LA SCELTA

Roberto Rossi


 

Prologo




DALLA RELAZIONE PRELIMINARE DEL ‘CENTRO NUOVE SOLUZIONI', UFFICIO RICERCHE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELL'UNIONE.

COLLEGAMENTO GLOBALNET: SALA OTTAGONALE, PALAZZO DELL'UNIONE, WASHINGTON - SALA CONGRESSI 12, TORRE C.N.S., TOKIO.

12/4/2997.

[...]

Carter Sorensen, Presidente di turno del Consiglio dell'Unione: "Dottor Walint, le ricordo che questa sarà solo una relazione preliminare; le chiedo quindi di evitare di dilungarsi sui particolari tecnici, e serbarli per la relazione al consiglio scientifico. I verbali di questa riunione di primo livello saranno registrati e resi pubblici in forma integrale, perciò cerchi di essere chiaro e conciso, la prego."

Dewer Walint, direttore del C.N.S., Ufficio Ricerche: "…certo… certo, signor presidente. Ecco… abbiamo portato a termine lo studio e la progettazione di un Replicatore Ciclico di Unità Cerebralmente Memorizzate… un complesso sistema autogestito e indipendente che consente la replicazione a tempo indeterminato di… delle persone; una macchina dell'immortalità, signore".

Presidente Sorensen: "Cosa?? Ho capito bene?"

Dr. Walint: "Sì, signor Presidente. Ecco… in parole povere è un replicatore di cloni da un originale, nel tempo… una fabbrica di corpi, se permette un'espressione forse cruda e sicuramente semplicistica… in ogni modo è proprio così… Per ogni individuo viene creata una banca dati in cui è memorizzata la sequenza completa del DNA, ed in cui è registrato lo stato cerebrale dell'individuo stesso, vale a dire ricordi, conoscenza… emozioni, stato d'animo… livelli biochimici, elettrico-magnetici, e tutto questo è monitorato in ogni singolo momento. Si tratta di un vero e proprio monitoraggio in tempo reale: la banca dati, in effetti, conosce in ogni istante lo stato mentale di ognuno, con un livello di precisione mai raggiunto prima.

Per mezzo di una semplice iniezione endovenosa viene iniettato, ad ogni individuo che desidera… perpetuarsi, diciamo così, un ceppo di naniti, robot delle dimensioni di qualche decina di nanometri, che tramite la circolazione sanguigna si installano nel cervello, si organizzano, e si… aggregano in una struttura complessa, nel nostro caso un microprocessore.

Il microprocessore, di cui i naniti costituiscono la struttura e la matrice di elaborazione, viene alimentato dagli impulsi elettrici dell'organo cerebrale, e il suo compito è quello di trasmettere dati al computer centrale; dati sullo stato mentale, come ho detto. In parole povere è un rice-trasmettitore; un rice-trasmettitore che dialoga costantemente con l'unità centrale di elaborazione.

Ora, cosa succede quando l'individuo muore? Il cervello si spegne, ogni attività elettrica cessa, il trasmettitore non viene più alimentato; il computer non riceve più dati e sa, di conseguenza, che l'individuo è morto. A quel punto comincia immediatamente la clonazione di un individuo con lo stesso DNA, e ne vengono modificati i livelli elettrici e biochimici della materia cerebrale nella misura di quelli del… predecessore; dopo qualche settimana il clone è formato, viene iniettato nel suo sistema circolatorio un ceppo di naniti che costruiscono un nuovo microchip. Questo, una volta in funzione, riceve dal computer lo stato mentale che l'individuo aveva prima della morte, esattamente com'era quando è partita l'ultima trasmissione dati, l'esatto stato mentale, vale a dire tutti i ricordi accumulati, tutte le esperienze non perse durante la vita o le vite precedenti, addirittura lo stesso identico stato d'animo. Abbiamo così un nuovo essere umano, geneticamente identico al predecessore, ma con un cervello che praticamente non è mai morto; naturalmente si può decidere l'età del nuovo corpo… secondo i propri desideri…

Una mente immortale, una mente al di fuori del tempo."

[...]

Dr. Walint: "La Macchina, signor Presidente… così la chiamiamo per semplicità, noi del C.N.S., ha una capacità limitata ma, per quanto riguarda la gestione delle memorie, essa non presenta problemi di sorta: teoricamente potremmo immagazzinare e gestire separatamente in forma di giga-quid il cervello di ogni essere umano… Il problema riguarda la clonazione, che richiede energia, tempo e spazio. Diciamo che una macchina che garantisse l'immortalità all'intera umanità sarebbe fisicamente impossibile; i nostri calcoli riguardo alla gestione delle risorse, però, ci dicono che potremmo costruire una macchina che garantirebbe la vita a tempo indeterminato ad un massimo di 100 milioni di persone.

Il sistema è completamente automatizzato, e gestito da androidi di alto livello che possono assicurarne la manutenzione e l'efficienza per un tempo indeterminato, gestendone sia l'hardware che il software, sia della divisione computerizzata, sia della… fabbrica vera e propria".

Presidente Sorensen: "Ma cosa succede se si guastano macchina ed androidi? Si avrà la fine dell'immortalità? E gli androidi non sono forse macchine, soggette all'obsolescenza come tutte le macchine?"

