CONNIE WILLIS, o del quotidiano
Marcello
Bonati
Nata
il 31 dicembre '45 a Denver (Colorado), il suo vero nome è Constance Elaine
Trimmer.
Sposata nel '67 con il fisico Courtney Willis, dal quale ha avuto una figlia,
Cordelia.
Laureata in Lettere all'University of Northern Colorado, insegnante, ha esordito
nel '70, col racconto "The Secret of Santa Titicaca", apparso sul numero invernale di "World of Fantasy",
e nell''80 è diventata scrittrice a tempo pieno.
Vive a Greeley (Colorado), con la famiglia.
"È particolarmente apprezzata…, come persona, quale cabarettista di
notevole talento, conosciuta per i divertenti monologhi che tiene durante
congressi, cene di premiazione, e feste di appassionati di Sf. Ha una grande
considerazione delle stelle del cinema, in particolare Harrison Ford e Fred
Astaire." (David G.Hartwell, introduzione a "Portales non stop"
(Nonstop to Portales, '97)).
"…porta collane di Peter Pan, è sempre inesorabilmente allegra e
normale, ammette candidamente di partecipare alle riunioni Tupperware e di
cantare in un coro, ha un senso dell'umorismo ferocemente sardonico ed è in
definitiva una normalissima moglie e madre di famiglia." (Gardner Dozois,
"Prefazione" a "Al di là del tempo" (Impossible Things,
'93)).
Il suo lavoro è stato definito dal "New York Times" come: "…nuovo,
sottile e profondamente commovente.".
Connie Willis è una delle voci più forti che la Sf abbia saputo ultimamente
esprimere, e, questo, credo, sia dovuto, semplicemente, al fatto che, lei, sia
quello che si suole dire una scrittrice vera, una persona, cioè, che
scrive perché ne ha bisogno, perché ha qualcosa, dentro, che le preme
prepotentemente per poter uscire fuori, diversamente dalla maggior parte degli
scrittori di Sf.
Ma, ora, credo sia meglio andare ad esaminare le sue opere.
Nel '78, pubblicò il racconto "Samaritan" ("Galileo" n.9, poi antologizzato in "Fire Watch" (Bluejay, '85)),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
La sua prima opera che abbiamo a disposizione in traduzione è il racconto "Daisy, nel sole" (Daisy, in the Sun, '79)
(in "La Terra è in pericolo", "Nova Sf*" n.36, ed.Perseo libri, '99, 284 pagine, 30.000 £, © '99, by Perseo libri s.r.l., traduzione di Lella Moruzzi, © '79, by Connie Willis; originariamente apparso in in "Galileo", novembre '79, poi in "Locus" n.10/'80, antologizzato in "Top Science Fiction", a cura di Josh Pachter (Dent, '84), "Fire Watch", (Bluejay, '85), "Wollehim's World's Best Sf Series 9" e in "Daisy, in the Sun" (Pulphouse, '91); finalista Hugo '80; 20 pagine, pag.77; Altri contributi critici: "Il sole e l'ombra", di Ugo Malaguti, pag.76)-in
cui si racconta di un diventare nova, del nostro sole, in un tempo decisamente
anticipato rispetto a quello nel quale lo diventerà sicuramente.
E, e probabilmente non per caso, delle sensazioni/emozioni/pensieri, di
un'adolescente all'approssimarsi delle sue prime mestruazioni.
Tenue, narrato in un costante tono dolce, anche quando si dice della
paura, irrazionalmente incontrollabile, che l'annuncio di quell'accadimento
scatena, è tutto giocato fra il contrasto fra quell'evento macroscopico e
quello, così intimo, nella psiche della protagonista.
E quella paura, è, ovviamente, anche, metaforizzata, quella della
protagonista per quello che le stà per accadere, che non vive decisamente bene:
"Oscurità e sangue.Ragazzi che avrebbero voluto palparle il seno,
penetrare la sua oscurità.E poi altro sangue.
"No-protestò Daisy-No.Non voglio." (pag.82).
In quell'anno pubblicò anche il racconto "And Come from Miles Around" ("Galileo", settembre '79, poi ancologizzato in "Fire Watch", '85),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Nell''81 pubblicò il racconto "Distress Call" ("The Berkley Showcase", vol.4, a cura di Victoria Schochet e John W.Silbersack (Berkley, '81), "Arvada", (Roadkill Press, '91); vi è abbinato un suo saggio),
che, ugualmente, non abbiamo in traduzione.
Nell''82 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Water Witch" ((Bantam Spectra)),
in collaborazione con Cynthia Felice, e i racconti "Lost and Found"
("Twilight Zone", giugno '82, poi antologizzato in "Fire Watch", (Bluejay, '85)), "Mail-Order Clone"
("The Magazine of Fantasy & Science Fiction", agosto '82, poi antologizzato in "Fire Watch" (Bluejay, '85))
e "Service for the Burial of the Dead" (The Magazine of Fantasy & Science Fiction", novembre '82, poi antologizzato in "Fire Watch" (Bluejay, '85)),
per i quali vale lo stesso discorso.
Di quell'anno, invece, abbiamo a disposizione ben tre racconti:
"Il padre della sposa" (The Father of the Bride) (in "Top fantasy", (Top Fantasy, '85), a cura di Josh Pachter, © '85, by Josh Pachter e Loeb Uitgevers, ed.Reverdito, '89, 338 pagine, 28.000 £, © 89, by Luigi Reverdito Editore, traduzione di Claudio De Nardi, © '82, by TZ Publications, Inc., originariamente apparso in "The Twilight Zone Magazine", maggio '82, antologizzato anche in "Fire Watch", (Bluejay, '85); 4 pagine, pag.323)-una
vera e propria fiaba, come dice l'autrice stessa nella breve introduzione, in
cui si dice dello scomparire del mondo magico ad opera del cristianesimo:
"Il tempo passa e la foresta stà scomparendo, assieme ai lupi e alle fate
che ci vivevano" (pag.325); "…non esistono le fate, ma soltanto Dio
e i suoi angeli."; "…la città…senza più foreste, lupi, streghe e
fate." (pag.326).
La foresta, chiaramente, vi simboleggia il misterioso/oscuro, mentre la città,
che che si stà costruendo (e, a costruirla, non a caso, sono dei monaci
cistercensi), il nuovo, falso chiaro/luminoso.
Il racconto è preceduto da una breve introduzione dell'autrice.
"Servizio antincendio" (Firewatch) (in "I premi Hugo 1976-1983", a cura di Sandro Pergameno, "Grandi opere" n.10, "Tascabili super omibus" n.2, ed.Nord, '84, '91, 753 pagine, 25-15.000 £, © by Casa Editrice Nord s.r.l., traduzione di Roberta Rambelli, 38 pagine, pag.687, "I tempi che corrono", "Millemondi autunno 1998", "Millemondi" n.60, ed.Mondadori, '98, 443 pagine, 9.900 £, © '99, by Arnoldo Mondadori Editore, nella traduzione di Antonella Pieretti, col titolo di "Guardia antincendi", 47 pagine, pag.282, "Asimov-Rivista di fantascienza" n.10, 39 pagine, pag.106, e in "La grande lotteria galattica" a cura di Kathleen Moloney e Shawna McCarthy, "Asimov.Antologia di fantascienza" n.2, ed.Siad, '82, 160 pagine, 2.000 £ (prezzo remainders: 2.500 £), '84, ?, 39 pagine, pag.105, ?,in quella di Vittorio Curtoni, © '82, by Connie Willis, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", 15 febbraio '82, poi in "Locus" n.4/'83, antologizzato in "The Best Science Fiction of the Year" n.12, a cura di Terry Carr (Timescape, '83), "Fire Watch", (Bluejay, '85), "The Best of Isaac Asimov's Science Fiction Magazine", a cura di Gardner Dozois (Ace, '88), "The New Hugo Winners", a cura di Isaac Asimov e Martin H.Greenberg (Wynwood, '89), "Uncharted Territory", (NEL, '94), "Hugo and Nebula Award Winners from Asimov's Science Fiction", a cura di Sheila Williams (Random House/Wings, '95), "The Science Fiction Century", a cura di David G.Hartwell (Tor, '97), e "Time Machines", a cura di Bill Adler Jr. (Carroll & Graf, '97); premio Hugo '83, premio Nebula '82, finalista premio Locus '83, miglior racconto lungo; Altri contributi critici: presentazione di S.Pergameno, a pag.687 dell'ed."Tascabili super omnibus")-ottimo
racconto lungo in cui si usa, per così dire, il tema iperclassico dei
viaggi nel tempo, per costruire una storia quasi surreale, di intense emozioni,
di passioni, di amori e affetti; vi si dice anche, certo, per dire, dei
paradossi temporali, ma ciò che risalta è, decisamente, ben altro.
"…e anche tante bestie" (And Also Much Cattle) (in "Il mondo di Eifelheim", "Quasar" n.2, ed.Garden, '88, 287 pagine, 7.000 £, © '88, by Garden Editoriale, s.r.l., traduzione di G.Giambalvo, originariamente apparso in "Omni", aprile '82, poi antologizzato in "The Omni Book of Science Fiction" n.6, a cura di Ellen Datlow (Zebra, '89); 20 pagine, pag.204)-racconto
di Sf classica, col solito colonizzatore terrestre, questa volta alle prese con
degli alieni con dei problemi d'acqua; ma il tocco della Willis si
sente, e, infatti, ben presto si trasforma in un tenero racconto di un
impossibile amore, appunto, alieno.
"Una lettera dai Cleary" (A Letter from the Cleary) (in "Storie del pianeta azzurro", a cura di Sandro Pergameno, "Grandi opere" n.13, ed.Nord, '87, 795 pagine, 30.000 £, © 87, by Casa Editrice Nord s.r.l., traduzione di Maria Cristina Pietri, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", luglio '82, poi in "Locus" n.7/'83, antologizzato in "Donald A.Wollheim Presents the 1983 Annual World Best Sf", a cura di Donald A.Wollheim (Daw, '83), "Fire Watch", (Bluejay, '85), "Tales From Isaac Asimov's Science Fiction Magazine", a cura di Sheila Williams e Cynthia Manson (Harcourt Brace Jovanovich, '86) e "Isaac Asimov's Space of Her Own", a cura di Shawna McCarthy (Ace, '89); premio Nebula '82, finalista (7°) premio Locus '83, miglior short story; 13 pagine, pag.71; Altri contributi critici: presentazione di S.Pergameno, pag.71)-in
cui si utilizza la tecnica del sorprendere, in quanto inizia in
un'ambientazione che parrebbe, da ogni punto di vista, assolutamente normale,
di vita quotidiana di una qualunque famiglia dell'ovest degli States, in
campagna, ma, poi, lentamente, si viene a sapere che, i protagonisti, sono
alcuni dei, pare, pochi superstiti di un disastro nucleare.
