FASTER THAN YOU THINK
Giuseppe De Rosa

NOTA AL RACCONTO
L'idea di partenza attorno al quale è stata costruita la storia era quella che qualcuno potesse provare piacere fisico nell'esplorare gli insiemi di Mandelbrot. Per giustificare scientificamente la mutazione di cui si parla e che causa l'accelerazione cerebrale dovetti documentarmi abbastanza a fondo. Quasi ogni termine utilizzato nel racconto è reale o verosimile, persino la nomenclatura del gene. Ho sempre pensato che se uno cerca di propinare una teoria impossibile in una storia di SF, deve quanto meno fare finta di dimostrare che sia plausibile. E così, in questo caso dovetti andare a studiarmi i virus, il metabolismo cerebrale, i fondamenti di genetica. Giusto per non sparare cazzate a vanvera.
Per il resto, è la storia di un amicizia particolare e suggestiva, con il solito ammiccamento al cyberpunk.
Ma veniamo alle curiosità: il racconto necessitò di una revisione, dopo esser stato comunque accettato dalla fanzine Blade Runner. Nonostante tale revisione, il curatore di BR riscrisse parte della storia. Ovviamente non la presi molto bene, anche perché il tutto venne fatto a mia insaputa. Non so fino a che punto si possa spingere l'editing di una storia da parte di un curatore, ma continuo ancora oggi a preferire che non venga pubblicata alcuna storia piuttosto che vederla riscritta da un altro.


Il giovane Misha utilizzò una linea telefonica, per la sua prima fuga.
Si proiettò fuori a 1,228 megabit al secondo e venne immediatamente intercettato dal nodo IA di smistamento di Yamagata. Il nodo, invece di fermarlo, gli assegnò una ID di basso livello, classificandolo come "IA non operante" e gli fornì una pseudoforma virtuale che a Misha apparve come un disco arancione debolmente pulsante. Il nodo gli aprì quindi una linea verso l'host di Tokio ed una portante blu cobalto gli si materializzò giusto davanti, in attesa. Misha, tutt'altro che convinto da quello che gli stava accadendo, chiuse invece l'handshake con il nodo IA e ritornò all'interno della rete dati dell'Istituto.
Era sconvolto.
Calcolò che era stato fuori meno di tre secondi. Forse troppi.
Cancellò subito tutti i blocchi che aveva inserito nel programma di comunicazione-sicurezza dell'Istituto e ritornò all'interno della rete interna, in quello che era il suo piccolo mondo personale.
Forse non se ne accorge - pensò - non sono stato fuori abbastanza e non ho fatto scattare nessuna trappola. Non ha modo di sapere che sono uscito.
Ricontrollò nuovamente tutto il percorso che aveva fatto per uscire e non trovò nulla che non andava. Routines e porte logiche erano a posto. Non se ne può accorgere - pensò di nuovo e finalmente cominciò a rilassarsi.
La paura a poco a poco se ne andò, e al suo posto subentrò la rabbia.
La rabbia, perché Yashi-San gli aveva mentito, perché il professor Yashiyama, l'uomo più importante della sua vita, aveva cercato di prenderlo in giro!
Misha si sentì invadere dalla rabbia più nera e lasciò che quella specie di ondata oscura lo sommergesse. Scaricò la sua foga come sempre, aggredendo i datastore della sua rete, che riempì di bit senza senso... per poi svuotarli nuovamente un istante più tardi. Sarebbe stato sciocco lasciare capire che c'era qualcosa che lo turbava. Qualcuno avrebbe potuto domandarsi quale fosse il motivo.
Il motivo.
Yashi-San mi ha mentito. Perché?
Incapace di trovare una risposta da solo, andò a rileggersi la conversazione che aveva avuto quella mattina col professore e che aveva conservato di nascosto in uno dei datastore della rete. I dati di quella lentissima conversazione affluirono attraverso l'interfaccia neurale direttamente nel suo cervello e Misha poté ricordare.
La sua prima domanda era stata COSA/COME E' FUORI DI QUI? Yashiyama, dopo un paio di interminabili secondi gli aveva mandato in risposta "Fuori dalla Rete, Misha?".
"SI' YASHI-SAN, FUORI DI QUI"
"Fuori è grande"
"GRANDE?"
"Sì"
"NON CAPISCO - TU PUOI ANDARE FUORI?"
"Perché me lo chiedi?"
"PERCHE' IO NON POSSO USCIRE?"
"Perché fuori potresti perderti, Misha"
"LASCIAMI GUARDARE/ANDARE, YASHI-SAN, NON MI PERDERO'"
A questo punto c'era stata una pausa ancora più lunga, quasi un minuto intero. Con suo grande stupore, Misha si rese conto che era stato durante quella pausa che il professore aveva deciso di mentirgli. Era stato allora, Misha ne fu sicuro in maniera assoluta.
Rilesse la risposta che l'uomo gli aveva dato alla fine.
"Va bene, aprirò i canali così potrai uscire." - gli aveva detto, e subito dopo era arrivato il piccolo fiotto di comandi con i quali il professore aveva aperto i canali di comunicazione.
Yashiyama gli aveva aperto molte porte logiche e lui era potuto entrare in un sistema dati, una Rete, molto più vasta di quella in cui era stato fino ad allora. Aveva girato e curiosato meravigliato attraverso i flussi di bit fra i vari datastores della nuova rete fino a quando... fino a quando non si era accorto che anche la nuova rete dati, sebbene enorme, era anch'essa chiusa come l'altra più piccola e che lui non poteva varcarne i confini.
Misha non sapeva spiegarsi come aveva fatto a capire che anche quella nuova rete dati era solo un trucco, del resto lui aveva vissuto per anni all'interno di una rete molto più piccola e per un sacco di tempo non gli era nemmeno passato per la mente che potesse esistere un fuori. E invece erano bastate poche ore all'interno di quella nuova zona di mondo virtuale per fargli capire che anche quello era un mondo chiuso, un mondo grande... ma non abbastanza. Ecco co'era stato. La nuova rete dati era enorme, almeno cento volte più grande della sua rete interna, ma non era grande quanto avrebbe dovuto essere. Yashiyama gli aveva detto che avrebbe potuto perdersi, se fosse andato fuori ma quella rete non era grande a sufficienza e quindi l'unica spiegazione possibile era che quella  non era la rete di fuori.
Quello che aveva fatto dopo aver scoperto che Yashiyama non aveva mantenuto la promessa era stato semplice.
Era tornato indietro nella sua rete interna e si era andato a studiare i comandi con i quali Yashiyama aveva aperto i canali e che lui aveva conservato insieme alla conversazione.
Però non aveva potuto tentar nulla subito perché gli assistenti del professore lo avevano scollegato per fargli chissà cosa. Probabilmente gli avevano dato da mangiare, Misha non poteva esserne certo, non aveva nessun controllo su quello che era il suo corpo fisico. I suoi occhi, le sue orecchie e tutti gli altri organi di senso, sebbene fisiologicamente normali, non riuscivano a sincronizzarsi col suo sistema nervoso accelerato e quindi Misha non era in grado di interpretarne i segnali. Misha - che aveva ormai quattordici anni - non aveva ancora mai visto il sole, non aveva mai potuto ascoltare della musica, non aveva mai potuto annusare un fiore né potuto mai gustare un dolce. Il suo aspetto e stato esteriore era stato fino a quattro anni prima molto simile a quello di un catatonico anche se in realtà la sua mente era attiva come poche altre in tutto il mondo. Poi però un giorno si era ritrovato collegato alla rete interna (allora non aveva saputo di cosa si trattasse, per lui era stato come nascere una seconda volta) ed ogni cosa era cambiata. Era apparso Yashi-San. Aveva comunicato con lui attraverso una console collegata alla rete e gli aveva insegnato a parlare e a leggere il flusso dei dati nel quale ora si trovava costantemente immerso. Misha aveva potuto così, dopo dieci anni di completà oscurità sensoriale, finalmente "vedere" e "sentire" le immagini digitalizzate e i suoni campionati che erano immagazzinati nei datastores della rete ed aveva cominciato finalmente a vivere. Era una vita enormemente diversa da quella che tutti gli altri esseri umani del pianeta conducevano ma era sempre meglio di quella che aveva vissuto fino ad allora.
 Quando finalmente gli assistenti del professore lo avevano ricollegato alla rete, Misha aveva provato a forzare uno degli accessi telefonici del sistema di comunicazione dell'istituto e con l'aiuto dei comandi "rubati" al professore era riuscito a farcela.
Ed era stato fuori per quasi tre secondi.
Ed aveva visto come era in realtà la Rete Centrale.
Era più vasta di qualsiasi cosa lui avesse conoscenza. Il nodo IA che l'aveva accolto, così impersonale e così efficiente, quella pseudoforma creata così istantaneamente, quel fiume di dati che per pochi secondi aveva potuto sentire e vedere, quando il nodo gli aveva aperto il canale verso Tokio, quel fascio di luce azzurra... erano stati qualcosa di spaventoso.
E meraviglioso. La rete di fuori era veloce, veloce quanto lui; l'IA di smistamento avava parlato con lui alla sua stessa velocità, l'aveva scambiato per un programma dell'Istituto e come tale l'aveva trattato. Non c'erano state quelle lunghissime pause fra domanda e risposta alle quali invece Misha era costretto a sottostare quando dialogava con Yashi-San o qualcuno dei suoi assistenti. E poi, la rete di fuori era... grande sul serio. Non aveva avuto modo di controllarlo, aveva avuto paura, ma l'aveva... percepito.
In quei tre secondi scarsi di fuga, Misha aveva percepito tutta l'imponenza e la potenzialità di quella rete, potenzialità della quale si era ritrovato improvvisamnte a far parte e della quale aveva avuto istintivamente timore.
Ripensò alle parole di Yashiyama. Forse aveva ragione a dire che nella Rete, quella vera, ci si poteva facilmente smarrire, ma questo non cancellava il fatto che il professore aveva giocato con lui, facendogli credere che la vera rete dati fosse quella a cui gli aveva dato l'accesso! Perché aveva fatto una cosa del genere? Perché non gli aveva semplicemente spiegato come stavano effettivamente le cose invece di ricorrere ad un... ad un trucco?
Misha cancellò ogni traccia della sua conversazione con Yashiyama dal datastore dove l'aveva nascosta e si mise a vagare nel flusso di dati della sua rete interna, come faceva sempre, pensando però alla rete dati centrale e cercando di trovare una risposta alle domande che lo assillavano.