Dr. Walint: "Oh, la sua domanda è più che legittima, signore; vede, il complesso è gestito a più livelli: in caso di guasto di uno o più androidi entrerebbero in funzione quelli di secondo livello, e se si verificasse, per un'incredibile coincidenza, un qualsiasi guasto ad uno o più androidi di secondo livello, entrerebbero in scena quelli di terzo livello. In ogni caso si parla di probabilità talmente piccole da non essere prese in considerazione… ecco, la probabilità che il sistema si guasti, e con esso gli androidi di primo, secondo e terzo livello, è così infinitesima che, teoricamente, non basterebbe l'intera vita dell'universo perché possa verificarsi. Per quanto riguarda la seconda domanda… beh, la risposta è molto semplice: gli androidi sono muniti di efficaci sistemi di auto-diagnosi… Si aggiustano da soli, signor Presidente…

Escludendo i particolari tecnici…"

[...]
 
 

DAL DIBATTITO FRA I MEMBRI DEL CONSIGLIO DELL'UNIONE SULL'ATTUAZIONE DEL PROGETTO C.N.S. ‘REPLICATORE CICLICO DI UNITA' CEREBRALMENTE MEMORIZZATE'.

COLLEGAMENTO GLOBALNET MULTIPLO.

2/12/2997.

[...]

Angwar M'Boto, Santo Padre della Cristianità Riconciliata: "Ma Presidente, qui si parla di una macchina infernale! L'uomo immortale? L'uomo che si pone al di sopra di Dio? A tanto arriva la nostra superbia? La creatura che si sostituisce al proprio Creatore? Ma non avete pensato nemmeno un istante alle implicazioni religiose, filosofiche, morali… alla portata dei cambiamenti sociali che una tale… ‘invenzione' può comportare?"

Evelin De Veer, Presidente di turno del Consiglio dell'Unione: "Se siamo qui, signor M'Boto, è proprio per valutare queste implicazioni, sia dal punto di vista morale e religioso, che dal punto di vista economico e sociale, e…"

Angwar M'Boto: "Ebbene è semplicemente inammissibile, è contro la nostra fede, è contro il Dio che ognuno di noi ha elevato sopra di sé come custode e punto di riferimento…"

Yang Lee, coordinatore Ufficio Ricerche: "Ognuno di noi, signor M'Boto? Ogni singola persona? C'è anche chi al suo o ad un altro Dio non crede affatto, sa? Io sono uno di quelli, e mi sento di poter parlare a nome loro, ma non per presunzione, solo per dargli una voce; c'è chi ha altro a cui credere, c'è per esempio chi crede fermamente nella scienza, che nei secoli ci ha fatto progredire, conoscere… sentire meno insignificanti… e nello stesso tempo, crescendo il sapere, è andato diminuendo proprio il valore del suo Dio…"

Angwar M'Boto: "Il 70% della popolazione mondiale crede in un essere supremo, signor Lee. Avete pensato, almeno per un secondo, a come verrebbero schiacciate superbamente al suolo la loro fede e la loro speranza…"

Yang Lee: "Escludete dalle vostre considerazioni il rimanente 30% così apertamente, Santo Padre?…"

[...]

Palten Vierten, settore eurasiatico: "… in definitiva, signor Presidente, qui non si tratta di stabilire tirannicamente una nuova strada per l'evoluzione dell'uomo… si tratta di costruire una Macchina dell'immortalità per coloro che lo desiderano. I dati in nostro possesso dicono che il 10, 46% della popolazione mondiale, vale a dire circa 300 milioni di persone, aderirebbe al progetto; il tetto massimo è 100 milioni di persone? Ebbene, costruiamola per 100 milioni di persone! Avveriamo 100 milioni di sogni. Il lavoro di edificazione e manutenzione sarebbe svolto da androidi, naturalmente; dopo aver appreso i piani di progettazione, essi costruirebbero la Macchina nel tempo necessario, senza fretta."

Angwar M'Boto: "E come verrebbero scelti, questi 100 milioni di nuovi dei? Con quali criteri sceglierete chi debba beneficiare del piacere della vita eterna?"

Palten Vierten: "Non sarebbe ammissibile scegliere in base ai meriti sociali o di condotta, quando l'immortalità è un sogno svelatosi a tutti o quasi, forse anche a molti di coloro che dicono di credere ad un Dio. Una semplice estrazione fra coloro che presenteranno domanda, a parer mio, sarebbe il metodo più giusto ed imparziale, affinché…"

[...]
 
 

DALL'ANNUNCIO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELL'UNIONE ALLA POPOLAZIONE PER L'ADERENZA AL PROGETTO C.N.S ‘REPLICATORE CICLICO DI UNITA' CEREBRALMENTE MEMORIZZATE".

COLLEGAMENTO GLOBALNET MONDIALE.

31/12/2997.

"…dell'Unione ha approvato la costruzione del Replicatore Ciclico di Unità Cerebralmente Memorizzate.

Esso verrà edificato a sud di Darwin, distretto australiano, settore oceanico, per un numero massimo di 100 milioni di persone.

E' stato istituito un sorteggio fra le richieste che verranno comunicate entro il 31/12/2999, data in cui avverrà l'inaugurazione della …"
 
 

La scelta



" … aaahhh!

Che notte magnifica! L'aria frizza,

… aaahhh!

