Fantascienza e surrealismo

Alberto Henriet

 
 
 
1. Che cos'è la science-fiction?

La science fiction si occupa generalmente del futuro dell'uomo. E' una letteratura di speculazioni scientifiche più che un genere letterario, a mio parere, è un modus cogitandi, di interpretare la realtà attraverso l'estrapolazione di modelli virtuali.
Quando si parla di Scienza, però, per la SF, occorre fare due grosse precisazioni: la prima è che per Scienza si intendono non solo le discipline hard (fisica, matematica astronomia...) ma anche quelle umanistiche (psicologia sociologia...). Il carattere poi di speculazione e di modus cogitandi mette in evidenza come esista un nesso evidente tra la SF e la stessa filosofia.
La seconda precisazione è che (come insegna Samuel R. Delany) la Scienza dei futuri virtuali della SF non è necessariamente simile alla nostra ma, ai nostri occhi, potrebbe addirittura apparire, in taluni casi, come "magia" nel senso di surreale-allusiva, non-logica, irrazionale poiché basata su parametri che ci sono ancora ignoti. In questo esiste un sorprendente tegame tra la science fiction e il modo surrealista di interpretazione della realtà, ideato da Salvador Dalì e definito paranoico-critico, basato "sull'associazione critico-interpretativa di fenomeni illusori, e ognuno di essi includerebbe già interamente la struttura sistematica e si oggettivizza prima di tutto a priori attraverso "azione della critica".
Detto in altri termini, esistono immagini e sistemi visuali analogici che già possiamo immaginare, ma non ancora spiegare "logicamente", ovvero da un punto di vista scientifico ortodosso.
LaSF poi, non ha soltanto a che fare con fa Scienza di oggi o quella virtuale del Futuro, nè è semplice speculazione scientifica o paranoico-critica; accanto alle discipline scientifico-filosofiche, occorre tener conto del còté espressivo, e quindi artistico. L'Arte stessa nelle sue correnti d'avanguardia è pensiero, progetto, metodo, interpretazione-simulazione di realtà virtuali. Lo scrittore vero di science fiction deve essere anche un artista delle metafore, siano esse scientifichein senso stretto, ovvero hard, oppure più sfumate umanisticamente, verso il reame della filosofia e quindi del fantastico nobile.
 

2. Perché la Science fiction non è un genere letterario

Puo sembrare paradossale, eppure la science flction non è un genere letterario vero e proprio. Esistono, invece, una serie di immagini, di situazioni-tipo che possono sì essere usate in modo non originale per confezionare un prodotto di imitazione di un'opera originale, e questo accade spesso nella SF; anzi, in ambito americano è la norma di un progetto di lavoro seriale-industriale per una letteratura che mira al consumo, e che vive su un mercato di lettori.
La science fiction vera, quella creativa e quindi personale, d'autore mira alta speculazione (non quella commerciale, s'intende: bensì filosofica, di pensiero originale) e quindi agisce in quella terra vergine di progettualità intellettuale-visiva che è il regno dei pittori-filosofi del surrealismo: Dalì e Magritte.
 

3. Dalì e la Science Fiction

Il punto di partenza della ricerca di Dalì fu la conquista dell'irrazionale, con la quale il maestro spagnolo mirava a rendere percettibile, con la precisione più assoluta, le immagini fantastiche dell'irrazionalità concreta che non sono gratuite bizzarrie più o meno barocche, belle ed originali, ma immagini che per il momento non sono spiegabili nè attraverso sistemi concettuali logici nè attraverso meccanismi razionali, nè sono riducibili a questi. Il metodo paranoico-critico di Dalì porta alla luce queste immagini, schegge del nostro profondo, in un'esplorazione del nostro io che ha punti di contatto con la psicoanalisi e con le sperimentazioni di laboratorio che ebbero per oggetto gli allucinogeni.
Dalì rileva inoltre come la cosiddetta fantasia irrazionale stia alla base di tutte le scoperte scientifiche che hanno condotto alla ipermeccanizzazione del nostro secolo. Il percorso "filosofico" dell'artista si stacca però poi dalla scoperta dell'irrazionale, operata questa con l'ausilio, come s'è detto, della psicoanalisi,giungendo ad una sorta di nuovo classicismo che Dalì definisce come una sintesi di pittura classica, età atomica e spiritualismo.
E' questo un sapere polimorfo che, visivamente, si traduce in opere quali la celebre Leda atomica (1949), nella quale gli elementi mitologici greci (Leda e il cigno) sono naturalmente ed armonicamente fusi in un contesto comune con oggetti e corpi fluttuanti secondo rigorosi rapporti matematici che, al tempo stesso, rimandano a speculazioni della fisica moderna traducendole in un contesto artistico con immagini poetiche.
Come si può capire, il problema a livello artistico di Dalì è lo stesso che si pone ogni scrittore vero di SF: come rendere in un'opera letteraria nel modo più preciso ma poetico allo stesso tempo le grandi idee della scienza contemporanea, e di quella futura stessa.
E' evidente che la soluzione proposta da Dalì è una delle più creative, libere eppure funzionali allo stesso tempo. Uno spettatore distratto potrebbe eliminare una qualunque opera di Dalì come "fantasia gratuita, tecnicamente precisa, ma al massimo bella, da un punto di vista barocco", non cogliendo assolutamente il sapere scientifico che essa contiene (le leggi della fisica visualizzate attraverso immagini poetiche, ad esempio). Il problema è quindi quello della comunicazione, la quale spesso è indirettamente proporzionale al grado di accessibilità di un testo. Più un'opera è comprensibile ad un lettore standard, meno essa comunica da un punto di vista di novità proposte.
 

4. La semiotica e Magritte

Ii problema del linguaggio, eccolo qui. E non solo inteso come semplice veicolo di comunicazione elementare, ma anche sotto il punto di vista della forma del contenuto, ovvero di proposta dei problemi che sono la sostanza della SF sotto una forma espressiva adatta (ad esempio quella simbolica, per Dalì, delle leggi fisiche visualizzate con immagini poetiche). Entra quindi in gioco, in modo esplicito, una disciplina come la semiotica, che in ambito surrealista rimanda subito a certe sperimentazioni "intelligentissime" benché all'apparenza assurde da un punto di vista visivo all'insegna del buon senso, di René Magritte.
Magritte con alcune sue opere intraprese una "analisi terapeutica degli specifici disordini logici prodotti dal linguaggio". Portava alla luce con i suoi dipinti le incoerenze nascoste nella struttura del pensiero e del linguaggio.
Nel celeberrimo L'uso della parola 1(1929-29) vediamo dipinta in uno spazio non formalizzato una pipa, accompagnata dalla didascalia "Ceci n'est pas une pipe" ("Questa non è una pipa"). Il che è vero: quella pipa, in quanto immagine di, e non oggetto, non sarà mai fumata. Nonostante la correlazione evidente che esiste tra l'immagine della pipa e la stessa didascalia, è difficile poi dire se l'asserzione del testo è vera o falsa. E in questa ambiguità a mio parere si trova il fascino di questo dipinto di Magritte che è un po' l'ambiguità di fondo - irrisolta - della natura stessa della science fiction.


© Alberto Henriet 1993, 1999
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