Le domande sono un peso per gli altri, le risposte una prigione per noi stessi.Caduta del Muro di Berlino: centinaia di persone, nell'ebbrezza della libertà riconquistata, si accalcano su quel simbolo della dittatura per distruggerlo con martelli e picconi. Alcuni vi scrivono o disegnano sopra il loro odio, la loro felicità, la loro rabbia - o, semplicemente, lo smarrimento di fronte a un futuro incerto e difficile.
Una bocca cucita fa una vita felice.
Massime del Villaggio
L'anonimo
disegnatore, evidentemente, fa riferimento a un codice, ad una citazione
nota solo a chi conosce quell'uomo dalla mascella di pietra e sa la sua
storia. Ma quale può essere il messaggio? Quali pensieri si nascondono
dietro gli occhi dell'enigmatico personaggio disegnato?
Il volto contratto, lascia l'auto in un garage sotterraneo, percorre corridoi
bui, spalanca la porta di una stanza e getta le proprie dimissioni su una
scrivania, dietro la quale sta un funzionario impassibile. Torna a casa,
prepara in fretta le valigie. Intanto, in archivi immensi, la sua foto,
cancellata con una serie di X, viene riposta in uno scaffale su cui è
scritto: "Resigned".
-Dove sono?Il Prigioniero (1967) è un telefilm britannico in 17 episodi, che enigmaticamente si chiude ad anello (la scena finale del 17° episodio è identica alla scena d'apertura del 1°), ideato, interpretato e in alcuni casi diretto da Patrick McGoohan. Allora, era l'attore TV più pagato, reduce da una serie di grande successo, Danger Man. Uomo inquieto a anticonformista, dopo aver intepretato l'agente segreto John Drake, antitesi di James Bond (niente donne, niente gadget, poche sparatorie, molto cervello), lasciò la serie ancora sulla cresta dell'onda e impose ai produttori un'ossessione che lo perseguitava da anni: il format del Prigioniero.
-Nel Villaggio.
-Che cosa volete?
-Informazioni.
-Da che parte state?
-Si vedrà. Vogliamo informazioni. Informazioni. Informazioni.
-Non le avrete!
-Con le buone o con le cattive, le avremo!
-Chi è lei?
-Sono il nuovo Numero Due.
-Chi è il Numero Uno?
-Lei è il Numero Sei.
-Io non sono un numero! Sono un uomo libero!
(Risate di scherno.)
Si avvicina - immaginiamo il silenzio sospeso nei pub scozzesi - Prima
sorpresa! Sotto il cappuccio, il volto di uno scimmione. Ma è solo
una maschera! Il Numero Sei la strappa via. Dietro lo scimmione, lo
guarda il suo stesso volto, stravolto da una folle risata! Comincia
un'assurda corsa a rimpiattino...)
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Il
Prigioniero come summa di temi e pulsioni fortemente Anni Sessanta,
dunque. Un altro motivo di costante fascinazione è il design
della serie, che suscita attraverso la cura dei dettagli il disagio per
un universo, quello del Villaggio, dove l'unica speranza di sopravvivenza
è il conformismo a mode assurde (i blazer con il bavero orlato di
bianco, il distintivo del Numero ostentato come una targa automobilistica,
i parasole multicolori, i buffi e anacronistici bicicli,gli elaborati caratteri
delle insegne, le periodiche partite a scacchi con pezzi viventi sulla
falsariga di Marostica, la sedia emisferica del Numero Due); dove la tecnologia
osserva nei dettagli e condiziona la vita cittadina (la Sala Controllo,l'inquietante
Pallone Bianco - Rover, nell'originale - che scorrazza per le vie
alla ricerca di nemici da annientare, la
radio nelle abitazioni, che non si può spegnere e trasmette in continuazione
proclami zuccherosi e previsioni di un tempo invariabilmente bello, l'Ospedale,dove
vengono trattati psichicamente i ribelli, il patetico giornale locale,
il Tally Ho); e naturalmente il Villaggio stesso, gabbia idilliaca
e per questo ancora più terribile.
Il Villaggio!
Per tutta la serie ci chiediamo dov'è. Eppure si può visitare:
dov'era la casa del Numero Sei, adesso c'è il The Prisoner Shop.
