TEMPUS
(il pianeta del tempo)

Marco Minicangeli

Arrivai a Tempus che era giovedì 1 dicembre, se mai "giovedì 1 dicembre" significhi qualcosa a Tempus.
La nave atterrò accanto al Gate numero 7. Con gli altri passeggeri uscimmo dirigendoci verso la Barriera. Mi misi in fila attendendo il mio turno.
"La sua carta, prego."
La guardia al posto di controllo avrà avuto trent'anni, forse qualcosa di meno. Gli passai la carta con il mio codice e lui la inserì nel lettore. Sullo schermo apparve il mio volto e sotto i miei dati anagrafici:
nome: Franz Krieg
professione: pubblicitario
luogo di nascita: Berlino
data di nascita: 2 febbraio 317 (post-Ford)
età reale: 34 anni
età virtuale: ???????????????
La guardia alzò lo sguardo fissandomi. "La sua età virtuale, Herr Krieg?"
Gli restituii un'occhiata storta. "Non abbiamo nessuna età virtuale nel Vecchio Mondo, pensavo che lo sapesse" risposi con un tono acido.
Vidi che muoveva nervosamente le mani. "Mi scusi, sono nuovo alla Barriera" disse quasi balbettando. Forse si era reso conto di aver fatto una gaffe. "Motivo della visita?" continuò.
"Sono un creativo, un copy-writer. Sto cercando nuovi stimoli per delle campagne pubblicitarie" mi fermai un istante. "E forse chiedere la cittadinanza a Tempus" aggiunsi.
La verità era che tutti avrebbero voluto vivere a Tempus: almeno questo era ciò che diceva una statistica fatta nel Vecchio Mondo, il continente da cui provenivo. Solo pochi fortunati però avevano la possibilità di provare cosa significasse realmente la terra del tempo.
"Inserisca la mano sotto la feritoia, per favore."
Allungai il braccio con qualche timore. Subito un anello d'acciaio mi bloccò il polso impedendomi ogni movimento: avvertii una puntura sul palmo, poi la mano era di nuovo libera.
"Mi ascolti bene, Herr Krieg. Tra quattro giorni al massimo dovrà presentarsi ad un posto di controllo qualsiasi. Le daranno un antidoto: inibirà la sostanza che le ho appena iniettato." Mi restituì la carta. "Se non lo farà la sua pelle inizierà a diventare blu e potrebbe essere arrestato per Abuso di Ospitalità." Fece una pausa come se volesse dare più peso alle sue parole. "Rischia di perdere dieci anni della sua vita, Herr Krieg."
Lo salutai accendendomi una sigaretta, un vizio che nel mio mondo ero stato costretto a reprimere. Mi voltai e mentre uscivo lo sentii mormorare qualcosa ad un suo collega. Riuscii a cogliere solo la frase finale: "Fantastico, è ciò che sembra…"
Benvenuto a Tempus Franz, mi dissi.
 

"Guten Tag, Herr Krieg. Come sta? Dicono che a Tempus abbiamo sconfitto la morte, ma non è così! Nein!"
Richard Wahr era il responsabile delle relazione esterne della Morch Corporation. Mi accolse con un fantastico sorriso stampato sulle labbra: sembrava l’immagine della felicità. Avrà avuto vent'anni, capelli biondo platinato, iridi viola e smalto nero alle unghie.
"O meglio, non del tutto vero" continuò. "Gli incidenti sono il nostro problema, Herr Krieg. Gli incidenti e i suicidi."
Ci sedemmo su un divano mentre una segretaria entrava portandoci caffè e dolcetti. Tirai fuori dalla mia borsa fuori un blocco per prendere appunti.
"Continuano ad esserci troppe morti per cause accidentali, e ragazzi giovani per giunta. Centinaia di sinto-anni che vanno in fumo ogni settimana. Una fortuna."
"L'Index è un brevetto Morch?" Chiesi. Morivo dalla voglia di saperne di più, perciò era meglio arrivare subito al punto.
"Certo, ma il trattamento è alla portata di tutti. Basta avere un donatore, oppure molto denaro" sorseggiò il caffè, poi disse: "Il che è praticamente la stessa cosa."
"Se ho capito bene voi prelevate quella che avete chiamato "aura vitale" dal donatore e tramite il trattamento Index-young lo impiantate sul corpo del ricevente."
"Ja… funziona più o meno così" rispose compiaciuto.
"Così il corpo del ricevente ringiovanisce mentre il donatore si ritrova immediatamente più vecchio."
"Doch… giusto".
Dio mio, pensai, l'immortalità. Qui si vende l'immortalità.
 

