NOTTE DI GHIACCIO
Roberto Sturm
All'inizio tutti i fiumi, tutti i torrenti e tutti i corsi d'acqua erano uguali. Scorrevano ignari del mondo che li circondava, inconsapevoli della gente che li avvicinava. Il loro ritmo era costante, immutabile.

Poi, con l'andar del tempo, hanno acquistato conoscenza dalle persone che si sporgevano oltre gli argini, oltre le sponde, utilizzando i loro ricordi, le loro esperienze e le loro convinzioni.

E sono cambiati. Stanno cambiando. Cambieranno ancora.

Questa è anche la storia di uno di essi, del torrente Valnontey.

Maurizio 

C'era qualcosa che trascendeva dalla sorpresa di vedermi, dall'imbarazzo di avermi di fronte, in Giacomo.

Anch'io fui sorpreso di incontrarlo al Giardino Paradisia, con le mani e le scarpe sporche di terra, chino nella luce irreale del tramonto.

-Giacomo.-

Rialzò lentamente la schiena e vidi chiaramente nel suo viso invecchiato la paura di essere tornato indietro nel tempo. Sembrava fossero passati il doppio degli anni per lui.

-Maurizio- sussurrò con una piccola pianta tra le mani. I picchi innevati dietro di lui trasalirono.

Scendemmo al bar del piazzale senza dire niente e mentre la luce s'incupiva ordinammo due caffé.

Gli chiesi di Giulia.

-E' tornata a Chamois. Vuole finire la sua autobiografia per far capire agli altri quello che noi…- disse tormentandosi una pellicina del pollice sinistro.

Le ultime parole rimasero sospese, lo sguardo alla ricerca di un appiglio.

-Non approvi, vero?-

-No. Come possono capire senza aver vissuto la stessa esperienza?- rifiatò un attimo. -Ma adesso non m'importa più niente del libro, lo scriva pure, basta che torni.- Soffiò pensoso sulla tazzina che si era portato alle labbra.

Era la prima volta che non condivideva una scelta di Giulia. Erano dodici anni che non li vedevo, e le cose potevano essere anche cambiate, ma mi sembrava strano ricordando i tempi andati.

-Quando tornerà?- gli chiesi ignorando le sue ultime parole.

-Non so- ribadì. -Credo che tra noi sia tutto finito.-

I suoi occhi si inumidirono.

-No, ti sbagli. Potete vivere soltanto insieme voi due- dissi senza troppa convinzione. Anzi, avevo sempre pensato che avesse bisogno di allontanarsi da Giulia per interrrompere il rapporto di completa dipendenza che lo legava a lei.

Appena usciti dal bar, Giacomo mi indicò sottovoce alla sua sinistra: proprio al confine del ghiaione con il prato color giallo spento, un gruppo di camosci era sceso per nutrirsi. Il maschio più anziano, probabilmente il capo branco, scrutava intorno per tenere la situazione sotto controllo. Come Giulia alle nostre riunione organizzative.

Istintivamente i miei pensieri tornarono a quando anch'io ero innamorato di lei.

Il sole, intanto, si stava nascondendo dietro i picchi più alti. Il freddo colorò l’ambiente circostante.

Giacomo 

E' la prima volta, da quando sono rimasto solo, che il tramonto mi sorprende in casa. Quando c'era Giulia uscivamo sempre a quest'ora. Il sole, nascondendosi dietro i picchi più alti, lascia sfumare i colori del paesaggio in tonalità gradatamente più chiare e pallide, sempre diverse. Poi il buio mette fine repentinamente al caleidoscopico gioco di tinte e d'immagini.

Lei non se ne è mai resa conto, ma questi pochi minuti – dai primi bagliori del crepuscolo all'oscurità – replicano il percorso intrapreso dal nostro rapporto.

E' il buio ciò che ci attende.

Rammento l'ultima sera che passammo insieme come fosse adesso. Semisdraiato sopra il letto – forse presentendo il momento non eravamo dell'umore per l'abituale passeggiata –, con solo mezzo busto appoggiato alla sponda, ero rivolto verso di lei, seduta proprio davanti alla grande veranda della camera. Un fascio di luce, colpendo direttamente quella zona, mi dava l'impressione di un negativo di una foto. Il profilo del suo corpo intero risaltava, scuro ma nitido, nell'ultimo violento bagliore del tramonto che mi costringeva a socchiudere gli occhi. Le gambe incrociate sopra il grande tappeto, un libro aperto e rovesciato sulle ginocchia per non perderne il segno, aveva il viso - gli occhi chiusi e i dolci lineamenti rilassati - rivolto verso quella sorgente di tepore.

