NATO PER UCCIDERE
Giuseppe De Rosa

NOTA AL RACCONTO
Questa storia è stata scritta per uno dei concorsi amichevoli su Mclink e vale la pena parlarne perché l'idea della storia deriva da una serie di associazioni di idee che avevano come punto di partenza... un cartello stradale. Il cartello in questione, molto comune in Puglia ma altrettanto raro nelle altre regioni d'Italia è quello che indica la direzione e l'esistenza delle particolarissime "strade complanari". Ancora adesso non so con esattezza cosa siano in effetti queste "complanari", ma mentre in auto incontravo questi cartelli, immaginai di avere una sorta di telecamera volante da poter lanciare dall'auto in corsa; la telecamera sarebbe salita ed avrebbe potuto svelare dall'alto il mistero delle strade che "stanno sullo stesso piano".
Dalla telecamera volante al missile intelligente di Nato per uccidere il passo è breve.
Questo impulso creativo e la frase di chiusura della storia (sapevo che il racconto sarebbe finito con quella frase prima ancora di cominciare a scrivere), sono le uniche due cose degne di nota del racconto.
Sapevo che Nato per Uccidere somigliava a Dark Star di Carpenter... e ci ero passato sopra, dicendo a me stesso che comunque non lo avevo scritto pensando a Dark Star, che era comunque originale. Quando invece, dopo aver intitolato il racconto "Vento Divino" (traduzione italiana di Kamikaze) mi fecero notare che tanto la trama quanto il titolo erano TROPPO simili ad una storia di F. Young apparsa in appendice ad Urania 1074 (EGIRA, di Greg Bear) che io - controllai immediatamente - possedevo, la vergogna fu totale. Ritirai il racconto dal concorso, facendo le mie scuse agli altri partecipanti. Sicuramente avevo letto Vento Divino di Young in coda all'Urania, anche se non lo ricordavo, e probabilmente, a livello inconscio il concept di quel racconto aveva influenzato la mia storia. Nonostante questo ero a posto con la coscienza, perché la mia stesura era autentica, avevo provato gli stessi brividi di sempre nello scriverla e ne ero rimasto soddisfatto quando l'avevo completata. Per questo motivo non la distrussi e anzi, dopo qualche tempo, cambiai il titolo in Nato per Uccidere e la riaccolsi "in famiglia".


La Santa Marguerita uscì dai Cunicoli del Verme avvolta in un bozzolo di Tela di Ragno.
Quando si trovò a contatto con la sottile e micidiale pellicola energetica del cunicolo, il bozzolo esplose di luce, emettendo un gran numero di radiazioni anche nei campi dell'ultravioletto, X e gamma. Come ogni volta però, riuscì a proteggere lo scafo ed il suo prezioso contenuto di armi e uomini.
Con tutta probabilità il fuoco d'artificio elettromagnetico generato dal bozzolo sarebbe stato immediatamente individuato  dalle  sonde di ricognizione della flotta nemica, ma questo era il prezzo da pagare per poter uscire indenni dai cunicoli ultrarelativistici che permettevano di saltare a piacimento fra le stelle, ed entrambe le flotte, quella Terrestre e quella Koresita, avevano ormai da tempo deciso che era un prezzo più che accettabile da sostenere, dal momento che era ovvio che sarebbero stati proprio i Cunicoli, a lungo andare, a decretare la vittoria dell'uno o dell'altro schieramento.
Non appena al sicuro nel più familiare spazio relativistico, la Santa Marguerita provvide a dissimulare il proprio arrivo: un certo numero di microfilatori, piccoli gioielli tecnologici dal diametro inferiore ai due millimetri, vennero proiettati verso il Cunicolo, ad angolazione e velocità casuali; le emissioni dei loro bozzoli al momento dell'annichilazione contro il cunicolo avrebbero così dissimulato il passaggio della nave, inducendo il nemico a credere di aver rilevato la distruzione di uno sciame di meteoriti vaganti invece dell'ingresso di una nave da battaglia. Questo almeno in teoria. Poiché infatti anche gli avversari utilizzavano la stessa tecnica di mascheramento, la reale efficacia di tale manovra diveniva di volta in volta sempre più dubbia.
