Missioni su Marte

Forum condotto da Scott Edelman - 1994

Partecipanti:

    Geoffrey A. Landis
    Robert Zubrin
    Doug Beason.
Questa è la trascrizione di uno "Science Forum" condotto dalla Science Fiction Age Magazine. Invece di avere un editoriale scientifico, SF Age organizza degli "Science Forums", in cui si discute, su un soggetto di interesse scientifico, fra diversi scienziati che siano anche scrittori o appassionati di fantascienza.
Questa intervista è stata condotta su un link elettronico della rete di computer "Genie".
    Edelman: Perché Marte? Perché non Venere? Che cosa ha Marte che cattura la nostra immaginazione?

    Zubrin: Marte è il pianeta che potrebbe aver ospitato qualche forma di vita nel passato, ed anche un pianeta che potrebbe essere facilmente trasformato in un posto ospitale,  per la vita, intendendo parlare di vita terrestre stavolta.

    Landis: Venere è un inferno invivibile. La gente un giorno potrà anche andarci, ma sicuramente non nell'arco della nostra esistenza in vita.  Marte, almeno, non ci cuoce.  Fornirebbe supporto per la vita senza ammazzarci immediatamente.

    Edelman: Dici che eravamo consapevoli di tutto questo, Geoff, quando abbiamo cominciato a fare sogni su Marte?

    Zubrin: Penso di si.

    Landis: Credo che quando abbiamo cominciato a sognare di Marte lo abbiamo fatto perché lo immaginavamo ancora più simile alla Terra di quanto sappiamo esserlo oggi.

    Edelman: Doug?

    Beason: Marte è davvero l'unico posto nei dintorni che si avvicini alle caratteristiche terrestri, ed è a causa di ciò che è in grado di raccontarci quello che potrebbe succedere alla Terra. Probabilmente potremmo raccogliere un mucchio di informazioni sul nostro passato.

    Edelman: Potremmo fare le prime serie considerazioni su dove stiamo andando....piuttosto che limitarci a danzare qualcosa che assomiglia alla morte del cigno.

    Landis: Marte è stato un tema nella SF per tanto tempo, ma Von Braun fu uno dei primi che su di esso fece dei progetti ingegneristici.  Nel farli, fu inspirato da un libro di SF, "Auf Zwei Planeten" di Kurd Lasswitz,  scritto nel 1897.

    Beason: Proprio ora, col vicepresidente Gore che pone sulla sua agenda il tema ambientale con priorità assoluta, usare Marte per imparare qualcosa riguardo alla Terra avrebbe anche un senso politico. I tempi sembrano maturi per andare su Marte ed imparare le risposte quantomeno alle questioni ambientali, senza considerare le risposte ad altre domande.

    Zubrin: I viaggi su Marte sono stati immaginati dalla SF degli anni venti e trenta con svariati gradi di realismo, ma il primo progetto di missione ipotizzato con serietà è stato fatto da Von Braun nel 1953.

    Edelman: E quale era il suo piano?

    Landis: Una immensa flotta di razzi alati a tre stadi che ci portassero fino all'orbita marziana dove avremmo successivamente assemblato un veicolo marziano.

    Zubrin: Quindi ha immaginato una flotta di navi alate spinte da razzi chimici. Un perfetto complemento alle missioni spaziali degli anni settanta.

    Edelman: E per quale decade predisse che la tecnologia sarebbe stata pronta a realizzare il suo progetto?

    Zubrin: Pensava che la tecnologia fosse più o meno poco già disponibile, nel senso che nel suo progetto non aveva incluso nessuna tecnologia realmente futuristica.

    Edelman: Pensava si potesse fare, quindi?

    Beason: La cosa non è vincolata a considerazioni tecnologiche ma solo a considerazioni politiche (considerazioni economiche, principalmente). Probabilmente avremmo potuto andarci nei tardi anni sessanta o nei primi anni settanta, se ci avessimo provato. Questo è il punto.

    Edelman: Quindi si è arenato sulla stessa cosa che blocca noi ora?

    Zubrin: Certo. Stese un ulteriore progetto, più realistico, nei tardi anni sessanta, di fatto identico ad uno di quelli adottato dal recente "Synthesis group".