E' passato meno di un anno ma è stata una visione sintomatica: Giulia che diventava sempre più oscura, più insondabile per me; tesa alla ricerca di nuovo calore.

Nonostante la giornata serena appena trascorsa lasciasse presagire l'avvicinarsi della primavera, la brutta stagione era alle porte per noi.

Non appena l'ultimo riverbero di sole fu scomparso, lei si alzò e accese la lampada, si avvicinò e lascio cadere il libro sul letto. Era Delitto e castigo, il romanzo che rileggeva periodicamente da quando avevamo lasciato il carcere.

Un sorriso tirato le spense il viso. -Domani torno a Chamois- sussurrò appena.

Prese le sigarette e si allungò sfiorandomi le labbra con le sue prima di chiudersi in bagno.

Giulia 

-Domani torno a Chamois- sussurrai.

Presi le sigarette dal comodino e gli sfiorai le labbra con le mie prima di avviarmi lentamente verso il bagno.

Ma Giacomo non disse niente.

Il silenzio ha sempre fatto parte del suo carattere, un silenzio minaccioso dentro cui distorcere parole e reazioni altrui, spesso prive di importanza, colmandole di significati che mettono in crisi la sua realtà.

Soltanto chi lo conosce bene può capirlo, soltanto chi lo ama riesce a scuoterlo.

Ma non era il solito silenzio con cui si apparta dal resto del mondo, questa volta è rimasto presente, apparentemente sereno, e Giacomo non è capace di fingere.

Si è stancato di me e non me lo vuole dire o non se ne rende ancora conto.

Sono stanca, incapace di aspettare che le sue vere intenzioni escano allo scoperto. Io non sono come lui, che si compiace di stati incerti, poco definiti che alimentano la sua realtà distorta. Sono due anni che mi porto dietro questa situazione. Troppo.

Gli devo parlare. E presto. Risolvere.

Stasera.

Giacomo

Sapevo che sarebbe accaduto, i segnali erano arrivati evidenti.

Avevamo lasciato da poco Chamois trasferendoci a Cogne. Mi avevano offerto di curare il giardino botanico di Valnontey, e a me non era sembrato vero di tornare nei luoghi dove io e Giulia avevamo trascorso le nostre prime vacanze e di potermi dedicare alle piante che avevo amato fin da bambino.

Ma Giulia stava perdendo ogni entusiasmo, il suo amore stava svanendo.

-Siamo nell'unico comune italiano dove siano bandite le auto, lo abbiamo scelto anche per questo, no? E poi qui ci conoscono tutti, ormai.-

Che cosa poteva importarle delle auto? Il traffico a Cogne è limitato per la maggior parte dell'anno e io non avevo intenzione di gestire l'Edelweiss, una piccola pensione, per il resto della mia vita.

Era una scusa che nascondeva qualcos'altro.

Poi mi disse che stavo invecchiando, la conferma della sua stanchezza.

Ero tornato dal Giardino Paradisia, dove avevo sterrato alcune piante in via di estinzione sistemandole dentro la serra prima dell'arrivo del freddo.

Entrai nella baita dopo aver percorso a piedi i due chilometri che la separavano da Valnontey, stanco ma sereno. Mi lamentai dei primi acciacchi, più ironico che serio, e lei colse l'occasione per turbarmi.

-Stai invecchiando anche tu, eh?- disse senza staccare gli occhi dai compiti che stava correggendo.

Non reagii come mia abitudine, ed evitai di far trasparire i miei veri sentimenti. Volevo studiare la situazione.

Notai che Giulia si stava allontanando e, per difendermi, cominciai a chiudermi in me stesso, preparandomi per quando mi avrebbe detto che tra noi era finita.

E accadrà stasera.

Sono passati quattro anni dalla nostra scarcerazione, dal periodo che mi ero illuso avesse cementato definitivamente il nostro legame.

Invece non è servito a niente.