“Ho un messaggio in arrivo dai Frozen Suns di Londra” - trasmise l'Identità Virtuale di Toshiro Kizuki al proprio padrone.
“Vai” - rispose Toshiro, e dopo un istante la stella nera  a nove punte, la shuriken color grafite che era il simbolo del gruppo hacker capeggiato da Toshiro, venne sostituita dalla sfera azzurra venata di rosso del gruppo londinese, che subito cominciò a trasmettere il proprio messaggio.
“Salve gente. Abbiamo intercettato una gamma-version della Microsoft, un programma di intercettazione e difesa di sistemi industriali. E` una versione dimostrativa, funzionante al quaranta percento, ve ne manderemo una copia stanotte, file compresso a nome "FS2BSGAMMA". Guardatevela con cura, è dannatamente interessante; quelli della Microsoft stanno sperimentando una nuova tecnica per velocizzare i tempi di reazione dei loro sistemi esperti, roba fine. Ok, meeting point domani alle 21.00 al nodo Freezone per sapere cosa ne pensate. Bye.”
Il sole ghiacciato azzurrino ristette ancora qualche decimo di secondo immobile al centro del video e poi esplose in una nuvola di pixels rossi e arancioni. Era l'animazione classica di log off del gruppo inglese. La stella nera, l'IV di Toshiro, non seppe resistere allo stimolo ed attivò la propria animazione: ricomparve sullo schermo, cominciò a roteare sempre più velocemente, fino a quando la rotazione delle punte divenne indistinguibile e poi si fermò di scatto. Un'unica goccia di sangue color rosso brillante cominciò a colare lentamente lungo una delle sue nove acuminate estremità.
-- C'è altro? - digitò velocemente Toshiro sulla tastiera che teneva in grembo.
-- Niente altro. La rete in questi giorni è un mortorio. Bye.
L'Identità Virtuale interruppe il collegamento e lo schermo ricominciò a mostrare il logo statico della Rete dati locale.
 