    Landis: Nel 1972, il piano della NASA era: Dopo la Luna, MARTE! Nixon tagliò i progetti. Aveva già una guerra per cui pagare.

    Zubrin: Ciò nonostante non credo che per Nixon fosse una questione di denaro. Si trattava piuttosto
    di stupidità davvero grossa e mancanza di ogni sorta di capacità visionaria, associata
    al desiderio di dare un taglio netto ai risultati politici dei suoi predecessori.

    Edelman: Oggi, quanto siamo più vicini noi all'obbiettivo rispetto a quanto lo fosse Von Braun?

    Landis: Sappiamo molto di più, ora, riguardo Marte.  Conosciamo quali sono le sue risorse che potremmo usare. Sappiamo anche quali risorse non vi troveremo di certo.

    Beason: Quello che dovremmo realmente fare è di riuscire ad avere il pubblico a sostenerci, riuscendo a renderli nuovamente eccitati dall'idea. A meno che non si riesca a convincere il comune uomo della strada, "Joe Six-Pack", che il suo denaro sta andando via per qualcosa di meglio del Teflon o della miglioria di una qualche arcana ferraglia meccanica (noi non stiamo ancora provando a far questo!). Solo se ci riuscissimo non avremmo più bisogno di un fattore di motivazione. Il quale, in ogni caso, dovrebbe essere realmente FORTE, come per esempio il dover rispondere adeguatamente ad una minaccia (l'ambiente).

    Landis: Ah, ma come fare?

    Edelman: Si, come motivare il pubblico Americano? E l'elettorato?

    Beason: Forse se cominciamo a diffondere la voce che la polvere Marziana ti "spara" davvero in "alto", si potrebbe generare abbastanza supporto per una missione...

    Landis: La polvere Marziana probabilmente non ti sparerebbe in alto. Più probabile che ti candeggi i peli del naso!

    Zubrin: Ma dato che ora ne sappiamo di più su Marte, potremmo stendere dei progetti per delle missioni che facciano un uso efficace delle risorse che SAPPIAMO esistere su Marte, per esempio la sua atmosfera. Questo rende possibile progettare una missione più economica ed efficiente di quelle con le mega- navi spaziali pensate da Von Braun nel 1953 e nel 1969.

    Edelman: Se avessi l'opportunità di parlare al telegiornale, che diresti per motivare l'America?

    Edelman: Suggerimenti?

    Zubrin: Vorrei dirgli che siamo nella posizione di mandare umani su Marte entro 10 anni, e che potremmo farlo con una frazione minima del budget della NASA. Quindi noi, e non la prossima generazione, dovremmo cogliere al volo l'onore di essere i primi pionieri dell'umanità sul nuovo mondo.

    Edelman: Doug?

    Beason: Io presenterei la cosa come un modo di prendere vantaggio dalla fine della Guerra Fredda. Ora che non c'è più, è tempo di convertire la nostra economia svincolandola dal traino costituito dal complesso dell'industria militare (di cui Mark ed io facciamo parte), e agganciarla al traino di una economia basata sullo sfruttamento dello spazio. E questo significherebbe, fra l'altro, fare in modo che università prestigiose enfatizzino lo spazio e producano quindi le professionalità necessarie ad uno sforzo internazionale. Direi che l'urgenza di esplorare lo spazio è il più nobile e altruista dei sogni collettivi possibili. Quello che ho in mente è un programma di largo respiro sul tipo di quello che fu portato avanti per la realizzazione della vecchia rete di autostrade interstatali. Un programma che produca lavoro, alimenti l'economia, eccetera.  Avremmo un GNP mirato allo sfruttamento spaziale che sopravviverebbe agli alti e bassi (e ai giochi) della politica.

    Edelman: Geoff? Motivazione per l'America?

    Landis: Anche io direi che l'urgenza di esplorare lo spazio è il più nobile e altruista dei sogni possibili per l'umanità. Se non ci lanciamo, verso Marte ed oltre, inevitabilmente cadremmo nell'oblio della storia. H.G. Wells lo disse: “Alla fine, noi saremo le stelle; o non saremo nulla”.