Anche se ogni sera sono uscito a osservare il tramonto, illudendomi che mantenere le vecchie abitudini servisse ad allontanare questo momento, il tempo è trascorso lo stesso incrementando lo spazio di nulla tra noi due. Scoprire che lei mi ha nascosto il suo segreto più intimo non ha fatto che confermare le mie supposizioni e accelerare i tempi del distacco.

In questi lunghi dieci mesi, le nostre telefonate si sono sempre limitate a conversazioni formali. Non mi ha mai detto che le mancassi e che mi amasse, probabilmente perché non aveva alcun motivo per farlo. Non voglio costringerla a tornare da me solo per compassione.

E' già buio e il rumore del torrente che sembra scandire lo scorrerre del tempo nella valle invade l'ambiente.

La grande vie, come lo chiamiamo da queste parti.

Rammento l'estate di quattordici anni fa, le vacanze nei luoghi in cui sentivo che, in qualche modo, sono racchiusi i segreti della mia esistenza e dove, sono convinto non a caso, i miei genitori mi concepirono e mi portavano tutti gli anni.

Non avevo mai concesso tanto a nessun altro.

La corsa dirompente dell'acqua non conosceva ostacoli e accompagnava il vociare dei turisti, le brevi passeggiate delle famiglie alla ricerca di un oasi di verde.

E accompagnò anche la crescita del nostro amore, inarrestabile come la corrente del torrente in estate.

Invece, con l'approssimarsi dell'inverno tutto si placa. Anche il Valnontey frena la sua corsa, il volume d'acqua diminuisce e la corrente perde vigore attenuando il proprio scrosciare.

Tutto diviene più lieve e il ritmo di vita rallenta.

E' sempre la corrente a scandire lo scorrere del tempo, uno scorrere che rallenta e conosce, ogni giorno che passa, nuovi problemi: un'insenatura o un masso si trasformano in ostacoli quasi insormontabili, problemi che nella bella stagione neanche si immaginavano.

Prestando attenzione mi accorgo che il rumore, impercettibilmente, è scemato rispetto a ieri.

Il freddo aumenta. La vegetazione nei pressi delle sponde si sta spegnendo, inaridita dal gelo notturno.

Questa notte la corrente del Valnontey potrebbe fermarsi completamente se le sorgenti saranno bloccate dal gelo. Non posso farmi cogliere alla sprovvista, dovrò sfruttare questa occasione se Giulia verrà.

Se.

Mi ha assicurato che sarebbe arrivata in serata ma io non ne sono convinto.

-Ho assoluto bisogno di parlarti. Ci sono delle cose che dobbiamo chiarire- mi ha detto al telefono.

Ma ho il presentimento che non verrà. A che scopo parlare di qualcosa che sappiamo benissimo entrambi?

Ma se sbagliassi, e lei arrivasse e la corrente si fermasse, sarà una notte lunga.

La nostra notte più lunga.

Giulia

La situazione precipitò improvvisamente. Giacomo cominciò ad allontanarsi da me, e sono certa di non aver fatto niente per procurare lo strappo. Certo, il libro. La maledetta autobiografia. Lui è sempre stato contrario all'idea.

-Per quale motivo mettere in piazza i nostri sentimenti? Non stiamo già pagando abbastanza?- mi chiedeva nervosamente.

-No, non capisci. Gli altri devono sapere ciò che abbiamo e che stiamo passando. Devono rendersi conto che stiamo scontando una pena più dura della detenzione.-

-La gente non è in grado, non vuole capire. Solo chi ha vissuto certe esperienze potrebbe…- E stringeva i pugni.

-Voglio almeno tentare di descrivere il dolore quotidiano che proviamo- cercavo di ribattere alla sua ostinazione.

-Quello che tu provi. E' un gioco troppo pericoloso, non voglio essere coinvolto.-

-Ma vale la pena di rischiare, la gente sta dimenticando.-

Un discorso fatto cento volte che non siamo mai riusciti a chiudere.

Improvvisamente volle trasferirsi a Cogne, dove ci attendeva di nuovo la diffidenza della gente. Avremmo dovuto ricominciare da capo, riconquistarci la fiducia di chi ci circondava.

Ma lui non capì, o fece finta di non capire, e io realizzai che qualcosa stava cambiando.

Eravamo nella funivia che collega Chamois con Buisson, da dove partivo con l'auto per raggiungere il lavoro. Giacomo mi accompagnava ogni mattina.