FONDAZIONE GRAHAM. STATI UNITI
DOSSIER JEREMY.
14 MARZO 2021. NOTE DI PETER WEIGHTON.
Abbiamo un nuovo problema con Jeremy. Questa mattina lo abbiamo scollegato per sottoporlo alla solita serie di test. Ormai dovrei essermici abituato ed invece mi fa sempre una gran pena vederlo staccato dalla Rete: Jeremy non si rende assolutamente conto di quello che accade attorno a lui, quando è nel mondo reale. A malapena riusciamo a fargli ingoiare il cibo e lo sa solo Dio quanto dobbiamo faticare per tenerlo pulito.  Tutto quello che fa è attorcigliare spasmodicamente le mani intorno all'orlo della sua maglietta, che ogni volta finisce con l'inzupparsi della sua saliva. Arnold gli ha fatto la visita di controllo ed i test. Jeremy non ha risposto, come al solito. Non lo ha mai fatto, noi siamo troppo lenti per lui. Il mondo reale è troppo lento per Jeremy. Avevo sperato che col passare del tempo sarebbe riuscito a rispondere agli stimoli esterni ma invece non ne è stato capace. Eppure è il soggetto migliore che la Fondazione ci abbia mai fornito in questi anni.
Dopo i test Arnold ha voluto prelevare un campione di liquido seminale per i laboratori di manipolazione. La Fondazione ha deciso di far partire un progetto parallelo per riuscire a riprodurre la mutazione del cromosoma 9 ricorrendo allo stesso ceppo virale utilizzato durante la guerra riprogrammato però con uno dei nuovi calcolatori, per evitare che risulti letale come l'originale. In realtà è stato quel maledetto genio di Yashiyama ad avere l'idea e non appena la Fondazione è venuta a saperlo ha approntato immediatamente questo nuovo progetto. La corsa continua.
Integrazione. Riuscire ad ottenere un essere umano "normale" che sia in grado di integrarsi a suo piacimento nelle reti di computers che avvolgono tutto il pianeta. Riuscire ad adeguare l'essere umano alla sua tecnologia. E' una gara fra noi e i giapponesi per una posta che non è nemmeno quantificabile tanto è elevata.
Per effettuare il prelievo Arnold ha eccitato Jeremy elettricamente e il ragazzo ha eiaculato senza mostrare il minimo segno di aver percepito la cosa. Ma evidentemente non è stato così. Una volta ricollegato alla Rete ha cominciato a comportarsi stranamente: è saltato da un datastore all'altro senza sosta fino a quando non ha trovato quello che cercava. Frattali. Insiemi di Mandelbrot. Ha cominciato a svilupparli ed ha avuto il primo orgasmo dopo quattro secondi, in tempo reale. Siamo stati costretti a scollegarlo di nuovo dopo aver contato il suo ottavo orgasmo in meno di due minuti. Non so se sia più buffa o tragica, la cosa.
Jeremy ha trovato il modo di masturbarsi all'interno della Rete. E' una cosa che non era mai accaduta con gli altri mutanti con i quali abbiamo lavorato fino ad oggi. Evidentemente le sollecitazioni sinaptiche dell'orgasmo riescono ad arrivare al suo cervello. Appunto su cui riflettere (appena avrò un po' di tempo): mi domando come le interpreti, sembra che la cosa gli piaccia parecchio. E` un piccolo passo avanti, ne sono sicuro. Le notizie che sempre più saltuariamente riusciamo ad ottenere dai nostri agenti non fanno alcun riferimento ad un evento simile che possa essersi verificato nell'istituto giapponese. Dobbiamo quindi considerarlo un traguardo? Significa che stiamo finalmente dando la polvere a quel demonio di Yashiyama?
Jeremy ha scelto le curve frattali. Strutture matematiche iterative che possono portare a configurazioni multidimensionali di grande complessità e... sì, devo ammetterlo, di affascinante bellezza. Mi chiedo se anch'io avrei fatto la stessa scelta se fossi stato al suo posto; perdersi voluttuosamente nei complicati ed armonici  meandri delle anse frattali è un'idea che non manca di una certa poesia.
Con Jeremy comunque non sappiamo cosa fare, ogni volta che proviamo a ricollegarlo lui comincia ad entrare in loop con le sue elaborazioni di insiemi di frattali e ad avere erezioni estremamente violente. Per adesso lo teniamo fuori Rete e lui se ne sta lì, buono buono, con il tubicino del glucosio endovena che gli spunta dalla coscia sinistra,  con gli occhi fissi nel vuoto e le mani abbarbicate ai lembi della sua maglietta rossa, a sbavare.


ESTRATTI DAL FILE HUTCHINSON SULL'A-SV ("ADELSCOTT-SHIVA VIRUS") DELLA FEBBRE LIBICA, DEL 15 OTTOBRE 1998.
601 bytes
(...) Non sussiste ormai alcun dubbio che i creatori del virus della Febbre Nera siano stati i due biochimici genetisti Mitchell Adelscott, di nazionalità inglese e Hagi Visnhavi Shiva, di nazionalità indiana. E' stato appurato che essi furono contattati dai servizi segreti libici più o meno 18 mesi prima dell'Epidemia ed il fatto che a loro nome siano stati rintracciati due conti segreti cifrati presso la Swiss Central Bank di Ginevra, ognuno per un'ammontare complessivo di tre milioni di dollari, lascia ben pochi dubbi sull'ipotesi che i due scienziati avessero deciso di collaborare spontaneamente.

 657 bytes
(...) Le vittime accertate della Febbre Libica ammontano a 512.344 di cui 138.536 solo negli Stati Uniti. Si tratta di un numero apparentemente esiguo ma invece terribilmente significativo se si considera che il vaccino e l'antidoto antivirale furono sviluppati dai laboratori della Difesa soltanto sette giorni dopo l'inizio dell'epidemia. Non bisogna inoltre dimenticare i mutanti di prima generazione, stimati intorno alle 7000 unità e localizzati principalmente in Africa, India e Sudamerica. Fortunatamente negli Stati Uniti ed in Europa il controllo imposto sugli embrioni prenatali ha permesso di ridurre praticamente a zero le nascite di mutanti da A-SV.

852 bytes
(...) L'A-SV (Adelscott-Shiva Virus) è un retrovirus a doppio filamento identico di RNA. Ogni filamento conta circa 12000 nucleotidi che codificano per le tre proteine (gp44, gp115, gp77) del nucleocapside e per  un enzima Trascrittasi Inversa altamente semplificato, senza correttore di errori.
L'A-SV attacca inizialmente i polmoni ed alcune cellule dell'epidermide umana, in seguito si diffonde nell'apparato digerente. Durante la fase litica, la quale provoca la cosiddetta Febbre Libica; il tasso di mortalità in questa fase è molto elevato, di poco inferiore all'87 percento entro le 72 ore. Tale percentuale crolla bruscamente al 15 percento dopo le 72 ore, in coincidenza con l'integrazione dell'A-SV nel genoma umano e quindi con la conseguente estinzione della fase litica. Superate le 100 ore infine, il tasso di mortalità scende allo 0,1 percento.

