sue lettere di non avere seguaci perché non fondò mai una scuola, e in un suo libro condannò il nazismo e il razzismo; Evola scopiazzò da Guénon, attaccandone gli "errori", cosi come fanno ora gli Evoliani, che accusano i Guénoniani di non essere totalmente anticattolici, perché ci sono anche alti esponenti della curia romana e Guénoniani massoni; ma il problema è ancora più incasinato perché tutti costoro non fanno che attaccarsi tra di loro... Se qualche volta ti senti giù ripeti le parole che troverai nel diario di Mircea Eliade: La superiorità di noi socialmente falliti è di poter dire ogni giorno "la mia vita comincia domani"..."
Con la sua esperienza Marcianò mi fece un pò da maestro spirituale. Ma come potevamo considerare legate alla SF cose simili?

Lettera del 3/4/80:

"Mi vergogno di te, prima leggi un ortodosso come Guénon e poi ti vai a impegolare con sette gnostiche che sono una presa per il culo, e lascia stare le sette pseudo-catare e ancor più la chiesa di Rendhell che è figlio di..."
Devo dire a mia discolpa che all’epoca ero davvero partito. Mi impegolavo contemporaneamente sia in collettivi eretici che propagandavano un comunismo "integrale" (come le fette biscottate), sia in sette segrete che sotto il pretesto delle messe nere e dei riti misteriosofici nascondevano attività sessuali più o meno violente. E tutto questo per me, come per numerosi altri, era Fantascienza... Cristo.

Ai primi di maggio dell’80 si svolse 1’Eurocon di Stresa. Settimane prima avevo con cordato con Marcianò varie azioni di disturbo: era la prima occasione pubblica in cui il gruppo di Intercom usciva allo scoperto.

A Stresa tutto funzionò per il meglio (peggio). Nei vari momenti in cui non si era ubriachi marci, vennero tentate tutte le più squallide provocazioni. Ricordo l’adesivo porno sul bavero della giacca di Marcianò al posto del cartellino di riconoscimento, il nostro manifesto per l’instaurazione di una pornoconvention che raccolse numerose adesioni, specie francesi; e poi i casini vari, il chiasso, le parolacce, i pugni nello stomaco, le risate interminabili, le provocazioni infantili nei riguardi degli albergatori e degli altri ospiti, i piani di vendetta...

Ma nella nostra azione di nichilismo goliardico non eravamo soli; attoniti guardavamo noti professionisti rubare pacchi e pacchi di libri e riviste nei vari stand, autori ed editori prendersi a schiaffi e calcinculo, critici e teorici dell’impegno a tutti i costi finiti a giocare al serpentone shake nei night club. L’esperienza fu scioccante, ma servì a consolidare in una specie di aura fraterna tutti i collaboratori di Intercom più o meno coinvolti nel casino di Stresa: Marcianò, Cammarota, Gallo, Loffredo, Asciuti, Esposito, ecc., ecc.

Cominciavamo a rompere le scatole sul serio. Un mio articoletto innocente su Intercom mi procurò l’onore di un editoriale su Dimensione Cosmica dove venivo tacciato di "famigerato individuo", poi Voglino mi chiamò in altra sede "untorello", infine sotto il portone di casa mia dipinsero una svastica e tirarono un colpo di pistola.

Io, in piena follia, gongolavo di tutto questo, anche se cominciavo ad uscire armato, sempre con la paura della Madama. E poi...

Lettera del 3/7/80:

"Mi ha scritto Loffredo dicendomi che la sua copia di Intercom la spedissi a lui, perché il tuo quartiere è malfamato e teme che se si fa vedere gli facciano la pelle".
Il report demenziale da Stresa, nonché vari scritti pia o meno provocatori che pubblicai all’epoca in alcune merdate di fanzine mi procurarono rapidamente una (cattiva) fama all’interno del fandom, cosa di cui andavo fiero.

Tutte le connivenze fasciste con Dimensione Cosmica e affini andavano man mano svelandosi.

Lettera del 22/9/80:

"Ieri ho ricevuto una lettera anonima da Roma, con il ritaglio di un articolo da un quotidiano in cui si parla di indagini a Chieti e relative perquisizioni degli uffici dell’Editore Solfanelli e della sua abitazione per verificare sui contatti con Paul Durand".
Tra parentesi Paul Durand fu uno dei maggiori sospetti della strage fascista di Bologna (su cui, naturalmente, ancora oggi non si a fatta luce...)