-Ma c'è il Giardino Paradisia da curare.- I suoi occhi brillavano.

-Per me sarebbe più scomodo, la strada più pericolosa.-

-Sono dieci minuti in più per arrivare ad Aosta- diceva cercando di convincermi. -Non dovrebbe essere un grosso problema, con l'autostrada.-

E non lo era, almeno in quel senso. Avrei affrontato qualsiasi viaggio pur di mantenere il mio lavoro di insegnante. A scuola riesco a estraniarmi completamente dai soliti pensieri e trovo la serenità che negli ultimi anni mi è sempre mancata. E' il filo che m'impedisce di perdermi nei meandri del passato.

E il vero motivo che ci aveva riportati a Cogne, lo capii successivamente, era il tentativo di Giacomo di salvare il nostro rapporto tornando nei luoghi dove era nato.

Ma è una logica che non ho mai condiviso. Sono tornata a Chamois proprio perché il distacco fisico gli permettesse di scoprire la verità e confessarmela. Stasera parleremo chiaramente.

Mi è costato tantissimo non vederlo per tutti questi mesi, ma era l'unica cosa da fare, non voglio che resti con me solo per riconoscenza.

-Attenta!- Freno sul fondo sdrucciolevole. La strada è umida e il buio incombente porta l'insidia del gelo. Devo essere prudente.

-Cazzo!- Riduco la marcia prima di affrontare la curva mentre maledico il mio vizio di partire sempre all'ultimo momento. La strada è stretta, gli strapiombi perfidi. Non mi sono mai fidata di queste strade che s'inerpicano in cielo.

Accendo la radio, sperando di riuscire ad ascoltare qualcosa. Il buio, come al solito, è sceso improvviso e io ne avrò ancora per mezz'ora. Ascolterei volentieri una voce che non mi facesse sentire sola come un cane.

Dopo alcuni tentativi il ricercatore automatico centra una frequenza non disturbata.

"… Il dibattito è poi proseguito fino a notte inoltrata quando il Presidente del Consiglio ha richiesto il voto di fiducia. La votazione, a camere congiunte, ha approvato la proposta con i voti di tutta la coalizione del centrodestra. Il gruppo Fiamma Tricolore si è astenuto, ritenendo troppo permissiava la proposta di legge.

"Così tra quaranta giorni entrerà in vigore la nuova legge sull'immigrazione che, in pratica, dichiarerà fuori legge tutti coloro che a quella data non avranno ottenuto la cittadinanza italiana. Le due principali correnti del partito democratico, ex popolari ed ex pidiessini, hanno abbandonato l'aula insieme al gruppo comunista in segno di protesta.

"Il Ministro degli Interni ha subito dichiarato in stato di allarme tutti i corpi speciali della Polizia di Stato temendo rappresaglie e disordini da parte delle colonie d'immigrati presenti nel Paese. Posti di blocco multipli sono stati istituiti in tutto il territorio nazionale a scopo cautelativo. Per i prossimi giorni, inoltre, si prevede un afflusso enorme verso le Questure della principali città, quindi consigliamo…" 

-Bastardi!- Esclamo tra i denti. -Ce l'hanno fatta, si sono alleati con i fascisti per arrivarci.- E penso al nuovo sistema di raccolta e smaltimento automatizzato dei rifiuti in funzione da meno di un mese. -Ora ci sono quei robottini di merda per i lavori del cazzo- sibilo al vento.

"Radio Allah, 103.3 in modulazione di frequenza da Aosta, in collaborazione con la Seleco, la marca del primo trivideo, è lieta di presentarvi…"

Lo stacco musicale mi entra prepotentemente nelle orecchie, nuova tendenza cyber-rock mediorentale metallica.

Una paletta rossa, improvvisa dopo una curva, dà lo stop all'auto e ai miei pensieri.

Freno d'istinto cercando meccanicamente la pistola nella tasca laterale ma la mia mano trova solo un panno di pelle di daino.

"L'ora della preghiera con il muezzin Mustafà Mullah Barazani."

-Vaffanculo.- 

Spengo la radio, non sapendo bene a chi fosse rivolto il mio consiglio. Probabilmente sia al muezzin che ai carabinieri.