Sento le bollicine d'ossigeno che inondano le mie vene e spiraleggiano veloci rimbalzando sulle pareti interne di ogni singolo vaso sanguigno del mio corpo, e questo mi fa vibrare di una strana verve, sì!, una verve addirittura sensazionale!, anche grazie a questi bellissimi platani ai lati del viale che mi accompagnano gentilmente al mare, e scrollano su di me il loro rinfrescante profumo linfatico, come chiomose novantenni in abito da sera, a casa, a partecipare ad una puntata di un quiz olografico, e le piastre diamagnetiche brillano sulla strada come i loro ornamenti ad alone luminoso sbadatamente staccatisi dai loro lobi un po' flaccidi, a causa della ballonzolante esultanza per aver indovinato; uh! Le torri di cristallo (polarizzato sul nero) sembrano allungarsi nel cielo per miliardi di chilometri, e le luci di segnalazione sono galassie lontane che si confondono tra le stelle vivide; sembrano le colonne del cielo.

Anzi no. Sembrano sinapsi, e la Terra è un neurone di un immenso cervello; e io sono la particella sub-sub-sub-nucleare di un atomo di quel neurone. Ah ah.

Ah! Guardate qui, cari Silen e Schenck; le vedete tutte le case basse ed isolate intorno, fino al mare? Immerse nel verde geneticamente controllato? Equidistanti e originalizzate in varianti poliedriche ma pur sempre basse, rannicchiate nelle loro siepi scolpite? Se seguite la mia metafora quelle sono sinapsi troncate quasi alla radice, sono ex-sinapsi, che quando c'erano comunicavano con altri neuroni, rendevano il traffico un po' più fitto, diciamo, e questo neurone un po' più… intelligente… capace. Ma noi abbiamo avuto questa geniale idea dell'immortalità, perché siamo intelligenti e progrediamo in continuazione senza neanche pensare di fermarci a riflettere un momento quantomeno a se ci sono dei limiti, noi atomi di questo neurone, e più che un'idea geniale a me è sembrato un sovraccarico corticale da global-trip da bruciarsi il cervello e con annesse contrazione epilettiche da pazzi bavosi. Cari amici vicini e lontani ma soprattutto lontani…

Comunque è una notte veramente spe-tta-co-la-re!

Quanta bellissima gente sta passeggiando e discutendo amabilmente, compiendo passi morbidi sui prati angolati tra le case, come è radiosa, sorridente della propria mortalità con il massimo della serenità & tranquillità, e ‘tanto siamo fatti così, no? E lo sappiamo e ne siamo perfettamente consci, vero? Fino nel profondo delle nostre fibre, non è così?'! Come sono vicine le persone, come sono pure e pulite senza quegli ermetici campi di forza odiosi ed alienanti, come sono unite, come si toccano senza paura, come si palpano felicemente ed esprimono la propria gratitudine per la propria sostanza decadente e rinnovabile col contatto carnale, come si baciano dolcemente, quanta soavità nei respiri vicini e nei sospiri leggeri, guarda come sono contenti i bambini, oh che gioia!, saltellano giocosi tra una piastra diamagnetica e l'altra su una gamba sola intorno ai loro papà e alle loro mamme che li afferrano sotto le ascelle li innalzano velocemente e hop!, gli fanno fare un piccolo e brevissimo salto nel vuoto, brevissimo perché se no si spaventano e infatti non si spaventano ma anzi ridono buffi gorgoglii argentini; siamo tutti una grande famiglia felice…

…come quell'immagine che ho visto su quell'antico libro illustrato… reso integro per l'eternità come voi, adorata Silen e fraterno Schenck: precisamente digitalizzato nella biblioteca Globalnet sotto forma di quid, le sue pagine virtuali non si sbricioleranno mai e anche loro, come voi, solcheranno le frontiere del tempo più veloci della luce; come voi, laggiù in Australia, nei dintorni della città di Darwin, dove dalla terra spunta quell'immane cupola metallica che contiene officine di clonazione e laboratori di nano-tecnologia e silenziosi androidi guantati, tutto luccicante e asettico, dal quale dopo ogni morte uscite sputati da un nastro trasportatore e camminate indolenti verso l'ennesima vita… come si chiamava, quel libro?… ‘Il qualcosa illustrato'… ‘Il Vangelo illustrato', già!…

Come è meraviglioso vero?, che nessuno se ne stia in disparte, avvolto in un invalicabile campo di forza di protezione sociale perché ha bisogno della propria incontaminabile solitudine e di ciò che crede ‘libertà di evitarsi', ma invece sa nel profondo che non è altro che una protezione dalla propria vergogna di vergognarsi, (come una lampada a petrolio che macchia di luce l'oscurità della stiva di un galeone scricchiolante) ed è dilaniato da un certo qual senso di non appartenenza a quella gente che sorride note melodiose, e perché ha dei grossi problemi dentro che non sa uccidere e che lo stanno consumando piano piano, tipo fobia della moltitudine o fobia del contatto eccetera eccetera, ma che distrattamente confida in un'infinitesima scintilla di speranza che questi problemi vengano portati in qualche modo a soluzione in corrispondenza di ciò che si potrebbe definire la fine della vita. (Io ce l'ho, una fine, io esisto finito, la mia fine esiste).