    Edelman: Ben detto. Allora, quale è lo stato corrente dei progetti per il viaggio su Marte? A che punto siamo? Bob?

    Zubrin: Ci siamo! Tutta la tecnologia fondamentale necessaria a mettere su una missione marziana entro una decade è attualmente disponibile.

    Edelman: E questa tecnologia sarebbe...?

    Zubrin: Dovremmo solo fare qualche progettazione ingegneristica più mirata, ma di fatto Marte è ora più vicino di quanto non fosse la Luna nel 1961, data in cui Kennedy annunciò il programma Apollo.

    Landis: Infatti personalmente sono convinto che il modo migliore per andare su Marte sia di usare una tecnologia proposta da Bob Zubrin: usare le stesse risorse marziane per produrre il carburante necessario al ritorno a casa.

    Zubrin: Nessun serio programma d'esplorazione terrestre è stato mai pensato senza prendere in considerazione le risorse disponibili sullo stesso ambiente da esplorare.

    Edelman: Ottima osservazione.

    Beason: Bob, ma ci siamo davvero? Quanto tempo ci occorrerebbe per mettere su la catena di montaggio di razzi grossi abbastanza da portarci su Marte? Voglio dire, dei motori, grazie.

    Zubrin: Doug; Statisticamente ci vogliono solo tre anni e mezzo per vincere al "WWII". Non dovrebbe occorrere più tempo di così per costruire qualche razzo.

    Landis: Se lo volessimo davvero lo potremmo fare.

    Beason: Ma ricordate, vogliamo più di un semplice balzo su Marte. Qualsiasi cosa non sia strettamente implicata nella nostra infrastruttura è terreno di gioco libero per le decisioni che i contatori di fagioli potrebbero prendere riguardo i tagli ai fondi. Abbiamo bisogno di qualcosa che nessuno si azzardi a tagliare, qualcosa di non dispendioso, qualcosa che
    costituisca un ritorno. Per esempio, se otteniamo anche solo un minuscolo grumo di conoscenza scientifica, ma diamo lavoro a centinaia o migliaia di persone, sappiamo già che i politici non proveranno a tagliare i fondi del programma.

    Edelman: Deve cominciare tutto dal guadagno? Non potrebbe iniziare da Clinton, Gore e dal prossimo bilancio?

    Landis: Il budget NASA è inferiore all'1% del budget federale. Lo spazio è più economico  di una flotta di B-2, ed è anche molto più utile. E genera tecnologia, e lavoro!

    Beason: Ma lo "Spazio" non può essere usato per difenderci. Stai confrontando mele con arance. Comunque questo non è per dire che dovremmo costruire più B-2!

    Edelman: Ma cosa esattamente dovrebbe essere fatto per cominciare a muoverci?

    Zubrin: L'infrastruttura deve essere minimizzata. Tracciare percorsi a prezzo dell’incremento del costo del programma non incoraggia nessuno a fornire i fondi per sostenerlo. Ma facendo pieno uso delle risorse Marziane già dalla prima missione, potremmo avere una base economica su Marte, e presto, che sia oltretutto sostenibile. Ho fatto un sacco di esperienza nel parlare ad un pubblico generico, composto non solo da addetti allo spazio, a proposito delle missioni con equipaggio umano su Marte, e posso dirvi che il pubblico sostiene l'idea entusiasticamente. Il problema è la frattura fra il pubblico e Washington.

    Edelman: Dovremmo avere una lobby pro-Marte?

    Zubrin: Dovremmo mobilitare il supporto che già esiste. Ecco perché ho suggerito alla "National Space Society" di organizzare una petizione su scala Nazionale  a supporto del SEI.

    Edelman: E che hanno detto?

    Zubrin: Che l'hanno già fatta, ed ora è compito di noi tutti assicurarci che alla petizione faccia seguito una adeguata campagna di sensibilizzazione politica.

    Edelman: Che cosa possiamo chiedere di fare ai lettori di questa discussione?

    Zubrin: Dovreste stampare la petizione nelle vostre riviste e chiedere a tutti di fotocopiare e far circolare la petizione.
    Abbiamo bisogno di un milione di sottoscrizioni.

    Beason: Abbiamo bisogno di prendere visione della petizione prima di prendere una decisione così importante.

