Una notte in città

(A Night on the Town)

Noel K Hannan


"El capitalismo convirta a Caracas en un inferno"

-graffiti in una stazione d’autobus a Caracas

Miguel sta tentando con tutte le sue forze di fare colpo su di lei, ci sta tentando davvero. Si è unto i capelli e si è lavato due volte i denti, col nuovo dentifricio americano che ti strofina nanotecnologicamente la bocca –e si è appena appena arrossato le guance. Indossa il completo preferito di suo fratello maggiore (Carlos lo ucciderebbe se tornasse dalla sua vacanza scolastica all’estero nell’Isola Margarita e lo sorprendesse a indossarlo) –scarponi di nylon e cuoio da paracadutista, calzoni di cotone con le borse e T-shirt nera stretta alle costole, che fa vedere il suo ventre liscio e il tatuaggio multicolore di un gioiello inca a forma di sole che gli circonda l’ombelico.Ha un aspetto formidabile, proprio come dovrebbe sembrare un diciassettenne ricco, da solo nell’appartamento dei suoi a Nuevo Caracas, con una donna giovane e bellissima. Eppure lei non è per nulla impressionata.Siede alla finestra cosparsa di umidità che dà sulla baia,guarda di fuori la città-lucciola, mentre il sole viene divorato da un cielo da burrasca, giocherella con un narcotico Succhia-Per-Tutto-Il-Giorno,con le lunghe gambe brune che pendono nude dallo spacco sensazionale nel suo abito da ballo color rosso sangue, accollato davanti. Non batte ciglio nemmeno quando il secco colpo di un tuono fa tremare la città. Maria ha diciotto anni, ed è una bellezza latina dai capelli corvini. Di un anno più grande di Miguel –ma potrebbe benissimo esserlo di cento. Ha reso cinismo e noia per il mondo una forma d’arte. Il lecca lecca narcotico che Miguel le ha comprato da un venditore di strada mentre arrivavano lì dovrebbe farla agitare. Al contrario, pare accrescere la sua noia.

Miguel è disperato. Maria è una dea, il suo corpo è tutto curve e voluttuoso. Lui desidera tantissimo tornarel unedì a scuola a vantarsi delle sue avventure erotiche –cosache naturalmente farà, anche se non riuscisse a portare a letto questa sirena in modo impressionante non impressionabile. Ma le condizioni sono così buone! I suoi genitori botanici sono via, per una ricerca sul campo nella foresta pluviale –niente scuola fino a lunedì mattina-una città di sabato notte che si sta stirando e scaldando i muscoli trenta piani sotto di loro –la sua credito card piena e in funzione (Sia lodato Gesù!) e la Ford Machos "Matador" Special Edition di suo padre, rossa, nuova di zecca, che attende nel garage nell’interrato.Possono andare ovunque e fare qualunque cosa. Dio, che ci vuole per far arrapare questa donna? Si lascia cadere sul formo-divano e la scruta. Lei scivola via dal davanzale con un sospiro attediato e per un istante viene messa in risalto da un bagliore di fulmini, mentre la burrasca scoppia su Nuevo Caracas,un doppler di fotoni impazziti sulle sue spalle nude, disegnate a strisce da tigre della giungla. Avanza verso di lui con grazia liquida, i piedi nudi si muovono felpati sullo spesso tappeto. Gli si inginocchia ai piedi e con decisione gli piazza le mani sulle cosce aperte. Miguel si irrigidisce.

"Ho bisogno di mangiare," sussurra lei, facendo scorrere la lingua sulle labbra lucide. Dalla sua bocca promana un tenue alito di limone, il profumo del narcotico. "Portami a cenare," insiste, adagiandosi sulle anche come un lottatore di karatè in attesa di un attacco.

Lui trangugia a fatica, prima di risponderle. "Cosa ti andrebbe di mangiare, Maria?"

Gli occhi scuri le si illuminano. Il primo segno di passione che lui nota, da quando l’ha portata lì.

"Qualcosa di speciale," dice lei, facendo le fusa. "Qualcosa di insolito. Qualcosa di esotico."

Mentre parla le sue dita gli percorrono l’interno delle cosce. Lui avverte la pressione delle unghie aguzze attraverso i leggeri pantaloni di cotone.

"Portami in qualche posto diverso, Miguel." È,pensa lui, la prima volta che pronuncia il suo nome. Lo fa risuonare come sciroppo di zucchero che venga rovesciato sul velluto. Miguel. Miguel. Miguel.

Allora, pensa, ricapitoliamo. Sabato sera. I genitori nella foresta. Carlos a Margarita. L’appartamento libero. La città in fermento. La Ford Machos "Matador" Special Edition in garage, la keycard in tasca. Soldi, nessun problema. La splendida, inarrivabile Maria Del Fuego con un abito rosso da cocktail, con spacco alle cosce, in ginocchio –in ginocchio!- davanti a lui. C’è, naturalmente, per quanto folle possa sembrare, una sola, vera linea d’azione.

