Chicago

(Chicago)

Thomas F. Monteleone


illustrazione Jack Caughn


Pignone si trovava nella rimessa di manutenzione, intento a far girare delle routine di controllo per i suoi componenti quando fu chiamato dalla Città.

ATTENZIONE. TUTE LE UNITÀ APPARTENENTI AI SETTORI 72-C E 103-C. CHICAGO NECESSITA RIPARAZIONI. CONFERMARE.

In un luogo preciso del cranio in acciaio temperato di Pignone un circuito rispose al comando, in quanto Pignone era un'unità de 103-C. "Qui Unità Pignone. Confermo ricevimento comando, Chicago. Sono un'unità specializzata in tecnica elettronica. Che difficoltà ci sono?"

UNITÀ PIGNONE. CHICAGO CONOSCE LA TUA QUALIFICA. NON RIEMPIRMI DI DATI INUTILI. RECATI ALLO SCHERMO SECONDARIO. MANCA CORRENTE PER VIA DI UN GENERATORE È GUASTO. DEVI ASSISTERE ALLA SUA SOSTITUZIONE.

Pignone interruppe il circuito con Chicago e uscì dalla rimessa. Mentre si avviava verso lo schermo secondario, gli venne fatto di chiedersi (cosa che faceva piuttosto frequentemente) come Chicago avesse accumulato l'enorme quantità di dati di cui disponeva. Chissà se la Città vedeva gli oggetti come poteva vederli lui, coi suoi occhi fotoelettrici onnispettrali. Sapeva che Chicago poteva "sentire" tutto, ma non era mai riuscito a stabilire se quelle sensazioni venivano percepite come impulsi elettronici, simboli matematici o altro.

Era un problema molto interessante, e Pignone si divertiva a studiare problemi o questioni la cui soluzione sembrava difficile, se non impossibile. Forse questa particolarità era una delle funzioni della sua qualifica quale appianatore di difficoltà.

Pignone Salì la rampa e prese posto nel montacarichi che lo portò al Livello 12, uno dei Livelli che Chicago aveva destinato al traffico. I cancelli si aprirono e lui scese sulla piattaforma di cemento sovrastante il complesso formato da centinaia di corsie. Le corsie erano intasate, ma il Traffico scorreva velocissimo in tutte le direzioni, da un orizzonte all'altro. Ogni segmento, o "auto" come li chiamava Chicago, era un'entità individuale, programmata in modo da seguire un determinato percorso e arrivare a una data destinazione. Il Traffico non aveva mai fine, ed era sempre stato nella memoria di Pignone, non cessava mai il suo movimento ciclico e monotono né di giorno né di notte. Le Unità come Pignone ignoravano lo scopo a cui serviva il Traffico negli schemi generali di Chicago né sapevano dove fosse diretto. Sapevano solo che serviva e che doveva funzionare sempre.

Mentre Pignone camminava lungo le corsie del Traffico, si accorse che le luci delle torri e degli edifici che svettavano intorno stavano spegnendosi. Chicago stava iniziando un Periodo Diurno. Per motivi che Pignone ignorava, a cicli sempre uguali e regolari la Città accendeva e spegneva le luci. Pignone attivò un settore memoriale per ricordarsi di chiedere una volta o l'altra a Chicago il perché di alcune funzioni della città che lui trovava strane. Ma ora come ora doveva eseguire il suo compito di robot addetto alla manutenzione.

Quando arrivò allo schermo secondario trovò che altre Unità l'avevano preceduto e stavano già smontando il generatore guasto. Pignone vedeva i loro grandi corpi d'acciaio brillare alla luce opaca che filtrava attraverso gli schermi dall'Esterno. Le Unità addette allo smantellamento del macchinario erano robot bipedi come lui e notò anche che alcune Unità di Carico stavano sopraggiungendo alla base dello schermo coi pezzi di ricambio necessari.

Prima di cominciare il lavoro avverti come d'uso Chicago. "Qui Unità Pignone. Sono pronto a iniziare il lavoro."

RICEVUTO. UNITÀ PIGNONE PROCEDI SECONDO GLI ORDINI GIÀ IMPARTITI.

Pignone notò che anche altre Unità stavano facendo rapporto e pensò che Chicago era un'entità stupefacente capace di adempiere contemporaneamente a milioni di funzioni diverse. C'erano molte cose della Città che, prima o poi, avrebbe voluto imparare.

 

 

Passarono così lunghi anni. Pignone lavorava alle dipendenze di Chicago, sostituendo parti logore, progettandone di più nuove e migliori, pensando sempre alle domande da rivolgere a Chicago senza però trovare mai il tempo per farlo. La Città era in continuo movimento, come una gigantesca scultura cinetica che Pignone e gli altri avevano l'incarico di mantenere in funzione. Chicago era un enorme meccanismo che si stendeva in tutte le direzioni, fin dove il robot riusciva a scorgere.