A ottobre dell'80, si tenne la convention di Ferrara organizzata dal C.C. Chaplin, e ovviamente, il Marcianò mi spedì come inviato speciale di Intercom. Il tono critico di quest’ultima convention fu elevato, anche se i motivi di satira e divertimento, a, opera del solito gruppo di sfasati, non mancarono. Ma l’occasione fu importante anche perché, in un livido mattino in cui faceva un freddo della madonna, assediati dall’Angst, io e Domenico D’Amico incominciammo a gettare le prime basi teoriche dell’Ubikuità e del suo influsso nefasto sulla realtà.

L’Apocalipse Now del 23/11/80 rischiò seriamente di nullificare tutto questo; ricordo ancora che mentre i cornicioni crollavano e la mente correva subito a un attacco atomico, stavo scrivendo un articolo sulla catastrofe in Ballard per Intercom Press (Ndr, l’autore si riferisce al terremoto che colpì Napoli e la Campania).

La realtà prendeva il posto della fantasia. Quegli avvenimenti decretarono anche 1a dissoluzione del clan di Pianeta Rosso, disperso in mille rivoli, tutti più o meno stupidi, visto che dai primi tentativi rigidamente collettivistici si era giunti alle discussioni cattoliche sulla liceità del comunismo...

Ripensando a quei tempi, guardando le scritte in vernice verde "Viva il pianeta rosso" sui muri dell’università, andando alla ricerca dei manifestini superstiti di Intercom o dell'Ubik Movement appiccicati nel metrò, mi rendo conto di come l’incoscienza possa svanire nella barca infranta di tutti i giorni...

Intercom cercava disperatamente il salto di qualità.

Lettera del 5/12/80:

"Sto cercando di avere la tariffa ridotta dalle Poste che dovrebbe dare maggiore velocità ai fascicoli. Debbo trovare una pubblicazione che accetti di farmi uscire come supplemento, a meno di non chiederlo al bollettino parrocchiale fatto dai preti della curia palermitana. Sarebbe da ridere: Intercom SF - Supplemento de Il Cuore di Gesù".
Sempre nell’ottica della sovversione goliardica, Marcianò decise l’instaurazione del Premio HUGH! ai peggiori scrittori, autori, ecc. della SF italiana. Il tutto si sarebbe dovuto concretizzare nell'Italcon di Modena dell'81.

Lettera del 9/12/80:

"Premio HUGH, cosa seria è! Per il premio pensavo a quei stronzi di, merda fatti di plastica per gli scherzi di carnevale, magari dorati con una vernice da quattro soldi; anche la minisculturina con la mano che fa le corna è interessante, mi guarderò in giro per trovare qualcosa di simile".
Insieme a Marcianò, rendendoci conto dei limiti di Intercom, decidemmo il varo dell’Intercom Press, volumetti amatoriali di contenuto critico e narrativo. Le ambizioni erano parecchie: per il numero su Ballard si contattò l’autore stesso.

Lettera del 31/1/81:

"Tanto per farti venire una piccola invidia ti dico che ho sottomano la lettera di risposta di Ballard alla mia richiesta e mi dice che posso utilizzare quanto richiesto; per inciso la lettera è scritta a mano con una calligrafia che gli antiballardiani direbbero simile ai suoi romanzi, "non si capisce un cavolo", indecifrabile".
Il clima di INTERCOM era così acceso in quei giorni che finivo immancabilmente per litigare con chiunque, perfino con gli amici. Ricordo tra gli altri Sergio Fabbri, che era stato a suo tempo anche ospite del nostro collettivo, (faceva il militare nei dintorni di Napoli, così! come D’Amico, un po’ più tardi): con lui ebbi attraverso Intercom e attraverso Pippo delle furiose litigate su Nietzsche (ma che c’entrava con la SF? Boh); io non ammettevo, dall’alto del mio 30 e lode avuto da uno dei maggiori filosofi italiani, Lissa, che uno digiuno della materia osasse darmi dei punti. Così, malgrado alcuni tentativi di Marcianò di riconciliazione, come lui diceva, tra l’ala ludica e 1’ala cinica del movimento, si litigò di brutto. Sergio mi mandò degli esametri alla Rilke su di me, io gli inviai un falso foglio, di giornale preannunciando il suo ritrovamento tra i bucomani della città, ecc. ecc.

