[Mad Max Beyond Thunderdome]
Mad Max come mito:
il salvatore come ricuperatore
[Mad Max as Mith: The Savior as Salvager]

Ken Sanes

In aggiunta al racconto di una storia sulla società contemporanea, Mad Max Beyond Thunderdome racconta anche una serie di miti, o piuttosto prende cose da questi miti per raccontare un nuovo mito sul presente e sul futuro. Qui, i tre livelli della città sono i tre livelli classici dipinti dal mito e dalla religione. La superficie della città è la superficie della terra, il mondo terreno della vita umana. La casa sulla città, con tutta la sua etereità, è un paradiso o Monte Olimpo di potere e di comodità, occupato dalla regina e/o semidea di questo mondo, Aunty Entity. Underworld, come dice il nome, sono gli inferi, ed è oscuro e governato da due figure mitiche: un gigante infantile (Blaster) e un nano con la conoscenza su come far funzionare le cose. Insieme realizzano il semidio e re ctonio degli inferi.

In questa versione mitica della storia, Max è un viaggiatore che subisce l'imboscata dei ladri o è il figlio dei semidei maschili e femminili che controllano il mondo umano della superficie. Gli viene offerto uno scambio corrotto dalla regina per distruggere il potere del re ctonio in una contesa classica, così che lei possa risultare vincitrice nella lotta per chi governerà il mondo.

Max, come eroe, allora scende negli inferi, nel regno della morte, e sopravvive per raccontarlo. Ma quando si rifiuta di distruggere il potere del re ctonio, impietosito dalla sua debolezza e dalla sua umanità, diventa un capro espiatorio rituale che viene espulso dalla città e si ritrova in un altro mondo, un falso paradiso di bambini. Diventerà ora quel salvatore che non è potuto essere per Bartertown. Per primo viene resuscitato dall'incoscienza dopo un viaggio nel deserto. Poi capeggia un gruppo di bambini in un'azione in cui distruggeranno il mondo corrotto, governato dalla regina, e a loro si aggiungono degli schiavi che hanno liberato. La regina e i suoi guerrieri danno loro la caccia; vengono sconfitti e l'eroe rende possibile, attraverso l'intervento divino di un aereo, che i bambini attraversino il deserto per raggiungere la terra promessa della città in rovina.

Come Bartertown, questa storia è un insieme di tutta una serie di elementi. In aggiunta ad immagini dalla mitologia classica e pagana, a cui si allude in precedenza, abbiamo anche la riscrittura di un racconto dal Vecchio Testamento in cui Max è Mosè che libera gli schiavi. Le auto raccogliticcie di Aunty Entity sono le bighe del faraone che li inseguono. Il faraone è sconfitto e Max, come Mosè, rende possibile che i fuggitivi attraversino il deserto e raggiungano la terra promessa. Come Mosè, può farli arrivare là, ma non può giungervi lui stesso.

Max è anche, come alluso in precedenza, simile a Gesù. Fa un viaggio nel deserto, viene trattato come capro espiatorio dagli abitanti di Bartertown, è vicino alla morte, ma viene resuscitato, fa un sacrificio affinché gli altri siano sollevati (in un aereo) e così facendo salva tutto il resto anche se, ironicamente, quelli che egli salva non sono altro che quelli che non gli avevano creduto ed erano partiti per attraversare il deserto.

L'idea che viene usata per descrivere Max come il salvatore è anche l'idea primaria dietro al film: recuperare, che qui significa salvare qualcosa e non proprio riciclarla per il proprio uso. Come dice Savannah nel racconto finale, Max è

quello che venne per salvarci. Come tutti in questo mondo, è un recuperatore di rifiuti, di cose abbandonate, che usa per il proprio beneficio. Ma nel film trasforma il recupero in un atto altruistico salvando esseri umani che sono stati abbandonati dopo la grande guerra. E' il salvatore come raccoglitore di rifiuti, che mette assieme i pezzi e i bocconi dei resti di un'umanità deflagrata e rende possibile che sia reintegrata in un insieme. In quell'ultimo racconto, quando Savannah descrive come accendano la città come un segnale luminoso perché possano giungere altri, lei non fa altro che spiegare come imitino ciò che Max ha fatto per loro, recuperando altra gente e conducendola a casa. Qui c'è la citazione completa che vale la pena ripetere: Ma soprattutto noi ricordiamo l'uomo che ci trovò, quello che venne per salvarci. E noi illuminiamo la città, non solo per lui, ma per tutti quelli che non sono ancora qui, perché sappiano che verrà una notte in cui loro vedranno una luce lontana e torneranno a casa Anche se non è evidente a prima vista, questo sottotesto, in cui il film usa immagini mitiche, racconta grosso modo la stessa storia del sottotesto sulla società. I miti di dei che combattono per la società sono simboli di capi che combattono per il potere. I rivoluzionari politici che abbattono ordini oppressivi sono salvatori secolari e i salvatori religiosi spesso sono dei rivoluzionari politici. In ogni caso il film ritrae come la crescita di un uomo abbatta un ordine oppressivo.

In una delle ironie di quest'opera, alla fine, né l'uomo, il salvatore, e neppure Aunty Entity, la fondatrice della città, finiscono con l'essere i capi della nuova civiltà che viene a formarsi. Questo privilegio è riservato a Savannah, colei che ha imparato la lezione del mito come una forma di non-verità, e dell'importanza del tempo e del significato del recupero. Lei è quella che, alla fine, guiderà il villaggio dell'umanità nella città in rovina.


© Ken Sanes
tr.it. Cecchi Susanna


Mondo - Ultimi arrivi - Autori - Argomenti - Testi in linea - Speciali
Premi della SF - IntercoM rivista - Collegamenti - Ansible