EGON FRIEDELL

PRECURSORE DELLO STEAMPUNK?

Fantasia scientifica e invenzione letteraria in "Die Rückkehr der Zeitmaschine"[1]

 

Alessandro Fambrini


Lo steampunk - pur con la dovuta cautela dovuta all'odierna trasversalità dei generi, al loro continuo "interfacciarsi", per prendere a prestito un termine proprio del lessico che dal tecnico s'infiltra nel letterario e che ben contrassegna lo stato della letteratura dei nostri giorni - appare come una corrente del più vasto e alquanto ambiguo filone del cyberpunk, a sua volta situabile nel mare ancor più vasto e ambiguo, dai confini incerti, del postmoderno.

Della modalità postmoderna cyberpunk e steampunk condividono il rifiuto della profondità e l'insistenza per la superficie, l mancanza di inclinazione, la proliferazione di segni privi di referenti e, soprattutto, la foga citazionaria. Citazione del passato nel futuro per il cyberpunk, in cui modi narrativi hard-boiled e atmosfere di romanticismo un po' noir vengono trasferiti in scenari tecnologici o tecnologico-cibernetici del prossimo e anzi dell'immediato avvenire (da qui per gli esponenti della corrente anche la definizione di "neuromantics", che gioca sulle loro inclinazioni e sul titolo del romanzo di William Gibson, Neuromancer[2], del 1984, che ha iniziato il filone), e citazione del futuro nel passato per lo steampunk , che inscena la proiezione di sviluppi tecnologici in uno scenario che corrisponde perlopiù all'età vittoriana. Si ha in questa artata mistificazione della storia un proliferare di congegni improbabili, di elaborati computer a cilindri e pistoni, di aereonavi a vapore e così via: non sorprende allora che popolare in questa riscrittura del passato sia divenuta la figura di Charles Babbage, scienziato inglese che elaborò una complessa "macchina calcolatrice universale", precursore ottocentesco dei moderni elaboratori elettronici, e che in The Difference Engine (1991)[3] la coppia William Gibson - Bruce Sterling immagina aver portato a termine la sua invenzione e con essa aver trasformato l'intero corso della storia. Da qui, da questi panorami fumosi e fantastici di una Londra che non è mai esistita, di una storia che non si è mai svolta, il nome, steam-punk , "punk a vapore", in cui è sul vapore che cade quasi esclusivamente l'accento e che è divenuto etichetta per il genere, etichetta sotto la quale si racchiudono autori e opere legati da comuni intenti.[4]

Pur nella difficoltà di classificazione di una letteratura che di per sè si nega ad approcci sistematici, si è concordi nell'individuare in un romanzo del 1979, Morlock Night di K. W. Jeter, l'opera che ha battezzato retroattivamente il filone.[5] Ora, Morlock Night si presenta come il seguito della Macchina del tempo di Herbert George Wells, ed è a questo punto che entra in gioco la figura di Egon Friedell come possibile precursore dello steampunk. Anche l'unico romanzo di Friedell, infatti, si pone come una diretta continuazione del romanzo di Wells.

Apparsa postuma nel 1946 con il titolo Die Reise der Zeitmaschine e ristampata in seguito come Die Rückkehr der Zeitmaschine, l'opera fu affidata da Friedell a Herma Kotab poco prima della morte insieme al manoscritto della Kulturgeschichte Griechenlands , anche se gran parte di essa sembra essere stata già ultimata molti anni prima, forse nel 1911.[6] Si può ragionevolmente supporre che le date del febbraio-marzo 1908 alle quali è attribuita la finzione letteraria della corrispondenza tra Friedell, Wells (o meglio, la sua fittizia segretaria, una Miss Dorothy Hamilton) e Mr. Anthony Transic, "coprano" lo spazio di tempo nel quale il romanzo fu effettivamente iniziato. Negli anni Trenta, Friedell ritornò sul lavoro, portandolo a termine nella forma che ci è pervenuta. è lo stesso Friedell che pone nel suo Epilog ovvero Wie hat ein Gentleman sich in diesem Falle zu verhalten? una soglia temporale a questa ripresa e al tempo stesso ne definisce le circostanze, quando scrive:

Ormai erano trascorsi ventisette anni dalla mia corrispondenza e io avevo quasi dimenticato il viaggiatore, la macchina del tempo, Mr. Transic e lo strano resoconto. Un giorno però, mentre me ne stavo a scartabellare in dei cassetti quasi dimenticati, mi avvenne di ritrovare quel fascicolo. Pensai se non era il caso di consegnarlo al pubblico.[7]

Ventisette anni: il 1935, quindi. A questa fase più tarda appartiene sicuramente anche la Vorerinnerung, ovvero Kurze Belehrung für Nichtswisser und Besserwisser , posta tra la corrispondenza succitata con la quale il romanzo si apre e l'inizio della narrazione vera e propria. In queste pagine, una discussione generale sui presupposti logici e la realizzabiltà scientifica del viaggio nel tempo, affiorano riferimenti che testimoniano di un'epoca sicuramente più tarda di quella attribuibile al resto dell'opera: tali sono ad esempio quelli relativi agli "aerei stratosferici" o a "Monsieur Piccard",[8] il quale realizzò il suo primo batiscafo nel 1922 e scese ripetutamente a profondità abissali tra il 1931 e il 1932, in un periodo prossimo, dunque, a quello in cui Friedell afferma di aver di nuovo posto mano alla sua opera. Anche i richiami espliciti a Einstein e alla teoria della relatività, alla quale - come vedremo - il romanzo deve molto dal punto di vista delle implicazioni tematiche, avvengono nella Vorerinnerung e non, ad esempio, nel capitolo 6 in cui sono esposte le speculazioni che il concetto di viaggio nel tempo porta con sè e viene discussa la sua realizzabilità teorica: la teoria della relatività nella sua forma ristretta (quella che, volgarizzata, espone Friedell nella sua Vorerinnerung) fu elaborata tra il 1905 e il 1907, ma la sua penetrazione presso un uditorio più vasto e non specializzato seguì da lì a qualche anno. Negli scritti di Friedell, in particolare, il nome di Einstein sembra affiorare per la prima volta dopo l'assegnazione al fisico tedesco del premio Nobel nel 1922.[9] Nei luoghi diversi dalla Vorerinnerung , nelle parti del romanzo attribuibili al 1908, il peso specifico della narrazione è spostato in direzione umanistico-filosofica e, semmai, verso l'intreccio di tale dimensione con alcune raffigurazioni della scienza tardo-positivista a essa compatibili: ad esempio con i sistemi matematici di Louis-Henri Poincaré o con il monismo di stampo häckeliano, delle cui tavole di squisito gusto fin de siécle questo passo sembra l'illustrazione:

In natura c'imbattiamo continuamente in esempi di creature, sia preistoriche sia ancora esistenti, dalle forme più bizzarre che essa combina senza fatica alcuna. Pesci-telescopio, radiolari, stelle marine, leoni marini, volpi volanti, lucertole volanti, sauri terrificanti![10]

Per tornare a Wells e allo steampunk: sappiamo bene che questa di Friedell non è l'unica continuazione di The Time Machine . Proprio per l'incompiutezza del suo finale "aperto" il romanzo di Wells induceva alla tentazione di seguiti apocrifi, che difatti sono venuti copiosi: ma si tratta in genere, come ad esempio - per citarne solo due tra i più recenti - The Time Ships di Stephen Baxter[11] o il romanzo The Decronization of Sam Magruder,[12] scoperto tra le carte postume dello scienziato George Gaylor Simpson, di seguiti "seri", in cui, come nel romanzo di Wells, predomina l'ipotesi, l'invenzione, la ricerca dell'inedito e dello straordinario. Sono queste, quasi senza eccezioni, opere che cercano d'insinuarsi nello spazio fantastico lasciato in sospeso dalla narrazione wellsiana e di colmarlo, rilanciando sul piano della speculazione scientifica e degli spazi narrativi da essa aperti.

