AUTOREQUIEM
Alessandro Vietti
 
Si tratta di trovare il coraggio. Anche quelli di voi che finora l’hanno scampata, quelli che non sanno quanto tempo gli rimane (perché presto tardi capita sempre di incontrare qualcuno più sveglio, più veloce o più attrezzato di te), quelli che adesso si staranno legittimamente toccando, si renderanno conto che non è una cosa semplice. Nel mio caso non lo è stato affatto. Non è mai facile rendere omaggio alla propria tomba e riconoscere di aver fallito, ma bisogna riuscirci, o non ci si interfaccia mai più.

Ecco, forse non mi crederete, ma scaricarsi prima un bel mazzo di fiori ad alta risoluzione può aiutare. Non è il caso di esagerare, intendiamoci. Una decina di mega privi di simulazioni olfattive sono abbastanza. Se siete in grado, potete concedervi la licenza di sabotare la subroutine di appassimento settimanale: un po’ di illegalità non potrà farvi che bene e, in più, il mazzo resterà fresco all’infinito, o almeno finché quel bastardo di becchino automatico non passerà a cancellarlo.

Aggiornarsi il sembiante poi, è una cosa decisamente raccomandabile. Vi consiglio di scegliervi un’icona insignificante, lo dico per esperienza, poche centinaia di byte, in modo da rientrare nella memotassa di fascia minima. L’importante è che passi inosservata. Incontrandovi i vostri amici ansiosi di prendervi per i fondelli, non vi riconosceranno, né saranno tentati di chiedere una verifica di identità, e così vi lasceranno in pace, dandovi il tempo di far decantare l’infamia.

Il fatto è che solo quando capita ci si rende conto di cosa significa. Di quanta vergogna si prova. Perché di vergogna allo stato puro si tratta. Roba da andarci fuori di testa. 

Fintanto che sei vergine, finché il cronometro gira, finché, per abilità o fortuna, riesci a cavartela, sei convinto di avere quel talento naturale che solo gli immortali possiedono. Poi invece va a finire che ti svegli, e scopri che la realtà è un’altra. Gente, io non sto nemmeno a metà classifica! Ci sono ragazzini di cinque anni che hanno resistito il triplo del mio tempo! Mocciosi, dico, mica grandi hacker come Zip@666 o Harlequin@123, quelli sono veri immortali. Non glielo mettete un segugio sul server, a quelli lì!

Però non statevi a credere. La lapide, incasellata nella smisurata matrice funeraria, non è così male. Il marmo caldo e vellutato, e cedevole al tocco come un cuscino eterno è un autentico spreco di memoria. Il problema, semmai, è quel numero. Il tempo d’interfaccia complessivo fermato così dannatamente presto: 1232h:21m:14s di sopravvivenza dal mio primo collegamento in Cyberworld. Io avrei preferito morire, piuttosto. Giuro. La morte è molto meglio per almeno un paio di motivi. Innanzitutto non si rischia di morire duecento volte. E poi, soprattutto, la morte non presuppone l’onta del ricordo di se stessa. Quando sei morto, sei morto. Quando invece ti formattano...

Del resto, a pensarci bene, è come il destino. Si possono tenere gli occhi aperti finché si vuole, ma se un cacciatore ti prende di mira... Tanto per cominciare non riesci quasi mai ad accorgerti della sua presenza. Di certo non puoi contare su quello slogan di rivendicazione che dovrebbe portare impresso sul sembiante. Ammesso che ce l’abbia, se dopo averla trovata riesci a leggere la microscritta: "Memoria Libera!", significa che ti sei spinto abbastanza vicino da avere già un piede nella fossa. L’unica salvezza è far girare le adeguate contromisure, ma mica sempre riesce. Figuratevi che io stavo ancora cercando di tracciarlo, quando mi sono ritrovato tra le chiappe un Piraña3.5 truccatissimo, che non mi permetteva nemmeno di agganciarlo. Mi ha sbranato l’hard-disk e i supporti ottici in un amen. Virtualmente morto. 

Poi, dopo aver ricaricato tutto il possibile e aver comprato un nuovo accesso, mi sono ritrovato in questo posto, condotto da chissà quale routine automatica che ha registrato le impronte delle mie cornee scannerizzate in continuazione dal mio visore retinico e mi aspettava al varco. 

In fin dei conti, sebbene sembri una presa in giro, l’unica cosa che posso suggerirvi è affrontare la realtà. La visita alla vostra tomba, i fiori e tutto il resto vi aiuteranno, certo. Ma poi dimenticate tutto quanto in fretta e procuratevi il formattatore più efferato di Cyberworld, di quelli che hanno paura a vendere anche nei Nodi Neri del polo di Bangkok.

Da parte mia vi auguro di non incontrarmi mai...