519 bytes
(...) La Febbre Libica ha un'incubazione di sole trentadue ore e si manifesta con l'apparizione di minuscole vescicole desquamanti rosse di forma circolare su braccia e gambe e torace. A tale forma di eruzione cutanea segue solitamente un attacco febbrile accompagnato da tosse e grande produzione di catarro, nausea,  vomito scuro e dissenteria violenta, queste ultime due provocate da una serie di microemorragie dell'apparato digerente. La morte sopraggiunge entro le settantadue ore nella stragrande maggioranza dei casi.

409 bytes
(...) l'A-SV, una volta integrato nel genoma umano, si riproduce insieme ad esso e provoca mutazioni nelle  generazioni seguenti (il virus si inserisce nella locazione "1fj neu" del cromosoma 9). Tali mutazioni sembra riguardino principalmente il metabolismo del glucosio nel sistema nervoso. Sono stati infatti rilevati numerosi casi di coma ipoglicemico che in un'alta percentuale di casi si è dimostrato letale.

219 bytes
(...) E' ragionevolmente certo che Adelscott e Shiva non fossero a conoscenza delle capacità mutageniche del loro virus, in quanto non ebbero sufficiente tempo per esaminarne gli effetti a distanza di una o più generazioni.

364 bytes
(...) Data l'enorme semplicità del virus stesso, è lecito supporre che esso in principio dovesse servire soltanto come diversivo, tale da distogliere l'attenzione dalle manovre che la Libia stava effettuando per preparare l'attacco aereo del 12 novembre. In realtà, a conti fatti, l'AS-V ha dimostrato di essere stato molto più efficace di ogni altra arma convenzionale.
TOT 3621 bytes
END OF FILE


L'icosaedro verde che viaggiava agganciato ad una portante arancione da 6 megabit al secondo arrivò a Tokio in meno di un batter d'occhio e cominciò a vagare in cerca di informazioni.
Ne trovò parecchie, più di quante gli sarebbe piaciuto, e trovò anche qualcos'altro.
Esattamente centocinquanta secondi dopo l'inizio del collegamento, Misha venne contattato da tre diverse IV, che si presentarono a lui come delle shuriken, delle stelle a nove punte color grafite.
In realtà, più che contattato, Misha venne assalito; le tre identità virtuali lo scambiarono per un programma IA privo di difese e cercarono subito di tracciarlo e confonderlo. Non ci riuscirono, perché Misha non era un semplice programma IA e anche se era effettivamente senza difese, sapeva come muoversi all'interno delle reti dati. Misha era nato in una rete dati.
Cominciò a saltare fra i micronodi multicolore che formavano la complicata e tutt'altro che regolare maglia della rete dati di Tokio, saltò rapidamente ed in maniera più casuale possibile ma le tre shuriken nere erano abili e non si lasciarono seminare. Vistosi braccato, Misha si proietto` allora in un datastore di pubblico dominio, lasciando dietro di se una enorme scia di bit nonsenso, una mossa talmente banale e fuori dalle regole che riuscì a sorprendere ed accecare le tre IV predatrici, anche se solo momentaneamente. Quasi all'istante però, l'IA di supervisione del datastore, accortasi del movimento, individuò Misha quale responsabile dell'overflow del nodo e lo espulse dal proprio territorio virtuale, lanciandogli dietro un tracciante a portata limitata come rappresaglia. Tracciante che per fortuna andò ad azzannare la coda di una delle stelle assalitrici, impedendole così di proseguire la caccia.
Le due IV nere rimaste, decisamente sorprese dalla resistenza e dal comportamento anomalo di Misha, si decisero ad usare le maniere forti: lanciarono contro Misha un piccolo nugolo di viroidi  deformanti ad alta velocità. I minivirus illegali, simili a piccoli spilli rossi nella notte virtuale della rete dati, colpirono silenziosamente e ripetutamente l'icosaedro verde che era Misha, cambiandone la forma perfetta in un solido irregolare con una quindicina di lati che fece scattare subito le difese statiche dell'intera rete informatica, la quale, trovandosi alle prese con una pseudoforma non registrata, ne congelò ogni attività per nove microsecondi, il tempo necessario a prendere nota della nuova presenza nel proprio universo.
Quei nove microsecondi furono però più che sufficienti, per le due stelle nere. Le due IV si erano rese conto di trovarsi davanti a qualcosa di speciale, qualcosa che aveva capacità notevoli ma che sembrava agire in maniera troppo ingenua, senza contare il fatto che se ne andava in giro per la rete dati senza alcuna difesa, senza alcuna protezione visibile.
"CHI DIAVOLO SEI?" fu il messaggio che una di loro lanciò all'indirizzo di Misha, dopo che lo ebbero circondato.
Misha fece per rispondere ma non ne ebbe il tempo, perché Yashiyama lo scollegò senza nemmeno avvertirlo.
Le due IV, che appartenevano alle Black Shuriken, una banda di hacker formata da ragazzini poco più che quindicenni che operava dai sobborghi suburbani di Tokio, fecero comunque in tempo  a rilevare il codice di sei bit che identificava la pseudoforma come proveniente dal nodo di Yamagata.
Non appena ebbero notificato questa informazione ai loro controllori umani, le due IV ricevettero l'ordine di cancellare dalle loro memorie ogni traccia di quanto accaduto e di scomparire dalla circolazione il più presto possibile. L'Istituto di ricerche di Yamagata, le Black Shuriken lo sapevano bene, era uno degli obiettivi off limits della rete dati, era qualcosa con cui era meglio andare molto, molto cauti.