E, questo aver trasposto in questo un ambito familiare, quotidiano, di piccole
cose di tutti i giorni, quel tema classico, è sicuramente ciò che lo rende la
piacevolissima lettura che è, retta, proprio, dal phatos, evidentissimo, nei
protagonisti, di voler continuare, o almeno tentarvi, a vivere come prima.
Del successivo '83, invece, abbiamo due racconti:
"Luna azzurrata" (Blued Moon) (in "Nostalgia e altri rancori", "Nova Sf*" n.16, ed.Perseo libri, '89, 268 pagine, 15.000 £, © 89, by Perseo libri s.r.l., traduzione di Stefano Carducci, originariamente apparso '83, poi in "Isaac Asimov's Sf Magazine", gennaio '84, poi in "Locus" n.3/'85, antologizzato in "Fire Watch", (Bluejay, '85), "The Year's Best Science Fiction, Second Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (Bluejay, '85) e in "Terry Carr's Best Science Fiction of the Year #14", a cura di Terry Carr (Tor, '85); 38 pagine, pag.217)-tutto
tenuto su di un tono di ironico divertissment, racconta di un lancio di sostanze
di scarto nell'atmosfera, che, all'inizio, hanno quell'effetto di colorazione
del titolo, ma che, poi, ne ha un altro, decisamente più incredibile; si
incominciano, infatti, a verificare un'incredibile serie di coincidenze,
susseguentesi a ritmo davvero impossibile, a tutti i personaggi.
La spiegazione, se così la si può definire, è, ovviamente, non di tipo
scientifico, ma…linguistico; infatti "Una volta ogni luna azzurra (Once
in a Blue Moon); detto popolare attrib. America SE; superstizione locale
collegata all'occorrenza di luna azzurra e di insoliti fatti coincidenziali…"
(pag.244).
E "La sidone nello specchio" (The Sidon
in the Mirror) (in "Isaac Asimov Sf Magazine" n.5, ed.Telemaco, '93, 191 pagine, 6.000 £, © '93, by Telemaco s.r.l., "Intercom" n.130/131, '93, 78 pagine, 10.000 £, traduzione di Danilo Santoni, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", aprile '83, poi in "Locus" n.6/'84, antologizzato in "The Year's Best Science Fiction, First Annual Collection", a cura di Gardner R.Dozois (Bluejay, '84), "The Best Science Fiction of the Year #13", a cura di Terry Carr (Baen, '84), "Fire Watch" (Bluejay, '85), e "Isaac Asimov's Space of Her Own", a cura di Shawna McCarthy (Ace, '89); 26 pagine, pag.105, 12 pagine, pag.40)-bellissimo
racconto ambientato, per così dire, in un tipico mondo di hard Sf, su di un
pianeta altrettanto tipicamente colonizzato dagli umani, con la tipicissima
forma di vita aliena a farne da collante; ma, ciò, che in così tanti (troppi),
brutti racconti di hard Sf riusciva a dare quel qualcosa di così
incredibilmente nullo, da un punto di vista estetico, qui la Willis, invece,
riesce a fargli dare uno stupendo effetto, appunto, estetico, di sensazioni ed
emozioni, che penso possano poter essere lette con grande partecipazione
emotiva.
La sidone, la forma aliena, è un qualcosa di, più che altro, debole ed
indifeso; che subisce della violenza brutta ed assurda; e lo si dice davvero
bene.
Sempre in quell'anno pubblicò anche il racconto "A Little Moonshine" ("Chrysalis" n.10, a cura di Roy Torgeson (Doubleday, '83), poi in "Realms of Fantasy", dicembre '94),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Dell''84 abbiamo un altro racconto, "Tutte le mie adorate figlie" (All my Darling Daughters)
(in "Fantasex" (Alien Sex, '90), a cura di Ellen Datlow, © '98, by the Estate of P.Hettridge, jr., "Millemondi estate 1998", "Millemondi" n.58, ed.Mondadori, '98, 351 pagine, 9.900 £, © 98, by Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Nicoletta Vallorani, © '84, by Connie Willis, originariamente apparso in "Firewatch", (Bluejay, '85); antologizzato anche in "New Dimensions 13" e "Terry's Carr Best Science Fiction of the Year, 15", a cura di Terry Carr (Tor Books, '84); 25 pagine, pag.210; Altri contributi critici: prefazione, di E.Datlow, pag.210, postfazione dell'autrice, pag.235)-racconto
piuttosto lento, in cui si racconta dei travagli adolescienziali di una
ragazzina, figlia della provetta, che non ha mai conosciuto suo padre, in un
collegio su di un qualche pianeta lontano; quest'ultimo spunto fantascientifico
è assolutamente surrettizio, non, in alcun modo, strutturalmente indispensabile
alla trama; ciò in cui si individua il novum specifico di questo racconto è,
invece, il venirsi a creare di dinamiche familiari decisamente nuove, per le
nascite in provetta.
Certo, in questa maniera vi si sono potuti inserire alcuni particolari
divertenti che, in una storia analoga, ma di ambientazione mainstream non si
sarebbero potuti inserire, ma rimane, ugualmente, un qualcosa di eccessivamente
distaccato da ciò di cui si vuol raccontare.
La Willis ha scritto anche una breve postfazione, che si può leggere a pagina
235.
Nell''85 ha pubblicato la sua prima antologia, "Fire Watch" ((Bluejay), poi in "Locus" n.2/'86; comprende "Fire Watch", "Lost and Found", "Daisy, in the Sun", "All My Darling Daughters", "The Sidon in the Mirror", "The Father of the Bride", "And Come from Miles Around", "Mail-Order Clone", "Blued Moon", "Samaritan", "Service for the Burial of the Dead" e "A Letter from the Clearys".Ed.paperback (Bantam, '98));
di quell'anno abbiamo un racconto:
"Raccolto in contante" (Cash Crop) (in "Il meglio della fantascienza 1985" (The 1985 Annual World's Best Sf, '85), a cura di Donald A.Wollheim, "Il meglio della fantascienza" n.2, ed.Siad, '86, 300 pagine, 18.000 £, © '85, by SIAD Edizioni, traduzione di Gian Paolo Cossato e Sandro Sandrelli, © '84, by Donald A.Wollheim, originariamente apparso in "The Missouri Review", vol.7, # 2, '84; 22 pagine, pag.33; Altri contributi critici: presentazione di D.A.Wollheim, pag.32)-ottimo,
vi si racconta di una, tipica, colonia terrestre su di un pianeta lontano, ma,
ancora una volta, la Willis utilizza un tema classico in maniera davvero
notevolmente differentemente migliore di quello che si è soliti leggere; è una
colonia ai suoi primi anni, e, quindi, ancora molto dipendente dalla Terra, per
la propria sopravvivenza; un'astronave, infatti, arriva, periodicamente, a
portare generi di prima necessità; ma dei germi portati dai colonizzatori,
purtroppo, attecchiscono, e si diffonde la Febbre Gialla.
Ma, anche questo ancora una volta, è la prosa della Willis, ciò che colpisce
veramente; intensa, colma di (lo si sente, ad ogni parola), vero, genuino
pathos; quello che racconta è, ancora, la vita quotidiana di una famiglia.
Le piccole cose di tutti i giorni, anche se, certo, in quel contesto; e il suo
saper rendere davvero vivide, assolutamente umane, quelle situazioni, è, credo,
il suo merito maggiore.
Sempre in quell'anno, ha pubblicato i racconti "And Who Would Pity a Swan?"
("Isaac Asimov's Sf Magazine", gennaio '85, poi antologizzato in "Isaac Asimov's Fantasy", a cura di Shawna McCarthy (Dial, '85), (Ace, '90) e in "Why I Left Harry's All Night Hamburgers and Other Stories", a cura di Sheila Williams e Charles Ardai (Delacorte, '90)), "The Pony"
("Mile High Futures", novembre '85, poi in "Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '86, e antologizzato in "Christmas on Ganymede and Other Stories", a cura di Martin H.Greenberg (Avon, '90)), "Presents of Mind"
("Mile High Futures", novembre '85, poi "Isaac Asimov'd Sf Magazione", dicembre '86), "Substitution Trick"
("Whispers V", a cura di Stuart David Schiff (Doubleday, '85), poi antologizzato in "The Best of Whispers", a cura di Stuart David Schiff (Borderlands Press, '94))
e "With Friends Like These" ("The Magazine of Fantasy & Science Fiction", febbraio '85, poi antologizzato in "Berserker Base", a cura di Fred Saberhagen (Tor, '85)),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Dell''86, tre opere, ed, ancora, racconti:
"La maledizione dei re" (The Curse of Kings) (in "Il meglio della fantascienza 1986" (The 1985 Annual World's Best Sf, '86), a cura di Donald A.Wollheim, (Daw, '86), "Il meglio della fantascienza" n.3, ed.Siad, 293 pagine, 18.500 £, © '86, by SIAD Edizioni, traduzione di Gianpaolo Cossato e Sandro Sandrelli, © '85, by Donald A.Wollheim, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", marzo '85, poi in "Locus" n.12/'86; 44 pagine, pag.223; Altri contributi critici: presentazione, di D.A.Wollheim, pag.222)-vi
si ritrovano due degli elemente che abbiamo già trovato nei precedenti;
infatti, ha, a parte essere ambientato anch'esso su di un pianeta lontano
colonizzato, o, comunque, in via di colonizzazione, dai terrestri, lo stesso
motivo base del precende, ovvero, anche qui, quello di un virus, che
scatena un'epidemia planetaria; qui il virus viene da un'antica tomba, un po’
sulla falsariga delle molte storie sull'antico Egitto alla Tutankamon, ma non
è, ancora una volta, questo ad essere rilevante; ma, bensì, il personaggio
centrale, che lo è anche senza essere il protagonista, ovvero quello
dell'alieno, che è, anche qui come in "La sidone…", un essere la
cui caratteristica principale è quella di essere debole ed indifeso.E che, qui,
arriva fino al punto di sacrificare la sua stessa vita per preservare un segreto
del suo popolo.
"Pogrom spaziale" (Spice Pogrom) (in "Isaac Asimov Sf Magazine" n.5, ed.Phoenix, '94, 192 pagine, 6.500 £, © '94, by Phoenix Enterprise s.r.l., traduzione di Antonella Tonelli, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Science Fiction Magazine", ottobre '86, poi in "Locus" n.6/'87, antologizzato in "Impossible Things", (Bantam Spectra, '94), finalista Hugo '87; 71 pagine, pag.7)-romanzo
breve incentrato sul tema, caro alla Sf sociologica, del sovraffollamento.Ciò
che lo caratterizza è senz'altro il suo essere prevalentemente composto da
dialoghi; fitti, e, ancora una volta, quotidiani.
