Greg Egan, l’australiano

Domenico Gallo
Ogni ricordo è un furto
(Permutation City, 1994)

Greg Egan è nato a Perth, in Australia, nel 1961, ed è sicuramente l’autore di spicco dell’ultima generazione di scrittori di fantascienza. Molto attivo in Rete, su Internet sono consultabili diversi siti che offrono i suoi racconti e interventi critici sulle sue opere; purtroppo non ci ha concesso neppure una sua foto da pubblicare su Pulp in occasione del primo articolo italiano che gli viene dedicato. A parte questo alone di mistero che circonda il suo volto, Greg Egan è molto disponibile a parlare di sé e della sua narrativa. In Italia è stato pubblicato il romanzo Quarantine (insensatamente tradotto come Terra Moltiplicata), del 1992, e alcuni racconti molto interessanti come "Axiomatic", "Wang’s Carpets", "Into Darkness", "The Extra", "The Moral Virologist" e "The Vat". Nonostante che questi testi siano davvero interessanti e innovativi, di lui si è parlato ancora molto poco. Ora, con la traduzione italiana di Permutation City, il suo romanzo del 1994 ora pubblicato dalla Shake, Egan presenta un ulteriore prova del suo talento. Apparentemente la sua è una narrativa controcorrente rispetto al cyberpunk e alle tendenze postmoderne. I romanzi della sua trilogia della Subjective Cosmology (Quarantine, Permutation City e Distress) sono ambientati attorno alla metà del prossimo secolo, eludendo l’interesse e il fascino per l’impatto delle tecnologie sul presente che sono stati tra i principali motivi di successo del cyberpunk. Egan, invece, si concentra sul futuro, e, in un certo senso, ritorna ad alcuni strumenti della fantascienza classica abbandonati nei primi anni ’60, come l’interesse rigoroso per la hard science. Le scienze su cui specula Egan, però, sono quelle tradizionalmente trascurate dalla fantascienza tecnologica, come la relatività e la meccanica quantistica, o i nuovi filoni quali le neuroscienze e la teoria del caos.

Come Egan chiarisce, "Quarantine presenta alcuni aspetti tipici del cyberpunk: una forte ambientazione urbana, flussi di dati scambiati tra i computer delle mega aziende, modificazioni cerebrali, spionaggio e complotti industriali. Ma il nocciolo di Quarantine è la speculazione scientifica e questo non è un tema del cyberpunk. Io credo che si debba distinguere tra libri con ambientazioni cyberpunk, come è Quarantine, e libri che presentano temi cyberpunk, come Neuromancer. Permutation City è basato su Intelligenze Artificiali e Realtà Virtuali, ma si tratta di un romanzo che non è cyberpunk. Lo spirito, lo stile, i personaggi e il modo in cui l’esplorazione dell’IA conduce alla fisica speculativa sono tutti completamente estranei al cyberpunk".

Dalla narrativa cyberpunk, e in particolare da scrittori come George Alec Effinger, Rudy Rucker, William Gibson e Bruce Sterling, ma anche da Thomas Pynchon, Egan riprende l’interesse per la scienza non determinista, ma la indaga con il rigore e la precisione che avevano contraddistinto l’ingenuo interesse positivista per i viaggi spaziali e per l’immaginifico futuro dei pulp statunitensi degli anni ’30 e ’40.

Quarantine estremizza la bizzarra ipotesi del fisico Hugh Everett, elaborata nel 1957, secondo la quale quando si effettua una misurazione quantistica non si induce la funzione d’onda ad assumere uno e uno solo degli stati possibili, eliminando tutti gli altri, bensì ognuno degli stati scartati origina un altro universo. In un caso del genere avremmo un ventaglio di universi possibili non comunicanti tra loro. Per riprendere la crudele immagine del gatto, che prima di aprire la scatola ha una funzione d’onda che lo descrive mezzo vivo e mezzo morto, avremmo un universo dove il gatto è vivo e uno in cui il gatto è, ahimè, morto. Quarantine è la storia di un uomo, Nick Stavrianos, capace di frequentare questi spazio-tempo reciprocamente alternativi.