Con l'eccezione, appunto, dello steampunk, o se vogliamo del romanzo di Friedell, dal quale diverse linee corrono verso la corrente degli anni Ottanta. Vi è innanzitutto - a differenza di altre "riprese" dell'opera wellsiana - il gusto del pastiche, della contaminazione che, mentre recupera elementi del modello originale, al tempo stesso strizza l'occhio al lettore e lo avverte dell'operazione che si va compiendo. Sull'irreale "di primo grado" della storia fantastica s'innesta una sorta di irreale "di secondo grado", di taglio grottesco, che mantiene viva per l'intera estensione della narrazione la consapevolezza della finzione.

In secondo luogo, tanto Die Rückkehr der Zeitmaschine quanto Morlock Night condividono il percorso tracciato da tanti altri epigoni di Wells: vanno cioè a sistemarsi nella nicchia più oscura della narrazione wellsiana, nello spazio che sembra lasciato lì apposta per essere riempito. Si tratta dello spazio del "dopo", dell'ultimo viaggio mai narrato da Wells che segue il resoconto del viaggiatore nel tempo, secondo lo stesso principio che informa i numerosi seguiti costruiti sul vuoto lasciato all'immaginario dalle ultime parole del romanzo:

Mi fermai in attesa del Viaggiatore del Tempo e di un secondo resoconto forse ancor più strano del primo, corredato dagli esemplari e dalle fotografie che egli avrebbe recato con sè.

Ma ormai temo proprio che dovrò aspettarlo per l'eternità: sono passati tre anni dal giorno che vidi svanire il Viaggiatore del Tempo e, come tutti sanno, non è mai più ritornato.[13]

Tale spazio ha anche un suo paradigma minore nella dimensione del protagonista prescelto da Friedell e da Jeter: in entrambi i casi l'uomo silenzioso, "un tale con la barba e dall'aria quieta e timida, che", scrive Wells, "non conoscevo e che, per quanto ricordo, non aprì bocca per tutta la serata".[14] Vi è certamente in questa scelta la volontà di dar voce alla presenza enigmatica e muta, di dar corpo a quel punto sospeso dell'originale wellsiano. Sennonchè, al tempo stesso, agisce il principio opposto, il principio ironico, negatore: da Friedell apprendiamo infatti che Mr. Anthony Transic così battezzato dallo scrittore austriaco ed eletto a protagonista di Die Rückkehr der Zeitmaschine - ha "mantenuto il silenzio per tutta la sera solo perchè non sono stato interrogato. Noi Inglesi abbiamo infatti l'abitudine di parlare esclusivamente in questi casi".[15] E Jeter - che puntualmente apre il suo romanzo con la citazione del sopramenzionato passo di Wells - fa sostenere al suo Edwin Hocker - questo è stavolta il nome dell'"ospite silenzioso" protagonista di Morlock Night - di aver taciuto al racconto del Viaggiatore per l'imbarazzo e per il disgusto di fronte a una storia tanto assurda, e gli fa giurare "di non mettere più piede in un salotto che attiri simili tipi strambi",[16] prima di proiettarlo a sua volta in un carosello di scorribande temporali.

In questo duplice senso, di abbandono al fascino dell'ipotesi speculativa e della sua corrosione attraverso la dissimulazione ironica, corre anche il terzo ponte tra il romanzo di Friedell e lo steampunk , ovvero l'atteggiamento nei confronti della dimensione storica. Perchè, con l'occhio costantemente rivolto al presente e alla sua indiscutibile fattualità, queste opere inscenano una sfida alla storia, sono animate dalla volontà di rimescolare le carte e inoltrarsi nei mondi del "se": in sostanza di scrivere una storia diversa.

