Mario Fabiani


Michael Swanwick, L'intrigo wetware
(Vacuum Flowers), Cosmo Argento 192, Ed Nord, 1988

Piergiorgio Nicolazzini, nell'introduzione, parla di "autentico tour de force immaginativo, nel quale la quantità di invenzioni ed estrapolazioni è davvero stupefacente", poi richiama, con azzeccata intuizione critica, il "Senso of wonder" della fantascienza dei "pulp". Queste considerazioni sono idealmente rappresentative delle prime sensazioni che questo libro mi ha dato (mi si perdoni la mancanza, in questa fase, di "rigore" critico, ma mi sembra utile precisare che l'analisi molto spesso prende il via da basi puramente intuitive). Innanzitutto, la "quantità": più che la quantità dello idee, come la definisce Nicolazzini, colpisce la quantità dei neologismi impiegati per dare forma ad elementi statici della narrazione nelle pause descrittive. Un'indagine statistica, che certo non è il caso di portare avanti in questa sede, probabilmente rivelerebbe la straordinaria rilevanza di questo "codice" pseudo-tecnologico, i cui termini sembrano essere limitati solo dall'incredibile fantasia dell'autore (e del traduttore, che deve aver fatto non poca fatica a trovare equivalenti adatti nella nostra lingua). Il risultato non mi sembra si traduca sempre' in risultati "immaginativi", a meno che a questo aggettivo non si voglia associare la varietà del linguaggio. In realtà, il continuo intramezzare il discorso con termini cripto-tecnologici finisce per rallentare in maniera fastidiosa la fruizione, dato che la comprensione dei suddetti termini non è, spesso, utile ai fini della decodificazione dello sviluppo dinamico della storia. In certi casi si ha la netta impressione che Swanwick inserisca complesse descrizioni pseudo-scientifiche e termini tecnici per dare corpo ad una certa "insufficienza descrittiva", e per creare quel "sense of wonder" che, fautore di coinvolgimento emotivo del lettore, spesso maschera deficienze di tipo letterario. In questi momenti, ritorna alla mente la famosa descrizione dello "spray Ubik", scritta da Dick nel romanzo omonimo, descrizione che aveva il chiaro scopo di mettere alla berlina il finto razionalismo scientifico di certa fantascienza. E pensare che nell'introduzione a 'Vacuum Flowers" si parla di influenze dickiane!

Circa il "sense of wonder", ebbene, devo dire che mi sentire sapessero crearlo in maniera migliore le "space opera" degli anni 50. Ma forse è solo un mio problema legato a reminiscenze di tempi in cui leggevo SF in maniera molto più "appassionata". In ogni caso "Vacuum Flowers" conserva di quelle opere le iperboli spaziali e superomistiche che sembravano dimenticate ed invece riemergono inaspettatamente in opere come questa. L'impressione è che, al di là dei personaggi "alla moda" e del frequente ricorso ad una terminologia mediata dall'informatica, qui si riproponga un modello di SF che di innovativo può avere ben poco, soprattutto per chi conosce bene il genere. Ci sarebbe poi da discutere sulle possibilità di fare dell'innovazione all'interno di un'industria culturale (quella della SF americana) che sembra sempre più basarsi sulla "omologazione" dei gusti del pubblico (né trattandosi di un'industria, potrebbe fare altrimenti). Ma qui si sconfina nella sociologia della letteratura, che non è materia che ci interessa in questa sede. Vediamo quindi di dare inizio all'esame del testo in questione.

La storia si configura secondo I'arcinoto sviluppo dinamico del "viaggio iniziatico", durante il quale il protagonista subisce un mutamento del proprio status (mutamento generalmente evolutivo), cosicché lo spostamento sul piano spaziale si traduce anche in uno "scarto" delle caratteristiche psico-sociali del soggetto che intraprende il viaggio stesso.

In questo caso il "viaggiatore" è una donna, Rebel Mudlark, e l'esordio è uno dei più classici, in una situazione di amnesia che "azzera" i precedenti "vissuti" del personaggio mettendolo in una condizione di totale inconsapevolezza circa la propria collocazione nell'universo che lo circonda. Rebel, risvegliandosi in un luogo ed in un tempo sconosciuto, si trova quindi nella situazione di "neo-nata" e può cominciare la sua quest per ritrovare un'identità.

