COMBATTERE IL MALIGNO

Emiliano Maramonte


E il momento. La mente del Maestro è tesa allo spasimo. Tutto è stato accuratamente preparato per lo scontro finale. Il Maligno è forte, ma il Maestro sa come contrastare ogni sua diabolica mossa, ha sempre saputo come fare. Io osservo e imparo in rigoroso silenzio; in qualità di allievo ho l’obbligo di tacere mentre lui combatte il Male dilagante.

Ecco, ora ha raggiunto lo stato beta, vale a dire la completa simbiosi funzionale tra le matrici NASHUATEC e i due emisferi del suo cervello. L’indemoniata, una sessantenne dall’aspetto giovanile, dà segni di inquietudine: il Maligno che la possiede comincia ad avere paura. Il suo programma di autoconservazione si è attivato. Le membra violacee, il volto anemico della donna si contraggono con frequenza via via maggiore. Si stenta a credere che un essere umano sano e consapevole di sé possa improvvisamente farsi soggiogare da una forza oscura fino a diventare una marionetta disarticolata mossa da una volontà artificiale. Eppure accade, da quando il governo ha imposto a tutti i cittadini l'impianto del MOD neurale attraverso cui può controllare anche l'atto più irrilevante di ogni singolo individuo. A suo tempo fummo tranquillizzati sul fatto che il MOD non avrebbe dato problemi. Era sicuro al cento per cento, ci fu detto, e non produceva effetti collaterali. Purtroppo per noi queste affermazioni si sono rivelate clamorose fandonie...

Le sue mani esperte sfiorano la sommità del cranio dell'indemoniata, il punto da cui è più facile accedere al MOD. Il collegamento si stabilisce mediante le piastrine di induzione impiantate nei polpastrelli. Il Maestro appare più assorto del solito. Le rughe d’espressione sono più profonde, la mascella prominente è contratta: il caso dev’essere particolarmente disperato. La donna reagisce e scalcia con una violenza che non le si addice, strabuzza gli occhi vitrei, emette innaturali versi senza senso. Un filo di bava fa la sua comparsa a un lato della bocca.

Sono spaventato. E la parte del rituale, questa, che mi sgomenta di più. La stanza mi sembra più tetra di quanto già non sia. La donna lancia urla animalesche che mi trafiggono l’anima. Mi copro le orecchie con le mani. La battaglia è cominciata e si combatte in un universo misterioso e inesplorato qual è quello della mente umana. Il Maestro tira indietro la testa e serra le palpebre, i lunghi capelli argentini gli ricadono sulle spalle. Sta sfoderando le sue armi migliori per spazzare via l’invasore e ricomporre lego della donna frammentato dal Maligno.

Il Maestro soffre, e io con lui. Ogni rituale che porta a termine, ogni sforzo che compie per liberare una mente, lo fiacca, lo rende un po’ più vecchio. Egli sa che tardi o presto il Maligno lo sopraffarà e io dovrò essere presente quando accadrà, per sostituirlo. Non credo di essere pronto per un compito così arduo, così alto, ma il Maestro ripone grande fiducia nelle mie capacità, è profondamente convinto che sarò un degno successore.

E il culmine, il momento in cui i combattimenti si fanno più cruenti. Il Maligno cerca di replicarsi nelle matrici NASHUATEC per perpetuare la propria infida esistenza. Il Maestro è in preda a tremiti incontrollabili, la donna si dibatte con impeto inaudito. Mi sento nervoso, molto nervoso: potrebbe essere il mio primo intervento, ma questo significherebbe la perdita del mio amato Maestro. Non voglio che muoia.

Non riesco a stare seduto. Mi alzo e vado verso il letto su cui ormai l’indemoniata è una furia mulinante e ululante. Mi accosto al Maestro con l’intenzione di dargli man forte. Tra gli spasmi, lui trova la forza per intimarmi di stare lontano, ma io resto dove sono. In qualche modo capisco che è in difficoltà; ora più che mai temo per la sua vita. Contravvenendo all'obbligo del silenzio gli sussurro parole di incoraggiamento. A niente vale però questa volta il suo impegno, l'azione del Maligno è soverchiante. Se il Maestro esce dallo stato beta troppo in fretta, la brusca dissociazione matrice-cervello potrebbe risultargli fatale. Devo tentare qualcosa.

