RUDY RUCKER E LA FANTASCIENZA QUANTISTICA RELATIVISTICA

Domenico Gallo


 

L'inaspettato successo del cyberpunk ha elevato William Gibson e Bruce Sterling, senza molta possibilità di appello, a icone del disordine di fine millennio, della perdita di controllo dei processi tecnologici e biologici, dell'esplosione dell'offerta informativa e della conseguente saturazione. Senza togliere nulla ai numi tutelari di un movimento letterario che ha avuto il merito di presentare una fantascienza adagiata sopra realtà e destinata a essere uno degli strumenti più efficaci della concezione realista, sicuramente Rudy Rucker ha sviluppato nelle sue opere una visione di questa epoca ancora più profonda. Fisico, matematico, logico, Rudy Rucker ha avuto le informazioni necessarie per comprendere come il paradigma della scienza del Novecento si fosse ripercosso violentemente sulla società, seppure senza clamore, iniziando a deformare e a corrompere la struttura portante dell'epoca moderna. Con Heisenberg, Born, Bohr, Jordan si chiude il progetto di Newton, Langrange, Euler e Maxwell e se ne apre un'altro, così come lo scarsamente considerato Rucker, affiancato da letterati del calibro di Don De Lillo, Kurt Vonnegut e Thomas Pynchon, segna la progressiva perdita di senso della letteratura del Novecento e il suo allontanamento dalla vita, dai desideri e dalle ossessioni dell'uomo contemporaneo. Se Sterling reclama una cultura in cui scienza e umanesimo non siano più separati, Rucker presenta un mondo selvaggio preda di principi e di teoremi, rappresentazione macroscopica dei misteri del microcosmo.

Boltzmann, Einstein e Plank, scienziati solidamente ancorati alle concezioni classiche (o forse dovremmo dire moderne), si erano rivolti al mondo microscopico delle molecole e della radiazione sottintendendo che il paradigma dovesse essere il medesimo, ovvero che le leggi che ci governano dovessero valere anche per i costituenti primi di materia e realtà. Come è noto la natura li smentì, o, come ironicamente scrive Thomas Kuhn, "gli esperimenti si mostrarono ancora una volta ostinati", avviando, dopo l'effetto Compton, l'esperimento di Stern e Gerlach e l'interferenza dell'elettrone, la stesura di una nuova fisica, l'abusata teoria quantistica. Einstein, con l'introduzione del fotone, dimostrò le lacune della fisica teorica del suo tempo, ma rimase decisamente ancorato all'idea di una scienza microscopica incompleta, insoddisfacente e ambigua, come denunciò pubblicamente nell'articolo scritto con Podolsky e Rosen, "La descrizione della realtà può essere completa?". Dunque il microcosmo segue altre leggi, o meglio si dispone a essere osservato attraverso misurazioni quanto mai problematiche.

L'assunto di Rucker, e di Pynchon, è simile a quello di Einstein e Plank verso la fisica, ma di verso opposto, sostenendo che le leggi della fisica dell'infinitamente piccolo, come quelle delle velocità prossime a quelle della luce, valgono nel mondo macroscopico, e gli uomini devono sottostare a un'esistenza paradossale come le particelle elementari.

Il sospetto di vivere in un mondo quantistico serpeggia da tempo nella fantascienza come nella letteratura ufficiale, mentre un'altra idea scientifica ha ottenuto un esagerato successo: la teoria del caos. Oltre a Pynchon e Vonnegut, altri autori come Martin Amis, James Ballard, Jeff Noon, Greg Egan, Alec Effinger hanno sondato le ambiguità dell'inversione temporale e della teoria di Hugh Everett sulla moltiplicazione degli universi.

Harry Gerber, il protagonista del romanzo di Rucker Signore dello spazio e del tempo, annunciato da Einaudi, ha le idee molto chiare in proposito, " ... è da un po' che penso a come fare per controllare lo spazio e il tempo. A me sembra che basti aumentare il valore della costante di Planck di parecchi ordini di grandezza". Volendo generalizzare questo concetto, Rucker esplora un nuovo paradigma attraverso la letteratura, quello che la concezione fisica microscopica inizi a invadere il mondo macroscopico. Si tratta di un'invasione strisciante, ma, sempre più frequentemente, nella fantascienza trovano posto, in luogo di mostri e alieni, Hilbert, Einstein, Heinsenberg e Gödel.

Osservando i testi di Rucker, a partire da Luce bianca, è evidente come, seppure con decenni di ritardo, sia diventato urgente riflettere su come la scienza di base sia diventata una chiave per comprendere le interazioni culturali della fine del secolo. Se leggiamo nelle ipotesi di Einstein sul quanto d'energia di luce una rottura con la fisica classica, o forse dovremmo dire moderna, nulla impedisce di definire le teorie fisiche sviluppate successivamente come postmoderne.