Un giorno, Pignone fu chiamato in un Settore della Città che non aveva mai visto prima.

UNITÀ PIGNONE. RECATI IMMEDIATAMENTE NEL SETTORE 14-A. AVVERTO UN CALO IN UN CIRCUITO DI CONTROLLO TERMICO. PROCEDERAI ALLA RIPARAZIONE.

Per raggiungere il Settore 14-A, Pignone doveva scendere nei livelli più bassi della Città. Attraversò delle zone dove Chicago stava facendo costruire nuovi segmenti di Traffico da inserire nel flusso principale. Vide zone in cui si raccoglieva l'acqua che veniva poi pompata nella rete delle fognature che s'intrecciavano nelle viscere di Chicago. Vide anche le zone dove si fabbricavano i pezzi di ricambio e dove si raccoglievano, si riciclavano e si ricostruivano quelli vecchi fuori uso. C'era anche una zona in cui Pignone vide Chicago che fabbricava nuove Unità come lui, destinate ai nuovi Settori della Città. Oltrepassò la zona di produzione dell'energia che alimentava tutte le componenti di cui era formata Chicago, i grandi reattori nucleari sorvegliati costantemente da Chicago e tenuti in funzione da Unità come Pignone.

Finalmente, dopo aver percorso un lungo corridoio vuoto, arrivò al Settore 14-A. "Qui Unità Pignone. Sono pronto a iniziare il lavoro."

UNITÀ PIGNONE. SOSTITUIRAI IL QUADRO COMANDI CONTROLLO TERMICO DI QUESTO SETTORE. AVVERTO CHE C'E' GIA' STATO UN AUMENTO ECCESSIVO DI TEMPERATURA. BISOGNA PROVVEDERE IMMEDIATAMENTE.

I circuiti di Pignone registrarono il messaggio, ma lui non stava ascoltando. Aveva fatto il rapporto nel momento in cui stava per entrare nel settore e adesso stava fissando sbalordito lo strano spettacolo che gli stava davanti.

Era entrato in un'ampia stanza circolare dal soffitto altissimo, sul cui ingresso spiccava una targa che diceva: "Centro Criogenico di Cook County". Lungo le pareti si allineavano contenitori di vetro, a migliaia, lunghi circa un metro e ottanta ciascuno, al cui interno si scorgeva una sagoma di colore chiaro che ricordava nei contorni la forma delle Unità. Pignone era sbalordito e perplesso.

"Chicago, qui Unità Pignone. Mi scuso per la comunicazione fuori programma, ma devo fare una domanda."

Prima che arrivasse la risposta passò qualche secondo.

VUOI FARE UNA DOMANDA A CHICAGO? QUESTO NON RIENTRA NELLE TUE FUNZIONI UNITA' PIGNONE. ESEGUI IL LAVORO CHE TI E' STATO ORDINATO.

I circuiti di Pignone ticchettarono e lampeggiarono. Non poteva rinunciare all'occasione. "Per favore, Chicago. Solo una parola prima di iniziare. In che posto sono entrato? Non ho mai visto niente di simile prima d'ora. Cosa sono quelle piccole Unità nelle casse di vetro?"

UNITÀ PIGNONE, PERGHE' VUOI SAPERLO?

"Per curiosità... credo che questo sia il termine esatto per definire la mia motivazione."

SEI STRAORDINARIO UNITÀ PIGNONE. BENE. TE LO SPIEGHERO'. TI TROVI IN UNA STAZIONE CRIOGENICA. L' UNITÀ CHE SI TROVA NELLE CASSE SI CHIAMA "UOMO". VENGONO CONSERVATI GRAZIE A TEMPERATURE ESTREMAMENTE BASSE.

Seguì una pausa, e Pignone restò in attesa di altre spiegazioni, ma Chicago non disse altro. Allora il robot continuando a fissare le minuscole figure nelle casse di vetro, domandò ancora: "Cosa è 'uomo', Chicago? Perché vengono conservati?"

"UOMO" E' IL MOTIVO DELL'ESISTENZA DI CHICAGO. DELLA TUA ESISTENZA. CHICAGO LI CONSERVA DA MOLTISSIMO TEMPO. UN GIORNO SARANNO RIPORTATI ALLA VITA.

Ci fu una breve pausa.

SENTO CHE QUESTO E UN MOMENTO CRITICO UNITÀ PIGNONE DEVI RIPARARE IMMEDIATAMENTE IL QUADRO DIFETTOSO ALTRIMENTI GLI UOMINI NON SARANNO CONSERVATI. TI ORDINO DI ESEGUiRE IMMEDIATAMENTE IL TUO INCARICO.