L'abbondanza di dialoghi, però, può poterlo rendere una lettura abbastanza
noiosa; la trama è di una tale pochezza, evidentemente voluta tale, per
sottolineare che l'importante era, insomma, lo scenario, ma, sicuramente, il
concetto si poteva rendere in meno pagine. L'opera non è altro che la
riscrittura in forma fantascientifica di un vecchio film brillante del 1943
(genere assieme al musical apprezzato enormemente dall'autrice): The more the
Merrier (Molta brigata, vita beata) di George Stevens (purtroppo il
«prestito» non è riconosciuto e per chi se ne accorge la cosa può apparire
quasi un plagio.
"Fatalità" (Change) (in "Al di là del
tempo" (Impossible Things, '93-nell'edizione originaria sono compresi anche
"At the Rialto", "The Last of the Winnebagos", "Spice
Pogrom" e "Even the Queen"; poi in "Locus", '94),
"Economica tascabile" n.92, ed.Fanucci, '98, traduzioni di Maurizio
Nati , © '93, by Connie Willis, 252 pagine, 12.000 £, Premio Locus '93;
originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", maggio '86,
poi in "Locus" n.14/'87, poi antologizzato in "The Year's Best
Science Fiction, Fourth Annual Collection", a cura di Gardner R.Dozois (St.Martin's,
'87) e "The Legend Book of Science Fiction", a cura di Gardner
R.Dozois (Legend, '91), finalista World Fantasy '87; 37 pagine, pag.12; Altri contributi critici:
come per ogni altro racconto dell'antologia, vi è una breve premessa
dell'autrice)-racconto d'apertura della sua unica antologia tradotta qua
da noi, incentrata sul tempo, che, come vedremo, è il tema preferito dalla
Willis, è interamente maeinstream, non contenendo alcun elemento che lo possa
caratterizzare come fantastico.
Ma del Tempo certo vi si tratta, forse nella maniera che più si è soliti
incontrare, appunto, nella letteratura normale, ovvero
psicoanaliticamente parlando, come quel fattore che può far rimarginare (o no),
le ferite che la vita ci infligge.
Tutti i racconti dell'antologia sono preceduti da una breve introduzione
dell'autrice, che sfiorano solamente l'argomento del racconto, per andare a dire
di tutt'altro.
È dell''87 il primo romanzo che abbiamo a disposizione in traduzione, "Il
sogno di Lincoln" (Lincoln's Dream) ("Urania" n.1243, ed.Mondadori, '94, 175 pagine, 5.000 £, © '94, by Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Carla Meazza, © '87, by Connie Willis, edizione originale: (Bantam Spectra, '87), poi in "Locus" n.5/'88, premio John W.Campbell '88; 168 pagine, 5.000 £; nel volume sono compresi anche due articoli, non inerenti, di Giuseppe Lippi e Vittorio Cavini, per un totale di 175 pagine; Altri contributi critici: recensione di Franco Ricciardiello, "Intercom" n.140/141, '95, pag.12, parzialmente ripresa da Marco Mocchi in "Puzzle frattale", "Intercom" n.146/147, '97, pag.35)-in
cui la Willis fa, per così dire, un discorso, sul romanzo, come se
volesse dire che è pronta, che sa, ha capito in che modo li scrive; vi si
racconta, infatti, di una donna che sogna quelli che crede essere, appunto, i
sogni di Lincoln (cosa che si rivelerà falsa; saranno i sogni di Robert Lee, il
generale sudista sconfitto); sogni che le pare vogliano dirle qualcosa, a lei in
persona: "Lui sta tentando di dirmi qualcosa." (pag.100).
Il protagonista, un, appunto, "cercatore di documentazioni" di uno
scrittore che stà scrivendo un romanzo su Lincoln, e che la incontra
casualmente, diviene, in breve, la sua guida nel lungo calvario che
attraverserà; parlano, parlano dei sogni che lei fa, cercando in tutti i modi
di capirli, di dar loro, almeno, una parvenza di capibilità.
Chiedono pareri ad ogni tipo di esperto in sogni (cosa per la quale si dà,
anche, un'amplissima ed abbastanza buona panoramica sulle varie teorie a
riguardo), e ciò che, alla fine, par loro di capire, è una soluzione
decisamente…fantastica; sono, appunto, i sogni di Lincoln/Lee che, in un
qualche modo, giungono, dal passato, ad Annie (la sognatrice):
"Avrebbero potuto essere potenti abbastanza da aprirsi la via attraverso i
secoli…" (pag.89); "…un squilibrio ormonale (Lincoln era affetto
da acromegalia) può aprire uno spiraglio sull'inconscio collettivo."
(pag.92).
E, poi, lo costella di indizi che parrebbero portare ora a questa ora a
quella soluzione su quale possa essere la causa, di ciò, o, meglio, sul
che cosa l'abbia spinta a scrivere di ciò, o, forse, a scrivere…e basta:
"…mi è successo qualcosa, da piccola, qualcosa che non riesco a
ricordare ma che mi provoca i sogni, e…l'albero di mele e i corpi e il gatto
(elementi persistenti di quei suoi sogni) sono tutti simboli di quel
qualcosa." (pag.25); e il figlio di Lincoln, che si chiamava anch'egli
Willis, morto ad undicianni.
Ma che lascia, volutamente, senza soluzione; che, mi pare, invece, si possa
trovare in questa frase, verso l'inizio, in cui, praticamente, si dice di come
sia praticamente impossibile dire di una persona senza conoscerla
approfonditamente: "Non si possono analizzare i sogni di qualcuno
semplicemente ascoltando un racconto indirettio.Bisogna conoscere tutto di
quella persona." (pag.12); in sintesi, mi pare che la Willis voglia dirci:
"Non tentate di capire perché mi sono messa a scrivere romanzi (o a
scrivere, comunque); sappiate che so farlo."
Insomma, ci dice della sua voglia di farci entrare nel suo, di sogno: "…se
tu facessi i sogni di Lincoln finalmente sapremmo che cosa davvero lui pensava,
che cosa sentiva.Ciò che desidera ogni scrittore." (pag.46-la
sottolineatura è mia).
E che il mestiere dello scrivere lo conosca, ce lo dice, per dire, anche con giochetti
divertenti tipo quello che troviamo nel 12° capitolo, all'inizio del quale,
infatti, leggiamo: "…Broun (lo scrittore che stà scrivendo il libro su
Lincoln) aveva introdotto molti personaggi nuovi…In teoria non sarebbe stato
bene inserire così tanti personaggi nuovi mentre il libro si avviava alla
conclusione…" (pag.123), e, alla fine, vi infila un: "Gordon?Non
ricordavo nessuno con quel nome." (pag.133), estremamente significativo,
visto che si è ad una trentina di pagine dalla conclusione!!
La narrazione, poi, si risolve con la scoperta che quelli che arrivano dal
passato sono sogni espiatori: "Io penso che stia tentando di espiare."
(pag.117), attraverso i quali il generale Lee tenta di farlo per una sorta di
identificazione, in Annie/protagonista-sognatrice, della sua Annie,
la figlia mortale giovane: "Sua figlia Annie era morta e lui non aveva
potuto fare nulla per salvarla.Non aveva potuto fare nulla per salvare nessuno
di loro (le migliaia di soldati che aveva portato, in qualche modo, alla morte)…Ma
poteva salvare Annie.Gli ricordava sua figlia, e aveva ventitrè anni.Lui stava
tentando di avvertirla." (pag.166); di avvertirla del suo essere malata di
cuore, della sua possibilità di arrivare al collasso.Questo, come vedremo
meglio in seguito, è uno dei motivi portanti della sua poetica.
Certo, tutto ciò, lascia molto pensosi, per così dire, sul suo rapporto
edipico; anche alla luce di una lunghissima scena che ha, a protagonisti,
appunto, Annie e suo padre, che, là, si ferisce un piede con un chiodo.E la
frase conclusiva, detta dall'amico-guida: "Mi sono ferito con un
chiodo.".
In quell'anno ne pubblicò anche un altro, "Light Raid" ((Berkley, poi, Ace, '89)),
in collaborazione con Chyntia Felice, che, però, non abbiamo a
disposizione in traduzione.
Cosa che, invece, è per il racconto, "Racconto d'inverno" (Winter's Tale)
(in "Al di là del tempo", op.cit., originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '87, poi in "Locus" n.10/'88, antologizzato in "Wild Women", a cura di Melissa Mia Hall (Carroll & Graf, '97); 28 pagine, pag.154)-non
centenente alcun elemento che lo possa caratterizzare come fantastico, in cui si
racconta una storia alla Shakespeare, ambientata dove erano ambientate
quelle sue, con, al centro, uno scambio di identità (ed un delitto).
E che, poi, è, proprio: "…una teoria per screditare Schakespeare…"
(Willis, introduzione, pag.153), l'opera del quale, qui, risulta essere, in
realtà, di un uomo che ne ha provocato la morte, e, poi, si è appropriato con
l'inganno, appunto, della sua identità.
Notevole la bravura della Willis nel far proprie le tematiche Shakesperiane.
Quell'anno pubblicò anche il racconto "Circus Story" ("Aboriginal Sf", febbraio/marzo '87),
che non abbiamo a disposizione in traduzione, e la vignetta "Lord of Hosts"
("Omni", giugno '87).
Di opere sue, dell''88 abbiamo i racconti:
"L'ultimo dei Winnebago" (The Last of the Winnebagos) (in "I premi Hugo 1984-1990", "Grandi opere" n.20, ed.Nord, '91, 713 pagine, 35.000 £, © '91, by Editrice Nord, traduzione di Michela Cane e Franca Invernizzi, © '88, by Davis Publications, Inc., originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", luglio '88, poi in "Locus" n.2/'89, antologizzato in "The Year's Best Science Fiction: Sixth Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (St.Martin's, '89), "Nebula Awards 24", a cura di Michael Bishop (Harcourt Brace Jovanovich, '90), "Impossible Things", (Bantam Spectra, '94), "The New Hugo Winners: Volume III", a cura di Connie Willis e Martin H.Greenberg (Baen, '94), e "Nebula Award-Winning Novellas", a cura di Martin H.Greenberg (Barnes & Noble, '94), premi Hugo '89, Sf Chronicle '89, finalista Nebula '89, finalista (2°) Locus '89, miglior romanzo breve; 48 pagine, pag.485; Altri contributi critici: presentazione di Piergiorgio Nicolazzini, pag.485; ho una notizia incerta di un'altra antologia della Willis che dovrebbe intitolarsi "The Last Winnebagos and Other Stories", ed essere stata edita dalla Bantam, ma di cui non ricordo la fonte, e non vi è riscontro nella rete)-ambientato
in un'America post-disastro come "Una lettera dai Cleary", che, però,
qui, pare dovuta a una guerra chimica, nel 2008, in cui, pare, si sia regrediti
a forme di governo locali, decisamente dittatoriali: "La Società è
efficiente.Come Hitler e i suoi nazisti." (pag.507), parla,
prevalentemente, di estinzione; in quel futuro, infatti, anche per "Lo
strato dell'ozono.Tutti quei buchi.È colpa delle radiazioni." (pag.518),
si stanno estinguendo molte razze di animali, e, ad un livello, è proprio il
racconto dell'uccisione dell'ultimo dei, niente di meno, cani.Ma, chiaramente,
quello, è solamente il livello più esterno; di più, vi si dice, infatti, di
un mondo nel quale molte delle cose che abbiamo oggi, tipo i pannelli solari
passivi, si stanno estinguendo, e, ancor più sotto, dell'estinguersi
degli Indiani d'America; infatti, "Winnebago", oltre che un modello di
camper, il cui, appunto, ultimo modello fa un po’ da protagonista al
racconto, è anche il nome di una tribù del Minnesota.