    Edelman: Bob, hai una copia da mandarmi?

    Zubrin: Si.

    Edelman: Potremmo far circolare il testo della petizione assieme alla trascrizione della presente discussione.

    Zubrin: Grande!

    Beason: Vorrei rapidamente fare il punto! Solo perché qualcosa è economico, non significa che il congresso o il pubblico la sottoscriva. Pensate al progetto SSTO (Single-Stage-To-Orbit). Il suo costo era inferiore a quello di un singolo volo dello Space Shuttle, ma nessuno nel governo lo ha approvato. Questo è perché siamo in un gioco a somma zero! Ci sono solo un "tanto" di dollari da stanziare, e nessuno
    vuole prendersi la responsabilità delle decisioni.

    Edelman: Se cominciassimo a lavorare per la missione su Marte domani stesso, quale sarebbe la previsione temporale per il completamento del progetto?

    Zubrin: 5 anni per sviluppare il propulsore di spinta principale ed altri elementi di spinta primari, nel 1999 lancio su Marte di un veicolo senza equipaggio umano e predisposto per il ritorno a Terra, uomini su Marte nel 2001. Si potrebbero anche dilatare questi tempi, ma non fino al punto di assicurare il fallimento di un programma dalla estensione temporale eccessiva.

    Edelman: Bene.

    Landis: Stiamo andando troppo lontani parlando della superficie di Marte. C'è anche da considerare il caso fortemente probabile di scegliere d'arrivare fino alle lune di Marte, piuttosto che sulla sua superficie, e ci sono tre buone ragioni per farlo. Primo: La lezione dell'Apollo è stata che se si insegue uno scopo, il budget a disposizione potrebbe essere improvvisamente tagliato. Quindi, forse, non dovremmo affrettarci precipitosamente a correre su Marte troppo presto. Dovremmo prenderci il tempo necessario e sviluppare tecnologie ed esperienze mentre lo facciamo.

    Zubrin: Se ci prendiamo il nostro tempo, non ci andremo mai. Un aeroplano può decollare a 5 miglia all'ora, senza essere stato sviluppato da un programma di studio per missioni su Marte.

    Edelman: Il secondo motivo, Geoff?

    Landis: Secondo:  Marte potrebbe ospitare vita propria. Qualsiasi atterraggio umano spargerebbe materiale organico sulla superficie Marziana. In seguito potrebbe essere difficile capire quali dei materiali organici ritrovati siano originari di Marte e quali siano i nostri. O quali siano le tracce fossili di quello che c'era già un tempo, su Marte. Esplorando con sonde robotiche, operiamo dall'orbita. Potremmo imparare molto senza contaminare il pianeta.

    Beason: Probabilmente è già troppo tardi per questo. Non siamo certi che i Russi abbiano  completamente sterilizzato i loro vascelli spaziali. E non abbiamo denaro per mandarci robots.

    Zubrin: Questo non ha senso. Se andiamo su Marte e troviamo un cane per la caccia alla lepre, sappiamo già che proviene dalla terra. E la stessa cosa vale per qualsiasi specie terrestre ritrovata laggiù, batteri inclusi.

    Landis: Non è del tutto vero. E' molto difficile identificare i batteri. E ci sono molte strane specie batteriche tuttora non ben conosciute.

    Zubrin: No. Sono comunque specie "specifiche".

    Landis: Ci sono milioni, potenzialmente miliardi, di specie batteriche "quasi sconosciute". Non sono sicuro di saper dire quanto possa essere facile identificare l'origine di un batterio come Terrestre o Marziano. Ma questo è un punto banale. Passiamo oltre. Il terzo (e forse il più interessante) motivo è che Deimos e Phobos sono alcuni degli oggetti più interessanti (a parte la superficie di Marte) fra quelli che abbiamo a portata. Dovrebbero essere solo una nota in calce alla cronaca della corsa verso Marte? O dovrebbero essere propriamente esplorati? Inoltre, c'è una buona probabilità che Deimos abbia acqua sepolta 50 metri al di sotto della superficie. E l'acqua, per quel che sappiamo, è una risorsa mineraria essenziale per ricavare carburante per razzi.

