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Alcune righe sul mio
personale rapporto con la narrativa di Ballard. Come tanti, anche io
intuii, leggendo Deserto d’acqua, di aver incontrato un autore
diverso, dal fascino quasi ipnotico, capace di scrutare nel mondo con
occhi nuovi. Durante gli anni Settanta, con alcuni amici di Bari (città
nella quale vivo da quasi mezzo secolo) avevamo una trasmissione di
fantascienza - Quarta dimensione - presso un’emittente locale
(allora si chiamavano "radio libere"), cioè Radio 5, di Roberto
de Marinis (lettore di fantascienza e scrittore egli stesso). Volli
adattare e condensare il racconto La rete di sabbia, che trovavo
estremamente evocativo e "radiogenico": lo mandammo in onda come
lettura a più voci, con in sottofondo l’Adagio dalla sonata per
pianoforte Hammerklavier di Beethoven. Era la storia di un uomo che
vuole assolutamente recarsi su Marte; in realtà le missioni spaziali sono
finite e in orbita attorno alla Terra ci sono solo cadaveri di astronauti
morti. Alla fine il protagonista assiste, a Cape Canaveral, alla caduta di
una di queste bare volanti; irretito nei propri vaneggiamenti scambierà
il deserto circostante per le sabbie di Marte. Precedentemente avevamo
organizzato un’intera trasmissione dedicata alla vita e alle tematiche
dello scrittore inglese. Erano anni un po’ pionieristici; il nostro era
un pubblico di ascoltatori ristretto ma che ci seguiva con assiduità.
Nel 1985 partecipai - con
Eugenio Ragone e Antonio Scacco - alla compilazione di un saggio sulla
fantascienza, Il gioco dei mondi (ed. Dedalo, Bari). Si trattava di
un volume divulgativo che passava in rassegna le "idee" della science
fiction: Ballard non poteva mancare. Trovai modo di descrivere le sue
"statue canore" e di richiamare i suoi "scultori di
nuvole" (le une e gli altri presenti nel ciclo di Vermilion Sands) in
tema di possibili future modalità di espressione artistica. Nella seconda
metà degli anni Ottanta, Ragone ed io compilammo un’audiocassetta di
fantascienza, Prigionieri del tempo: era una rassegna con letture e
brani recitati, che aveva per filo conduttore l’impossibilità di
evadere dalla "freccia del tempo". Uno dei brani registrati era Controtempo
di Ballard, per l’occasione da noi ribattezzato Il tempo del
passaggio: storia "alla rovescia" di un uomo. Falkman viene
esumato, resuscita, vive, si sposa, si fidanza, nasce, poi rientra nell’utero
materno, sparisce dalla faccia della Terra... Uno dei sensi possibili di
questa storia era la constatazione che le nostre vite restano sempre
uguali, da qualunque parte le si consideri. L’audiocassetta costituì
elemento di base per una sorta di conferenza-spettacolo durante una
convention; successivamente essa venne distribuita in allegato a L’eterno
Adamo, una fanzine prodotta a quell’epoca da Mario Leoncini.
Non sono mancate altre
occasioni per giocare con la narrativa di Ballard, smontarla e rimontarla,
porgerla all’attenzione della gente. Narrativa di intensa attualità e
anzi in anticipo sui tempi, anche quando ci racconta dell’oggi. L’ho
sempre considerata un po’ alla stregua di un radar, un cellulare,
insomma uno di quegli oggetti-zodiaco utili per districarsi nelle
atrocità del presente.
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