Premio Omelas

la fantascienza e i diritti umani

Intervista ad Emiliano Farinella

Marco Mocchi

 


Dopo un’intensa fase organizzativa, da qualche mese è stato lanciato un nuovo concorso letterario, che si basa su un abbinamento piuttosto originale: la fantascienza ed i diritti umani.

Per tutte le informazioni relative al "Premio Omelas", un punto di riferimento valido e completo è il sito internet dedicato a questa iniziativa, www.fantascienza.com/omelas, che non si limita a riportarne il regolamento, ma è arricchito da approfondimenti sulle tematiche e gli ambiti interessati dal premio stesso.

Intervistiamo qui Emiliano Farinella, collaboratore di Delos ed IntercoM, che ha ideato il premio e coordinato la sua promozione per sapere qualcosa in più sulla genesi ed il significato di questa iniziativa.

 

Fantascienza e diritti umani: un accostamento piuttosto originale. Com’è nata l’idea di promuovere un concorso su questo tema?

Nel 2000 ho visto Garage Olimpo, uno di quei film che non riesci più a dimenticare. Neanche se lo vuoi.

Il garage Olimpo è allo stesso tempo stazione di polizia e luogo di detenzione e tortura degli oppositori politici, in attesa di caricarli su un aereo militare e buttarli in mare al largo delle coste argentine.

È una di quelle storie che ti fa vergognare tanto.

Non che ci si debba vergognare di essere vivi, in buona salute e non perseguitati politici, ma ci si può vergognare che degli esseri umani instaurino un regime del terrore o che vengano addestrati a eseguire torture in modo routinario.

Questo è quello che ho provato io, tanta vergogna nel vedere quanto poco fossi differente (io come chiunque altro) da quegli uomini addestrati al mestiere di torturatore.

D’altronde ad avere letto l’Iain Banks de La Guerra di Zakalwe, non mi dovrebbero più stupire certe cose…

In seguito a questa esperienza mi sono iscritto ad Amnesty International assieme ad Anna Dal Dan, ed è stata proprio lei ad avere l’idea di un concorso letterario di fantascienza dedicato al tema dei diritti umani.

Io, col suo consenso, mi sono limitato a cogliere al volo l’idea, apprezzarne il valore e chiedere al mio nuovo gruppo Amnesty di appoggiarla.

Se Omelas è partito è grazie ad Anna Dal Dan che ha avuto l’idea, e Liliana Maniscalco, responsabile del gruppo Amnesty International di Palermo di cui faccio parte, che si è lasciata convincere a investire le energie del gruppo in questo inusuale progetto.

Fino a quel momento l’unica persona che, a mia conoscenza, abbia portato avanti in modo esplicito in Italia l’associazione tra fantascienza e diritti umani era stata Enrica Lozito, meglio conosciuta tra i lettori di fantascienza come Enrica Zunic’.

Enrica è una socia attiva di Amnesty International di lunga esperienza, e si è subito lasciata coinvolgere con tanto entusiasmo nell’iniziativa.

 

Nella storia della fantascienza questo binomio è stato valorizzato da numerosi autori in più opere. Quali sono a tuo parere i risultati più significativi?

La fantascienza parla di persone, di uomini che sono spesso in situazioni anomale, e non ci stupisce dunque trovare molte storie di fantascienza fortemente focalizzate su una ripugnante (e in alcuni casi è proprio questo orrore il motore della storia) violazione dei diritti di ogni essere umano.

Dunque in prima istanza la risposta alla tua domanda è certamente positiva, però una lettura un po’ meno superficiale di tanta produzione fantascientifica impegnata fornisce una risposta molto più ambigua…

È molto raro che il tema della storia siano le violazioni dei diritti umani, questa è più spesso una cosa che accade, uno strumento narrativo nelle mani dell’autore, ma raramente è il punto centrale della narrazione. Questo punto di vista può anche essere confortato da una ricerca sull’enciclopedia della fantascienza di Clute e Nicholls, non esiste alcuna voce legata direttamente ai diritti umani.

In alcuni casi invece i diritti umani divengono il nodo centrale della narrazione, è quello che accade nel racconto cui si ispira il premio, "Quelli che si allontanano da Omelas", di Ursula Le Guin.

 

Nel panorama italiano chi ci inviti a leggere?

È difficile rispondere poiché i gusti personali entrano troppo fortemente in merito.

La prima persona in Italia a scrivere di fantascienza e diritti umani è stata Enrica Zunic’ (pseudonimo con cui è nota Enrica Lozito), le sue opere meritano certamente un’attenta lettura.

Il secondo nome che mi viene in mente è di un’altra donna, Nicoletta Vallorani. Le sue opere sono molto meno orientate verso i diritti umani, ma nonostante ciò molte di esse sono degli importanti punti di riflessione anche su queste tematiche.

 

 

Sicuramente "Quelli che si allontanano da Omelas" è un racconto straordinariamente evocativo e capace di suscitare nel lettore la riflessione su più livelli. Cosa ha spinto alla scelta di questo racconto per il titolo del premio?

"Quelli che si allontanano da Omelas" è una tra le tante grandi opere di Ursula Le Guin, e forse nemmeno la migliore o la più penetrante.

Credo che Ursula Le Guin per tutto quel che ha prodotto per la fantascienza, sia una bella persona cui dedicare indirettamente il premio. Lei è molto felice della nostra scelta, e ci teniamo in contatto.

Ci sono anche ragioni più precise: "Quelli che si allontanano da Omelas" è un racconto sulla violazione dei diritti di un essere umano. Non è un racconto in cui accade incidentalmente anche questo.

