Natale La
pecorina di gesso,
sulla
collina in cartone,
chiede
umilmente permesso
ai
Magi in adorazione [...]
Guido
Gozzano
Accanto al trasportatore iniziano
ad apparire le lucciole e corro vicino alla chiusura perché sta
per tornare il nonno: non vedo l'ora che arrivi, devo fargli sentire la
poesia e devo fargli vedere una cosa bellissima che ho scoperto proprio
oggi, mentre stava all'osservatorio al lavoro.
Mentre aspetto ripasso, dentro di
me, la poesia. E' tanto lunga ma l'ho studiata con tanta cura. Al nonno
piace tanto e me l'ha detto lui di portarla al saggio che stiamo preparando
per Natale.
Durante il collegamento, oggi, la
maestra mi ha detto che era una bella poesia e non poteva dire altro, l'aveva
scelta il nonno. Mi ha detto anche che possiamo dirla in tre, uno fa il
narratore e gli altri due Giuseppe e Maria. Ma la poesia è mia!
Non voglio dividerla con nessuno. Devo sentire il nonno.
Dunque... Consolati
Maria del tuo pellegrinare siam giunti ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare ché troppo stanco sono e troppo
stanca sei. Il campanile scocca lentamente le sei. Il nonno
mi dirà di certo che devo dirla col tono e non a cantilena, ma a
me piace tanto così, suona così bene e poi... si ricorda
meglio!
Lui vorrebbe che la dicessi così:
- Avete un
po' di posto, o voi del Caval Grigio? Un po' di
posto per me e per Giuseppe? - Signori,
ce ne duole: è notte di... di che cosa? ah, si,... di
prodigio; son troppi
i forestieri; le stanze ho piene zecche (chissà perché,
forse c'erano tanti cani?)
Il campanile scocca
lentamente le sette. Le lucciole ormai sono diventate grandi
grandi e fra un attimo avranno formato il nonno. Già si sente l'odore
strano del trasporto. Quante cose devo dire al nonno. La signorina Barth,
la maestra, ci ha fatto vedere le immagini di un pianeta lontano, ma non
ho capito di cosa parlava, c'erano dei disturbi in casa e le immagini si
creavano male, rimanevano le lucciole anche con l'immagine formata. Il
problema veniva soprattutto dalla maestra, Giulia veniva bene e abbiamo
giocato quasi sempre e lei, la maestra, non se ne è accorta, non
voleva dircelo, forse, ma il suo collegamento non funzionava. E' stata
una pacchia. Giulia mi ha detto che si vuole fidanzare con Richard e voleva
che glielo dicessi io, a Richard, ma mi vergogno. Comunque non ho capito
che cosa diceva la maestra. Me ne parlerà di sicuro il nonno. Lui
sa tante cose e dall'osservatorio vede tutto.
Dove ero rimasta? ah, sì, Oste
del Moro avete un rifugio per noi? Mia moglie più non regge ed io
son così rotto! Tutto l'albergo ho pieno soppalchi e ballatoi tentate
al Cervo Bianco quell'osteria più sotto. Il campanile scocca lentamente
le otto. Io non ci sono mai stata sull'osservatorio
e avevo chiesto al nonno se mi ci portava per Natale, ma lui dice che potrebbe
essere pericoloso per il trasporto, per le lucciole, quando da persona
diventi lucciola e poi torni persona su nel cielo, nella stanza dove guarda.
Non capisco perché, se lo fa lui posso farlo anch'io e poi sono
più piccola e ci vogliono meno lucciole. O
voi del Cervo Bianco un sottoscala almeno avete per dormire? Non ci mandate
altrove! S'attende la com'era. Tutto l'albergo ho pieno d'astro
... che parola era? questo pezzo non me lo ricordo mai, ci sono tanti paroloni...
Lo scatto, eccolo!
"Nonno!!!" e gli corro incontro.
"La mia piccola Monica..." Lo abbraccio,
sa del sapore del trasporto. Ogni volta che torna ha quell'odore strano.
Fra poco si laverà, ma anche se non lo sa, non va mai via del tutto.
Il nonno odora di strano. A Giulia dico sempre che odora di lavoro.
"Cosa ha fatto la mia piccina tutto
il giorno?"
"Tante cose, nonno, devo farti vedere
tante cose."
"E la poesia?"
"Be', va bene, ma è tanto difficile..."
