Io & Ballard

Roberto Sturm

L’incontro tra me e Ballard provocò un amore a prima vista, un colpo di fulmine. Unilaterale, certo.

Io provenivo dalla lettura quasi completa di Wyndham, uno dei più noti autori di fantascienza catastrofica anglosassone, e seppure all’inizio ero rimasto entusiasta di questo genere, le prime crepe avevano cominciato a minare le mie convinzioni iniziali. Ripetitività, scarsa ricerca di nuovi stili, linguaggi e argomenti troppo scontati stavano spegnendo il mio interesse.

Come tutti gli incontri importanti, il mio incontro con l’autore inglese fu casuale. Il Millemondi estate 1981 troneggiava, da solo, nello scaffale più alto dell’edicola in cui mi servivo abitualmente. James G. Ballard: Vento dal nulla, Deserto d’acqua e Condominium furono tre schiaffi alla mia immaginazione, alla mia idea di fantascienza.

Mi ritrovai immerso nell’inner space che lo stesso Ballard aveva teorizzato nel suo testo (Qual è la strada per lo spazio interiore?) preso come manifesto dagli scrittori della corrente che alla fine degli anni cinquanta, inizi sessanta rivoluzionarono e rinnovarono un genere ormai scontato e obsoleto. Come il cyberpunk degli anni ’80, a livello d’impatto.

La forza della scrittura di Ballard sta nell’eccesso, nel paradosso, nella sua forza evocatrice mai fine a se stessi che indagano, sezionando con un bisturi elettrico, la società attuale, la psiche degli abitanti del mondo attuale e, credo, futuro.

Ed è proprio per il suo eccesso che Ballard non conosce mezze misure di gradimento. O è amato o detestato. Ma sicuramente non è un autore che lascia indifferente il lettore.

Col tempo, Ballard ha travalicato il limite della letteratura di genere (anche se ritengo in genere la letteratura di genere più capace di un’analisi critica profonda della società) presentando opere in cui convivevano diversi filoni e diversi generi.

Non a caso, i maggiori esponenti del cyberpunk hanno sempre affermato di dovere molto a questo autore che, spesso, ha anticipato questo genere con le sue opere.

Lo stile di Ballard è riconoscibile dalle prime frasi, forse dalle prime parole, per chi conosce bene le sue opere. Uno stile particolare, che non può essere paragonato a quello di altri autori. Gli argomenti trattati dall’autore inglese, poi, sono assolutamente originali e inusuali.

Tutto questo fa di Ballard un autore unico, uno dei più importanti della letteratuta contemporanea.

Per questo mi fermo qui, per non correre il rischio di fare una celebrazione del mio autore preferito. Questo speciale, infatti, vuole essere una festa. Una festa di compleanno per i suoi 70 anni, sperando che ci possa regalare ancora parecchi testi da leggere, con cui confrontarci, con cui emozionarci.

E… quasi quasi dimenticavo: Buon compleanno, Mr. Ballard

Roberto Sturm