Leggendo la storia di Omelas si ha la chiara percezione di quanto sia delicata la struttura dei diritti dell’uomo, e che non sia accettabile alcuna crepa in questa struttura, pena il crollo di tutto il castello.

C’è chi non è disposto ad accettare nemmeno la sofferenza di un solo piccolo essere umano in cambio della felicità di un popolo, e se qualcuno può farlo, vuol dire che è possibile incamminarsi su quella strada e allontanarsi da Omelas.

Qual è la tua interpretazione dell’allontanarsi da Omelas?

La fantascienza parla per metafore, e questo racconto più di tante altre storie.

Allontanarsi da Omelas non credo significhi voltarsi da un’altra parte e allontanarsi dal problema. Allontanarsi da Omelas può anche significare rifiutare lo stile di vita che basa la felicità di un gruppo di esseri umani sulla predazione di altri uomini.

Se continuiamo a leggere in metafora il racconto allontanarsi da Omelas può indicare l’incamminarsi su un sistema di vita più equo.

Amnesty International non è un’organizzazione rivoluzionaria, è un’organizzazione non governativa che riunisce un gran numero di persone che decidono di fare sentire la propria voce, e che, anche con stupore, scoprono di contare, di riuscire a ottenere grossi risultati.

Allontanarsi da Omelas non è un gesto rivoluzionario, non coincide con lo smantellare subito tutto ciò che non va, è una decisione cosciente e concreta per uno stile di vita diverso da quello che l’inerzia sociale porterebbe ad assumere in una sostanziosa porzione della gente. È una direzione diversa in cui vivere, che porta ogni giorno a fare piccole scelte diverse, che non stravolgono la nostra vita, ma che possono salvare la vita di qualche persona domani, e migliorare la vita di qualche milione di persone tra qualche anno…

È davvero possibile nel mondo odierno allontanarsi da Omelas?

Possiamo certamente evolvere verso un sistema di vita più equo.

Ci tengo a sottolineare la parola evolvere.

È dimostrato da persone concrete che si sono messe in cammino che i singoli possano farlo.

Se questa scelta possa essere fatta da un’intera collettività è certamente un mio auspicio, ma non credo che si avvererà nel medio termine.

D’altronde, e qui rientro nella metafora, non posso fare a meno di chiedermi se sia giusto lasciare decidere della sorte di quel bambino agli arbitri della maggioranza…

 

Cosa ti piacerebbe che questo concorso contribuisse a cambiare? Quali sono gli obiettivi che ti piacerebbe raggiungere?

Siamo consapevoli che Omelas non cambierà direttamente nulla. Però è inaspettato il potere che hanno le persone comuni quando si mettono in moto.

Amnesty International riesce a tirar fuori da carceri segrete detenuti per motivi di opinione, riesce a far aprire indagini su omicidi politici, riesce a interrompere incarcerazioni arbitrarie e commutare pene di morte in altre pene, in generale riesce a ottenere risultati inaspettati semplicemente mobilitando uomini comuni.

Speriamo che Omelas faccia riflettere su quanto è importante investire adesso in diritti umani, perché nel nostro futuro sia assodato e patrimonio di tutti che ogni uomo nasce eguale in dignità e diritti.

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è giovane, ha poco più di mezzo secolo.

Dalla comparsa dell’uomo in ogni angolo della Terra sono passati tredicimila anni, e solo da poco più di cinquantanni si sono messi nero su bianco, con larga condivisione, quei principi che speriamo possano essere fondanti per ogni società futura.

È importante che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo diventi elemento fondante della nostra cultura, e che possiamo lasciarla in eredità a chi ci seguirà. È importante prendere questo impegno adesso che è ancora così giovane.

Immaginare cosa sarebbe il mondo nei prossimi secoli se la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sparisse credo possa aiutare a comprenderne il suo valore, e l’investimento in energia umana che ci chiede.

Spero che Omelas aiuti chi vi si imbatte ad avere un po’ di consapevolezza in più su questi temi.

Non so che strada prenderà dopo esservisi imabattuto, ma ovunque vada spero lo faccia più consapevolmente.

 

Qual è il feedback avuto finora? Hai notato un interesse attivo delle persone coinvolte?

Il feedback è ottimo su più fronti. Tieni presente che è un concorso nuovo, senza alcuna storia alle spalle, e non è facile in queste condizioni guadagnar credito. Stiamo crescendo velocemente e abbiamo ottenuto centinaia di segnalazioni del premio. Siamo in onda su emittenti radiofoniche nazionali con lo spot, abbiamo avuto interviste alla radio e su diverse riviste, e delle segnalazioni su un paio di quotidiani nazionali (Stampa e Liberazione), nonché un breve articolo su TuttoLibri.

Per concludere ci sono alcune persone che vorrei ringraziare: Giorgio Raffaelli e Annalisa Antonini, che hanno realizzato l’idea grafica attorno alla quale ruota Omelas; Fantascienza.com e la World SF per l’appoggio dato al premio; Intercom che ci permette questa lunga intervista, che è la prima in assoluto interamente dedicata al premio; Paolo Bigazzi e la Iter Research, per aver prodotto lo spot di Omelas.

Le persone da ringraziare sono davvero tante: la giuria, i soci di Amnesty in tutta Italia, chi ci offre il suo appoggio e il suo tempo per far crescere Omelas.

In ultimo dobbiamo ricordare il debito di gratitudine che abbiamo con Ursula Le Guin, per averci permesso di iniziare questo lavoro.

Emiliano, ti ringraziamo per questa intervista e ci diamo appuntamento sullo stesso argomento alla scadenza del concorso.


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