Il tutto è narrato con la solita prosa rarefatta, intrisa di quotidianità,
della Willis, che riesce, ancora una volta, a costruirvi attorno tutta
un'atmosfera, un intreccio vivo di uomini e persone, che risaltano per
la loro vivacissima umanità.
"Il raggio di Schwarzschild" (Schwarzschild Radius) (in "Al di là del tempo", op.cit., originariamente apparso in "The Universe", a cura di Byron Preiss (Bantam Spectra, '87), poi in "Locus" n.16/'88, antologizzato in "Nebula Awards 23", a cura di Michael Bishop (Harcourt Brace Jovanovich, '89), e in "The Norton Book of Science Fiction", a cura di Ursula K.Le Guin e Brian Attebery (Norton, '93), finalista Premio Nebula '88; 22 pagine, pag.50),
desisamente ballardiano, in cui si racconta di un vecchio viaggiatore temporale
che era andato alla prima guerra mondiale, per tentare di carpire qualche
informazione sul fisico Schwarzschild, un fisico che ha formulato la teoria dei
buchi neri, dell'orizzone degli eventi, che viene interrogato su quella
sua esperienza.
Egli racconta di come sia riuscito ad…intercettare una lettera speditagli, al
fronte russo, da Einstein.
Ma non è certo questo, come in ogni racconto della Willis, ciò che più conta;
è infatti l'atmosfera che vi si respira, quasi surreale, ballardiana, appunto:
"Le lesioni sulla pelle sono solo il filo spinato e le trincee di
collegamento e i crateri da proiettili di un fronte che sta da qualche parte
dentro di lui." (pag.65); le lesioni fisiche sono, certamente, uno dei
motivi base della poetica ballardiana (vedasi, principalmente, ma non
solo, "Crash" e "La mostra delle atrocità") e, poi,
quell'inequivocabile riferimento all'inner space.Uno dei protagonisti,
poi, quello che interroga il viaggiatore del tempo al suo rientro (?),
si chiama Travers, e, per chi abbia letto Ballard, ciò dice molto.
Il finale è incubico, di sfasamento del reale, quasi dickiano; in realtà:
"Siamo ancora là, intrappolati nelle trincee del fronte russo, mentre la
stella morente si estingue, scendendo a spirale verso quel centro dove il tempo
cessa di esistere, dove ogni cosa cessa di esistere a parte la nuda singolarità
che in qualche modo è Schwarzschild…il buco nero dentro di lui che lo fa
implodere cellula dopo cellula, trascinandolo nell'oscurità, e noi con
lui." (pagg.70-1), che, in un certo senso, può ricordare quello di "eXistenZ".
Credo, che per comprendere il racconto, sia essenziale tenere presente che il
marito della Willis sia un fisico.
E "Rumore" (Ado) (in "Al di là del tempo", op.cit., originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", gennaio '88, anche come "Much Ado About (censured)", antologizzato in "2041", a cura di Jane Yolen (Delacorte, '91) e "Isaac Asimov's Sf-Lite", a cura di Gardner Dozois (Ace, '93); 10 pagine, pag.184)-racconto
umoristico in cui si racconta di un futuro in cui il politically correct
abbia talmente preso piede da essere arrivato fino al punto di far censurare in
grandissima parte anche le opere d'arte, senza riguardo neppure per Shakespeare,
il cui Amleto, dopo la purga, diviene uno scambio di…quattro battute!!
Il divertente viene, principalmente, dagli esposti delle più svariate (e quasi
tutte inventate, se non tutte), associazioni: "La Commissione per la
Prevenzione dai Veleni ritiene che "la rappresentazione dettagliata
dell'avvelenamento nell'assassinio del padre di Amleto possa istigare al delitto
per imitazione." (pag.188).
In quell'anno venne pubblicata una sua intervista, "Conversation with Connie Willis", raccolta da Earl Ingersoll
("Riverside Quarterly" n.8, 2, marzo '88, pp.92-100),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Dell''89, altri tre racconti:
"Al Rialto" (At the Rialto) (in appendice a
"Strani occhi", "Urania" n.1313, ed.Mondadori, '97, 235
pagine, 5.900 £, © '97, by Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Vittorio
Curtoni, e, col titolo di "Hotel Rialto", in "Stella di
neutroni" (The Year's Best Science Fiction: Seventh Annual Collection,
St.Martin's, '90), a cura di Gardner Dozois, "Varia fantascienza",
ed.Mondadori, '92, 641 pagine, 32.000 £, © '92 by Arnoldo Mondadori Editore,
nella traduzione di Paola Tomaselli, © '89, by Omni Publication International,
Ltd., originariamente apparso in "Omni", ottobre '89, poi in "Locus"
n.3/'90, antologizzato in "The Microverse", a cura di Byron Preiss (Bantam,
'89), "The Orbit Science Fiction Yearbook Three", a cura di David S.
Garnett (Orbit, '90), "Nebula Awards 25", a cura di Michael Bishop (Harcourt
Brace Jovanovich, '91), "Impossible Things", (Bantam Spectra), '94,
"Women of Wonder: The Contemporary Years", a cura di Pamela Sargent (Harcourt
Brace, '95) e "Decades of Science Fiction", a cura di Applewhite
Minyard (NTC Publishing, '97), Premio Nebula '89, miglior racconto, finalista
(4°) Hugo '90, finalista Locus '90, miglior racconto-ed.."Urania": 30
pagine, pag.180; ed."Varia…": 22 pagine, pag.121)-divertissment
incentrato sul contrasto fra la seriosità pomposa di un congresso di fisica
quantistica e la frivolezza di Hollywood, dove, appunto, esso si svolge:
"Noi sottoscritti chiediamo che i congressi annuali dell'Associazione
Internazionale Fisici Quantistici si tengano d'ora in poi in località
appropriate…"Non" come Hollywood." (pag.207).
Il racconto è preceduto da una breve introduzione dell'autrice.
"Dilemma" (Dilemma) (in "Gli amici di fondazione" (Foundation's Friends, '89), a cura di Martin H.Greenberg, (Tor, '89), "Fantascienza" n.2, ed.Sperling & Kupfer, '90, 399 pagine, 24.900 £, © '89, by Martin H.Greenberg, '90, by Sperling & Kupfer Editori s.p.a., traduzione di Grazia Gatti e Tullio Dobner, © '89, by Connie Willis, originariamente apparsovi, poi in "Isaac Asimov Sf Magazine", metà dicembre '89, e in "Locus" n.7/'90, antologizzato in "Isaac Asimov's Robots", a cura di Gardner Dozois e Sheila Williams (Ace, '91); 19 pagine, pag.94)-altro
divertissment, in cui si immagina che una delegazione di robot vada, in un
futuro nel quale le Leggi della Robotica sono state, per così dire, adottate
dai programmatori di IA, da Isaac Asimov, a chiedergli di abrogarne la Prima,
per motivi pratici; solamente che, lui, le ha solo inventate, e non è un
programmatore di IA.L'antologia in cui è contenuto è, infatti, di "Storie
in onore di Isaac Asimov".
E "Time-out" (Time Out) (in "Al di là del tempo", op.cit., originariamente apparso in " Isaac Asimov's Sf Magazine", luglio '89, poi in "Locus" n.6/'90, finalista (4°) Hugo '90, miglior romanzo breve; 58 pagine, pag.195)-romanzo
breve in cui si racconta di un letterato che, dopo essersi visto intersecare l'esistenza
da una ragazza piovuta dal futuro, decide di fare il fisico, e
intraprende un'improbabile progetto sul viaggi nel tempo, che non avrà successo
alcuno.
Lo spostamento temporale era stato provocato da un bacio potenziale, in
una stanza buia.
Racconto sulla letteratura, quindi, in cui si mettono in rilievo le
potenzialità, appunto, del raccontare sul tempo interiore del lettore.E la sua
funzione di brack, escapistico ma istruttivo.
"Sarebbe stato bellissimo se fosse stato possibile uscire dal tempo…e
tornare indietro ai tempi del college e della libertà totale da famiglia e
responsabilità, ma questo era impossibile" (pag.237).
Evidente che il fatto che suo marito sia un fisico abbia…qualche attinenza…col
racconto!!
In quell'anno venne pubblicata un'altra sua intervista, "Connie Willis: Skeptic in the Choir"
("Locus" n.23, 2, agosto '89, pp.4, 68-69).
Del '90 abbiamo "Cibola" (Cibola) (in "Supernovae" (The Year's Best Science Fiction: Eight Annual Colection, '91), a cura di Gardner Dozois, "iperFICTION", ed.Interno giallo/Mondadori, '93, 620 pagine, ? £, © '93, by Arnoldo Mondadori Editore s.p.a., traduzione di Dida Paggi, © '91, by Gardner Dozois, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '90, poi in "Locus" n.2/'91, antologizzato in "Fires of the Past", a cura di Anne Devereaux Jordan (St.Martin's, '91), "The Year's Best Science Fiction: Eighth Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (St.Martin's, '91) e "High Fantastic", a cura di Steve Rasnic Tem (Ocean View Books, '95), finalista Premio Hugo '91, miglior racconto breve; 16 pagine, pag.589)-in
cui si racconta di una reporter di un giornale popolare, tipo "Stop",
che, ricevuto l'incarico di seguire una donna che dice di essere la pronipote di
un cercatore d'oro del '400 (cosa che si rivelerà, poi, errata: era la
pronipote di un indios che aveva sedotto un cercatore d'oro a seguirlo, con la
lusinga del racconto delle Sette Città d'Ora di Cibola), dopo aver creduto
trattarsi di un altro dei pazzoidi dalle storie improbabili coi quali
solitamente aveva a che fare, comincia, mano a mano, a cominciare a credere che,
poi, qualcosa di vero avrebbe potuto anche esserci; e, alla fine, qualcosa, in
effetti, scoprirà; non certo un'antica città precolombiana lastricata d'oro,
ma….
