I signori del tempo


Danilo Santoni


...and all our Yesterdays have lighted fools the way to dusty death.

(Macteth, v. 5)


Quentin Compson, in The Sound and the Fury di Faulkner, osservando l'orologio rotto di un campanile, riflette che quello, almeno una volta al giorno, è in perfetto orario mentre tutti gli altri (vuoi perché in avanti, vuoi perché indietro) potrebbero non esserlo mai.  Quello che qui interessa della riflessione di Quentin è la concezione ciclica del tempo che essa sottintende: dopo sessanta secondi si torna a zero ed inizia un nuovo minuto, dopo sessanta minuti si ha un'ora e ventiquattro ore fanno un giorno, sette giorni una settimana...

Questo per introdurre l'analisi di un aspetto che da più parti si è messo in evidenza nelle opere più rappresentative della letteratura fantascientifica made in USA: la circolarità(1). Tale termina viene usato per indicare due aspetti diversi posti su due livelli distinti: il primo, formale, si riferisce al livello del discorso laddove l'intreccio segue un an­damento circolare;" il secondo, sostanziale, si riferisce aI livello della storia laddove si prospetta l'e­sistenza di fenomeni ripetitivi nel rapporto che in­tercorre tra passato e futuro che possono essere espressi con il termine di tempo ciclico.

Occorre premettere che qui non si fa differenza fra struttura circolare di una storia e visione ciclica della storia, ritenendo la prima come mera esemplificazione strutturale del concetto espresso dalla se­conda.  Circolarità di un'opera che è realizzazione della visione ciclica della storia umana: ampia para­boIa che torna alla propria origine, in un nuovo ci­clo e in una continua altalena che trova motivo di ispirazione per la propria realizzazione nell'alter­narsi di progresso e regresso, sia che essa si realizzi o meno in una struttura ciclica.

Si è parlato di tempo ciclico e sorge spontaneo domandarsi se il tempo è lineare o ciclico.  Non si vuole qui dare una risposta,  ma si vuole porre in risalto come durante tutto l'arco dell’esistenza umana sia stato sentito tale problema e come, nel tentativo di trovarvi una risposta, non si sia potuto prescindere da condizionamenti religiosi, politici od economici e questo a partire dalle visioni medioevali, attraverso il Rinascimento (termine già di per sè ciclico) verso Vico, Malthus e Marx, fino ai giorni nostri e, parlando di Fantascienza, si potrebbe dire oltre.

Da sempre l'uomo si è trovato a dover analizzare la propria storia e, cosa importante per questo discorso, il proprio futuro: proprio perché la concezione del tempo è legata in maniera inscindibile a quel­la della storia, l'interpretazione del primo non può non riflettersi in quella della seconda.

Tale interpretazione ha oscillato alI’interno di due direttrici diametralmente opposte che segnano, a loro volta, i confini del concetto di progresso:

a) il cammino umano inteso come processo di accumula­zione, in positivo o in negativo, di conoscenze, capacità, possibilità: un cammino rettilineo, a volte veloce a volte lento e inarrestabile.

b)  il cammino umano inteso come un qualsiasi processo fisico soggetto alle leggi naturali che regolano qualsiasi corpo vivente e cioè nascita, crescita e decadenza: un cammino ciclico che torna sempre al punto di partenza.

Il discorso comunque può essere sintetizzato dal rapporto che intercorre tra tre elementi precisi: passato, presente e futuro.  Infatti:

In questa sfaccettatura di punti di vista gioca un ruolo importante (accanto alla visione prettamente storica) la concezione del mondo che deriva dalla visione scientifica dell'uomo in quanto, a seconda del­le esperienze e delle conoscenze, scaturirà un concetto di umanità  e di società particolare e si avrà, di conseguenza, un impulso determinante a seguire una delle due direttrici sopraccitate.