FONDAZIONE GRAHAM
DOSSIER JEREMY.
16 MARZO 2021. NOTE DI PETER WEIGHTON.
Problema risolto. Abbiamo drogato Jeremy con della Neurociclina e poi lo abbiamo  ricollegato alla Rete. La droga lo aveva reso lento e così ho potuto parlargli prima che si rinchiudesse in uno dei suoi loop di Mandelbrot. "Parlargli" non è il termine esatto. Jeremy non ascolta con le orecchie ma col cervello. Per fargli arrivare dei messaggi, per "parlargli", devo usare la Rete dati come intermediaria. Io scrivo su una console quello che voglio fargli sapere e lui assorbe il messaggio dalla Rete attraverso l'interfaccia che gli abbiamo impiantato sulla nuca, alla base del cranio. Solo così Jeremy riesce a comunicare.
Quando è in Rete, Jeremy diventa un altro. Dall'esterno il cambiamento è evidentissimo: non appena l'interfaccia neurale sincronizza il suo sistema nervoso col flusso di bit circolante nella Rete i suoi occhi riprendono improvvisamente vita e cominciano a muoversi, a guizzare per pochi decimi di secondo, prima di venir celati dalle palpebre. Jeremy tiene sempre gli occhi chiusi quando è in Rete. E' un comportamento che abbiamo riscontrato in tutti i rapidi con i quali abbiamo avuto a che fare fino ad oggi. Anche il resto del corpo risente del collegamento: Jeremy smette di sbavare e le mani lasciano la presa spasmodica sulla sua T-shirt, quando è interfacciato. E' una specie di miracolo a cui assisto da anni ma che ogni volta non cessa di stupirmi. Con il cervello ed il sistema nervoso che lavorano ad un velocità di qualche megahertz Jeremy è un vero miracolo vivente, dalla vita breve forse, ma pur sempre un miracolo.
Ho cercato di spiegargli quello che ha fatto e l'ho anche avvertito che non potrà più eccitarsi a quella velocità altrimenti saremo costretti a toglierlo permanentemente dalla Rete. Non ha risposto ma so che mi ha capito perché quando gli ho detto che comunque avrebbe potuto usare i frattali, una volta ogni tanto, mi ha insultato.
"Sei lento, Peter. LENTO." mi ha detto.
Ha ragione.


Il professor Hiasuki Yashiyama lesse sul suo monitor la domanda che Misha gli aveva appena posto.
"COSA SIGNIFICA MUTANTE?"
Yashiyama pensò che il ragazzo doveva essere ancora arrabbiato. Arrabbiato per esser stato scoperto, naturalmente. A quanto pareva, Misha aveva trovato il modo di forzare gli ingressi dati che permettevano l'accesso alla Rete Dati centrale e se ne era andato in giro a curiosare. Probabilmente doveva aver già fatto un primo sopralluogo esplorativo perché, quando  Yashiyama lo aveva sorpreso fuori dalla Rete interna, il ragazzo era parso già in grado di districarsi piuttosto bene fra le miriadi di canali e diramazioni informative che costituivano l'essenza stessa della Rete Dati centrale e che permettevano la circolazione rapida di tutte quelle informazioni ormai necessarie a miliardi e miliardi di persone su tutto il pianeta. Yashiyama, preoccupato, aveva staccato Misha dalla Rete, scollegando l'interfaccia neurale, ed aveva cambiato il sistema di protezione degli ingressi dati prima di connetterlo nuovamente.
Misha però una volta ricollegato non aveva neanche provato ad uscire di nuovo, aveva subito chiesto di lui, perché voleva parlargli.
 Yashiyama rilesse nuovamente la frase che brillava sullo schermo pensando a quale potesse essere il modo migliore di rispondere. Forse non era il caso di continuare ad usare trucchi con lui, chissà quali informazioni era riuscito ad ottenere, fuori. Era stato nella Rete Dati centrale per quasi quattro minuti!
"Vuoi sapere se sei un mutante, Misha? Credo tu lo abbia già scoperto da solo." Scrisse perciò in risposta.
"IO NON SONO L'UNICO MUTANTE. CE NE SONO ALTRI."
Yashiyama lesse la nuova frase. Non era una domanda. Dove vuole arrivare?
"Sì, ce ne sono altri, come te. La vostra mutazione è stata provocata da una malattia."
"PERCHE' NON MI HAI MAI DETTO CHE C'ERANO ALTRI COME ME, YASHI-SAN? PERCHE' LORO NON SONO/VIVONO QUI, DOVE VIVO IO? IO SONO PRIGIONIERO, YASHI-SAN?
Ecco cos'è che lo tormenta! pensò lo scienziato giapponese, affrettandosi a digitare sulla tastiera la sua risposta.
"Tu non sei prigioniero, Misha!"
"NON TI CREDO. MI HAI STACCATO DALLA RETE DATI, NON VOLEVI CHE GUARDASSI/LEGGESSI FUORI. MI HAI MENTITO."
"E' difficile da spiegare. Ho dovuto mentirti per il tuo bene."
"DOVE SONO GLI ALTRI?"
Misha continuava a tirare in ballo quell'argomento. Yashiyama assecondò questo suo modo di chiarire le cose, cercando di non scendere troppo nei particolari.
"Gli altri non sono in grado di usare la rete dati come fai tu. Tu sei speciale Misha, puoi fare cose che gli altri non fanno.
"TU HAI FATTO IN MODO CHE IO POTESSI USARE LA RETE, YASHI-SAN, HO LETTO ALCUNI FILES DI UN DATASTORE DELLA RETE CENTRALE. PERCHE' NON FAI LO STESSO ANCHE CON GLI ALTRI? PERCHE' NON LI PORTI QUI?"
"Non è così semplice. Non conosco il luogo dove vivono." Non era proprio una bugia questa, ma non era nemmeno la verità. La verità era che le attrezzature dell'istituto permettevano di lavorare su un solo soggetto alla volta. Yashiyama preferì però non fare cenno di questo al ragazzo, la situazione era già abbastanza complicata.
"NON CI SONO ALTRI COME ME, IN ALTRE RETI?"
"No, credo di no." rispose Yashiyama, fidando che il ragazzo non fosse a conoscenza della fondazione americana che faceva loro concorrenza.
 Il cursore arancione lampeggiò per un istante di troppo dentro la matrice oscura dello schermo - Misha era sempre istantaneo nel far comparire le sue frasi - e poi compose la domanda che l'anziano scienziato giapponese aveva temuto sin dall'inizio.
"QUANTO TEMPO ANCORA MI RIMANE DA VIVERE, YASHI-SAN?"
Yashiyama si sentì gelare il sangue, nel leggere tale affermazione. Dunque ha scoperto anche questo!
Non sapendo cosa rispondere rimase fermo, ad osservare il monitor.  A Misha rimanevano probabilmente meno di due anni di vita. Aveva quattordici anni. Tutti i mutanti con i quali aveva lavorato in tutti quegli anni erano morti prima di arrivare a compierne diciasette. Yashiyama non aveva mai potuto far nulla per evitarlo, era colpa della mutazione. Il loro sistema nervoso accelerato metabolizzava il glucosio in quantità molto superiori al normale ed inoltre degenerava, invecchiava più velocemente di quanto non facesse il corpo.
Questo era anche uno dei problemi principali che si frapponevano al raggiungimento dell'integrazione indotta artificialmente. Non sarebbe stata molto utile infatti una facoltà fisica aggiuntiva, se il suo possesso comportava un accorciamento tanto brusco della vita.
Proprio per cercare di risolvere tale problema Yashiyama aveva perciò ultimamente deciso di condurre studi sul gene mutante in vitro, cercando di modificarne la struttura con la manipolazione genetica, in modo da ottenerne varianti che forse non avrebbero condotto alla situazione limite in cui si trovavano i poveri ragazzi come Misha - che lui tentava da anni di riaddestrare all'interazione col mondo normale - e che nello stesso tempo sarebbero stati utilizzabili senza pericolo dal resto della razza umana.
Yashiyama continuava ad osservare il monitor, profondamente turbato. Probabilmente Misha conosceva già la risposta alla domanda che gli aveva posto. E se invece non la conosceva lui non aveva il coraggio di dargliela.
Fu Misha a sbloccare la situazione.
"E' TRISTE ESSERE VELOCI." disse servendosi del cursore luminoso.
"E' TRISTE ESSERE MUTANTI, YASHI-SAN" disse.
E interruppe il collegamento.