Ancora un racconto, quindi, dopo "L'ultimo dei Winnebago", sulle
minoranze etniche.
In quell'anno vennero pubblicati un saggio su di lei, "Attacking the Easter Bunny: Some Serious Misgivings About "All My Darling Daughters"", di Lucy Sussex e Yvonne Rosseau ("Science Fiction Eye" n.7, agosto, '90, pp.61-67),
ed un'altra sua intervista, "Eye to Eye with Connie Willis", raccolta da Tayayuki Tatsumi e Mari Kotani,
con domande aggiunte di Vance Anderson e Stephen P.Brown (idem, pp.54-60),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Del '91 abbiamo i racconti:
"Jack" (Jack) (in "Al di là del tempo", op.cit., originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", ottobre '91, poi in "Locus" n.4/'92, antologizzato in "The Year's Best Science Fiction: Ninth Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (St.Martin's, '92), "Isaac Asimov's Vampires", a cura di Gardner Dozois e Sheila Williams (Ace, '96), finalista Premio Hugo '92, finalista Premio Nebula '92, finalista (4°) Premio Locus '92, miglior romanzo breve; 62 pagine, pag.73)-romanzo
breve, in cui si racconta di una Squadra di Pronto Intervento Antiaereo in un
sobborgo di Londra durante i bombardamenti tedeschi delle seconda guerra
mondiale.
È, evidentemente, il primo tentativo della Willis di sublimare un suo trauma
giovanile, che vedremo meglio trattando di "L'anno del contagio", ma
che, vi posso anticipare, concerne, appunto, una situazione di pericolo nella
quale non arrivavano gli aiuti nella quale si trovò.
E sono, appunto, gli aiuti a persone in grave stato di pericolo ad esserene al
centro; le persone rimaste sotto quei bombardamenti.
Anche qui, la narrazione procede, unicamente, nel racconto dei piccoli gesti di
tutti i giorni, anche se, qui, ovviamente, sono dei gesti con una connotazione
molto più marcatamente da racconto classico.
Di accadimenti strordinari.
E, di novum, appunto, fantascientificamente, vi è, un elemento, ma,
decisamente, inserito unicamente per poter essere pubblicato sotto
quell'etichetta.
Uno dei personaggi, infatti, ad un certo punto, risulta essere niente di meno
che un vampiro; ma si dice, anche (ed evidenziato), che: "Il morto che
cammina può avere allucinazioni, udire delle voci, avere delle visioni o
credere in cose fantastiche" (pag.119, e altrove).
Vi si dice, anche, di un netto atteggiamento antimilitarista dell'autrice, che,
un po’ alla Vonnegut, scrive: "…a bombardare lascivi colonnelli in
pensione, bambini e vedove che non erano ancora riuscite a ottenere dei travi di
rinforzo dalla Difesa Civile di Amburgo…A fare il suo dovere." (pag.134),
tutti riferimenti a situazioni vissute dal protagonista/narratore, trasposte,
appunto, dalla parte del nemico.
E "Nel cretaceo superiore" (In the Late Cretaceus) (in "Al di là del tempo", op.cit., e, nella traduzione di Piero Anselmi, in "Dinosauri" (The Ultimate Dinosaur, '92), a cura di Byron Preiss e Robert Silverberg, ed.Mondadori, '92, © '92, by Arnoldo Mondadori Editore, S.p.a., 351 pagine, 48.000 £, 9 pagine, pag.172, ed.or.: (Bantam Spectra), © '92, by Connie Willis, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", metà dicembre '91, poi in "Locus" n.4/'92; 17 pagine, pag.136)-ambientato
in ambito accademico, dice dell'obsolicità dei metodi di insegnamento, e del
buffo, in fin dei conti, affannarsi delle così dette vecchie cariatidi
per aggiornarsi, stare al passo coi tempi, eccetera.
Divertente l'accenno al film "L'attimo fuggente", e l'insistere su
certi neologismi dietro ai quali quelle nascondono il reale vuoto di
idee nuove: "tavolarotondizzare", "rilevantezza", ed
infinite altre.
In quell'anno pubblicò anche il racconto "Miracle" ("Isaac Asimov' Sf Magazine", dicembre '91, poi in "Locus" n.6/'92, antologizzato in "Christmas Stars", a cura di David G.Hartwell (Tor, '92), e "Miracle, and Other Christmas Stories" (Bantam, '99), finalista Premio Hugo '92, miglior racconto)
e l'articolo "On Ghost Stories" ("Arvada", (Roadkill Press, '91));
e vennero pubblicati il saggio su di lei "The Alien Vagina.The Japan That Can Say No Part 2: A Dissetting View of "All My Darling Daughters"", di Mari Kotani
("Science Fiction Eye" n.9, novembre '91, pp.65-66),
e l'ennesima intervista, "Interwiev With Connie Willis", raccolta da Steven P.Olson
("Quantum" n.28, inverno '91, pp.10-12).
Stesso discorso per il '92, col solo racconto "Anche la regina" (Even the Queen)
(in "Strani occhi", op.cit., 25 pagine, pag.154, e in "I premi Hugo 1991-1994", "Grandi opere" n.27, ed.Nord, '95, 697 pagine, 40.000 £, nella traduzione di Matteo Montanari, 21 pagine, pag.463, © '92, by Constance E.Willis, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sciance Fiction Magazine", aprile '92, poi in "Locus", '93, antologizzato in "The Year's Best Science Fiction: Tenth Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (St.Martin's, '93), "Impossible Things", (Bantam Spectra, '94), "Nebula Awards 28", a cura di James Morrow (Harcourt Brace, '94), "Uncharted Territory", (NEL, '94), "Isaac Asimov's Skin Deep", a cura di Gardner Dozois e Sheila Williams (Ace, '95), e "The New Hugo Winners Volume IV", a cura di Gregory Benford e Martin H.Greenberg (Baen, '97), Premio Hugo '93, miglior racconto breve)-nell'introduzione
la Willis ci dice: "Ultimamente ho ricevuto parecchie critiche perché non
scrivo di Temi Femminili….e così mi sone detta: "Benissimo.Vogliono che
scriva dei Temi Femminili.Scriverò dei Temi Femminili.Scriverò del Tema
Femminile." (pag.153); e, infatti, è un racconto, per così dire, di fantafemminismo,
nel quale si immagina che in un futuro si sia trovato il modo di non fare più
avere le mestruazioni alle donne, e che, a motivo di ciò, sia sorto un
movimento, le Cicliste, future, appunto, femministe che rivendicano il
diritto ad averle, sostenendo che esse siano: "…(i) ritmi naturali della…vita,
(la) fonte stessa della…femminilità." (pag.169).
In quel futuro, poi, vi sono: "…stimolanti (e) ormoni artificiali che il
patriarcato maschilista ha imposto alle donne per renderle docili e
sottomesse." (pag.171); da punto di vista delle Cicliste,
ovviamente!!
Di tradotto, per quell'anno, abbiamo anche il breve saggio commemorativo della
morte di Isaac Asimov "In memoriam" (In Memoriam) (in "Isaac Asimov Sf Magazine" n.3, ed.Telemaco, '93, © '93, by Telemaco s.r.l., 191 pagine, 6.000 £, traduzione di Fabio Gadducci, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", novembre '92, pag.167),
che è là pubblicato assieme ad altri di Clarke, de Camp, Pohl, Anderson,
Silverberg, Carl Sagan, Spinrad e Ellison.
In quell'anno pubblicò anche l'editoriale a "Isaac Asimov's Sf
Magazine" dell'ottobre, intitolato "The Women Sf Doesn't See" e la
biografia "Our Mutual Friend" ("Isaac Asimov's Sf Magazine", novembre '92),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
E per il '93, col racconto "Morte sul Nilo" (Death on the Nile) (in "Isaac Asimov Science Fiction Magazine" n.18, ed.Phoenix, '95, 160 pagine, 6.500 £, 20 19 pagine, pag.69, e in "I premi Hugo 1991-1994", op.cit., 28 pagine, pag.653, traduzione di Barbara Corradi, © '93, by Constance E.Willis, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Science Fiction Magazine", marzo '93, poi antologizzato in "The Year's Best Science Fiction: Eleventh Annual Collection", a cura di Gardner Dozois (St.Martin's, '94), "Nebula Awards 29", a cura di Pamela Sargent (Harcourt Brace, '95), "Isaac Asimov's Ghosts", a cura di Gardner Dozois e Sheila Williams (Ace, '95), "New Masterpieces of Horror", a cura di John Betancourt (Barnes & Noble, '96) e "The New Hugo Winners, Volume IV", a cura di Gregory Benford e Martin H.Greenberg (Baen, '97), premio Hugo '94, finalista (2°) Locus '93, finalista Nebula '93, miglior racconto)-in
cui si utilizza una tecnica narrativa che, noi lettori di letteratura
fantastica, troviamo abbastanza frequentemente, ovvero quella dello scivolare di
una ambientazione normale in una dalle connotazioni, appunto,
fantastiche; qui, scivola in una narrazione surreale, nella quale dei turisti in
gita in Egitto dopo un po’ scoprono di essere, in realtà, morti.
In quell'anno pubblicò anche i racconti "Close Encounter" ("Isaac Asimov's Sf Magazine", settembre '93, poi in "Locus" n.2/'94, Premio Locus, miglior racconto breve), "Inn"
("Isaac Asimov' Sf Magazine", dicembre '93, poi in "Locus", '94, antologizzato in "Miracle, and Other Christmas Stories" (Bantam, '99))
e "A New Theory Explaining the Unpredictability of Forecasting the Weather"
("Omni", dicembre '93, poi in "Locus" n.10/'94),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
"L'anno del contagio" (Doomsday Book, '94, '95) ("Cosmo oro" n.139, "Narrativa" n.59, ed.Nord, '94, '96, traduzione di Annarita Guarnieri, © '94, '95, by Connie Willis, edizione originale: (Bantam), poi, "Locus", '93, Premi Hugo '93, Nebula '92, Locus '93; Altri contributi critici (oltre alla premessa dell'autrice citata): "Aspettando Doomsday Book", di Danilo Santoni, "Intercom" n.134/135, '94, pag.49, recensione di Faren Miller, idem, originariamente apparsa in "Locus" n.375, pag.50, recensione di Gary K.Wolfe, idem, originariamente apparsa in "Locus" n.374, pag.51, recensione di Franco Ricciardiello, "Intercom" n.140/141 ,'95, pag.35, "Il marziano in cattedra", di Filippo Scozzari, "Isaac Asimov Sf Magazine" n.6, ed.Phoenix, '94, pag.180)-il
capolavoro indiscusso della Willis, è il racconto di un viaggio nel tempo
che, davvero, concede pochissimo a quello stilema; vi si dice anche,
certo, che: "Il continuum spazio-temporale non permette i paradossi…e
sarebbe un paradosso se Kevrin (la protagonista) avesse fatto succedere qualcosa
che non era successa o se avesse causato un anacronismo."
