Falso ammiraglio dell'Oceano

Claudio Asciuti
Alla memoria di Philip K. Dick,
un oscuro discepolo dedica

- Che cosa importa se un filo di questa tragedia m'è passato per le mani un momento in forma d'un guinzaglio? A un tratto mi sento di nuovo estraneo, estraneo fino alla paura...
No. Forse la mia storia non inizia con queste parole, coniate da Alessandro Pavolini quando scrisse, tempo addietro, Scomparsa d'Angela; no; ma Pavolini in questa oscura architettura delle cose ha il suo ruolo, il suo luogo; è sufficiente tornare indietro di un solo anno; è il 1939, e lui, in qualità di Presidente della Confederazione Fascista dei Professionisti e degli Artisti, non ancora divenuto ministro della Cultura Popolare e men che mai segretario del Partito Fascista Repubblicano, a Genova introduce il primo volume delle Celebrazioni Liguri, una raccolta di conferenze il cui scopo è quello d'illustrare la gloria degli uomini della Superba:
- Con la Liguria, quell'Olimpo patrio, quel Pantheon di sempreviventi che le Celebrazioni fasciste dei grandi Italiani vengono idealmente disegnando nei cieli del tempo mussoliniano, s'è di assai innalzato verso la compiutezza della sua architettura.
- Dir gloria dei Liguri è infatti dire gloria d'Italia e quindi gloria della universalità umana in alcune tra le loro somme vette individuali. Leggendari Eroi; Scopritori di mondi geografici e di mondi dello spirito.
Benissimo. Adesso, come in un gioco ironico e divertito, proviamo a togliere qualche aggettivo, magari solo un paio, e cerchiamo di rendere tutto il discorso più democratico, magari solo un poco; togliamo "fasciste", ad esempio, e poniamo al suo posto "Colombiane"; in luogo di "mussoliniano" mettiamoci un più neutro "moderno". In seguito sfogliamo uno dei tanti volumi su Cristoforo Colombo, uno dei tanti, uno qualunque fra i molti che infestano in modo pernicioso le librerie cittadine e chiediamoci, comparando fra di loro le parole di Pavolini e dell'estensore di uno dei suddetti volumi: chi è il "fascista"?
È quasi il 1992. Come ad ogni fatale ricorrenza, c'è un lungo rincorrere ogni possibile aspetto di questa storia quale essa sia, e non ultimo quello del potere... ma non saprei dire in realtà chi serva questo potere e come, quanto occulto sia e a che dia effettivamente adito; ma è certo che per il nostro gruppetto che in sordina s'occupa da anni di storia delle esplorazioni, altri se ne sono formati ovunque e sono dieci, e cento e mille che in gran clamore strepitano delle loro grandi "scoperte"... forse è quello che van cercando, loro; forse è il potere - forse una briciola di esso - che follemente inseguono; al contrario, forse il potere è una sorta di boomerang in mano a chi lo ha lanciato...
È quasi il 1992. Tutti gli operatori culturali sono nel frattempo divenuti esperti colombisti, grandi americanofili, abili colombologi, infallibili americanisti; diverse carriere, qui, all'ombra della Lanterna, sono state decise da chi s'è improvvisato studioso di storia dei viaggi e delle esplorazioni, dell'etnologia amerindia e dell'Europa cinquecentesca; chi studia líhispanidad, chi le caravelle, chi i galeoni chi i portolani; Pinzòn, Sepulvèda, Las Casas e Isabelita son quotati quasi quanto i calciatori del Genoa e del Sampdoria; altri ancora partono per Palos, per Zaragoza, per Salamanca, per Madrid e per l'Hispaniola a scoprire nuove americhe, nuove terre, nuovi mondi, nuovi soldi...
È quasi il 1992 e la mia storia inizia così.
Con Enrico Fermi, a Roma, c'erano i ragazzi di via Panisperna; a Genova ci siamo noi, i ragazzi di via Lomellini, ovvero la via dove ha sede l'istituto di Medievistica... noi che nulla abbiamo a che spartire con tutta la genia di arrivisti, di ciarlatani, di lestofanti, di arrampicatori sociali, di studiosi falsi e di falsi esperti; tutti costoro sfornano pubblicazioni e incamerano soldi, e incassano e più incassano più pubblicano e più pubblicano più la loro vita acquisisce titoli migliori; il primo gennaio del 1993 avranno già dimenticato tutto, entrando in stato di animazione sospesa almeno fino al prossimo anniversario, qualunque esso sia, la Liberazione, la Marcia su Roma, la guerra d'Africa, la nascita di Marconi, problemi dei quali, ancora una volta, s'improvviseranno esperti; ma per adesso hanno in mano tutto, soldi, fondi e pubblicazioni e a noi, i ragazzi di via Lomellini, neanche le briciole, e questo non solo perché il nostro capo milita nell'estrema sinistra e tutti noi, chi più chi meno, proveniamo dal Movimento; no; la politica c'entra poco o nulla... il problema è che la nostra visione degli eventi non è celebrativa, non è agiografica, non lauda, non onora, non restaura; piuttosto smantella, corrode, dissolve, incendia, smaschera, consuma... piacciono poco alla città i ragazzi di via Lomellini...
Per questo ognuno di noi s'arrangia, scrivendo nei ritagli del tempo libero che il lavoro circadiano concede; a parte il nostro capo, che è l'art director della situazione e che questo lavoro lo intraprende a tempo pieno, tutti noi ci ritagliamo piccoli spazi nel nostro poco sapere; il capo conosce tutto, taglia, cuce, incolla, coordina, suggerisce, incalza; noi tutti diamo il nostro contributo, in un mondo sempre più volto alla mistificazione, a smascherare il colpevole, comunque...
Poi ci sono le occasioni che giungono inaspettate. Ad esempio quando una piccola casa editrice decise di ripubblicare le Historie di Fernando Colombo, figlio minore ed illegittimo nonché accurato biografo del padre.
Fu allora che iniziai ad occuparmi di Colombo, benché poco m'avesse interessato fino ad allora; m'impegnai a curarne l'edizione; scrissi ancora e per altri versi delle grandi mistificazioni della storia, quelle che ci hanno dato l'eroe bianco protetto da Cristo contro la demoniaca orda nera, i buoni ed i cattivi, la missione civilizzatrice dell'Europa e il retaggio del pensiero occidentale; ignoro quante copie abbia venduto il libro; non m'interessa saperlo; immagino poche perché la mia analisi verteva maggiormente più che sulla celebrazione di Colombo sulla sua demitizzazione; ma il successo ottenuto dalle mie critiche sarà sicuramente pari a quello ottenuto dall'attacco del nostro capo a proposito dell'ultima celebrativa biografia, il silenzio...
E fu allora che iniziò il gioco; perché non scrivere un'analisi comparata delle celebrazioni, ufficiali e no, "fasciste" e "democratiche" a proposito del nostro illustre conterraneo?
La nostra cultura, dal 1945 ad oggi, ha espunto tutto ciò che sapeva di destra dall'ambito delle possibili metodologie d'indagine; ma la matrice è sempre quella, più che difformità vi sono similitudini, e tutti i colombisti d'assalto altro non hanno fatto che legittimare l'equivoco nato durante il Fascismo; e forse che noi di via Lomellini non abbiamo in massimo punto la chiarezza?
Sulle prime mi parve un'ottima idea, questa; ora non più, per i motivi che m'accingo a raccontare... ora, mentre scrivo queste righe e stancamente m'accorgo che tutto è andato in malora; prima, quando la stessa casa editrice che m'aveva commissionato il libro di Fernando Colombo si accordò con me per pubblicare questo provocatorio testo.
Cominciai a lavorare. Neppure ricordo quanto lessi, di tutto ciò che era stato stampato sul tema dal 1922 ad oggi; quanti volumi scorsi, e quanti articoli spulciai e quanti saggi ho chiosato in quei giorni in biblioteca e quante bibliografie, una ad una, lette e rilette alla ricerca dell'indicazione che a passi di gigante m'avrebbe fatto procedere nella giusta direzione... una fatica improba, resa ancor più grave dal fatto che io lavoro in una scuola lontana circa un centinaio di chilometri da casa mia, e che per me le giornate iniziano all'alba cosicché anche la semplice frequentazione delle biblioteche diventa un inferno e qualunque semplice atto si complica in modo inarrestabile...
Questo accadeva, comunque, prima. Trascorsi l'estate del 1988 a lavorare, giocando sul fatto che la scuola d'estate è chiusa; ma poi la scuola riprese, io non avevo ottenuto il trasferimento, e allora prima di riprendere il lavoro riordinai il mio materiale per scoprire che avevo messo da parte un'antologia della critica colombiana non certo esaustiva, un poco caotica ma comunque definitoria di quelle che sarebbero state le direttrici fondamentali del mio lavoro a venire.
Così una sera che esco dalla sezione colombiana della biblioteca decido di andare a trovare il mio editore, tanto per scambiar quattro chiacchiere e fargli visionare tutto ciò che ho raccolto in quei lunghi giorni trascorsi chino su polverose annate di riviste; volevo, povero ingenuo, sapere se c'era stata qualche novità, a proposito... all'inferno... anche troppe...
Arrivo nei locali dove ha sede la direzione; líéquipe è al lavoro attorno ai tavoli, al computer, alle stampanti; ognuno è indaffarato a ribattere, a leggere, a tagliare; il direttore è al suo tavolo, sta leggendo un corposo dattiloscritto, e quando giungo presso di lui si caccia in bocca un sorriso; ha l'aria piuttosto imbarazzata, e ciò m'induce a pensare che ci sia qualcosa che non funziona; alle mie domande risponde in modo evasivo; tentenna, cincischia, elide, glissa, sorvola, sorride e poi m'avvisa dell'esistenza di alcuni problemi editoriali... oh Lucifero!, fu quello forse il momento in cui l'universo nel quale viviamo tutti iniziò a frantumarsi; avevo retto per tutto quel tempo l'orrore di una vita di banalità fatta a regola di vita, eletta come tale, nella speranza che giungesse infine il momento del riscatto; nulla da fare; la vita di colpo riprese a non aver più senso, dall'oggi al domani... semplicemente tutta la mia immagine del mondo si smantellò all'istante. E non riemerse.
La tensione è quasi palpabile. La stampante di un computer ticchetta all'impazzata chissà quale scritto ma scandisce il testo con lo stesso battito alle mie tempie, e quegli aghi che s'infiggono inchiostrati sulla carta martellano la mia carne:
- Quali problemi?
E la corsa riprende, allora. Incessante. Riprese, ripartendo con lo stesso incedere zoppicante, simile al lungo e corposo passo che fino ad allora aveva retto la maratona.
La scusa? Dopo il flop delle Historie ufficialmente si temeva che un altro libro su Colombo vendesse troppo poco per poter tamponare la falla; bisognava pubblicare qualcosa che vendesse... cosa?... e questo non vuol significare naturalmente che il libro non esca, beninteso... e quando esce, allora?... solo una questione di tempi; uscirà solo un po' in ritardo... quando?... se tu lo consegni come d'accordo nell'estate del 1990... diciamo... non so bene, ora... non prima del l994... e perché?... Perché prima non è possibile, ecco tutto...
Ma la realtà era un'altra, e ben chiara alla mia mente; la realtà era che non piaceva, alla ghenga dei colombisti, che qualcuno s'occupasse di quello che giudicano il loro territorio di caccia.
O ancora peggio: non vogliono che l'esecrato Pavolini si scopra fosse solito affermare le stesse cose che solitamente dice l'Onorevole, rappresentante del partito di maggioranza, massimo dei colombisti mondiali; o ancora che la visione del problema amerindio trattato al modo di Critica Fascista negli anni Trenta risulti più avanzata di quella del Professore, primo incensatore dell'Onorevole... insomma, c'è chi non vuole che il basic italian che ora scopre per la prima volta Colombo s'accorga d'esser stato menato per il naso così tanti anni, accorgendosi infine che il retrivo nazionalismo fascista non differisce poi molto dal trito nazionalismo democristiano... o forse una differenza c'è: i fascisti ci credevano davvero... e morivano, per il loro credo...
E il 1992 si avvicina, comunque. La vita, forse un attimo rallentata dall'improbabile che si manifesta, ha nello svolgersi la stessa possanza di quel locomotore spinto all'alba sui binari luccicosi di pioggia quando il cielo è ancora inchiostro ed io, assonnato ma furibondo, sto ancora chiosando le recensioni ai libri di Colombo dei regimi di ieri e di oggi, chiedendomi, forse un poco stupidamente quale sia il peggiore.
E non ho affatto le idee più chiare.

