La mia terra, l'Umbria, è generosa nell’offrire a chi si addentra del silenzio dei suoi vicoli quel clima di heroic-fantasy che molti scrittori di questo genere si affannano a riportare sulla pagina scritta: lontano dai tumulti del turismo di massa, antiche pietre rosate distillano gli umori accumulati in tanti anni di silenziosa testimonianza.

A volte, poi, succede che anche il tempo si lasci influenzare da questo clima e l’aria divenga mitica e succedano cose che trascendono il proprio valore ed esplichino la propria portata fino ad arrivare ad avere valore di esperienza fondamentale, partecipe del gran flusso della vita e svelando così una piccola parte del proprio valore.
Non c’è altro modo per spiegare quel senso di sorpresa ed entusiasmo che m’ha colto alcuni giorni fa in un vicolo silenzioso e remoto, schivato dal traffico moderno e memore del proprio passato. .
Mentre lo percorrevo, perso in qualche pensiero, ho visto un’insegna di legno, del tipo vecchia locanda, che ha attirato il mio sguardo soprattutto perché non aveva la pretesa di apparire vecchia e per questo non stonava con le costruzioni cariche di anni che la circondavano.
L’insegna parlava chiaro: "Libreria esoterica: Religioni, Filosofia, Leggende, Miti, Fiabe, Fantascienza. "
Mi ha fatto sorridere l’aggettivo esoterica, mi ha sorpreso il cocktail di soggetti, mi ha interessato la parola fantascienza e sono entrato.
Una porta piccola e stretta dava su di uno stanzone quadrato col tetto a volta ed una finestrella quadrata alta sul muro ed avara di luce. Illuminazione elettrica, qualche scaffale ai muri, tanti libri a terra accatastati e qua e là dei poster, quasi tutte riproduzioni di icone russe.
Un commesso ed un solo cliente (dal collarino bianco che portava m’è sembrato un prete in borghese) e rumori ovattati dai muri spessi e dai libri sparsi.
Scendendo quell’unico scalino in mattoni ho riprovato l’emozione un po’ languida di quando lessi per la prima volta un libro di racconti di Buzzati, quella sensazione sospesa e rarefatta costruita intorno al mistero semplice e naturale di tutti i giorni. Un po’ come in un racconto di Silverberg ("Clienti fissi" "The Regulars") dove sembra quasi di sentire la presenza di un’altra dimensione.
I libri, poi (e come sempre), attirarono la mia attenzione e cominciai ad osservarli: provo sempre una voluttà strana nel vederne tanti tutti insieme e mi lascio immancabilmente ipnotizzare dal susseguirsi delle loro costole allineate.
Ho cercato senza sapere cosa ed accanto ad una edizione economica americana de "Il nome della rosa" (bella copertina che riportava cenni critici della stampa mondiale nello stile di un manoscritto trecentesco) ho trovato tre libretti della Avon Books, neri e con delle illustrazioni stilizzate che ripetevano vagamente il disegno di alcuni tarocchi in uno stile molto vicino al liberty.
Erano i primi tre libri del ciclo di Amber di Roger Zelazny.
Mi
è sembrato il momento più propizio ed opportuno per comprarli
perché diversi fatti nel giro di pochi giorni erano venuti ad assommarsi
per contribuire ad avvicinarmi sempre di più a questo ciclo che
non conoscevo.
Poco tempo fa, infatti, avevo acquistato l’edizione italiana del quarto volume, La mano di Oberon, e mi occorrevano gli altri tre prima di poterlo leggere (e un libro comprato e non letto turba sempre la tua fantasia).
Avevo anche saputo che è uscito da poco in America un nuovo titolo del ciclo, Trumps of Doom, che poi dovrebbe essere il primo volume di una trilogia autonoma.
Da ultimo, avevo da poco terminato di scrivere un articolo su di un racconto recente di Zelazny, 24 Views of Mount Fuji, by Hokusai, ed ero ancora, in qualche modo, in sintonia con la visione del mondo dello scrittore americano.
Ho comprato i tre libri ed ho lasciato il negozietto al commesso un po’ timido ed impacciato ed al prete che parlava della sua stanza piena di libri all’ombra di una chiesetta anonima. Ma quell’esperienza, anche se sfumata e dispersa dal flusso del tempo, è rimasta legata ai libri neri del ciclo di Amber e poi, nel momento in cui li ho letti, si è insinuata fra le pieghe delle avventure di Corwin e fratelli trovando, in fin dei conti, il terreno più adatto per attecchire e germogliare.