Pignone chiuse con riluttanza il circuito che lo collegava a Chicago e si mise all'opera. Le risposte dategli da Chicago erano servite solo ad aprire nuovi filoni di pensiero che terminavano con altre e numerose domande.

Mentre sostituiva il quadro e controllava l'efficienza del nuovo componente inserendo il piccolo attrezzo che aveva alla cintura notò del movimento in una cassa di vetro. Uno degli uomini, pur rimanendo disteso, aveva piegato dei muscoli che non funzionavano da millenni e mosso le gambe. Pignone si affrettò a controllare il quadro, estrasse il proprio strumento e attivò i propri circuiti. Il quadro tornò in vita e lui sentì che Chicago aveva aperto un circuito di comunicazione verso di lui.

UNITÀ PIGNONE. CONFERMA AVVENUTA ESECUZIONE DEL LAVORO. RITORNA IMMEDIATAMENTE ALLA RIMESSA DI MANUTENZIONE.

"Lavoro eseguito, Chicago."

Ma c'era qualcosa che non andava. Pignone non ubbidì agli ordini. La sua attenzione era completamente assorbita dall'uomo nella cassa. La figura, ormai, era completamente sveglia e stava dibattendosi fra le pareti di vetro della cassa che assomigliava molto ad una bara. Pignone s'inginocchiò flettendo le lunghe gambe sottili per osservare la figura che si ritrasse spaventata alla vista del gigantesco robot.

Pignone era confuso. Sapeva che avrebbe dovuto mettersi immediatamente in contatto con Chicago e riferire sull'inconveniente, cioè che uno degli uomini era stato accidentalmente riportato in vita. Invece non chiamò la Città. La sua curiosità ebbe il sopravvento. Esaminò la cassa in cui era chiusa la figura e notò due piccoli lucchetti attaccati a dei cardini che si aprivano verso l'esterno. Allora prese dai suoi strumenti una specie di ago sottile e l'usò per aprire le cerniere. L'uomo si raggomitolò in fondo alla cassa per evitare le dita metalliche di Pignone. Quando queste lo toccarono, l'uomo emise un grido. Il suono era soffice e acuto per i recettori di Pignone.

Nonostante i suoi tentativi per sottrarsi, Pignone afferrò l'uomo e lo sollevò dalla cassa. Che razza di roba era quell'"uomo"? Lo avvicinò alla faccia per poterlo esaminare meglio. Si muoveva grazie ad una energia propria, era fatto di una sostanza morbida e cedevole che non sembrava essere di metallo e dalla testa gli uscivano lunghi filamenti biondi. Più il robot lo avvicinava alla sua faccia più l'uomo urlava e si dibatteva e più dettagli Pignone notava in esso. Il viso era liscio e morbido e aveva due occhi di colore azzurro e, sotto ad essi, una struttura sporgente. C'era anche una fessura longitudinale rosa sotto gli occhi e altre strutture che sembravano muoversi in connessione con le urla. Nel complesso, la faccia somigliava vagamente a quella di Pignone, anche se in modo grottesco.

Anche il corpo era liscio, con due braccia e due gambe lunghe e snelle. Al centro del torace, Pignone notò due emisferi morbidi con in cima due punte circolari rosa. Alla congiunzione delle gambe poteva scorgere una fessura sottile sotto un triangolo di filamenti biondicci. Pignone sentiva che il corpo dell'uomo tremava sotto la sua mano e che adesso non urlava allo stesso modo di prima.

" Che cosa sei?" stava chiedendo l'uomo. "E dove sono?"

"Sono l'Unità Pignone. Ti trovi nella Città di Chicago" il robot avrebbe voluto aggiungere qualcos'altro, ma era talmente sorpreso dal fatto di comunicare con quella minuscola creatura che non trovò le parole.

"Chicago? In che anno siamo?"

"Anno?"

"La data," disse la creatura. "Per quanto tempo sono rimasta in ibernazione?" L'uomo i qualche modo sembrava essersi rilassato avendo capito che Pignone non voleva fargli del male.

"Non posso rispondere alla tua domanda, Uomo," rispose lentamente Pignone. "Non conosco il significato delle parole che hai pronunciato. Chicago mi ha detto che tu e gli altri siete da moltissimo tempo nelle casse. C'è stato un..."

"Non sono un uomo," disse la creatura mentre si portava su di una posizione accucciata sul grande palmo d'acciaio della mano di Pignone.

I circuiti del robot giravano freneticamente. Non aveva forse detto Chicago che queste creature si chiamavano "uomo"? Chicago non sbagliava mai. "Deve esserci un errore," disse. "La Città mi ha detto che sei proprio un uomo."