Permutation City è un romanzo sui criteri di realtà, sul rapporto originale-copia, sui limiti della computazione, sulla vita e sull’evoluzione. Volendo citare Ruggero Pierantoni, si può dire che Permutation City è la storia di una realtà a bassa definizione capace di prendere vita. La personalità degli esseri umani viene digitalizzata e, attraverso modelli neurologici e algoritmi, viene riprodotta e fatta "vivere" in ambienti artificiali residenti nella rete dei computer. Queste Copie, a causa delle limitate risorse di calcolo disponibili, vivono al ritmo di un tempo soggettivo ridotto di sedici volte rispetto a quello esterno degli esseri in carne e ossa. In questa esistenza inquietante in cui sono calate le Copie (o più propriamente i backup digitali delle menti degli esseri umani), dove si corre il rischio di non essere ricalcolati dai processori imprevedibilmente impegnati nell’esecuzione di alti programmi, l’ossessione è quella della sopravvivenza digitale, di salvaguardare la rete e i server per mantenere quanto possibile la copia fedele all’originale. In questa strana realtà, in qualche modo simile all’impalpabile universo psichico condiviso descritto da Pat Cadigan in Mindplayers (tradotto in Italia dalla Shake), la copia, o il reale rallentato, in qualche modo il falso, acquisisce attributi propri che lo distinguono vero non più per la bassa definizione ma per il possesso di peculiarità originali.

Il testo è disseminato di osservazioni che descrivono il processo d’inspessimento della realtà digitale, come negli esperimenti di vita artificiale condotti da Maria Deluca ("La falsa chimica era sin troppo ricca, complessa, seducente") e nel complesso rapporto sentimentale tra Peer e Kate ("Kate sorrise, si portò alle labbra il cuore pulsante e gli diede un infinito bacio lentissimo" ). Un processo simile a quello realmente avvenuto con lo sviluppo della tecnologia della Realtà Virtuale. Da un lato alcune ricerche si sono poste l’obiettivo di raggiungere una riproduzione della realtà sempre più fedele, dall’altro molti artisti hanno utilizzato la plasmabilità dello spazio digitale per creare qualcosa di differente dal reale, di rappresentare l’inesistente con un sempre maggiore grado di realismo. In questo senso Permutation City si presenta una metafora della mente e delle sue possibilità di controllo. Un sistema di calcolo sufficientemente potente da controllare i cicloni (l’esempio di termodinamica del non equilibrio per eccellenza), come accade nel romanzo, è in grado anche di controllare la mente e la coscienza. Se le copie cercano disperatamente di essere come l’originale, nella maggior parte dei casi un corpo incosciente ibernato, il faustiano Paul Durham procede ostinatamente in direzione opposta, verso una nuova vita. Durham digitalizza se stesso e sottopone la propria Copia a esperimenti innovativi. "Nella prova finale del secondo esperimento era riuscito ad assemblare se stesso e l’ambiente circostante, senza sforzo, dal pulviscolo di istanti sparpagliati a caso, al rumore di fondo nel tempo reale. Certo, quel che aveva fatto il computer era stato architettato, era stato garantito che contenesse i suoi pensieri e le sue percezioni, codificati in calcoli apparentemente insensati. Ma, dato un insieme abbastanza grande di numeri realmente casuali, non c’era motivo di credere che non potesse includere, per puro caso, schemi nascosti coerenti e complessi quanto quelli che sottendevano lui." Come era stato per William Burroughs, l’interpolazione casuale è in grado di rivelare un senso nascosto che le sequenze accreditate neppure possiedono, o, alla Pynchon, nella rete e nel programma di realtà artificiale Autoverso esiste un intero mondo segreto con leggi proprie, un mondo in cui le Copie si pongono domande che gli originali non avevano osato porsi.

Domenico Gallo
Bibliografia italiana:
Collegamenti

IntercoM

Mondo - Ultimi arrivi - Autori - Argomenti - Testi in linea - Speciali
Premi della SF - IntercoM rivista - Collegamenti - Ansible