"Dopo la ripassiamo insieme. E la
maestra che ha detto?"
"Che va bene, che è bellissima..."
Volevo recitarla, ma volevo anche
fargli vedere il presepio.
"Sai nonno, ho fatto una scoperta,
vieni..."
Lo tiro verso la parete finestra del
salone, davanti al presepio...
"Guarda..." e indico il presepio e
guardo con lui.
No! mi viene subito da piangere..
ci tenevo tanto...
"Ma s'è spostata..." dico e
non riesco a trattenere le lacrime.
"Che cosa, amore..."
"La stella, la stella grande nel cielo,
la stella com'era!"
Il nonno ride; ride sempre quando
dico stella com'era.
"Stella cometa, tesoro, si dice stella
cometa, non com'era."
"Era proprio sopra la capanna, era
bellissima ora s'è spostata nel cielo..."
Il cielo è tutto buio e la
stella com'era sta tutta da una parte, stamattina l'avevo guardata più
volte e stava sempre sopra la capanna. Avevo voluto tanto che la vedesse
il nonno...
Il nonno s'è seduto e mi ha
preso in braccio e mi ha fatto mettere su una sua gamba. Non è più
tanto allegro, forse anche a lui dispiace della stella com'era. Ma quando
fa così ha una storia da raccontare e a me piace tanto sentire le
sue storie. Il nonno le racconta molto meglio della signorina Barth.
"Vieni tesoro, devo raccontarti una
storia molto difficile. Una storia del cielo."
(come faceva, Ostessa
dei Tre Merli pietà d'una sorella! Pensate in quale stato e quanta
strada feci! Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella. Son negromatti...
e poi non me lo ricordo, anche lì c'era una stella com'era, in tutte
le poesie di natale c'è, mi ricordo quella di Giulia... e avrei
voluto che anche il mio presepio ne avesse una vera, ma quella sta per
uscire dalla parete finestra.)
"Nonno, la mia stella com'era se ne
sta andando?"
"No, tesoro, vedrai che domani sarà
di nuovo per un po' sopra la capanna, come l'hai vista oggi."
Doveva essere vero, il nonno sa tante
cose del cielo perché ci lavora.
"Amore, forse te ne ha parlato anche
la maestra, ma vorrei raccontarti la storia di quella stella, di quella
che tu chiami com'era..."
"Oggi ne ha parlato la signorina,
ma Giulia mi dava fastidio e..."
"Ti danno sempre fastidio eh..."
"Nonno!"
"Bene," il nonno s'è fatto
silenzioso e sembra che cerchi le parole. Il nonno sa sempre cosa dire,
questa volta mi sembra tanto strano vedere che non sa le parole.
"Tanto tempo fa, ma tanto tanto, al
tempo del nonno del nonno di mio nonno, e forse anche prima, la gente non
viveva su questo pianeta..."
"E' la storia dell'altro pianeta,
del... come si chiama... Terra?"
"Sì, amore, è la storia
della Terra." Mi sistemo meglio sulla sua gamba. Il nonno racconta sempre
storie tanto belle, ma anche tanto lunghe.
"Devi sapere, che tanto tanto tempo
fa le persone vivevano sulla Terra, un pianeta lontano lontano che ruota
attorno ad un altro sole. E il pianeta era un po' come questo dove viviamo
noi..."
"Era proprio uguale?"
"Be', qualcosa di diverso c'era, i
giorni erano un po' più lunghi dei nostri e quindi si andava a dormire
più tardi, per te sarebbe andato benissimo, vero? Non ti si fa mai
notte!
"E poi il tempo non era come il nostro:
devi sapere che in alcuni periodi dell'anno faceva tanto più freddo
di qui... il freddo era proprio tanto. La gente si vestiva con cappotti
pesanti e stava a casa davanti a un fuoco. E si raccontavano le storie...
la sera, al buio, con il fuoco che faceva luce... si raccontavano tante
storie..."
"Quali, nonno?"
"Eh, amore, molte sono andate perdute,
gli uomini quando sono partiti dalla terra non hanno potuto portare tutto
con sè... alcune però si sanno e qualcuna si racconta ancora,
anche se molte cose non si adattano alla nostra vita...
"Le storie di Natale, per esempio,
quelle sono rimaste, ti ricordi, ieri te ne ho raccontata una...."
"Sì, me la racconti di nuovo,
nonno?"