Tutta colpa dell'essere cresciuti isolati e al riparo dalla pioggia fastidiosa e rivelante la secolare incapacità della meteorologia, ma al riparo anche da un sole che ci avrebbe carezzato raggi delicati se ne avesse avuto l'opportunità, scaldandoci dentro con tenerezza ma veramente, attraverso fotoni naturali, saggi; tutta colpa delle ‘sempre disponibili & mai negate & invariabilmente assunte' assenze cerebrali dalla realtà che corrispondono a contatti cerebrali con il ‘tutto accessibile, anche l'impossibile' di Globalnet, che è un immenso contenitore di impulsi digitali che esistono solo in ragione della loro presenza elettrica, e che si insinuano nel nostro cervello fusi tra loro e strutturati nelle forme che desideriamo, ma che è come una piovra interplanetaria dai tentacoli viscidi e gelidi e le ventose che ti succhiano il cervello; tutta colpa della fine della stanchezza ripagante del lavoro, della fine del dedicarsi a qualcosa di edificante e utile come il prendersi la responsabilità delle cose che ci riguardano, e non affidarla ad un androide che è più uomo di te che sei privo della spina dorsale. Su!, datti allo svago!, la vita è svago, la sopravvivenza ti è garantita senza che tu debba muovere un solo dito, tu divertiti, pensa al piacere, pensa al godimento!…

Ah, quale visione catartica, quale benedizione! Nessuno si sente emarginato in questa folla radiosa, nessuno è stato abbandonato e lasciato solo con le proprie psicosi, dagli amici che erano gli unici appigli che gli rimanevano, e che invece hanno deciso di scegliere per una vita diversa, una vita trasparente lunga da qui a lassù fin dove arriva il tuo sguardo; tutti parlano con tutti e tutti si sentono tutti, non c'è la minima paura di checchessia, perché siamo tutti una grande famiglia felice di esistere brevemente…

Oh… per tutte le molteplici ricchezze dell'universo, che disdetta… Oh, che peccato!, che incommensurabile sfortuna, che tutta questa gente sia trasparente, e senza sostanza, e che non si senta il suo brusio allegro, nell'aria… solo il soffuso sciacquio delle onde… solo il mare che bacia la spiaggia timidamente, là in fondo, con sfioramenti delicatissimi e pigri. Eh già, un vero peccato, non è vero?, che tutto questo sia solo nella mia immaginazione, e che siano i tronchi rugosi dei platani a sogghignare vittoriosi come unici dominatori della scena…

Ma finiamola di lagnarci, è… inadatto, lagnarsi e immalinconirsi con amare ironie in una serata liturgica come questa; scrutiamo lo spazio infinito sopra di noi, piuttosto, così trasparente che pare che un'immane tempesta, di cui ora rimangono solo timidi riccioli di vento, abbia spazzato via l'intera atmosfera terrestre!

Siete tutti a casa connessi a Globalnet, conglobati in Globalnet, sfumati in Globalnet, questa è la virtuale realtà, felici in un vostro modo personalissimo, nel vostro tepore esclusivo, a farvi bombardare gioiosamente il cervello dal flusso di giga-quid che richiedete affamati e che vi raggiunge repentinamente dal più vicino Nodo di Connessione (o è un tentacolo schiumoso che vi raggiunge, e si aggancia al vostro corpo calloso con uno splach e vi trascina via altrove per un po', voi che sorridete estasiati ad occhi chiusi con veloci respiri brevi?). Siete tutti nei vostri habitat mentali, nei vostri collages di situazioni replicate (e depurate da ciò che non volete, perciò perfette), nei vostri ambienti virtualmente cerebrali costruiti con mattoncini digitali assemblati da un vostro desiderio; vi muovete liberi nella vostra mente assistita, respirate l'aria che volete nella vostra mente assistita, ognuno ha il mondo che vuole, nella propria mente assistita… Perciò le cose vanno bene, no?

Dove siete adesso di bello, carissimi compagni dalle coscienze sfilacciate nell'etere? Chiedo scusa, dove sareste? In quale variopinta estasi stareste fluttuando, in questo momento? Ah, capisco!, volevate andare un po' fuori, eh?, un po' oltre, e allora… ma sì!, una massiccia dose di Ipnotrip era quello che ci voleva, avete scelto bene; livello? Cinque? Avete deciso di viaggiare veloci, allora, bravi! Una toccata e fuga e poi giù in melassici ambienti mentali e in esplorazioni ultra-dimensionali, eh?, oppure una toccata, e un'altra toccata, e… perché no?, un'altra dozzina di toccate, e poi fuga a perdifiato ai confini dell'universo scaraventati da meravigliose stimolazioni corticali, fiondati via nel nulla colorato ma attenti a non esagerare, mi raccomando, avete solo un cervello. Solo Silen e Schenck, i miei cari amici adorati, solo loro possono esagerare con queste cose, perché loro sono immortali, capite?

O avete preferito dedicarvi alla soddisfazione dei vostri pruriti, stasera? Un bel corpo senza materia (se non dietro i vostri occhi chiusi)… a proposito, cosa avete scelto? Uomo, donna, uomo e donna? Un ibrido, un androide, un adolescente? Un corpo agile e perfetto nei movimenti pelvici, comunque, disegnato dalla vostra volontà nascosta, sincronizzato con i vostri istinti e perciò calzante, e incalzante quando credete sia il momento di essere incalzanti, perché sa, come voi, cosa vi piace e come vi piace… il suo contatto è reale lì dentro, nel vostro sogno cosciente, sentite i suoi sospiri rochi o le sue laceranti urla fanciullesche o i suoi gemiti di seta, chiunque lui o lei o esso sia… assaggiate, schiaffeggiate, toccate, umettate, spezzate, sfiorate, baciate, graffiate, leccate, colpite, aderite, mugolate in un iter variabile e poi spingete, e spingete (o incassate, e assorbite, e vi appiattite sotto la forza) e poi vibrate, rincorrete ansimate ecco… l'onda sintetica arriva e vi attraversa e tutto trema dove siete poi l'onda si spegne su una spiaggia arida schiumando. Poi, quando tutto questo vi ha svuotato abbastanza, spegnete tutto e tornate alla vostra stanza vuota, il tentacolo bavoso si ritrae nell'etere, sazio di un altro pezzetto di voi, e tutto ciò che vi rimane è una solitaria umidità tra le gambe.