La letteratura fantascientifica, proprio perché basata soprattutto sulla scienza concepita in senso ge­nerale e, quindi, immersa totalmente nello specifico sociale e tesa a descrivere le possibili direttrici del futuro dell'uomo, dovrebbe presentare tutti gli aspetti sopra espressi a seconda del punto di vista adottato dallo specifico scrittore.  Si usa il termi­ne dovrebbe in quanto, anche da un rapido esame della produzione fantascientifica, si può facilmente dimostrare che gli scrittori di SF hanno adottato quasi incondizionatamente  la visione ciclica del tempo(2).

L'affermazione che la SF usa un concetto temporale ciclico nella struttura delle proprie opere può appa­rire fuori luogo se si pensa all’illimitato ottimismo che illuminava il cammino umano all'inizio del secolo a seguito del proliferare delle scoperte scientifi­che.  Un esempio che si può definire classico e che non si può rinunciare a fare è la roboante e retorica inventiva e l'entusiasmante autoesaltazione che con­traddistingue lo scienziato Hugo Gernsback.  A legge­re le pagine di Ralph 124C41+ sembra che l'uomo abbia iniziato a calcare una strada rettilinea, larga, piana e scorrevole e la storia del genere umano sembra progredire senza ostacoli: la scienza ha donato a tutti la possibilità di vivere meglio, di uscire dalla ignoranza, di partecipare in maniera diversa e da protagonisti al flusso dell'esistenza, in altre parole è apportatrice di un progresso senza limiti.

Tutto ciò, però, è stato di breve durata, un effimero riflesso in uno sparuto gruppo di opere, se è vero che esiste tutta una serie di opere successive nello stesso genere letterario pronte a contraddire le apparentemente salde certezze  espresse dal romanzo di Gernsback.

Per dimostrare quanto detto si prenderanno in esame tre opere specifiche: la trilogia di Foundation di Asimov, il ciclo di Dune di Herbert e il romanzo Canticle for Leibowitz di W.M. Miller Jr.  La scelta di queste tre opere se da un lato è casuale perché si potrebbero sostituire con un'infinità di altre e tut­te presentanti caratteristiche analoghe, dall’altro risponde ad una logica precisa: sono infatti tre opere differenti tra loro per intenti e per struttura in quanto la prima è una trilogia ricavata dall'assemblaggio di racconti di formato diverso (l'uscita di nuovi volumi ad una distanza di tempo pluriennale sull'onda del favore che godono i cicli sul mercato fantascientifico già da sola conferma qualsiasi tipo di discorso sul concetto di tempo ciclico); la seconda è un'opera caratteristica di quel genere che va sotto il nome di ciclo narrativo composta, per ora, da cinque volumi; la terza ha la forma ridotta del romanzo, anche se formato da tre racconti autonomi.

Già la struttura delle tre opere si dimostra di natura squisitamente ciclica frazionate come sono in diverse date di pubblicazione; ma le cose che maggior­mente interessano in esse sono il concetto di storia e la visione temporale che gli autori presentano.

Non rappresenta una scoperta critica (è anzi lo stesso autore a sottolinearlo) dire che l’idea che è alla base di Foundation prende le mosse dalle vicende della caduta dell’lmpero Romano.  Asimov intatti si impadronisce dei processi disgregativi propri della struttura imperiale romana derivanti dalle spinte centrifughe, dall’imbarbarimento a seguito dell'isolamento e dalla perdita dei contatti culturali, tecnologici e politici trasponendoli semplicemente in un ambito galattico.  Non è tutto, perché per Asimov non soltanto la storia si ripete e le sorti dell'Impero Galattico ricalcano passo passo quelle dell'Impero Romano, ma è possibile prevedere con pre­cisione millimetrica anche il  più piccolo avvenimen­to. E' la grande vittoria della matematica sull'im­ponderabile, della riflessione umana sulla storia, della programmazione sul pragmatismo.  Le equazioni di Hari Seldon, adombrando gli studi degli storici sui cicli economici del nostro secolo, conseguono una vittoria importante per il progresso scientifico ma il tutto è possibile perché il movimento del tempo è geometricamente determinabile in quanto segue un andamento a spirale.

