James Graham Ballard

Maria Grazia Cucci

Nato a Shangai nel 1930, vive da piccolo le atrocità della guerra, internato in un campo di prigionia giapponese a Lunghua, in Cina. La terribile esperienza lo segna in maniera indelebile, non solo dal lato umano, ma anche da quello letterario, come egli stesso racconta all’amico biografo David Pringle. Il connubio di violenza, morte ed intrigata giungla cinese, lo spinge ad elaborare un nuovo concetto di rapporto tra l’uomo ed il mondo. Proprio il mondo vegetale della giungla, che cresce ad un ritmo impressionante stringendo nella sua morsa i segni ed i resti della tecnologia bellica fino a diventarne un tutt’uno con essa, lo porta alla visione dell’amalgama tra due elementi e mondi estranei: è la fusione dell’orizzonte naturale e quello artificiale.

Nel 1946 ritorna nella sua patria, la Gran Bretagna, e qui studia Medicina a Cambridge senza mai laurearsi. Esordisce nel 1956 con alcuni racconti (il primo fu Escapement) apparsi sulle pagine della rivista "New Worlds" che, dopo un periodo di declino, riprende vigore grazie anche al nuovo curatore Michael Moorcock, il quale impone alla rivista un taglio letterario, opera nella quale Ballard ha un ruolo determinante.

Lo scrittore inglese, sin dalle prime opere, si caratterizza per l’influsso surrealista e per l’esigenza di portare alla luce, mediante simboli, l’inconscio dei suoi personaggi, costruendo un mondo a sfondo psicoanalitico. I meccanismi fantascientifici classici vengono abbandonati e l’azione si svolge nella psiche del personaggio, rivelando un mondo inconscio che è il corrispettivo di quello esterno.

In un articolo pubblicato nel 1962, Which Way to Inner Space?, delinea "the inner space" in contrapposizione a "the outer space", lo spazio classico in cui la science fiction è sempre vissuta. "The Inner Space" è caratterizzato dall’analisi della mente umano con un orientamento narrativo totalmente nuovo, in cui il mondo interiore è insieme sfondo e protagonista dei suoi romanzi. Ballard invita gli autori di fantascienza ad abbandonare gli esausti temi e le vecchie forme, per dare vita ad una narrativa ricca di simboli ma capace di penetrare nell’inconscio dell’uomo, che in realtà è il grande universo da scoprire.

Dal 1961 al 1966 pubblica quattro romanzi definiti "catastrofici", che lo rendono famoso in tutto il mondo. Ogni romanzo ha un tema riferito ad uno dei quattro elementi fondamentali della filosofia greca antica: l’acqua, in The Drowned World( Deserto d’acqua 1961), l’aria in The Wind fron Nowhere (Vento dal nulla 1962), il fuoco in The Drought (The Burning World) (Terra bruciata 1964), la terra in The Crystal World (Foresta di cristallo, 1966), inseriti in quadri apocalittici che sconvolgono la Terra. Ad essi segue la raccolta di romanzi brevi The Disaster Area.

Nel 1964, come prima ricordato, avviene una piccola rivoluzione nella "science fiction" britannica,

con l’avvento di Moorcock a "New Worlds": il suo impegno di svecchiare la rivista si realizza attraverso opere in contrapposizione al passato, nelle quali lo stile assume un ruolo determinante rispetto alle trovate pseudoscientifiche. Lo scopo è quello di dare alla fantascienza il valore di letteratura tout court, visto che, come scriveva Lester del Rey, la science fiction non si era mai interrogata sulla sua effettiva appartenenza formale al mainstream. Così alcuni giovani scrittori inglesi rompono questo muro creando quel movimento soprannominato "New Wave", di cui Ballard diviene un acceso sostenitore. Secondo il nuovo indirizzi di "New Worlds", Ballard pubblica nel 1964 The Terminal Beach (Il gigante annegato), divenendo il naturale emblema del movimento. A definire il movimento valgono l’articolo del 1962, prima citato, Which Way to Inner Space?, e i numerosi racconti sperimentali pubblicati. In realtà, questa serie di "condensed novels", come l’autore le definisce, contengono degli elementi del tutto personali e un interesse particolare per le tecniche pittoriche del surrealismo (Dalì, Ernst) che Ballard cerca di trasfondere nelle sue opere nell’intento di superare la scissione tra realtà e mondo onirico, tanto da spingere lo stesso scrittore

"a dissociarsi sempre dal fenomeno inteso come "New Wave" ribadendo la propria indipendenza ed estraneità a qualsiasi cosa che potesse lontanamente somigliare ad una "scuola" narrativa".