Ora tutte queste cose possono e debbono risultare futili e allucinanti, ma io le cito proprio, per dimostrare il clima di giocosa demenzialità che Intercom riusciva a creare tra i suoi collaboratori e lettori.

Lettera del 1/2/81:

"Potrei inviarti in regalo, almeno, una decina di lettere anonime che ho ricevuto in cui si leggeva che Cammarota è un cornuto comunista (giuro che è vero... non che sei un cornuto comunista, ma che ho ricevuto queste lettere), e una scheda del sondaggio arrivatami anonima da Roma; alla domanda qual e' il fan più rompiballe? risponde "quella merda di Cammarota..."
Sempre nella stessa lettera il Marcianò dimostrava le sue eccellenti qualità profetiche:
"Vogliofare nel 1983/84 una raccolta delle cose migliori pubblicate da Intercom nel 1979/80 (ehm) perché saranno ormai richiestissime un po’ da tutti".
Intercom cominciò a declinare lentamente nei primi dell'81, Marcianò aveva altri interessi da curare, dalla raccolta delle arance ai progetti di palazzinaro, fino agli hobby dei sigari pestilenziali e delle scorribande nell’esoterismo su cui abbondano, i dettagli.

Lettera del 21/2/81:

"In una loggia massonica a Palermo stavano facendo i soliti rituali di iniziazione a un fratello, come saprai, adesso che ammettono un po’ tutti e arriverebbero a prendere anche te; al saluto secondo il rituale il maestro di loggia fa all’iniziando la domanda: cosa cerchi? LUCE! Risponde l’iniziando; e quale aiuto vuoi da noi? Che mi aiutate a trovare l’interruttore! ..."
Intercom non fu certo la prima fanzine personale di Marcianò, che si dilettava di queste cosette anche da piccolo.

Lettera del 23/2/81:

"Nel lontano,... avevo già fatto ben due fzs: la prima Vega, scritta a mano, con disegni, racconti e articoli vari, di circa 60 pagine extra strong; 1’altra era tutt’altra cosa. Al liceo eravamo un gruppo di amici che ci radunavamo spesso in festicciole, cose caste, giochetti, balli lenti in cui al buio tentavo di far scendere verso le prominenze posteriori la mano e susseguente ginocchiata della tua ragazza nell’uccello. Allora preparavo dei numeri unici, L’Elogio della Pazzia, che era molto apprezzato in quei frangenti".
Intercom era il termometro delle varie fanzine, che raggiunsero il loro massimo apice nel 1980/81 con ben 40 testate differenti, in pratica quasi ogni fan aveva la propria, in una corsa al massacro allucinante, fatta di incredibili malignità e particolari osceni su cui è meglio sorvolare.

Collaborare a Intercom sotto gli ordini di Marcianò mi portava lentamente alla pazzia; sviluppai un complesso di persecuzione innato che si trasformò in un culto fallocratico per le armi. Decisi di procedere all’eliminazione fisica dei miei nemici. Ma quel disgraziato di Marcianò mi calmò i bollori.

Lettera del 17/3/81:

"Per quanto riguarda le lettere che ti sputtanano del tuo nemico, lo ho scoperto da un pezzo, sembra che la sua calligrafia sia la stessa di quella che c’era in una lettera spedita da Roma, quella anonima sulla perquisizione della DIGOS all’editore Solfanelli".
Per Intercom cominciarono a nutrirsi seri dubbi sulla sua esistenza.

Lettera del 21/4/81:

"Probabilmente dopo questo semestre chiudo Intercom, solo se gli altri del circolo mi aiuteranno a farlo lo continuerò, se no vaffanculo pure Intercom".
Personalmente mi importava poco: in quei giorni partecipavo come Movimento Ubikuo alla mostra dei Lettristi, esponendo il Loffredo immobile come "scultura viva", e progettando mille follie con i vari D’Amico, Campana, Marlière, Ionesco, e tutti gli altri esaltati mentali con cui piacevolmente facevo lega.

L’occasione più schifosa però, come sempre, mi fu offerta dal solito Marcianò.