Riporto la mano sul volante pensando a come sono dure a morire le vecchie abitudini. Abbasso il finestrino e uno dei due mi chiede patente e libretto. Inserisce le tessere magnetiche che gli porgo dentro il lettore a cristalli liquidi che tiene allacciato in vita e il piccolo visore s'illumina.

Dopo aver controllato i documenti parlotta un attimo con il collega, un bruno con dei baffi appariscenti, che si avvicina con i miei documenti in mano.

-Lei è Giulia Foschi?-

Porto lo sguardo al parabrezza anteriore lasciando, come sempre quando parlo con un militare, che i miei propositi di gentilezza restino tali.

-Sì- rispondo ostentando maggiore indifferenza di quella che provo realmente. Non è registrato lì? Qualcosa non va?-

-No, un normale controllo di routine.- 

Oppure i posti di blocco annunciati dalla radio, penso io.

-Potrei riavere i miei documenti, per favore?- faccio scocciata. -Ho fretta.-

-La sua residenza risulta a Chamois. Potrei sapere che ci fa da queste parti?- si sporge dal finestrino aperto sbirciando nell'abitacolo.

-Sto andando a trovare un amico a Cogne. Soddisfatto?- sbuffo.

Non risponde, ma la curiosità, come al solito, fa il suo dovere.

-Mi chiedevo se lei fosse…-

-Sì, sono la ex terrorista.- Prendo i documenti dalle sue mani con un leggero strappo -Ha buona memoria, eh?- dico sapendo come non sia affatto necessario per ricordare. Ma almeno così cerco di risparmiarmi quel faccia d'angelo che era diventato l'appellativo con cui, mio malgrado, tutta la stampa mi chiamava.

Il mio fu un caso clamoroso, la più irriducibile che si dissociava.

Lo Stato fu costretto a scendere a patti, facendo proprie le leggi sui terroristi pentiti di quarant'anni prima. Se mi fossi costituita avrei avuta salva la vita e avrei goduto dei benefici della legge sulla dissociazione.

Non appena accettai, la pena di morte per reati di terrorismo fu sospesa e tre giorni dopo, prendendo tutti in contropiede, mi costituii.

Non avvertii nessuno, soltanto un biglietto per Giacomo.

Da tempo mi sentivo braccata, sul punto di essere catturata o uccisa, ma lo Stato aveva capito che non poteva fare di me una martire, sarei divenuta ancor più pericolosa.

Se Gesù Cristo non fosse stato ucciso sulla croce forse saremmo tutti musulmani da sempre.

Non mi andava di pagare per tutti, perdere la vita per un popolo che per me aveva dimostrato solo simpatia senza il coraggio di imbracciare le armi per ribellarsi.

Non volevo morire per gli altri.

Avevo ucciso, per gli altri, e mi sembrava già abbastanza.

Dopo alcuni giorni, un'altra decina di compagni si costituirono, con la certezza di poter beneficiare di una forte riduzione di pena.

Giacomo si era costituito il giorno dopo di me, seppi successivamente.

La banda armata, dopo due anni e mezzo di lotta, si sciolse come neve al sole.

-Ritiene che il gruppo armato a cui apparteneva sia stato una cosa seria?-

L'avvocato difensore, al processo, mi fece la domanda che avevamo preparato prima dell'udienza.

-E' importante per ottenere la massima riduzione di pena- si era racconmandato con espressione contrita.

Avrei dovuto rispondergli: 'No, non lo è mai stata', esibendo un'espressione sofferta.

-Sarebbe più giusto chiederlo alle persone che abbiamo ammazzato. Ciò che penso io adesso non ha la minima importanza.-

Un forte brusio riempì il silenzio dell'aula.

Maurizio

Era accaduto quando andavamo in giro ad ammazzare la gente. Lei era decisa, arrogante e presuntuosa. Era bellissima, e ci aveva convinti che era possibile cambiare la società, ripulirla dai cancri che la stavano corrodendo, diceva. E noi eravamo stati tutti colpiti dal suo gelido fascino.

La chiamavamo l'implacabile per la determinazione con cui identificava e colpiva i bersagli.

E l'appoggio popolare cresceva perché, al contrario dei terroristi di cinquant'anni prima, colpivamo coloro che anche la gente comune sentiva propri nemici.