(pag.272-dell'edizione "Narrativa"), ma nient'altro, di tutto ciò
che, classicamente, fa da contorno alle storie di questo tipo.
E "Servizio antincendio" è, in qualche modo (che vedremo, anche, poi)
connesso: Kivrin era, infatti, la compagna di stanza del protagonista, che era
stata assegnata a fare pratica nell'Inghilterra del 1349; e la Willis ci dice:
"In "Firewatch"…gran parte della vicenda non è altro che una
risposta personale agli errori commessi, a mio giudizio, dai protagonisti delle
storie sui viaggi nel tempo."; e: "Il viaggio nel tempo è per me il
tema per eccellenza, anzi potrei passare il resto della vita a scrivere solo
storie sui viaggi nel tempo…perché è un campo così ricco, così
fertile." (da "Dialogando con Shakespeare" ("Talking Back to Shakespeare", '92, originariamente apparso in "Locus" n.378, luglio '92, introduzione al volume, traduzione di M.Cristina Pietri; anche, parzialmente, in "Aspettando "Doomsday Book" di Connie Willis", "Intercom" n.134/135, '94, pag.49, in quella del nostro Danilo Santoni; pagg.IV-V).
In un 22° secolo in cui "…gli antivirus funzionavano così bene che
ormai nessuno soffriva più neppure di raffreddore." (pag.66), l'Istituto
di Medioevalistica, dopo essere riuscito a far passare che, in fondo,
quell'epoca non è poi così pericolosa, manda una studiosa nel 14°.
Ma succede qualcosa, qualcosa va storto, e, invece che in un periodo
relativamente tranquillo, di quel secolo, quella va a finire nel bel mezzo della
Peste Nera.
Questa, in sintesi, la trama.
Il romanzo è composto, in parti abbastanza uguali, da capitoli nei quali si
racconta delle avventure di Kevrin nel Medioevo, e di altri in cui si dice di
ciò che accade nel testo 1: "In Doomsday Book vengono
narrate due storie, ma non come se fossero due romanzi riuniti in un unico
volume…far collimare le due storie, emotivamente, non certo materialmente, è
stata la parte più difficile…la tensione di una delle due vicende innesca
eventi assolutamente comuni nell'altra, e…la tensione non è generata da
quello che accade ai personaggi in azione, ma da quello che accade agli altri
personaggio fuori scena…" (Idem, pag.III); l'addetto alla console della…macchina
del tempo, sviene; è malato; e, subito, si capisce che qualcosa è andato
storto.E, poi, subito dopo, si diffonde un'epidemia, anche là.
La parte più appassionante, senza dubbio, è quella che si svolge nel Medioevo,
nella quale la Willis, per così dire, si lascia andare un po’ di più;
significativo, credo, il fatto che, là, vi sia, molto più marcata, quella
tipica narrazione quotidiana che abbiamo visto contraddistinguere il suo
scrivere.
La Willis ce ne dice moltissimo; oltre al fatto di averci lavorato per cinque
anni; che: "…per i vettori della malattia, mi sono ispirata all'epidemia
di Spagnola del 1918"; ma, innanzitutto: "Ci sono i ricordi d'infanzia
che riemergono, fra cui un episodio che mi è capitato da bambina…"
(Idem, pag.IV); si trattò di un salvataggio, una situazione in cui era in
pericolo, un incendio ("Servizio antincendio!!), nella quale gli aiuti non
arrivavano: "C'era di mezzo un salvataggio, perché mi ero trovata sola,
con dei bambini piccoli a cui badare.C'entrava il fatto di aver letto male
l'ora, si, questo è stato la causa di tutto.E poi informazioni e dati
insufficienti e totalmente sbagliati sulla situazione reale, tanto che avrei
potuto essere salvata in qualunque momento…ma io non lo sapevo!È tutto nel
libro!È una cosa incredibile, che mi ha sconvolta."; "Spiega come si
comporta la gente quando è disperata e come riesca miracolosamente a superare
questa situazione d'impotenza e capire la condizione umana." (Idem,
pag.IV-V).
Il linguaggio vi gioca un ruolo importantissimo; infatti pare che la Willis si
sia documentata molto su come si parlava in quell'epoca; vi sono, infatti,
alcuni brani in cui si tenta di, per così dire, ricreare quel linguaggio;
l'evidente difficoltà a farsi capire, della protagonista, è risolta nella
maniera classica della Space opera per gli alieni, con un traduttore, che, qui,
è: "…un intensificatore chimico di sintassi e di memoria…"
(pag.138), che prende dalla memoria quello che vi si è immagazzinato, e
lo rende disponibile all'occasione.
Kivrin, nella situazione disastrosa in cui si trova, riesce, anche, a trovare
una parte di quel favoloso che è inevitabilmente connesso,
nell'inconscio collettivo, a quell'epoca, legata, certo, a quel sentimento
predominante, la sensazione di essere sperduti: "…lei conosceva quel
bosco, era lo stesso in cui Biancaneve si era persa, e così anche Hansel e
Gretel e tanti principi.Qui c'erano lupi e orsi, e forse anche la capanna di una
strega." (pag.246).
Ad un certo punto della narrazione un personaggio secondario dice una breve
frase che può passare inosservata, ma che, sapendo di quanto l'autrice ci ha
detto, può essere significativa: "Non è che si tratti di un incendio,
giusto?" (pag.185).
E, in un altro, si fa un, seppur larvato, riferimento a quel "Morte sul
Nilo" che abbiamo visto (pagg.341-2); cosa che potrebbe far pensare che
quell'episodio d'infanzia sia avvenuto là.
Interessanti i frequenti, brevi inserti di curiosità su
quell'epoca, davvero sconcertanti: "Fin verso la fine del quindicesimo
secolo la gente aveva continuato a credere che gli spiriti malvagi
s'impossessassero immediatamente di qualsiasi corpo che non fosse stato
adeguatamente sepolto." (pag.82); "…lo nobildonne dello Yorkshire
Orientale non hanno saputo cosa fossero le forbici per le unghie fino al
1600." (pag.94); "La gente del tempo aveva creduto che la Morte Nera
fosse una punizione divina e che venisse diffusa da nebbie velenose che
fluttuavano sulle campagne, dagli sguardi dei morti e dalla magia."
(pag.416).
Così come vi è un commento sull'impossibilità dell'uomo a…perdere certi
vizi: "…mentre nel medioevo la colpa delle epidemie era stata data a
Satana e all'apparizione delle comete…senza dubbio, una volta che fosse stato
rivelato che il virus (quello del testo 1) aveva avuto origine dal Sud Carolina
la colpa sarebbe andata alla Confederazione oppure ai polli fritti degli Stati
Uniti meridionali."(pag.289).
Quello che mi è parso di capire, è che la Willis abbia voluto dire di quanto
sia importante essere in armonia col proprio tempo, esserci veramente dentro:
"L'armonia dei tempi è importantissima." (pag.266).
In quel '94, la Willis ne pubblicò anche un altro, di romanzo, "Uncharted Territory",
((Bantam Spectra), (NEL), e in "Futures Imperfect" (SFBC, '96)),
che, però, non abbiamo a disposizione in traduzione, cosa che è anche per il
racconto "Adaptation" ("Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '94, poi antologizzato in "Miracle, and Other Christmas Stories" (Bantam, '99)).E
curò l'antologia "The New Hugo Winners: Volume III", con Martin H.Greenberg ((Baen, '94), poi "Locus" n.12/'95).
Cosa che, invece, è per il racconto "Perché il mondo non è finito martedì scorso" (Why the World Didn't End Last Tuesday)
(in "Isaac Asimov Sf Magazine" n.9, ed.Phoenix, '95, 191 pagine, 6.500 £, © by Phoenix Enterprise s.r.l., traduzione di Alessandra di Luzio, originariamente apparso in "Isaac Asimov'Sf Magazine", gennaio '94, poi in "Locus" n.2/'95; 7 pagine, pag.139)-short
story a divertissment nella quale si racconta, come se fosse una qualche
riunione manageriale, dei preparativi per…l'Armageddon!!
I protagonisti sono quelli che credo essere dei demoni, anche se ignoro
di quale pantheon: Michael, Saraquel, Phanuel, Penemue e Uriel.
Ma sono troppo indietro, ci sono ancora troppe cose da fare, e così….
Altro romanzo che abbiamo a disposizione in traduzione è "Strani occhi" (Remake, '95)
(in "Strani occhi", op.cit., traduzione di Vittorio Curtoni, © '95, by Connie Willis, edizione originale: (Mark V.Ziesing, '94, "Locus", '96, Bantam Spectra, '96), e in "Futures Imperfect", (SFBC, '96), finalista Hugo '96; 146 pagine)-in
cui si racconta di un futuro nel quale gli studios di Hollywood abbiano,
per essere eufemistici, subito un cambiamento: "Non esiste più un solo
livefilm.A meno di andare a Bogotà.O a Pechino.È tutta computer grafica.Non
c'è bisogno di attori." (pagg.43-44); "È tutto computer grafica,
tutto uno e zero e attori digitalizzati e programmi di editing.Gli studios non
scritturano nemmeno più corpicaldi.Le uniche persone del giro sono
morte, assieme ai livefilm.Assieme al musical.Kaput.Finis." (pag.55);
"Non esistono palcoscenici o teatri per spettacoli musicali o orchestre da
studio.Non esistono studios, Dio santissimo!Esiste solo una manciata di
tecnoidioti che si danno da fare con le loro macchine e una manciata di
dirigenti che dicono loro cosa devono fare." (pag.60); e nei quali, ormai,
si fanno solamente remake, appunto, digitalizzati di vecchi successi.
Su questo fondale si svolge una storia che, dapprincipio, sembrerebbe unicamente
ritmata assillantemente, poco umana, in cui sembrano regnare solamente la
droga ed il sesso; ma, questo, mano a mano che si procede, lascia sempre più
spazio ad, appunto, la componente umana; i personaggi, come dire, prendono
vigore, si fanno via via più consistenti, e così di pari passo, per così
dire, l'intensità emotiva.
Il tecnico a cui viene affidato il compito di tagliare, dai vecchi film,
tutte le scene in cui si bevono alcoolici, o nelle quali anche solo vi siano
degli accenni all'alcool, il protagonista, sarà una figura di spessore,
così come altri.
E poi c'è Alis, che vuole ballare nei film; e alla quale tutti dicono che ciò
è assolutamente impossibile; ma che, poi, sarà là, con Fred Astaire e Ginger
Roger, a ballare, in quei vecchi film.
Che sia riuscita a tornare indietro nel tempo, o che lo abbia fatto
digitalmente, o che altro, non lo si saprà; ma certo non importa.