Primavera 1989

Ho parlato a lungo di quest'interessante evento con il mio capo, che, dopo essersi fatto un mese di grasse risate ha deciso che pubblicherà il mio testo nella collana delle dispense universitarie, quella che contiene le più svariate quanto strampalate ricerche sui problemi della nomadologia antica e moderna. Mi ha rassicurato a proposito, illustrandomi diversi aneddoti che contrappongono i liberi ricercatori all'editoria e alle pressioni che da parte politica vengono esercitate, laddove certi interessi sono in pericolo.
E interessi ce ne sono, eccome: l'Expò, la metropolitana, le strade, gli hotel... tutto. E va bene. Colombo è un ospite fisso che compare a teatro, nei fumetti, allo stadio, nei francobolli, nelle TV private e in quella statale, al cinema, in radio, nel turismo; ma Colombo è anche un testimonial per l'abbigliamento, uno sponsor nello sport, un logo nei prodotti... miliardi e miliardi vanno e vengono per la città e la regione senza che i genovesi, storicamente parsimoniosi, s'accorgano dei traffici che stanno nascendo alle loro spalle, clandestini e paralleli ai commerci quotidiani.
Cultura, in compenso, nulla.
O meglio. C'è chi, oltre ai mercanti, ha un concetto puramente materiale dell'affare Colombo; sto parlando di chi imbosca i libri sul tema, e poi si guarda bene dal riporli da dove ha avuto l'ardire di prelevarli.
Mi spiegherò meglio. Ho notato da un paio di mesi a questa parte l'estrema difficoltà di reperire testi colombiani; non solo perché, come dicevo precedentemente, ora Genova sente l'urgenza di accrescere la sua conoscenza su questi antichi eventi e che suddetti libri siano quindi quasi sempre in prestito o in lettura; ma piuttosto perché alcuni proprio non riesco a catturarli...
Comprendo benissimo che gli studenti impegolati in tesi di laurea ed esami colombiani s'indaffarino a passarsi l'un l'altro con moto vorticoso e accorti stratagemmi i Taviani, i Martini i Ferro, i Caraci gli Airaldi i Morison i Pistarino e così via; ma chi può avere interesse non dico a prendere in lettura, ma addirittura a far scomparire dagli scaffali El enigma de Cristòbal Colòn di Llnas de Niubo?
Nessuno, certamente. Eppure questo testo esisteva, e qualcuno l'ha fatto sparire. Chiedo in biblioteca come ciò sia potuto accadere; gli operatori mostrano la mia stessa perplessità; da anni suddetti libri sono in pratica monopolizzati dai colombisti che però negli ultimi tempi han preso l'abitudine di farne bibbie microfilmate che consultano comodamente a casa propria senza neanche scomodarsi, e da noi che saltuariamente andiamo a leggerli... non ho mai visto nessuno che non facesse parte di una di queste due fazioni impegnarsi a leggerne uno, neanche per scommessa... già non amo che qualcuno si freghi i testi in biblioteca, figuriamoci quelli che sto leggendo io!... e poi il testo di Llnas de Niubo mi serviva... quel giorno avevo fretta e ho lasciato perdere, strappando di stretta misura ad uno sbarbatello neo-colombista uno dei testi di Henry Vignaud; ma poi ho continuato a pensarci sopra... i miei dubbi si sono acutizzati quando una settimana dopo, nell'altra biblioteca cittadina scoprii che era sparito il volume di Carbia La superchieria en la historia del descubrimiento de Amèrica, un libro edito a Buenos Aires nel 1930... tutto ciò suonava maledettamente strano... e misterioso... chi poteva essere il malnato collezionista colombiano che per impinguare la sua collezione faceva man bassa di questi testi?
Non ne avevo la minima idea.
Charles Molly, in De Jure Maritimo e navali fa nascere Colombo in Inghilterra; Luis Ulloa in Cataluña, Adrian Sanchez Serrano in Estremadura come Vasco Nuñez de Balboa e Francisco Pizarro; per Celso Garcìa de La Riega l'Ammiraglio è invece originario della Galizia; ma è nato anche in Corsica, a Calvi, e si chiamava Christophe Colomb; a Digne, e si chiamava invece Jean Colomb; sempre Colomb quand'era nato a Ginevra; Cristhoforo Colon, in Grecia, e figlio naturale di Costantino Paleologo... per quanto riguarda l'Italia, invece, oltre che Genova e Savona anche l'area del Piacentino ribadisce la propria paternità all'illustre navigatore.
Mentre il treno corre nell'alba delle gallerie, non posso far a meno di immaginare quale sia il senso di questa inutile polemica. Se Colombo fosse stato pure un discendente dei Cimbri, come è stato sostenuto più volte da parte danese, i soldi offertigli dalla Spagna per la sua impresa avrebbero avuto una diversa nazionalità?
Eppure sono questi i libri che vendono. Sono i libri delle diatribe inutili, i libri trionfalistici, i libri scandalistici, e più sono assurdi e meno scientifici, più la gente è felice. Il marketing ha le sue esigenze e lo dimostra il fatto che noi di via Lomellini non riusciamo a combinar nulla... un assurdo problema come la genovesità di Colombo ha, con il tempo, assunto ciclopiche proporzioni; e i libri così vendono, eccome!
Colombo... ammiraglio dell'Oceano! Che persecuzione che stai diventando con la tua multiforme, proteica, mutante capacità di scomparire per poi, trasformato in qualcos'altro, incarnarti sotto altre spoglie... riapparire! A quasi cinquecento dalla tua impresa il mondo, che avrebbe di certo problemi più gravi a cui dedicare il proprio tempo disquisisce e disserta sul tuo luogo di nascita - Piacenza o Estremadura? - e fra i tanti, ci sono anch'io che t'odio al punto da non sopportare più quelli che ti roteano attorno come i pianeti e le stelle roteano al centro di chissà quale universo... io che ti amo al punto che tu, genovese quale me, se su questa postuma fortuna ci avessi mai scommesso ti avrei gettato giù dalla traballante tolda di una di quelle caracche che spagnoli, portoghesi e inglesi ti offrirono...
Ma io ti farò la pelle, Cristoforo Colombo!