Tutto il cyberpunk, di cui Rucker e Shirley sono degli anticipatori, si contraddistingue per presentare storie in cui le biotecnologie, la microelettronica e le tecnologie dell'informazione si sono mescolate tra loro e sono letteralmente entrate nel corpo dell'uomo. Come nota Brian McHale in un suo saggio "Elementi di una poetica del cyberpunk", fantascienza e letteratura postmoderna hanno in comune un orientamento ontologico, ovvero si pongono domande come "che cos'è un mondo? che cosa lo costituisce?". Sicuramente Rucker è l'autore che scava più in profondità e utilizza in maniera più ardita le potenzialità ontologiche del genere, ponendosi domande del tipo: cosa accadrebbe se le leggi della fisica quantistica, della relatività generale, della teoria del caos fossero valide nella vita quotidiana? In realtà gli altri scrittori cyberpunk sono molto meno profondi, limitandosi a riflettere sull'impatto tecnologico e ignorando le possibilità speculative che la matematica e la fisica offrono.

Ne "L'ultimo ponte di Einstein-Rosen", un breve racconto di Rucker del 1983, una piccola sfera raccolta per terra da un ragazzino è in realtà una scorciatoia nello spazio-tempo, ovvero un wormhole, una sorta di budello che mette in comunicazione punti molto lontani nella geometria convenzionale altrimenti non connessi. In un raptus di follia il padre del ragazzo scaglia la sfera contro il muro. "In un attimo la sfera scomparve. Due fogli perforati di spazio-tempo si lacerarono... i bordi erano ormai troppo lontani. L'universo andò in frantumi". Come in molti suoi racconti, Rucker costruisce la trama come si trattasse di concepire esperimenti mentali, di estrapolazioni, di giochi matematici, cercando di supplire alla difficoltà di rappresentazione della fisica più avanzata. Ma non si tratta di divulgazione ben fatta, come nei volumi di Rucker La quarta dimensione e La mente e l'infinito, piuttosto di una modalità espressiva spesso utilizzata nell'attività scientifica stessa. Si tratta di una forma retorica presente nei romanzi di Rucker centrati sull'informatica e la robotica, come Software, Wetware e Le formiche e il computer, dove si ritrovano, espresse sotto la forma della fantascienza, le esposizioni di paradossi che hanno accompagnato la cibernetica a partire dagli scritti di Turing e Wiener. Specialmente in Software e Wetware il problema della definizione di mente richiama i testi di Putnam e di Kripke, le loro storie complesse, le loro sottili metafore.

La narrativa di Rucker è estremamente piacevole, spregiudicata, allegra, come la scienza dovrebbe essere, e troppo spesso non è. Oltre a presentare le grandi complessità del pensiero scientifico Rucker non manca di prendere una decisa posizione nei confronti della comunità scientifica, dell'isolamento culturale in cui gli scienziati sono stati intrappolati per secoli. I geniali sfaccendati protagonisti delle sue storie, più vicini ai barboni che ad azzimati professori universitari, provengono dal retroterra hippy della contestazione californiana di cui mantengono la concezione libertaria e gli ideali di vita frugali. In questa ingenuità West Coast sono presenti molti dei limiti del movimento hippy, primo fra tutti il sogno di una potenza infinita che si realizza attraverso i poteri sviluppati dal microcosmo, come accade ai protagonisti di Signore dello spazio e del tempo. Harry Gerber è un demiurgo che, coerentemente con gli assunti della fisica quantistica, crea la realtà nel momento in cui la pensa. Secondo la gelida interpretazione di Copenaghen, l'osservazione di una proprietà di un oggetto quantistico impone all'oggetto una manifestazione coerente con la misura, l'estrinsecazione di una possibilità d'esistenza. Ma non si tratta di qualcosa di conosciuto solo probabilisticamente che assume un'evidenza macroscopica, bensì di qualcosa che assume una realtà concreta solo in seguito a una misura. Dietro la vicenda comica di Luce bianca e Signore dello spazio e del tempo si cela qualcosa d'inquietante, un potere della natura che si accanisce sull'uomo con i suoi disegni inconcepibili, dove solo la matematica, come sosteneva Galilei, costituisce una guida adeguata. Una nebbia tragica vela le storie di Rucker, quasi la fisica quantistica sia l'estrinsecazione di un inconcepibile complotto, uno svilupparsi di segreti che riavvicina Rucker a Pynchon, un uomo ossessionato dall'entropia e dalla perdita di controllo implicita nel passaggio dal macroscopico al microscopico. Un complotto che non si limita alla fisica, ma che coinvolge la matematica di Cantor e il concetto di infinito. Anche insiemi di numeri nascondono in sé qualcosa di misterioso, indicato dalla cardinalità confrontata con l'aleph zero dei numeri naturali, e l'astrazione massima del matematico, attraverso i modi della fantascienza, diventa metafora letteralizzata, e le pagine di Cantor, senza perdere nulla del loro ottocentesco rigore, diventano il mondo di Luce bianca.


 © Domenico Gallo 1998, 1999
pubblicato su Pulp n°12
Altre risorse
Home Page di Rudy Rucker
IntercoM Profilo di Rudy Rucker
IntercoM Quattro domande a Rudy Rucker
Marco Mocchi Rucker, Escher, Dick: tassellature di mondi fantastici