L’incontro tra me e Ballard provocò un amore a prima
vista, un colpo di fulmine. Unilaterale, certo.
Io provenivo dalla lettura quasi completa di Wyndham,
uno dei più noti autori di fantascienza catastrofica anglosassone, e
seppure all’inizio ero rimasto entusiasta di questo genere, le prime
crepe avevano cominciato a minare le mie convinzioni iniziali.
Ripetitività, scarsa ricerca di nuovi stili, linguaggi e argomenti troppo
scontati stavano spegnendo il mio interesse.
Come tutti gli incontri importanti, il mio incontro con
l’autore inglese fu casuale. Il Millemondi estate 1981 troneggiava,
da solo, nello scaffale più alto dell’edicola in cui mi servivo
abitualmente. James G. Ballard: Vento dal nulla, Deserto d’acqua
e Condominium furono tre schiaffi alla mia immaginazione, alla
mia idea di fantascienza.
Mi ritrovai immerso nell’inner space che lo
stesso Ballard aveva teorizzato nel suo testo (Qual è la strada per lo
spazio interiore?) preso come manifesto dagli scrittori della corrente
che alla fine degli anni cinquanta, inizi sessanta rivoluzionarono e
rinnovarono un genere ormai scontato e obsoleto. Come il cyberpunk degli
anni ’80, a livello d’impatto.
La forza della scrittura di Ballard sta nell’eccesso,
nel paradosso, nella sua forza evocatrice mai fine a se stessi che
indagano, sezionando con un bisturi elettrico, la società attuale,
la psiche degli abitanti del mondo attuale e, credo, futuro.
Ed è proprio per il suo eccesso che Ballard non
conosce mezze misure di gradimento. O è amato o detestato. Ma sicuramente
non è un autore che lascia indifferente il lettore.
Col tempo, Ballard ha travalicato il limite della
letteratura di genere (anche se ritengo in genere la letteratura di genere
più capace di un’analisi critica profonda della società) presentando
opere in cui convivevano diversi filoni e diversi generi.
Non a caso, i maggiori esponenti del cyberpunk hanno
sempre affermato di dovere molto a questo autore che, spesso, ha
anticipato questo genere con le sue opere.
Lo stile di Ballard è riconoscibile dalle prime frasi,
forse dalle prime parole, per chi conosce bene le sue opere. Uno stile
particolare, che non può essere paragonato a quello di altri autori. Gli
argomenti trattati dall’autore inglese, poi, sono assolutamente
originali e inusuali.
Tutto questo fa di Ballard un autore unico, uno dei
più importanti della letteratuta contemporanea.
Per questo mi fermo qui, per non correre il rischio di
fare una celebrazione del mio autore preferito. Questo speciale, infatti,
vuole essere una festa. Una festa di compleanno per i suoi 70 anni,
sperando che ci possa regalare ancora parecchi testi da leggere, con cui
confrontarci, con cui emozionarci.
E… quasi quasi dimenticavo: Buon compleanno, Mr.
Ballard
Roberto Sturm