PALMER ELDRITCH ALIEN:
OVVERO, L'INVASIONE DELLO SPAZIO DELLA FANTASCIENZA
Carlo Pagetti

I.

Mettere a confronto romanzi e film SF costituisce un'operazione stimolante quando ci si trovi di fronte a testi capaci di trasmettere molteplicità di codici o di messaggi. The Three Stigmata of Palmer Eldritch (Stigmata, da adesso in poi) denuncia nello stesso titolo l'intenzione di coinvolgere livelli diversi della realtà, ovvero della finzione narrativa: ognuna delle stimmate può essere ricondotta a un processo interpretativo, come vedremo meglio in seguito, ma le tre stimmate, unite nella medesima entità, sono il segno globale dell'invasione cosmica, il giudizio universale che la SF impone, per bocca di Dick - profeta - a se stessa, dichiarando appunto la fine del tempo e della storia, l'impossibilità di andare avanti di fronte all'atroce corso degli eventi, scandito (siamo nel 1964) dalla morte di alcuni "giustiziati" illustri, come John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King. Fuor da ogni collegamento storico-politico, già segnalato, da parte di chi scrive, per tutti i romanzi dickiani di quel periodo cruciale, dalla Svastica sul Sole ai Simulacri, Stigmata rinvia irresistibilmente alla struttura di un film - riprodotto recentemente anche dalla nostra Televisione - come Alien di Ridley Scott, dove la creatura onnivorante è mossa da cieca e tanto più inarrestabile volontà di assimilazione e indigestione di forme animate, che divengono anch'esse alien, così come aliena è già per conto suo la società che ha mandato nello spazio l'astronave Nostromo, e per di più l'ha anche indirizzata verso la culla del Gran Divoratore. Allo stesso modo, di Palmer Eldritch, le macabre e meccaniche fattezze rispuntano dietro ad ogni personaggio, nel segno di una volontà di dominio così totale da non conoscere confini se non nel proprio sé alien/ato, che moltiplica all'infinito non i pani e i pesci (come umilmente e concretamente faceva il Redentor Mundi), ma la propria forma e sostanza infernale: i denti ferrati piantati su una mandibola neanderthaliana, il braccio artificiale, la lente in movimento che sostituisce gli occhi.

Alien può riprodurre solo un altro Alien più grande: in ciò sta la sua dannazione. L'unico modo per liberarsi del mostro è quello di accettano come parte di sé, per purificarlo ed esorcizzarlo. Ma se Palmer Eldritch diventa noi, noi diventiamo lui: il risultato non cambia. Palmer Eldritch è già arrivato, invasore alieno, ma anche supremo rappresentante di una umanità che ha rinunciato al proprio diritto alla vita, e che sogna solo l'infinita sterilità del proprio ego, come il protagonista di uno dei più affascinanti racconti ottocenteschi di SE, The Monarch of Dream di Thomas W. Higginson, amico di una donna che di incubi e di solitudine (e anche di poesia) se ne intendeva: Emily Dickinson.

Certo è che Palmer Eldritch esprime, senza soluzione di continuità, gli incubi surreali della poesia e, nello stesso tempo, la grottesca maschera semi-umana e semi-artificiale di tanti personaggi della moderna cultura di massa, da Victor Von Doom, il dottor Destino nemico dei Fantastici Quattro (il fumetto "kennedyano" dei Marvel Comics), al Darth Vader di Guerre Stellari.

II

Stigmata appartiene al fecondissimo periodo del 1964 assieme a The Simulacra e a Martian Time-Slip, ma pur condividendo alcuni dei motivi cruciali di quel momento creativo (la lotta per il potere assoluto, l'Eden invertito di Marte, il percorso all'interno di una gerarchia sociale che talvolta collega e talvolta oppone gli umili e i principi della Terra, la qualità illusoria dell'esperienza empirica), costituisce tuttavia un 'opera dal più forte impianto metafisico e speculativo, mentre, nello stesso tempo, essa denuncia in modo ancor più esplicito il collegamento tra spirito religioso e ideologia del capitalismo, fondendo le due pulsioni nella figura di Palmer Eldritch, "l'industriale interplanetario, che commercia droga per schiavizzare le masse", le cui stimmate sono "tre segni di artificialità demoniaca. Gli occhi, le mani, i denti artificiali gli permettono, in una variante del Lupo di "Cappuccetto Rosso" - di vedere (capire), afferrare (manipolare), e fare a pezzi (ingerire, consumare) meglio le sue vittime" (D. Suvin, "Introductory Reflections... on P.K. Dick's Opus", in Science-Fiction Studies, March 1975, p. 14).