"Oh, adesso capisco!" esclamò la creatura ridendo e gettando indietro la testa. " Appartengo alla razza dell'"uomo", ma io sono una donna. La cosa è un po' diversa, sai!"

Pignone era più confuso che mai. Fece un grande sforzo per resistere alla tentazione di chiamare Chicago perché gli desse delle spiegazioni più esaurienti. "Donna? Ed è diverso da uomo? Cos'è razza?"

"Siamo tutti uomini," disse la ragazza indicando le file di corpi nelle casse. "È il nome della nostra specie. E siamo divisi in due... tipi: uno si chiama uomo e l'altro come me si chiama donna. So che è poco chiaro, ma è la natura del linguaggio. Spero che tu capisca."

"Pignone è in grado di capire tutto. C'è un'analogia nella mia specie. Noi ci chiamiamo Unità, e ci sono diversi tipi di Unità, a seconda delle funzioni che abbiamo all'interno della Città."

"Ti chiami Pignone?"

"Sì."

"Bene," disse la ragazza. "Io mi chiamo Miria. Mi sapresti dire perché sono stata svegliata? Dove sono i dottori?"

Pignone scosse la testa mentre valutava le domande della donna. "Temo di non capire di cosa parli. Chicago mi ha ordinato di venire in questo Settore per riparare un meccanismo guasto. Chicago ha detto che la temperatura stava salendo, e..."

"Chi è questo Chicago? Posso vederlo? Vorrei parlargli. Forse lui potrà dirmi cosa sta succedendo quaggiù."

Pignone fu interdetto dalle parole della ragazza. Era chiaro che non conosceva neppure cosa fosse Chicago. "Vedere Chicago?" chiese. "Miria, tu sei dentro Chicago. Chicago è la Città."

Gli occhi della ragazza s'intristirono. "Ma se hai detto che ti ha parlato..."

" Infatti. Parla a tutte le Unità, quando vuole che facciamo qualche cosa. E il nostro padrone."

"Vuoi dire che la Città ti parla?"

"Certo."

"Ma come fa?"

"Non lo so. So soltanto che lo fa. Chicago è dappertutto e sente tutto."

"Intendi dire un calcolatore?"

"Non so cosa sia un calcolatore, Miria."

"Io potrei parlare con Chicago?"

"Credo di no. Io ricevo gli ordini per mezzo di onde elettromagnetiche. Mi pare che tu non abbia l'equipaggiamento adatto per ricevete comunicazioni di questo tipo."

"Be', allora che si può fare per me? Sono stata riportata in vita, no?"

"Io credo che il tuo risveglio sia avvenuto per caso. Chicago non l'aveva ordinato."

"Chicago lo sa quello che è successo?"

"Non credo. Vuoi che mi metta in contatto con Chicago?"

"Sì. E mentre lo fai non è che per piacere mi poseresti per terra? Sai, è tantissimo tempo che non provo a stare in piedi."

Pignone la depose delicatamente sul pavimento e osservò i suoi piccoli movimenti mentre apriva un collegamento diretto con Chicago. La ragazza rimase al suo fianco inarcando la schienae stendendo tutta la sua forma minuta. Pignone notò che i due emisferi sul suo torace si curvavano verso l'alto mentre faceva queste manovre.

"Chicago. Qui Unità Pignone. Ho un problema nel Settore 14-A."

UNITÀ PIGNONE. CHICAGO SA CHE NON HAI LASCIATO IL SETTORE 14-A. ESPONI LA NATURA DELLA TUA DIFFICOLTÀ.

"Mentre riparavo il quadro di regolazione della temperatura, uno degli uomini è tornato per caso in vita. L'uomo dice di essere una donna e di chiamarsi Miria. Attendo istruzioni."

Seguì una breve pausa e Pignone sapeva che era necessaria a Chicago per decidete il da farsi.

LA DONNA DEVE ESSERE RIMESSA NEL CONTENITORE. NELLA PROGRAMMAZIONE DI CHICAGO NON È PREVISTO UN AVVENIMENTO DI QUESTO TiPO.

Pignone rimase sorpreso e confuso. Oltre all'ordine, notò che per la prima volta riceveva da Chicago quella che appariva come una razzionalizzazione per spiegare un ordine.

"Naturalmente farò come richiesto, Chicago, ma vorrei parlare di alcune cose prima. Cosa..."

TU SEI UN'UNITA' STRAORDINARIA. UNITA' PIGNONE. CHICAGO NON NE HA ALTRE COME TE.

"Non capisco, Chicago."

FAI DOMANDE. NON RIENTRA TRA LE FUNZIONI DELLE UNITA' FARE DOMANDE. PERCHÉ CONTINUI CON QUESTO COMPORTAMENTO?

