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'The City Dump' di Paul Francis


 

a) la mela marcia

Andando da Brooklin a Queen sulla Expressway si può vedere ciò che rimane del più grande centro manifatturiero d'America: "ciminiere spente, fabbriche abbandonate, magazzini ottocenteschi. E poi ancora: cimiteri d'auto e di cristiani, linee ferroviarie in disuso, ponti fatiscenti, soprelevate che non portano in nessun luogo."(1)

Probabilmente New York si appresta a diventare una rust-town (città della ruggine): non ci sono più fondi per mantenerla e la modernità invecchia male. Molti ponti, corrosi dall'acqua salata, sono largamente arrugginiti. L'ideologia usa-e-getta ha ormai coinvolto tutto. Fino a pochi anni fa, i grattacieli che invecchiavano venivano smontati e sostituiti. Ai primi segni della recessione, questi grattacieli sono stati lasciare invecchiare.

Negli anni '80 New York ha perso circa 40.000 abitanti, probabilmente quelli ricchi che sono andati altrove abbandonando la "giungla coi grattacieli". E così la criminalità è in spaventoso aumento, l'immondizia si accumula per le strade, i servizi pubblici fanno acqua da tutte le parti, le tensioni razziali crescono. Solo nel 1990 sono state assassinate 2200 persone, la maggior parte sono giovani di colore. Gli assassini, giovani di colore. I ghetti neri e ispanici sono ormai teatro di una sorta di guerra civile.

 

 

b) la città-prigione

Il duca è il re di New York. La città di Fuga da New York di John Carpenter ha spinto alle estreme conseguenze quella che è una tendenza irreversibile: in città, nell'inner-city, rimangono i poveri, gli emarginati. Si ricostruiscono i muri che separano dall'esterno: solo che ora i maledetti devono rimanere dentro.

Inutile ormai cercare di salvare New York, meglio cingerla come una fortezza e farne una prigione. Nella città moderna non si punisce per correggere: la pena è irreversibile e senza appello, la pena è l'inferno, la città.

"Basta una visita in una prigione per dare uno sguardo al futuro. I giovani prigionieri si aggrediscono a vicenda. Oppure dormono. Oppure guardano la televisione."(2)

Rickers Island, la prigione centrale di New York, è cinta da tre pareti di filo spinato. Il filo è composto da milioni di lamette e le guardie lo chiamano nastro-rasoio.

"– Il metodo l'abbiamo scoperto in Vietnam, – mi spiega Toulon. – Da allora le fughe sono molto più rare. Per questo all'interno le guardie sono pochissime. Per noi il problema è tenerli. Il resto, come dire, è un loro problema. -"(3)

 

 

c) dark-city

Nel luglio 1977 ci fu lo storico black-out che lasciò al buio New York per dodici ore facendo impazzire la città.

Megalopolis teme il buio. Lo nasconde con con le sue luci.

"Burn baby burn" è il grido delle bande di giovani neri che assaltano Chicago la notte del 30 luglio 1990. Un guasto alla centrale elettrica ha privato della corrente elettrica il west side della città: una folla armata di bastoni saccheggia i negozi meglio forniti. Chicago, la città di Al Capone, oggi è un crogiolo di razze in ebollizione. Povertà e protesta sociale si fondono: Jesse Jackson ha detto che c'è gente che non ha da mangiare e che è stanca di essere discriminata.

"Se le stelle apparissero una sola notte ogni mille anni, come gli uomini potrebbero credere e adorare, e serbare per molte generazione la rimembranza della città di Dio?"

Da questa frase di Emerson, Isaac Asimov prende lo spunto per scrivere "Notturno" (1940). A Saro City la notte scende solo una volta ogni mille anni: per la gente i grappoli di stelle al centro della galassia non possono essere altro che dei e ne segue una violenta sollevazione generale:

"Stelle... tutte le stelle... noi non ne sapevamo niente (...) Adesso è l'Oscurità per sempre, per sempre, e le pareti crollano su di noi e noi non sapevamo niente, non potevamo sapere..."

Il cinema di fine secolo ha come ambientazione la dark-city, la città oscura. Perché questa ricerca della notte? Fuga da New York, Blade Runner, Black Rain, Freejack, Atto di forza: con la notte scendono i cittadini di Megalopoli, fusione di razze, colori, violenza. Estetica cyber-noir: la tecnica si trasforma in contenuto.

"Faceva caldo la notte che bruciammo Chrome. Nei viali e nelle piazze le falene sbattevano fino a morire contro le luci al neon (...)" scrive William Gibson, il profeta della letteratura cyberpunk. I suoi racconti tenebrosi fondono tecnologie giapponesi, muri che urlano graffiti, strade piene di immondizie tecnologiche.

 

 

d) la città e la festa

A Detroits i Pistons, la squadra locale di basket, vince un'importante partita del campionato americano. La gente festeggia, si scatena, poi la festa si trasforma in wildings, in atti di vandalismo. Gangs di ragazzi bloccano le auto, cacciano gli autisti e rubano tutto ciò che possono. Scoppiano sparatorie tra gangs rivali. Bilancio: sei morti, venti feriti.