A sua volta, Peter Fitting, in "Reality as Ideological Construct: A Reading of Five Novels by Philip K. Dick" (ScienceFiction Studies, July 1983, pp. 219-236), suggerisce un percorso diacronico che tocca, oltre a Stigmata, Eye in the Sky (1957), Time out of Joint (1959), A Scanner Darkly (1977) e Valis (1981), e trascura opere come Martian Time-Slip e Ubik. Indubbiamente, la carica metafisico-religiosa è, fin dal titolo, fortissima. L'invasione della creatura-Eldritch è più volte paragonata all'arrivo di una presenza sovrannaturale capace di impregnare di sé l'universo: in questo senso, conosciamo già un esempio di "divina invasione", in parte simile a quella dell'omonimo romanzo di Dick pubblicato nel 1981. Che nei personaggi dickiani si esprima una forte - e contraddittoria - aspirazione alla trascendenza è fuor di dubbio, ma in Stigmata il tessuto metaforico, la fantasia visionaria dello scrittore danno piena espressione narrativa a un motivo che, altrimenti, rischia di rimanere astratto o di diventare ridicolo (si veda, a questo proposito, un film pretenzioso come Brainstorm). La droga è il veicolo di un viaggio che si pone, nel caso del Can-D, come sublimazione di una comunità consumistica di tipo orgiastico: il riferimento al successo delle bambole "Barbie" è, tra l'altro, una delle trovate più grottesche di Dick, dal momento che stabilisce un'efficace analogia tra consumismo e dimensione infantile. Ma ha ragione Fitting, nel saggio già citato, a ricordare anche il "culto" dell'apparecchio televisivo. Nel caso di Chew-Z, però, il rapporto che si istituisce con la realtà è profondamente diverso: la finzione consente un'illusione di intervento diretto, di manipolazione personale. L'uomo acquisisce i poteri di Faust, subendo così il controllo diabolico di Mefistofele, pronto in ogni momento a riapparire sotto le forme più svariate e a ricordare il patto firmato da Faust.

III

E tuttavia, il potere conferito all'uomo da Chew-Z non è cosa da poco: esso conosce un limite solo laddove l'immaginazione - ovvero la memoria - non si può più spingere. Il viaggio psichico si compie a ritroso nel tempo, per realizzare - o fallire - il sogno più grande di tutti, la modificazione del passato, l'annullamento dei propri errori, la costruzione di un futuro alternativo, in cui il desiderio di armonia, la riconciliazione degli opposti, continuamente smentiti dal mondo esterno, possano realizzarsi. La droga risponde dunque alla stessa esigenza che esprimono i prodotti culturali di consumo (Can-D) e gli impulsi religiosi, forse anche quelli estetici (Chew-Z): permette di "evadere" dalle aspre condizioni del presente, si presenti esso sotto forma dell'arido e bucherellato deserto marziano o come scenario post-apocalittico dell'America. Sognare è vivere. Il prezzo del patto con il Serpente è nella solitudine di un mondo abitato da "altri" simili a sé, l'assunzione, appunto, delle stimmate del creatore diabolico, la scoperta della propria immagine nello specchio. Alla comunità consumistica, simile a quella di un banale "serial" televisivo come Dallas o Dynasty, evocata da Can-D, si oppone lo spaventoso mondo solitario della memoria e dei desideri insoddisfatti, dove Palmer Eldritch domina come signore assoluto. In poche parole: o l'annullamento della propria personalità in una società pseudodemocratica o la paranoia del più completo isolamento. Come riflette il protagonista, in un altro contesto (ma il suo commento si potrebbe porre come epigrafe del romanzo): "Qualunque scelta si faccia... era l'alternativa sbagliata". Naturalmente sia Can-D che Chew-Z sono delle droghe: Palmer Eldritch ha portato agli estremi limiti di un processo di omologazione totale l'universo apparentemente vario e inesauribile della produzione e del consumo. Egli è il motore sottostante e la sua estrema manifestazione. Il principio e la fine, Ubik, Dio. La tecnologia, lungi dal fornire quelle risposte rassicuranti che la tradizione SE americana aveva continuato, sia pure con dubbi crescenti, a prospettare, si riassume in una creatura mostruosa e in un prodotto che consente ai suoi fruitori un "viaggio" senza ritorno: "Non è assolutamente come un sogno... E più come essere all'inferno... Si, così deve essere l'inferno: ricorrente e indomabile".

