Io & Ballard

Vittorio Catani

Alcune righe sul mio personale rapporto con la narrativa di Ballard. Come tanti, anche io intuii, leggendo Deserto d’acqua, di aver incontrato un autore diverso, dal fascino quasi ipnotico, capace di scrutare nel mondo con occhi nuovi. Durante gli anni Settanta, con alcuni amici di Bari (città nella quale vivo da quasi mezzo secolo) avevamo una trasmissione di fantascienza - Quarta dimensione - presso un’emittente locale (allora si chiamavano "radio libere"), cioè Radio 5, di Roberto de Marinis (lettore di fantascienza e scrittore egli stesso). Volli adattare e condensare il racconto La rete di sabbia, che trovavo estremamente evocativo e "radiogenico": lo mandammo in onda come lettura a più voci, con in sottofondo l’Adagio dalla sonata per pianoforte Hammerklavier di Beethoven. Era la storia di un uomo che vuole assolutamente recarsi su Marte; in realtà le missioni spaziali sono finite e in orbita attorno alla Terra ci sono solo cadaveri di astronauti morti. Alla fine il protagonista assiste, a Cape Canaveral, alla caduta di una di queste bare volanti; irretito nei propri vaneggiamenti scambierà il deserto circostante per le sabbie di Marte. Precedentemente avevamo organizzato un’intera trasmissione dedicata alla vita e alle tematiche dello scrittore inglese. Erano anni un po’ pionieristici; il nostro era un pubblico di ascoltatori ristretto ma che ci seguiva con assiduità.

Nel 1985 partecipai - con Eugenio Ragone e Antonio Scacco - alla compilazione di un saggio sulla fantascienza, Il gioco dei mondi (ed. Dedalo, Bari). Si trattava di un volume divulgativo che passava in rassegna le "idee" della science fiction: Ballard non poteva mancare. Trovai modo di descrivere le sue "statue canore" e di richiamare i suoi "scultori di nuvole" (le une e gli altri presenti nel ciclo di Vermilion Sands) in tema di possibili future modalità di espressione artistica. Nella seconda metà degli anni Ottanta, Ragone ed io compilammo un’audiocassetta di fantascienza, Prigionieri del tempo: era una rassegna con letture e brani recitati, che aveva per filo conduttore l’impossibilità di evadere dalla "freccia del tempo". Uno dei brani registrati era Controtempo di Ballard, per l’occasione da noi ribattezzato Il tempo del passaggio: storia "alla rovescia" di un uomo. Falkman viene esumato, resuscita, vive, si sposa, si fidanza, nasce, poi rientra nell’utero materno, sparisce dalla faccia della Terra... Uno dei sensi possibili di questa storia era la constatazione che le nostre vite restano sempre uguali, da qualunque parte le si consideri. L’audiocassetta costituì elemento di base per una sorta di conferenza-spettacolo durante una convention; successivamente essa venne distribuita in allegato a L’eterno Adamo, una fanzine prodotta a quell’epoca da Mario Leoncini.

Non sono mancate altre occasioni per giocare con la narrativa di Ballard, smontarla e rimontarla, porgerla all’attenzione della gente. Narrativa di intensa attualità e anzi in anticipo sui tempi, anche quando ci racconta dell’oggi. L’ho sempre considerata un po’ alla stregua di un radar, un cellulare, insomma uno di quegli oggetti-zodiaco utili per districarsi nelle atrocità del presente.