Ah no, ci sono ora!

State assistendo all'inaugurazione della Macchina.

State osservando la folla di cui brulica ogni immagine e che riempie ogni inquadratura, una folla verminosa che sembra pulsare con i suoi leggeri ondulamenti, e che circonda una specie di gigantesco bulbo oculare sintetico come un'infezione; un nugolo di insetti cicalanti che assedia qualcosa di buono rimasto da un picnic; state ascoltando le parole di un uomo che, proclamando l'inizio di una nuova possibile evoluzione per la razza umana, recide con un laser sproporzionato un nastro multicolore che si disintegra nell'aria, e siete informati da una didascalia che quell'uomo è una specie di capo del mondo ma non c'è nessuna didascalia che vi faccia conoscere cosa sta pensando, come considera la questione. Siete lì, supini sul vostro comodo giaciglio pneumatico, adorabilmente massaggiati da rilassanti sbuffi d'aria tiepida che hanno il suono di leggeri sospiri, nella vostra aderente stanza dalla luminosità precisamente ponderata al millesimo dal computer domestico per non interferire nel collegamento, e dite la verità, non sapete cosa pensare.

‘…sarà moralmente giusta, una macchina dell'immortalità? (non andrò mica all'inferno, vero?, è contro Dio?)…'

‘…chissà come sarei, tra dieci milioni di anni (rinascerei ventenne ogni volta che morirei, anzi, ogni volta che diventerei flaccida)…'

‘…se è vero che chi vuole uscirne lo può fare quando vuole, probabilmente si libereranno dei posti, prima o poi, e perciò potrei presentare di nuovo domanda, in futuro, e magari verrei estratto, questa volta (quel bastardo di Nyarla ce l'ha fatta, alla fine)…'

‘…per tutti gli androidi di questo pianeta, cosa cazzo fai per l'eternità? (mi faccio di global-trip livello cinque fino all'estremo, tanto non muoio mai)…'

Ma sì, siamo ottimisti, la vita ci sorride!, sorridiamo alla vita! Una notte trasparente come questa non può che garantire una certa sicurezza per il nostro ottimismo, cosa ne dite? Mantenete la vostra serenità & tranquillità e non crucciatevi troppo, che non ne vale la pena; non state lì a torturarvi con i dubbi filosofici e i falsi moralismi, e fate le vostre scelte, perché sono le nostre scelte a caratterizzarci. Le nostre scelte ci definiscono, la scelta è autodeterminazione. Oppure scegliete di non scegliere; l'importante è che facciate quello che scegliete di fare. Giusto Schenck?

Brindiamo e festeggiamo allegramente!, per tutta la notte! Oggi è un giorno speciale, no? Oggi inizia la nuova era, signore e signori! Entrate prego, ed assistete al gran varietà dell'umanità, TA-TA-TARATARATATA-TARA, entrate in questa macchina governata da androidi gentili e compiacenti che vi assisteranno per sempre, entrate e spassatevela, orgiate e drogatevi e ammazzatevi mille volte, che ogni volta rinascerete giovani e lisci e splendenti, emergendo da una soluzione proteica come da una morte liquida priva d'aria, per sempre e sempre, finché l'universo si richiuderà su se stesso e tutti diverrete così piccoli, ih ih! Entrate, gentili signore e distinti gentiluomini, seguite il corridoio illuminato e preparatevi ad un incontro, in fondo. Ad aspettarvi, ci sarà… Dio! Come dalle vostre antiche ambizioni, no?

Entra anche tu, caro Schenck, amato fratello autodeterminato. Entra e troverai tutta la conoscenza che desideri, e la potrai assimilare tutta; leggerai tutte le storie, ti affinerai in ogni scienza, scavalcherai schiere di secoli meditando in silenzio; potrai esplorare il dolore, e conoscerne ogni aspetto, anche il più delizioso.

Sarai come su una macchina del tempo, Schenck, ed attraverserai le ere, assisterai le stelle spegnersi una dopo l'altra, cercando di ricordare, scavando sotto scuri abissi di memoria, com'eri e cosa facevi quando erano nati i loro ultimi raggi rossi; sarai testimone del movimento dell'universo! Tutto ciò che hai sempre desiderato. Parlerai con Dio, forse, quando sarai un semidio…

Mi riferirai che cosa vi siete detti di interessante? Mi racconterai che tipo è, Schenck? Uh, che scemo!, chissà da quanto sarò morto…

Su Silen, anche tu amore mio, è il momento di entrare; è il momento di cominciare una nuova forma d'esistenza, forza!, non devi perdere quest'occasione, in nome dell'autodeterminazione! Chissà da quanti immortali ti farai sbattere in tutto il tempo che ti sei creata davanti, eh Silen?, e ti annoierai di Wesfol N° 11 perché non ha fantasia, e ti divertirai con Josiz N° 49 perché si è affinato nella tecnica ma non disdegnerai di ricordarti di Anvar N°13445 e richiamarlo dopo così tanto tempo. Quanta carne riciclata entrerà nel posto che mi avevi riservato, Silen!, già me lo figuro e tu sei già tutta bagnata in quella tua zona particolare. Ogni nuovo membro che ospiterai ti eleverà più in alto e più lontano e lasciamelo dire, quel tuo sorriso malizioso e quei tuoi occhi persi nelle meraviglie di orgasmi prolungati, lascia intendere più di qualsiasi parola, sai? Immagino fantastiche orge per te, amore, immagino una dilatazione sempre maggiore, un'elasticità vaginale da ginnasta del sesso, già ti vedo impalata su un megalomane che si è fatto clonare con un membro vertiginoso, modificando appositamente il proprio DNA. Conoscendoti immagino che non disdegnerai neppure la misurata delicatezza di quegli statuari androidi di manutenzione, o mi sbaglio? Sono molto sexy, non è vero? Monellaccia.