Giugno 1989

Anche a questa fine d'anno sono riuscito a sopravvivere; ma solo a stento. Ora che è finita la scuola io ho messo da parte altre cinquanta cartelle e finalmente posso indagare con una certa calma... sempre che la paradossale moria di testi colombiani che epidemiologicamente affligge le biblioteche genovesi s'arresti, e che qualcuno combatta l'emorragia... il malefico collezionista continua a far scomparire i libri e nessuno è in grado di comprendere il perché.
Io invece sono giunto a qualche conclusione... provvisoria.
È successo, e tutto per caso, una sera.
Confrontavo la bibliografia della Galliano sulle opere contenute nelle biblioteche genovesi, inerenti a Colombo e a tutta l'epopea colombiana, con quella che io in tempi migliori avevo redatto nei giorni trascorsi a leggere e a studiare... controllavo quali testi fossero scomparsi e che senso potesse avere il farli sparire... c'era uno strano filo logico che univa l'una all'altra quelle opere... mi dannavo nella speranza di cavarci qualcosa... l'aria era greve di fumo, la mia casa somigliava ad un bunker, al Nido d'Aquila, al Ridotto della Valtellina... all'ultima spiaggia... e di colpo mi casca l'occhio sul libro di un misterioso Darius Martineur, Etudes critiques sur la magie de Colomb, kabbaliste... un saggio evidentemente senza senso stampato a Lione nel 1935... vado avanti a guardare... un'altra mancanza riguarda uno di quei testi che il Martini cita nella sezione "opere contestabili" dell'appendice bibliografica della sua opera su Colombo: contestabile/non contestabile, è un criterio tutto particolare, da unico conoscitore della verità, da sommo sacerdote del potere, d'accordo, e Martini della ghenga dei colombisti è giusto uno di quelli che pensa di conoscere la verità, ma un volume come Colòn toledano di Lòpez Ventura non sembra certo il massimo della ricerca scientifica... e vado ancora avanti... la visione di ¿Fuè Colòn ahorrado o tacaño? di un tal Pablo. E. Tazana sembra superare ogni limite della decenza. L'idea che qualcuno nel 1922 si ponesse il problema di determinare se Colombo fosse stato un semplice risparmiatore o un vero taccagno genovese pare incredibile... ma a quel punto da quell'incontro fortuito mi pongo a rileggere con più calma e attenzione i titoli scomparsi, e scopro, senza possibilità d'equivoco alcuno, che si tratta di testi completamente inutili... pezzi da collezione d'accordo, ma che pezzi!, un insieme di amenità, un'accozzaglia di opere marginali totalmente alla periferia di tutti gli studi storici... testi che pongono mano a leggende e favole per dimostrare in modo inequivocabile le più strane nazionalità colombiane; opuscoli in cui il navigatore è di volta in volta un negromante, un mago, un alchimista; memorie in cui s'analizzano gli aspetti più superficiali del suo carattere, come l'avidità, la taccagneria, il senso di colpa, la presunta omosessualità...
Chiunque stia facendo incetta di libri, raccoglie volumi che sono stati acquistati o donati ma che nessuno, se non il nostro gruppo o quello dei colombisti si è mai sognato di leggere.
Qualcuno che è abbastanza abile da riuscire a trafugare i volumi, abbastanza ricco da aver la complicità di altri all'interno delle biblioteche, ovviamente corrotti, ma non al punto tale da organizzare ricerche ad ampio raggio negli studi bibliografici del resto della nazione; un nobile decaduto, un borghese arricchito, un collezionista maniaco, un neo-colombiano, qualcuno che comunque è stato colto dalla moda ora imperante nel jet-set genovese e si è lanciato in questa folle impresa...
Chi diavolo potrà essere?
Per diverso tempo resto a pensarci sopra, ma senza riuscire a disegnare l'identikit di questo strano individuo; lo immagino inafferrabile, come Colombo, un miraggio; può esser chiunque in questa dannata città in preda a questa stupida frenesia cinquecentenaria; ma trovarlo è un'impresa disperata.
Eppure c'è una possibilità. Nei ritagli di tempo che la ricerca mi lascia, decido di inseguirla.

Agosto 1989

La città è calda, deserta e canicolare.
Le biblioteche sono chiuse. Tutti sono in vacanza e solo io trascorro le mie giornate a leggere, confrontare, battere e ribattere il mio testo che s'intitolerà Falso Ammiraglio dell'Oceano. Interpretazioni di Colombo dal fascismo alla post-democrazia.
È un lavoro che mi consuma, lentamente, che si trascina di giorno in giorno senza termine e fine. Ma che raccoglie tutte le mie speranze di indagatore della storia e delle sue interpretazioni, e tutti i miei desideri di affondare gli affilati bisturi del ricercatore nel ventre del Fascismo e di cavarne fuori un senso... quale senso poi... e perché... proprio questo non me lo so spiegare... o forse nascosta in qualche oscura piega del mio materialismo storico c'è questa nichilistica rovinologia che mi trascino addosso dall'adolescenza, questo territorio di uomini, di fedi, di idee, di lotta per una rivoluzione che non c'è stata nel ventidue e nel quarantacinque, nel sessantotto e nel settantasette, e noi, da una parte e dall'altra, siamo rimasti ancora sulla scena - i protagonisti di sempre - i marginali protagonisti di questo disperato tentativo di cambiare il mondo - Gramsci e Pavolini, Bottai e Togliatti, Bombacci e Pertini, Almirante e Capanna, Rauti e Berlinguer... tutti nel dimenticatoio, nel tempo che è stato...
Però lasciare nella storia un traccia. Se non come creatore di grandi rivolgimenti almeno come interprete di essi. Forse è questo il senso della ricerca che mi è compagna da non ricordo più quanti anni, e che si trascina fra mille difficoltà, con tutto il tempo imprigionato fra le mie mani, e niente donne, e niente corse in moto, e niente cinema o teatro o concerto, e niente libri che non siano di storia, e niente notti insonni e niente sbronze e niente vacanze... niente... una vita fatta di niente, appunto...
E il tempo, Grande Giustiziere, intanto trascorre...
Siamo in agosto e io leggo una recensione al libro di Charcot apparsa su un numero del 1928 della Rivista aeronautica, poi la confronto con un'altra di trent'anni, di quarant'anni dopo... scopro che nulla è cambiato...
Perché? Perché voglio distruggere Colombo?

Ottobre 1989

La vita... un ciclo continuo...
Inizio a pensare che esista un'estrema connessione fra gli inspiegabili fenomeni di cui anch'io faccio parte, di cui sono vittima e testimone e la storia di Cristoforo Colombo che m'avvolge oramai come le spire di Quetzalcoatl, Il Serpente Piumato...
Anche quest'anno non ho ottenuto il trasferimento. Il gioco, a ben vedere, è sempre più duro e scabro... sfilano i treni e gli orari, corrono sulle rotaie i giorni e si consuma nella notte l'orribile verità quotidiana... perché non m'hanno trasferito? Perché continuo a vagabondare per tutta la riviera ligure del Levante?
Tra i miei amici balena intermittente l'idea che il mancato trasferimento sia una sorta di neanche troppo velato "avvertimento"; a dire che c'è qualcuno che tanto di buon occhio non vede i temi che affronto, e come li affronto, e poiché di certo non può intimidirmi per via diretta, tenta di aggirare l'ostacolo... in modo ellittico...
Può darsi. Potrebbe essere.
È così, forse. Ma in tal caso è una ragione in più per lavorare e a fondo in questa direzione, perché vuol dire che ciò che sto cercando di dimostrare è giusto.
E poi, questi sono i paradossi della nostra cultura. Se dieci anni addietro avessi scritto un libro come quello a cui sto lavorando, tutta la cultura di sinistra m'avrebbe aperto le braccia e io avrei avuto da temere, che ne so, dai miliziani di Ordine Nuovo o di Avanguardia Nazionale. Oggi è il contrario; altri sono i nemici; non hanno nomi o sigle ma il potere che manovrano è ben ampio, forte il loro denaro... e la totale mancanza di fede o di ideali rende questa gente pericolosa.
E forse i miei amici non sono troppo lontani dal vero.