Wahr passò circa mezza giornata a spiegarmi come funzionava tecnicamente il travaso dell’aura vitale da un corpo all'altro. Mi fece vedere le fotografie delle prime persone che si erano sottoposte al trattamento Index-young e le immagini degli stabilimenti che lavorano l'aura vitale. Alla fine riuscii a liberarmi di lui per un paio d'ore ed uscii a fare un giro per strada.
Tempus faceva l'effetto di un calcio in piena faccia. Ero abituato ad un mondo dove la differenza tra le persone si riduceva al numero di auto possedute. Il mio mestiere era sempre stato convincerle a comprare una marca di preservativi piuttosto che un'altra. Qui invece per la prima volta vedevo barboni che si accalcavano sotto la pensilina dei supermercati a chiedere l'elemosina. Ero affascianato e sbalordito al tempo stesso.
Continuavo a camminare senza meta filmando con la mia handycam. C'erano dei vecchi che facevano la fila agli uffici di collocamento. Mi lasciai attraversare dalla miriade di idiomi che solcavano l'aria. E vidi gente correre, urlare, il traffico impazzire, due vecchi che barcollavano distrutti dalla droga. Non avevo mai visto cose del genere nel Vecchio Mondo: chissà cos'altro dovevo aspettarmi.
Tempus non ti lasciava un attimo di respiro e appena voltavi l'angolo ti trovavi di fronte a qualche sorpresa. Il cadavere quasi disseccato al bordo della strada, per esempio, circondato dalla polizia e da curiosi. Mi avvicinai: più che un corpo sembrava una mummia: qualcuno doveva averlo sequestrato e "invecchiato". Mi spiegarono che così veniva chiamato il reato di chi rapisce una persona sottraendogli l'aura vitale. Mi spiegarono anche che quello era il crimine peggiore che si poteva commettere a Tempus.
 

Joth McCarthy, ingegnere della Morch Inc.. Intorno a lui Tempus viveva nervosamente.
Per un paio di giorni lui ed il suo staff continuarono a portarmi in giro nei vari stabilimenti. Conobbi molti dirigenti, tutti rigorosamente giovani: non ebbi però il coraggio di domandare quanta parte di quella giovinezza era stata comprata al mercato dell'aura vitale.
"Il processo è molto semplice" disse McCarthy. Sul suo volto c'era lo stesso sorriso che avevo visto addosso a Richard Wahr. "Sei povero? Vendi la tua aura vitale. Qualche anno della tua vita ad uno dei nostri centri e sei a posto per sempre.
Mi passò una cartellina colorata. Era un opuscolo con prezzi e prestazioni.
"I nostri operatori quotano l'aura vitale in borsa. Puoi fare molti soldi con la tua vita: nei periodi in cui non c'è crisi economica e tutti hanno un lavoro con un mese puoi comprarti una casa, con un anno aprire un'azienda. Non è mai troppo tardi: l'ultimo momento della tua vita potrebbe essere quello buono."
Sorrisi. Semplice e feroce, pensai. Semplicemente feroce.
Uscii di nuovo in strada. Per un pomeriggio intero assaporai i colori di Tempus così diversi dal Vecchio Mondo. Fiutai i gas di scarico che spargevano in aria adrenalina e rabbia e voglia di farcela. E, per la prima volta dopo molto tempo, mi resi conto di essere vivo. Decisi che Tempus era il mondo delle opportunità, che qui tutto era possibile.
Come per esempio risolvere il problema dell'affollamento nelle carceri. A Tempus semplicemente non esistevano perché la punizione consisteva nel sottrarre aura vitale ai condannati sottoponendoli ad un trattamento Index-young forzato. Che fine facesse quell'aura vitale nessuno seppe dirmelo, ma l'aspetto fin troppo giovanile di giudici e giurati era eloquente.
 