Conclusa la manovra di mascheramento, con i motori al plasma tenuti al massimo regime e completamente schermati, la Santa Marguerita fece rotta velocemente verso la stazione militare koresita orbitante attorno al pianeta Thianatis.

La sonda di ricognizione Koresita che per prima rilevò l'emissione a largo spettro della Santa Marguerita si trovava a due soli secondi-luce di distanza dal punto di ingresso lungo il Cunicolo e subito mise in atto la sua procedura di riscontro.
Lanciò un bozzolo di circa dieci centimetri di diametro all'interno dei Cunicoli del Verme e rimase in attesa.
La sfera uscì venti secondi più tardi nello stesso punto in cui era uscito l'incrociatore terrestre e cominciò ad annusare in giro. Trovò immediatamente la traccia di calore lasciata dai pur schermati motori a plasma della nave e ne calcolò la rotta, poi inviò un messaggio radiolaser alla sonda madre, la quale, finalmente, inviò a sua volta un messaggio laser alla stazione Koresita.
E così, dopo circa un minuto dall'ingresso della Santa Marguerita, i koresiti della stazione di Thianatis seppero che una nave da guerra terrestre si stava dirigendo verso di loro.
Due intercettori leggeri vennero mandati incontro al nemico terrestre mentre la stazione si preparava all'assalto, modificando parzialmente la propria struttura in modo da offrire il minor numero di bersagli vitali possibili alle armi nemiche. Le sezioni stagne vennero sigillate ed escluse dal sistema di mantenimento centrale: erano in grado autosostenersi e persino di muoversi indipendentemente ed allontanarsi dal corpo della stazione. Gli avamposti disseminati sul pianeta ricevettero l'ordine di sospendere i lavori di scavo e di stare all'erta. Vennero sospesi i voli degli shuttle da carico e gli otto cargo minerari che erano attraccati ai docks della stazione orbitale ricevettero l'ordine di sganciarsi ed allontanarsi alla massima velocità verso la salvezza dei Cunicoli.
Dopo otto minuti, quando la Santa Marguerita era quasi giunta in contatto con i primi intercettori, sulla stazione Koresita ogni batteria di laser e ogni postazione di difesa era perfettamente operativa e pronta alla battaglia.

-- È ora di svegliare i ragazzi - disse il capitano Yuri Bramilisov mentre la sua nave si avvicinava silenziosa verso l'obiettivo designato. Thianatis era un'enorme palla di roccia che orbitava attorno ad una bizzosa gigante rossa giusto ai margini della sfera di controllo Koresita. Il planetoide era sterile e assolutamente inadatto alla vita a causa dell'elevata instabilità del suo sole. Però era molto, molto ricco di minerali. Ne era talmente ricco da giustificare un'intera stazione militare a sua protezione. E una missione contro di essa.
Le mani guantate del tenente Gentayn, ricoperte dai complicati disegni impressi nel polimero fotoreattivo, si mossero veloci al di sopra del lettore luminoso che aveva davanti a sè e un istante più tardi uno schema a scacchiera, formato da dieci file di dieci caselle, si solidificò virtualmente davanti ai suoi occhi. Una scacchiera identica si materializzò sull'olopiastra della console del capitano Bramilisov, quindi ambedue i costrutti lampeggiarono un paio di volte e si stabilizzarono.
Le cento cellette di entrambi gli schemi erano accese e risplendevano di luce verde; il tenente operatore lanciò un'occhiata all'immagine dell'olopiastra del capitano, annuì fra sé e poi mosse nuovamente le mani al di sopra dello scanner luminoso.
-- Tutti svegli e in ascolto, signore, può procedere quando vuole.
Il capitano annuì e rimase qualche istante ad osservare lo schema che aveva davanti, quindi si decise a parlare.
-- Ben svegliati ragazzi.
-- Salve, capitano Bramilisov. La voce parve giungere dal centro del costrutto olografico che il capitano aveva di fronte ed il tono era cordiale ma impersonale. Una delle cellette, la sesta della terza fila, cominciò a lampeggiare di luce rossa. Il tenente operatore scambiò un'occhiata col suo comandante e poi mosse le dita sul lettore. La cella 6-C si spense: il suo occupante non aveva riconosciuto la voce del capitano della Santa Marguerita ed il suo sistema di supporto era stato perciò disattivato, per precauzione.
