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Intercom numero 1 - ottobre 1979


Fanzine la chiave della soggettività
Domenico D’Amico
"Cane d'un figlio di puttana, villano, bastardaccio!"
(RE LEAR, I. iv.)


 È venuto forse il momento di dire pane al pane? Una volta poteva anche essere eccitante, ma ora tutto è subordinato alla semplice considerazione: nel mondo del Fandom c’è davvero qualche verità da rivelare, qualche insulto tabù, qualche trombone intoccabile? Alias, una volta detto che Luminati è un analfabeta, Iacovelli pazzo da legare, cosa rimane? La verità di solito è definita "nuda" per dare il senso dell’osceno (nel senso letterale della parola), che conserva tuttavia innegabili piacevolezze per chi sia un po’ meno puritano. Ma la "verità" del fandom è "camusa, bassa e grassa, guercia quasi senza fronte, e con solo due vecchi denti, prossimi a cadere, nella bocca puzzolente" (sorvoliamo sull’erisipela e le emorroidi); nella sua sgradevolezza, tuttavia suona in tono piuttosto neutro. Mi sembra, in sintesi, che ci sia una forte carenza di riflessione sulla specificità della fanzine, e in generale sull’attività "fandomestica". Ho avuto la presunzione, con i miei articoletti su Quark, di rompere con lo schema incredibilmente logoro della fanzine intesa come contenitore di recensioni e articoletti di vario genere (più, ovviamente, le notiziole), in questo favorito dalla preziosa periodicità di riviste come Quark e, ora, Intercom; mi piacerebbe che altri seguissero, tanto per dire, il mio esempio. Invece di scrivere recensioni perfettamente inutili, questi disgraziati dovrebbero utilizzare meglio le loro capacita creative, inventando balzane teorie sull’evoluzione della sf, interpretazione in chiave zoologica di qualche classico dell’età dell’oro (tutti i personaggi sono stupidi come galline), credo che dicendo magari qualche sciocchezza (ma volontaria: non come adesso), il risultato ci sarà. La fanzine è solo un mezzo di auto-affermazione; una volta compreso questo, diventa ridicolo fare recensioni e "ritratti"; bisogna mettere se stessi sulla pagina, o meglio la metafora del risultato di un’interazione (tra cultura esterna e personale). Dovrebbero capire una cosa ormai ovvia: non abbiamo un contenuto mentale che poi esprimiamo con parole, è il pensiero stesso che si identifica col linguaggio: parlare è il processo razionale. Diviene così ovvio come ciò che scrivo caratterizzi più me che l’argomento di cui parlo (anche senza scomodare la psicanalisi): si tratta in breve dell’atteggiamento di fronte alla scrittura; può sembrare un fattore mistificato, ma è quello che ha tenuto in silenzio Ubik per così tanto tempo: il superarlo ha per noi significato l’allontanamento dal concetto assertivo di critica che nella sua forma più edulcorata domina nel fandom, e finalmente stiamo realizzando il numero tre.
È del tutto incidentale, ma è possibile che costituisca una specie di esempio, anche se sarebbe segno dei tempi che i pazzi guidassero i ciechi.



San Martino, San Martino, suona le campane, suona le campane, FAN din DOM, FAN din DOM, FAN din DOM
Pippo Marcianò