    Beason: Sai che il costo di una sonda robotica per esplorazione marziana ha un costo dell'ordine di un miliardo di dollari? Non possiamo realizzarne molte e contemporaneamente mantenere l'interesse collettivo. Dobbiamo fare in modo che la gente ottenga qualcosa di più di qualche roccia o qualche linea  su un oscilloscopio. Ecco perché dobbiamo mandare degli uomini lassù.

    Landis: Per finire, è molto più facile andare sulle lune marziane che sulla superficie del pianeta.

    Beason: Un miliardo di dollari per una sola sonda robotica!

    Zubrin: I termini del problema sono che Phobos e Deimos non sono più interessanti di uno qualsiasi degli oltre 3000 altri asteroidi.  Marte è ben più interessante. E' il laboratorio che ci dirà se la vita è o meno pervasiva nell'universo.

    Landis: Deimos e Phobos hanno gravità molto piccola. Andarci non è come atterrare su una superficie planetaria, cosa di riuscita difficoltosa, ma piuttosto simile al rendezvous di una navicella spaziale  (facile). E' una cosa buona andare sulle lune marziane e all'interno di esse, e mentre andiamo su Deimos e Phobos potremmo verificare la parte della navetta spaziale che dovrebbe compiere la missione sulla superficie del pianeta.

    Beason: Sarebbe più economico andare su un asteroide. Uno di quelli vicini alla Terra. Avrebbe anche più senso.

    Landis: Dubito che sarebbe meno dispendioso in modo significativo.  Ma concordo che dovremmo fare anche quello.

    Edelman: Sicuri di fare le giuste ipotesi su quello che troveremo una volta arrivati la? Conoscete quella sorta di sensazione di aver fatto la figura dello stupido che potrebbe assalirci una volta arrivati realmente laggiù?

    Beason: Elvis. Ho sentito che c'è una grande statua che lo raffigura con sotto una scritta altisonante che recita: "Li scosse tutti".

    Zubrin: Penso che troveremmo tracce di vita passata, ma solo dopo una ricerca intensiva. La gente non trova fossili di dinosauri durante spedizioni di ricerca della durata di un weekend. Trovare tracce fossili di microorganismi marziani sarà ancora più difficile.

    Landis: Questa sembra una buona ipotesi.  Ora sappiamo che Marte era, un tempo, caldo e umido. Se la vita vi si è evoluta è altamente probabile che ne troveremo le tracce.

    Zubrin: Ma credo che se troveremo la vita, poiché Marte e la Terra hanno avuto condizioni ambientali simili per un lungo periodo e poiché la vita si è evoluta sulla Terra,  questo significherebbe che la natura segue processi pienamente soggetti a regole precise.

    Beason: Questo ci riporta all'ambiente: usarlo come una motivazione ad andare.

    Edelman: Quale tipo di vita passata, Bob? Possiamo fare ipotesi?

    Zubrin: Penso che non potrebbe essere più complessa di quella batterica, eventualmente includendo anche analoghi delle alghe blue-verdi e delle colonie di batteri stromatoliti in complessi simbiotici simili ad organismi. Improbabile qualcosa di simile alle cellule dotate di nucleo e meno ancora organismi complessi macroscopici.

    Landis: Penso che dovremmo andare là per sapere che cosa possiamo trovare.

    Zubrin: Non possiamo usare l'ambiente come ragione per andare. Dovremmo andare per esplorare Marte per capire il ruolo della vita nell'universo e per cominciare il processo di diffusione del nostro tipo di vita su tutto l'universo. E questo è quanto.

    Beason: A chi potresti "vendere" questo?

    Zubrin: La gente d'America lo comprerebbe, perché già una volta l'ha comprato. La gente oggi si aspetta che il "futuro" sia positivo, e che vedrà l'umanità come una specie multi-planetaria.

    Landis: Ma ogni cosa si possa imparare da un ambiente può dirti qualcosa su un altro ambiente. Sapete che lo scenario dell' "Inverno Nucleare" è stato sviluppato dopo che gli scienziati hanno studiato gli effetti della polvere nella atmosfera marziana? Quando hai a disposizione un solo esempio ambientale da studiare è difficile imparare qualche risposta alle domande del tipo "Cosa succederebbe se?". 