Il discorso sostanzialmente non cambia se si passa ad osservare il ciclo di Dune. Qui l'unica variante è che la cultura romana è sostituita da quella islamica; per il resto si può  dire che Herbert saccheggia in maniera pesante processi storici, atteggiamenti sociali e risultati culturali del passato per riproporli in un futuro di ampiezza galattica.  Quello che inve­ce cambia, ed in modo decisivo, è il concetto di ciclicità temporale: il futuro è inteso come groviglio di possibili situazioni ed è l'individuo, a seconda delle proprie scelte, casualmente o intenzionalmente a determinarne il cammino.  Un impatto tra determinismo e libera scelta che sfociando nella ciclicità di una struttura circolare dimostra come, pur esistendo in nuce possibilità che portino alla distruzione del movimento ciclico, l’individuo nelle proprie scelte tende a rifiutare l’ignoto per il familiare e, quindi, il ripetitivo. Il futuro, allora, è soltanto una possibilità, o meglio, una probabilità  il che ci fa pensare alla meccanica quantistica ed alla natura ondulatoria non soltanto del tempo, ma anche della storia. Si può dire che in questo caso la figura simbolica che può rappresentare il movimento temporale è quella del pensolo: oscillazione ripetitiva tra innovazione e conservazione, forze centrifughe e forze centripete, espansione e compressione, Eros e Thanatos…

Per quanto riguarda A Cantiche for Leibowitz, il discorso è sempre lo stesso, il procedimento di recupero degli avvenimenti tra Medioevo e Rinascimento è avvalorato e rafforzato dalla visione cattolica dell’autore e l’incubo dell’olocausto atomico si riveste dei colori apocalittici delle visioni millenaristiche della superstizione religiosa occidentale. In questo caso la dimensione galattica dell’uomo è accennata soltanto come possibilità alla fine dell’opera e la visione temporale si caratterizza come contrasto tra l’umano e il divino: ad un Dio esterno all’uomo, incorruttibile e inviolabile, e ad una fede immutabile nel tempo fa riscontro la vita dell’uomo e ella società da esso creata, deperibile perché biologica e soggetta ad ascesa, declino e morte: i tre stadi del­la condizione umana: i lati di un triangolo equilate­ro che col proprio perimetro racchiude e circoscrive tutte le esperienze e le possibilità dell'uomo sinte­tizzate in questo caso (con gusto e visione prettamente americani) dalla conoscenza tecnologica e dalla precarietà di detta conoscenza.

Come già detto si potrebbe continuare con gli esempi fino ad abbracciare opere diverse dalla narrativa citando la circolarità creata e ricercata dagli episodi del ciclo cinematografico di Star Wars.  Non deve inoltre indurre a considerazioni errate il tipo di esempi scelti perché, anche se sono state prese in considerazione opere ad ampio respiro narrativo, la visione ciclica è presente anche in racconti di più modeste dimensioni fisiche.  In questo caso l'atten­zione dello scrittore sarà catalizzata da un singolo personaggio storico o da un avvenimento circoscritto come in The Longest Voyage di Poul Anderson dove si utilizza l'impresa di Cristoforo Colombo o in The Voyage of the Space Beagle di Van Vogt dove si trasferisce nello spazio la spedizione di Darwin. Il caso limite è rappresentato da The Year of the Jackpot di Heinlein che si può definite la teorizzazione romanzata della ciclicità della storia umana.

Ma torniamo  alle tre opere prese in considerazio­ne. Si sono sottolineate le differenze nella struttura e le differenze nella realizzazione del concetto di ciclicità temporale che esse propongono ma quello che le accomuna e le lega strettamente è l'affiorare arrogante di un aspetto dello spirito umano: il sentimento prometeico.  Tale atteggiamento, che sì può in­dividuare nel tentativo di dominio dell'uomo sulla natura grazie alla tecnica e sulla società grazie all'organizzazione, è portato al limite da una forte con­vinzione scientista partendo dalla base di una costanza dei comportamenti umani e di una fondatezza nel concepire il futuro in termini di passato.