Lettera del 1/5/81:

"Aspetto il tuo articolo per Intercom da portare a Modena, articolo spietato, saturo di odio e sprezzante".
L’articolo in questione si tramutò in un pamphlet, il primo fascicolo dell’Intercom Press: "VoiRobot". Per chi non lo ha potuto leggere (all’epoca molte copie furono comprate per essere poi distrutte), dirò che si trattava di fiele puro, invettive pesantissime più o meno motivate su tutto il fandom, che veniva definitivamente chiamato "una stronzata", composta da "merdoni" (cito a memoria) e sagaioli.

Andammo in gruppo a Modena decisi a fare anche a coltellate; dovevamo assegnare anche i Premi HUGH! al peggio del peggio, e certamente era un vero suicidio andare da tizio e da caio dicendogli "tu sei il peggiore di tutti", ecc. ecc.

Con una provvista di anfe e il primo manifesto dell’Ubikuità nel cervello, andai a Modena insieme al resto della banda. "Voi Robot" destò scandalo, certo, ma uno scandalo trattenuto; tutti lo lessero, ma nessuno ebbe il coraggio di picchiarmi, visto che sono alto metri 1,85; solo Mangoni, dall’alto dei suoi metri 1,97, osò rivolgermi qualche parola di ludibrio, cosa che mi lasciò del tutto indifferente, visto che ero (tutti più o meno erano nelle stesse condizioni) in stato comatoso a causa della troppa birra ingurgitata sopra a degli Havana ultrapestilenziali.

I Premi HUGH non furono assegnati per nostra vigliaccheria, ci limitammo ai soliti casini, il lancio di pietre contro le finestre a piano terra dove i pueri della SIFF tenevano riunione (si gridò alla bomba!), i soliti comportamenti volgari (indimenticabile Loffredo che mandò a morire ammazzato il Vegetti con il sorriso sulle labbra), le cose sconce, ecc.

LlItal'con di Modena fu estremamente divertente sotto alcuni aspetti. A Modena folleggiava una ragazza, certa Paola Toni. a dire il vero niente di eccezionale, ma con una coorte di fans (Gaffo, Voglino, Castello, Pellegrin, tra gli altri) pendenti dalle sue labbra, ovviamente con volgarissimi propositi materialistici. A richiesta generale pubblicai sul mio report da Modena su Intercom indirizzo e numeri anatomici della fanciulla: un successone. Perfino la fanciulla mi scrisse personalmente, mettendo in un certo senso le mani avanti, discernendo sul suo, ruolo di intrattenitrice; le risposi con una lettera delirante, affumicata di maria giovanna e con frammenti d’erba nella busta. Avevo toccato l’apice della demenza creativa, ma alla Paolacon che si svolse mesi dopo non ci andai (non mi sono mai piaciuti i rapporti "groupies").

Marcianò sguazzava allegramente in tutto questo ma la stanchezza si avvertiva nell’aria. A1 posto delle tessere del Movimento Ubikuo (che importanti personalità della SF conservano ancora adesso, anche se la memoria fa loro difetto), Marcianò propose una cosa tipo "amici di Intercom". Io proposi I.R.A., ma prevedibilmente il Marcianò (che a parte le tirate antiyankee e le prese di posizione eversive a favore della Libia di Gheddafi, non era altro che un Diccì di sinistra) rifiutò.

Lettera del 29/6/81:

"Niente da fare per Intercom Rebels Associated, ma si potrebbe fare un club segreto, tipo loggia P2".
Intercom cominciò ad uscire con fascicoli doppi, e poi con numerazione doppia; aumentarono le pagine di pubblicità ripresa da riviste americane. La rivista lentamente decadeva, e in fondo era logico; nata come bollettino interno del fandom, aveva finito per dileggiare senza pietà proprio il suo pubblico, e questo non poteva durare.