Ci sono miti e leggende che pervadono Nuevo Caracas come nessun’altra città sulla Terra. In questo posto, in cui la foresta pluviale abbraccia i cybergrattacieli mentre fa asfissiare il barrio congestionato e infestato da malattie, il brujo, o medico-stregone delle tribù della foresta, viene rispettato come i preti cattolici che esercitano il loro mestiere all’interno di cabine ai lati delle strade, sussurrando mantra in latino da sotto maschere antismog e mantelline contro la pioggia. C’è una storia che Miguel ha udito molte volte e di cui ora sta disperatamente tentando di ricordare i dettagli. Questa storia riguarda un brujo della parte più meridionale del barrio che circonda la cybercittà. Il brujo possiede un ristorante situato tra le rovine abbandonate di una missione del Diciannovesimo Secolo, un piccolo insieme di casse e candele infilatedentro bottiglie di vino incrostate di cera, accatastate al di sotto una copertura di plastica ondulata. In questo "ristorante" il brujo ordisce unamagia culinaria che spinge i benestanti dalle loro torri di cristallo a raccogliere il guanto di sfida di teppisti, lebbrosi e mendicanti, di ladri d’auto e contrabbandieri di organi umani e disertori dell’esercito che hanno abbandonato la guerra con l’Ecuador. Il brujo non accetta soldi o creditocard–scambia solo con cose che trova utili, o che potrà a sua volta scambiare. Cosa gli darà Miguel? Il piatto, stanotte –poichélì nel menu c’è sempre un solo piatto, senza possibilità di scegliere- sarà il mutopargo, un enorme pesce mutante, multi-teste, multi-pinne, catturato a monte nell’Orinoco avvelenato, dove sgorgano nelle acque le irrorazioni chimiche che aiutano la foresta a sopravvivere. Questi pesce sono sfuggenti e difficili da catturare. Quando vengono presi spesso rimangono in vita per giorni, fuori dall’acqua, mentre li portano in città. Miguel ha sentito dire che alcuni addirittura sono ancora vivi quando giungono sul tavolo del commensale, per venire mangiati freschi come il sushi giapponese, una dozzina di occhi che guardano tristemente e di pinne che si agitano mentre il coltello taglia a fondo.

Perché mai uno dovrebbe voler prendere parte a un’esperienza così grottesca e crudele? Perché la carne del mutopargo è la più deliziosa che l’uomo conosca. È il cibo delle divinità della foresta pluviale.

Miguel si alza e gonfia il torace piatto. Lei si tira su e fa la stessa cosa –il suo piumaggio è ben più impressionante. Si tira su sui tacchi a spillo rossi ed è più alta di lui di tutta la testa. Miguel inghiotte un respiro.

"Andremo a vedere il brujo," le dice. Gli occhi le scintillano –conosce la storia. Lui si caccia una mano in tasca e serra il pugno attorno alla confortante keycard della Ford Machos "Matador" Special Edition, e adesso sa di averla in pugno.

Nuevo Caracas, di notte:

Il tettuccio nero sfreccia, sotto le grosse gomme della Ford Machos "Matador" Special Edition. L’auto svolta come un tram e Miguel impugna il piccolo volante elettronico con una mano sola, noncurante. L’altra accarezza la nuda coscia bruna di Maria, rivelata dallo spacco del vestito rosso. Che morbida, che morbida. Lei non si lamenta, né acconsente al suo tocco. L’ambivalenza le viene naturale.

Nuevo Caracas, di notte:

Metà della popolazione vive di notte. Quando il sole scende e le nuvole colme di fulmini che arrivano di gran carriera dalla foresta oscurano rapidamente il cielo, queste creature abbandonano i loro rifugi diurni per andare a divertirsi o a lavorare, sia che quel lavoro consista nel vendere i loro corpi (o parti del corpo), sia nel predicare la dannazione infernale dei Papisti a chiunque ascolti. L’aria è spessa, umida e appesantita dall’ozono acido. Non che ciò preoccupi Miguel e Maria –la Ford Machos "Matador" Special Edition è equipaggiata di un sistema di aria condizionata di qualità aerospaziale che mantiene a livelli accettabili umidità, temperatura e livelli di inquinamento all’interno della macchina. È, tutt’al più, un po’ fredda. Miguel ha i capezzoli eretti, sotto la T-shirt di suo fratello.Mentre svolta l’angolo in cui la polizei sta minacciando abitanti dellastrada con bastoni elettrici, decide di vedere se Maria è affetta da analogo problema.

Nuevo Caracas, di notte:

La città è un organismo vivente, figlia mutante della foresta pluviale, un’ameba spaccata in due, lo squallido barrio e i cybergrattacieli, con le strade come territorio neutro in cui mendicanti e banchieri possono venire assassinati o violentati o derubati dalla polizei armata in assetto anti-sommossa, senza alcun timore o pregiudizio. Nuevo Caracas è se non altro democratica. Bolivar ne sarebbe orgoglioso.