Ci si trova di fronte ad un processo che però mo­stra subito la propria incongruenza perché, in opera­zioni di questo tipo, si scelgono soltanto alcuni aspetti del passato giudicati idonei ad una estrapolazione che permetta la determinazione di un futuro con un aspetto (ottimistico o pessimistico) che è conse­guenza stretta della selezione operata.  Una operazione discutibile ma che, bisogna ammettere, narrativamente funziona ed è interessante ricercare i motivi di tale successo.

Il fatto più specifico della società attuale è la nascita di un sentimento diffuso che possiamo definire come paura del futuro: l'industrializzazione e le scoperte scientifiche nel momento in cui portavano progresso e benessere all'umanità distruggevano il cerchio di vincoli umani e di certezze etiche che circoscriveva la statica società pre-industriale per liberare completamente io spirito indagatore dell'uomo. Di conseguenza la società  si è trovata di fronte a cambiamenti continui che hanno costretto l'uomo a vivere all'interno di una organizzazione dall'aspetto indecifrabile e sfuggente, impossibile da comprendere per la grande velocità di trasformazione e fonte di disorientamento e frustrazione.

Un mezzo per superare una situazione di questo ti­po può consistere nel ritirarsi in quell'unico angolo ancora conosciuto e compreso dall'esperienza umana che è il passato, un passato che dilata il proprio valore per assurgere a parametro di conoscenza e mezzo di interpretazione.

Conoscenza e interpretazione: le due facce del rapporto dell'uomo con la propria vita, del suo tentativo di governare la realtà e del suo desiderio di riu­scire ad affrontare anche gli avvenimenti più imprevedibili.

Da questa premessa appare logico supporre che la visione ciclica del tempo, con la sua proposta di futuri vicini o lontani per nulla estranei al presente (e al passato) dell'uomo, da un lato ha una funzione di stabilizzazione sociale e dall'altro una funzione consolatoria nei confronti dell'individuo frustrato. Con questo però non si nasconde che tale processo narrativo non è esente da contrasti interni che scaturiscono dallo scontro delle forze centripete della vi­sione ciclica con le forze centrifughe e destabilizzanti della visione lineare.

Una prima notazione da fare è che nella stragrande maggioranza delle opere di fantascienza emerge come dato costante la presenza di almeno una delle seguen­ti figure, il viaggio e l'impero.

Nel caso del viaggio ci troviamo di fronte ad un moto spaziale racchiuso dall'itinerario che congiunge una partenza ad un arrivo (quasi sempre i due punti coincidono fisicamente) attraverso un determinato spazio coperto, senza eccezioni, da avventure di carattere iniziatico e tendenti a creare una comunione tra eroe e ambiente.  Si instaura in questo caso un processo mitologico che rimanda ad un metatesto che assolve alla funzione di descrivere sia gli oggetti che il mondo che li contiene.  La comprensione è legata alla comprensione dei processi di trasformazione degli oggetti nel mondo che li contiene(3).

Nel caso dell’Impero ci troviamo di fronte ad un moto biologico che riproduce il processo di nascita-crescita-declino-morte di un qualsiasi organismo vivente.  Siamo di fronte ad un processo descrittivo che rappresenta il rinvio ad un costrutto astratto che possiamo definire metalinguistico; la comprensio­ne è legata alla traduzione del mondo descritto da una categoria "altra" e "astratta”.

Si può sottolineare la differenza cha intercorre tra i due processi ponendo a confronto le seguenti frasi:

“Muad'Dib è il profeta” (ambiente mitologico)

“Muad'Dib è un Profeta” (ambiente descrittivo).

Esiste una differenza connotativa tra le due frasi e tale differenza si riflette nella visione ciclica del tempo: la ripetitività degli oggetti crea le pre­messe per l'esistenza di insiemi generali che porte­rebbero alla presenza di un livello metadescrittivo con la conseguente esclusione del livello mitologico.

L'Uomo e un uomo, l’Eroe e la società, l'eroe opposto alla società per quanto concerne il livello della ciclicità temporale.

Ci troviamo  di fronte ad una biforcazione nella visione ciclica del tempo che porta a due direzioni ben distinte.