"Certo, più tardi quando andremo
a letto, ora vorrei raccontarti la storia della terra e della tua stella
cometa..."
La voce del nonno era tanto bella
e le sue storie venivano benissimo con quella voce.
Mi guardo intorno per la stanza e
ci sono tante ombre, animali strani e personaggi sconosciuti, ma non ho
paura, anche se chiudo gli occhi sento l'odore del nonno.
"Devi sapere che l'inverno era lungo
e faceva tanto freddo e poi cadeva la neve... l'avete vista nelle ricostruzioni
della terra, vero?"
"Oh, si, è tanto bella... l'ho
messa anche sul presepio, sai..."
"Eh, sì. Si dice che i bambini
della terra fossero tanto felici con la neve e ci giocavano, anche se era
tanto fredda... ci costruivano degli uomini, tutti di neve e poi li vestivano
e gli davano un nome... un giorno ti devo raccontare la storia di Frosty,
l'uomo di neve che non voleva sciogliersi, perché sai che questi
pupazzi, quando veniva il sole si scioglievano e si trasformavano in una
pozzanghera... e allora Frosty non si voleva sciogliere e va verso il Polonord,
che è il posto più freddo della terra e..."
"... e vive per sempre felice e contento!
vero? tutte le tue storie finiscono così!"
"Sì tesoro, vive felice e contento,
in mezzo a tanta neve..."
"Ti piace, nonno, la neve che ho messo
sul presepio?"
"E' buffo, il presepio senza neve
non vale niente, ma se uno ci pensa... sai dove è nato Gesù
non nevicava mai..."
"Forse ha nevicato per quella volta...
come dice la poesia?,
La
neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due? - Che freddo!
- Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta! Un po' ci
scalderanno quell'asino e quel bue...
"Lo dice anche la poesia..."
"Sì, lo dice anche la poesia..."
La stella com'era non c'è più
vicino al presepio ma è lontana lontana, quasi tocca il bordo della
parete finestra, fra poco sarà sparita...
"Nonno, perché la stella sta
andando via?"
"Non è che sta andando via,
tesoro. E' che è molto lontana ed è come se stesse ferma
nel cielo mentre il nostro pianeta gira e sembra che sia lei a spostarsi,
ma vedrai che dopo aver fatto un giro completo sarà di nuovo là..."
"Speriamo che ci sia anche domani.."
"Ci sarà, non preoccuparti,
ci sarà per molto tempo"
Il nonno ha sempre ragione e mi sento
più tranquilla. Non ho più voglia di piangere.
"Allora, ti dicevo, un tempo tutti
vivevano sulla terra, ma poi alcuni studiosi del cielo, gente che faceva
il mio lavoro, scoprì che il sole di quella Terra stava per esplodere..."
"Esplodere? e come fa...?"
"E' difficile da spiegare, comunque
quell'esplosione avrebbe distrutto tutto e tutti sarebbero morti. Si crearono
delle grosse navi spaziali e ci misero dentro le persone e le mandarono
nel cielo verso altri pianeti..."
"Ci sono altri pianeti con altra gente?"
"Di sicuro, amore, anche se non siamo
riusciti ancora a ritrovarli per poterci parlare... Però non abbiamo
perso di vista il sole di quella Terra e quel sole è veramente esploso
e si è fatto tanto luminoso..."
Il nonno era triste.
"E' quella che tu chiami la stella
com'era, è quello lì..."
"Ma la gente è partita tutta..."
"Non lo so..."
"Ma è passato tanto tempo,
hanno avuto tanto tempo..."
"No, tesoro, noi siamo arrivati su
questa nuova terra ad una velocità grandissima, invece la luce dell'esplosione
ha viaggiato ad una velocità grande ma più piccola della
nostra e quindi ha impiegato più tempo per arrivare fino a noi.
Noi stiamo vedendo qualcosa che è successo tanto tanto tempo fa..."
"Vuoi dire che stiamo vedendo il sole
come era un tempo..."
"Sì, tesoro, proprio come dici
tu, stiamo vedendo la stella com'era!..."
Non è che ho capito bene, ma
la mia stella com'era è un'esplosione? E come fa ad essere tanto
lontana... a volte le storie del nonno sono strane, ma anche belle...
"Su, è ora di dormire, ora,
via... si dorme!"
Ma come... non è ora di dormire,
la cena, e la favola... non è ora... non è... non...