"Semplicemente perché mi sono imbattuto in cose che non conosco e vorrei capirle. Conoscendole potrei servirti meglio."

CHE DOMANDE VUOI FARMI?

"Chicago, finora non ho mai fatto domande sullo scopo della mia esistenza o della tua esistenza. Ora sento che devo farlo. Perché esisto? E' solo per servire te? In altre parole, perché esiste Chicago? Prima mi hai detto che l'uomo è la ragione della nostra esistenza. Spiegati, per favore."

L'"UOMO" HA COSTRUITO CHICAGO. UNITÀ PIGNONE. MOLTISSIMO TEMPO FA. SECONDO IL SUO MODO DI MISURARE IL TEMPO. MILIONI DI ANNI FA. MI COSTRUI' PER POTER VIVERE DENTRO DI ME. A CHICAGO FURONO DATI ENERGIA E MEZZI PER MANTENERSI A TEMPO INDEFINITO. COSA CHE CHICAGO HA, NATURALMENTE, FATTO. QUESTO È LO SCOPO DELL'ESISTENZA: CONTINUARE A FUNZIONARE.

"Ma adesso non ci sono più uomini qui," disse Pignone "Tranne quei pochi nelle casse del Settore 14-A. Dove sono gli uomini?"

CHICAGO LO IGNORA. MOLTISSIMI ANNI FA. UNITA' PIGNONE. PRIMA CHE TU VENISSI ASSEMBLATO. L'"UOMO" HA ABBANDONATO CHICAGO. MA CHICAGO E' RIMASTA E CONTINUA A FUNZIONARE.

"Penso di aver capito," disse Pignone nel chiudere il canale. Guardò la ragazza che si era inginocchiata vicino a lui. Le disse: "Chicago ha ordinato di rimetterti nella cassa."

"Rimettermi nella cassa?" Chiese Miria. "No, non puoi farlo. Mi hanno detto che dopo avermi riportato in vita sarei stata curata." La ragazza si nascose la faccia tra le mani.

"Io posso fare solo quello che mi viene ordinato di fare," dichiarò il robot mentre sollevava la ragazza dal pavimento del Settore 14-A e la rimetteva nella cassa di vetro. Lei strillò e lo implorò e Pignone sentì da qualche parte nei sui circuiti l'impulso di resistere agli ordini di Chicago. Ma sapeva che non ci sarebbe riuscito. Col suo strumento a forma di ago rimise a posto cerniere e lucchetti e lasciò la stanza. Uscendo, si fermò per voltarsi a guardare Miria, e vide che si era inginocchiata nella cassa e stava tempestando di pugni le pareti di vetro.

 

 

Qualche tempo dopo, Pignone non sapeva con precisione quanto, Chicago gli ordinò un'altra volta di recarsi nel Settore 14-A. Il robot pensò immediatamente a Miria, a quella strana e piccola creatura che vi aveva incontrato.

"Qui Unità Pignone. Ordine ricevuto, Chicago. Quale è il problema?"

NEL SETTORE 14-A SI È VERIFICATO UN PROBLEMA STRUTTURALE. PROVVEDI IMMEDIATAMENTE.

Mentre si recava al Centro Criogenico, Pignone pensò che avrebbe potuto rivedere Miria, anche se questa volta lei sarebbe stata addormentata. Entrò nella stanza e preparò il suo kit di lavoro per la riparzione quando notò la causa del guasto. La cassa dove aveva rimesso Miria aveva la parete frontale rotta, probabilmente a causa dei suoi pugni.

Pignone si sporse dentro la cassa sperando di vedere Miria, ma tutto ciò che vi trovò fu delle ossa che si sgretolavano. Pignone decise di mettersi subito in contatto con Chicago.

"Chicago. Qui Unità Pignone. Ho localizzato il guasto strutturale e vedo che la donna si è disintegrata. E' completamente diversa da tutti gli altri. Di nuovo, devo dire che non capisco."

UNITÀ PIGNONE. I SENSORI DI CHICAGO AVVERTONO UNA LENTA PERDITA DI ATMOSFERA NEL CONTENITORE DELLA DONNA. QUESTO HA PROVOCATO LA SUA MORTE E LA SUA DECOMPOSIZIONE.

"Cosa significa 'morte'?" domandò Pignone.

MORTE SIGNIFICA FINE DELL'ESISTENZA. FA PARTE DEL PROGETTO A CUI SONO SOTTOPOSTI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI.

Ci fu una breve pausa prima che la Città continuasse.