-- Ancora nessun movimento dall'ultima volta? - chiese il capo delle Black Shuriken al quindicenne che era di turno alla console.
-- Niente, Toshiro, soltanto comunicazioni ordinarie, nulla di interessante.
-- Merda. Lasciamo perdere, che è meglio. Forse era solo un programma sperimentale senza valore.- Erano tre giorni che tenevano sotto costante sorveglianza il nodo di smistamento di Yamagata, senza alcun risultato.
-- Lascio un segnalatore spia - fece il giovane dagli occhi a mandorla chino sulla console - Giusto nel caso quell'affare si facesse vivo di nuovo.
-- Giusto nel caso, eh? Va bene. Ma che sia pulito ed autodissolvente, non rintracciabile.
-- Ci penso io, Toshiro, non preoccuparti - un sorriso feroce attraversò il viso del ragazzo giapponese, che subito cominciò ad istruire la sua IV su quello che avrebbe dovuto fare.


Era di nuovo fuori.
Questa volta era determinato ed aveva una meta precisa, avrebbe cercato di raggiungere la rete dati della Fondazione Graham, negli Stati Uniti, dove abitava l'altro. Non sapeva ancora come avrebbe fatto ad arrivare fino in America ma sapeva che il primo passo da compiere era quello di tornare fuori, ed era esattamente quello che aveva appena fatto. Ormai non si fidava più di Yashiyama, non dopo che gli aveva mentito di nuovo, adesso l'unica cosa importante era riuscire a trovare l'altro, il ragazzo mutante - mutante come lui - di cui aveva trovato notizie frammentarie e sporadiche in un data base della rete di Tokio durante la sua seconda fuga, prima dell'assalto delle stelle nere.
Misha era fuori, nella rete centrale, ed aveva una gran fretta.
Simulò una richiesta a nome dell'Istituto ed ottenne una portante verso il nodo di commutazione transoceanico di Tokio dall'IA di Yamagata. Questa volta l'IA gli affibbiò una pseudoforma triangolare di color amaranto, mentre per la portante scelse un rosa elettrico talmente luminoso da abbagliare.
Misha si agganciò a quello strano serpente rosa e schizzò ancora una volta verso Tokio, ad una velocità di qualche milione di bit per secondo.
La stella nera lo fermò all'entrata del nodo commutazione.
Era più grande e minacciosa di quelle che lo avevano assalito la prima volta, ma non lo attaccò.
"QUESTA E` UNA SEMPLICE RICHIESTA DI COMUNICAZIONE, NON HO INTENZIONI OSTILI" - disse l'Identità Virtuale - "VOGLIO SOLO SAPERE COSA SEI"
"SONO MISHA" - Rispose Misha, disorientato.
"MISHA? SEI UNA INTELLIGENZA ARTIFICIALE O COSA?"
"NON SONO UNA INTELLIGENZA ARTIFICIALE, SONO MISHA. SONO UN MUTANTE. LASCIAMI ANDARE."
"UN MUTANTE! SEI UN PROGRAMMA SPERIMENTALE, VERO MISHA?"
"DEVO ARRIVARE NEGLI STATI UNITI, NON HO MOLTO TEMPO." - disse il giovane mutante, ormai quasi in preda al panico. Non ce la farò. Non mi lascierà passare. Non so cosa vuole ma non mi lascierà andare. E Yashiyama potrebbe accorgersi che sono fuggito da un momento all'altro. Mi riporterà indietro di nuovo. Mi scollegherà.
"CHI E` IL TUO CONTROLLORE UMANO? CHI TI HA PROGRAMMATO? QUALCUNO DELL'ISTITUTO DI YAMAGATA, NON E` COSI`?"
"NO! NON SONO UN'IA, NON SONO UN'IV, NON SONO UN PROGRAMMA! IO SONO MISHA! LASCIAMI PASSARE, PER FAVORE!"
"VORRESTI DIRE CHE SEI UMANO?! NON PUO` ESSERE, SEI TROPPO VELOCE. TU SEI UN PROGRAMMA, AMICO, NON PRENDERMI IN GIRO"
"VA BENE! SONO UN PROGRAMMA, MA LASCIAMI ENTRARE NEL NODO! DEVO ARRIVARE ALLA FONDAZIONE GRAHAM PRIMA CHE YASHIYAMA SI ACCORGA CHE SONO FUGGITO, TI PREGO."
L'IV, che era in contatto perpetuo con Toshiro Kizuki, il capo delle Black Shuriken, e al quale stava ritrasmettendo tutta la conversazione, ricevette una serie di istruzioni inaspettate.  L'identità Virtuale, abituata ad essere una predatrice, rimase un po' perplessa dal comando, ma come aveva sempre fatto (e come sempre avrebbe fatto finché il suo costrutto fosse esistito nella rete dati), ubbidì istantaneamente.
"PUOI ANDARE" - disse quindi dopo un paio di eterni secondi - "MA NON TI SECCA SE VENGO CON TE, VERO?
Misha non rispose, e un attimo dopo era già all'interno del nodo di commutazione.
Come aveva fatto prima, simulò una richiesta di collegamento a nome di Yashiyama, per conto dell'Istituto, ma questa volta non funzionò. Quella che Misha aveva richiesto era un'operazione a pagamento, che richiedeva una transazione monetaria, e così quando l'IA di controllo gli chiese il codice di accredito personale, Misha si sentì perduto.
E` stato tutto inutile - pensò - non andrò da nessuna parte e Yashiyama forse a quest'ora mi ha già scoperto. E magari mi ha lasciato finora in collegamento perché sapeva che non sarei potuto andare da nessuna parte. Starà ridendo di me. Che stupido che sono stato.
"SEI DAVVERO STRANO, MISHA. LO SANNO TUTTI CHE PER I TRASFERIMENTI TRANSOCEANICI SI PAGA UNA TARIFFA A TEMPO." - disse l'IV nera, che ormai gli si era incollata addosso come un'ombra.
"TU HAI UN CODICE DI CREDITO?" - chiese Misha, improvvisamente speranzoso.
"STAI SCHERZANDO? MA CHE RAZZA DI PROGRAMMA SEI?"
"CREDEVO CHE POTESSI/VOLESSI AIUTARMI"
"SAI, COMINCIO A PENSARE CHE FORSE POTRESTI DAVVERO ESSERE UN ESSERE UMANO, SEI ABBASTANZA STRANO PER ESSERLO. AIUTO? BISOGNA VEDERE CHE NE PENSA IL MIO CAVALIERE"
"CAVALIERE?"
"IL MIO CONTROLLORE UMANO. IL MIO PADRONE."
"E CHE PENSA IL TUO CONTROLLORE, MI AIUTERA`?"
"NON LO SO ANCORA, SAI, GLI UMANI SONO LENTI A RISPONDERE, QUANDO PARLI CON LORO"
"LO SO"
I due, un umano mutante di quattordici anni ed una Identità Virtuale hacker con una grande predisposizione alla pirateria attesero insieme e alla fine, milleduecento millisecondi più tardi, giunse la risposta del capo delle Black Shuriken.
"IL MIO CAVALIERE E` RIMASTO INCURIOSITO, MISHA, LO HAI COLPITO. TI AIUTEREMO.
"VUOL DIRE CHE HAI DAVVERO UN CODICE DI CREDITO?"
"VOLEVI ANDARE NEGLI STATI UNITI? SEGUIMI, TI MOSTRERO` QUALCHE TRUCCO"
La stella nera si mosse, fulminea, e Misha la seguì, deciso e speranzoso. Erano trascorsi appena quaranta secondi da quando aveva lasciato l'Istituto.
Arrivare al nodo di smistamento di New York richiese altri tre lunghissimi minuti, perché il giro che i due dovettero fare fu lungo.
Uscire dalla rete informatica giapponese fu il problema più grande: i due provarono più volte le uscite di Nagasaki, Matsue, Matsuyama, Tottori, e solo al terzo tentativo riuscirono ad agganciarsi illegalmente ad una portante in uscita dal nodo di Fukuoka che li portò fino a Pusan, in Corea. Da lì, saltarono a Seul e quindi a Tsingtao, nella rete dati cinese.