Passione sportiva? Alcool? Detroit ha una disoccupazione giovanile del 40 percento tra i neri. I suoi ghetti sono tra i più disastrasti d'America e mancano le strutture sociali. Spesso durante le feste viene imposto il coprifuoco per i ragazzi sotto i diciotto anni.

Quando il controllo si allenta durante i giorni di festa Megalopolis impazzisce. Per fare esplodere la città non c'è più bisogno della Bomba: basta sospendere gli "agenti" controllori per mezz'ora. Avviene a Detroit, avviene a Rio de Janeiro durante il carnevale, avviene a Bergamo la domenica allo stadio. Megalopoli è ovunque, in qualsiasi posto dove la città non corrisponda alla civiltà.

Capodanno 2000. In tutte le scene esterne (estreme) di Strange Days (1996) di Kathryn Bigelow ci sono due elementi ricorrenti: la polizia che controlla e i riots dei giovani neri. Non esiste inquadratura dove non siano presenti scontri, tumulti, wildings e le "forze dell'ordine" che cercano di reprimere. Ancora una volta a Megalopoli si scontrano l'ordine e il desiderio. Kathryn Bigelow: "il film vuole esplorare i confini estremi del desiderio. L'ansia morbosa di sperimentare le esperienze degli altri, la voglia incontrollabile di entrare nell'esistenza del prossimo, sono la molla che accende l'entusiasmo della giornata di chi non riesce più a trovare la propria, singola identità".

 

 

e) guide in città

A Megalopoli i taxi sono guidati da figure estreme. Fuori dall'aeroporto Kennedy tutti i taxi hanno alla guida cittadini illegali che non sono contati in nessun censimento. Ci sono periodi in cui i taxisti sono tutti di Haiti. Guidano veloci, fottendosene delle regole, sicuri di aver "svoltato" e che tutto ormai gli andrà bene. Altri momenti, quando i nuovi negrieri hanno scaricato Sikh e Parsi che vengono dall'India, improvvi-samente la razza al volante cambia in tutta la città.

Robert De Niro, vendicatore psicopatico di Taxi Driver, vive la città di notte. Poi è vittima della città di notte. Si ribella: vuole salvare una prostituta e distruggere chi la sfrutta (= il mondo delle merci).

In Fuga da New York il tassista con il suo abbigliamento anacronistico, guida Jena Plessken nella città notturna. E' la guida, la memoria della città, armato con molotov per difendersi.

In Atto di forza i taxi sono condotti sulla Terra da robot e su Marte da neri mutanti: sono i simboli del mondo tecnologico del il mondo sfruttato.

Il recapitator, uno dei protagonisti di Snow Crash (1992), romanzo di Neal Stephenson, consegna pizze agli ordini della mafia. Per evitare il traffico si sintonizza su Taxiscan, la radio che riceve le frequenze dei tassisti, filo di Arianna nella Metropoli-labirinto postmoderna. Ma non è facile capire: "stanno biascicando qualcosa. La taxilingua è un barbuglio melenso cosparso qua e là di qualche aspro suono straniero..." E' la lingua di Megalopoli.

Mandati in pensione due anni fa a Madras, i taxi a mano (riskshaw) tirati dai pullers ancora esistono a Calcutta. "legioni di rottami umani, lebbrosi, mendicanti senza tetto e morti di fame".(4) I tratti della fisionomia urbana sono disastrosi: il caos, la miseria, l'accattonaggio, i lebbrosi di Madre Teresa, i moribondi sul marciapiede. In India non è ancora arrivata future-city: ma forse questo è il destino di Megalopoli, questa è future–city.

I rickshow pullers conoscono a memoria le strade, i marciapiedi, le buche, i punti dove il traffico si strozza. Sono agili, veloci, sgusciano nelle viuzze più strette ed intasate di Calcutta. Quando la città si blocca nella stagione dei monsoni, i rickshow rimangono gli unici mezzi per muoversi.

La notte in gruppi di 10-15 vanno a rintanarsi sotto i portici e dentro i tuguri per dormire. E' qui che ammucchiati, più che a uomini somigliano a mandrie di animali.

 

 

f) nuovi giochi in città, o dei baby-killer

Lungo i marciapiedi della Via Olimpica a Roma, un lungo rettilineo a scorrimento veloce, si possono trovare molte lapidi. Si tratta per lo più di ragazzi morti nelle folli gare di velocità o mentre "impennano". A volte arriva la polizia, blocca l'entrata e l'uscita del rettilineo, ferma le moto, controlla i documenti, fa multe, sequestra, poi va via. E le moto tornano.

I nuovi giochi in città uccidono.

In Abissi d'acciaio, i bambini giocano a "saltare i nastri": nella New York City coperta immaginata da Asimov non esistono più le auto e la gente si muove sui nastri mobili che viaggiano a velocità diverse. Ogni tanto qualche ragazzo cade e si rompe un braccio. Siamo nel 1953 quando esce questo romanzo: storia di ieri.