(G. Montanari, Londra anni Sessanta: Scoppia la New Wave, in Grande Enciclopedia della Fantascienza, ed. Del Drago, Milano, 1981, vol. VII, pp. 151-152) .

La "New Wave" rapidamente si dissolve, lasciando comunque dei segnali importanti per la science- fiction, come la cura per lo stile che sarà un riferimento e una guida per i giovani scrittori.

I racconti sperimentali di Ballard apparsi su "New Worlds", vengono pubblicati nel 1970 in un volume con il titolo The Atrocity Exhibition (La mostra delle atrocità), in cui sembrano riuniti apparentemente a caso, brevi e terribili immagini di una realtà in cui è caduta la barriera tra paesaggio interno ed esterno.

Nel 1973 Ballard pubblica Crash, opera in cui ancora una volta elabora una formula innovativa, per cui, senza che si evidenzi la posizione dell’autore, espone uno spettro di possibilità e di proposte alle quali il lettore deve fermarsi al proprio limite di accettazione. Così egli scive nell’introduzione al romanzo:

"L’essenza del romanzo tradizionale sta nella formula "ecco quanto è accaduto". Credo che oggi sia necessario scrivere in modo più ragionato, elaborando un tipo di "romanzo di ricerca" che corrisponda alla formula "ecco cosa sta accadendo" oppure "ecco cosa sta per accadere". In una simile impresa l’autore non conosce in anticipo quello che sta per produrre. Perde la sua onniscienza".

(James G. Ballard, Crash, Bompiani, Milano, 1996, p. IX).

Concrete Island (L’isola di cemento) segue nel 1974 e nell’anno successivo High-Rise (Condominium), distaccandosi sempre più dalla fantascienza, fino ai recenti recenti romanzi autobiografici come Empire of the Sun (L’impero del sole, 1984) e The Kindness of Women (1991). Precedentemente erano state pubblicate due raccolte di romanzi brevi The Unlimited Dream Company (1979) e Myths of the Near Future (Mitologie del futuro prossimo, 1982).

Nei primi quattro romanzi J.G. Ballard sviluppa il tema della catastrofe planetaria sotto forma di un vento terribile in The Wind from Nowhere, lo scioglimento dei ghiacciai con l’allagamento della Terra in The Drowned World, la siccità e la desertificazione in The Drought e la cristallizzazione del pianeta in The Crystal World.

In quesi cataclismi biblici non è tanto l’elemento "disastro" al centro dell’attenzione di Ballard, quanto l’uomo ed in particolare il suo nuovo ed improvviso rapporto con la natura alterata, i meccanismi psichici del profondo, che gli permettono di adattarsi e sopravvivere ma non di reagire. La regressione dei paesaggi esige una regressione psichica affinché ci si adegui alle nuove situazioni, come ad esempio in The Drought, quando nella desolata lotta per la sopravvivenza in un mondo privo di acqua, il protagonista e la moglie, prima separati, riprendono la vita in comune:

"However, it was not this that held them togheter, but their awareness that only with each other could they keep alive some faint shadow of their former personalities, whatever their defects, and arrest the gradual numbing of sense and identity that was the unseen gradient of the dune limbo. Like all purgatories, the beach was a waiting-ground, the endless stretches of wet salt sucking away from themall but the hardest core of themselves".

(James G. Ballard, The Drought, Flamingo Harper Collins Publisher, London, 1993, p. 119)

(trad.: Tuttavia, a tenerli uniti non era questo ma la consapevolezza che soltanto stando insieme avrebbero potuto mantenere viva una debole ombra delle loro precedenti personalità, anche con tutti i loro difetti, e fermare il graduale intorpidirsi dei sentimenti e dell’individualità, nemico invisibile in agguato nel limbo di dune. Come tutti i purgatori, la spiaggia era un luogo di attesa e le distese di sale umido assorbivano tutto, li prosciugavano di tutto tranne che della loro essenza più intima.

Terra Bruciata, Urania, Mondadori, Milano, 1979).