Lettera del 23/8/81:

"Sono stanco, e credo che questo si ripercuota su Intercom. Infatti gli ultimi numeri sono nettamente mediocri, non come i vecchi Intercom "etichetta nera"; mi era venuta un’idea, e se chiudessi bottega, poi me ne a venuta un’altra più simpatica. Perché per un anno non passare Intercom ad un’altra persona o gruppo dal sangue nuovo... Proprio ieri, quando pensavo a questa idea, mi ha scritto Bruno Valle dicendomi se per caso Intercom non fosse defunta, perché se così fosse lui aveva idea di fare qualcosa che potesse sostituirla, tu che ne pensi, io sarei disposto a fare un patto con Valle: un anno Intercom a lui, poi o di nuovo io o magari i napoletani e così! via, la circolarità della redazione potrebbe essere un’idea per evitare la stanchezza e il vuoto di idee..."
Una mia offerta di rilevare Intercom decadde subito, per due motivi, uno pratico e uno teorico. Motivo pratico gli stampatori già mi conoscevano tutti per via delle pubblicazioni del Movimento Ubikuo che erano state rifiutate in blocco, e non mi avrebbero concesso l’ospitalità, inoltre i centri fotocopie dell’università erano sotto sorveglianza, da quando qualcuno ricopiò dei manifestini programmatici delle B.R.

Motivo teorico: avrei trasformato Intercom in una sorta di bollettino di Al Fatah, portandolo sempre più su posizioni di pura politica.

Ma conoscendo Gallo e Valle, la cosa non mi preoccupò più di tanto. Discussi la cosa con Loffredo e D’Amico, ma finimmo per litigare su questa nuova gestione, anche se non ricordo poi perché. D’Amico sfangava a tirare la naja in un cesso di paesetto vicino Napoli, dove andavo a trovarlo, per riattizzare sartrianamente la sua malinconia. Il Marcianò era presente nei nostri pensieri.

Lettera del 28/8/81:

"Hoscritto al povero D’Amico, poveraccio davvero, è finito in uno dei peggiori buchi d’Italia. Lì a Persano gli ufficiali sono dei pazzi; un mio amico che a stato bersagliere lì, mi raccontava che un ufficiale disse a un soldato che se voleva una settimana di licenza doveva buttarsi dal secondo piano, e quello lo fece. Chissà se renderanno pazzo anche lui".


Odiavo il militarismo di merda, e dovevo ringraziare forzosamente il terremoto e cinquemila morti per avere avuto il congedo.

Anche se Marcianò smollava Intercom, tutte le idee per l’Intercom Press andavano avanti. Dopo "Voi Robot", la prima parte di uno Speciale Ballard, I racconti di Porfirius, un testo surrealista italiano da me scovato, e un poster erotico di D’Amico (roba all’acqua di rose, però), mettemmo insieme tre antologie curate da me, Marcianò e Loffredo. La prima, Fantasie erotiche, conteneva racconti sessuali sul tema; una vera bomba che avrebbe sconvolto tutto l’ambiente. Si andava dal celebre "Perché voglio fottere Ronald Reagan" (un racconto attualissimo) di James Ballard, a certe mie poesie anticlericali sugli amori della Madonna, fino a racconti putressenziali, stupendi come quelli di D’Amico, Loffredo, Asciuti, Belen, Emilio Villa, ecc.

La seconda, Horror, conteneva racconti gotici di maestri, e la terza, Danger (ispirata a Dangerous Visions) era la prima antologia della SF sperimentale e dell’avanguardia italiana.

Ricordo testi importanti, certe pagine alla Joyce di Baccelli, dei sorprendenti inediti di Montedoro, Tencani e Urciuolo, una novella esoterica di D’Amico, una mia confessione simbolica sul tentato assassinio della mia ragazza, certi testi ultraporno del mio amico Robin (al secolo Nando Vitali, con cui feci anche un numero unico di Mr. Hyde, mai stampato, una fanzine la cui pubblicazione ci avrebbe portati dritti in galera).

Intercom moriva lentamente, ma sembrava che anche la costituzione di una nuova redazione incontrasse delle difficoltà.

Lettera del 20/9/81:

"All’interno del gruppo genovese esistono dissidi tra Valle e Asciuti, per il semplice motivo che il primo è metodico e ordinato, possiede un forte senso della volontà e quando decide di fare una cosa la fa, mentre Asciuti è disordinato, lascia in sospeso le cose; comunque sono sicuro che Valle abbia la personalità adatta per portare avanti Intercom e sono sicuro che Asciuti collaborerà."
Una volta definita la nuova versione di Intercom, definii i nuovi rapporti di lavoro con Marcianò. A parte Intercom Press, decidemmo di varare una rivista di studi esoterici, che chiamammo Speculum, per una mia idea fissa. Approntammo il primo numero, con materiali su Guénon, roba gnostica, appunti sulle Confraternite della Buona Morte nelle Marche e simili cosucce allegre. Alcuni individui che non a il caso qui di nominare si mostrarono subito interessati alla cosa.