Innanzi tutto mi scuso con Martino, forse avrei dovuto mettere questo brevissimo pezzo sulla sua Fandom tra le notizie dell’editoria, in quanto questa nuova pubblicazione viene presentata come una vera e propria rivista; ma siccome la pubblicazione prende il nome di Fandom mi è parso giusto parlarne qui. Conosco abbastanza bene l’iniziativa di Martino, per avere uno scambio epistolare con lui, anzi ad un certo punto da parte di Martino era stata ventilata la possibilità di fare insieme questo notiziario. Un momento non vorrei che qualcuno di voi non sapesse che cos’è Fandom, penso che tutti voi avrete ricevuto il foglio pubblicitario spedito in 8000 copie (ma non era una fotocopia?); comunque per chi non sapesse che Fandom inizierà ad uscire ad ottobre (mese di fioritura) è un notiziario da libreria sulla sf. Continuando il discorso precedente, devo dire che non ho potuto accettare l’invito venuto da Martino per diversi motivi, sia di ordine pratico/realizzativo, sia d’indirizzo culturale.
Accantonata questa ipotesi di lavoro comune, Martino è andato avanti con il suo notiziario da libreria ed io con Intercom. Ho davanti agli occhi il foglio spedito da Fandom per pubblicità, il contenuto di questo foglio mi ha colpito, in particolare quando dice che "scopo principale del nostro notiziario è di appacificare i fans italiani, divisi da tante invidie e fratture", ma mi chiedo: Martino è la persona adatta ad appacificare il fandom, mi sembra che sia troppo sbilanciato da una parte per tentare di ottenere questo abbraccio collettivo, oltretutto mi sembra che sia nell’occhio del tifone, cioè dentro le polemiche per poterle appianare. Ma perché questo appacificamento? Perché tentare di annullare le differenze di idee all’interno del fandom nel tentativo di farlo diventare un’utopica isola d’amore che ci protegga dalla brutta realtà? E no! Mi sembra giusto e salutare che ci siano divisioni e polemiche che riflettano le differenze di idee tra i fans, che ricordiamolo, e Martino sembra averlo dimenticato, sono degli uomini (insomma... quasi tutti) che non possono né debbono astrarsi dai problemi della società, ne delle ideologie che debbono riflettersi anche nel fandom. In questo modo Martino potrà appacificare solo quelli che la pensano come lui. Attendiamo di poter leggere in n° 0 di Fandom, che dovrebbe essere spedito a fine settembre (quindi è probabile che lo abbiate già ricevuto), per dare un giudizio più approfondito; infatti quanto abbiamo detto su Fandom è fatto sulla base di programmi espressi nel volantino pubblicitario e sulle lettere ricevute sull’argomento da parte di Martino.



Notizia

Il caro corrispondente Hugh Maylon ci ha fatto sapere che la prossima opera della tanith Lee che verrà pubblicata dalla Libra verrà venduta insieme ad un pacco-regalo contenente una bambola gonfiabile in formato uno a uno raffigurante Tatith Lee!!! Tutto questo per la gioia degli ammiratori della bella scrittrice. Per le ammiratrici la bambola avrà una sensibile modifica, ehm... Fatevi sotto (o meglio fatevi sopra); l’occasione è unica



Dimensione cosmica numero 5/6 (recensione)

Ottimamente stampata (cominciamo con un complimento), D.C. (si è rovinata la reputazione con questa sigla) ci propina uno speciale su Tolkien zeppo di articoli di critici e meno critici. Perché leggiamo Tolkien? ci chiede De Turris nell’editoriale? Perché ci piace e basta e si badi bene non ci entusiasmiamo e non smaniamo di eroiche gesta di cavalleresche tenzoni leggendo le sue opere. Apprezziamo la capacità di Tolkien di avvolgere il lettore in rete magica e incantata e di costruire delle fiabe, e basta. Non ne facciamo il cantore della "fuga ideale".

Fatta questa precisazione, parliamo velocemente degli articoli. Istruttiva la biografia tracciata da De Anna, che ci sembra priva delle espressioni altisonanti degli altri (non tutti) articoli dello "special". Vogliamo citare l’ultima frase di questa biografia: "Ecco perché non possiamo rivendicare Tolkien a una parte politica come non possiamo condannarlo nel nome di ideologie". Martino, Fusco e De Turris, Tarchi e Voglino scrivete su un quadernetto a righe (tipo V elementare) 500 volte questa frase e poi riscrivete i vostri articoli su Tolkien. degli altri articoli voglio citere quello di Pagetti, il quale in una premessa precisa i termini e i modi del suo approccio a Tolkien, che è inutile dirlo non hanno niente a che vedere con gli altri "critici". Non voglio dilungarmi su un argomento già in altri luoghi discusso e cioè l’interpretazione da Destra delle opere di Tolkien, mi limito a citare alcuni degli articoli di D.C. 5/6: Tarchi, "Il mago di Oxford"; De Turris e Fusco, "Miti e simboli"; Martino, "Tolkien tra fuga e speranza"; Pagetti, "The Hobbit"; Palusci, "Quotidiano/Fantastico. Alternanza strutturale del primo capitolo di The Hobbit; Voglino, "Sapienza del fantastico e demonia del mondo moderno"; Lippi, "A un passo dal piccolo popolo". La cosa più stupida di tutto il fascicolo sono le barzellette di Giorgio Ferrari.


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