Entrate, amici, e non temete, non c'è nulla di cui aver paura. Sentirete solo un leggerissimo fastidio quando il vostro cervello si scioglierà oberato di ricordi e vi colerà dalle orecchie caldo e appiccicaticcio imbrattando i vostri colli eternamente compatti e freschi ed i vostri svolazzanti vestiti da ultra-millenari, quando sarete rinati per la centomila e unesima volta.

Andate, su! Non avevate fatto la vostra scelta? Mi avevate illuminato con quel pregnante ed accorato discorso sulle scelte, sulla determinazione come esseri prima di tutto singoli che pensano prima di tutto alla propria di esistenza e di conseguenza individualmente scelgono, prima di tutto, ed ora tentennate? Avevate ragione voi, sì, ero io a sbagliarmi, si tratta di scelte, scelte profonde, così personali, così dannatamente intime da possedere una certa valenza mistica (avevi detto proprio ‘valenza mistica', giusto Silen?), scelte che scavalcano qualsiasi altra cosa; non vale nulla ciò che abbandonate, perché è la scelta stessa, che ha la priorità su tutto e tutti, a rendere nullo ciò che state abbandonando. Scusatemi, sono stato un vero stolto, un cieco. Uh!, che povero stupido! …Voi siete grandi ormai, per me che sono rimasto; infiniti come nuovi dei, ed io vi idolatrerò per il resto del mio tempo, indeterminato ma finito… oh, miei adorati signori!

Spero solo di divenire io il nulla, nei vostri ricordi; spero ardentemente di esserci, nel pezzetto di materia cerebrale che vi colerà dalle orecchie e verrà disintegrato poi da uno smacchiatore a microonde…

Ma pensiamo a me ora. Una volta ogni tanto, una volta per tutte. Io che sono qui, a camminare pensieratamente per le vie deserte di una città disseminata nell'etere, sotto una cappa oscura tutta bucherellata di stelle, tra le case ben distanziate e personalizzate nella forma e nei colori e nei materiali, privo del campo di forza di protezione sociale obbligatorio, senza alcuna barriera da interporre a eventuali volontà altrui di contatti umani, così stranamente felice ed energizzato da una decisione irrevocabile, inamovibile ed indistruttibile come la macchina dell'immortalità, così sicuro di me, così gonfio di solida risoluzione che mi sento come…

… ecco! Come l'androide-guardiano laggiù, al limitare della spiaggia; che bello che è, anche lui, così imponente e ben proporzionato; un sottile spicchio di luna sembra spruzzarlo d'argento, che riluce sulla sua corazza e lo impreziosisce di scintillii brillanti, nella semioscurità, lui che già era prezioso nella sua limitatezza, nella sua definizione.

Ecco, si è voltato verso di me, si è mosso, è partito come un fulmine, avrà impiegato un micro-secondo a capire che sono senza campo di forza, in quattro o cinque secondi, a quella velocità, sarà qui, è una lama d'argento che taglia la notte e se non si fermerà in tempo mi taglierà di netto dopo la notte, i suoi occhi rossi sono perfettamente immobili su di me e non si scostano minimamente nonostante la corsa, mi stanno fissando e sono quasi qui e mi entreranno dentro; com'è caro a preoccuparsi di me, come un padre atterrito che corre verso il figlioletto che sta giocando tranquillamente con una lama laser… Ci siamo."

"Una buona sera ed una tranquilla notte, signore. Signore, il suo campo di forza di protezione sociale è disattivato. La prego di inserirlo, signore. Non è socialmente consentito circolare senza campo di forza. Potrebbe creare disagio ad altri passanti, nonostante essi ne siano protetti. Come lei sicuramente ben saprà."

"…Come ti chiami?"

"Sono l'unità di controllo notturno 120-A2, signore."

"Ti spiace se ti chiamo Fratello?"

"Certo che no, signore. Lei può chiamarmi come desidera."

"Ma ti piace Fratello, o preferisci un altro nome?"

"A me piace qualsiasi nome con cui lei voglia chiamarmi, signore."

"Io voglio che sia tu a scegliere, amico mio. Se Fratello ti piace ti chiamerò Fratello, se no troveremo un altro nome… Guardiano per esempio, o Protettore… o un nome proprio di persona, perché no?…ehm… Telbaq, Antinor, Kelestron… Un nome che… ti si addica, insomma!, 120-A2 è così… freddo!"

"Guardiano andrebbe benissimo, signore."

"Bene, Guardiano. Non è molto originale, ma vada per Guardiano. E' un nome che secondo me ti si addice benissimo, ti conferisce una certa importanza connessa ad una certa responsabilità, e si adatta in maniera perfetta alla tua figura; la scelta di crearti così alto ed imponente, sulla forma umana, e rivestirti di… di cosa sei rivestito?"