-- Siamo vicini al nostro obiettivo - continuò tranquillo il capitano Bramilisov - e questa è la ragione principale per la quale siete stati risvegliati, anche se in realtà mancano diversi minuti al contatto vero e proprio. Però non è solo questo il motivo che mi ha spinto a disturbare il vostro sonno tranquillo. Nonostante sappia bene che ognuno di voi è stato accuratamente istruito su quello che dovrà fare una volta che saremo entrati in contatto con la flottiglia di difesa Koresita, ho pensato che non sarebbe stato inutile spendere qualche minuto scambiando qualche parola con voi, sempre che siate d'accordo.
-- È un piacere per noi poter parlare con lei, capitano. - rispose la voce impersonale del modulo vocale dell'elaboratore dopo aver analizzato le risposte dei novantanove occupanti della scacchiera ed averle trovate perfettamente omologhe ed omogenee. Nessuna cella cambiò colore e Bramilisov proseguì il suo sondaggio.
-- Bene - disse - Sapete tutti, ragazzi, che questa sarà una missione senza ritorno. Nessuno di voi sopravviverà all'imminente scontro con la stazione koresita e la sua flotta di difesa... e questa è una cosa che mi rattrista molto. Ognuno di voi conosce a perfezione i punti deboli delle navi nemiche e della stazione orbitale che ci accingiamo ad attaccare e distruggere. Ognuno di voi è armato in maniera tale da poter provocare il maggior numero di danni al nemico. - fece una pausa, come volevano le procedure standard - Mi domando se questo sia giusto. In fondo, anche i Koresiti sono esseri senzienti ed intelligenti. Non vi sembra ingiusto il fatto che dobbiate sacrificare le vostre vite solo per distruggere altre vite?
La risposta non si fece attendere troppo. Però sulla scacchiera cominciarono a lampeggiare di rosso altre quattro cellette, mentre la voce impersonale rispondeva:
-- Vale la pena di morire, se il sacrificio può giovare alla vittoria della razza umana.
Bramilisov, sorpreso, fece nuovamente cenno al tenente Gentayn di disattivare le celle anomale. Mentre le quattro luci lampeggianti diventavano grigie, disse:
-- Sì, è così. Sono contento che condividiate questo punto di vista. Sono fiero di voi, ragazzi.
-- Grazie, signore!
-- Sono sicuro che darete del filo da torcere ai nostri nemici. Voglio che sappiate che la Santa Marguerita è stata orgogliosa di aver trasportato dei guerrieri coraggiosi e risoluti come voi.
-- Grazie, capitano!
-- Capitano, siamo in prossimità dell'obiettivo - disse improvvisamente uno degli ufficiali pilota - ho il segnale di due intercettori nemici a dodicimila chilometri, in avvicinamento.
-- Bene - rispose Bramilisov rivolgendo nuovamente l'attenzione allo schema a scacchiera davanti a sè - ragazzi ci siamo. Adesso gli faremo vedere cosa sappiamo fare.
-- SI!!
-- Li farete fuori tutti, lo so, perché voi siete i più forti.
-- SI!!
-- Voi siete i più abili!
-- SI!!
-- Voi siete i più pericolosi!  Voi siete i guerrieri della Santa Marguerita! I migliori dello spazio!
-- SI! SI! SI! SI!
-- Bene!! Adesso è tempo che vi saluti. Ognuno di noi ha un compito di cui occuparsi. Che tutti voi possiate andare a bersaglio.
-- Grazie Capitano Bramilisov!
Il tenente Gentayn interruppe il collegamento audio e dopo un paio di secondi i due costrutti olografici a scacchiera scomparvero.
Bramilisov sospirò, poco soddisfatto di come era andato il controllo. Addirittura cinque malfunzionamenti!
-- Quanto tempo abbiamo, prima del contatto? - domandò
-- I due intercettori sono a diecimila chilometri punto sette, signore.
Bramilisov fece un rapido calcolo mentale, e poi decise:
-- Tenente Hanek, quali sono state le risposte degli ultimi quattro segnalati?
-- Come signore? - Hanek si voltò stupito a guardare il capitano.
-- Ho chiesto quali risposte hanno dato gli ultimi quattro, prima che li scollegasse.