Novembre 1989

Vivo oramai chiuso in una sorta di parauniverso, dove il mio libro e il collezionista di libri colombiani s'alternano con un vorticoso ritmo da gimmick.
Al primo continuo a lavorare senza un momento di requie.
Al secondo mi ritrovo a pensare quando non riesco più a concentrarmi sul primo. Ho fatto spargere una voce in giro, nei diversi antiquari genovesi, nelle librerie dell'usato, nei negozi di bibliofilia; ho fatto sapere che sono interessato a testi "strani" su Cristoforo Colombo, e una chiacchiera tira l'altra, i "rumori" crescono, e di voce in voce ho stilato una possibile lista di sospetti... tutti individui estremamente rispettabili, com'è ovvio; un direttore di banca, un paio di professionisti, qualche commerciante, un primario d'ospedale... ma tutta gente danarosa, troppo danarosa per esser colpevole; e poi; qualche insegnante delle superiori, un giornalista, qualche altro professionista... nessuno di loro è un colombista in senso stretto, però; sono le ultime leve, gli ultimi arrivati... io so tutto di loro, e loro sapranno tutto di me, a questo punto che le notizie con così poca discrezione sono circolate... ma tra di loro deve esserci per forza il mio avversario, che prima o poi manderà qualcuno a svaligiarmi la casa, come in tempi remoti un altro collezionista fece per impossessarsi delle mie cartoline su Gabriele d'Annunzio...
Così nascondo tutto. Ho preso in affitto un paio di cassette di sicurezza e vi ho nascosto i rari volumi che possedevo a proposito di Colombo. Ma ogni tanto, quando me ne capita sott'occhio qualcuno e le mie magre finanze me lo permettono, acquisto un libro e lo chiudo nella cassetta perché non voglio lasciare al mio avversario la soddisfazione di derubarmi. Ma spesso m'arrovello a pensare al modo di smascherarlo.
Ma questo è nulla, tutto sommato.
L'attuale grande problema è un altro.
Anche il capo mi ha mollato per strada. Lo sapevo... lo intuivo... qualcosa dentro m'avvertiva che non funzionavano più le cose come un tempo... che il capo non sembrava più interessato a quello che stavo facendo, si negava, spesso, non aveva occhi e orecchie se non per una nuova leva appena reclutata... poi un giorno che eravamo entrambi in istituto, improvvisamente mi disse tutto quello che fino a quell'istante s'era tenuto in serbo per sé; e lo disse impacciato, confuso, imbarazzato, cercando di dissimulare la verità con una serie di fole che avevano lo stesso spessore di quelle che avevo sentito - ma quanto tempo prima! - in un'altra stanza, in un altro contesto, in altri tempi ma con modi simili... la scusa? Quella ufficiale che benché io avessi giurato che il testo sarebbe stato pronto per la prossima estate, motivi e tutti speciosi ne rimandavano la pubblicazione non prima del 1991; ma per quell'epoca il mercato sarebbe stato inflazionato, e allora non conveniva attendere la fine del 1992, quando si sarebbe esaurita la spinta, e magari nel 1993, terminata l'ebbrezza colombiana, quando tutti si sarebbero dimenticati delle celebrazioni e il mio libro invece sarebbe rimasto uno dei pochi in circolazione a tracciare le mappe di quest'avventura intellettuale...
Conosco bene il capo. Il management non è il suo forte. Riuscì a render così complesse le cose, che il mio libro su d'Annunzio, anziché uscire nel 1988 in occasione del cinquantenario della morte è ancora, un anno dopo, che attende il via, c'è tutto il testo composto, le note, la copertina, ma qualcosa lo blocca... cosa?
Qualunque altro terribile evento che fosse potuto accadere avrebbe destato meno sorpresa in me, che quelle parole; anche perché di colpo ripensai all'altro libro, quello su d'Annunzio, appunto... ripensai alla mia vita trasformata in un inferno per avere il tempo di lavorare... e come se nulla fosse, nel giro di un anno tutto andava a dissolversi nel nulla senza lasciare traccia alcuna...
Che colpo, fu quello! Peggiore del primo! Sul mio mondo che già vacillava fece l'effetto di una bomba...
- Quali problemi?
Inaspettato giunse a spazzare via, quest'evento, ogni residuo di convinzione a proposito dell'utilità dell'esistenza... restai a pensarci sopra, e senza averne l'aria...
Non rividi più il capo.
Non lo volli mai più rivedere.
La storia dei ragazzi di via Lomellini, per me, era definitivamente chiusa.
Decisi che avrei giocato io il tutto per tutto; che sarei stato io d'ora in poi a gestire la pubblicazione di quel libro che bruciava nelle mie cartelle più della chimera o di qualunque altro mitico animale... dovevo terminare quel libro, dovevo pubblicarlo, farne parola e carta stampata...
Era un debito che avevo con me stesso.
Non esistono, in giro, grandi documentazioni autografe dell'Ammiraglio del Mare Oceano: tre sono a Genova, una ventina a Madrid, una a Salamanca... e benché i colombisti di tutto il mondo siano da sempre affaccendati a mostrare come testimonianze inconfutabili gli scritti coevi alla scoperta, alle volte ho l'impressione di naufragare in una palude di citazioni di altre citazioni...
Anche tutti i documenti relativi alla famiglia Colombo conservati qui a Genova paiono ben lungi dall'essere inoppugnabili; eppure tutti giurano sulla genovesità di Colombo... giurano sulla sua esistenza... sulla sua fede cattolica... sulle sue capacità nautiche... un giorno m'è capitato perfino di leggere uno studio di non ricordo quale cialtrone impegnato a sostenere che Colombo fosse dotato di uno sviluppato senso dell'olfatto; e questa sua specificità veniva desunta dal suo amore per i profumi...
Detto per detto. A volte mi viene in mente che forse Colombo poteva essere uno degli abitanti della misteriosa Antilla, dell'Atlantide perduta, di Bimini... un viaggiatore sopravvissuto ad un naufragio o ad una disgrazia; uno straniero che, mescolando italiano, genovese, portoghese e castigliano riuscì ad imbrogliare i Reali di Spagna per farsi affidare una piccola flottiglia in modo da farsi riportare a casa; Antilla, Atlantide, Bimini, o anche Mu o Gondwana o Lemuria o chissà quale altra immaginifica invenzione... qualunque fosse la sua terra, questa magari sprofondò in mare nel tempo che lui tornava indietro... non gli rimase che simulare d'aver scoperto una terra che conosceva benissimo, al punto che gli Azteca, discendenti di Aztlan, altro non erano che i diretti figli del ceppo originario di quella civiltà perduta frammentata da una prima catastrofe avvenuta nell'antichità e distrutta completamente nell'anno di grazia 1492... poi se ne tornò a morire in povertà, a Valladolid.
Cosa sto facendo? Non lo so. Mi domando se davvero tutto ciò che m'avviene attorno abbia significato; in questo chiuso universo in cui giorno a giorno m'avvolgo scopro tante metamorfosi da non saper più discriminare cosa stia facendo e cosa no.
Non ho ancora trovato il modo d'identificare il misterioso collezionista... ad esempio; l'emorragia continua; i libri scomparsi sono altri tre. Ventitré testi da aprile ad oggi. È inammissibile! Nessuno dice nulla, nessuno interviene.
E in tutto ciò che mi circonda intravedo... come se ci fosse qualcuno che m'impedisce di lavorare in pace, e per farlo mi nasconde i libri. Forse è la stanchezza di questo dicembre, di queste vacanze natalizie che anziché riposarmi lavoro e anche più del solito.

Febbraio 1990

Ho come l'impressione d'esser seguito, pedinato, controllato mossa dopo mossa; è una sensazione che m'attanaglia da diverso tempo e che si lega, in qualche buio modo, alla situazione e al modo in cui la sto vivendo.
Sarò più chiaro.
Da quando ho iniziato a dar la caccia al Collezionista - oramai lo chiamo così - la mia attenzione è più che mai fissa su questi libri che scompaiono senza lasciar traccia, su queste indicazioni che si vanno dissolvendo... oggetti che qualcuno mi toglie di sotto e che comunque non verranno mai restituiti... provo un'orribile sensazione, come se ci fosse qualcuno pronto a coprire ogni mio passo e a studiare ogni dettaglio della mia vita; questa constatazione - ogniqualvolta si presenta alla mia coscienza - m'angustia, m'opprime, mi soffoca. La vita che da sempre è inferno ancora più insopportabile si manifesta in tutti i suoi aspetti più negativi.
Vado in biblioteca.
Laggiù c'è sempre qualcuno che mi è amico, ma anche qualcuno che mi controlla. Forse è la stessa persona ma io non sono assolutamente in grado di accorgermene; così i benevoli sguardi degli amici finiscono a confondersi tra gli sguardi dei nemici... al mio tavolo m'accorgo perfettamente del senso che ciò acquisisce; quando esco la biblioteca sfuma e viene sostituita da qualche altro spazio, da un'altra osservazione, da un ulteriore pedinamento, da altri occhi e da altri sguardi.
Non so chi siano, né perché facciano così.
Posso soltanto immaginare d'esser centro di una chiara configurazione in cui, l'Ammiraglio da un lato, e Lucifero sa chi dall'altro stanno per giocare una difficile partita nella quale per caso anch'io sono entrato.