    Zubrin: Il problema è che la gente non vede come il programma della NASA ci possa portare laggiù. Gli Americani sono desiderosi di spendere molto denaro per ottenere quello che vogliono. Ma non vogliono aspettare.

    Beason: Credo anche io questo, ma d'altronde abbiamo circa il venti per cento della nostra nazione vicino alla o sotto della "soglia di povertà". Che cosa rispondere alle critiche che dovremmo occuparci prima di loro? Che dovremmo occuparci di educare i loro figli? Ricostruire le loro infrastutture? Prenderci cura della loro salute?

    Landis: Tutto! Il denaro speso nello spazio è speso proprio qui, sulla Terra. Per creare lavoro, in termini di tecnologie o infrastrutture, non esiste investimento migliore.

    Zubrin: E di certo non esiste nessun migliore investimento per promuovere l'educazione.

    Zubrin: La ragione per cui la gente vive meglio oggi rispetto a 500 anni fa non è qualche ben riuscito programma di sviluppo sociale ma solo il progresso tecnologico. E una grossa parte di esso è stato finanziato dal governo, principalmente per scopi militari.

    Edelman: Alcuni di questi fondi militari dovrebbero continuare ad essere stanziati, nel caso che anche gli esperti non concordino...

    Landis: Vero. La scienza stagna fra le guerre, triste a dirsi. Ma forse lo spazio potrebbe essere la prima valida alternativa per rompere questo circolo vizioso.

    Beason: Ad esempio, il programma spaziale è stato avviato dalla pressione della "Minaccia Sovietica".

    Zubrin: Scott, tocca a te.

    Edelman: Qualcuno vuole commentare la fiction su Marte? Quali lavori validi? Quali no? Quali scientificamente verosimili? Quali fantastici? Riuscite ancora a leggere cattiva fiction Marziana?

    Zubrin Si che posso. Burroughs o Bradbury sono ancora divertenti.

    Beason: Guardate ad esempio la numerosità delle recenti uscite di libri di fantascienza riguardo Marte.

    Landis: Mi spiace di avere pochi commenti in proposito. C'è stato recentemente un certo spazio per nuovi romanzi ambientati su Marte, ed in particolare il Marte del dopo Viking, ma di questi ne ho letti pochissimi.

    Beason: La cattiva fantascienza è cattiva senza importanza riguardo a dove sia ambientata.

    Edelman: Avete letto "Danny Goes to Mars"?

    Landis: Si, divertente, nonostante ormai non aggiornato.

    Edelman: Almeno VP non crede ancora ai canali....

    Landis: Il racconto di Kim Stanley Robinson, "Exploring Fossil Canyon" (preludio alla sua serie "Green Mars") da una eccellente esempio di come la SF vede il Marte del dopo Viking.

    Zubrin: Penso che la SF dovrebbe giocare un ruolo principale per aiutarci a raggiungere Marte. Come disse Shelley, i Poeti sono i legislatori dell'umanità.

    Edelman: Abbiamo detto tutto? Vogliamo passare a qualcos'altro di cui desiderate parlare?

    Zubrin: Abbiamo bisogno di stimolare la visione pubblica, incluso il pubblico di quelli che eventualmente potranno in futuro sedere ai posti di potere, che una civiltà umana è qualcosa che prima o poi è destinata a realizzarsi.

    Landis: Se non noi, chi? Se non ora, quando?

    Zubrin: La gente ha bisogno di sapere che la storia non è uno spettacolo sportivo a cui assistere passivamente. La SF e le comunità pro-tecnologia hanno fornito più che sufficiente supporto per rafforzare la possibilità di far accadere una missione Marziana, se solo decidessimo di farla accadere. La gente ha bisogno di smettere di lagnarsi della stagnazione del nostro programma spaziale e cominciare a fare qualcosa per esso.

 
-Originariamente pubblicato in "Science Fiction Age"
-Pubblicazione su WEB autorizzata da Geoffrey A. Landis, Robert Zubrin, Doug Beason.
-Copyright 1996, 1998
-Traduzione di Vincenzo Battista

collegamenti
Paul J. McAuley, Sognando il pianeta rosso

 

 

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