E' per questo che, a differenza di Wells, mosso dalla sua ansia speculativa verso il futuro, Friedell e gli autori steampunk rivelano un interesse per il passato, e i loro protagonisti sprofondano nella storia, o cercano di sprofondarvi, come nel caso di Mr. James Mac Morton, l'anonimo "Viaggiatore" wellsiano che in Die Rückkehr der Zeitmaschine riceve un nome e un cognome e che è animato per tutto il romanzo dal desiderio di raggiungere un'epoca che, guarda caso, è una delle preferite dal movimento steampunk: il 1840, agli albori dell'età vittoriana (Vittoria, si ricorderà, fu incoronata regina nel 1837). Tra l'altro il romanzo di Friedell nella sua prima versione era progettato proprio come Die Reise in die Vergangenheit, come apprendiamo dal già rammentato Epilog,[17] un titolo che appare anch'esso fin dall'inizio programmatico della doppia dimensione dell'opera: affermazione eroica del viaggio che viola le leggi della natura e al tempo stesso sua ironica negazione: il "viaggio nel passato" è proprio quello che il protagonista è destinato a non compiere.

Friedell adotta per il suo romanzo una forma che sta a mezzo tra quella narrativa tradizionale e quella saggistica del trattato divulgativo: il risultato è un'opera che, immaginata come abbiamo visto quale seguito e complemento della Macchina del tempo di Wells, si presenta in realtà soprattutto quale complemento e opposto di una sua opera, anzi della sua opera, ossia della Kulturgeschichte der Neuzeit - che a sua volta, in un gioco di specchi, si poneva sulla scia sia pur antagonistica di un'altra opera di Wells, A Short History of the World (1922), uscita in traduzione tedesca nel 1926,[18] un anno prima che venisse pubblicata la prima parte dell'opus magnum di Friedell. Non mancarono i confronti tra quelli che apparvero come due grandi "dilettanti" della storiografia, e non mancò neppure la reazione a tali confronti da parte di Friedell, che la delegò proprio nel già rammentato Epilog al suo romanzo:

Lui [Wells] ha scritto una "Storia del mondo", mentre io mi sono limitato a una "Storia della cultura". Parlando di questo libro un critico inglese mi ha definito il Wells tedesco. Se Mr. Wells ha avuto modo di leggere questo giudizio, e le persone che pubblicano leggono con attenzione tutto quello che viene stampato su di loro, anche se poi dichiarano il contrario, è naturale che consideri un suo nemico quel critico così privo di creanza. [...] Non sono invidioso e mi reputo sufficientemente obiettivo da dichiararlo - ma è indubbio che l'opera storica di Mr. Wells è ancor meno scientifica della mia e che, nonostante tutti i miei sinceri sforzi di essere poco storico, nel mio lavoro si sono intrufolati tratti professionali e professorali in misura ben maggiore. Proprio per questo lui ha avuto molto più successo. Mr. Wells è il mio concorrente in un campo specialistico ben delimitato, quello della storiografia dilettantesca, e per di più il vincitore.[19]

E Wells viene citato in Kulturgeschichte der Neuzeit non solo come uno dei "nobili e dotati membri" della Società Fabiana,[20] ma anche come autore proprio di The Time Machine, in una lunga parafrasi del romanzo che serve a una gratuita quanto brillante introduzione alla figura di Napoleone:

In uno dei suoi romanzi utopici Wells raffigura un "Viaggiatore del Tempo", l'inventore di una macchina ingegnosa con la quale può avventurarsi nel tempo. Dapprima viaggia nel futuro, in un millennio lontano, dove scopre con meraviglia che l'umanità si è divisa in due speci: una, quella degli Eloi, in seguito all'ozio in cui vive da lunghissimo tempo possiede una suprema raffinatezza e bellezza fisica, ma anche un livello intellettuale infantile, gli altri, i Morlock, sono stati ridotti dall'attività manuale ininterrotta a scimmiesche creature delle caverne, a stupidissimi meccanismi da lavoro. Vi è una sorta di compensazione nel fatto che i Morlock di tanto in tanto aggrediscono gli indifesi Eloi e se li mangiano. In una situazione simile si trovava la Francia all'epoca della rivoluzione. Ma nel romanzo di Wells c'è una figura che potrebbe subito assumere le redini della situazione, e cioè il Viaggiatore del Tempo. Non gli riuscirebbe difficile assoggettare le due razze degenerate: gli Eloi grazie alla sua amabilità, i Morlock grazie alla sua energia, ed entrambe grazie alla sua superiorità intellettuale, alla capacità di usare i mezzi della ragione in modo per loro incomprensibile e pertanto spaventoso. Questo ruolo in Francia lo svolse Napoleone.[21]

The Time Machine rappresentava per molti versi il culmine di una visione del mondo nutrita dalla scienza ottocentesca. La costruzione romanzesca scaturiva dall'applicazione narrativa di una "coerenza" tecnologica a un nucleo di ottimismo positivista che, temprato in questo primo Wells da una vena di estetismo decadente, finiva nel suo opposto, nella sfiducia nella scienza,[22] maturata anche attraverso l'applicazione rigorosa di un ulteriore motivo scientifico, l'evoluzionismo darwiniano. Portata alle sue estreme conseguenze, la progressione lineare della civiltà e della storia stessa finisce per richiudersi su se stessa, dapprima nel crepuscolo umano del mondo abitato da Morlock ed Eloi, e infine in un'apocalisse addirittura cosmica qual è quella del pianeta spento e morente che accoglie il Viaggiatore nelle ultime pagine del romanzo di Wells.

A ben vedere, l'innovazione di Wells non è tanto quella di una tale visione apocalittica, condivisa da tanta letteratura fin de siècle,[23] e neppure quella del viaggio nel tempo in sè, per il quale si contavano già illustri precedenti (da L'An 2440 di Louis-Sébastien Mercier, 1772, a Looking Backward di Edward Bellamy, 1888, a News From Nowhere di William Morris, 1891), quanto del suo avvenire attraverso le macchine. Se fino ad allora, infatti, il superamento della barriera temporale, quasi sempre verso il futuro (con rare, preziose eccezioni: ad esempio A Connecticut Yankee in King Arthur's Court [1889] di Mark Twain), era avvenuto grazie ad artifici più o meno elaborati (il sogno in News From Nowhere, il mesmerismo in Looking Backward , il trasferimento dell'anima o del corpo con mezzi indefiniti, come nel romanzo di Twain[24]), ed stato solo pretesto per un discorso di proiezione utopica a fascia più o meno ampia, ora la centralità della macchina pone lo strumento del viaggio - il tempo, divenuto percorribile nei due sensi - non più come semplice mezzo della narrazione, ma anche come suo oggetto. La tecnologia finisce così per collegare due diverse anime della cultura tardo-ottocentesca e per unirle in un unico quadro che, superandole, le travolge entrambe: quella della fede nella perfettibilità della scienza, della quale si nutrivano tante proiezioni utopiche, e quella dalla sensibilità sfibrata di tanta decadenza letteraria che vibra del sentimento di declino, di fine incombente.

In Die Rückkehr der Zeitmaschine si assiste a un aggiornamento di quella scienza, tuffata nella teoria della relatività che, nel giro di pochi anni, la "smaterializza". Questo, paradossalmente, la rende più capace di aderire alla realtà, di afferrarne i meccanismi complessi che si negano alla comprensione di una logica lineare. E' dall'azione convergente di fisica e psicanalisi - scoperta delle leggi profonde del mondo esterno e di quello interno - che la modernità viene messa a soqquadro, scossa nelle sue fondamenta. Sono questi due eventi, che attraverso lo sconvolgimento della prima guerra mondiale Friedell vede come parafrasati dalla storia, a mettere un punto finale a un'epoca e a iniziarne una nuova, ed è con essi che infatti si chiude la Kulturgeschichte der Neuzeit.

Friedell scopre nella fisica moderna, e in particolare nel rinnovato concetto di tempo, un possibile punto di contatto tra l'aspetto soggettivo della cultura non scientifica e quello oggettivo della logica scientifica: nella teoria della relatività la materialità con la quale la scienza considera l'universo si stempera e si dissolve nel suo contrario, senza smarrirsi, ma finendo per coesistere a esso. E' la teoria della relatività il collante che fa sì che il romanzo "si tenga", che dà licenza alla sua discontinuità: l'inserto a essa relativo nella Vorerinnerung, è ciò che lo rende compiuto, che gli permette di uscire dal cassetto nel quale l'autore lo aveva tenuto per tantissimi anni.

Proprio attraverso la scienza il mondo conosce un ampliamento in senso fantastico: "l'introduzione del tempo, come una nuova quarta dimensione dello spazio, non rappresenta soltanto una integrazione della concezione corrente della realtà, ma il suo totale rovesciamento, perchè con essa muta anche il concetto di una dimensionalità tangibile, empirico-spaziale"[25]. La scienza non relega più dunque l'uomo in una realtà spazialmente limitata, ma scopre alla sua conoscenza un orizzonte imprevisto che coincide con la creatività fantastica.

Riportata ad attualità dal tentativo dal quale scaturisce anche Kulturgeschichte der Neuzeit - ossia quello di fermare la storia, di darle dei connotati definitivi, di invalidarla rendendone nulla la sostanza - la fuga nel tempo di Die Rückkehr der Zeitmaschine è fuga dal tempo: uguale e contraria alla frenesia di ricostruzione puntuale del tempo che informa la Kulturgeschichte der Neuzeit . Se se ne traccia una mappa, le due opere si coprono: sulle coordinate di Wells, su quelle di Einstein (le pagine dedicate alla teoria della relatività in Kulturgeschichte der Neuzeit sono praticamente identiche a quelle a essa dedicate nella Vorerinnerung del romanzo), ma anche su quelle di Carlyle, che è la meta agognata dal Viaggiatore per la sua malriuscita escursione nel passato e che nella Kulturgeschichte der Neuzeit occupa uno spazio così rilevante[26], o su quelle dei "due egizi" che appaiono nel settimo capitolo e che, pur appartenendo al futuro della Londra del 2123, sembrano usciti dalle pagine della Kulturgeschichte des Altertums.

Ma Die Rückkehr der Zeitmaschine, nel momento in cui corrisponde a Kulturgeschichte der Neuzeit , ne è anche il sovvertimento: la distruzione del tempo lineare è negazione del principio di legittimità della storia. Non c'è più storia nel viaggio reale compiuto attraverso gli eventi del passato di Kulturgeschichte der Neuzeit , rispetto a quello immaginario del romanzo: entrambi sono escursioni della mente, su entrambi grava l'impossibilità della fuga dal proprio orizzonte storico, di una calata autentica nell'oggetto della propria osservazione che abbandoni la prigione della soggettività. Non inganni il fatto che ci troviamo in un'opera letteraria: è proprio nella legge di relatività - nella più recente e rivoluzionaria scoperta scientifica compiuta dentro la storia, "il più grande evento intelletttuale del nostro secolo"[27] secondo l'epilogo della Kulturgeschichte der Neuzeit - che sono poste le basi per far cadere ogni distinzione tra oggettivo e soggettivo: "l'anima è sovrareale, la materia è sottoreale"[28]. Non sono parole del romanzo, sono le parole che chiudono Kulturgeschichte der Neuzeit.


 

  1. Per praticità uso qui e in seguito il titolo della più recente edizione del romanzo di Friedell (Zürich, Diogenes, 1974).