Il fatto è che Zelazny è tra tutti gli scrittori di fantascienza americani, quello che meglio riesce a ricreare un clima spirituale e culturale mediterraneo (e lo dico non solo facendo riferimento al suo ricorso alla mitologia classica, perché basterebbe Lord of Light a smentirmi, ma pensando in particolar modo al suo atteggiamento mitologico nei confronti del rapporto natura-uomo-cultura). Penso che Zelazny sia uno dei pochi che, riuscendo ad avere un contatto più naturale (vuoi per cultura, vuoi per sentimento) con il mito, sia capace di distaccarsi dalla massa ripetitiva della fantascienza americana apportatrice, il più delle volte, di visione medioevaleggianti che sono smaccatamente stereotipate perché sostanzialmente esterne al cammino culturale americano e più che altro come prerogativa del vecchio continente, corrotto e decadente.
Il
ciclo di Amber è composto, ad un livello superficiale, da opere
che possono essere ascritte al genere di Cappa e Spada, pieno com’è
di intrighi e duelli, anche se tale classificazione è ripetutamente
messa in dubbio dalla presenza di esseri appartenenti al genere dell’orrore.
Spesso la narrazione lascia affiorare strutture archetipiche del mondo delle leggende, altre volte citazioni di opere ormai classiche aprono una finestra sul vasto patrimonio culturale dell’immaginazione umana (il nome Oberon, che crea collegamenti col Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare per esempio, oppure le scene dell'incontro in prigione tra Corwin e Dworkin che non possono non ricordare l'incontro tra Dantes e l'abate Faria), ma su tutto spiccano due atteggiamenti che non soltanto tracciano una pista originale, ma che si prestano a gettare luce su un atteggiamento metanarrativo.
Il primo di questi atteggiamenti deriva dalla creazione di un universo che si compone essenzialmente da un succedersi di mondi paralleli che esistono soltanto come probabilità che vengono definiti Ombre (Shadows) che collegano concentricamente un ordine perfetto e centrale che è la realtà di Ambra (Amber) ad una regione esterna e periferica, le Corti del Caos (Courts of Chaos), anch'essa reale e punto di partenza di tutto il sistema.
Il secondo prende corpo nel momento in cui si riconosce l'esistenza di quei legami che permettono l'esistenza di un rapporto interdipendente tra il mondo fisico e la sua riproduzione.
I due concetti, a ben guardare, presentano un'ampia zona in comune che denuncia una visione della vita strettamente legata al concetto di ARTE e un rapporto con il mondo circostante rimanda al processo materiale di realizzazione di un'opera d'arte. Colui che dalle Corti del caos ha tratto il disegno (Pattern) dando vita ad un ordine successivo di Ombre è, a livello di capacità , colui che disegnando un viso o un luogo riesce a creare una comunicazione tra quel viso o quel luogo e la persona che si pone di fronte a detta riproduzione.
Quest'ultima è la funzione svolta da quella specie di tarocchi che sono i Trionfi (Trumps), speciali carte da gioco con la riproduzione di un viso o di un luogo che permettono agli amberiti di sangue regale di creare un contatto con quel viso o quel luogo per comunicare o per teletrasportarsi. Il Disegno ed i Trionfi si basano sulle stesse leggi e sulla stessa capacità di un individuo di usare, ponendole in contatto tra di loro, le congruenze esistenti tra gli oggetti del mondo fisico e il loro riflesso nel mondo ideale.
Se un uomo di questo tipo e con un tale potere esiste davvero, non può essere chiamato in altro modo che ARTISTA e, di conseguenza e per estensione, le sue realizzazioni non sono altro che dalle opere d'arte.
È
facile accorgersi, allora, come un'occorrenza tematica di questo tipo,
valida in un campo letterario mainstream, una volta immessa all'interno
del genere fantascientifico dilati il proprio valore per venire in aiuto
della funzione mimetica della narrazione: la realtà è il
vertice superiore di un triangolo equilatero, i vertici di base sono rappresentati
dall'artista e dalla sua opera, laddove uno stretto rapporto di ambivalenza
tra produzione e consumo li pone in rapporto tra loro. In altre parole,
se si riconosce che il concetto di Novum è un concetto pertinente
e distintivo della letteratura fantascientifica, si deve ammettere che
in esso risiedono i germi di quel processo strutturale che porta allo scoperto
lo scrittore nel suo atteggiamento di creatore, atteggiamento che molto
spesso, nella letteratura mainstream si cela tra le pieghe della 'ricostruzione'
e del realismo.