Nuevo Caracas, di notte:

Il paesaggio cambia, mentre Miguel inizia la sua ascesa nei domini del barrio. Il motore massicciamente sovrapotenziato della Ford Machos "Matador" Special Edition brontola di malumore nella sua marcia frenata, sotto l’anca sensuale del cofano. Il piede di Miguel sfiora appena l’acceleratore. Con riluttanza, abbandona la delicata coscia di Maria e impugna il volante con ambo le mani, inizia a prestare più attenzione alla strada. Se una gang del barrio sbuca da una stradina laterale con un ariete fatto di parti di una vecchia gru, calcherà il piede e la Ford Machos "Matador" Special Edition li porterà- con eleganza- in quattro secondi da zero a novanta all’ora. I sedili ribaltabili vellutati schiacciano i loro corpi in modo rassicurante, pronti ad afferrarli se la Ford Machos"Matador" Special Edition si drizzasse come uno stallone che compia un folle slancio verso la libertà.

"Quanto ci vuole ancora?" frigna Maria, cambiando posizione nel sedile.

Miguel è riluttante a distogliere gli occhi dalla strada. L’illuminazione stradale è sparita qualche miglio prima, e i potenti fari della Ford Machos "Matador" Special Edition infilzano il cupo tunnel della strada davanti a loro, individuando figure in movimento su ambo i lati. Oltrepassano una solitaria polizei-mobile, parcheggiata a un incrocio con porte e finestrini chiusi ermeticamente, un’unica luce rossa che lampeggia debolmente sul tettuccio, come l’ultima stazione di carburante per un centinaio di miglia. Schizzano oltre a tutta velocità, dentro il cuore morto del barrio.

Il barrio, di notte:

A Nuevo Caracas, i soldi cambiano di mano e il business è l’ordine del giorno e della notte, l’inseguimento el’accumulo di ricchezza, si tratti delle immense ricchezze degli interbanchieri o dei risparmi della prostituta che spera di sfuggire alla strada. Qui, nel barrio, c’è un solo business –il business della sopravvivenza quotidiana, giorno per giorno.

Il barrio, di notte:

La città è viva ma il barrio è morto, il suo cuore è lacerato dalla corruzione e dall’avidità e dall’inumanità dell’uomo verso il suo simile. Qui la vita è stata resa di poco prezzo. Si può vendere un bambino per un pasto. Un uomo può venire ucciso per una bottiglia di birra. Quando la gente non ha niente, non ha niente da perdere.

Il barrio, di notte:

Vittima della città, il barrio giace schiantato tra i cybergrattacieli e le montagne, compresso dalle necessità delle più preziose tra le merci di prima necessità, le attività immobiliari. Un migliaio di persone che vivono nello spazio di cento, senza alcun potere se non quello che possono produrre mediante ingenuità o disperazione. Un migliaio di persone dai cuori morti, dalle menti morte, dalle vite morte. Una città morta a far da specchio alla sua vicina, così tanto viva.

"Quanto ci vuole ancora?"

Miguel deglutisce ed è sul punto di ammettere di non averne idea. La Ford Machos "Matador" Special Edition ha rallentato fin quasi fermarsi e sta facendosi strada tra stradine ripide e tortuose intasate di rottami e detriti della vita nel barrio. Occhi sospettosi lo scrutano da dietro pesanti tendaggi di iuta e dai finestrini macchiati di vernice di quei vecchi camion e autobus che alcune di queste persone chiamano casa.Sente che, se smettesse di muoversi, calerebbero sull’auto come una piaga di locuste e razzierebbero qualunque cosa di valore, compresi lui e Maria. Nel barrio, tutto ha un valore, incluse le cose che gli abitanti della città considerano spazzatura. Questo pensiero, strano e triste, sgomenta Miguel.

Le strade del barrio sono pressoché deserte, tuoni e fulmini hanno spinto la gente nei loro tuguri e nelle loro bettole, ad abbarbicarsi ai loro beni nel caso che la pioggia torrenziale in arrivo cerchi di spazzarli via.

Miguel ha bisogno di indicazioni, o percorreranno in tondo questo posto scordato da Dio per tutta la notte, e lui sa che Maria non sarà favorevolmente colpita da ciò. Sarà invece colpita, pensa,dalla sua nonchalance nel fermare l’auto e chiedere aiuto a uno degli abitanti del barrio. In un portafogli in tasca ha una piccola quantità di valuta, sa che questa gente vorrà essere pagata in cambio di informazioni, e non ci si certo può aspettare che gli abitanti del barrio accettino creditocard! Sorride, al solo pensiero, mentre parcheggia la Ford Machos"Matador" Special Edition nei pressi di un grosso cassonetto dei rifiuti dove il bagliore bluastro di uno schermo televisivo filtra dagli bordi di un lenzuolo sudicio gettato sul coperchio puntellato. Maria si volta verso di lui, con l’orrore in volto.

"Non preoccuparti," dice lui. "Devo soltanto chiedere la strada."

Ed esce dalla macchina.

Miguel è uno stupido, disinformato, viziato giovanotto della cultura del cybergrattacielo. Del barrio, non conosce altro che le storie selvagge del brujo e della sua stirpe. Non sa che non c’è modo di ragionare con la gente del barrio, quando possiedi qualcosa che vogliono, specie quando sei vestito con il completo migliore di tuo fratello maggiore e hai accanto a te una donna bellissima. Maria avrebbe potuto dirglielo,non fosse stata paralizzata dal terrore. La sua famiglia è meno benestante di quella di Miguel –vivono nelle zone di confine dalle quali puoi sentire l’odore del barrio, e non soltanto immaginartelo come un cupo orizzonte o uno sporadico bagliore di fuochi in lontananza. Maria è arrivata a casa e si è trovata dei ragazzi del barrio nella stanza,che rovistavano nel cassetto della sua biancheria intima. Pensava che Miguel sapesse tutte queste cose. Si fidava di lui. E ora, lui ha spento il motore della macchina, ha aperto la portiera ed è sceso.