"Vent'anni fa i bambini sfogavano la loro rabbia prendendosi a pugni, ora hanno accesso alle pistole. E le pistole uccidono..."(5) Violenza sui bambini e violenza dei bambini sono prodotti di Megalopoli. Nel 1994 una statistica riportava che in un anno la criminalità di Los Angeles era diminuita: l'unica zona d'ombra era rappresentata dalla delinquenza giovanile. Tra il 1981 e il 1992 il numero dei giovani incriminati è raddoppiato.

I ninos de rua salgono sopra il tetto del treno fermo in stazione a Rio de Janeiro. Una videocamera riprende la scena. Il treno parte. 120 Km/h. I ninos si alzano sul tetto e tenendosi in equilibrio iniziano a fare surfing sfidando le scosse ed i tralicci della ferrovia che sibilano sopra le loro teste. Uno non si abbassa in tempo. Un colpo secco: scompare dal video.(6)

Più ancora che violenti i bambini di Megalopoli sono diventati autodistruttivi: I suicidi dei teen-ager sono aumentati del 20% negli ultimi anni.

Nei projects (7) si gioca ad Elicopter. Si aprono le porte dell'ascensore quando la cabina non è al piano e un ragazzo si attacca al cavo di metallo. Il gioco consiste nel rimanere attaccati il più possibile quando l'ascensore scende. Alcuni si buttano in tempo ferendosi. Molti rimangono schiacciati. Esistono diverse versioni di questo gioco: Action si fa dove ci sono due cabine parallele: si passa dal cavo di uno all'altro.

Il primo sorso della lattina di Coke o di birra buttato a terra: è così che si commemora a Megalopoli un baby-compagno morto. Nessuno sa perché. E' la birra che il fratello di Matthew Poncelet (Sean Penn) versa sulla bara in Dead Man Walking.

 

 

g) nuovi sensi

In "Deus ex Machina" di Richard Burton Matheson (lo sceneggiatore di Duel di Steven Spielberg), Robert Carver, il contabile protagonista del racconto, "cominciò a sentire l'odore della città. Era un odore di oli caldi e di macchine in movimento..."

Megalopoli ha i suoi odori, rumori. Si è stimato che negli Stati Uniti il livello di rumore aumenta di un dB all'anno: "il rumore delle città, se è regolare e moderato, diviene, nella casa, un elemento costitutivo del contesto del territorio personale."(8)

E la vista? Lo spazio metropolitano è un "deserto urbano" dove "il cemento toglie all'uomo la vista e l'avvenire".(9) Negli Stati Uniti i cittadini sono abituati a guardare senza vedere. La vista è allenata come l'udito che distingue i suoni che ci interessano dai rumori di fondo. Così, nelle metropoli Usa, questi particolari sgradevoli, "inevitabili costi del progresso, come la bruttezza inenarrabile dei parcheggi, sono considerati un rumore visivo di fondo."(10)

Apatia, stallo, assuefazione coatta e accettazione inconsapevole della propria impotenza pratica: "la città è una forza direttamente patogena delle forme di alienazione occulta delle masse."(11)

 

 

h) salti di corda

Nella scena iniziale di Dead Man Walking, suor Helen Prejean (Susan Saradon) cammina per l'inner-town dove lavora. Si vedono bambine nere che saltando la corda fanno cose meravigliose: una, due corde, doppio salto, piedi uniti, alternati...

Nei marciapiedi di tutte le inner-town americane le bambine tra i sette e i dodici anni saltano le corde. Solo le bambine nere eccellono. Creano i rumori della "foresta urbana".

Quando questi rumori scompaiono vuol dire che qualcosa è avvenuto o sta per avvenire. La polizia dice: "Il silenzio sul marciapiede è sempre un segnale di pericolo."

 


 

(1) Arturo Zampaglione, "Luci spente su New York, in "il Venerdì" di Repubblica, 25 maggio 1990 D

(2) Furio Colombo, La città profonda, Feltrinelli, milano 1994 D

(3) idem D

(4) Ettore Mo, "La metropoli dell'uomo cavallo", in Corriere della Sera, 17 marzo 1996 D

(5) Intervista a Joseph Fernandez, "(...) una passato tra le gang newyorchesi, poi insegnante, poi assessore all'istruzione a Miami e New York (...) cacciato perché troppo innovativo." "la talpa", il manifesto, 22 ottobre 1994. D

(6) Questo filmato è stato mandato in onda nel palinsesto notturno di raitre D

(7) I projects sono le ultime case popolari costruite sotto Johnson. A riguardo vedi Furio Colombo, La città profonda, cit. D

(8) Claude Leroy, "Saggio sulle aggressioni psicologiche nell'habitat e nella città" in Loris Rossi, Donatella Mazzoleni, Spazio e comportamento, cit. D

(9) Mariapaola Fimiani, "Dialettica dello spazio" in Loris Rossi, Donatella Mazzoleni, Spazio e comportamento, cit. D

(10) Marco D'Eramo, Il maiale e il grattacielo, cit. D

(11) idem D


CAP. I CAP. II CAP. III CAP. V

H.G. Wells

viaggio nell'incubo metropolitano

Isaac Asimov

buchi di cemento

James G. Ballard

questa città è il mondo?

Esperimenti cyberpunk

 

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