Il simbolo principale di questo concetto dell'esistenza intesa come realizzazione di un'opera d'arte è raffigurato dal Disegno, una riproduzione labirintica di tutte le realtà, tracciato fisico di un cammino che nel proprio compiersi si trasforma in ciclo e realizza, in un misto di innovazioni e ricorrenze, il succedersi quotidiano del tempo e dello spazio.
Un problema specifico viene ad incrinare l'equilibrio generale a livello di trama: il disegno è sfigurato, la sua continuità interrotta, il suo valore ridimensionato dal sangue amberita versatovi sopra. Lo squarcio che ha interrotto le trame del grande arazzo pone all'artista un problema decisionale di capitale importanza, in quanto deve scegliere tra innovazione e continuità.
Corwin è il rappresentante di un mondo moderno che comprende di aver perso la capacità di afferrare la realtà nella sua completezza (capacità di spicco nel patrimonio interpretativo degli antichi)e sa di non avere né la forza, né tantomeno le capacità di poter ricostruire il Disegno. Una grave frattura ha incrinato il rapporto dell'uomo moderno con la natura che lo circonda liberando gli incubi più riposti e gelando ogni capacità creativa.
Il protagonista delle opere di Zelazny spesso è un uomo che possiamo definire immortale, un individuo eccezionale non tanto sotto l'aspetto dei poteri che possiede, ma sotto quello della conoscenza (sia essa tecnica, scientifica, o culturale) che gli permette di controllare e governare il mondo intorno a lui. Il ricorso ai miti religiosi induisti, estremo orientali o mediterranei non fa che scoprire questo processo di deificazione di un particolare individuo che è, e rimane, soltanto un abile manipolatore delle possibilità che gli si presentano.
Il
grande segreto tecnologico consiste nella capacità artistica di
creare e mantenere un sistema teologico che si presenti come visione della
natura e delle sue forze e si strutturi come gilda impenetrabile. Tutte
le visioni riprodotte nei libri di Zelazny non provengono altro che dalla
matrice medioevaleggiante di un mondo strettamente corporativo;
un mondo che si è strutturato in questo modo per sconfiggere il
passare del tempo e poter creare una struttura che riesca ad ovviarealla
brevità della vita umana; un mondo che, in definitiva, è
posseduto da quell'individuo che è riuscito a sconfiggere il tempo
e si è riproposto in reincarnazioni successive.
Occorre precisare, comunque, che un discorso di questo tipo e, e rimane sempre ad un livello strettamente culturale e Zelazny non cede minimamente a tentazioni di superomismo.
L'arte è la creazione di un mondo coerente, strettamente legato ai due poli della vita umana che sono il passato e il futuro e l'artista ha come unico antagonista il tempo.
Ecco allora che più che la figura dell'uomo-artista è importante e va studiato il modo in cui tale persona (immortale nelle proprie opere se non nella propria vita) si trova ad essere in contatto con il mondo che la circonda.
È un vecchio problema che ricorre con frequenza nell'opera di Zelazny ed il punto dove forse appaiono allo scoperto con maggiore chiarezza le difficoltà "tecniche" ad esso legate si trova in "24 Views":
Le varie ombre che formano il susseguirsi dei mondi all'interno della cosmogonia amberita, pur presentando ampie variazioni, risultano strettamente legate a regole costruttive e ai principi di compatibilità riconducibili ad un modello unico che consiste/coesiste nelle Corti del Caos, un modello generale rispetto al quale le singole ombre non sarebbero che delle repliche parziali.
Il
type e rappresentato dalle Corti del Caos (nel senso di idea originaria,
punto di partenza del processo evolutivo) e si presenta come una legge
che permette un vasto campionario di variazioni e che crea, all'interno
del rapporto di riproducibilità, problemi di conservazione e di
trasmissibilità. Unico mezzo atto a risolvere problemi di questo
tipo è rappresentato dal Disegno per il fatto che, nel momento in
cui trasmette e rielabora un'immagine, mette in atto un processo che riconosce
un'equivalenza tra le varianti libere e quelle imposte dalla tradizione
della suddetta immagine.
Messo così il discorso, è facile ammeteere che l'interesse di Zelazny non è rivolto tanto verso il soggetto che ha dato il via a questo processo (sia esso un artista o un dio di una qualsiasi religione) quanto verso il processo stesso. Un processo che, sostanzialmente, è semantico.