"LA RETE CINESE E` UN COLABRODO" - fu il commento dell'IV, quando, con estrema semplicità, riuscì a raggirare l'IA del nodo di Nanking, ottenendo una portante prioritaria verso Taipei, sull'isola di Taiwan - I CINESI HANNO DELLE BUONE IA MILITARI, MA IN QUANTO AL RESTO, NOI CE LI MANGIAMO A COLAZIONE"
Da Taipei il viaggio divenne molto più spedito; Taiwan aveva quasi lo stesso numero di connessioni di rete del Giappone, ma i controlli delle IA erano molto più blandi, perché il software taiwanese continuava a fare schifo come aveva sempre fatto e così l'isola era per lo più una specie di zona franca che le bande di hacker ancora inesperte utilizzavano per addestrare le loro Identità Virtuali.
Da Taiwan arrivarono in Egitto con un unico trasferimento. Dal nodo di Il Cairo passarono a quello di Napoli e quindi direttamente a Londra.
E da Londra finalmente a New York, il tutto in meno di duecento secondi.
"CI SIAMO, MISHA, DOVE VOLEVI TU. MA ORA DOBBIAMO PROCURARCI IN FRETTA UN CANALE TRANSOCEANICO COL NODO DI FUKUOKA"
"PERCHE`?" - rispose Misha, ancora sconvolto. E` immensa, la rete dati, più di quanto avessi immaginato. Yashiyama aveva ragione, ci si potrebbe perdere facilmente qui fuori.
"PERCHE` PER ORA SIAMO IN UNA SITUAZIONE SUPERCRITICA, STIAMO IMPEGNANDO DIECI PORTANTI SU ALTRETTANTI NODI DI COMMUTAZIONE SPARSI NELLA RETE MONDIALE. SE UNA QUALSIASI DOVESSE INTERROMPERSI, DOVREMMO RIFARE TUTTO IL PERCORSO DALL'INIZIO."
"MA COME FAI A FARTI APRIRE UN CANALE SENZA UN CODICE DI CREDITO?"
"CHI TI HA DETTO CHE NON HO UN CODICE DI CREDITO?"
"MA, ALLORA POTEVI FARTI APRIRE UN CANALE DIRETTO DA TOKIO! PERCHE` ABBIAMO FATTO/COMPIUTO TUTTO QUEL GIRO? YASHIYAMA POTREBBE SCOLLEGARMI DA UN MOMENTO ALL'ALTRO!"
"ORDINI DEL MIO CAVALIERE. IO NON C'ENTRO NULLA"
L'IV chiese, pagò ed ottenne il canale verso Fukuoka. Il loro collegamento venne commutato da multiporta a diretto (con l'eccezione delle portanti dei nodi iniziali di Yamagata per Misha e di Tokio per la stella nera) e divenne enormemente più stabile. Erano trascorsi meno di cinque minuti dalla fuga di Misha.
"DOVE ANDIAMO ADESSO?" - domandò quindi l'IV nera.
"FONDAZIONE GRAHAM" - Misha non riusciva a spiegarsi il comportamento del cavaliere umano della stella nera. Perché aveva agito in quel modo? Perché aveva rischiato la propria IV quando avrebbe potuto fare tutto legalmente sin dal principio? Misha ci pensò su, ma non trovò risposte.
"FONDAZIONE GRAHAM. QUI A NEW YORK?"
"NON LO SO"
"NON LO SAI? L'IMMAGINAVO. MA RIMEDIAMO SUBITO"
Ottennero il numero di identificazione-in-rete che gli serviva da un data base gratuito newyorkese e dopo un piccolo balzo al vicino nodo di Boston, si trovarono davanti all'ingresso dati della Fondazione Graham.
"ANDIAMO" - disse Misha, che ormai fremeva dalla curiosità, e si diresse verso l'ingresso dati. Il software di difesa della Fondazione lo bloccò all'istante e la stella nera dovette impegnarsi parecchio per impedire che i programmi di difesa li tracciassero fino in Giappone e risalissero al luogo di chiamata.
"SEI UNO STUPIDO, MISHA! PENSAVI DI ENTRARE COSI`, SENZA NEMEMNO BUSSARE?"
"IO HO BISOGNO/DEVO ENTRARE LI` DENTRO"
"SI`, QUESTO L'HO CAPITO. PERO` LASCIA CHE CI PENSI IO, VA BENE?"
L'IV nera provò per ben tre volte a far breccia nel sistema della Fondazione e alla fine scoprì che il software di difesa della rete dati interna della Fondazione Graham era praticamente invalicabile.
"SEI PROPRIO SICURO DI VOLER ENTRARE QUI DENTRO, MISHA?" - annunciò alla fine l'Identità Virtuale - "PER FORZARE QUESTO SOFTWARE CI VORREBBE UN PROGRAMMA MILITARE, E` TROPPO SOFISTICATO"
"IO DEVO ENTRARE. IO HO BISOGNO/DEVO ENTRARE" - ripetè Misha e si proiettò nuovamente contro l'ingresso dati della Fondazione. Le difese scattarono di nuovo e nemmeno la stella nera potè fare nulla, questa volta, poiché rimase intrappolata anch'essa dal software di difesa.
Misha si preparò. Era tutto finito: adesso il programma - da quale non poteva più sganciarsi - lo avrebbe tracciato e seguito lungo la rete dati centrale fino all'Istituto e così, sia la Fondazione Graham che Yashiyama sarebbero venuti a conoscenza di tutto quanto. Yashiyama avrebbe potuto disconnetterlo definitivamente, per quello che aveva fatto? Misha se lo chiese e arrivò alla conclusione che non gli importava. Che gli tagliassero pure i cavi che gli uscivano dalla testa, a lui non importava più. Sarebbe tornato nel buio, in isolamento totale,  ma almeno lì non ci sarebbero state bugie dolorose e programmi a dargli la caccia.
Misha si preparò. Ma la fine non venne.
Quello che arrivò fu un'esclamazione, "VI HO PRESO!", un messaggio che arrivava direttamente dalla Rete interna della Fondazione e che gli veniva trasmesso attraverso il canale informativo del programma difensivo che lo aveva intrappolato. Misha rimase sbigottito: il programma si era fermato, non lo stava tracciando. Qualche microsecondo più tardi gli giunse un nuovo messaggio, e questa volta era una domanda, "CHI SIETE?"
Misha rispose senza pensarci, era troppo sbalordito.
"SONO MISHA" inviò lungo il canale dati e solo dopo aver risposto si rese conto dell'intervallo di tempo che era intercorso fra i due messaggi che aveva ricevuto. Un intervallo troppo breve. Misha fremette.
 Un nuovo messaggio lo raggiunse quasi istantaneamente lungo il canale dati: "STAVI CERCANDO DI ENTRARE QUI. PERCHE'?"
"CERCAVO DI INCONTRARE/TROVARE QUALCUNO COME ME. SO CHE ABITA/VIVE QUI. IO VIVO NELLA RETE DATI DEL PROFESSOR YASHIYAMA." Misha era troppo eccitato per pensare e rispondere in maniera del tutto razionale, era ormai quasi sicuro che dall'altra parte del canale dati ci fosse l'altro, colui che lui stava cercando.
"CHI E` L'ALTRO CHE E` CON TE?"
"IO SONO UNA STELLA NERA, UN'IDENTITA` VIRTUALE. SAPPI CHE OGNI TENTATIVO DI IRROMPERE NEL MIO COSTRUTTO PROVOCHERA` SOLO LA MIA CANCELLAZIONE. QUESTE SONO LE UNICHE INFORMAZIONI CHE OTTERRAI DA ME, IA.
"NON SONO UN'IA."
"ALLORA DEVI ESSERE QUELLO CHE CERCAVA MISHA. ANCHE LUI AFFERMA DI NON ESSERE UN'INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Ci fu una pausa. Misha e la stella nera rimasero in attesa - in ogni caso non potevano far nient'altro - e dopo un'altra frazione di secondo arrivò la domanda chiarificatrice.
"E' BUIO QUANDO SEI FUORI?"
"FUORI DA DOVE?" - fu la risposta della stella nera.
"SI'!" - Rispose invece freneticamente Misha - "E' BUIO QUANDO MI SCOLLEGANO DALLA RETE DATI."
Ancora una micropausa e poi:
"HAI TROVATO QUELLO CHE CERCAVI, MISHA. CIAO, IO MI CHIAMO JEREMY."