Da una parte, grazie soprattutto ad una visione pluralista della storia, si segue un atteggiamento descrittivo e si presuppone l'esistenza di categorie astratte che si riflettono, ripetitivamente, nel quo­tidiano: è il caso dell'idea  sociale che sta alla base di tutti i grandi cicli narrativi della Fantascienza.  Un’idea che, pur non essendo necessariamente a struttura circolare, presentando il ripetersi ritmico di determinati avvenimenti, innesta un andamento so­stanzialmente ciclico.

Dall'altra, a seguito di esigenze prettamente com­merciali(4), si fa ricorso alle forme e alle strutture (ormai standardizzate dall'abuso fattone dalla letteratura di massa) di quel mondo che si è definito mitologico.  La spinta viene da un'idea individualista, il fine dovrebbe essere la più sfrenata originalità ma, proprio il ripetersi di opera in opera degli stessi meccanismi e  la presenza degli stessi agenti, ri­veste le opere di tale gruppo con un aspetto che è strutturalmente ciclico.

Il mondo dell'eroe si presenta  allora come ciclo trasgressivo, legato com'è ad un andamento fantastico, nei confronti del ciclo strettamente ripetitivo del mondo sociale ed è per questa ragione che le tre opere prese in considerazione non si strutturano in­torno ad una figura unica di eroe ma hanno una serie di personaggi che agiscono in tempi diversi e luoghi differenti all'interno di un ben determinato modello sociale.

La ciclicità formale della funzione dell'eroe, dunque, si scontra con la sostanza sociale della ciclicità temporale e tale confronto è acuito e sfruttato da una grandezza che istituzionalmente dovrebbe rappre­sentare il tratto d'unione tra la società e il singo­lo individuo: il potere.

E' proprio il potere, infatti, nel bisogno di af­fondare le proprie radici sia nel passato (per trovare una tradizione che lo legittimi) che nel futuro (per trovare un avvenire che lo perpetui), che si po­ne in contrasto con l'idea ciclica del tempo introducendovi, a sua volta, un sentimento strettamente lineare.  Il mezzo principe attraverso cui tale linearizzazione si attua è la creazione di sistemi cronologici (da sempre sono stati i detentori del potere a dare il proprio nome agli anni o a fornire il punto di partenza per il loro, computo).  Lo scopo che così si persegue è quello di dimostrare che, possedendo il potere sul tempo e riuscendo a scandirlo con i propri ritmi, si è capaci di durare indefinitamente.

A questo punto non sembra azzardato affermare che la linearizzazione del tempo sottenda una visione eroica e individualista mentre la ciclicità temporale, venandosi di un sentimento comune alla predestinazione di sapore calvinista(5), apre uno spiraglio demo­cratico sul grande panorama della storia.  Il ciclo è un grande fiume che segue imperturbabile il proprio corso e massifica l'individuo: l'eroe si dibatte vanamente all'interno di un solco già tracciato e già percorso (e sperimentato) da altri eroi prima di lui: un solco che comunemente viene chiamato fato.  L’uomo, però, ha sempre combattuto contro il fato, ha aspira­to a foggiare un avvenire diverso sia dal passato che dal presente e ha sognato la realizzazione delle spe­ranze più vane.  La visione ciclica, allora, si può vedere come un antimodello da analizzare, confrontare e criticare e che si presenta con due aspetti distin­ti, a seconda degli intenti dello scrittore.

Avremo allora un antimodello esotico che nasce dallo sfruttamento di visioni cavalleresche medioevaleggianti (ha come conseguenza il fatto di creare una frattura fra il mondo del lettore e il mondo del per­sonaggio presentando il perpetuarsi di un passato estraneo alla storia americana) e un antimodello realista che sfrutta elementi caratteristici della vita di frontiera e usa conflitti scaturenti dall'attrito presente in società inter-razziali (in questo caso si crea una connessione stretta fra il mondo del lettore e il mondo del personaggio attraverso la ripresa di aspetti caratteristici, e distintivi, della storia e della società statunitense).