Miguel non vuole che Maria capisca quanto è spaventato. Mentre si avvicina al cassonetto si sente assai vulnerabile, nei suoi abiti eleganti presi a prestito. La fiancata del cassone di plastica è dipinta a spirali psichedeliche di vernice luminosa, figure e simboli criptici. Uno assomiglia al tatuaggio del gioiello Inca a forma di sole sul suo ventre in vista. Miguel tocca inconsciamente il tatuaggio. Non sa che cosa simboleggi, pensava solo che avesse un aspetto tosto. E se offendesse un seguace di una della miriade di religioni del barrio?

Solleva energicamente il telo di iuta che oscura il coperchio del cassonetto. Dentro c’è un bambino, seduto a gambe incrociate sul pavimento coperto, sporto in avanti col volto incollato a uno schermo TV, col naso che quasi lo tocca. Miguel sulle prime non riesce a distinguere se si tratti di un bambino o di una bambina. L’interno del cassonetto è disseminato di lucine di un albero di Natale da quattro soldi, fili sottili che vanno da queste e dalla televisione fino alle linee elettriche improvvisate che si incurvano dall’edificio accanto. L’alimentazione è pericolosa e inaffidabile, e ogni tot di secondi l’immagine della televisione si riduce a un puntino e quindi ricompare di colpo, in apparenza ogni volta cambiando canale. Il bambino non pare preoccuparsi di questa incomprensibile aggressione ai suoi sensi.

"...restate sintonizzati restate sintonizzati apre lascatola o accetta i soldi comprate la nuova CoCo-narcobar ORA è ricca di gusto e può aiutare nella prevenzione di venti tipi di cancro paracadutisti ecuadoriani sono atterrati oggi nel settore settentrionale uno scandalo colpisce il nuovo complesso minerario nel delta dell’Orinoco restate sintonizzati restate sintonizzati..."

Miguel urta con un piede contro il cassonetto e il bambino balza su, con un enorme coltello da caccia nelle minuscole mani. Miguel ora capisce che si tratta di un bambino, di non più di dieci anni, abiti stracciati, orecchini a cerchi di rame e viso sporco. Il bambino guarda due volte il vestito di Miguel, poi gli agita contro il coltello di qua e di là, davanti al naso. Miguel balza all’indietro.

"Che cosa vuoi, buffone? Vuoi il mio culo, eh? Non è in vendita, buffone. Vai da qualche altra parte! A meno che tu non voglia parlare con mio fratello." Il bambino agita di nuovo il coltello. Miguel presume che sia questo, suo "fratello".

"Non ho intenzione di farti del male. Voglio solo indicazioni." Miguel protende in alto le palme delle mani, in un gesto conciliante. Il bambino passa i suoi occhi da roditore da mano vuota a mano vuota, e si placa un pochino.

"Voglio solo guardarmi la TV, buffone. Perché dovrei aiutarti?"

Miguel tiene una mano protesa in fuori e con l’altra fruga nella tasca dei pantaloni da paracadutista di suo fratello, cavandone fuori il portafogli rigonfio. Gli occhi del bambino si illuminano come lo schermo della sua TV.

"Allora, che cosa vuoi trovare nel barrio, eh, buffone? clown man? Non c’è tanto, nel barrio, che possa interessare i cittadini. Abbiamo delle ragazze. Vuoi delle ragazze, buffone?"

Miguel scuote il capo e spilla diverse banconote dal portafogli. Il bambino si lecca le labbra, famelico.

"Il brujo, ometto. Stiamo cercando il ristorante del brujo."

Alzandosi fino alla cintola all’interno del cassonetto, il bambino supera di una spanna Miguel, e guarda oltre le sue spalle la Ford Machos "Matador" Special Edition parcheggiata dietro di lui. Riesce a vedere Maria nel sedile del passeggero. Si protende per agguantare i soldi ma Miguel li allontana e il bambino quasi ruzzola sul bordo di plastica.

"Prima le indicazioni. Vado di fretta."

Il bambino si arrampica ed esce dal cassonetto, col "fratello" sempre in una mano. Si sfrega l’altra per tre volte sulla gamba dei pantaloni e la porge a Miguel, riservandogli un lieve inchino nel farlo. Miguel accetta cordialmente il saluto.

"Bruno Del Santos El Rodriguez al suo servizio," dice il bambino. "Volete il ristorante del brujo, e io sono l’uomo che velo indicherà. Ma è davvero troppo difficile spiegare la strada. Devo venire con voi."