Il teatro del viaggio e una fetta di sistema solare, dall'esterno verso l'interno. E' un sistema assai popolato, dominato da grandi strutture tecnologiche e da altrettanto impressionanti concentrazioni di potere. Tutto questo si traduce in una quantità di diverse organizzazioni sociali che tendono comunque ad assumere caratteristiche sempre più "ordinate" nel procedere dal sistema esterno fino alla Terra. Nello stesso modo si ha una evoluzione della situazione ambientale dei luoghi che si manifesta in una tendenza dall'artificiale al naturale. Si ha infatti:
 
luoghi
caratteristiche politiche ed ambientali
asteroide
potere economico
ambiente totalmente artificiale
marte
potere totalitario
ambiente planetario
luna
potere occulto
ambiente simil-terrestre
terra
potere onnicomprensivo
ambiente totalmente naturale

Dato un simile scenario, si può ipotizzare uno schema oppositivo-dinamico così delineato:






La cosa che appare più interessante in questo schema è la relazione di contraddizione tra gli elementi "caos" e "ambiente naturale" così come quella tra "ordine" e "ambiente artificiale". Ciò che potrebbe sembrare un rapporto trasgressivo dei comuni moduli della significazione della SF è in realtà un chiaro sintomo della conflittualità dell'insieme. Si notano infatti connotazioni non eccessivamente positive riguardo alle organizzazioni sociali "ordinate": il Popolo di Marte (una simbologia fin troppo smaccata; si potrebbe ironizzare sul "Pianeta Rosso", ma lasciamo andare) e la Comprise sulla Terra sono tutto sommato ordinamenti "aberranti", soprattutto per il fatto che impediscono lo svilupparsi delle tendenze individuali (American Way of Life), pero' allo stesso tempo rivelano un anima "ecologica" (vedasi i progetti di "Terraforming" e il gigantesco albero della Comprise) che rimane negata ad ambienti ed organizzazioni di potere artificiali e super-individualizzate come quelle degli asteroidi, in cui il potere esercitato dalle grandi multinazionali attraverso la "wetprogrammazione" è tutto sommato visto come disumano e coercitivo. Proprio questa conflittualità rappresenta il terreno ideale per lo svilupparsi del viaggio, e sottende anche le relazioni attanziali, così come stiamo per vedere.

La relazione di congiunzione più evidente e importante è quella che sottende alla quest, e appare come:
 

SOGGETTO Rebel
OGGETTO La consapevolezza del proprio ruolo e della propria identità

Rebel è inizialmente una personalità schizofrenica. in cui convivono due diverse identità che lottano per aggiudicarsi il controllo della psiche. Questa situazione di confusione psicologica è la tensione fondamentale che spinge la protagonista a dare inizio al viaggio, al termine del quale, dopo aver superato le canoniche "prove" (i tentativi di uccisione, l'ibernazione, il virus della "melatimida") riacquisterà la consapevolezza di sé stessa e un ruolo nuovo nel mondo.

Il "tessuto" attanziale della storia è ovviamente più complesso, comprendendo una vasta serie di oppositori ed aiutanti, tra i quali i più importanti possono definirsi Wyeth (Aiutante) ed Eucrasia (Oppositore). Il primo è una "creatura" della seconda. e quest'ultima non è altro che la "seconda identità' di Rebel, la personalità che convive nella sua mente e tenta di prenderne possesso. Le relazioni che si stabiliscono in questo schema attanziale sono quindi per definizione conflittuali; in special modo la natura schizofrenica della mente di Rebel condiziona il viaggio iniziatico cambiandolo in "esorcismo" psicanalitico.