IV

Come in Martian Time-Slip e in altri romanzi di Dick, "pubblico" e "privato" sono due facce della stessa medaglia. Stigmata è l'incubo ricorrente suscitato da un complesso di colpa legato alla propria disordinata sessualità da parte di uno dei tanti protagonisti "mediocri" di Dick, quel Barney Mayerson, il cui cognome, significativamente, viene male pronunciato da altri personaggi (Payerson, etc.), ad indicare la mancanza di identità precisa, l'angoscia di un rapporto con la vita sempre incerto e faticoso. Ancora una volta, l'universo dell'immaginazione fantascientifica si salda, come nei film SF di Spielberg, con un'analisi in chiave quasi sociologica di un arrampicatore sociale maldestro e dominato da nevrosi e fobie, malgrado possieda, ironicamente, addirittura qualità di veggente. In realtà, la mente di Barney non è in grado di capire il futuro, perché essa è tutta volta al passato, nella ricerca ossessiva della moglie-madre da cui si è egoisticamente staccato per "fare carriera", e per tentare un rapporto altrettanto difficile con una donna competitiva e talvolta pericolosa, seppure sessualmente attraente e generosa, come Roni Fugate. L'homo americanus di Dick, è serrato tra le tenaglie delle proprie ossessioni pubbliche e private, così come è diviso tra la dolcezza statica di una donna-madre (Emily) e la spregiudicatezza di una donna-compagna (Roni). E comunque da sottolineare che le donne di Dick, così bisognose di affetto e di calore (si pensi alle donne di Marte), posseggono tutte una carica di "umanità" che è negata alle loro con troparti maschili. Significativo è il destino di Emily: abbandonata da Barney, essa ha "trovato la felicità" con un nuovo marito, dal ridicolo cognome di Hnatt, che è un alter-ego ancora più mediocre e meschino di Barney.

Ma Barney e Hnatt sono dei figli senza personalità, angosciati dal loro rapporto con l'altro sesso, e dominati da potenti figure paterne. La chiave di Stigmata sta nella individuazione del ruolo di ogni gruppo generazionale:

1) FIGLI (Barney, Hnatt, i colonizzatori di Marte).
2) PADRI (Leo Bulero, Palmer Eldritch, il dottor Denkmal).
3) LE DONNE DEI FIGLI (Emily, Roni, Anne, le colonizzatrici di Marte).

A figli deboli corrispondono padri forti. Le donne sono sostanzialmente vittime nell'urto tra le due generazioni maschili.

V

Da notare, a latere ma anche in sintonia con questa prospettiva, il discorso sull'arte così presente all'interno della narrativa di Dick. La capacità di creare oggetti artistici è riservata a una donna, Emily, mentre un 'altra donna, sia pure "rivale", Roni, riconoscerà il valore estetico delle ceramiche di Emily. Ma la dimensione maschile non può tollerare questa suprema forma di autonomia esistenziale. Quindi, Barney, per meschina gelosia, nega un futuro alle creazioni della ex-moglie, e la stessa cosa fa il secondo marito, che smercia le ceramiche della moglie senza il suo permesso e senza porsi il problema della loro utilizzazione (di fatto, esse verranno "cancellate" dal romanzo), poi si serve del denaro guadagnato per sottoporre Emily a un trattamento neurochirurgico che ne blocca irrimediabilmente l'evoluzione creativa. L'operazione è compiuta da Denkmal, uno dei medici "nazisti" cari a Dick. Nel mondo di Bulero l'unica "arte" è quella commercializzata della Barbie. Per Eldritch, invece, l'universo stesso è una creazione diabolica, che però non porta a nessuna forma di comunicazione interpersonale e confonde "realtà" e finzione nella stretta delle mascelle e delle mani artificiali del Dio-padre.