Non deve comunque trarre in inganno l'uso del termine antimodello in quanto i cicli narrativi (e il romanzo di Fantascienza in generale) non si pongono una funzione rivoluzionaria.  La nota caratteristica (e abilmente. celata) di tale letteratura che ricorre con una costanza stupefacente, è quella di presentare la accettazione dei principi che formano le basi della società americana attuale; l'unico intervento, sem­mai, è di criticarne gli eccessi.

La visione ciclica del tempo, invece, è vista, sentita e usata per un altro scopo: giustificare le di­sfunzioni del passato e del presente, attraverso la dimostrazione della loro stretta correlazione con la vita sociale dell'uomo, e bloccare qualsiasi possibile idea alternativa ai principi della società industriale e capitalista dell'Occidente.

La grande visione di un Impero Galattico (costruito con impegno dal "popolo" americano a sua immagine e somiglianza) posta a confronto con il destino dei grandi imperi storici terrestri fa affiorare la paura per la fine della struttura sociale americana: senso tragico di  un moto inarrestabile, incubo della ragione cha rigenera i mostri del passato.

Perché l'America ha preso il testimone del popolo eletto (non soltanto per farci i soldi con I predatori dell'Arca perduta) e lo ha portato nello spazio, spandendo la luce sulle tenebre, l'ordine sul caos, ma cerca di dimenticare di avere lo stesso cuore di Kurtz e di essere ossessionata dalla stessa visione di Achab.

Perché l'America ha generato Dominic Flandry per ricordarsi che al di fuori dell'american way of life c'è soltanto la lunga notte della barbarie.

E perché l'America ci ha venduto la sua immagine e noi, l'abbiamo accettata.

 

NOTE

 

1.   La presente analisi si limita a prendere in esame opere di origine statunitense; eventuali similitudini e/o diseguaglianze con opere di altra nazionalità non sono sperimentate.  Lo scopo è di mettere a fuoco il patrimonio caratteristico e distintivo della ideologia dello scrittore di SF in USA.  Per questo motivo ogni volta che qui si parlerà di SF sarà sempre sottinteso l'aggettivo statunitense.{torna al testo}

2.   In margine occorre dire che si esclude da tale discorso tutta quella sezione della SF che va sotto il nome di Utopia, in quanto presenta un discorso sul tempo diverso: dopo il momento creativo che rompe il legame tra passato e presente nessun cambiamento è più concepibile.{torna al testo}

3.   Uno stimolo all'uso della figura del viaggio può venire dalla mobilità della società statunitense: mobilità non soltanto spaziale ma anche fisica (si pensi, per esempio, ai repentini mutamenti della cit­tà statunitense, semplice assemblaggio di blocchi non legati da alcun vincolo storico) e razziale (si pensi al rapido mutare dello status delle varie etnie che formano il corpus sociale).{torna al testo}

4.   L’aspetto commerciale influisce sotto due aspetti ben precisi: richiesta di originalità in opere nuove e sollecitazione a sfruttare l'idea di opere di particolare successo.  Nel primo caso lo scrittore che, pur presentando opere originali e "diverse", non vuole essere abbandonato dal pubblico di massa deve presentare opere "comprensibili" che abbiano una corrispondenza fra il milieu del lettore e quello del personaggio.  Tale cosa si  può ottenere solo ricor­rendo a forme drammatiche tradizionali, presentando una corrispondenza tra le due situazioni culturali e mostrando il futuro come eredità del passato.  Para­dossalmente, per soddisfare la richiesta di un mondo "nuovo", lo scrittore di SF si è rivolto al passato. Nel secondo caso si ha come conseguenza la nascita di saghe nelle quali la struttura circolare è inserita in uno schema di continue ripetizioni atte a facilitare la fruizione dell'opera da parte del lettore occa­sionale ed è motivo di coesione per opere scritte e pubblicate in tempi differenti e inevitabilmente af­fette da frammentazione.{torna al testo}

5.   Un aspetto questo che denuncia l'esistenza di una più vasta relazione tra episteme puritana e letteratura fantascientifica statunitense e ne fa un elemento peculiare e distintivo nei confronti della SF di qualsiasi altro paese.{torna al testo}