  2. In italiano Neuromante, trad. di G. Cossato e S. Sandrelli, Milano, Nord, 1986.

  3. In italiano La macchina della realtà, trad. di D. Zinoni, Milano, Mondadori, 1992.

  4. K. W. Jeter, Tim Powers e James P. Blaylock costituiscono il "nucleo storico" del movimento, al quale hanno contribuito di volta in volta autori come Paul De Filippo, Michael Swanwick e i già citati Gibson e Sterling.

  5. In italiano La notte dei Morlock, trad. di F. Feminò, Milano, Mondadori, 1998.

  6. Cfr. Raymond Wiseman, Egon Friedell. Die Welt als Bühne, München, Wilhelm Fink, 1987, p. 34.

  7. Egon Friedell, Il viaggio della macchina del tempo, a cura di Giovanni di Stefano, trad. di N. Petrucci, Palermo, Flaccovio, 1992, p. 102. Cito qui e in seguito da questa edizione italiana, anche se in alcuni casi mi sono riservato di intervenire sulla traduzione.

  8. Ivi, p. 32.

  9. Cfr. Die unwirkliche Welt, in Egon Friedell, Ist die Erde bewohnt? Gesammelte Essays 1919-1931, hrsg. von Heribert Illig, Zürich, Diogenes, 1985, pp. 125-129.

  10. Egon Friedell, Il viaggio della macchina del tempo, cit., p. 22.

  11. In italiano come L'incognita Tempo, Milano, Nord, 1997.

  12. In italiano come L'uomo che restò solo sulla terra, Milano, Rizzoli, 1997.

  13. Herbert George Wells, La macchina del tempo, trad. di R. De Michele, Milano, Rizzoli, 1975, p. 149.

  14. Ivi, p. 48.

  15. Egon Friedell, Il viaggio della macchina del tempo, cit., p. 25.

  16. K. W. Jeter, La notte dei Morlock, cit., p. 9.

  17. Cfr. Egon Friedell, Il viaggio della macchina del tempo, cit., p. 102.

  18. Herbert George Wells, Die Geschichte unserer Welt, hrsg. von Otto Mandl, Bern, Zolnay, 1926.

  19. Egon Friedell, Il viaggio della macchina del tempo, cit., pp. 103-104.

  20. Egon Friedell, Kulturgeschichte der Neuzeit. Die Krisis der europäischen Seele von der schwarzen Pest bis zum ersten Weltkrieg, München, dtv, 1995 [11.], Bd. 2, p. 1358.

  21. Ivi, pp. 871-872.

  22. Cfr. la Nota introduttiva, p. 19

  23. Cfr. Bernhard Bergonzi, The Early H. G. Wells, Manchester, University Press, 1961.

  24. In questo caso con una botta in testa che tramortisce il protagonista e lo fa svenire; al risveglio questi si trova nell'Europa medioevale. Anche Wells, invero, mantiene la vaghezza riguardo all'oggetto tecnologico: la macchina è descritta nella sua forma e nei suoi effetti, ma sulle sue caratteristiche "tecniche" l'autore sorvola decisamente.

  25. Erhard Oeser, "Il ritorno della macchina del tempo" di Egon Friedell e la problematica filosofico-scientifica della relatività di tempo e spazio, in Anima ed esattezza - Letteratura e scienza nella cultura austriaca tra 800 e 900, a cura di Riccardo Morello, Casale Monferrato, Marietti, 1983, p.263.

  26. Cfr. Egon Friedell, Kulturgeschichte der Neuzeit, cit., Bd. 2, pp. 1055-1067 e passim. Quando Friedell iniziò il suo romanzo, del resto, stava lavorando proprio alla versione tedesca di quelle conferenze del 1840 alle quali Mac Morton progetta di assistere: la traduzione uscì poi nel 1914 con il titolo di Heldenverehrung.

  27. Ivi, p. 1495.

  28. Ivi, p. 1523.