"Argento, signore".

"Argento, appunto, l'ho immaginato sin da quando ti ho visto da lontano sai?… ehm… ecco, tutto ciò ti conferisce certi connotati: dimostri …potenza, sei la rettitudine fatta persona, il metallo indubbiamente ti attribuisce una certa superiorità fisica, dai una certa sensazione di imperitura solidità ma anche la capacità di essere delicato, quando serve, e di poter offrire protezione. Sei un po' come uno scudo, Guardiano, dietro il quale possiamo ripararci; dai sicurezza, ecco quello che voglio dire."

"La ringrazio, signore. Sono stato progettato da un team di androidi scientifici e sociologi umani, e costruito interamente da androidi."

"Guardiano… Io sono onorato, come uomo, di poter usufruire della tua protezione e dei tuoi servigi; mi rivolgo a te personalmente ed allo stesso tempo a tutti gli appartenenti alla tua specie; mi rivolgo ai tuoi fratelli che operano nell'industria idroponica, e che permettono a me, e a tutti i miei simili, di sopravvivere e prosperare; a quelli che ci costruiscono le case, a quelli che ci proteggono nelle strade. Senza di voi, l'umanità non esisterebbe; io non esisterei. Siete una prodiga mamma, paradossalmente nata dopo i figli, che li accudisce e li vizia nella loro crescita capricciosa".

"Grazie, signore. Anche noi androidi, se voi umani non ci foste, non esisteremmo."

"Già. …Ascoltami, Guardiano; voglio che tu sappia che cosa ho intenzione di fare, perché voglio che tu mi dia una mano. Io ora andrò laggiù, sulla spiaggia, e me ne starò seduto tranquillo tranquillo, beato, silenzioso; vi rimarrò una mezz'ora forse, o un po' di più, non lo so, deciderò quando sarò là; d'accordo? Bene. Poi, quando sarò stanco di stare lì seduto al freddo, o sarò stanco dei miei pensieri, o sarò stanco del silenzio, mi alzerò e me ne tornerò a casa. Sempre in silenzio, sempre tranquillamente. Quello che voglio farti sapere, ciò che più importa e che deve avere la massima evidenza nel discorso che stai ascoltando, è che il tragitto qui-spiaggia, spiaggia-casa avverrà senza che io attivi il mio campo di forza di protezione sociale. Esso rimarrà spento per tutto il tempo. So che il tuo programma non può accettare questa situazione, Guardiano, e che in questo momento stai registrando un calo dello 0,0000000mille zeri per cento nella scorrevolezza dei tuoi potenziali neurotici, se ti dico tutto questo con questa fermezza…"

"La prego di ravvedersi, signore…"

"Eh, lo so; ti capisco perfettamente, sai? Ma…cerca di capirmi… io non voglio, accenderlo, e perciò non… posso. E' un enorme desiderio, per me, tenerlo spento, una volontà inamovibile, capisci? Non puoi dunque soddisfare questo mio desiderio, Guardiano?"

"Signore, i suoi desideri per me sono preziosissimi e sarei felice, se potessi esserlo, che il suo campo di forza rimanga… spento, ma…"

"Sentimi, Guardiano, non fare così… Facciamo un patto! Ascoltami bene, Guardiano. Tutti e due sappiamo benissimo che, sino ad ora, io sono stato l'unico movimento che hai visto nella via da quando il sole è calato; se escludiamo il movimento della sfera celeste di cui tu ti sarai sicuramente accorto; anzi, l'unico movimento nell'intero quartiere. Tutti e due sappiamo altrettanto bene che la probabilità che un altro essere umano, oltre a me, compaia e si porti a vista, e possa scandalizzarsi per il fatto che non ho protezione mentre lui ce l'ha, e che tu debba perciò preoccuparti ed entrare tuo malgrado in azione perché devi evitare un danno, seppur lieve, per lui o per me, è estremamente bassa."

"Se permette, signore, ciò non esclude…"

"Inoltre, Guardiano, tu mi potrai sempre sorvegliare da qui, avvistare eventuali nuovi arrivi, e correre ad avvisarmi come un fulmine quando lo ritieni opportuno… cioè dopo un nano-secondo, immagino…; io allora, te lo prometto, attiverò il mio campo di forza di protezione sociale. Inoltre, e questo per darti maggiore sicurezza e rendere la mia richiesta ancora più accettabile, e frutto del buon senso, una volta che mi sarò seduto sulla spiaggia tu ordinerai alla centrale di disattivare l'illuminazione intorno a me, per il raggio di… non so… 20, 30 metri, quanto desideri, come per te è più soddisfacente, così sarò nascosto nell'oscurità e sarò invisibile per eventuali passanti, tranne che a te che puoi scrutare nel buio. Te lo prometto, ti do la mia parola, Guardiano. Giurò che non ti deluderò. E poi io non ti sto chiedendo altro che svolgere i tuoi compiti, no? Proteggere, assistere. Io sto chiedendo, con tutta umiltà, la tua protezione."