Marzo 1990

La tensione di questi giorni infiniti mi sta distruggendo. Uno dopo l'altro avvengono fatti sempre più strani che io non sono in grado di comprendere; non hanno inizio né fine... come se l'esistenza di giorno in giorno fosse sempre più buia... e sempre meno... insomma, è come se cercassi di fuggire da un nemico che non conosco.
La mia vita è intrappolata nell'identico periodare di tutti i giorni. Esco dalla biblioteca. Faccio un salto in libreria. Torno a casa. Me ne vado a dormire, dopo cena. All'alba esco da casa e vado in stazione. Poi il treno, e la scuola. Finita la scuola, ancora la stazione e il treno. E poi la biblioteca. O la casa. Non esco neanche più, la sera.
Dietro di me c'è qualcuno che mi spia. Qualcuno che s'è incollato alle mie spalle; altri che s'interessano all'Ammiraglio, forse, hanno un gran desiderio di scoprire che cosa io stia facendo.
Se qualcuno potesse entrare nella mia mente non avrebbe nessuna difficoltà a riconoscere in me la tipica strutturazione cognitiva del soggetto paranoide. Anch'io lo crederei se non fossi immerso in questa storia fino al collo. Non è solo un problema di sensazioni. È qualcosa di più.
Questo buio sembra coinvolgere anche la stessa organizzazione della mia vita. Tutti si allontanano da me - o al contrario sono io che m'allontano da loro; un processo irreversibile che oramai dura da mesi.
Il mio mondo va sempre più spopolandosi; è fatto di fantasmi; intangibili, tutte ombre che s'allontanano.
Ho perso tutti i miei amici. Ho lasciato anche Renata, la donna con cui negli ultimi due anni ho condiviso le ansie e le serenità dell'esistenza.
Renata s'allontana all'indietro nel tempo. Io la dimentico come vado dimenticando quello che è il tessuto del mondo circostante; oramai assorbito dalla visione di Cristoforo Colombo, Ammiraglio del Mare Oceano, che m'attende in fondo ad un inesplorato cammino, solitario.
Non credo che Renata abbia preso bene questa storia. Forse non si è resa conto che tutto ciò che é avvenuto tra di noi non è sorto per equivoci, dissapori o disaccordi; ma che si è trattato semplicemente di un modo per non coinvolgerla nella caduta.
Ho impegnato buona parte della mia vita, in questa storia; forse tutta; ma in quest'universo che si frantuma, adempiere ai riti della vita quotidiana non ha senso alcuno; è meglio sprofondare e nella caduta non trascinar con sé nessuno; lasciar che la nave, la Santa Maria, affondi e che si salvino tutti gli altri! - Io voglio affondare; solo.
Lei non l'ha compreso.
Assolutamente.
Ma è meglio che le immagini di questo mondo si dissolvano lentamente, in solitudine; che si perdano assieme a questi libri che non si ritrovano più, a queste edizioni smarrite, a questi opuscoli polverosi, a quei manoscritti veri o falsi e introvabili, a queste improbabili testimonianze di una disperata ricerca dell'assoluto...
Ignoro che rotta Cristoforo Colombo abbia tracciato nella sua vita; ma certo seguiva un percorso meno tortuoso di quello che io seguo; e chi avrebbe mai detto che esisteva un testo intitolato Colombo esoterico, e che la Blavatskij scrisse ai tempi dell'Iside svelata?

Maggio 1990

Un'altra notizia. Qualcuno, sempre lui, immagino, ha rubato il Colombo esoterico.
Ora ne ho le prove. Io ho letto quel libro; lo ricordo; un volume dei Fratelli Bocca, della collana "Biblioteca scientifico-spirituale", un'edizione del 1933; ricordo d'averlo sfogliato, d'aver palpato con i polpastrelli la ruvida copertina bianca, prima di tagliare le pagine che nessuno aveva mai tagliato; era giunto da appena un paio di giorni in biblioteca, quel libro; faceva parte di un lascito; io l'ho avuto fra le mani; ora non c'è più; come se mai fosse esistito; ho chiesto in giro ma nessuno lo ricordava; ho guardato a schedario e non era neanche citato; ho fatto controllare l'elenco generale, ma nulla neanche in quel settore; semplicemente non è mai stato...
Evidentemente il Collezionista si è specializzato nei suoi furti. È riuscito, e non so come, a far sparire anche le prove della sua esistenza.

Ottobre 1990

Accerchiato.
Mi sento accerchiato.
Il Collezionista, i Colombisti, lo spettro dell'Ammiraglio dell'Oceano, Dio o il Diavolo o chissà chi m'accerchiano in un cupo incubo pregno di minaccia... non riesco ad uscirne... la minaccia non si concreta per un po' di tempo; poi diventa reale; qualcuno gioca con me in modo pesante con la mia vita, nel tentativo di annullarla... e di annullarmi.
Non dirò che non ho paura della morte. Semplicemente sorrido all'idea, perché ne ho fatto oramai pratica sulla morte ed essa m'appare come un fantastico viaggio in territori senza confine... un altro viaggio, più oscuro ancora di quello di Colombo ma altrettanto magico.
Ma dalla letteratura al piacere della simulazione; fino all'orrore della vera morte intercorre ogni possibile distanza.
È notte, è l'alba, è buio; fuori piove, c'è vento, la città è vuota e solitaria e poiché ancora non ho ottenuto il trasferimento, appunto all'alba m'accingo ad andare in stazione - entro in garage, tiro fuori la moto - ancora assonnato m'infilo il casco, accendo il motore, esco fuori nella notte, nel silenzio, nel vento.
Sto scivolando giù. Corro nel buio e i fari tagliano la pioggia. Corro nella notte e una curva dopo l'altra s'infilano nella mia rotta le strade, le discese, i percorsi, i nodi, i margini, i semafori. La moto sfreccia rombando ed il suono che m'accompagna risveglia ogni possibile eco nel buio... una curva, un'altra, una terza curva; vedo il camion dei rifiuti che lampeggia in lontananza - lascio andare il gas, freno, scalo una marcia, ed in quell'istante il motore s'arresta! Grippa! - Ho giusto il tempo di tirare la frizione che già la ruota posteriore si blocca, la moto striscia, sbanda, poi riprende la linea e allora tiro i freni e s'arresta...
Zucchero nella benzina. Se non fosse già stato che ero già sul punto di fermarmi... se avessi corso come al solito, sarei decollato. E chissà per dove.
Non ne posso più. Non ce la faccio più. L'intero universo cospira contro di me e non mi lascia.
Sono salito sul treno, e come tutte le mattine ho raggiunto l'ultimo vagone che, dei tanti, conserva qualche parvenza di comodità.
Siamo partiti. Abbiamo proseguito la nostra corsa. Correvamo, era la corsa vento e metallo, macchina e rotaia, disperazione e solitudine e paura dell'ignoto...
L'ultimo vagone è sempre vuoto.
All'alba il treno odora di chiuso; puzza di fumo, inoltre, di stantio, di nulla; le porte si aprono da sole; i sedili di similpelle sono istoriati da scritte oscene e tagli di rasoio, malamente ricuciti. La tumultuosa umanità passa per questi scomparti e lascia ampia traccia della sua escrementizia genesi.
Dopo una delle tante stazioni, la quinta, mi stanco di legger della vita di Colombo e m'alzo per fare due passi nel corridoio.
Tutto è vuoto, silenzioso.
Inutilmente l'aria fischia nelle fessure dei vetri appannati; inutilmente lo sguardo corre lungo il paesaggio; tutto è vuoto, proprio come dentro di me... poi sento uno strano rumore che si leva in fondo al vagone; lo seguo; in quell'istante mi rendo conto che quella è una delle tante prove che dovrò affrontare in questo periodo per giungere... dove?.. ma questo pensiero che mi coglie mi sorprende, m'ambascia... mi riempie di sgomento... una prova... mi sconvolge l'idea di subire delle prove, io quieto e pantofolaio topo di biblioteca... delle prove... io... che altro non ho fatto nella mia vita che leggere... ma quali prove... è sconvolgente...
Meno, comunque, dell'individuo che m'assale cercando di buttarmi giù dal treno.
Con il sangue gelato dall'orrore che solo a ripensarci ancora tremo... nel frattempo che la luce si spegne e il treno s'infila in galleria... mi trovo a lottare contro qualcuno che non conosco... ma lui conosce me, e conosce la lotta... vuole comunque la mia pelle... mi stringe il collo... io gli mordo le mani... mi colpisce... non so quanto dura l'aggressione; ma ad un certo punto odo delle voci in lontananza mentre il treno rallenta... la torcia del controllore... prossima stazione...
Stazione terminale.
Quando giungeremo alla fine del viaggio?