Quando infine mi avvicinai alla religione, convinto che la fede più del terrorismo potesse cambiare la società e dare un senso all'esistenza umana, il mio rapporto con Giulia si fece conflittuale, il mio tentativo di farle capire che stavamo sbagliando divenne ossessivo e pressante. Gli altri non trovarono niente di meglio che pensare che quel rapporto più stretto nascondesse una relazione sentimentale. Anche Giacomo lo credeva e ne soffriva, ma non mi accennò mai niente.

Era fatto così. Silenzi con cui si estraniava da tutti, e quando attraversava questi periodi colpiva con più ferocia e determinazione di Giulia. Faceva paura a tutti, a volte.

-Tu dove stai, che cosa fai?- mi riscosse Giacomo.

-Due mesi fa mi hanno destinato a una parrocchia di Aosta…-

Vagai in quel panorama straordinario, cogliendo tutte le sfumature di colore che la luce fioca ancora regalava. Cercai il ghiacciaio della Tribolazione, ma il buio incombente mi fece desistere. Non ero nemmeno sicuro che da lì si vedesse.

Lui fissò il mio vestito da sacerdote senza apparente interesse, con la mente rivolta altrove.

-Io ho finito l'Università, finalmente. Scienze Naturali- farfugliò incoerentemente. Era rientrato nel suo mondo. -Curo le piante del Giardino- indicò con un gesto del capo un po' più a monte, verso il Paradisia, -ma a volte non mi sembra giusto rinchiuderle nelle serre prima dell'arrivo del gelo.-

Era stato da sempre un ambientalista puro, convinto che un totale rispetto per la natura avrebbe portato a un miglioramento della qualità della vita. Ma si era imbattuto in un'epoca in cui l'ambiente veniva continuamente oltraggiato dal potere economico e alla fine non aveva trovato altro rimedio che il terrorismo.

-Probabilmente così si sentono come noi quando eravamo dentro, sopravvivono… Forse sarebbe meglio lasciarle al loro destino- continuò dopo una breve pausa riferendosi sempre alle piante.

-Sai- lo interruppi senza un apparente motivo, -hai fatto bene a denunciarmi alla polizia. Non so se avrei avuto il coraggio di costituirmi. Così mi sento a posto con la coscienza, soddisfatto di aver pagato il mio debito con la giustizia. E' vero, alla fine dissentivo dalle decisioni del gruppo, ma non ho mai trovato la forza di andarmene. Avrei dovuto fare di più.-

Mi fissò come se dubitasse delle mie parole: -Come fai ad essere sicuro che sia stato io?- mi chiese ricominciando a torturarsi la pellicina del pollice.

-Durante questi anni ho incontrato tutti i compagni di allora. Alcuni li ho cercati io, altri mi hanno cercato loro perché avevano saputo che mi ero fatto prete. Tutti mi hanno detto che non mi avevano…-

-Tradito?- sibilò Giacomo.

-Denunciato, ho detto- ripresi imbarazzato. -Mi consideravano la coscienza del gruppo e non avevano alcun motivo per farlo mentre tu…-

-Ero geloso.-

-Vuoi negarlo?- abbassai lo sguardo.

-No.-

-Lo eri a torto, te l'assicuro.-

-E hai rivisto anche Giulia?-

La sua domanda penetrò tra le mie certezze, cementate da anni di riflessioni.

-No.-

Solo dopo alcuni secondi realizzai dove volesse arrivare.

-Vuoi dire che è stata lei?-

-No, sono stato io.- Una maschera di tristezza gli scurì il volto -Lei lavora ad Aosta, quindi pensavo che forse…-

-No, non l'ho più vista.-

Ebbi l'immediata certezza che non era stato lui a denunciarmi ma Giulia. E non sono ancora riuscito a capire perché.

Giulia

Fa caldo adesso che il climatizzatore ha riscaldato l'abitacolo. Meglio che mi tolga la keffiya dalle spalle.

Già la keffiya

Ho provato una sensazione inaspettata nel rivedere Maurizio all'Extramarket dell'anfiteatro romano di Aosta.

Girava, l'abito da prete, tra le decine di bancarelle degli extracomunitari che rivestono quelle rovine austere di colori sgargianti, che caricano l'atmosfera di abitudini e tradizioni che non possiamo più ignorare.

L'islamismo convive con lo sviluppo scientifico occidentale, con le sofisticate tecnologie europee, con i costumi del nostro tempo proprio perché è rimasta l'unica forma di dissenso visibile in una società che impone il benessere e pianifica il destino di ogni singolo cittadino.