-- Oh, sì, subito - il tenente consultò le registrazioni elettroniche - alla sua domanda di riscontro "Non vi sembra ingiusto il fatto che dobbiate sacrificare le vostre vite solo per distruggere altre vite?" il 4-J e il 6-B sono rimasti in silenzio, il 7-G ha risposto "Sa Capitano, questa è una cosa che mi sono chiesto anch'io" mentre il 9-A ha detto "Be', ora che mi ci fa pensare, signore, credo proprio che sia come dice lei: non ha senso morire solo per uccidere".
--  Bene, vediamo se riusciamo a recuperarne almeno uno, 5 malfunzionamenti su cento sono troppi, per quello che costano. Tenente Gentayn, risvegli e mi colleghi con il 7-G.
Il tenente operatore scambiò un'occhiata preoccupata con il suo collega Hanek. Non si giocava con le IA difettose; ognuno dei cento missili dotati a bordo della Santa  Marguerita era armato con una testata a plasma di potenza sufficiente a vaporizzare l'intera nave e poiché il controllo sul sistema di detonazione, sebbene protetto da diverse impenetrabili routines di sicurezza, era pur sempre affidato alla volontà dell'IA pilota, nel caso di avaria o cedimento del condizionamento suicida la cosa più saggia da fare era scollegare l'IA dal supporto vitale e "rimandarla a dormire". Non che ci fosse davvero pericolo, non era mai accaduto nessun incidente, o per lo meno ciò asserivano le statistiche ufficiali -  ma era consuetudine che le IA segnalate durante il controllo venissero lasciate disattivate fino al ritorno alla base.
Perché, come si diceva in giro, "non si può mai dire cosa è capace di combinare una IA".
-- Può parlare, capitano. - disse il tenente Gentayn dopo aver ripristinato il collegamento, non senza lasciar trapelare la propria preoccupazione dal tono della voce.
Bramilisov si concentrò. L'IA 7-G era stata "riaddormentata" subito dopo la domanda di riscontro finale, dopo aver risposto "Sa Capitano, questa è una cosa che mi sono chiesto anch'io", perciò il discorso doveva esser ripreso da quel punto.
-- E a quali conclusioni sei giunto figliolo? - chiese con tono interessato, fissando l'astratta immagine-simulacro che il tenente operatore aveva fatto comparire sull'olopiastra nel frattempo.
-- Nessuna conclusione, capitano. Solo una sensazione.
-- Una sensazione?
-- Credo di non poter esser in grado di arrivare ad una conclusione definitiva. So che quello che facciamo è giusto, capitano, ma... non riesco a trovare un perché, nella mia memoria.
Bramilisov fece cenno al tenente operatore di stare pronto a scollegare l'IA ad un suo segnale. Il tenente Gentayn allungò le mani guantate sul lettore laser e rimase con lo sguardo fisso sul suo capitano, in fremente attesa. Si accorse di stare sudando, ma non mosse le mani dal lettore.
-- Capitano, i due intercettori sono adesso a ottomila chilometri - segnalò nuovamente l'ufficiale pilota e  Bramilisov fece segno di aver capito con una mano. Poi disse, sempre rivolto all'IA difettosa:
-- Siamo in guerra, ragazzo mio, questo è il perché.
-- Lo so. Solo che non riesco a ricordare il motivo.
-- Il motivo della guerra? Che importanza ha il motivo? L'importante è che tu sia convinto di essere nel giusto.
-- Io "so" di essere nel giusto, capitano. Ma ugualmente mi piacerebbe poter ricordare il motivo per cui dovrò morire.
Bramilisov riflettè indeciso su cosa fare, se dare l'ordine di scollegamento o continuare a rischiare. Anche se le statistiche militari ufficiali negavano la possibilità di un incidente causato da un missile ribelle, le storie fantasiose che circolavano fra gli equipaggi lasciavano intendere esattamente il contrario.
-- Hai paura di morire, figliolo? - chiese infine.
-- No, capitano Bramilisov. Anzi, sa una cosa? Credo di esser stato creato apposta per morire. No. Non è esatto. Credo di esser stato creato per uccidere.
-- E la cosa ti turba? - Bramilisov si accorse all'improvviso di essere affascinato dai discorsi di quel missile bizzoso.
-- No. Ma non mi basta.
Bramilisov rimase perplesso. - Capisco - disse poi, e fece un cenno col capo al tenente pilota, chiedendo l'aggiornamento della situazione.
-- Riceviamo un messaggio dai due intercettori, signore.  Ordinano di allontanarci. Distanza settemila chilometri. Altri sei segnali rilevati a dodicimila chilometri.
-- Figliolo, ci sono due intercettori Koresiti che in questo momento si stanno dirigendo a tutta velocità verso di noi. Sanno che non hanno quasi nessuna possibilità di fermarci, e sanno che molto probabilmente moriranno in questo loro disperato tentativo. Eppure sono là fuori... e il solo fatto di esserci sembra bastargli, come motivo.
Questa volta fu l'IA a rimanere in silenzio per qualche secondo, mentre tutti gli occhi degli ufficiali presenti sul ponte erano puntati su Bramilisov.
-- Sì, capitano Bramilisov. - rispose infine l'IA 7-G - Ho capito quello che intende.
-- Bene. Combatterai, allora?
-- Certo, signore. Lasci che sia io ad intercettare quei due nemici.
-- Intercettori a cinquemila chilometri punto quattro, signore. - disse il tenente pilota.
-- Va bene, figliolo. Mi fiderò di te. - disse Bramilisov e segnalò di interrompere il collegamento audio.
Il tenente Gentayn eseguì l'ordine ancora più rapidamente del solito, l'avvicinarsi del nemico lo aveva reso automaticamente più rapido nei movimenti, uno dei risultati del lungo addestramento militare. Il tenente Hanek, alzando la testa dalla sua console si azzardò a domandare:
-- Non avrà intenzione di utilizzarlo, vero signore? Le sue risposte sono state tutte al di fuori degli schemi di sicurezza previsti dalla Marina.
-- E invece sì, tenente. Lo mandi contro gli intercettori koresiti insieme ad uno degli altri missili. Funzionerà a dovere, glielo garantisco. - rispose sorridendo Bramilisov.

Il missile a plasma 7-G venne lanciato quando ancora il nemico distava quasi quattromila chilometri dalla Santa Marguerita. Mentre avanzava verso il suo obiettivo, con un'accelerazione che nessun essere umano avrebbe mai potuto sopportare, ripensò a quanto era accaduto poco prima, al suo strano colloquio con il capitano Bramilisov. Si sentiva strano, deciso e allo stesso tempo triste. Corresse la propria rotta di una frazione di grado, allineandosi nuovamente con il segnale costituito dai motori di uno dei due intercettori che aveva scelto come suo bersaglio definitivo. Si mise in contatto con il compagno che insieme a lui era stato lanciato contro il nemico koresita, ma in risposta ottenne solo una serie di esclamazioni euforiche. Il suo compagno era felice, stava andando a fare ciò per cui era stato creato, stava per distruggere il nemico, ed era contento di farlo. L'IA 7-G invidiò l'intensità con cui il suo compagno pareva assaporare quegli ultimi attimi, ma non gli riuscì in alcun modo di imitarlo. Corresse nuovamente la rotta in risposta alle manovre evasive e alle bordate laser di sbarramento della piccola astronave su cui puntava.
E finalmente si rese conto di non essere affatto felice per quello che stava per fare. Fu come una mazzata, per la sua coscienza elettronica, ma ugualmente continuò ad andare avanti.
Qualche millisecondo prima di attivare il detonatore della propria testata, L'IA 7-G inviò due messaggi radio, uno alla Santa Marguerita, l'altro all'intercettore Koresita.
Il primo era indirizzato al capitano Bramilisov. Diceva: "Sa capitano? Quella sensazione permane, dopotutto. Ma non ho altra scelta. Se non lo facessi la mia stessa esistenza andrebbe sprecata."
Il secondo era molto più breve.
"Perdonatemi", diceva.

In una zona di spazio attorno al pianeta Thianatis che di lì a poco sarebbe divenuta un agguerrito campo di battaglia, il missile a plasma della nave terrestre Santa Marguerita identificato con la sigla 7-G giunse a bersaglio, chiuse gli occhi che non aveva e sparì in un'estasi di fuoco.

Giuseppe De Rosa
©1991 (28 agosto - 21 settembre)



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