Dicembre 1990

Credo di non riuscire più a discriminare la realtà dall'immaginazione. L'equilibrio che così puntigliosamente ho conservato negli ultimi tre anni di questa vita si è decisamente rotto.
Ho paura ad uscir di casa.
E questa non è una ristrutturazione cognitiva di tipo paranoico!... nient'affatto... qualcuno mi dà la caccia... il Collezionista, i Colombisti, chissà... forse è il primo che ha capito che gli sto soffiando i libri che lui va cercando e vuol farmi la pelle... forse sono i secondi che non vogliono che io continui il mio ingloriosamente libro anticolombiano... insomma, ora non è più una minaccia levata nell'aria nebulosa della paura irrazionale; ma la concreta sfida della morte che mi porto addosso.
Ma infine, chiunque sia il mio nemico; poiché ora non ho proprio più nulla da perdere venga finalmente allo scoperto. I libri che riesco a trovare, soffiandoli al Collezionista, e sui quali investo tutti i miei soldi sono sparsi in varie cassette di sicurezza in diverse banche... altre cassette ospitano le copie del mio manoscritto, che comunque porto sempre con me...
E a proposito di questo. Colombo esoterico non esiste nel catalogo dei Fratelli Bocca; nella bibliografia nazionale, anno 1933; in nessun volume di nessun anno della suddetta bibliografia... in realtà non è mai esistito alcun volume scritto né dalla Blavatskij né da chicchessia con quel titolo; e forse l'ossessione dell'Ammiraglio m'induce addirittura a credermi veri i libri che ho solo sognato di leggere, di sfogliare, di possedere...
La vita si districa pezzo a pezzo da questo nodo immaginario, e subitamente s'allega a nodi ancor più aggrovigliati. Così le immaginate note di questa vita che non si celebra ma si subisce proseguono nel loro eterno scorrere... le tenebre sono dappertutto. Io fuggo ancora.

Marzo 1991

L'ho visto! Finalmente ho visto il Collezionista! L'ho scoperto - per caso - intento a fregarsi un libro! È mio, oramai! Ora lo marco! È mio - non fuggirà più...
È successo così, per caso, come in questa vita balorda tutto avviene per caso. Ero in biblioteca; avevo preso in lettura un volume di Kajetan Altesein, Christoph Columbus, der Charon des Ozeans, che già dal titolo pareva prometter bene... gli ho dato una scorsa... l'ho restituito e fatto portare all'ufficio prestiti... e voilà, nel tempo che il libro compiva venti metri è sparito... come è sparito, domando, neanche cinque minuti prima c'era... tutti lo cercano... si chiedono come sia possibile... un gran casino.... ed in quel mentre scorgo qualcuno uscire dall'ufficio, qualcuno che non ha la divisa dei bibliotecari... un borghese, uno che non fa parte del personale perché io quelli li conosco tutti... esce con aria circospetta... uno strano rigonfiamento in una tasca del trench... si scusa per aver sbagliato porta... si fa strada fra gli utenti del prestito... lo guardo... lo vedo in faccia... s'allontana veloce...
Di colpo capisco che è lui.
Una manciata di secondi e gli sono dietro. Lo pedino lungo i vicoli, in mezzo alla folla; lui s'allontana e di corsa, quasi, e io lo tallono; getto via la giacca, m'infilo gli occhiali, mi calco in testa il basco; esce dai vicoli; io gli son dietro; lo seguo, fino a casa sua.
So chi è il Collezionista. L'ho scoperto. Ora è mio.

Maggio 1991

Continuano a starmi addosso. Giù nei vicoli un tale m'ha attaccato sguainando una specie di rasoio, e solo l'intervento della ronda m'ha tirato fuori dai guai. Per gli agenti si è trattato di un qualche tossico a caccia dei soldi per farsi una dose; può darsi; ma ricorderò per diverso tempo la sua faccia mentre con il coltello in mano si è fatto avanti contro di me e la sua espressione non era certo quella del tossico in astinenza; anzi; aveva la stessa fredda durezza della roccia. Andava a colpo sicuro.
Ho messo a segno un colpo da maestro. Mi congratulo con me stesso. Tali sono i colpi della sorte avversa che quando ci capita per un solo attimo di rimontare lo svantaggio che abbiamo nei confronti della vita, anche l'orrore della minaccia alla tua vita è un gioco.
Allora. Ho tolto dalle mani del Collezionista un testo che rimpiangerà per tutta la sua esistenza. Stavo sfogliando alcuni antichi testi di cartografia in una delle librerie d'antiquariato che frequento... con gli occhi fissi alla porta per timore di una nuova aggressione, e la pistola appena acquistata nella fondina, sotto l'ascella... sfogliavo quei testi e immaginavo di possederli, facendo mentalmente il conto dell'ammontare delle mie sostanze... e poi tra i libri con il cartellino "venduto" e messi da parte per i clienti, scorgo qualcosa che fino ad allora non avevo mai visto. Una rivelazione. E la sorpresa aumenta quando nel foglietto inserito fra le pagine che identifica l'acquirente intravedo il nome del Collezionista... rimango in forse; non ho rubato neanche uno spillo in tutta la mia vita, ma la tentazione è davvero troppo grande... sudo freddo, il libro s'intitola Colombo non è mai esistito e l'autrice è una certa Simone Conte l'Air...
Non posso far a meno di farmelo scivolare in tasca.