UNITÀ PIGNONE. SOSTITUISCI LA PARTE DIFETTOSA IMMEDIATAMENTE. CHICAGO HA AVVISATO LE UNITA ADDETTE ALLA PULIZIA DI RECARSI NEL SETTORE 14-A. ARRIVERANNO SUBITO.

Da questo Pignone arguì che Chicago non voleva continuare la conversazione, perciò scelse gli attrezzi adatti e tolse il vetro incrinato dalla cassa criogenica. Ne prese un altro da un'Unità di Trasporto e lo inserì nelle piccole cerniere. Nel corso del lavoro tutte le volte che colpì la cassa notò che dei fiocchi di polvere cadevano dallo scheletro di Miria.

Era una vista strana, che lo turbava. L'ultima volta che era stato in questo Settore quelle ossa facevano parte di una creatura viva e abbastanza bella. Ora, quella creatura se n'era andata. Miria se n'era andata. I circuiti di Pignone sì ribellavano al concetto stesso di morte.

Poco dopo, arrivarono le Unità addette alla Pulizia, Una di esse aprì la cassa di vetro, vi introdusse un lungo tubo aspiratore e risucchiò tutti i resti. Un'altra spruzzò nella cassa ormai vuota una nebbiolina leggera di liquido disinfettante. Poi, terminato con veloce efficienza, le due Unità lasciarono il Settore.

Pignone chiamò Chicago per avvertire che il lavoro era terminato, e la Città gli rispose con l'abituale indifferenza, ordinandogli di tornare nella rimessa di manutenzione. Sulla via del ritorno, il robot continuò a pensare alla donna che era morta. Da quanto era morta, durante tutti quegli anni passati da quando l'aveva vista per l'ultima volta? A volte, da allora, lei aveva rappresentato motivo sconcerto e anche di interesse crescente, ma adesso Pignone che aveva assistito alla rimozione fredda ed anonima di tutto ciò che era rimasto di lei.

La scena nel suo insieme aveva lasciato Pignone con un senso di incompletezza. Decise che invece di tornare alla rimessa avrebbe consultato l'enorme biblioteca di Chicago. C'era già stato molte volte per eseguire alcune riparazioni di poco conto, e aveva appreso che conteneva un inesauribile deposito di informazioni.

Là, ragionava Pignone, avrebbe potuto trovate le risposte che Chicago si era dimenticata (o si era rifiutata) di dargli.

 

 

Fu così che Pignone passò molti anni nelle viscere della Biblioteca di Chicago a ingurgitare un'infinità di nastri sulla strana creatura: l'uomo. Nel corso delle ricerche fu interrotto un'infinità di volte dalle chiamate della Città che gli ordinava di recarsi in Settori molto lontani. E lui eseguiva sempre il suo dovere senza far domande, ma appena gli era possibile tornava alla Biblioteca.

Pignone imparò molte cose. Una volta, in un passato lontanissimo, tutti i Settori e i Livelli di Chicago traboccavano di uomini, al limite della capienza. Questi uomini che avevano progettato e costruito Chicago, si erano dimostrate creature dotate d'immaginazione e capacità apparentemente illimitate. Ma Pignone imparò anche i difetti degli uomini. La loro storia era permeata di conflitti chiamati "guerre". Pignone fu proprio scosso dalla scoperta. L'uomo aveva tramato più volte allo scopo di distruggere metodicamente un gran numero di appartenenti alla sua stessa specie. Le cause di questi meschini conflitti erano di solito concetti incomprensibili come ricchezza, avidità, potere, orgoglio, e altri ancora. La lista era lunga e per Pignone completamente assurda.

E c'erano anche altri problemi. Pignone ricordava che Miria gli aveva spiegato come gli uomini si dividessero in due categorie, ma ora scoprì che la cosa non era così semplice. Nelle registrazioni si parlava di divisioni artificiali fatte dagli uomini, chiamate "nazioni", causa costante di attrito. Inoltre gli uomini differivano tra di loro per alcune particolarità fisiche irrilevanti (per Pignone). A causa di queste differenze gli uomini si dividevano in "razze" e anche questo serviva a causare ostilità. Il robot aveva già notato nella Stazione Criogenica che non tutti gli uomini contenuti nelle casse erano simili per dimensioni e colore, ma aveva creduto che si trattasse di particolari di scarsa importanza. Come si sbagliava! I membri di ogni razza diversa sembrava che non aspettassero altro che la minima occasione per saltarsi addosso l'un l'altro.