In questo passo è chiaramente evidente la personale impostazione che definisce quell’universo psicoanalitico che caratterizzerà tutte le opere successive di Ballard. Scrive Curtoni:

"I personaggi non sono personaggi normali: tutti indistintamente sono toccati dal germe della follia, dall’inquietudine esistenziale. Qui essa è tutta interna, nascosta nelle pieghe della psiche, affidata ai meccanismi d’associazione simbolica che collegano un ambiente ad una risposta emotiva. Ballard sostiene, in altre parole, l’esistenza in noi di ricordi razziali vecchi di milioni d’anni, che risalirebbero sin dal midollo spinale fino al cervello in condizioni eccezionali. Date queste premesse, l’unica catarsi verificabile è nella natura: l’individuo non ha più modo di sfuggire alle proprie latenze, può solo decidere di abbandonarsi ad esse assimilandosi alla natura. Una natura già impazzita, in cui rivivono le angosce e i dilemmi che travagliano l’uomo anche in condizioni normali; una natura personificata, resa depositaria dell’inconscio collettivo, e sua perpetua realizzatrice".

(Vittorio Curtoni, le frontiere dell’ignoto. Vent’anni di fantascienza italiana, Ed. Nord, Milano, 1977, p. 18).

The Atrocity Exhibition è una raccolta di "condensed novels" pubblicata nel 1970, che, come scrive Antonio Caronia,

"rappresenta nella vita letteraria dell’autore inglese un punto importantissimo. E’ un libro che getta una luce diversa e rivelatrice sui romanzi e i racconti di fantascienza scritti precedentemente, e pone le premesse per le opere che seguiranno. Qui la scrittura frammentata, avvolta su se stessa, la ripetizione dello schema di base nei vari racconti l’esplosione della linearità narrativa in una serie di frammenti volta a volta drammatici o ironici ma sempre densi, la continua alternanza di scansioni temporali rallentate fino all’immobilità e di incredibili accelerazioni (come fossero primi piani minuziosissimi e maniacali, e frenetici campi lunghi), questa scrittura che pare un nastro di Mobius e ci fa passare dalla psiche alla storia senza che ci accorgiamo di aver cambiato faccia della superficie, tutto questo insomma qui non è il risultato di una scelta interessante ma arbitraria: è una necessità. E’ una corrispondenza inevitabile e sapientemente costruita tra "forma" e "contenuto". Lo stravolgimento della forma romanzo tradizionale, qui più ancora che nel romanzo post-moderno americano, è la traduzione stilistica di quella rottura fra tecnologia e forma, di quell’ipertrofia della tecnologia, in cui Ballard individua uno dei problemi centrali dell’era post-industriale."

(Antonio Caronia, La morbida geometria di James G. Ballard, in La mostra delle atrocità, Bompiani, Milano, 1955, pp. 266 e 269).

In questi racconti sperimentali, Ballard evidenzia le sue idee innovative sulla science-fiction e sul significato della realtà. Servendosi di personaggi e situazioni attuali (J. F. Kennedy e moglie, J. Dean, M. Monroe, la regina Elisabetta, R. Reagan ed altri), rompe il limite esistente tra spazio

Interno e spazio esterno cercando di analizzare quello che avviene nel loro punto di incontro. Cosa succede nella nostra mente quando una notizia di cronaca ci colpisce? Esistono degli schemi che permettono di comprendere le modificazioni psichiche inconsce da esse indotte? Riferendosi a Crash, William S. Burroughs scrive che

"le radici non sessuali della sessualità qui sono esplorate con una precisione chirurgica. Un incidente d’auto può essere sessualmente stimolante più di un’immagine pornografica….. Questo libro va a frugare nelle profondità del sesso come nessun libro pornografico illustrato, neanche il più hard-core, ha mai fatto. La conseguenza che ne scaturisce necessariamente è la psicopatologia del sesso, e le relazioni sono ormai così lunari e astratte che la gente diventa una pura estensione della geometria delle varie situazioni. Il che permette l'esplorazione di ogni aspetto della psicopatologia sessuale, senza che ciò implichi alcuna traccia di colpevolezza"

(William S. Burroughs, Prefazione de La mostra delle atrocità, op. cit., pp. 3-4).

Crash, pubblicato nel 1973, è la naturale evoluzione di Atrocity Exhibition, dove il racconto ha modo di esprimersi in un’opera organica di più ampio respiro, nella quale, alla rivoluzionaria impostazione si somma il rapporto uomo-automobile rivisitato sotto una forma totalmente nuova, dove l’uomo ed il mezzo simbioticamente assumono la dimensione di un essere vivente, il quale necessita di una ridefinizione dei concetti psicologici, sociali e comportamentali.