Miguel squadra il bambino lurido e pensa alla sua splendida macchina e alla splendida donna al suo interno. Trova difficile immaginare i due quadri nella stessa cornice. Ma che altre possibilità ha? Il bambino ha un grosso coltello e le informazioni di cui lui ha bisogno. Può solo sperare che Maria non sia troppo spaventata e di poter ripulire più tardi tutte le macchie dall’imbottitura dell’interno, prima che sua madre e suo padre siano di ritorno.

"Okay," dice Miguel. "Ma tuo fratello resta qui."

La Ford Machos "Matador" Special Edition passa rombando lungo le stradine del barrio con maggiore disinvoltura, ora che Bruno si allunga dalla breve sporgenza del sedile posteriore dell’auto e indica a sinistra e a destra, impartendo a Miguel direzioni precise, ma invariabilmente e pericolosamente in ritardo. Stanno salendo verso un cielo da burrasca,il terreno sopra di loro si assottiglia nella sua concentrazione di baracche e tuguri man mano che si avvicinano alla sommità del barrio.

Bruno si sta divertendo. Non è mai stato in una macchina come questa e il suo posto a sedere gli garantisce una visuale perfetta dell’impressionante solco tra i seni della ragazza. Lei gli dà uno schiaffo, quando cerca di toccarla. Poi passa il resto del viaggio attaccata all’interno dello sportello del passeggero, tentando di sfuggire alle mani di Bruno e al suo odore acre. Lui ci rinuncia e tenta di mettersi a giocare con la miriade di gadget e di schermi sul cruscotto dell’auto,cosa che gli procura identico rifiuto da parte di Miguel. Si rammarica di non avere con sé suo fratello, allora sì che avrebbe insegnato un po’ rispetto a questi due.

"Là, eccolo là!" Bruno indica una rovina scheletrica, stagliata al di sopra di loro contro il cielo squarciato dai lampi. Miguel sbircia attraverso il parabrezza dell’auto e usa l’immagine per trovare il percorso lungo l’ultima strada del barrio, lì totalmente priva di vita. Numerosi cani fuggono sparpagliandosi da qualcosa di grosso e scuro che stavano mordendo in un vicolo. Miguel vede la stradina ripida e angusta che li porterà fino alla missione, e decide di non portare oltre la Ford Machos "Matador" Special Edition. Parcheggia al fondo della collina e spegne il motore.

"Ottimo lavoro, cittadino, vero?" Bruno ghigna con i suoi denti gialli e protende il palmo sporco della mano. Miguel gli sorride, e tutti quanti escono dalla macchina. Miguel giocherella con la keycard fino a che non riesce ad armare il sistema di difesa dell’auto. Una luce blu lampeggia delicatamente sul cruscotto.

"Ottimo lavoro, adesso mi paghi, vero?" Bruno è insistente, incalzante. Miguel sorride nuovamente e schiaffa un’unica banconota spiegazzata nella mano del bambino. Bruno la guarda disgustato e sputa per terra.

"Me ne avevi promesso di più, cittadino. Avevamo fatto un affare. Paga tutto, o vado a prendere mio fratello."

Miguel si spinge in avanti e molla a Bruno una robusta spinta, mandando il bambino ad allungarsi per terra. La banconota svolazza via e Bruno la insegue a quattro zampe, afferrandola prima che scompaia nella spazzatura dei canali di scolo. Si rialza e urla un’oscenità rivolto a Miguel e Maria. Miguel tira su una lattina schiacciata e la tira verso il bambino, che scappa di corsa, maledicendoli con un linguaggio vivace. Maria ride, e Miguel sorride. Temeva che la notte non andasse come progettato, ma ora lei sembra sul serio colpita da lui. Ha davvero fatto vedere a quel ragazzo del barrio chi è il boss, no?

La vecchia chiesa della missione si erge sopra di loro, un cadavere scarnificato di un edificio, un relitto di un passato coloniale. Miguel prende Maria per mano e insieme si incamminano per la stradina. Negli spazi tra le rovine riescono a vedere la distesa nera come inchiostro della vallata che hanno lasciato, la città presa nel mezzo tra la foresta pluviale e questo posto duro, pericoloso. Nuevo Caracas è una nave di cristallo a galla nel mare nero. Pare così lontana, in questo momento.

Mentre si avvicinano alla vecchia missione, vedono i lampioncini e le candele che tremolano nell’involucro della chiesa, tormentate dal vento di burrasca. Un bagliore di fulmini periodicamente tramuta la notte in giorno.

Miguel incomincia a provare nervosismo. E se si trattasse soltanto di un mito? Hanno rischiato la vita –e la macchina di papà!– per arrivare fin lì. Maria ha fame ed è impaziente, e lui ha scelto di portarla al non plus ultra dei ristoranti, che potrebbe esistere come no, a mangiare un esotico –e con ogni probabilità velenoso- pesce mutante! Miguel, sei mucho lobo!

Miguel guida Maria per il cortile cosparso di pietrisco. Grandi porte di legno giacciono abbandonate su ambo i lati. Maria passa oltre delicatamente e decisamente sul terreno, con i suoi tacchi a spillo, permettendo a Miguel di guidarla verso la copertura di plastica fiocamente illuminata gettata sulla facciata della missione. Maria si blocca e si toglie dalla presa di Miguel.