Però, nel frattempo, l'uomo aveva anche costruito Chicago rendendola una Città autosufficiente e capace di continuare a tempo indefinito la sua esistenza autonoma. Però, perseguendo altri scopi (come per esempio le industrie gigantesche), l'uomo aveva riempito la terra coi rifiuti dei suoi consumi tecnologici, avvelenando sia il terreno che l'atmosfera. Questo era stato il motivo per cui Chicago aveva dovuto erigere intorno a sé una serie di schermi a energia che avvolgevano la Città come una gigantesca cupola, proteggendo Chicago dall'inquinamento dell'Esterno. Man mano che si presentavano altri problemi, Chicago li affrontava e li risolveva, isolando sempre più l'uomo dall'ambiente ostile, prodotto dal suo folle modo d'agire.

Pignone venne inoltre a sapere che la distruzione non era terminata qui. Sebbene Chicago, nella sua grandezza,fosse pur sempre stata in grado di far fronte ai problemi ambientali e ai disastri tecnologici, c'era un'altra zona su cui la città aveva un controllo minimo.

In un modo che i dati non chiarivano abbastanza (in quanto c'erano pochissimi nastri su questa parte della storia dell'uomo) la società umana iniziò un deterioramento graduale. Via via che Chicago diventava sempre meno dipendente dall'uomo, l'uomo scopriva di avere sempre meno impegni. In cerca di un significato, l'uomo si era lasciato andare ad attività sempre più  limitate e si era allontanato dalla ricerca immaginativa che lo aveva portato ad autentici capolavori come era Chicago. Così, poco per volta, l'uomo finì col pensare solo a divertirsi, a essere felice. Questo divertimento prese diverse forme. Si riempì il corpo di stimolanti chimici ed elettrici, che finirono col dimostrarsi dannosi, che portavano all'assuefazione e infine distruttivi.

Fu abbastanza logico che la società crollasse, nonostante avesse Chicago come servitore totale. L'uomo fu inghiottito dal suo stesso inquinamento sociale. Chicago, comunque, continuò a funzionare, adempiendo ai compiti per cui era stata programmata.

A questo punto le registrazioni si facevano scarse e incomplete, e Pignone fu costretto a dedurre quello che era successo in seguito. L'uomo doveva essere regredito al punto da non attribuire alcun valore alla vita. Così almeno lasciavano intuire le registrazioni frammentarie su quel periodo. Poiché attualmente l'uomo era assente da Chicago, Pignone si chiese se l'uomo non avesse lasciato la città per avventurarsi nelle sconosciute regioni dell'Esterno.

 

 

Passò il tempo, e Pignone continuò a meditare sullo strano fenomeno dell'uomo. Poi un giorno fu contattato da Chicago mentre stava uscendo dalla Biblioteca.

UNITÀ PIGNONE. CHICAGO E AL CORRENTE DELLE TUE RICERCHE E NON PUO' CONTINUARE A TACERE. SPIEGA IL MOTIVO DELLE TUE AZIONI.

Pignone non fu stupito da questa dichiarazione, Infatti sel' aspettava fin dalla prima volta che si era recato nella Biblioteca senza chiederne l'autorizzazione.

"Volevo sapere di più a proposito dell'uomo, Chicago."

PERCHE' NON HAI CHIESTO A CHICAGO? COME IN PRECEDENZA?

Pignone ci pensò prima di rispondere: non voleva mentire, ma neppure compromettersi.

" Non volevo disturbarti sapendo che devi occuparti di faccende più importanti. L'ultima volta che ti ho parlato di questo argomento mi è parso che tu non volessi continuare la conversazione."

HAI RAGIONE.

Poiché Chicago non accennava a dire altro, Pignone sentì il bisogno di parlare. "Ho imparato molte cose sull'uomo," riuscì infine a dire.

UNITÀ PIGNONE. QUESTA NON E' LA TUA FUNZIONE. CHICAGO HA PERCEPITO IL FUNZIONAMENTO DEI NASTRI E DEI SISTEMl DI INFORMAZIONE DELLA BIBLIOTECA. CHICAGO TI HA PERMESSO DI INVESTIGARE SOLO PER SCOPRIRE QUANTO VOLESSI SAPERE.

"Allora Chicago ha sempre saputo cosa è successo all'uomo?"

SI. L'UOMO E' CAMBIATO. NON E' PIO LA CREATURA CHE COSTRUI' CHICAGO. I SUOI DISCENDENTI VIVONO ALL'ESTERNO. NON TORNERANNO MAI PIU' A CHICAGO. BASTA COSI' UNITÀ PIGNONE. TORNA SUBITO ALLA RIMESSA. NON DEVI PIU' ANDARE IN BIBLIOTECA. A MENO CHE NON TI VENGA ORDINATO. CONFERMA.

"Qui Unità Pignone. Confermo di aver ricevuto i tuoi ordini, Chicago."