Estate 1991

Siamo alle porte del Centenario della Scoperta, y sono rinchiuso nella mia casa trasformata in bunker, con le finestre sigillate y la porta blindata... accerchiato, pedinato, seguito, ancora aggredito y scampato per un soffio ad un investimento; mi sono chiuso in casa, in giro ho detto che partivo.
Dieci giorni qui sono barricato qui dentro. Qualche leggera sortita nella notte quando dalle persiane nella strada sottostante non scorgo né auto né persone; ho provviste per un mese, un fucile da caccia, la pistola, un bracconiere a canne mozze... solo, completamente solo. Io y el libro Colombo non è mai esistito.
Bene. È duro ammettere di non aver compreso proprio nulla; ma questo genere di ammissioni aprono le porte alla comprensione plus profonda... ad esempio leggendo el libro della Conte l'Air.
L'idea non è troppo nuova, in verità. Alcuni anni addietro, già el Michelone sosteneva qui Colombo non era mai esistito, qui si trattava di una figura mitica, del nucleo originario di un mito; ma non citava questo testo... chissà chi lo avrà mai letto, pourquoi io non l'ho mai visto in nessuna bibliografia... "stampato in mille copie a spese dell'autore" recita una nota... chissà chi è l'autore qui si nasconde sotto quello pseudonimo... chissà...
- Finalmente l'ho capito, finalmente ho compreso tutta la historia; ci sono arrivato; qui Cristoforo Colombo ne è pas esistito, qui è tutta una gigantesca montatura, una grande farsa organizzata dalla grande mente qui lavora y cuce y opera nella historia qui si dispone ai nostri modi, ai nostri interessi, al nostro esistere...
- Y ne l'ho pas compreso pourquoi di libro in libro ho seguito la pista dell'Ammiraglio... nessuna metodologia di ricerca, nessun piano di lavoro, nessun raffinato strumento critico; solo qui d'un tratto senza qui io abbia fatto nulla, rubando un libro a uno stupido Collezionista improvvisamente tutto s'è fatto luce di fronte a me; y questo buio sabbioso qui è la mia vita è poi andato cancellandosi y tutto è divenuto orribilmente chiaro...
- Ancor oggi fatico a crederci. Ancor plus a scrivere queste righe ma so qui tutto ciò qui è avvenuto est vero, verissimo, tutto ciò qui avvenne...
- Ma forse est meglio qui tutto riprenda all'inizio.
- Quest'assurdo livre...
- Asserragliato in casa mia come in un bunker, chiuso, serrato, schiantato y inchiavardato y chiavato dentro quasi come se io stesso fusse porta o serratura...
- Cristoforo Colombo n'est pas esistito. Tutte le testimonianze coeve, tutti i documenti qui parlano di lui, i pochi autografi rimasti... est tutto dichiaratamente falso. In réalité ne possediamo pas nessuna testimonianza qui soit mai esistito... qualcuno qui anche di lontano somigliasse all'Ammiraglio. Plus qui corpo segno, plus qui uomo funzione. Colombo è stato creato a tavolino, y analizzando seriamente l'ampia messe dei vari materiali qui sono stati prodotti si capisce si intuisce qui è stato plus oggetto della historia qui non suo costruttore...
- Plus gli anni y i secoli sont trascorsi, plus i materiali ammonticchiati l'uno sull'altro hanno prodotto nuovi materiali y testimonianze. Chi s'occupa di riscrivere la historia ha aggiunto un tocco qui, un tocco là; ha corretto un documento, cambiato una testimonianza, scritto una monografia. Y plus gli anni y i secoli trascorrevano, plus i documenti y i testi y i volumi certificavano l'esistenza y la verità dei precedenti. Tremila livres sono stati contati fino ad oggi, nel settore delle opere riguardanti Colombo. Centocinquanta fra città y stati y distretti sono stati battezzati nel nome di Colombo. Tredici nazioni si contendono l'onore di aver fornito la patria natale all'Ammiraglio.
- Y Colombo ne est pas esistito...
- ¿Chi lo sa? ¿Chi fut el primo creatore di quest'inganno? Noi ne lo possiamo pas sapere, Conte l'Air ne lo dice pas. Ma in qualche oscura regione della historia, "sento" qui tutto est iniziato come una colossale beffa ai nostri danni; como se qualcuno volesse inventare un personaggio y confonderlo di mistero in modo da permettere in seguito... ¿qui cosa? ¿Qui l'attenzione del mondo a venire, di ricorrenza in ricorrenza, eusse sempre plus attirata y centrata da quest'uomo inesistente? ¡Così se scrive la historia!
- ¡Colombo! ¡Falso ammiraglio dell'Oceano! Qui tu sois maledetto indietro nella historia y in avanti nel futuro... tu qui ne ci sei pas mai stato... tu qui ne hai pas scoperto l'America.. y maledetti tutti coloro qui hanno riscritto la tua vita y creato prove vere y alimentato... el dibattito... su di te... per distogliere l'attenzione... ¿ma da cosa?
- Sembra la farneticazione di un monomaniaco. Ho letto el livre di Conte l'Air y ho scritto un lungo articolo su di esso. Poi dopo averlo terminato suis rimasto a guardarlo con l'identico sgomento qui tutti i giorni m'assale ogniqualvolta mi ritrovo a scrutare ciò qui ho scritto... y el mio articolo bell'appilato sulla scrivania m'osservava feroce, maledetto, io pensavo a tutti i sogni, a tutte le mie speranze... a tutto quello qui avevo riposto nel mio lavoro di storico...
- Speranze ne tenevo pas plus, no davvero, qui s'étaient bruciate, avevano fiammeggiato, s'étaient consunte y poi volatilizzate con el tempo y con el tradimento... ¿y allora? Ho fotocopiato el mio articolo usando la macchina qui tengo in casa, y alla fine mi suis arrischiato ad uscire per spedire ne ricordo pas quante copie a ne ricordo pas quante riviste di historia, di cultura, di geografia, di letteratura.
- Dopo mi sono rinchiuso nel mio bunker, ho atteso, le armi in pugno y el colpo in canna, presentendo la catastrofe qui dopo un giorno, due, tre, est puntualmente giunta...
Mentre qui seguo i miei carcerieri lungo le scale, mi soffermo ad analizzare le loro uniformi. Mi domando a quale corpo appartengano.
- ¿Chi êtes voi? - Domando a quello qui quando ho aperto la porta m'ha mostrato un avviso di garanzia y un folto gruppo di armati alle sue spalle, così qui mentre io attendevo l'assassino cum el bracconiere in mano sono rimasto tanto interdetto al punto qui m'han subito disarmato... - Ne êtes pas della Polizia di Stato. Siete un corpo speciale.
- Le loro uniformi... anche fuori el mondo dopo un mese d'assenza ha l'aria strana... cerco di soffermare la mia attenzione sui particolari della réalité qui mi circonda...
- Guardia Nazionale Repubblicana - Risponde l'ufficiale; mi guarda però con una certa aria di estraneità... cerco di ancora di capire i particolari, ... crede qui io sois completamente stupido, o pericoloso al punto di fare lo stupido... tutti hanno puntato le armi contro di me. Anche quando saliamo in auto, una berlina scura, presumibilmente blindata... attorno altre campagnole, altre berline...
Il mondo qui mi circonda ha qualcosa di strano... mi sembra, almeno... qualcosa qui comunque m'appartiene ma qui ne ricordo pas... lo vedo trasformarsi, el mondo, como se fosse plus ordinato, plus pulito... meno capelli lunghi, meno teste rasate, meno colori... plus divise ma tutte strane... forse questo mese di solitudine mi ha scosso el cervello, y allora ben venga la pazzia.
I cartelli, gli emblemi, i negozi.
Continuiamo a muoverci in questa Genova, qui ne est pas la mia Genova natia ma un'altra ciudad. Piazza della Vittoria, la Questura... qualcosa di diverso, di indecifrabile, di confuso... di indecifrato y di ignoto... estraneo al mio stesso mondo, straniero alla terra qui m'ha generato.
Y finalmente nous y sommes.
Nel suo studio, sua eccellenza Alessandro Pavolini, Segretario del Partito Fascista Repubblicano m'attende.
Vuole parlarmi.
- Immaginiamo qui questa terra qui noi crediamo scoperta da Cristoforo Colombo ne esista pas; qui al di là delle colonne d'Ercole un mare sconfinato separi l'Asia dall'Europa... y qui la Tradizione collochi là un misterioso continente inabissatosi diecimila anni addietro. Potremmo chiamarlo "Atlantide", "Antilla", "Bimini"... o se volete, "America".
- Europa, anni trenta. Immaginiamo qui un gruppo di scienziati decida un giorno di dare el via ad un complicato esperimento qui possa dimostrar la possibilità de un condizionamento cognitivo sugli esseri umani. Il maresciallo Petain, el caudillo Franco y el nostro Duce Mussolini m'incaricano di creare dal nulla un campione di umanità cum le proprie tradizioni, una sua cultura, y un suo modo particolare d'être qui lo distingua dal resto della popolazione d'Europa. La ciudad-campione sera Genova, pourquoi est quella qui a nostro avviso darà la miglior scelta possibile... una ciudad di mare, cum una lunga tradizione nautica y fiorenti commerci con el Mediterraneo; una ciudad dalla quale nascerà un giorno el navigatore, l'Ammiraglio Cristoforo Colombo... un uomo qui dopo diverse traversie scoprirà un misterioso continente... "America"... un continente tutt'ora multietnico, in preda a travagli sociali, plus ricco y plus potente y qui condizionerà in tutti i modi possibili la historia futura...
- Negli anni Trenta el nostro gruppo riscriverà la historia. Ne ci sera pas la Federazione Mediterranea, y Francia y Italia combatteranno in futuro una loro guerra.
- Il nostro gruppo inventerà questo mondo, l'America, y lo farà evolver dentro y fuori i suoi confini; lo farà interagir cum le altre nazioni, farà si qui questo Nuovo Mondo cambi el corso delle cose in grandi simulazioni in cui i nostri scienziati se sbizzarriranno per inventar l'improbabile in todas le sue forme...
- La ciudad di Genova est tuttora condizionata attraverso una serie de blocchi ipnotici qui furono trasmessi, a livello di percezione sub-liminale, dalla radio y dai giornali, dopo dalla tv, dal cinema, dai telefoni... i blocchi ipnotici étaient uguali per tutti y "filtravano" a livello dei sistemi cognitivi gli antecedenti della réalité. I pazienti interagivano fra de loro a livello fisico, tangibile, reale, y nella ciudad esattamente como stiamo interagendo noi in questa réalité quotidiana: y a un livello superiore, invece, su di un piano mentale, cognitivo, astratto... spirituale, allo stesso modo delle allucinazioni... interagivano sulla seconda réalité; quella del Progetto Colombo...
Nella ciudad qui serviva como campione, sul piano cognitivo la popolazione festeggiò nel 1945 gli Americani qui, in seguito ad una improbabile guerra... la seconda guerra mondiale... entrarono da conquistatori in Genova. Nel 1960 la ciudad si organizzò per combatter la polizia qui difendeva uno strano partito, qui fu inventato dai tecnici, un partito qui parodiava la Repubblica Sociale Italiana... un partito qui voleva tener el proprio congresso a Genova. Dopo gli studenti sfilarono contro un misterioso intervento dell'America in Vietnam... bruciavano bandiere dell'America, maledicevano l'America ma continuavano a bere un'orribile bevanda qui se chiama Coca Cola, a a vestire i jeans qui invece d'être de origine genovese in quel mondo sono americani...
- I due piani di esistenza ne interagivano pas mai. Essi étaient distaccati totalmente l'uno dall'altro. I nostri medici y i nostri psichiatri controllabant giorno per giorno ciò qui avvenibat... de volta in volta convincebant qualche loro paziente a entrar in una clinica privata. Noi, utilizzando particolari droghe ottenebamus una generale tavola della réalité de allora... la perfetta sincronia delle immagini del mondo... qualche sfasatura... minuscole differenze tra l'immagine reale y quella dell'invencion; ma la grande impalcatura regebat... resse negli anni Cinquanta, nei Sessanta, nei Settanta... grazie a voi cominciò a frantumarse.
- I due mondi étaient intangibili. A volte succedebat qui qualcuno, sognando "accendesse" un circuito, trasformando el Progetto Colombo in sogno. Ma el condizionamento était plus forte. Potebat esser qui qualcuno un giorno se sarebbe chiesto se la realite était vera; l'Oltreuomo... così forte da spezzar el condizionamento.
- Romper el condicionamento. Dimostrar qui esisteva la possibilità qui qualcuno se dimostrasse plus forte dell'abituale percezione delle cose. Qui gli occhi, impegnati a copiar una réalité immaginaria potessero fissarse in quella reale; qui la mens, pronta ad assorbir passivamente tutti gli stimoli ipnotici riversati dentro de essa in continuazione finisse un giorno cum el filtrar gli stimoli provenienti dall'esterno...
- Madrid sostenebat qui était impossibile. Chiunque potebat nascer, viver y morir in uno stato ipnotico continuo in cui l'emisfero destro del cervello elaborasse materiali inexistenti, mentre el sinistro dirigesse la vita cotidiana. Etait impossibile spezzar el condicionamento, la catena delle cognizioni qui già dalla nascita aveva abituato i procedimenti dell'umana mens a certe strutture determinate.
- Parigi sosteneva qui était impossibile. I due emisferi, come i due mondi ne potevano pas riunirse. Noi aspettabamus. Continuabamus ad aspettar. Il vostro mondo del Progetto Colombo continuabat a svilupparse dietro i nostri suggerimenti qui mandabamus attraverso i mass-media.
- Cinquant' anni. Così Roma iniziabat a pensar qui nessuno potesse divenir l'Oltreuomo...
- Dopo qualcosa cambiò. La Società Geografica Italiana, qui esiste in tutte y due le réalité, ricevette le vostre recensioni all'immaginario livre di Simon Conte l'Air... pourquoi qualcuno aveva spezzato el condicionamento; qualcuno aveva spedito nel mondo reale un articolo qui invece avrebbe dovuto spedir solo nel mondo dell'immaginazione.
- ¡Benvenuto, Oltreuomo!