Naturalmente il senso del viaggio non è solo "individuale" ma racchiude un "significato cosmico" che ben si attaglia al romanzo SF tradizionale. E qui si investono di una propria identità anche le figure del Destinatore e Destinatario, depositari dell'istanza comunicativa dinamica del testo. Così come si apprenda alla fine del romanzo. Rebel è latrice di un "messaggjo" rivolto a tutta l'umanità, messaggio inviato da un classico "Demiurgo occulto" quale Elizabeth madre di Rebel e "stregone" dai notevoli poteri. Rebel possiede l'"integrazione", ovvero il dono di mantenere la propria identità, la propria "persona", a fronte di qualunque manipolazione resa possibile dalle tecniche di "wetprogrammazione". Tali tecniche sono l'espressione più pura dello sviluppo scientifico, ma sono connotate in maniera piuttosto negativa, poiché legate ad un certo tipo di potere perverso (si veda la violenza insita nei "caschi" di programmazione, che più che altro nella vicenda vengono usati per annullare le "persone"). L'integrazione rappresenta quindi in un certo senso l'affrancarsi dell'umanità da una tecnologia "cattiva" e la riaffermazione di un'individualità "naturale", nonché di una futura organizzazione socio-politica rispettosa del valore della persona. Rebel, con la sua personale lotta vincente nei confronti della propria personalità schizofrenica (anch'essa provocata dalla wetprogrammazione) e dell'identità estranea di Eucrasia (una wetprogrammatrice), è ella stessa il "messaggio", il prototipo del nuovo essere umano non manipolabile e manipolatore, che ritrova la propria identità partendo dal caos. Sintomatico è il fatto che la lotta finale tra Rebel (Ribelle) ed Eucrasia si svolga sotto l'effetto del virus della "melatimida", versione modernizzata del frutto edenico che, naturalmente, porta all'autoconsapevolezza. Lo schema attanziale a questo punto è completo, e si manifesta in questa maniera:
 

DESTINATORE Elizabeth Mudlark (Lo stregone)
DESTINATARIO L'umanità
SOGGETTO Rebel Mudlark
OGGETTO L'Integrità
AIUTANTE Wyeth
OPPOSITORE Eucrasia (Rebel)

E' quindi un sapere scientifico più "alto", quello degli Stregoni, che viene in aiuto dell'umanità per controbattere la "perversione" della scienza usata per scopi "bassi" (il potere). E nello stesso tempo opera un riavvicinamento alla natura (una natura idealizzata, certo. Lo stesso termine "Stregoni", sempre che la traduzione sia equivalente, indica probabilmente il riferirsi ad una ipotetica scienza "primigenia" (?)) sentito come salutare e portatore di "ordine". La tensione portante della storia si esaurisce quindi in un finale che ribadisce la fiducia in un mondo "individualista" ma non "prevaricatore", in cui la possibilità di "costruirsi la propria vita" deve essere garantito a tutti. Insomma, il sogno americano, the same old story. Anche se Io "spannung" finale in cui tutti i nodi vengono al pettine si svolge secondo le regole di un interscambio commerciale che ha poco di idealistico, e che forse avrebbe scandalizzato i "padri" della fantascienza. Ma Swanwick non si lascia spaventare e svela forse una nascosta vena ironica ipotizzando che in questo suo futuro anche il destino dell'umanità possa essere messo all'asta. Si tratta forse dell'unica originalità del romanzo, ma ben si attaglia al "finto cinismo" dei personaggi della fantascienza moderna.

Ancora una volta rimane da chiedersi se la fantascienza di oggi è questa, o se c'è qualcos'altro, una tensione diversa, qualcosa che vada al di là della moda del personaggio "freak" o dell'informatichese. In un discorso citato nell'introduzione, Kim Stanley Robinson dice:

"viviamo una natura hardware, e dunque ci riesce naturale considerare la letteratura fantascientifica come la letteratura naturalistica dei nostri tempi".
Può anche darsi che un "hacker" o uno scienziato del MIT si convinca di vivere in un mondo fatto di hardware, software, telematica e trasmissione dati, ma non si può certo dire che "il mondo" sia solo questo. Siamo forse di fronte ad una nuova generazione di scrittori-scienziati? è innegabile il fatto che lo sviluppo tecnologico cambia gli uomini ed i toro rapporti, ed è importante cogliere questi cambiamenti; ma non mi pare che libri come quello di Swanwick portino un contributo a questa causa più di quanto non abbiano fatto o tentato di fare le opere dei vari Asimov, Clarke, ecc. "Il presente non come antitesi del futuro, ma come sua base ormai definita..." dice ancora Robinson. Definire l'epopea spaziale di "Vacuum Frowers" come "legata al presente" mi sembra un po' azzardato, ma si tratta di un'opinione personale, è chiaro.



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