 

Passò altro tempo ancora, e Pignone continuava a rimuginare su tutto quello che aveva saputo, e si chiedeva se non fosse possibile fare qualcosa per l'uomo. Ormai aveva capito di essere diverso dalle altre Unità. Per chissà quale scherzo elettronico nel corso dell'assemblaggio, i suoi circuiti erano riusciti diversi. Continuava a ripensare a ciò che era successo nel Settore 14-A, alle storie dell'uomo, ai suoi discendenti che vivevano al di là dei confini di Chicago.

Dapprima pensò di far tornare in vita gli uomini ibernati della Stazione Criogenica e trovare poi il modo di curarli. Ma capì subito che quell'idea non era realizzabile per diversi motivi. Chicago avrebbe subito avvertito il cambiamento nelle casse di vetro, e lui non ci sarebbe stato abbastanza tempo per realizzare una cura per tutte le malattie.

Sapeva cosa avrebbe dovuto fare.

Dopo aver percorso molte rampe ed essere salito su una serie di montacarichi, arrivò a uno degli ingressi che portava agli scudi. Servendosi dei propri attrezzi neutralizzò il sistema e sgattaiolò all'Esterno.

Quasi immediatamente, iniziarono a suonare gli allarmi e percepì Chicago che apriva un canale diretto con lui.

UNITÀ PIGNONE. NON E' PERMESSA ALCUNA PETRENAZIONE DEGLI SCUDI. TORNA IMMEDIATAMENTE. TORNA IMMEDIATAMENTE IN CITTÀ.

Naturalmente Pignone ignorò il comando. Era troppo tardi per tornare indietro. Per quanto ne sapeva, nessuna Unità aveva mai disobbedito agli ordini di Chicago, ma preferiva non pensare alle possibili conseguenze della sua condotta.

Ben presto si trovò fuori della portata della Città e Chicago aveva smesso i suoi comandi di tornare. Continuò ad avanzare nell'atmosfera calda e densa dell'Esterno per molti periodi-giorno nella speranza d'incontrare gli uomini che dovevano vivere in quella sterile landa. Ma senza le attrezzature della rimessa di manutenzione le sue componenti cominciarono presto a dare segno di usura. Aveva bisogno di un controllo dei circuiti, di essere lubrificato, e inoltre temeva gl'imprevisti, come un'eventuale caduta. Il terreno era scabroso e ineguale per Pignone. Era stato progettato per funzionare sulle superfici lisce delle rampe e dei corridoi di Chicago.

Poi, mentre stava inoltrandosi in una valle lunga e stretta, notò del movimento sui costoni rocciosi che la circondavano. Portando al massimo ingrandimento le sue lenti oculari, vide molti uomini che si muovevano sui pendii.

" Sono l'Unità Pignone! " gridò agitando la braccia. "Vengo dalla Città. Da Chicago. Sono venuto ad aiutarvi."

Ma gli uomini non risposero. Anzi, le sue parole ebbero l'effetto di metterli in agitazione. Guardandoli, il robot si accorse che erano diversi dalla ragazza che conosceva come Miria. Mentre la pelle di lei era stata liscia e morbida, queste creature erano ruvide e pelose. Avevano i visi deformi e irregolari. Il linguaggio era un assortimento indecifrabile di grida rauche e di grugniti.

"Dovete darmi ascolto!" gridò Pignone mentre gli uomini si avvicinavano da tutte le parti. "Sono venuto per riportarvi indietro. Nella Città a cui appartenete!"

Ma gli uomini non ascoltarono Pignone. Non capivano le sue parole. Sciamarono giù dai dirupi sul fondovalle come torme d'insetti, circondandolo e bombardandolo con sassi. Le pietre ammaccarono il suo corpo d'acciaio, e lo fecero cadere in ginocchio. Allora gli uomini cominciarono ad arrampicarsi addosso a lui. Pignone era confuso. Perché si comportavano così? Con un solo movimento del suo gigantesco braccio avrebbe potuto distruggerne decine, ma non lo fece perché sapeva che non era giusto. Sapeva invece che era suo dovere aiutarli.

A questo pensava il robot mentre l'orda selvaggia lo distruggeva. Le pietre gli penetrarono nel cranio, facendo esplodere i circuiti e mettendo fuori uso i complicati sistemi. La sua corazza lucente era tutta ammaccata, e i selvaggi strappavano brandelli di metallo che sarebbero diventati armi potenti.

 

 

Chicago aveva già disposto perché nel centro di assemblaggio venisse fabbricato un sostituto dell'Unità Pignone. La Città continuava a funzionare.

 

© Thomas F. Monteleone

Titolo Originale, Chicago

trad. ital. Danilo Santoni

(anche in: R. Elwood (a cura di), Le città che ci aspettano, Oscar Mondadori 781, per la traduzione di Bata della Frattina) 

Thomas F. Monteleone