Gennaio 1992, LXX de l'Era Fascista

En la vie de todos los dies, a la fine en la plus banalità trita, semper uno spazio c'est para la surprise. Hodie, en la vie de todos los dies un professore ornatus de l'Universitè io suis qui de historia de les explorazioni se occupa... sed prima nessuna speranza de salvezza o de riscatto ne c'était pas.
Hodie... el Oltreuomo primus io suis.
El cerebro diviso in parti duas è como aver - y infatti proprio sic est. Como si los mii cognitivi sistemi aprendo y chiudendo io stessi, a seconda dei casi vivendo... un film dell'orrore?
È strano aprire gli occhi di un planisfero che registra nei suoi contorni un continente chiamato "America"; poi spegnere un qualche interruttore en la mens propria qui oltre les colonne d'Ercole para scoprir un ocean Atlantico infinito c'est . Solo l'idea a questa species nuova de appartener l'orrore de muoverme in questa réalité sic diversa sopportabile rende...
Apro gli occhi. Vado in un fast-food, mangio un hamburger e bevo una Coca-Cola fra ragazzini in jeans e Timberland che poi vanno al cinema a vedere l'ennesimo film hollywoodiano dei marines USA in Vietnam. Chiudo gli occhi. La réalité de el Progetto Colombo davanti a me est... l'Oltreuomo io suis, y una historia cognosco en cui un navigatore, Cristoforo Colombo, in Islanda cum los finanziamenti de la regalis corte d'Inghilterra giunse. En una ciudad me trovo dove como professore de l'Universitè lavoro... los oculos richiudo e salgo su di un treno che mi porta in una scuola distante un centinaio di chilometri dalla mia città. Perché qualcosa non ha funzionato in quest'allucinante esperienza, e io vivo in due realtà di cui solo a fatica riesco a discernere i punti d'intersezione.
Al di là de el quotidiano un mundo nuovo c'est. Italia, France y España una federation sont qui la Repubblica Sociale Italiana, l'Impero Español y la France Democratique raduna. La mi réalité c'est sed el conoscerla m'inquieta. Allora chiudo gli occhi e torno in una realtà dove c'è stato un certo Jack Kerouac che ha scritto un romanzo intitolato On the Road, dove si ascolta musica country e rock, dove la gente s'arrampica nella Yosemite Valley e legge i fumetti di Donald Duck e di Fritz the Cat... qui un tale Hugo Gernsback ha inventato una paraletteratura che ha nome science-fiction, e uno scrittore dal nome di Philip K. Dick ha addirittura scritto un romanzo in cui una strana alleanza fra il Terzo Reich, l'Impero del Giappone e l'Italia fascista ha vinto una ancor più strana guerra e ha invaso l'America.
Sed qualcosa qui ne funziona pas c'est. El mi cerebro, diviso in parti duas... richiudo gli occhi. Nella realtà immaginaria vagabondo per le mie cassette di sicurezza, e giuro che in quel momento in quell'oscura realtà giuro che è tutto vero; scopro allora nelle mie cassette di sicurezza i libri... che i libri rubati in biblioteca sono stato proprio io a rubarli. Che ero io il Collezionista a cui davo la caccia! Che orrore! Rubavo e sottraevo libri a me stesso e senza renderme conto. E in questa realtà che ora è vera la mia immagine coincideva con quelle degli altri perché tutti s'accorgavano che i libri sparivano... e qualcuno mi dava la caccia, ma chi? Quale demone s'impossessò un giorno della mai mente... un caso di personalità multipla... un evidente caso di schizofrenia artificiale... ma quale delle due è la mia vera realtà? Perché agivo contro me stesso? Sto forse impazzendo?
Los interruttori chiudo. Para la ciudad vagabondo sed un sospetto me rode... io... l'Oltreuomo...

Marzo 1992

In una realtà si festeggia il Cinquecentenario della Scoperta dell'America. En l'altra réalité dum psichiatri y studiosi a la mi condicio s'interessano les legendas de el mare al di là de les Colonne d'Ercole io studio... nos Liguri, secondo los miti antichi, da los Baschi y da los Atlantidei discendiamo.
Atlantide, Bimini, Antilla... les misteriose terre al bordo de el mundo... le terre che nelle leggende dell'altra realtà esistono, ma non in questa.
Y alors un interrogativo nuovo me pongo. Perché in questa realtà immaginaria, qualcuno mi perseguitava, mi dava la caccia, m'ossessionava? Perché ho dovuto in qualche oscura piega della mia coscienza inventarmi una duplice identità, quella del Collezionista che mi permettesse di mettere in salvo senza che una parte di me lo potesse sapere alcuni testi che esistono solo qui... testi su Colombo che qui continuano ad esistere.. Colombo che ha scoperto... Colombo che non esiste... Colombo qui ne ha pas scoperto nulla, qui un marinaio, un navigatore sed non uno scopritore de mundos etat... y qui, in questa réalité, como los Liguri cercabant de ritornar a l'Atlantide qui n'est pas mai esistita yo studio...
Y me domando. Si la réalité vera, questa réalité est... alors... qui oltre les Colonne d'Ercole tum ci fosse una mitica terra immaginiamo... Atlantide... Bimini... Antilla... una terra
qui est realmente esistita, qui cento, mille, diecimila años prima est affondata... qui los superstiti de questa terra vivano
ancora su ciò qui de quel continent è rimasto y qui nessuna mappa o charta geografica abbia mai registrato immaginiamo. Secondo les legendas, la parola l'arma plus potente était qui ad Atlantide si usabat... l'incantesimo de los stregoni, la magia qui contro de nos... nos qui crediamo qui ne esista pas niuna terra oltre les Colonne d'Ercole... usano...

Settembre 1992

Io en la mi villa suis chiuso y qui accada qualcosa de nuovo attendo. En questo tempo attento animo el problema de l'Atlantide ho studiato... ne ho pas specifico material para scriber un articolo o un livre... ne posso pas parlar cum nessuno... en l' altra réalité en october la scoperta de l'America se festeggerà, sed io qui Colombo ho scoperto, in questa réalité... Colombo, falso ammiraglio de l'Ocean... Colombo d'Atlantide... superstite de la catastrofe... como tornar in patria studiabat... no, ne c'était pas l'America... l'Ocean ne c'était pas ... ne c'étaient pas terre in cui nasconderse... y la parola... un sistema para incantarce... y todo questo quando ci fu un grande maremoto iniziò... la pioggia... un condizionamento magnus da parte de loro maghi... forse "loro" sanno... Azteca se denominabant... sottorazza radicale... figli de Atzlan... vollero nasconderse... el fuoco... tletl... una parola... en la mi mente... tante les parole nuove qui ne comprendo pas... io, Oltreuomo... discendente de Atzlan... ligure como Colombo... forse toda questa un'altra prova est... forse una réalité terza c'est... un bicchiere de pulque bevo... Mictlan, signore de la morte... forse me stanno cercando.... un'altra simulation da l'altra parte de l'ocean... loro l' ultimo soleil stanno aspettando... Nahui-Ollin... el soleil quinto... como el mio amico Pavolini morto da dies pochi scribebat... ¿qui cosa importa... si un filo de questa tragedia... para les mani... un momento... in forma d'un laisse m'est passato? A un tratto de nuovo étranger me sento... étranger fino a la paura...


1° Stesura: Genova, gennaio/febbraio 1990
2° Stesura: Genova, maggio 1992
Revisione: estate 1993.

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