Lettera del 10/10/81:

"Qualcuno di nostra conoscenza mi ha proposto di pubblicare un loro scritto politico, cosa che io ho paura di fare, conoscendo i tipi non vorrei finire in prigione".
Altro progetto molto costoso, un portfolio estremamente lussuoso e raffinato della produzione erotica di D’Amico. A questo proposito, per speculare ignobilmente ancora di più, ci mettemmo d’accordo su una falsa morte del D’Amico, per tentare poi di spacciare post-mortem il portfolio a prezzi elevati.

Lettera dell111/10/81:

"Una notizia che ti potrà interessare: D’Amico è morto. L’ho saputo telefonando alla caserma, mi hanno detto che è rimasto sotto un M113, un carro armato. Sai la mia contentezza, ti immagini poter pubblicare il portfolio alla memoria, potremmo fare in modo che un po’ di gente ci creda.".
Gli ultimi due numeri di Intercom, il 25/26 e il 27, non furono distribuiti agli abbonati, e rimangono praticamente inediti, tranne che per qualche raro, collezionista e lo sparuto gruppo di Intercom. Ed è un vero peccato, perché questi due ultimi numeri erano davvero ottimi: irresistibile per esempio la polemica sul n. 25/26 tra Marcianò e Fabio Calabrese, che era stato giustamente insignito del premio HUGH! come peggior autore fan di tutti i tempi; una lettera di un umorismo folle, involontariamente surrealista, senza contare altra roba...

Nel n. 27 di Intercom ultimo della serie condotta da Marcianò, un editoriale importantissimo dal punto di vista ideologico per capire la nascita, la natura e gli scopi della prima serie di Intercom: "Quando il mio spirito era innocente decisi di fare Intercom, la giovinezza porta sventatezza e decisioni affrettate... Due anni e tre mesi divertenti, sia per le decine di persona, che ho conosciuto con piacere (chi può negare che essere venuto in contatto con persona come il Cammarota non valga il lavoro fatto), sia per la gentaglia che ho spesso sputtanato".

In ultima pagina di quest’ultimo numero di Intercom un disegno intitolato "Pippo Marcianò saluta i suoi lettori": un tipo incazzato che con la mano sinistra sul braccio destro levato in alto ad angolo retto, manda classicamente a farsi fottere i suoi ultimi estremi lettori.

Questi ultimi due numeri non furono distribuiti, e il Marcianò troncò definitivamente ogni rapporto con il fandom, arrivando all’assurdo di non aprire neanche le lettere contenenti soldi per gli ultimi numeri o per i fascicoli dell’Intercom Press.

Dopo tre mesi di assoluto silenzio da parte del Marcianò, e dopo che avevo speso un sacco di tempo in varie biblioteche per cercargli alcuni fascicoli di La Voile disis e altre rivistacce occulte da cui dovevamo attingere per Speculum, gli scrissi una lettera zeppa di insulti per riscuoterlo dall’apatia (mi ricordo che già altre volte gli avevo scritto lettere indirizzate alla "signorina Giuseppina Marcianò" e inzuppate di profumo da puttane, sperando che tali lettere cadessero in mano a sua madre).

Feci centro perchè subito mi arrivò una sua lettera, insieme a certi fascicoli arretrati e a un mucchio di foto oscene che mi doveva da tempo.

Lettera del 15/2/82:

"Ioda dicembre devo spedire tutti i fascicoli ma non ho tempo, esco alle 6 da casa, ritorno alle 13 e alle 14 sono di nuovo in cantiere fino alle 21, non ho più neanche il tempo di cacare. Il sabato pomeriggio e la domenica se ne vanno tra giri in alcuni villini che sto curando, ad ascoltare "signore" che si interessano più alla bellezza del cesso che al resto. Tieni conto che da diverso tempo non apro più neanche le lettere".
Vabbè, il Marcianò si dava alla speculazione edilizia, e fortunato lui che poteva fare un po’ di grana alla faccia dei gonzi. Un periodo si chiudeva e un altro si apriva, con la gestione genovese di Gallo e Valle, più programmatica, più critica e totalmente chiusa a quello spirito ludico che pure aveva servito da foraggio a Intercom per ben ventisette mesi.

