| Il mio primo incontro
con la narrativa di Ballard risale ai tempi del biennio del liceo, quando
una coraggiosa professoressa di lettere (la stessa professoressa alla quale
devo la passione per la fantascienza) ci aveva invitato a leggere "L'impero
del Sole".
Non so se questo incontro abbia influenzato
in qualche modo il mio rapporto con Ballard (anche perché a quei
tempi la mia idea di fantascienza era alquanto vaga e non avevo idea di
cosa aspettarmi da "un autore di fantascienza che ha romanzato alcuni episodi
della propria infanzia"), ma sicuramente il mio approccio con questo romanzo
può esemplificare quello che la mia mente prova nell'accostarsi
alle opere dell'autore britannico.
Ho detto "la mia mente" perché
il cervello si è sempre rilevato l'interfaccia privilegiata tra
me ed i romanzi di Ballard. "L'impero del Sole" l'ho letto con un certo
coinvolgimento e a fine lettura l'ho dovuto scomporre, sezionare, analizzare,
per trovare significati nascosti sui diversi piani di lettura.
Forse questo metodo è rimasto
latente nel mio inconscio per riaffiorare ogni volta che leggo un romanzo
di Ballard. Nel procedere della lettura si attiva una serie di processi
mentali che mi porta prima a riflettere sul romanzo che sto leggendo e
poi sul romanzo che ho letto, scomposto nei suoi contenuti nascosti, col
risultato di veder nascere metafore gigantesche e dalla forza straordinaria.
E' avvenuto, ad esempio, con la sconvolgente
lettura di "Crash" o di alcuni passi della "Mostra delle atrocità",
che personalmente ho letto con una certa fatica, ma che nonostante questo
hanno saputo suscitare in me pesanti interrogativi sul rapporto tra uomo
e tecnologia e, più in generale, sulla condizione dell'uomo della
civiltà moderna.
Le stesse sensazioni, lo stesso approccio
si rivelano per ogni opera di Ballard a cui mi accosto: ultima in ordine
di tempo "Foresta di cristallo", dove la metafora della condizione umana
raggiunge livelli sublimi grazie alla rappresentazione dei cristalli, che
come una malattia (la società?) hanno il potere di fermare le cose
e le persone.
Eppure, devo confessarlo, Ballard non
riesce a soddisfarmi completamente.
Se devo riconoscere che ha avuto la
capacità di esplorare in modo originale ed approfondito tematiche
attuali, attraverso metafore che hanno la forza dell'eccesso e tramite
una maestria di linguaggio e una ricerca stilistica ai più alti
livelli nel mondo della fantascienza, devo dire che non ha mai saputo raggiungere
i livelli più intimi del mio essere lettore.
Le sue metafore, giochi ad incastro
di indubbio fascino, sono per me dei rompicapi, difficili e contemporaneamente
stimolanti, ma che non riescono ad incantare il mio cuore nella contemplazione
della loro bellezza. |