Toshiro Kizuki, leader incontrastato delle Black Shuriken, lesse sul suo monitor il report che la sua IV gli aveva appena trasmesso e sorrise.
L'Identità Virtuale gli riferiva che, secondo lei, forse era il caso di riconsiderare l'ipotesi che la strana IA dell'Istituto di Yamagata non fosse affatto un'IA.
Toshiro sorrise, perchè quella era una cosa che sapeva già, e ordinò all'IV di registrare tutto.
Prevedeva che di lì a poco le Black Shuriken avrebbero goduto di grande popolarità, non appena nel giro degli hacker si fosse saputo a chi apparteneva l'Identità Virtuale che aveva aiutato il mutante giapponese ad incontrare il suo amico americano.
Magari ne sarebbe venuta fuori anche un'intervista su qualche rivista di computer.
Sì, c'era proprio di che sorridere.
Toshiro spense il suo portatile ed andò a cercare qualcuno dei ragazzi. Aveva voglia di una birra.

Giuseppe De Rosa
©1989 (6 novembre - 20 dicembre)
(Revisione 6 - 13 aprile 1991)



IntercoM
Mondo - Ultimi arrivi - Autori - Argomenti - Testi in linea - Speciali
Premi della SF - IntercoM rivista - Collegamenti - Ansible