A questo punto dovrei mettere la parola fine, ma rimane ancora da dire qualcosa sui destini di Marcianò e dell’Intercom Press. Dopo mesi e mesi di reiterato silenzio, il Marcianò si rifece vivo telefonicamente la notte del 3 settembre 1982. Ricordo benissimo la data perché proprio nei minuti in cui parlammo, a Palermo fecero fuori il generale Dalla Chiesa. Coincidenza o che? Comunque come alibi non valeva un fico secco, sia chiaro. Il Marcianò mi comunicò con mia grande sorpresa che l’indomani sarebbe venuto a casa mia a Napoli. Bah.

L’indomani andai a prenderlo all'Hotel più lussuoso della città (Hotel Santa Lucia, stanza 110, 91mila lire al giorno!), e in stato catatonico andammo scorrazzando per la città, insieme ai soliti Lanzarone e Loffredo. Qualche giorno dopo ci ritrovammo tutti insieme a Roma per andare ad Amatrice, alla prima Amatricon/Italcon ecc., perché avevamo saputo nottetempo che a Intercom - miracolo! - era stato assegnato il Premio Italia come miglior e fanzine (Ndr Intercom non vincerà più il premio come migliore iniziativa amatoriale. Infatti si succederanno iniziative ben determinate a utilizzare a proprio favore i meccanismi di voto). Dopo il viaggio allucinante fino alla montagna, arrivammo in loco, accolti come una specie di attrazione e/o ospiti d’onore dal bravo e accogliente Gianni Pilo.

Il Marcianò non era più lui; la prospettiva di ritirare una schifosa targhetta di mogano lo aveva fatto completamente sballare, e in stato comatoso incominciò a delineare grandiosi progetti: distribuzione di tutti i fascicoli già annunciati dell’Intercom Press, che erano già stampati e che aspettavano solo di essere spillati; edizione della nuova rivista Ubik, stampata professionalmente e distribuita nelle librerie; e tante altre iniziative nel campo dell’esoterismo e affini.

Tutti tacevano attoniti, ma solo io capii che non era vero niente. Il Marcianò era lì solo per ritirare il suo contentino, e buonanotte al secchio. Contrariamente al solito la convention non registrò episodi di teppismo, a parte la conferenza di Bettini che aveva preparato un paragrafo insultante nei miei confronti, e che poi vigliaccamente non lesse, forse perché mi aveva visto armato o nella ormai mitica caccia al pipistrello.

Tale relazione fu poi pubblicata inopinatamente da Intercom, cosa che mi fece incazzare una volta di più (lo so, ho la tendenza all’accidia, ma non posso farci niente). Al momento della premiazione il Marcianò si ficcò sotto il braccio la desiata targhetta, buona per il cesso, e in una nube di gloria si incamminò verso casa, seppellendosi alla fama, per sempre. Da allora, che io sappia, nessuno è più riuscito a contattarlo; nessuna risposta alle lettere (che però non vengono respinte al mittente, segno che vengono ritirate) e nessuna risposta (o meglio, perpetua negazione) al telefono. Inutile disquisire qui sulla scorrettezza umana di simile comportamento (che dire allora dei soldi, materiali, disegni & C. trattenuti?), che del resto si inserisce perfettamente nella logica iterativa comportamentale che avevamo sempre seguito durante il primo periodo di Intercom.

Ma io sapevo che prima o poi doveva finire cosi, e in fondo era giusto; le cose belle sono sempre destinate a fallire, prima o poi. Così, mentre la nuova Intercom, sotto la gestione di Gallo e Valle, incominciava regolarmente a macinare numeri su numeri, nell’ottica di una linea critica davvero coerente su cui però non sempre mi trovai perfettamente d’accordo, io incominciai a rendermi conto che il tempo dei giochi era finito e che era ora di cominciare davvero a lavorare sul serio.

Con la mia opera di corrosione e provocazione a tutti i costi, mi ero creato molti nemici, ma anche molti cari amici e compagni; non ultimo, Gianni Pilo, che infischiandosene della mia "cattiva fama" nell’ambiente, mi diede fiducia, incoraggiandomi a scrivere saggi e libri ben più seri, attività in cui sono tuttora impegnato, e che tra i vari problemi, ogni tanto porta anche delle soddisfazioni soltanto qualche anno fa giudicate impensabili.