"…ci sono parti in abbondanza per tutti, e chiunque ha il proprio ruolo,
lo sappia o no." (pag.57), si dice ad un certo punto; una visione della vita,
direi ottimistica, anche se può celare, credo, un fondo di amarezza, di
rassegnazione.
Dicevo dei viaggi nel tempo, quel tema che abbiamo visto essere così caro alla
Willis; qui, in questo futuro, si è "…vicini così…"
alla sua realizzazione, ma non vi si riesce; e vi si dice, anche, degli universi
paralleli, dell'ucronia, insomma: "Ogni evento ha dieci, cento, mille
possibili risultati finali…La teoria è che esista un universo nel quale ogni
possibile risultato si è concretizzato." (pag.111); a proposito, vedere
cosa ha detto l'autrice in quel "Dialogando con Shakespeare" (vedi
"L'anno del contagio"): "Però…non scriverò mai racconti di
storia alternativa.La storia è così complicata, piena di coincidenze, casi
fortuiti ed altri mancati di un soffio, eventi strani che nessuno sarebbe
riuscito a prevedere, che non credo esisterà mai un modello assoluto della
storia.Più leggo la storia, e più sono portata a credere che esista una sorta
di forza guida, perché è piena di eventi mancati per un pelo." (pag.V°-la
sottolineatura è mia).
E, poi, quando si parla di quei tentativi di costruire la macchina del tempo, si
dice anche di una "…discrepanza temporale…", fra i fattori che ne
hanno impedito l'attuazione; cosa che non può che ricordare quel:
"C'entrava il fatto di aver letto male l'ora, si, questa è stata la causa
di tutto." ("Conversando…", pag.IV°), che abbiamo visto.
Del '96 abbiamo ben due romanzi:
"Terra promessa" (Promised
Land) ("Economica tascabile" n.107, ed.Fanucci, '99, © '99, by Fanucci Editore, 14.000 £, traduzione di Carlo Borriello, © '96, by Cynthia Felice and Connie Willis, 471 pagine)-romanzo,
scritto in collaborazione con Cynthia Felice (nata nel '42 a Chicago, si è poi trasferita a Colorado Springs, Colorado.Il suo nome completo è Cynthia Lindgren Felice, ed è sposata con (almeno) due figli.Da noi, oltre a questo romanzo, è stato tradotto solo il racconto "Nessuno dice "Per sempre"" (No One Said Forever, '78), in "Le donne del millennio" (Millennial Women, '78), a cura di Virginia Kidd, "Sf narrativa d'anticipazione" n.30, ed.Nord, '82.Ha pubblicato racconti in "Universe" e "Galileo", ed il suo primo romanzo, "Godsfire", è del '78),
che può essere visto come una miscela fra vari generi; infatti, vi si
racconta una storia che, sotto molti aspetti, fa pensare al western, di lunghe
attraversate disagevoli di territori vergini, e che ha, anche, un po’
della struttura del romanzo rosa, infarcito com'è di storie d'amore
varie, che si intrecciano fra loro, e l'happy end matrimoniale.
Racconta una storia molto lineare, di una donna che va su di un pianeta per
ricevere un'eredità, pensando di rimanervi pochi giorni, ma che, per motivi
legali, vi deve rimanere ben più a lungo; in, appunto, un lungo viaggio, che la
porterà a sposare effettivamente l'uomo a cui scopre di essere sposata
legalmente.
Come abbiamo ormai capito, alla Willis piace molto raccontare la vita
quotidiana, e, qui, ne fa veramente sfoggio; mi pare che vi si possa rimarcare
un certo qual discorso sull'artista, sul suo senso di colpa nei confronti del
lavoratore di braccia; infatti, numerosissime sono le scene nelle quali
si descrivono dei lavori pesanti, in alcune delle quali la protagonista,
sentendosi, appunto, in colpa, chiede che cosa possa fare.Verso il finale, poi,
troviamo questa frase, che le si rivolge: "Sai raccontare delle storie
molto belle." (pag.453).
Per restare in tema di generi, gli spunti fantascientifici, anche se non
molti, e di non grandissima rilevanza, ci sono, ma è una storia che avrebbe
potuto benissimo essere raccontata in un altra cornice, evidenziando
maggiormente quello o quell'altro genere.
All'inizio, c'è un breve accenno che potrebbe far pensare a quell'esperienza
traumatica giovanile che abbiamo visto: "…ricordava…di aver visto un
incendio nella prateria, ma all'epoca aveva avuto solo cinque anni."
(pag.8), di cui, però, sembrerebbe non esserci altro eco nel resto della
narrazione.
E, ancora, un accenno, come abbiamo già visto la Willis ama fare, di, per così
dire, semiotica: "Voglio solo vedere come va a finire questa storia."
(pag.465), a sette pagine dal termine.
E "Il fattore invisibile" (Bellwether) ("Urania" n.1370, ed.Mondadori, '99, 235 pagine, 5.900 £, © '99, by Arnoldo Mondadori Editore S.p.a., traduzione di Gaetano Luigi Staffilano, edizione originale: (Bantam Spectra, '96, poi in "Futures Imperfect" (SFBC, '96), © '96, by Connie Willis, 218 pagine; Altri contributi critici: recensione di Danilo Santoni, "E-Intercom" n.4, '99: http://intercom.publinet.it/rivista/IC04/431.html)-ultimo
dei romanzi della Willis che abbiamo a disposizione in traduzione, è incentrato
sui sistemi caotici.
Ambientato in un complesso di ricerca scientifica, ha una trama molto lenta, in
cui, davvero, succedono pochissime cose, e, quelle, poco significative (forse,
l'evento più straordinario è la fuga di un gregge di pecore da
un laboratorio!!), cosa molto anomala, in un romanzo di Sf.
La Teoria del Caos, ovviamente, è studiata per tentare di capire le
possibilità di previsione di avvenimenti in, appunto, uno di questi, che,
prevalentemente (o, forse meglio, unicamente), compongono l'ambiente del
nostro agire: "Verhoest ritiene che la previsione sia possibile, ma ha
proposto l'esistenza di un'altra forza che spinge il caos, un fattore x che ne
influenza il comportamento" (pag.45), quel fattore invisibile del
titolo.
"I sistemi caotici avevano tante di quelle variabili da rendere quasi
impossibile qualsiasi previsione sul loro comportamento anche se avessero
funzionato in modo logico e diretto.Cosa che però non facevano.
Ogni variabile interagiva con tutte le altre, entrava in collisione e in
collegamento in maniere inaspettate, stabiliva cicli d'iterazione che
alimentavano e rialimentavano il sistema, incrociando e collegando la variabili
in così tanti modi che non c'era da sorprendersi se una farfalla potesse avere
davvero un effetto devastante.O nessun effetto." (pag.66-la sottolineatura
è mia), in cui si fa riferimento a quel detto delle religioni orientali, che
credo conosciate, secondo il quale, appunto, il battito delle ali di una
farfalla può provocare un accadimento macroscopico ad enorme distanza.
La protagonista, una sociologa, sta studiando le cause della moda del taglio dei
capelli alla maschietta, e, interdisciplinarmente (ma, anche, per il suo affezionarsi
ad uno scienziato che lo studia), ne trova agganci nel suo lavoro: "Era
come uno dei sistemi caotici di Bennett.C'erano decine di variabili e tutte
erano importanti.Si alimentavano l'una dell'altra, iterando e reiterando,
incrociandosi ed entrando in collisione, determinandosi a vicenda in modi che
nessuno si sarebbe aspettato." (pag.89), e, alla fine, sarà proprio per
mezzo di essa che troverà il fatidico bandolo della matassa: "E se…invece
delle farfalle ci fosse una guida nei sistemi caotici?" (pasg.209).
Ad alleviarne la lettura, che, a volte, risulta un po’ faticosa, vi sono,
abbastanza frequenti, dei passaggi umoristici; certo, inevitabilmente, di
umorismo inglese, ma che possono risultare divertenti anche a noi.
Quel "…una guida…", mi pare che possa significare l'atteggiamento
della Willis nei confronti della religione, di cui ci ha detto in quel
"Dialogando con Shakespeare" (vedi "L'anno del contagio"):
"Credo…che a quell'epoca (il Medioevo) la fede in Dio non fosse una
semplice credenza superstiziosa, ma un vero tentativo di comprendere l'universo,
di percepire l'esistenza di un potere superiore, cioè un potere buono,
amorevole, anche se non veniva necessariamente in soccorso
dell'individuo.Secondo me la fede cristiana ha moltissimo da offrire in questo
senso; Cristo non è stato salvato da Dio sulla croce all'ultimo momento."
(pag.V°-la sottolineatura è mia); vedasi, anche, la prima citazione, sempre da
quel saggio, nel commento a "Strani occhi; quel "una sorta di forza
guida" è decisamente significativo.
È l'ampliamento del romanzo breve omonimo, che vinse il Premio Locus '97 nella
sua categoria.
In quell'anno pubblicò anche il racconto "In Coppelius's Toyshop" ("Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '96, poi antologizzato in "Miracle, and Other Christmas Stories" (Bantam, '99)),
che non abbiamo a disposizione in traduzione.
Del '97 sono gli ultimi due racconti che abbiamo a disposizione in traduzione:
"Portales non stop" (Nonstop to Portales) (in "Le trappole dell'ignoto" (Year's Best Science Fiction 2", a cura di David G.Hartwell, ed.or.: (HarperPrism, '97), © '97, by David G.Hartwell, "Millemondi estate speciale 1998", "Millemondi" n.59, ed.Mondadori, '98, © '98, by Arnoldo Mondadori Editore S.p.a., 399 pagine, 9.900 £, traduzione di Roberto Marini, © by Connie Willis, originariamente apparso in "The Williamson Effect", a cura di Roger Zelazny (Tor, '96); 24 pagine, pag.360; Altri contributi critici: presentazione di David G.Hartwell, pag.360)-un
racconto sulla fantascienza, in cui si racconta di un uomo che, per
motivi di lavoro, va nella cittadina in cui visse Jack Williamson, e, là,
incontra una strana comitiva di gitanti: "Niente macchine
fotografiche.Niente negozietti di souvenir.Senza insozzare, invadere o
piagnucolare.Che razza di turisti erano?" (pag.376).
Alla fine vari indizi gli/ci inducono a propendere per la spiegazione
fantastica; sono turisti temporali, forse venuti da un futuro: "…in
cui tutte le cose che (Jack Williamson) aveva predetto nelle sue storie si
fossero avverate." (pag.381).
A me, quel "Niente macchine, ecc.", ha, però, fatto anche pensare ad
un qualche cosa su di noi, sulla nostra strana razza di fan di
fantascienza: "I fan che avevo conosciuto avevano sempre avuto un
atteggiamento difensivo, del tipo "so che tu mi credi pazzo perché mi
piace questa roba, e forse lo sono"…" (pag.370), per quel di più
di…coscienza civile che il leggere Sf ci porta.
