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Osservando le immagini ad alta definizione provenienti
dall’enclave sotto protezione dell’Unprofor,
Anche con i sensi ancora mediati dalla realtà virtuale
del casco integrale, Tourneur aveva comunque percepito la presenza di Jane
Nichols. Aveva fatto montare la girosfera, prestata dal grande magazzino
di Soho che sponsorizzava la sua mostra di atrocità, nella segreteria
della galleria d’arte. All’inizio, il dottor Vandenberg aveva ritenuto
che la cura migliore consistesse nel frapporre un’interfaccia fra i
sensi del paziente e il resto del mondo. Aveva dunque assecondato l’infatuazione
di Tourneur per la tuta integrale e la girosfera come un interessante
esperimento terapico, una sorta di auto-analisi sperimentale per un
paziente poco abituato a mettere in discussione la propria visione del
mondo. Quando Tourneur, acquisita una discreta padronanza del mezzo, aveva
cominciato a compiere scorrerie virtuali nella Rete mondiale delle
comunicazioni, il dottor Vandenberg aveva diagnosticato un rapido recupero
delle facoltà mentali del paziente; era quindi rimasto particolarmente
contrariato nello scoprire che Tourneur aveva rintracciato in Rete tutto
il materiale disponibile su Claudia Schiffer, compresi interi archivi di
filmati digitalizzati ad alta definizione, con l’intenzione di allestire
una mostra di morti alternative dell’attrice, quasi coltivasse l’illusione
di diventare una sorta di Andy Warhol della violenza.
Tourneur si accorgeva di confondere le voragini aperte
dai proiettili di mortaio con gli orifizi nel corpo levigato dell’attrice,
Tourneur si era sfilato il casco, rimanendo appeso alla
girosfera come un babbuino alla vivisezione, cercando di non ricambiare lo
sguardo di Jane Nichols nella luce al gas nervino del laboratorio. In quel
momento, nel suo ufficio di Earl’s Court, il dottor Vandenberg stava
pensando alle crisi depressive del suo paziente, alla cura quasi maniacale
con cui andava esplorando migliaia di nodi e di connessioni nella Rete per
scoprire brevi frammenti video dell’attrice. Tourneur sembrava
interessato solo alle immagini in movimento, non a dati e notizie e
neppure a diapositive o interviste. Nella penombra di veneziana della sala
di riabilitazione psichica dell’ospedale, Vandenberg lo aveva spesso
osservato comporre e ricomporre spezzoni di fotogrammi sullo schermo da
24" del PC, sfumando con un rapido gesto della mano guantata lo
sfondo dietro i capelli biondi o eliminando con un semplice ritocco
qualche lievissima imperfezione nei pixel dell’immagine dell’attrice.
In quelle occasioni Tourneur si astraeva in modo assoluto, elevando una
cortina di silicio fra i propri sensi e il mondo. Solo più tardi, con l’avanzare
della terapia, quando Tourneur aveva cominciato a utilizzare la girosfera
del laboratorio di neurologia, il dottor Vandenberg aveva dovuto
riconoscere i suoi progressi. Sapeva, inoltre, che la comparsa di Jane
Nichols avrebbe rappresentato la prova del fuoco per la verificare la
tenuta dell’assetto mentale del paziente, la possibilità che la cura
messa a disposizione dal villaggio globale di McLuhan potesse
rappresentare una valida terapia per soggetti psicotici.
quasi come se le esplosioni al fosforo incendiario
fossero responsabili del rossetto carminio sulle sue labbra,
Jane Nichols precedette Tourneur nella grande hall del vernissage
elettronico, dove i visitatori potevano interagire con la collezione di
morti alternative di Claudia Schiffer distribuite nelle macchine V.R.
tutto intorno alle pareti. In quello stesso momento, il dottor Vandenberg
stava prendendo la metropolitana alla stazione di Earl’s Court per
raggiungere la galleria d’arte. Jane Nichols osservò il comportamento
paranoico di Tourneur, che cercava di mimetizzarsi nella folla di curiosi
accorsi alla mostra. La giovane moglie di un chirurgo del St. Thomas’s,
di cui non ricordava il nome, che aveva indossato un kit di occhiali a
cristalli liquidi, stava fissando a bocca aperta il vuoto della parete
nuda. Vedendo l’etichetta all’evidenziatore accanto alla macchina R.V.,
Jane Nichols si accorse che la donna stava assistendo alla performance
intitolata Crocifissione di Claudia Schiffer con corona di spine di
cactus. Tourneur aveva trovato una sigaretta e stava fumando con
indifferenza, una mano in tasca e l’altra alla bocca, scivolando dietro
le spalle dei visitatori orripilati e affascinati dalle sue performances.
Agli occhi di Jane Nichols, la mostra di torture virtuali che Tourneur
aveva allestito con il beneplacito del dottor Vandenberg si qualificava
sempre di più come una verifica empirica delle atrocità postmoderne di
Alvin Toffler.
testimonianza per la sua psicologia allucinata di una
devastante poesia della violenza.
Il dottor Vandenberg scese rapidamente all’arrestarsi
del treno nella stazione di Maida Vale. Tempo prima, quando Tourneur aveva
cominciato a comporre gli spezzoni video dell’attrice trovati nei vari
siti della Rete, Vandenberg aveva violato la password del paziente per
richiamare le composizioni appena abbozzate, brevi accenni di morti
sanguinose come videoclip di una apologia della violenza. Senza avere idea
di cosa il paziente avesse collezionato nella Rete, Vandenberg aveva
aperto un file trovandosi di fronte a una morte per soffocamento
alimentare di Claudia Schiffer, di un realismo devastante. Più tardi
Tourneur aveva cominciato ad affinare la propria irruenza creativa,
ambientando le consuete scene di morte in scenari più realistici e per
questo più atroci. Vandenberg era rimasto impressionato dal corpo
scomposto di Claudia Schiffer vestita con la divisa kaki irregolare di un
miliziano bosniaco, la casacca crivellata di fori dagli orli slabbrati e
grosse chiazze di sangue scuro alla gola e all’addome. Stava ripensando
a questo episodio quando il sacchetto di politene abbandonato da un
fondamentalista sciita in un contenitore dei rifiuti della stazione dell’Underground
cominciò a rilasciare una densa nuvola di solfuro b
-dicloroetilico. Il dottor Vandenberg non si accorse neppure di perdere
conoscenza. Nel momento esatto in cui, alla galleria d’arte, Tourneur
invitava Jane Nichols a visionare Claudia Schiffer dilaniata dal
tritolo destinato dall’I.R.A. a Lord Mountbatten, ultimo viceré d’India,
il dottor Vandenberg giaceva ricoperto di vesciche urticanti sul
pavimento della stazione di Maida Vale, insieme a decine di altri
passeggeri intossicati. Un attimo prima di indossare il casco della
macchina V.R., Jane Nichols udì il suono rotante della sirena della
polizia. Il dottor Vandenberg fu dichiarato ufficialmente morto sette
minuti più tardi dall’ufficiale medico della squadra NBC-antiterrorismo.
29 maggio / 3 giugno 1995
Franco Ricciardiello |