Raggiungo il punto di contatto del MOD della donna ed entro in uno stato beta improvvisato, non ottimale. Riesco comunque a stabilire un collegamento e subito uno tsunami digitale mi travolge. Sono stordito, ma mi accorgo di lui, del Maligno. E un fascio d’impulsi modulati che cercano la via per invadere la mia mente. Davvero ammirevole la versatilità di questo virus, il Malig, che prende vita da impreviste alterazioni di subroutine strutturali del MOD; incredibile la sua capacità di dominare la coscienza degli individui attraverso un processo che s’ispira al divide et impera romano. E pensare che il governo ha sperperato miliardi nel progetto di Controllo Globale, il cui scopo ultimo avrebbe dovuto essere la soppressione di ogni forma di criminalità. Un progetto imprudente che migliaia di persone stanno pagando con la vita, inclusa quella del mio amato Maestro.

Non devo permettere che il Malig vinca. Benché la sua avanzata sembri inarrestabile posso ancora tentare di soffocarlo. Riduco il potenziale dei microcomponenti delle mie NASHUATEC costringendolo a cambiare percorso e a replicare le sue routine base in un buffer periferico delle matrici. Lì lo avrò in pugno. E infatti dopo una manciata di nanosecondi non si muove più: è in gabbia. Non mi resta che modificare i valori delle celle di memoria in cui il Maligno si è installato e spezzare in unità incoerenti il suo programma. Il procedimento non richiederà più di un battito di ciglia. Addio, mostriciattolo...

Qualcosa però non va per il verso giusto. Il virus comincia a vibrare con rinnovato vigore. Pare stia riconfigurando le parti ancora integre contenenti i codici essenziali... anzi, ora dà avvio ad una specie di rapida automoltiplicazione. Tra pochissimo saturerà il buffer e avrà bisogno di altro spazio. Sta cercando di farmi aprire la gabbia con la minaccia di un pericoloso sovraccarico che le mie NASHUATEC non possono sostenere. Le possibilità non sono entusiasmanti: lasciare che il Maligno si propaghi, con devastanti conseguenze per la mia integrità psichica o tenerlo rinchiuso fino al collasso della matrice. E un loop decisionale in cui non posso impantanarmi: il buffer è al limite della capienza. Intanto, il mio corpo manifesta convintamente le sue rabbiose reazioni al difficile stato d'impasse in cui mi trovo. Sento montare dai piedi degli scuotimenti intermittenti prodotti dai muscoli in tensione giunti inevitabilmente al limite di sopportazione. M’accorgo d’essere spettatore impotente di una catena perversa di eventi che porteranno alla disgregazione della mia identità o forse alla morte. Sto uscendo dallo stato beta. Se solo il Maestro potesse aiutarmi. Maestro! Mae...

...

...

(Buio)

(Buio)

(Silenzio)

(Silenzio)

(Stasi)

(Stasi)

So di essere sveglio, dunque non sono morto. Sollevo a fatica le palpebre e nel chiarore soffuso e impalpabile della stanza, intravedo un’ombra. Per ragioni che mi sfuggono essa mi è familiare, ma non sono in grado di dire di chi si tratti. Provo ad articolare la bocca ed emetto dei suoni sconnessi che solo con un po’ di immaginazione possono essere ricondotti alla parola Maestro. L’ombra però sembra aver capito. Sento il tocco rassicurante di una mano sulla mia fronte e solo ora scopro il centro di dolore che pulsa con insistenza nella mia testa. Gemo. Ancora quel tocco, poi una voce di donna. - Il Maestro non è più qui.

Sperimento istantaneamente la disperazione di chi vaga senz'acqua e senza speranze in un deserto. Voglio a tutti i costi andar via, fuggire, cercare il mio Maestro; ma non posso, catene invisibili mi tengono legato.

- Lui ci ha salvati entrambi - dice la donna con manifesta commozione. - E prima di... - (chiaramente una pausa per ricacciare indietro le lacrime) - ...andarsene ha voluto che mi prendessi cura di te.

Quel deserto ora si materializza: è una sterminata distesa di dolore. Ogni più strenuo tentativo non vale a trattenere il mio pianto.

- Sfògati, ragazzo mio - mi dice la donna, stringendomi tra le sue braccia materne. Questo mi consente di rinfrancarmi un po’. - Ascolta, il Maestro ha lasciato per te un ultimo messaggio.

Un ultimo messaggio. Le ultime parole del mio amato Maestro. Si accende in me una fiamma. Ho desiderio di sapere.

- Mi ha pregato di dirti che sei stato coraggioso.


Emiliano Maramonte

aprile 1997


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