"Qui non c’è niente!" dice in tono petulante. "Questo non è un ristorante, è solo una qualunque baracca del barrio. Perché mi hai portata qui, Miguel?"

"Venite," dice il brujo, uscendo dall’oscurità, una figura esile che indossa una tunica ricamata. "Vi stavo aspettando."

Per un istante Miguel e Maria si irrigidiscono. Il brujo è un vecchio con la barba, perlomeno non minaccioso. Perché dovrebbero avere paura di lui? Sorride e fa loro un cenno.

Lo seguono senza fare domande. Scosta da un lato la copertura di plastica e li introduce nel suo ristorante.

L’interno è buio e fumoso. Ombre si inseguono l’un l’altra, oltre il bagliore di candele e fulmini. Il ristorante è privo di clienti. Un cameriere nano muove verso di loro con una caraffa di vetro, contenente vino rosso. Il brujo li fa accomodare al loro tavolo –una cassa da imballaggio coperta da una tovaglia e contrassegnata dal logo della Venezuelan Air Force, e due sedie da picnic di plastica. Maria concede cortesemente al brujo di tirarle fuori la sedia, prima di raccogliere le vesti e mettersi a sedere. Il brujo sorride, sdentato. Il nano riempie i bicchieri di vino.

"Intendete, naturalmente, ordinare la nostra specialità," dice il brujo, sfregandosi le mani. È un’affermazione, non una domanda.

"È disponibile?" chiede con indifferenza Miguel, inarcando un sopracciglio.

"Certo!" dice il brujo. "Altrimenti, voi non sareste qui."

Il brujo e il nano scompaiono. Maria sorseggia il suo vino e guarda qua e là nel ristorante, cercando di vedere se sono davvero soli. Forme scure passano veloci alla periferia del suo sguardo,ma non vede nessuno. Lì dentro fa così caldo, l’umidità scende sulla copertura in plastica increspata. Un tenue luccichio di sudore imperla il collo e le spalle di Maria, che brillano alla luce delle candele.

L’attenzione di Miguel è concentrata su Maria. Giocherella con lo stelo del suo bicchiere di vino e cerca di elaborare cose toste da dirle. Prima di avere una sola possibilità di assestarle uno sbalorditivo fuoco di fila di complimenti il brujo ritorna, accompagnato dal nano che trasporta un grosso piatto da portata d’argento, coperto.

"Il vostro mutopargo," dice il brujo, e con uno svolazzo scopre il piatto.

Il pesce è ancora vivo, si trascina inutilmente sul piatto, circondato da frutta e verdure, cachapa venezuelana, frittelle di mais e fagioli. È un esemplare a due teste, la mutazione più diffusa, e le due teste si muovono a scatti, nervosamente, in direzioni diverse, e gli occhi grandi e tondi tentano di studiare ogni minaccia. Le pinne multiple tambureggiano sul piatto da portata. Il nano sistema con cautela il piatto ovale sulle casse da imballaggio e quindi si ritira insieme al brujo, inchinandosi educatamente.

Miguel e Maria e il mutopargo si fissano l’un l’altro per un bel po’, in silenzio. Il nano ritorna e passa a entrambi forchette e coltelli affilati.

"È così bello," dice Maria. "Che peccato ucciderlo."

"Alcuni dicono che sia già morto," dice Miguel, saggiando la lama del coltello col pollice. "Dev’essere stato molti giorni fuori dall’acqua. È solo elettricità, che fa muovere le pinne e le teste."

Maria vorrebbe credergli, ma il mutopargo la fissa con tristezza, tutt’e due le teste ruotano verso di lei, come se stesse facendo appello alla pietà femminile.

"Ma pare che sia così buono da mangiare," dice Miguel, e pratica una profonda incisione sul fianco del pesce. Il pesce fa un verso stridulo e freme. Miguel balza all’indietro e lascia cadere il coltello. Maria si lecca le labbra e afferra il suo coltello. Effettua un’incisione sicura, più decisa, in profondità del fianco del pesce, intagliando un varco di carne bianca. Il mutopargo smette di muoversi. Miguel guarda, sgomento, Maria che lentamente taglia la carne sul piatto e con la forchetta se ne porta un pezzo in bocca. La ragazza chiude gli occhi,mastica e ingoia.

"È fantastico," dice. "È la cosa più fantastica che abbia mai assaggiato. Ecco, provane un po’."

Gliene taglia un pezzo, che lui accetta. Miguel rotea gli occhi, assaggiandolo per la prima volta.

"Eccellente," dice. "Ancora. Ancora."

Subentra a lei, taglia e la imbocca, e nel frattempo se ne prende dei pezzi per sé. In penombra, il brujo osserva, soddisfatto. Capta lo sguardo di Miguel e gli strizza l’occhio, poi si dà dei colpetti energici sul palmo di una mano. Cosa mi hai portato, in cambio?

Miguel si irrigidisce. Come può non essersene ricordato? Si mette una mano in tasca e ne tira fuori due cose –la sua creditocard e la keycard della Ford Machos "Matador" Special Edition di suo padre. Il brujo non accetta soldi.

