Sangue sintetico: la fine del cyberpunk in Italia

Marco Mocchi

Nel novembre '97 appariva sulle pagine della rivista Pulp l'articolo Fantascienza italiana: la terra dei cactus, dove Domenico Gallo ripercorreva brevemente l'evoluzione del genere "fantascienza" nel nostro paese, sottolineando le avvisaglie di crescente interesse per la fantascienza targata Italia da parte dell'editoria nostrana.

A un anno e mezzo di distanza possiamo stendere un bilancio della situazione: il risveglio c'è stato, le premesse c'erano e sono state rispettate. Mondadori ha ristampato in un volume unico i primi tre romanzi della serie di Eymerich, di Valerio Evangelisti; Urania ha pubblicato quattro romanzi (Picatrix, la scala per l'inferno e Cherudek di Valerio Evangelisti, il Premio Urania Ai margini del caos di Franco Ricciardiello e I predatori di Gondwana di Stefano Di Marino) e una raccolta di racconti (Strani giorni a cura di Franco Forte); Castelvecchi ha dato alle stampe un agile volume di critica, Storia del romanzo di fantascienza di Fabio Giovannini e Marco Minicangeli (un testo di questo tipo mancava da anni); le riviste-libro della Perseo Libri hanno ripreso vigore ed escono a scadenze regolari; Garden Editoriale è ritornata nelle edicole con Nuovo Millennio, rivista che ha pubblicato nel primo numero 19 racconti italiani tratti da Delos; è uscito il primo numero della rivista di critica e narrativa di fantascienza Carmilla; ShaKe ha pubblicato Retrofuturo, antologia di Vittorio Curtoni, nella sua collana di prestigio.

Il merito di questo rinato interesse per la SF è da attribuire in parte allo straordinario e meritato successo di Valerio Evangelisti, che ha dimostrato l’esistenza di un mercato della fantascienza italiana se lo si affronta con opere scritte con mestiere, e in parte al fenomeno del cyberpunk e al suo devastante impatto sull'immaginario collettivo: il cyberpunk, con la sua capacità di convertire in icone e metafore la straordinaria evoluzione tecnologica post-industriale, il bombardamento di informazione di fine millennio e i loro riflessi sulla società ha saputo imporre una nuova visione del mondo, influenzando radicalmente le filosofie di pensiero in ambiti diversi, non solo legati alla fantascienza.

copertina di Sangue SinteticoIn questo panorama di risveglio editoriale, si inserisce Sangue Sintetico - Antologia del cyberpunk italiano, curata da Roberto Sturm e pubblicata dalla piccola e promettente peQuod di Ancona.

E’ inevitabile il confronto con Cyberpunk, antologia di racconti cyberpunk italiani a cura di Franco Forte, pubblicata nel novembre 1995 da Stampa Alternativa: mentre in questa raccolta si affrontava il genere cyberpunk sull’onda del suo crescente successo (nella sua forma narrativa era esaltato dall’edizione italiana dell’Isaac Asimov Science Fiction Magazine curata da Brolli per la Phoenix), sfruttandone l’impatto iconografico e visivo a livello di forma, senza però cogliere appieno la forza innovativa di questo genere e restandone lontano a livello di contenuti (se non in pochi racconti), Sangue Sintetico coglie e sviluppa coscientemente e in maniera definitiva le tematiche cyberpunk, segnando implicitamente anche in Italia - con leggero ritardo rispetto ai paesi di lingua inglese - il definitivo tramonto di questa corrente di pensiero intesa come genere letterario.

L'antologia si apre con un'interessante introduzione di Roberto Sturm, che sottolinea come il cyberpunk si sia rivelato letteratura di indagine e di analisi del presente, e comprende undici racconti di altrettanti autori: (in ordine alfabetico) Vittorio Catani, Giuseppe De Rosa, Emiliano Farinella, Franco Forte, Domenico Gallo, Francesco Grasso, Alberto Henriet, Franco Ricciardiello, Danilo Santoni, Francesco Scalone, Roberto Sturm.