Abbasso il Grande Fratello, c'era scritto a caratteri cubitali su un muro appena fuori dell'anfiteatro. Uno dei tanti immigrati africani o un europeo convertito?

Forse un pazzo, tra quel quindici per cento in espansione di italiani convertiti all'islam, che ha rischiato fino a cinque anni di carecere duro per una cazzata del genere. O per esprimere il propio dissenso, dipende dai punti di vista.

E se non avessero fatto fuori Abdul Amman, l'arabo paladino dei diritti dei deboli, colui che faceva infiammare le folle, forse la situazione sarebbe diversa. Sono già passati cinque anni, e nessuno ha preso il suo posto. Troppo pericoloso, troppo difficile per questi quattro mercanti da strapazzo. Pensano solo ai loro affari, come qualsiasi occidentale.

Addirittura sono stati tra i maggiori fautori della legge anti-immigrazione per paura che loro connazionali venissero a scalzarli dalle posizioni di privilegio che occupano.

Figli di puttana!

Stavo provando la nuova keffiya quando, con la coda dell'occhio, ho notato Maurizio. La faccia da bambino come allora, soltanto i capelli leggermente brizzolati sulle tempie. E mi sono voltata dall'altra parte perché non mi vedesse, io che fissavo le mie vittime dritte negli occhi prima di ammazzarle.

Non ero sorpresa per la veste talare, avevo paura e ho realizzato di averne sempre avuta fin dai tempi in cui, con i suoi discorsi, aveva cominciato ad attaccare i miei ideali, a minare le mie convinzioni. L'ho odiato per ciò che ha rappresentato per me, un tarlo che ha sgretolato inesorabilmente le mie difese mettendo a nudo i miei limiti e le mie incertezze.

E ancora una volta ho confuso la vendetta con la giustizia, illudendomi che denunciarlo e scontare il senso di colpa per la responsabilità della sua detenzione fosse un elemento indispensabile per ricominciare da capo. Solo scendendo al gradino più basso avrei potuto risalire completamente la china.

Come al solito ho tenuto conto solo delle mie esigenze, ignorando che lui aveva già intrapreso le tappe verso la sua riabilitazione senza bisogno della galera, e l'abito che indossava ne è una prova incontestabile.

La solita storia, come con Giacomo a cui non ho mai avuto la forza di confessare di aver denunciato Maurizio. La scusa è stata la sua eventuale reazione, ma la vera causa è solo la mia vigliaccheria.

Poi l'accanirmi su quella maledetta autobiografia ha rovinato il poco che poteva ancora essere salvato, ma si è trattato dell'ultimo malinteso.

Sono stanca, restituirò i diritti e brucerò ciò che ho scritto fino a oggi. Parlerò chiaramente a Giacomo, stasera, vorrei fare qualcosa per noi. Forse possiamo vivere soltanto insieme, noi due, sono troppe le esperienze comuni, i sentimenti che proviamo…

-…Un'altra pattuglia! Cristo, altra perdita di tempo.-

Scalo la marcia in anticipo, per non essere costretta a frenare bruscamente sulla strada scivolosa, ma non vedo alcun segnale.

Supero il posto di blocco sollevata, ma riesco ad allungare appena la marcia quando avverto, contemporaneamente, la spalla spappolarsi e il fragore del parabrezza posteriore che s'infrange.

Mi affloscio sul sedile mentre sento il sangue caldo sgorgare dalla ferita.

-Che caz…-

Due carabinieri si avvicinano, li intravedo dallo specchietto retrovisore mentre corrono piegati sul busto verso l'auto.

Provo un dolore lancinante mentre penso di non aver visto alcun segnale di stop.

Si sporgono entrambi dal finestrino, con le pistole d'ordinanza in pugno, per assicurarsi che sia inerme.

-Buonasera- mi dice uno di loro. Sorride.

Mi sembra di vivere una scena ridicola, dove il grottesco è protagonista.

Non capisco, e chiedo una risposta con lo sguardo.

Lui continua a sorridere in silenzio mentre l'altro, preoccupato, gli dice di sbrigarsi.

-Giulia Foschi, vero?-

Continuo a non capire, ma trovo la forza di muovere quasi impercettibilmente il capo.