La Ford Machos "Matador" Special Edition... La Ford Machos "Matador" Special Edition di suo padre... Non c’è altra alternativa? Guarda la ragazza che ha portato fin lì. È sicuro che non ci sia altra…?

Maria Del Fuego sembra ancora più bella, con gli occhi chiusi per l’estasi del sapore squisito. Quando riapre gli occhi, per vedere perché Miguel non l’abbia imboccata con un altro pezzo di pesce, nei suoi occhi lui nota un’espressione che prima non c’era, un’espressione che dice, Ottimo lavoro, Miguel. Hai vinto tu. Ti voglio.

Miguel sorride e le inforca un altro pezzo in bocca. Alla fin fine, la decisione non è poi così difficile, dopo tutto.

Carlos lo ucciderà, naturalmente, ma si tratta di prezzo minimo da pagare, per una serata così meravigliosa, e magari quando gli racconterà della sua fantastica avventura e di come abbia fatto l’amore con la splendida Maria Del Fuego, tornati nel loro appartamento, Carlos lo perdonerà.

Sono diretti a casa, a tutta velocità nel barrio, e Miguel spegne l’aria condizionata, dal momento che nella macchina si va facendo freddo. Dopotutto, indossa solo i suoi più eleganti boxer di seta, con la creditocard ben nascosta, al sicuro nella taschina per il preservativo, proprio dietro il preservativo. Sorride, al pensiero del brujo con indosso gli abiti di Carlos, un vecchio mascherato da giovanotto super-alla-moda di Nuevo Caracas.

Maria ridacchia della sua nudità, ma la sua risata ha una venatura piccante, sfumata leggermente dal vino rosso e dalla tensione erotica. Miguel combatte meglio che può l’imminente erezione. Sarebbe così poco tosta.

Le notizie volano veloci, in questa giungla urbana. A questa gente non servono Internet o il telefono. La Ford Machos "Matador"Special Edition era stata individuata al suo ingresso nel barrio, e le era stato concesso di oltrepassare una serie elaborata di sbarramenti e di percorsi predeterminati, invisibili all’occhio degli abitanti della città.

Mentre Miguel saliva verso il ristorante del brujo, questi sbarramenti e questi percorsi erano stati chiusi dietro di lui, ed erano sorti dei blocchi stradali improvvisati. Durante la loro discesa di ritorno,Miguel e Maria sono beatamente ignari del fatto che stiano filando dritti in una trappola accuratamente preparata.

Mentre stanno scendendo, Miguel incomincia ad accorgersi che non stanno facendo lo stesso percorso che hanno fatto per entrare. L’auto rallenta e procede piano attraverso stradine che si fanno sempre più strette e anguste, fino al punto che Miguel è a malapena in grado di fare manovra con il potente veicolo. Tardivamente, capisce di avere preso una svolta sbagliata di troppo. Una vecchia Cadillac, arrugginita e zeppa di fogliame, ostruisce la strada davanti. Miguel guarda nello schermo retrovisore, preparandosi a fare inversione, e vede un assembramento di persone apparire dalle tenebre. Nelle mani impugnano cose, cose lunghe, cose aguzze. L’improvviso bagliore di un fulmine li illumina, minacciosamente. Miguel lancia una bestemmia e dà gas al motore per intimidirli, facendo girare le ruote e slittando lievemente indietro, spaventando Maria, che manda un grido. Le figure rompono i ranghi e Miguel si prepara a scatenare un inferno, ma un’ombra scura gli blocca la strada. I bastardi hanno ammassato un paio di rottami dietro di lui, ostruendogli la via di uscita. Impreca e percuote il volante, per lo scacco.

Maria ha guardato il fioco bagliore dello schermo retrovisore. Si ficca le nocche di una mano in bocca e piagnucola.

"Che cosa facciamo, Miguel? Che cosa vogliono?"

La Ford Machos "Matador" Special Edition fenderebbe facilmente entrambe le barricate, ma Miguel è preoccupato per la verniciatura della macchina nuova di zecca del padre. Reso baldanzoso dal suo incontro con Bruno, il bambino del barrio, e dalle sue riuscita trattativa nel baratto con il brujo, decide di provare a ragionare con loro. Quando esce dalla macchina, Maria si porta le mani al volto.

Le loro facce sono terrificanti, nella semi-oscurità. Il novanta per cento degli abitanti del barrio sono indios o meticci, sangue misti. Hanno i volti dipinti con coloratissimi schemi di caos. Di colpo Miguel si rammenta di essere praticamente nudo.

Sono in sette o otto. Alle loro spalle c’è un trattore, attaccato tramite una catena ai rottami che sono stati trascinati lì in mezzo per bloccare la via di fuga a Miguel.

Miguel cerca di fare il suo sorriso più fiducioso.

"Signori, potete mica spostare le vostre auto, e dirmi qual è la via più rapida per tornare in città?"

La marmaglia mantiene un silenzio impietrito, poi uno dà di gomito a un altro e gli bisbiglia qualcosa, e tutti quanti scoppiano a ridere e a schiamazzare. Miguel si unisce alla risata, un po’ sollevato, ma totalmente all’oscuro della battuta.

"Pessima notte per perdersi nel barrio, caudillo," dice uno degli uomini.