I nomi degli autori non sono nuovi agli appassionati di fantascienza italiani: praticamente tutti hanno qualche appartenenza al fandom (in questa antologia c'è molto IntercoM: Farinella, Gallo, Ricciardiello, Santoni, Sturm e Antonio Folli - autore della visionaria illustrazione di copertina - sono redattori di IntercoM; e molti tra gli altri autori hanno gravitato, più o meno sporadicamente, attorno ad IntercoM): l'antologia si rivela infatti una dimostrazione della capacità degli autori di fantascienza italiani, espressa ordinariamente nelle fanzine o in altre iniziative amatoriali, e che straordinariamente sbocca nel professionismo, dimostrando di non avere nulla da invidiare ai colleghi stranieri.

I racconti riescono, con rara forza ed efficacia, ad esplorare le più caratteristiche tematiche cyberpunk: la fusione carne/metallo – uomo/macchina (Forte); la trasformazione del corpo umano che viene ridotto a merce (Catani, Sturm); la tecnologia che esalta la funzionalità e annulla la personalità dell'uomo, permeata in modo viscerale nelle sue abitudini (Farinella, De Rosa); la perdita del valore delle cose nel processo post-industriale (Grasso); l’evoluzione tecnologica che esalta il disagio e uccide la sensibilità umana (Henriet, Santoni); gli sconvolgenti effetti della tecnologia informatica sui sentimenti tramite l’interfaccia uomo-computer (Riccciardiello, Scalone); l’anarchia e il rifiuto delle potenze multinazionali nell'estremizzazione della figura degli hacker (Gallo).

Queste tematiche sono in realtà diversi aspetti di un solo tema: la "ridefinizione del concetto di identità, [...] il soggetto si è smarrito, incerto sulla nuova dislocazione fra corpo, mente e memoria", citando il saggio di Piergiorgio Nicolazzini che chiude il volume. Questa "ridefinizione" viene elaborata secondo le differenti - e a volte contrapposte - sensibilità degli autori, in ambientazioni anche molto diverse: Giuseppe De Rosa, in Soldati evidenzia il senso di disagio provocato dal distacco corpo-mente in un racconto ambientato in uno scenario di guerra ricco di particolari e di stupefacente realismo, nel racconto forse più avvincente per trama e forza inventiva; Franco Ricciardiello in Combat film immagina un futuro non troppo remoto, in cui le interfacce tra mente e computer sono tra i pochi prodotti della tecnologia a non aver perso la propria potenzialità durante la guerra, potenzialità che viene sfruttata in maniera raccapricciante per vivere in diretta televisiva le sensazioni delle persone morte in guerra; Danilo Santoni, nel racconto più surreale e italiano nell'ambientazione, Vita di sogno, sottolinea ancora il senso di inadeguatezza nei confronti di un'esistenza sdoppiata, provato da attori in carne ed ossa a causa dell’incarnazione virtuale di stelle del cinema del passato; Vittorio Catani in L'angelo senza sogni disegna un futuro remoto in cui la vita di un uomo è sconvolta dalla mercificazione dei suoi organi per una triste sopravvivenza; Francesco Grasso in Un soldo per i tuoi pensieri immagina un futuro dove la totale mercificazione delle idee è ordinaria quotidianità, nell'evoluzione di una società che ha il denaro come valore... questi sono solo cinque degli undici racconti, ma ogni autore sviluppa questi contenuti in modo originale e personale.

Il volume si chiude con due riflessioni: Mirko Tavosanis e Fabio Gadducci danno risalto all'apice espressivo del cyberpunk, il cui regresso ha lasciato inevitabilmente un vuoto interpretativo, mentre Piergiorgio Nicolazzini - nell'articolo già citato - individua nell'avant-pop una via per il post-cyberpunk.

Gli argomenti affrontati in questi due articoli mettono ulteriormente in risalto l'importanza di questo libro nel fare il punto della situazione, segnando la fine italiana del cyberpunk come genere e impostando allo stesso tempo nuove vie per un'analisi del presente attraverso le strutture tipiche della fantascienza.


immagine di Antonio Folli per Sangue Sintetico Sangue Sintetico
Antologia del cyberpunk italiano
a cura di Roberto Sturm
Ancona, peQuod, 1999
pagine 221, L. 22.000

© Marco Mocchi 1999
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