E anche vecchi amici e compagni della prima ora di Intercom hanno proseguito efficacemente con ottimi risultati sulla via professionale: tra gli altri, Claudio Asciuti, Riccardo F. Esposito, Daniele Brolli, e tanti altri che non è possibile qui ricordare.

Forse senza l’esistenza di Intercom, una certa giovane critica non si sarebbe mai potuta formare; ma queste sono illazioni che potrebbero portare troppo lontano, e quindi ci asteniamo.

Cosa dire, in riepilogo, sulla vicenda Intercom/Marcianò? Dal gran casino di iniziative velleitarie, prese di posizione assurde, notiziole, cazzate varie ece. ecc. in verità ci fu molto di buono. Ridendo e scherzando, la rivista portò sempre coerentemente avanti un netto antifascismo di base, in un periodo in cui "la politica nella Fantascienza" destava raccapriccio, era un forte tabù, che proprio Intercom in parte riuscì a spezzare e distruggere...

E poi la redazione di Intercom si distinse in molte occasioni prettamente politiche contro l’arresto dello scrittore sovietico di SF Cles Berdnik; contro l’attentato fascista ai compagni francesi di Encre Noire; contro la decisione del Comorg di Stresa (e di quel fottuto di Brunner) di tappare la bocca al collettivo di UAU contro la farsa di certi premi Italia.

Vennero messi alla berlina di volta in volta personaggi come Cremaschi, Jacovelli, Bettini, Marchi, Armenia, Curtoni e tutta la banda di Aliens; furono frustrati tutti i tentativi fascisti, tutti falliti, di creare una newszine concorrente; fu dileggiato senza pietà il fandom, con ogni misura e provocazione, lecita e illecita; si trattarono argomenti reietti, come il razzismo nella SF, la politica nella SF, ecc. ecc. La collaborazione alla stessa testata portò il rinsaldamento di molte amicizie, sfociate poi in disastrosi baccanali durante le varie convention del periodo, dove veramente essere definiti "quelli di Intercom" dava il senso del ghetto nel ghetto della SF, e contemporaneamente un brivido di piacere.

Personalmente non posso rispondere per tutti gli amici di un tempo, e neanche mi interessa, ma credo, malgrado alcuni episodi limite, di non essere dispiaciuto di aver partecipato in prima persona a quel periodo di transizione.

Per me la vera Intercom era quella; l’Intercom odierna è bella, informatissima, puntuale, seria e computa (forse un tantino troppo), ma resta una rivista. vera e propria che per cause di forza maggiore si presenta ancora nella dimessa veste della fanzine.

Rileggendo questo articolo di ricordi, che non ho la pretesa di chiamare critico, mi sono accorto che ad un lettore digiuno dei tempi e delle cose rievocate, alcune mie frasi possono sembrare assurde, troppo roboanti, o troppo ciniche, o troppo stupide, o troppo...

Ho cercato di oliare la ruota dei ricordi, ricostruendo esattamente cosa rappresentava Intercom in quel periodo; e non ho detto proprio nulla di troppo, anzi ho taciuto molti particolari ghiotti, perlopiù di natura sessuale e scandalistica, di quel periodo; e comunque, i nuovi lettori potranno andare a rileggersi i miei vari report da Stresa, Ferrara, Modena, Amatrice, ecc., per avere una vaga idea delle pazzie più o meno motivate che si commettevano all’epoca (parlo al passato ma in fondo sono passati solo cinque anni; eppure sembrano un secolo)...

Ma interesserà mai a qualcuno tutto questo? E del resto, a noi?...


Domenico Cammarota
NdR Questo articolo venne pubblicato nel gennaio del 1985 come supplemento a Intercom, poi ripubblicato sul numero 3 di Algol, nel 1991. Ovviamente, siccome questo intervento fa parte dell’archivio storico della rivista, presenta un’analisi della situazione editoriale, culturale e politica coerente con l’epoca in cui è stato scritto. Viene qui presentato, non solo per il suo valore storico e documentativo, ma anche per il fatto che rappresenta l’unico intervento organico sulla serie di Intercom 1-27.

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