"Burrasca in arrivo. Il barrio davvero brutto posto per venire sorpresi da una burrasca. Ogni sorta di schifezza risale in superficie."

Miguel ride, di una risata nervosa. L’abitante del barrio lo chiama caudillo –vuol dire uomo forte, o grand’uomo. Lo intende, naturalmente, in modo sarcastico.

Miguel comprende di aver fatto uno sbaglio tremendo. Incomincia a indietreggiare.

La marmaglia avanza.

"Bella signora in macchina."

"Bel vestito."

"Sai come si tratta una signora, caudillo?"

"Ecco perché non hai i vestiti? Hai fatto fiesta con la signora, caudillo?"

"Ti faremo vedere come si fa fiesta con bella signora."

Miguel si lancia verso la salvezza dell’auto. Decide di levarsi di lì, e al diavolo la verniciatura. Questi non sono ragazzini del barrio, questi uomini sono banditos malvagi che lo picchieranno e lo stupreranno e lo lasceranno lì, come morto.

Posa una mano sulla portiera dell’auto, e il suo mondo esplode in un fuoco blu.

Maria è scivolata sul sedile del guidatore e ha armato il sistema di difesa. Adesso la carrozzeria dell’auto è elettrificata, ed è quasi mortale per un intruso che la tocchi. La potenza del colpo ha scagliato Miguel vacillante contro un muro lì vicino, su cui va a sbattere con una violenza da spaccarsi le ossa. Scaccia le stelline dagli occhi, proprio in tempo per vedere la gang del barrio che tenta analoga impresa, per nulla dissuasa dal suo stesso destino. Vengono scagliati via dalla macchina con tutta la forza improvvisa di magneti in collisione.

Maria manda su di giri il motore e sterza fuori dai confini del vicolo, sbandando contro le fiancate delle auto che bloccano la strada e scrostando gran parte della vernice dal fianco destro della Ford Machos 'Matador' Special Edition.

Miguel si avvia barcollando verso di lei, i suoi piedi nudi scivolano e inciampano nel vicolo disseminato di rifiuti. La gang del barrio si lamenta e geme nel vicolo, dietro di lui, gli effetti del colpo sono stati molto più notevoli su di loro, con le loro armi metalliche e i vestiti tempestati di borchie. Se è fortunato, può scappare finché sono ancora intontiti.

Maria mette l’auto d’angolo, al termine del vicolo, preparandosi a effettuare la fuga nella strada più larga,poco oltre. Miguel presume che lo stia aspettando. Si sbaglia. Il finestrino del guidatore scivola giù di qualche centimetro.

"È stata una serata incantevole, Miguel," dice lei, mandandogli un bacio. E se ne va, nel ruggito di un motore americano sovrapotenziato.

Miguel si lascia cadere sulle ginocchia, in mezzo al vicolo. Non ha macchina e non ha ragazza. È perduto, e non ha modo di fare ritorno a casa.. Magari, se si limita a starsene lì ad aspettare quel tanto che basta, la gang del barrio si riprenderà e porrà fine alle sue sofferenze. Dopotutto, quale altra scelta ha? Quanto può andare lontano, in mutande?

"Ehi, buffone, cittadino. Dov’è la tua signora, eh?"

Miguel ha un sobbalzo. Bruno arriva arrampicandosi da un mucchio di rifiuti lì vicino, gronda spazzatura, e il suo ghigno è uno sfregio giallastro che gli divide il volto lercio. Ha con sé suo fratello. Si avvicina pavoneggiandosi verso Miguel, con la baldanza di uno che abbia tre volte la sua età. È facile capire quando hai il gioco in pugno, anche a dieci anni.

"Vuoi sapere la strada per tornare a casa, cittadino?"

"Non ho niente da darti," dice Miguel, avvilito. Non è più nemmeno spaventato dalla lama di Bruno. "Non mi è rimasto più niente."

Bruno socchiude un occhio e sbircia Miguel.

"Quelle sono mutande molto carine," dice Bruno.

Be’, pensa Miguel in piedi sul ciglio della collina, con la sua città sotto di lui a scintillare come un gioiello dispettoso, fuori portata, quantomeno le cose non possono andare molto peggio. Niente macchina, niente ragazza, niente vestiti. Sarà anche nudo, ma almeno sa la strada per tornare a Nuevo Caracas. Se Bruno diceva la verità. Non gli è piaciuto il modo in cui rideva, nell’andare via di corsa sventolando per aria il boxer di seta, come una bandiera nemica conquistata in battaglia.

La burrasca, quando scoppia, è come un gelido sollievo, la pioggia lava il suo corpo e lava le strade, il cielo sfoga la sua rabbia per conto di Miguel, come se i ricchi della città fossero abbastanza ricchi da corrompere la natura, e il barrio dovesse pagarne il prezzo. Il lunedì mattina, e certe spiegazioni alquanto impacciate, sono lontani una vita. È stata, pensa Miguel, una notte in città molto,molto interessante.


 

© Noel K Hannan 1998, 1999.

trad. ital. Andrea Marti

Pubblicato per la prima volta in "New Worlds" (1998). ristampato in Infinity plus


 

 

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