Portmeirion, questo il nome, fu progettato dall'architetto Sir Clough Williams-Ellis
(1883-1978) e costruito tra il 1925 e il 1972 sulla penisola di Aber Ia
nel Galles, con il principio di dimostrare che edifici e natura potessero
coesistere armoniosamente. "
...Volevo dimostrare, con un approccio direi da operetta, che l'architettura
può essere interessante e intrigante...e che si può costruire
anche su un luogo meraviglioso senza per questo rovinarlo, anzi, con sufficiente
cura e abilità, persino esaltarlo." E' un villaggio all'italiana
abbarbicato su una collina, dove statue mitologiche spruzzano acqua, casette
basse sono immerse nella vegetazione e ruotano attorno a una spaziosa piazza,
campanili e cupole svettano con discreta eleganza, il tutto circondato
da giardini all'inglese che ospitano alberi fioriti di origine himalayana.
McGoohan dice che l'ispirazione del Prigioniero gli è venuta proprio
a Portmeirion, dove anni prima si era recato per girare un episodio di
Danger
Man: ed è certo che il Villaggio è il background
ideale della serie, così apparentemente quieto, bizzarro come un
sogno di Alice e lontano dalle tecnologie impiegate dal Numero Due per
piegare le personalità ribelli (tecnologie che, difatti, sono nascoste
negli edifici, mai evidenti). Il paese dei Puffi trasformato in lager high-tech.
Last
but not least, le storie in sé. Se è vero che alcuni
episodi, l'ultimo in particolare, grondano simboli e metafore che appesantiscono
non poco la visione, la maggior parte delle diciassette avventure di cui
si compone la serie si sviluppa secondo un intrigante cocktail di spy-story
e SF. L'intreccio di base è semplice: il Numero Due, nuovo a ogni
episodio (poiché i fallimenti non sono tollerati nel Villaggio),
escogita un piano per piegare il Numero Sei e strappargli le tanto sospirate
informazioni; il Numero Sei, d'altro canto, elabora un piano di difesa
e, spesso, di contrattacco per fuggire dal Villaggio (si capisce così
perché il gioco degli scacchi sia ripetutamente citato nella serie).
Di conseguenza, ad avveniristiche tecniche di condizionamento psicologico
si alternano scene d'azione, tentativi di fuga, combattimenti e soprattutto
sottili dialoghi tra i due avversari, freddi e cortesi nello stesso tempo,
come nella migliore tradizione della spy story all'inglese, dove le parole
significano più di quel che sembri. Alcuni esempi.
In A,
B & C, il Numero Due cerca di manipolare la mente del Prigioniero
attraverso una macchina in grado di trasformare i sogni in impulsi elettrici,
che vengono poi elaborati e proiettati su uno schermo. Il Numero Sei viene
drogato e obbligato a sognare per diversi giorni una particolare situazione,
nella quale, nel corso di un ricevimento, contatta tre persone (chiamate
A, B e C), a una delle quali svelerà i suoi segreti. Purtroppo per
il Numero Due, anche in sogno il Numero Sei si mostra reticente, finché
non si accorgerà di venir drogato e...
In The
Chimes of Big Ben si fa credere al Numero Sei che è riuscito
a fuggire. Impacchettato in una cassa, come nella migliore tradizione degli
intrighi diplomatici, attraversa (pare) mezza Europa, fino a ritrovarsi
tra i volti noti dei suoi superiori, nella sede londinese del Servizio
Segreto. Proprio mentre sta per rivelare tutto, sente battere il Big Ben.
Il suono familiare fa capire al Numero Sei che non mai fuggito: il Big
Ben segna l'ora del suo orologio, pur avendo attraversato apparentemente
diversi fusi orari! Il Prigioniero apre la porta dell'ufficio londinese
e si ritrova nell'ammorbante atmosfera del Villaggio, nel quale si immerge
impenetrabile, come Napoleone a Sant'Elena...
Le cose
sembrano andar meglio in Many Happy Returns. Il Numero Sei si sveglia
per scoprire che il Villaggio è stato improvvisamente abbandonato.
Costruisce una zattera e, dopo alcune peripezie con dei contrabbandieri,
riesce a raggiungere la costa del Kent. Tornato al suo vecchio ufficio,
racconta la sua storia, ma viene creduto a malapena. Dove, e soprattuto,
cosa è il Villaggio? Il Numero Sei, dopo diverse ipotesi, crede
di aver individuato l'ubicazione del suo carcere. Si reca sul posto in
aereo, ma appena lo riconosce, il co-pilota lo proietta fuori dal veivolo.
Lentamente, il Numero Sei atterra col paracadute sulla spiaggia del Villaggio,
ora rianimato. Una banda lo accoglie, gli viene presentata una torta. E'
il suo compleanno...