"… signore, il suo ragionamento è ponderato realisticamente; è logico e razionale, e la percentuale di rischio è trascurabile. Leggo, inoltre, dal suo schema cerebrale, che il suo desiderio, nonostante crei in me un conflitto di potenziali, è sincero al 95%. Di conseguenza il suo desiderio ha la priorità sul rischio. Devo informarla, comunque, che se lei non attiverà il suo campo di forza di protezione sociale entro due ore e 11 minuti, il mio sistema subirà un collasso neurotico, rendendomi inoperativo, e dovrà essere sostituito. Un'altra unità A2 prenderà il mio posto, ma impiegherà circa due minuti per arrivare qui dalla stazione. In questo breve lasso di tempo potrebbe succedere…"

"Ti prometto che tutto questo non succederà, Guardiano. Sicuramente me la sbrigherò prima di due ore e undici minuti, perciò la peggiore delle ipotesi, cioè quello che hai figurato in questo momento, non si verificherà, in quanto io farò tutto quello che ho detto. Grazie allora, e… ‘hai soddisfatto nel migliore dei modi un mio bisogno'. Ci vediamo quando torno. Ma ricorda che se verrai a –disturbarmi- senza che ce ne sia il bisogno, allora tu –rovinerai- la tranquillità che cerco e che –desidero- -molto-, come ti ho detto. Intesi? Bene, salute Guardiano…

… e magari dopo facciamo due passi insieme… d'accordo Guardiano?"

"…sì… sis-signore."

Speriamo che non arrivi nessuno, stasera… è incredibile come sono riuscito a convincere Guardiano mentre io non credo di essere così convinto come ho cercato di dimostrare… Guarda come trema,

a dopo, Guardiano!

poverino, sembra un bambino adesso, un bambino indifeso sorpreso da una fredda oscurità e sperduto in strade che non conosce…

Ma no, chi vuoi che mi veda sulla spiaggia, nel buio…è impossibile, questa è una notte straordinaria, nulla può andare storto, tutto è stato magnificamente inconsciamente pianificato, è una notte eletta a Notte, questa è LA notte, è la notte dei re, è la notte… certo, stanotte è la notte della scelta, miei adorati Schenck e Silen, anch'io so scegliere, sapete? Nonostante voi non l'abbiate mai creduto, neanche un po', anche se ci amavamo tutti e credevamo di conoscerci molto profondamente ed eravamo così felici insieme. Anch'io sono un essere prima di tutto singolo (singolare – unico – solo) che è in grado di autodeterminarsi, prendere coscienza della propria esistenza e fare una scelta.

Anche la luna si è nascosta stanotte, per accontentarmi nei miei piani senza luce, vedete?, e dare il suo piccolo ma importante contributo; da dietro un nero sipario sporge solo un occhio curioso, vuole vedere il momento della scelta. Tu lo sai, vero spicchio di luna? Tu lo sai che non sono andato con loro perché disprezzo la loro scelta, perché la loro scelta me li ha fatti disprezzare, perché li trovo folli, ora, malati di una follia morbosa che li imputridirà per l'eternità di una morte giallognola e densa; tu lo sai che io ho SCELTO, di non andare, ho preferito il loro abbandono, la divisione, la solitudine ad un'esistenza distorta, dilatata, elasticizzata, appiattita fino a diventare una sottilissima linea infinita. Loro continueranno a credere che la mia è stata una scelta passiva, che non li ho seguiti per paura, paura di impazzire, paura di amarli per sempre. Neanche tu mi credi, luna? Perché ridi di me con quel ghigno storto e malefico? Neanche tu credi alle mie scelte? Ebbene, te lo dimostrerò, luna, ti farò vedere come anch'io so scegliere. Io sono un uomo autodeterminato. Sono io che decido la mia strada, facendo delle scelte; e questa sabbia fredda e umida ma così gentile da adattarsi a me, e le onde che pigre tentano di allungarsi verso il mio giaciglio, e l'aria viva che tutto ingloba e le stelle al di fuori che ardono solitarie e lontane, ne sono testimoni. Ecco qua, le vedi questa pillolina azzurra? Sembra innocua, non è così? Eppure ha un immenso potere, sai?, ha il potere di cambiare il corso della mia esistenza istantaneamente; la mia scelta ha preso materia in questa pillolina qui, ed è strano pensare a come la sua leggerezza e le sue ridicole dimensioni contengano un potere così grande, grande tanto da determinare una svolta, che io ho scelto. Come uomo autodeterminato. Ora io poserò questa pillolina sulla punta della mia lingua mortale e la ingoierò, così la mia scelta verrà a compiersi. Preparati luna, ora vedrai come anch'io so scegliere… ! …ma cosa…!"

"…signore!… signore, no!…ssssignre!"

"Guardiano, torna indietro, fai come ti dico, esegui immediatamente il mio ordine, androide!, stai –rovinando- la mia tranquillità, stai –tradendo- il mio desiderio, mi stai recando un gravissimo dannaaahhh!…

Mi hai procurato dolore, androide, non è quello che pensi che sia, ridammela all'istante e non starò più male, il dolore sparirà, e anzi mi avrai recato un –beneficio-, ma devi consegnarmela immediatamente!…"

"Oh, mio Guardiano! Osserva, luna, e sii testimone della sua bellezza, con quel tuo timido sbirciare da dietro un sipario tessuto di notte; ammirate la sua purezza, ricordo sbiadito di Schenck e ricordo sbiadito di Silen, è più umano di voi! Guarda, luna, è più umano di quegli assurdi esseri che hanno fatto la scelta di essere assemblati per l'eternità in un perenne riciclo di carne… loro sono i veri androidi!… contempla, luna, e non avere paura di intenerirti: è morto per salvarmi… ha cercato di ricomporre la pillola che lui stesso ha polverizzato, e mischiato alla sabbia, ma gli spasmi incontrollati non gliel'hanno consentito… forse si è disattivato… felice…"


 © Roberto Rossi 1999



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