Un attimo di passaggio, lo stordimento
di un cambio di traiettoria, quasi una vertigine. L'aveva provata la prima
volta in aereo, guardando fissa un oggetto che di colpo si poneva in una
prospettiva diversa.
Sveglia.
Fuori della finestra il sole sta calando.
Il sole c'è ancora.
Il Natale è vicino, ma anche
quest'anno, come l'anno precedente, come l'anno precedente ancora... non
farà quel freddo da cartolina.
L'assistente le ha tolto tutti i collegamenti
e le sonde.
"E' andata benissimo" dice osservando
il monitor.
"Meglio così!"
"Può accomodarsi fuori, arriverà
subito la professoressa..."
"Bene, arrivederci..."
"Arrivederci." E' già intenta
alle sue faccende, Monica esce e si siede su una poltroncina.
I risultati si sapranno fra un paio
di mesi. Non sa se la manderanno a chiamare o se le scriveranno a casa
o se la verranno a trovare... non lo sa ancora. Non conosce nessuno che
si sia sottoposto al test per l'adattabilità al Viaggio. Ogni volta
che pensa al Viaggio le viene di guardare al sole, ma non c'è nessun
segno, passeranno molti anni prima che inizi il processo di esplosione,
lei per quel tempo non ci sarà più.. in ogni caso.
I cento e più anni che ancora
mancano all'esplosione sono al di là della portata della sua vita
e se poi il test fosse andato bene si troverebbe presto sulla nave interstellare
verso la nuova terra...
Guarda l'orologio, si sta facendo
tardi. Se la dottoressa non si sbriga ad arrivare... ha ancora tutti i
ragali da comprare...
Della prova non ricorda niente, la
dottoressa lo aveva detto, era una prova per l'inconscio, per vedere la
sua adattabilità al viaggio. Non ricorda niente, ma stranamente
nella testa le rimbomba una vecchia poesia che ha studiato alle elementari...
erano anni ed anni che non la ricordava...
La professoressa entrò nel laboratorio
dalla porta con su scritto VIETATO ENTRARE.
"E' andata, mi sembra," disse.
"Sì," rispose l'assistente.
"Credo che questa sia una delle migliori, anche se aveva dei problemi nel
recupero cerebro-temporale…"
"E' parso anche a me. Comunque immagazzina
i dati assieme al DNA, e li mettiamo nella prossima sonda, dovrebbe essere
ormai quasi completa…" la professoressa si interruppe, era entrato il dottor
Ludvig.
"Allora come andiamo?"
"Benissimo," rispose la dottoressa
andandogli incontro. "Siamo attestati su una media di quattro persone al
giorno…"
"E' proprio buona, con gli altri tre
laboratori riusciamo a fare una sonda al mese."
"Sì!, anche se ora con le feste
di Natale…"
"Va be', erano calcolate. Dobbiamo
cercare di immagazzinare il più possibile di scannerizzazioni personali
prima che si diffonda la certezza che sia impossibile il viaggio intergalattico
fisico e questo falsi i dati degli individui…"
Si fece silenzioso per un attimo.
"Abbiamo una grossa responsabilità, creare un database degli individui
umani da mandare nello spazio, come eredità e come testimonianza…"
"E nel frattempo si potrebbe sempre
scoprire qualcosa per sfuggire alla maledizione del sole…"
"Sì, si potrebbe sempre trovare
qualcosa… anche se, a dire la verità, non so proprio che cosa...
se solo fosse possibile il viaggio effetielle..."
Il dottor Ludvig si diresse verso
la porta, "Benissimo per ora vi saluto, domani passerò per fare
gli auguri a tutti, ora devo correre, la mia nipotina ha la recita di Natale…
sapete, le solite poesie a cantilena…"
"Non me ne parli, quest'anno anche
mio marito s'è messo in testa di organizzare una recita di tutti
i professori a scuola… ha tirato fuori una poesia vecchissima, sulla notte
santa…"
"Non sarà quella con il campanile
che scocca le ore…"
"Sì, proprio quella…"
"Ma che, si sono messi tutti d'accordo?
Anche mia nipote deve recitare quella stramaledettissima poesia…"
Scoppiarono tutti a ridere: "Eh, che
vuole, è sempre più difficile essere originali a Natale…"
Risplende
d'un astro divino La notte
che già fu sì buia.