In Living
in Harmony, la situazione tipica del telefilm viene trasportata in
un villaggio del West, Harmony appunto, attraverso l'uso di allucinazioni
indotte. Qui, il Numero Sei si trova a dover accettare l'incarico di sceriffo,
nonostante i suoi rifiuti...alla fine, non il Numero Sei, ma qualcun altro
resterà prigioniero di questa realtà virtuale, con inevitabile
tragedia finale...
E infine,
The
Schizoid Man, che forse costituisce, per trama, torture fantapsicologiche
e suspense, l'episodio paradigmatico del serial. L'ennesimo Numero
Due vuol convincere il Numero Sei di essere qualcun altro. Attraverso ingegnose
tecniche di lavaggio del cervello, gli si cambiano i gusti, i capelli;
da destrimano diventa mancino, gli crescono i baffi. Il Numero Sei (che
ora è il Numero Dodici), al risveglio, si trova così a dover
combattere contro i ricordi del suo precedente Sé: in più,
si trova davanti un suo esatto sosia,
che asserisce di essere il Numero Sei! Dopo momenti di terribile confusione,
il Numero Dodici recupera la sicurezza della propria identità e
rivolta la frittata: fa credere al Numero Due che il suo sosia è
veramente il Numero Sei. Questo gioco alla Le Carrè sembra riuscire
alla morte del sosia. Il Prigioniero è sul punto di abbandonare
finalmente il Villaggio, con tanti ringraziamenti da parte del Numero Due
per l'opera svolta. Tuttavia…
E per
chi crede che tutto ciò sia (solo) fantascienza, vorrei citare un
fatto vero: è riportato in Acid Dreams: The CIA, LSD and the
Sixties Rebellion, di Martin Lee e Bruce Shlain, Grove Press, NY 1985,
e contribuisce a chiarire l'atmosfera in cui il Prigioniero è maturato.
Durante la Guerra Fredda, nel tentativo di escogitare un sistema per strappare
la verità alle spie sovietiche più tenaci e riprogrammarle
per il doppio gioco, la CIA si rivolse al dottor Ewen Cameron, un eminente
psichiatra che fu anche presidente della World Psychiatric Association
canadese e americana. Il dottor Cameron accettò i finanziamenti
interessati della CIA per sperimentare su 53 pazienti (ignari) un metodo
da lui sviluppato per trattare la schizofrenia. La CIA pensava che tale
metodo potesse applicarsi per lavare il cervello delle spie sovietiche
catturate e riprogrammarle.
Il sistema
del dottor Cameron consisteva di tre fasi. Nella prima, terapia del
sonno, i soggetti venivano obbligati a dormire per oltre un mese di
seguito con massiccio impiego di psicofarmaci. Nella seconda, de-programmazione,
venivano impiegate dosi alternate di LSD e di elettroshock per spazzare
via dal cervello dei pazienti i comportamenti acquisiti. Scopo di questa
fase del trattamento era, in sostanza, rendere il cervello una tabula rasa.
Il terzo e più ambizioso passo era il ri-condizionamento mentale,
chiamato psychic driving. I pazienti venivano di nuovo confinati
in specifiche "camere del sonno", dove, durante un letargo indotto, ascoltavano
migliaia di volte dei messaggi registrati. Alcuni di quei 53 pazienti ascoltarono
lo stesso messaggio duecentocinquantamila volte. Aggiungo che nove di questi
malcapitati denunciarono in seguito il Governo USA, chiedendo ciascuno
un risarcimento di un milione di dollari.
In The
Chimes of Big Ben, il Numero Sei e il Numero Due scambiano alcune riflessioni,
comodamente seduti al bar del Villaggio.
Sei: Non le mai venuto in mente che lei è prigioniero quanto me?Guardiamoci attorno, e dentro. Attentamente. Chi è il Numero Uno?
Due: Ma certo, vecchio mio! Io so troppe cose. Siamo tutte e due ergastolani. D'altra parte, io sono un ottimista. Ecco perché non ha importanza chi sia il Numero Uno, né da chi dipenda il Villaggio.
Sei: Ma dipende da una parte…o dall'altra?
Due: Da una delle due, certo. Ma entrambe stanno diventando la stessa cosa. Si è creata, di fatto, una comunità internazionale. Lo schema perfetto dell'ordine mondiale. Quando i due schieramenti che ora si fronteggiano si renderanno conto di guardarsi in uno specchio, capiranno che questa è la via maestra per il futuro.
Sei: L'intero mondo…come il Villaggio?
Due: E' quello che spero!
Biblio/Linkografia
Non esistono videocassette del Prigioniero in italiano: peraltro, anche in televisione il telefilm passa molto raramente. Questo spiega perché abbia citato i titoli degli episodi in versione originale: in realtà, ho comprato le videocassette a Londra.