Tornai al mio albergo e all'angolo della strada trovai una decina di persone sulla sessantina che stavano giocando a pallone. Poco più avanti McCarthy mi aspettava sulla porta.
"Allora? Cosa le sembra del nostro mondo? Cosa ne pensa?"
"Qui ogni cosa va combattuta con i denti" dissi stringendogli la mano. "Tutto è movimento, correre, smog, urla, voci. E' eccitante."
I sessantenni continuavano a giocare. Solo ora mi accorsi che erano sporchi, la barba lunga, le unghie nere. Barboni, probabilmente.
"Allora? Pensa di chiedere la cittadinanza a Tempus?" mi domandò.
Feci una smorfia con la bocca: sinceramente ancora non lo sapevo. Mi voltai di nuovo verso il prato: un vecchietto senza denti scartò sulla destra e buttò il pallone avanti a lui. Marcò due avversari e si involò scricchiolando verso la porta fatta con due sassi. Stava per tirare quando un avversario lo stese tranvandolo da dietro. Uno scontro tremendo. Il vecchietto senza denti rotolò a terra. Oddio s'è rotto, pensai. Lo vidi infatti che si rialzava massaggiandosi il ginocchio, poi si mise a piangere. Lo seguii con la bocca mezza aperta mentre se ne andava urlando che lo avrebbe raccontato a suo padre.
McCarthy scoppiò a ridere ed io mi voltai a guardarlo.
"Non è niente" disse. "Sono solo bambini…"
Bambini poveri, mi sarebbe venuto da specificare. Ero un pubblicitario e la "meraviglia" era il mio mestiere: questo però era troppo anche per me.
 

Era sera. Mi ritrovai seduto ad un tavolo del bar dell'albergo. Ero quasi ubriaco e stavo pensando che una volta i poveri erano pazzi. Qui a Tempus erano diventati anche vecchi.
Un ragazzo si avvicinò alle mie spalle. "Buonasera" disse sedendosi al tavolo accanto al mio.
"Buonasera" risposi.
"Lei è Franz Krieg, il pubblicitario del Vecchio Mondo, non è vero?"
Annuii.
"Mi chiamo Lee Perhaps e sono il proprietario dell'albergo. Ho visto molte delle sue campagne pubblicitarie. Negli ultimi giorni si è parlato di lei in giro."
La testa mi girava ed avevo la vista appannata dall'alcol. Riuscii a capire che si stava avvicinando con la sedia. "Bene signor Perhaps. Quanti anni ha?"
Lui rise. "Ecco una domanda che un abitante di Tempus non farebbe mai. Qui ognuno ha l'età che può permettersi Herr Krieg. E se sei povero puoi comprarti la ricchezza vendendo il tuo tempo."
"Tutti felici, dunque…"
"Certo che no, non è così semplice. Devi sapere come far fruttare il denaro. Investire, speculare. Se vendi la tua aura vitale hai in cambio denaro, ma il denaro poi finisce e tu sei più povero perché sei più vecchio."
"Quanti anni ha signor Perhaps?" domandai di nuovo.
Lui mise una mano in tasca, tirò fuori una fotografia e me la porse. Mentre la guardavo sentii qualcosa che si muoveva dentro di me. Era orrore? In quella cazzo di foto c'era Lee Perhaps: o meglio Lee Perhaps da vecchio.
"Io ho trentatré anni" ne dimostrava diciotto. "Quando scattai quella foto ne avevo ventisette" ed aveva l'aspetto di un settantenne.
Tempus non era. Tempus sembrava.
"Certo, ventisette anni, ma avevo venduto quasi tutto il mio futuro per sopravvivere. Ho scoperto sulla mia pelle che quando sei povero neanche la vita ti appartiene."
Una bella scoperta, non c'era che dire. Mi alzai per andarmene a dormire. Probabilmente alle mie spalle Perhaps si era stampato uno di quei fantastici sorrisi finti che avevo già visto in faccia a Wahr e a McCarthy.
 

La mattina dopo mi alzai con un terribile mal di testa. Andai allo specchio e scoprii che la mia pelle stava diventando lentamente blu. A Tempus questo doveva essere il colore della sconfitta.
Mi vestii, feci la valigia, poi mi diressi verso il posto di controllo del Gate da dove ero arrivato. Quando arrivai i medici mi fecero accomodare in una stanzetta. Riempii un formulario in cui rinunciavo per sempre a chiedere la cittadinanza a Tempus. Scusate, pensai, ma proprio non ce la faccio.
Mi sottoposero al trattamento disintossicante e la mia pelle tornò lentamente al suo colore naturale. Salutai, riprendendo la mia valigia e mi incamminai verso l'imbarco che mi avrebbe riportato al Vecchio Mondo.
Mi voltai intorno: eravamo in pochi ad andarcene. Non riuscivo a capire se eravamo dei pazzi perché abbiamo capito troppo poco o dei saggi perché abbiamo capito troppo.
Il corridoio era lungo. In un angolo notai due vecchietti che stavano scherzando invece di lavorare: si stavano schizzando vernice imbrattandosi con i pennelli.
Mi avvicinai. Stavano cancellando una scritta sul muro. C'era scritto: "Quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo". Pensai che tutto sommato non avevano torto.


©  Marco Minicangeli, 2000

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