Dworkin - il creatore dei Trionfi che non sono altro che la semplice applicazione pratica delle leggi che regolano il rapporto significato/significante che esiste tra le Corti del Caos e le Ombre - non ha fatto altro che porre in relazione una idea con un oggetto, ha creato un ponte tra il piano del contenuto e il piano dell'espressione facendo perno sulle capacità simboliche che sono tipiche dell'uomo.
In altre parole i Trionfi con il loro potere di teletrasporto altro non sono che la parte visiva e visibile di un rapporto più generale che intercorre tra le Corti del Caos e le Ombre nella loro totalità (tra il type ed il token), un rapporto che si attualizza nel Disegno che altro non è, dunque, che il tracciato fisico delle sopracitate capacità simboliche ed in esso emerge) come un fatto prettamente semantico, l'aspetto strutturale della riproduzione.
Tale processo riproduttivo, attualizandosi all'interno delle spire del Disegno, porta allo scoperto quelli che sono i due aspetti centrali del suo processo di attuazione: la CONTINUITÀ (che viene assolta dall'invarianza delle leggi che regolano il sistema) e la DIFFERENZIAZIONE (che viene assolta da un processo di speciazione e da una illimitata creatività individuale). I principi di Amber si spostano agendo sulle Ombre e cercando (e trovando) il il sentiero che congiunge tutte le varianti significanti e scartando tutto ciò che è non significante. Il loro percorso è possibile in quanto essi possiedono la chiave di lettura di tutti i gradi di equivalenza in ogni condizione di riformabilità dello spazio circostante. All'interno del processo di riproduzione è latente una opposizione fondamentale che si riassume nell'opposizione AUTENTICITÀ/ FALSIFICAZIONE e che è legata al carattere articolato o meno della realtà da riprodurre. L'esempio più chiaro per spiegare questa opposizione si può fare mettendo a confronto la riproduzione dl un'opera letteraria con quella di un'opera pittorica: ogni copia accurata della prima sarà sempre un falso.
La differenza risiede, essenzialmente, nel fatto che un'opera per conservare il proprio carattere originale nella riproduzione di se stessa, deve avere un carattere discreto e articolato, un carattere che renda possibile una distinzione tra proprietà costitutive dell'opera e proprietà meramente contingenti.
Tali opere vengono definite ALLOGRAFICHE. Viceversa, le opere non riproducibili ma solo falsificabili hanno un carattere continuo e, per così dire, denso: in esse proprietà costitutive e proprietà occasionali sono indistinguibili in quanto tutto è pertinente. Tali opere vengono definite AUTOGRAFICHE.
Questa contrapposizione ALLOGRAFICO/AUTOGPAFICO per tornare al punto di partenza del discorso è al bivio che è venuto a crearsi di fronte alla doppia possibilità di restauro o di ricostruzione del Disegno - incide profondamente sulle scelte di Corwin: se la realtà per i costruttori del Disegno presentava un sistema di notazione che le permetteva di apparir loro come un'opera allografica, per l'uomo moderno, quell'uomo che come detto ha perso la capacità di comprensione e decodificazione del sistema di notazione, essa si presenta come un'opera autografica e quindi irriprodicibile.
L'unico mezzo per poter continuare a comprendere la realtà è (e rimane) il Disegno - nel senso di oggetto reso tradizionale dall'uso - in quanto esso permette di cogliere, all'interno di una configurazione a carattere denso, un principio ordinatore e di proiettarvi uno schema capace di rompere la continuità del segno traducendola in una configurazione in qualche modo articolata.
In questo caso il Disegno svolge la stessa funzione del libro di stampe di Hokusai in "24 Views", quella cioè di riordinare gli schemi interpretativi che permettono sia la ricostruzione che il riconoscimento del processo che ha reso la realtà come una configurazione densa suscettibile di un numero indefinito di letture, tutte plausibili.
In ultima analisi il discorso di Zelazny implica una rivalutazione del ciclo narrativo inteso come genere letterario in quanto vi intravede all'opera tutte quelle forze che in una alternanza di innovazione e ripetitività rendono decodificabile la realtà, una realtà che non è altro che una costruzione della cultura. Un inevitabile travaso di esperienze personali e sensazioni culturali (come il caso della libreria esoterica prima citata) che si riversa all'interno degli schemi interpretativi dell'artista, anche se controllati il più possibile:
