TAUROMACHIA
[Tauromaquia]
Ernest Hogan

"Luisa, non ridere così", dissi. "Non siamo qui per divertirci".

"Scusami, Cesar", rispose, con gli occhi verdi che scintillavano sul suo sorriso, irritante come al solito. "Me ne ero scordata."

"Cosa vuol dire che te ne eri scordata?", la mia voce esplose a tutto volume.

"Shhh, Cesar, adesso sei tu che ti dimentichi. Ricordati dove siamo e che la maggior parte della gente qui intorno è venuta per godersi la corrida".

Con un profondo respiro e irrigidendo la faccia, il collo e la parte superiore del corpo, tentai di riacquistare il controllo. Ci riuscii. Come al solito aveva ragione, era la mia consigliera e la mia continua fonte di ispirazione. Eravamo circondati dai nemici, qui, gruppi intransigenti di appassionati di corride, la cui mostruosa sete di sangue e il cui risentimento per le sensate restrizioni che il mondo civilizzato continuava a porre su questa oscenità, che si autoproclama sport, li aveva portati ad assecondare i propri desideri in queste fiestas illegali e clandestine, dove, come in tempi incivili, possono vedere un nobile animale massacrato proprio davanti ai loro occhi. Erano spaventosi, non c'era solo gentaglia priva di educazione, ma anche persone che sembravano istruite, uomini, donne ed anche bambini.

Era difficile per me concepirli come umani. Sembravano quasi di una specie diversa, il modo in cui tutti erano bramosi per questo orrendo spettacolo, situato in una arena provvisoria, fornita di cupola e di un sistema anti-polizia, nel deserto al di fuori di Chihuahua.

Forse si erano evoluti dai brutali Cro-Magnon mentre io, e gli altri come me nella Società per l'Abolizione delle Crudeltà, siamo discendenti dei garbati e vegetariani Neanderthal.

Quello che era davvero sconcertante, era che la mia bella Luisa sembrava divertirsi a questi spettacoli, poichè lei era una sensibile artista che condivideva il mio amore profondo per la vita e per la bellezza. Non mi aveva sposato solo perchè la aiutassi mentre iniziava la sua carriera. Certo, si era unita alla Società solo dopo che io l'avevo incitata a farlo, e, ripensando a quando io e Indio eravamo ancora amici, lei sembrava sempre più occupata a socializzare con lui che a cercare di convincerlo a smettere e denunciare pubblicamente quell'attività, che lo lasciava segnato costantemente da dolori insopportabili, nonostante la capacità della tecnologia medica di rimetterlo a posto, ma lei è mia moglie e condivide i miei valori. Dopo il nostro matrimonio ha smesso di mangiare carne, mangia ancora uova e prodotti caseari, ma un giorno diventerà una vera vegetariana.

Comunque adorava davvero Indio, con il suo sguardo buono e oscuro e il suo codino da torero, fatto con i suoi capelli, non del tipo a fermaglio che era utilizzato dallo scorso secolo. Volevano sempre parlare e ridere insieme! Una volta, quando si tolse la maglietta per mostrarci le sue numerose cicatrici, lei fece correre le dita su una di esse, con uno sguardo deliziato sul viso, lo stesso sguardo che solitamente aveva quando lavorava la creta delle sue sculture. E il modo indecente in cui loro si salutavano baciandosi, non sulle labbra, per lo meno, non esattamente, certo, ma quasi, quando i loro corpi, solo per un secondo, stavano premuti insieme saldamente dalle spalle all'inguine.

Alcune volte mi chiedo se avessero avuto una relazione, ma mi rifiuto di credere che fosse possibile. Luisa mi ama troppo per farmi questo, anche se io sembro un Neanderthal dalla pelle scura.

Questi pensieri mi facevano venire dei bruciori allo stomaco. Il dottore mi diceva che la mia ulcera stava tornando. Questo perchè mi preoccupo soprattutto per i diritti degli animali e per i progressi sociali di cui discuto sempre e perchè spendo un sacco di tempo in lavori per la Società. Qualche volta penso di fermarmi un attimo, specialmente da quando in Messico è stata messa al bando l'uccisione dei tori nelle arene e tutte le forme di corrida sono state trionfalmente proibite nella Comunità Europea, e passare più tempo con Luisa, che sa come godere della vita e continua a ripetermi di rilassarmi e di godere della razza umana; ma la razza umana può essere così disumana, e c'é un sacco di lavoro da fare e così tanta ingiustizia da combattere.

Indio diceva sempre: "Cesar, permetti sempre a te stesso di essere trafitto, e ti rifiuti di usare la spada. Questo non é un modo per vivere, nè per morire". Poi rideva, mostrando la sua mancanza di senso morale.

Questo spiegava anche perché era stato così ardito da mandare un invito per questa corrida illegale a Luisa e a me, comunque mi chiedevo chi, tra me o Luisa, volesse. Si sarebbe potuto aspettare che io avessi rifiutato di partecipare e lei fosse venuta di nascosto e... no, non ci posso credere.

Ride quando mi immedesimo nei tori, il fatto é che sarò io a ridere questa volta, Indio. Non avresti mai dovuto sottovalutare quello che io e la Società per l'Abolizione delle Crudeltà siamo capaci di fare. Non tutte le spade son fatte d'acciaio, amico mio.

Per rassicurarmi, controllai la microtrasmittente nascosta nella cravatta. Era ancora lì, e pronta.

Una volta gli avevo chiesto se fosse stato ben disposto verso posti commerciali con il toro nell'arena. Senza esitazioni, mi disse, "Sì, é il modo più nobile per morire!".

Mi aveva reso triste. Così triste come mi sentivo in quella arena provvisoria, guardando Luisa sorridere e aspettando che l'orribile rituale cominciasse.

Finalmente, le luci si abbassarono. Iniziò la musica. Era una marcia da tauromachia, non una marcia tradizionale, ma una che riconobbi e che conoscevo bene: il suo titolo era "El Indio Carpentier", composta in onore di Indio, e lui l'aveva usata a lungo come inno personale, spesso fischiettandola quando faceva visita a Luisa e me.

C'era una pomposa sfilata dei toreri che prendevano parte al macello, criminali nei loro sgargianti abiti di luce. Stavo aspettando che Indio uscisse camminando impettito alla sua solita maniera imperiosa, ma invece, una figura leggermente differente, più piccola, in un abbagliante e femminile abito bianco e rosa, scivolò al centro dell'arena.

Era Masako O'Grady, che indossava il suo inconfondibile trucco da Geisha sul volto. Era una della nuova ondata di toreri femminili. Mi doleva vedere giovani donne come lei disonorare il proprio sesso quando avrebbero dovuto cercare di consolare il mondo in questo nuovo millennio. Stando ai pettegolezzi, era l'attuale compagna di Indio, il che era scandaloso, lei aveva la metà dei suoi anni.

"Cosa ci fa lì quella piccola puttana?" disse Luisa, che non aveva mai gradito Masako ed era sempre apparsa gelosa di lei. 

"Dov'é Indio?".

Gli altoparlanti esplosero come a risponderle: "Signori e Signore, affezionati del vero sport taurino, benvenuti a questa triste corrida. Sarete felici di sapere che una parte dei fondi che abbiamo raccolto andrà alla battaglia per ri-legalizzare l'uccisione dei tori nell'arena e per abrogare l'ingiusta legge della Comunità Europea contro il nostro nobile sport in Spagna".

Mi sembrava di soffocare. Quel bastardo di Indio! Sapeva che che mi sarei risentito del fatto di sostenere anche indirettamente una causa simile. Nessuna meraviglia che avesse incluso la tariffa aerea da Città del Messico con il suo invito e i biglietti per questa parodia. Allungando la mano verso la microtrasmittente quasi diedi il segnale in anticipo.

"Tristemente vi diamo il benvenuto a questo spettacolo, l'ultima battaglia nella favolosa carriera di uno dei più grandi matador della nostra epoca, Cuco "El Indio" Carpentier", continuò l'annunciatore.

"Allora, dov'é?" chiese Luisa, insieme con gran parte della folla.

Improvvisamente, con una drammatica esplosione di note casuali dal sistema musicale, la Porta della Paura si aprì e il toro uscì furioso, prima che la sabbia venisse lisciata e con tutti i toreri in piedi, che gli davano la schiena. Questo era decisamente al di fuori delle regole. Qualcuno tra il pubblico fischiò e gettò il cuscino nell'arena.

Subito dopo ci fu un silenzio mortale.

Non c'era un toro comune al centro dell'arena. Era enorme, come voleva la moda ai tempi dell'ingegneria genetica. Il suo colore era insolito; nè nero brillante, neppure color panna con chiazze marroni, era un medio rossiccio, più simile alla pelle di una persona col sangue Indiano che a un toro.

La folla rimase senza fiato.

"E' il colore della pelle di Indio!", disse Luisa.

Guardai meglio. "Hai ragione."

"Che razza di toro é?", urlò qualcuno.

"La sua faccia!", gridò qualcun'altro. "Mio Dio!"

"E' Indio!", strillò Luisa.

"Non essere ridicola", dissi.

"Vedo che qualcuno di voi mi ha riconosciuto, finalmente", disse il toro, con una voce troppo profonda e simile più al ruggito di un toro che alla parlata umana.

Non sembrava Indio, ma quella era la sua faccia sulla testa del toro. Pensai al vecchio detto spagnolo: Per diventare un torero, prima diventa un toro.

"Sì, amici miei, sono io, il vostro vecchio compagno e torero, Indio", disse la creatura.

Rimasi stordito. Luisa quasi svenne. Un silenzio sovrannaturale cadde sulla folla. 

"Non è meravigliosa la scienza medica?", Indio continuò. "Prima inventò la penicillina e gli antibiotici così un torero poteva essere incornato più e più volte senza la dignità di morire per un'infezione; poi i chirurgi impararono come fare guarire le intestina, la carne e le ossa rotte in combattimento. Ora sembra possibile per un vecchio torero come me continuare per sempre, se riesco a vivere costantemente nel dolore. Sfortunatamente, le scienze sociali non vogliono collaborare. Qualche persona idiota e paternalistica pensa che la nobile tradizione della corrida non abbia posto nel terzo millennio", guardò dritto a me, "pensa che in questi tempi moderni, la civilizzazione nel mondo sia troppo progredita per la fiesta del toros, che nel ventunesimo secolo danzare con la morte sia cosa antiquata. Così tutti i veri appassionati devono nascondersi per prendere parte alla corrida, in raduni segreti come questo. Il pensiero di affievolire dolori del mio corpo ricostruito, con l'intorpidire delle droghe, mi disgusta. Per un uomo, un essere umano, questo non è un modo per vivere nè per morire. Così, come probabilmente avete notato, il mio corpo è stato alterato per questa battaglia finale. Ho detto spesso che mi sarebbe piaciuto cambiare posto con il toro nell'arena, che era un modo meraviglioso di morire. Oggi proverò che volevo davvero così."

Mi strizzò l'occhio, o forse a Luisa, non sono sicuro, poi urlò, emettendo un suono che era un incrocio tra il ruggito di un toro e l'urlo che faceva nei momenti di chiaro e spontaneo entusiasmo, e corse al centro dell'arena, senza dare il tempo agli addetti di spianare le numerose impronte sulla sabbia. Tutti, tranne i picadores e i loro cavalli, corsero verso la salvezza. Il pubblico applaudì e si alzò in piedi.

Mi ritrovai in piedi anch'io.

"No", mormorai, "Non può andare così. Non si può permettere che succeda."

Allungai la mano verso la microtrasmittente.

Luisa mi afferrò per il polso, fermandomi. Dai suoi occhi verdi sgorgavano abbondanti delle lacrime.

"Non ancora, Cesar, amore mio", disse. Aveva ragione. Tutto ciò era ripugnante, contro le leggi di Dio e della natura, ma la corrida non era ancora iniziata. Nessuna legge della terra era stata infranta, almeno per ora. Non ci potevamo muovere finchè l'assassinio non fosse stato autorizzato. Mia moglie spesso pensa con più chiarezza di me.

Mi sedetti, inghiottendo la bile che mi stava salendo in gola, e quasi chiusi gli occhi, però... no, questa gente avrebbe sospettato qualcosa se non mi fossi comportato come un vero appassionato.

Facendomi coraggio, osservai i picadores sui loro cavalli. Come temevo per quei poveri animali, anche sapendo che indossavano pesanti pettorali, imbottiti come materassi, per proteggerli dalle corna del toro, e Indio in molte occasioni mi aveva assicurato che da quando si era iniziato a fare uso dei pettorali, era così raro che un cavallo fosse trafitto che la maggior parte degli appassionati e dei toreri non potevano ricordare di avervi assistito. Giravano intorno ad Indio, che mostrava un coraggio eccezionale a scornare al centro dell'arena e a caricarli, provocando per brevi attimi panico nei cavalli che si spostavano per evitarlo, ma i novilleros lo distraevano con i loro cappelli e i picadores recuperarono in fretta il controllo della situazione e con precisione piazzarono molte picche nell'enorme gobba sul collo, indebolendolo e costringendolo a tenere la testa e le corna basse e vulnerabili.

La crudeltà era intollerabile. Se non fosse stato per Luisa che mi teneva la mano, avrei dato il segnale in anticipo. Ringraziai Dio che c'era lei al mio fianco. Senza la sua presenza ed il suo appoggio a darmi forza non ce l'avrei mai fatta a superare a quella terribile prova.

Che forza mostrava! Aveva tenuto gli occhi fissi su Indio, per tutto il primo terzo del combattimento, quando gli altri delinquenti indebolivano Indio per Masako. Di tanto in tanto una lacrima scorreva lungo la sua guancia. Quando arrivò il momento in cui vengono piazzate le banderillas, strinse la mia mano così forte che pensai che mi avrebbe rotto le dita.

La stessa Masako piazzò delle banderillas, da primadonna che era. Queste erano decorate appositamente con i suoi colori rosa e bianco. Indio la caricò con la passione di un amante risvegliato, e lei piazzò quattro banderillas nel collo come se gli stesse mettendo dei fiori tra i capelli.

Una volta piazzate le banderillas, lo lavorò con la mantellina con tutta la grazia di una ballerina. Dopo qualche tradizionale passo da veronica, letteralmente asciugando il sudore dalla fronte di Indio, fece qualche passo d'affronto e questo non falliva mai di destare la folla, quando le corna e il suo petto quasi si incontravano. Poi, tenendo la mantellina dietro il suo piccolo e grazioso corpo, fece molti passi da farfalla, sempre con la mantellina dietro di lei, e il modo in cui agitava il bacino, era di natura quasi oscena, seducente. Mi chiedevo se questo combattimento sarebbe terminato con la tradizionale uccisione o con qualche innaturale atto sessuale.

Indio era coraggioso, non cercava mai un posto nell'arena in cui sentirsi sicuro. Ma l'orribille rituale stava facendo il proprio dovere, affaticandolo e indebolendolo. La sua faccia lo mostrava, in mezzo a quel sorriso fastidioso.

Era orribile. Il suo sangue era così rosso, così brillante, come vernice. Quando venne data l'autorizzazione ad ucciderlo e Masako si tolse il cappello ero così sconvolto che mi scordai della microtrasmittente e dei gruppi d'assalto Federali che attendevano fuori nel deserto bruciante.

Afferrai la mano di Luisa più forte. Lacrime scorrevano sulle sue stupende guance. Anch'io piansi una lacrima.

Indio si schiarì la voce alterata e possente e gridò:"E' vero, impara più un toro in mezz'ora che un uomo nella vita intera!". Poi sbuffò, scalciò il terreno con gli zoccoli, puntò le corna a Masako e la caricò.

Lei corse verso di lui, facendosi strada con la mantellina, che sfiorò le corna quando passarono oltre il suo petto, una strappando la sua giacca, mancandole di poco il costato. Allo stesso tempo, guidò la spada alla sua destinazione, spingendola fino all'impugnatura tra le scapole, dove passò la colonna vertebrale e infilzò il cuore. Fu un uccisione perfetta. Indio cadde con un tonfo nella sabbia, che esplose attorno a lui in un cratere.

Il trucco da Geisha di Masako era rovinato dalle lacrime.

La folla si alzò in piedi e scoppiò in un applauso come un'esplosione nucleare.

Mi ritrovai a lasciare la mano di Luisa ed unirmi all'ovazione. Poi ritornai in me e allungai la mano verso la microtrasmittente.

Come stavo per dare il segnale, Luisa mi afferrò il polso.