VI

Per Barney Leo Bulero e, più tardi, Palmer Eldritch sono figure paterne, l'epitome, anzi, di una paternità semi-divina, contro cui qualsiasi tentativo di ribellione è destinato al fallimento. Barney, per sottrarsi al suo datore di lavoro, giunge fino al tradimento, solo per sviluppare un senso di colpa ancora più grave (ma in parte coincidente) di quello originato alle sue infrazioni sessuali. Il destino di Barney è di oscillare tra Bulero ed Eldritch, un padre ancora più "potente", più antico. A sua volta, nella lotta che oppone Bulero ed Eldritch, Barney è solo una pedina, di volta in volta strumentalizzata dall'uno o dall'altro. Anche in questo caso, qualsiasi alternativa è quella sbagliata. Per Barney non c'è scampo: o Bulero o Eldritch, padre contro padre, padre e padre; alla fine il figlio è riassorbito nel padre e le figure dei due padri, in un incubo primordiale, si fondono. L'unità primigenia è stata raggiunta, il principio della vita, indistinto e totale, ha recuperato qualsiasi forma di dissenso, di "diversità", così come il capitalismo cosmico di Palmer Eldritch ha annullato qualsiasi difformità, superando il vetero-industrialismo paternalistico di Leo Bulero. Il conflitto tra le due potenti personalità di predatori si risolve, a sua volta, 'lei trionfo del padre più completo e onnicomprensivo, il padre del padre, Saturno che divora i figli, affinché la storia dell'uomo non abbia neppure inizio. D'altra parte, entrambi i padri (e la trinità è completata, appunto, da Denkmal) sono le emanazioni di un progresso tecnologico che li ha trasformati in creature mostruose, cyborg, volti sfigurati che incombono su una prole inerme e terrorizzata. Immagini di animali ripugnanti e indifesi (rospi, vermi) pervadono il romanzo. La trasformazione psichica e materiale domina l'universo post-apocalittico dell'Età del Fuoco (l'inferno-sulla-Terra, l'inferno-su-Marte). Gli invasori giungono dal passato, dallo spazio cosmico, dalle zone inesplorate dell'inconscio. Essi incarnano, come dice Fitting, un universale "desiderio di illusione", ma spengono qualsiasi illusione di desiderio. Alla fine tutto è compiuto nell'unità primigenia (o in quella del Paradiso dopo il Giudizio universale). Il tempo ha invertito i suoi cicli vitali: come Dick espliciterà in Counter-Clock World (1967), il padre ha ricacciato dentro di sé il figlio, i processi tecnologici hanno divorato l'universo riportandolo alla condizione di una indistinta uniformità, dove ogni movimento di crescita e maturazione è interrotto. Siamo di fronte alla condizione entropica dell'universo dickiano e del suo "messaggio", che è ormai ridotto a una sola ossessiva informazione: l'universo è Palmer Eldritch, Palmer Eldritch è l'universo; il sogno di Palmer Eldritch (di: soggettivo) è il sogno di Palmer Eldritch (di: oggettivo). E così via. Le tre stimmate di Palmer Eldritch si riferiscono dunque ai devastanti effetti che la tecnologia del capitalismo ha prodotto sull'umanità, all'esplorazione che l'uomo compie sulle tracce di un Dio-padre a metà strada tra il ricordo infantile e la manipolazione elettronica, alla rappresentazione fantastica di un percorso di regressione psichica.

Al fondo di ogni passaggio, rimane lo scrittore di SF. I suoi occhi artificiali sono destinati a registrare una realtà artificiale, le sue mascelle d'acciaio parlano un linguaggio di morte, la mano che scrive si è trasformata in un artiglio meccanico. Anche Io spazio della scrittura fantascientifica è stato invaso; anche lo Scrittore è diventato un altro Palmer Eldritch, che porta illusioni sterili e crudele solitudine. Fuori, però, imperversa l'Era di Fuoco o la fredda notte marziana.

VII

Sulla straordinaria capacità di Dick di mescolare formule e convenzioni della SF in quanto letteratura di consumo, con echi e reminiscenze della più alta e consolidata cultura "moderna" s'è già scritto più volte in passato. Il suo Palmer Eldritch, se da una parte ci ricorda il Dottor Destino o Darth Vader, richiama anche alla mente "Cristo la tigre" di una delle più famose poesie di T.S. Eliot, Gerontion: "La tigre balza nell'anno nuovo. Noi divora...".


© Carlo Pagetti
Il presente testo è apparso come introduzione al romanzo
Philip K. Dick, Le tre Stigmate di Palmer Eldritch, ed Nord, 1984, sf narrativa d'anticipazione n° 42


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Carlo Pagetti