Io & Ballard

Marco Mocchi

Il mio primo incontro con la narrativa di Ballard risale ai tempi del biennio del liceo, quando una coraggiosa professoressa di lettere (la stessa professoressa alla quale devo la passione per la fantascienza) ci aveva invitato a leggere "L'impero del Sole".

Non so se questo incontro abbia influenzato in qualche modo il mio rapporto con Ballard (anche perché a quei tempi la mia idea di fantascienza era alquanto vaga e non avevo idea di cosa aspettarmi da "un autore di fantascienza che ha romanzato alcuni episodi della propria infanzia"), ma sicuramente il mio approccio con questo romanzo può esemplificare quello che la mia mente prova nell'accostarsi alle opere dell'autore britannico.

Ho detto "la mia mente" perché il cervello si è sempre rilevato l'interfaccia privilegiata tra me ed i romanzi di Ballard. "L'impero del Sole" l'ho letto con un certo coinvolgimento e a fine lettura l'ho dovuto scomporre, sezionare, analizzare, per trovare significati nascosti sui diversi piani di lettura.

Forse questo metodo è rimasto latente nel mio inconscio per riaffiorare ogni volta che leggo un romanzo di Ballard. Nel procedere della lettura si attiva una serie di processi mentali che mi porta prima a riflettere sul romanzo che sto leggendo e poi sul romanzo che ho letto, scomposto nei suoi contenuti nascosti, col risultato di veder nascere metafore gigantesche e dalla forza straordinaria.

E' avvenuto, ad esempio, con la sconvolgente lettura di "Crash" o di alcuni passi della "Mostra delle atrocità", che personalmente ho letto con una certa fatica, ma che nonostante questo hanno saputo suscitare in me pesanti interrogativi sul rapporto tra uomo e tecnologia e, più in generale, sulla condizione dell'uomo della civiltà moderna.

Le stesse sensazioni, lo stesso approccio si rivelano per ogni opera di Ballard a cui mi accosto: ultima in ordine di tempo "Foresta di cristallo", dove la metafora della condizione umana raggiunge livelli sublimi grazie alla rappresentazione dei cristalli, che come una malattia (la società?) hanno il potere di fermare le cose e le persone.

Eppure, devo confessarlo, Ballard non riesce a soddisfarmi completamente.

Se devo riconoscere che ha avuto la capacità di esplorare in modo originale ed approfondito tematiche attuali, attraverso metafore che hanno la forza dell'eccesso e tramite una maestria di linguaggio e una ricerca stilistica ai più alti livelli nel mondo della fantascienza, devo dire che non ha mai saputo raggiungere i livelli più intimi del mio essere lettore.

Le sue metafore, giochi ad incastro di indubbio fascino, sono per me dei rompicapi, difficili e contemporaneamente stimolanti, ma che non riescono ad incantare il mio cuore nella contemplazione della loro bellezza.