Crash indaga sulla possibilità di un rapporto sessuale tra uomo ed auto, la quale diventa un accessorio indispensabile del proprio erotismo, raggiungendo il culmine nella eccitazione onirica offerta dalla perfezione dell’automobile e nel desiderio non di un rapporto sessuale con una donna, ma di uno scontro frontale con Elisabeth Taylor. Vaugham sogna di morire nell’istante dell’orgasmo di lei e tutta la sua vita sembra destinata a compiersi nell’attesa di questo eccitante e definitivo scontro, preparando ed osservando incidenti stradali a ripetizione, per migliorare non tanto la tecnica, quanto la perfezione erotica delle collisioni e dei traumi.

Nelle opere successive, come Empire of the Sun e The Kindness of Women, J. G. Ballard abbandona la science-fiction in misura più marcata di quanto, per alcuni, non avesse già fatto con le due opere precedenti, andando alla ricerca delle radici della sua ispirazione in romanzi pseudo-autobiografici che risentono comunque dei principi elaborati in passato. Proprio questo suo oscillare tra passato e futuro secondo delle formule del tutto personali rende le sue opere affascinanti, e, riferendosi ad alcune sue opere (Myths of the Near Future), scrive che

"…are attempts to free us from the tiranny of time, or at least from our limited sense of linear time that runs into the future like a narrow-gauge scenic railway"

(James G. Ballard, Myths of the Near Future, Introduction by Ballard, Vintage, London, 1994)

(trad.: "…sono tentativi per liberarci dalla tirannia del tempo, o almeno dal nostro senso limitato di tempo lineare che corre nel futuro come una ferrovia in miniatura").

In riferimento all’avvento del terzo millennio, Ballard esprime delle considerazioni storiche sul nostro passato e sul nostro futuro che bene illustrano il suo pensiero

"As the year 2000 approaches, releasing a rush of millennial hopes and fears, I take for granted that the future will once again play a dominant role in our lives. Sadly, at some point in the 1960s our sense of the future seemed to atrophy and die. Over-population and the threat of nuclear war, environmentalist concerns for our ravaged planet and unease at an increasingly wayward science together made everyone fearful of the future… . Yet I can remember when people throughout the world were intensely interested in the future, and convinced that it would change their lives for the better. In the years after the Second World War the future was the air that everyone breathed. Looking back, we can see that the blueprint of the world we inhabit today was then being drawn – television and the consumer society, computers, jet travel and the newest wonder drugs transformed our lives and gave us a powerful sense of the 20th century could do for us once we freed ourselves from war and economic depression.

In many ways, we all became Americans, turning our backs on the past and confident that we could shape our world in any way wished, dream any dream and see it come to life. For the time the future was a better key to the present than was the past.

All this had ended by the 1970s, though a few romantics like myself still believe that our sense of the future remains intact, a submerged realm of hopes and dreams that lies below the surface of our minds, ready to wake again as one millennium closes and the next begins"

(ibidem.)

(trad.: "Alle soglie del 2000, con la liberazione di speranza e paure millenarie, sono certo che il futuro giocherà ancora una volta un ruolo dominante nella nostra vita. Con tristezza, ad un certo punto degli anni sessanta il nostro senso del futuro sembrava atrofizzarsi e morire. La sovrappopolazione e la minaccia di una di una guerra nucleare, gli interessi ambientali per il nostro pianeta distrutto, insieme al disagio di uno sviluppo scientifico sempre più vasto, rendeva tutti timorosi del futuro. Eppure ricordo quando tutte le persone del mondo erano fortemente interessate al futuro e convinte che esso avrebbe cambiato le loro vite in meglio. Negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, il futuro era l’aria che tutti respiravano. Guardando indietro, possiamo notare come il mondo attuale si stava creando allora – la televisione e la società dei consumi, i computer, i viaggi intercontinentali e le nuove droghe trasformavano la nostra vita e ci davano una potente sensazione di ciò che il XX secolo avrebbe potuto fare per noi una volta liberati dalla guerra e dalla depressione economica. In molti modi noi tutti diventammo americani, voltando le spalle al passato e fiduciosi di poter formare il nostro mondo in qualsiasi modo desiderassimo, sognare qualsiasi sogno e vederlo realizzato. Il futuro era una chiave migliore per il presente di quanto fosse il passato. Tutto questo svanì negli anni Settanta sebbene alcuni romantici come me ancora credono che il nostro senso del futuro rimanga intatto, un regno sommerso di speranza e sogni che si stende sotto la superficie della nostra mente, pronto a svegliarsi ancora quando un millennio si chiude ed il successivo inizia").