"No, Cesar,", disse,"No. Lascia che sia morto in pace. Non hai idea di quale fosse il suo dolore. Voleva morire così."

"Come voleva morire?" la guardai con aria di sfida e lottai per liberarmi dalla sua stretta. E' anche una donna forte.

"Sì. E così voleva vivere."

"Orribile!" Mi liberai, afferrai la microtrasmittente e la premetti, azionando l'interruttore.

Subito, il vergognoso e delirante caos venne interrotto dalle squadre Federali che irrompevano nell'arena.

"Siete tutti in arresto per avere partecipato a questa attività fuorilegge", disse qualcuno da un megafono.

Naturalmente quella gente non poteva essere preparata in maniera civile verso una cosa simile. Immediatamente scoppiò un tumulto. Le squadre d'attacco furono costrette ad utilizzare i loro bastoni paralizzanti per rendere privi di sensi i partecipanti al tumulto.

La gente si infuriò tutto attorno a noi.

"Polizia," urlai,"Siamo con voi!"

I furfanti ci attaccarono.

C'erano tutti questi pugni e piedi che mi colpivano, e volti selvaggi. Tutto accadde al rallentatore. Per un attimo interminabile, mi sembrò che Luisa fosse in piedi sopra di me, che mi colpiva e mi picchiava.

Deve essere stata un'allucinazione. Luisa non mi avrebbe mai fatto una cosa simile. Mi ama così tanto e condivide i miei valori e la mia convinzione che la crudeltà possa e debba essere abolita in questa epoca.

E fu così amorevole e premurosa quando io ero ricoverato all'ospedale. Era al mio fianco ogni giorno, attenta ai miei bisogni come una brava moglie. La sua compagnia mi teneva su di morale.

Sono sicuro che non mi lasciò vedere i notiziari su quanto era accaduto in seguito, perchè sapeva che mi avrebbero abbattuto così tanto che il mio ricovero sarebbe peggiorato. Pensava che mi avrebbe fatto male. 

Chi avrebbe mai pensato che quando il filmato della battaglia fosse andato in onda sulle reti mondiali, ancora non capisco perchè non sia proibita la trasmissione di materiale così immorale, Indio sarebbe diventato un eroe mondiale? L'opinione popolare si volse a suo favore, così tanto che Masako non fu dichiarata colpevole perché Indio era consenziente, una nauseante perversione della legge! Diventò il tesoro dei media di tutto il mondo, nonostante si dicesse che aveva cucinato e mangiato della carne di Indio, dopo averlo ucciso, come in una barbara cerimonia Azteca.

Come se non fosse abbastanza, tutta questa pubblicità rese le corride più popolari che mai. Campagne per renderla legale, con l'uccisione del toro, saltarono fuori in tutto il mondo, anche in posti in cui non era mai stata praticata. L'uccisione ritornò a far parte della corrida in Messico e le corride vennero ri-legalizzate in Spagna.

Indio sarebbe stato deliziato.

Io sono disgustato. E' possibile non avere più niente a che fare con una parte così grande della razza umana?

Ci furono anche discorsi nella Società riguardo allo smettere la campagna anti-corrida. Le mie ferite sono guarite, sono uscito dall'ospedale, ma non mi sono ancora ripreso. Per intere settimane non sono stato in grado di lavorare. Mentre cercavo di riprendermi dai danni psichici, giravo per casa con aria depressa, cercando di rilassarmi, ma i media mi bombardavano con le notizie del nuovo interesse mondiale per le corride. Le mia ulcera sta peggiorando.

Di solito quando le cose diventano troppo pesanti per i miei poveri nervi, vado nello studio di Luisa a guardarla lavorare, ma il suo ultimo pezzo è un modello in argilla per una statua in bronzo a grandezza naturale di Indio, nel corpo da toro. L'ultima volta che sono andato a vederla stava lavorando amorevolmente ai genitali, e aveva un sorriso sulle labbra che si rifletteva in quegli occhi verdi.

Mi chiedo se ci sia mai stato qualcosa tra lei e Indio...

No... mi vergogno anche solo a pensarlo. Luisa mi ama troppo per potermi tradire.


© Ernest Hogan
tit.orig Tauromaquia, Science Fiction Age, Luglio 1995
trad ital.. di Marco Mocchi

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