Dunque, ancora un racconto sui viaggi nel tempo; e il romanzo di Williamson che
il protagonista acquista per curiosità, "The Time of Legion", non
poteva non parlare: "…di una ragazza che viaggiava all'indietro nel tempo
per rivelare al protagonista il suo futuro." (pag.379).
E "L'anima sceglie i propri compagni: invasione e repulsione: reinterpretazione cronologica di due liriche di Emily Dickinson: una prospettiva wellsiana" (The Soul Selects Her Own Society: Invasion and Repulsion: Chronological Reinterpretation of Two Emily Dickinson's Poems: A Wellsian Perspective)
(in "I premi Hugo 1995-1998", "Grandi opere" n.33, ed.Nord, '99, © '99, by Casa Editrice Nord, 512 pagine, 34.000 £, traduzione di Gloria Bàrberi, © '97, by Connie Willis, originariamente apparso in "Isaac Asimov's Sf Magazine", aprile '96, poi antologizzato in "War of the Worlds: Global Dispatches", a cura di Kevin J.Anderson (Bantam Spectra, '96), Premio Hugo '97, miglior racconto breve, finalista (5°), Premio Nebula (?), miglior racconto breve; 10 pagine, pag.345),
parodia del saggio colto, in cui si sostiene una teoria credibilissima
secondo la quale nelle poesie della Dickinson ci sarebbero chiari riferimenti ad
un'invasione marziana, in particolare a quella raccontata da Wells e
radiotrasmessa da O.Welles.
Divertente.
In quell'anno la Willis pubblicò anche il racconto "Newsletter" ("Isaac Asimov's Sf Magazine", dicembre '97, Premio Locus '97, miglior racconto),
che non abbiamo a disposizione in traduzione. Un divertimento natalizio sulla
mania delle famiglie a mandarsi lettere/fanzine nel periodo delle feste e su di
una strana invasione aliena che si manifesta con una strana bontà da parte
dell'uomo. Un incrocio tra L'invasione degli extracorpi e una storia natalizia.
Nel '98 ha poi pubblicato i romanzi "Warking Cape Race", ((Bantam)),
e "To Say Nothing of the Dog" ((Bantam Spectra); segnalato dal "Publishers Weekly", Premio Hugo '99, finalista Premio Nebula; Altri contributi critici: recensione di Danilo Santoni, http://www.intercom.publinet.it/1999/dog.htm),
e l'introduzione a "Weird Women, Wired Women" (University Press of New England/Wesleyan, '98).
Del '99 è la sua ultima antologia, "Miracle, and Other Christmas Stories" ((Bantam); comprende: "Miracle", "In Coppelius's Toyshop", "Adaptation", "Inn", "Epiphany" e "The Pony").
Ora, a lettura ultimata, penso che si possano fare alcune considerazioni, sulla
Willis e sul suo scrivere; innanzitutto, c'è quell'evento traumatico giovanile,
che abbiamo visto trasposto, in varie sfumature e modalità, in vari racconti,
e, in maniera decisamente più estesa, in quello che, sicuramente, penso si
possa considerare come il suo capolavoro assoluto, "L'anno del
contagio": "Spiega come si comporta la gente quando è disperata e
come riesca miracolosamente a superare questa situazione d'impotenza e capire la
condizione umana.E al tempo stesso, su un altro piano, per me rappresenta
davvero la fine del mondo.Mia madre morì quando avevo dodici anni e con lei il
mondo finì.Per usare l'espressione di Katherine Ann Porte in…"Bianco
cavallo, bianco cavaliere", è come se un coltello avesse tagliato a metà
la mia vita." (C.Willis, da "Dialogando con Shakespeare", op.cit.,
pag.V°).
Dicevo, in apertura, che la Willis è una scrittrice vera, una persona, cioè,
che scrive perché ha delle cose, in sé, che, in qualche modo, devono uscire;
cosa che, mi pare di poter dire, sia principalmente dovuta a queste sue
esperienze traumatiche giovanili, appunto: "Questi sono gli avvenimenti
importanti della mia vita e credo non abbiano la minima relazione con il fatto
di essere donna.Ne hanno invece con il fatto di essere stata bambina.E sono
queste le storie che ho bisogno di raccontare." (Idem).
Il suo essere donna, credo, si riflette nel suo scrivere in maniera decisamente
macroscopica; quella sua splendidamente buona maniera di descriverci la
quotidianità, il vivere di tutti i giorni.
E, quindi, nell'offrici la possibilità di poterci rifletterere, di poter rendere valore
alla nostra, di quotidianità.
Detto questo (che mi pare siano le considerazioni, come dire, base, su di
lei), c'è senz'altro da dire, anche, della sua predilezione, che abbiamo detto,
per il tema classico dei viaggi nel tempo: "Il viaggio nel tempo è per me
il tema per eccellenza, anzi potrei passare il resto della vita a scrivere solo
storie sui viaggi nel tempo…perché è un campo così ricco, così
fertile.Però…non scriverei mai racconti di storia alternativa.La storia è
così complicata, piena di coincidenze, casi fortuiti ed altri mancati di un
soffio, eventi strani che nessuno sarebbe riuscito a prevedere, che non credo
esisterà mai un modello assoluto della storia.Il problema con la storia
alternativa è proprio questo, che non è storia.Più leggo la storia, e più
sono portata a credere che esista una sorta di forza guida, perché è piena di
eventi mancati per un pelo." (da "Dialogando…", op.cit., pag.V°),
anche se certo lei lo affronta in una maniera molto, più che altro, innovativa,
che se tiene in considerazione qualcosa di tutto ciò che su di esso si è
scritto, nella Sf, vi apporta, basilarmente, il suo modo di affrontarlo da un
punto di vista molto più umanistico.
Un modo, appunto, molto meno attento agli effetti speciali, cosa che
troviamo con maggior frequenza, nella Sf, ma più considerante gli aspetti delle
risposte emotive delle persone; e non tanto al viaggio nel tempo in sè (come
già altri hanno fatto), senza, cioè, andare ad indagare sulle così dette conseguenze psicologiche
che può dare alle persone, ma, appunto, usandolo come mezzo per esprimere
qualcosa di totalmente altro.
Da notarsi, anche, come molte sue opere, a partire da "Il fattore
invisibile", abbiano un'ambientazione accademica, nelle quali si
riflettono, evidentemente, la sua vita quotidiana di insegnante.
E, poi, del suo stile; la sua prosa è sempre scorrevole (tranne che quando vuole
che non lo sia, per una qualche ragione di trasmissione del messaggio), e,
questo, considerato che spesso racconta, come abbiamo detto, del vivere
quotidiano, è particolarmente difficile, da farsi.
E colto; senza neppure farcene accorgere troppo, infatti, la Willis infarcisce
le sue trame di elementi culturali, a volte macroscopici ("Il racconto
d'inverno"), a volte, appunto, molto…mimetizzati.
E la sua conoscenza dei meccanismo narrativi, derivatale dal suo essere laureata
in Letteratura Inglese, ed insegnare, a volte raggiunge degli ottimi risultati
semiotici, di effetti piacevolissimi, alla lettura: "…quasi tutti gli
intrecci narrativi di Connie sono tutt'altro che semplici…è maestra nel
costruire trame, forse la più brava nella fantascienza contemporanea.Alcuni dei
suoi racconti…sono così intricati ed elaborati da ricordare quei progetti
vittoriani di macchinari per il moto perpetuo, con una serie di pesi che cadono
l'uno addosso all'altro.Eppure, in qualche modo, per quanto vengano giù
disordinatamente, seguendo traiettore imprevedibili, alla fine tutti i pesi
vanno a finire al posto loro." (Gardner Dozois, "Prefazione" a
"Al di là del tempo" (Impossible Things, '93, pag.8).
Per concludere, direi significativa questa sua frase su ciò che è la
narrativa: "Qualcuno ha definito il processo narrativo come "una scena
più tutto ciò che viene costruito attorno ad essa" e ritengo sia un
ottimo modo di vedere la cosa." (da "Dialogando…", op.cit., pag.VIII°).
La sua Home Page la potete trovare all'indirizzo http://geocities.com/Wellesley/5595/willis/willis.html,
in cui si trova anche un'intervista: http://www.scifi.com/sfw/issue17/interview.html.
I siti Internet che la riguardano sono 4580
Altri saggi generici sulla Willis: "Note", "Isaac Asimov
Sf Magazine" n.5, ed.Phoenix, '94, pag.4 (biografia)
"Note", "Isaac Asimov Sf Magazine" n.9, ed.Phoenix, '95,
pag.4 (biografia)
"L'autore", di Giuseppe Lippi, "Urania" n.1313-1370,
ed.Mondadori, '97, '99, pagg.214-226
"Nostalgia della ragione", di Ugo Malaguti, in "Nostalgia e altri
rancori", "Nova Sf*" n.16, ed.Perseo libri, '88, pag.215
"Il sole e l'ombra", di Ugo Malaguti, in "La Terra è in
pericolo", "Nova Sf*" n.36, ed.Perseo libri, '99, pag.76
Riconoscimenti: Nebula '82, miglior racconto breve, per
"Una lettera dai Cleary"
Nebula '82, miglior racconto lungo, per "Servizio antincendio"
Hugo '83, miglior racconto lungo per "Servizio antincendio"
John W.Campbell '88, per "Il sogno di Lincoln"
Nebula '88, miglior romanzo breve, per "L'ultimo dei Winnebago"
Hugo '89, miglior romanzo breve, per "L'ultimo dei Winnebago"
Sf Chronicle '89, miglior romanzo breve, per "L'ultimo dei Winnebago"
Nebula '89, miglior racconto, per "At the Rialto"
Nebula '92, miglior romanzo, per "L'anno del contagio"
Nebula '92, miglior racconto breve, per "Anche la regina"
Hugo '93, miglior romanzo, per "L'anno del contagio"
Hugo '93, miglior racconto breve, per "Anche la regina"
Locus '93, miglior romanzo, per "L'anno del contagio"
Locus '94, miglior racconto breve, per "Clouse Encounter"
Locus '94, migliore antologia, per "Impossible Things"
Hugo '94, miglior racconto breve, per "Morte sul nilo"
Nebula '96, miglior racconto breve, per "L'anima sceglie i propri compagni…"
Hugo '97, miglior racconto breve, per "L'anima sceglie i propri compagni…"
Locus '97, miglior romanzo breve, per "Bellwether"
Locus '97, miglior racconto, per "Newsletter"
Hugo '99, miglior romanzo, per "To Say Nothing of the Dog"
recensioni
To
say nothing of the dog
Terra
Promessa
Il
sogno di Lincoln