-Io sono Stefano Giusti.-

Si ferma come ad attendere una risposta. -Giusti- sillaba. -Le dice niente questo nome?-

Una divisa, il viso di un militare. Ucciso tanto tempo fa. Lineamenti come tanti che spesso hanno agitato le mie notti.

Mentre comincio a razionalizzare, a far combaciare le immagini confuse e le sensazioni è lui stesso che mi fornisce la soluzione: -Tredici anni fa, ricordi brutta troia? Un solo colpo- mi punta la pistola sulla fronte, -qui in mezzo alla testa. Stava cercando di catturarti, faceva solo il proprio dovere, mio padre.-

-Era lei, grazie per l'informazione, Carlo.- Un lampo maligno gli illumina il viso mentre allontana la ricetrasmittente dalla bocca.

-Bastardi…- Il mondo circostante comincia a scomparire. Sto per morire, e l'unico pensiero che mi passa per la mente è per Giacomo. Che cosa penserà non vedendomi arrivare?

Com'è ridicola la vita.

-Ti comunico che non hai rispettato l'intimazione di stop al posto di blocco- la pressione della canna della pistola sulla nuca si fa insopportabile -per cui sono stato costretto a sparare.-

-Allontanati, scemo. Vuoi che si accorgano che le hai sparato a bruciapelo?-

-Hai ragione.-

Giacomo

Guardo per l'ultima volta i libri ordinati per autore nella libreria. Delitto e castigo, il suo preferito, non c'è. L'ha portato con sé per leggerlo l'ennesima volta. La scelta dei titoli è stata sempre una prerogativa di Giulia, io ho sempre letto ciò che leggeva lei, ma è arrivato il momento di cambiare.

Ricominciare a quarant'anni forse è possibile, ma devo farlo subito altrimenti sarà irrimediabilmente tardi.

E' notte, fuori tutto tace e lei non arriverà più. Né stasera né mai. Sarebbe stato inutile, d'altronde.

Devo smettere di credere alle favole. Anche ammettendo che lei fosse arrivata e il torrente si fosse fermato, il tempo avrebbe continuato a scorrere lo stesso. Volevo illudermi che il tempo si sarebbe fermato così che questa notte si dilatasse concedendomi la possibilità di convincerla a restare con me.

Ma lei ha sempre amato Maurizio. Per questo l'ha denunciato, voleva legarlo a lei.

C'è una cosa che devo fare prima di andare.

* * *

E' notte nella valle. Improvvisamente un'ondata di freddo più pungente pervade l'ambiente.

Giacomo appoggia l'ultimo vaso fuori dalla serra e guarda le montagne rischiarate dalla luna piena.

-Addio- mormora osservando il paesaggio. -Addio anche a voi. Se aveste una coscienza, mi approvereste- dice spostando lo sguardo alle piante.

-Un finale melodrammatico degno dei migliori film d'epoca e dei romanzi classici- dice tra sé ironico.

Si avvia verso l'automobile. Prima di salire scaglia lontano le chiavi della serra e sorride per l'ulteriore gesto di insofferenza.

Poi una sgommata. Verso l'autostrada.

Quattro carabinieri entrano in un bar.

-Salve. Due genepy.-

-Siamo dovuti arrivare a Cogne per trovare un bar aperto. Ti pare giusto?-

-Ci voleva, però, qualcosa per scaldarsi da questo freddo, no?-

La corrente del Valnontey, non più alimentata dalle sorgenti gelate, si ferma.

Il tempo, d'incanto, smette di scorrere. 

Sarà una notte di ghiaccio. La più lunga.

Da un'altra parte alcuni poliziotti stanno effettuando dei rilevamenti su un'auto. Uno apre lo sportello e controlla il sedile posteriore.

-Solo libri e una piccola borsa da viaggio con indumenti intimi- dice a voce alta a beneficio del collega che sta prendendo appunti.

Un libro è aperto all'ultima pagina.

'Ma qui, ormai, comincia una nuova storia, la storia della rinascita di un uomo, della sua graduale trasformazione, del suo lento passaggio da un mondo a un altro mondo, del suo incontro con una realtà nuova e fino a quel momento completamente ignorata. Potrebbe essere l'argomento di un nuovo racconto; ma il nostro, intanto, è già finito.'

Il poliziotto chiude il libro. -Andiamocene, non c'è nient'altro.-