Tre Vite


Danilo Santoni e Roberto Sturm



A1

Come sempre, quando qualcosa mi pesa dentro, vengo qui a sedermi e sto col viso attaccato alla vetrata. Il prato ha una sfumatura triste di giallo e l'acqua dello stagno sembra fremere per il gelo; mi siedo sulla cassettiera col viso che sfiora i vetri. Sento il freddo che penetra nella stanza, ma non è una sensazione sgradevole, più che altro è un'emozione. Ogni volta, in fondo, ripeto gli stessi gesti e rigiro i soliti pensieri e in quest'abitudine, forse, ritrovo un po' di calma.

Sento il fuoco che arde nel camino e con la coda dell'occhio vedo le fiamme che lentamente si vanno spegnendo. Quanto tempo è che abitiamo questa casa? Tanto. Ricordo quando venimmo qua. La tristezza che pesava nel cuore. Era angoscia più che altro. Giacomo era sempre sembrato tranquillo e sereno, quasi felice. Per attendere la liberazione di Carla, diceva, e io lo guardavo e rivedevo Carla a terra, in una posizione innaturale ... e tanto sangue,... e altri corpi coperti da lenzuola bianche, il suo no, quasi per sfregio, quasi a mettere a fuoco una denuncia maggiore. Che era successo a Giacomo in quel momento? Non lo so neppure ora, dopo tanti anni... ed ora, alla fine, mi dice che domani Carla arriverà. Domattina.

Guardo fuori: il prato giallognolo e lo stagno di questa terra di Francia, la grassa Terra di Francia. Cose che non si dimenticano. Ricordo che all'università (sono secoli forse) ho trovato questa frase in un libro di storia moderna, la grassa terra di Francia, ogni volta che penso alla Francia ripenso a questa immagine. La grassa terra di Francia. Parole. Parole da cui non puoi sfuggire. Carla. Tristezza di quei giorni dopo la sua morte. Terroristi, ignobili, infami, atroce attentato, assassina, fanatica... parole, parole ripetute in continuazione, sempre, sempre, sempre... un casolare nella grassa terra di Francia, allora ancora lontano da ogni rete, lontano dalle parole che si rincorrono. Silenzio.

All'inizio mi sono sempre chiesta perché avessero scelto come bersaglio Casini, un figura, per me, di secondo piano nella DC. Me lo sono chiesto, e intanto Casini diventava ogni giorno più importante, anche per essere sfuggito all'attentato. E poi l'appoggio dell'aeronautica, per coprire Ustica, si diceva, e invece per il colpo di stato strisciante e poi per quello definitivo. Casini. Una figura inutile che si atteggiava a salvatore della patria. Un modello puritano, il cancelliere di un'Italia marcia e sputtanata. Casini. Le auto crivellate di colpi, i corpi della scorta, i corpi dei terroristi, il corpo di Carla. Che Italia ci potevamo meritare? La nostra, stupidamente tesa a mantenere un corpo atletico e muscoloso, a discapito di ogni intelligenza? o quella di Carla, piena di rabbia, ma per questo violenta e auto distruttiva? Casini, cancelliere: il Lord Cancelliere Cromwell? Quale rettitudine morale? quale intransigenza? quale ottusa volontà?

Venduti. C'eravamo già venduti quando nel sessantotto avevamo combattuto per la nostra rivoluzione, ed eravamo sopravvissuti, ed ora sopravvivevano a noi i nostri incubi.

Brutta cosa.

Ho vissuto tutti questi anni accanto a Giacomo cercando di capire cos'è successo alla sua testa e non ci sono riuscita ed ora mi dice che domani Carla arriverà, che verrà a trovarci. Che succederà domani quando Carla non arriverà. Quando il silenzio coprirà le sue parole, ora così gioiose. Guardo fuori, il prato e lo stagno, un filare di pioppi più indietro, un colore leggermente più scuro del prato, il cielo di un bianco lattiginoso. Giallo autunnale, colore di stanchezza. Fermarsi, infine, dopo tanto pensare, tanto rimuginare ed aspettare la realtà. Voltarsi a guardare in faccia quello che hai sempre evitato. Carla da grande avrebbe voluto fare la ballerina. Tutte le bambine a quell'età, forse, lo dicono, poi i giorni ti cambiano, senza che te ne accorgi. Ogni volta che vedo una ballerina sul palcoscenico ripenso a quel corpo nel sangue rosso, un qualche cosa che sa di sconcio, quasi che la morte fosse una colpa.

Carla è morta. Me lo ripeto sempre, quasi a cercare di difendermi da Giacomo. Soprattutto ora, ora che lui è fuori, a far compere per domani.

A2

Il tempo scava solchi profondi. Baratri. Basta lasciarlo andare, e dopo un po' ti accorgi che lo stato delle cose è cambiato, che tutto è differente. Paola è cambiata. Io sono cambiato.

In questi venticinque anni di esilio volontario il nostro rapporto è mutato, trasformandosi in amicizia, in reciproco rispetto. Rispetto per il dolore dell'altro e il ripetere gesti e parole abituali come per paura che qualcosa di nuovo potesse rompere quello che faticosamente avevamo costruito. Mai che uno sia intervenuto nel dolore dell'altro, quasi per paura di sconvolgere il precario equilibrio che ci si è creato dentro.

E l'amore che c'era tra noi si è consumato lentamente, quasi fosse una candela accesa: ora siamo agli sgoccioli e Paola è sempre più sola, rinchiusa nel suo mondo, seduta sulla cassettiera sotto la finestra della sala che sembra essere rimasta il suo solo aggancio con la realtà.

E domani Carla tornerà, venticinque anni dopo. Dopo tutti questi anni passati in carcere per l'assassinio di un semi sconosciuto democristiano. Dopo il crollo del sistema politico che aveva avversato. Dopo la grande illusione rivoluzionaria della seconda metà degli anni '90. Dopo che, per non aver accettato compromessi era rimasta in carcere, prigioniera dei suoi stessi compagni.

E domani Carla tornerà, venticinque anni dopo. E io temo che neanche questo servirà a scuotere Paola dal suo torpore, a farla uscire dal silenzio.

A volte mi sembra che non sappia che domani nostra figlia tornerà. Cambiata anche lei, naturalmente, ma di nuovo tra noi.

E forse questi venticinque anni acquisteranno, di colpo, un senso, un significato che noi due non abbiamo mai saputo dargli.

I nostri silenzi, le nostre paure, i nostri rimorsi sembreranno, improvvisamente, lontani, come un brutto sogno notturno. E la nostra fuga verso la Francia, appena dopo l'attentato e l'arresto di Carla, si tingerà di nuove tinte e noi due, forse, ci ameremo di nuovo, almeno un po'. E la terra di Francia tornerà ad essere grassa (come dice Paola), piena di colori vivi e fertili, che ci nutriranno di nuove sensazioni.

Di una nuova vita in comune, come quella di un tempo.

E forse torneremo a capirci.

Forse finalmente riuscirò a capire il perché della sua silenziosa tristezza, quella tristezza che sembra non essere mitigata neanche dall'imminente ritorno di nostra figlia, quella tristezza che ha distrutto la mia serenità iniziale.

Perché se Carla era in carcere, questo significava la fine di tutta questa storia, che nostra figlia era finalmente salva, che un giorno l'avremmo rivista. La fine dei nostri tormenti.

Ma domani, forse, riuscirò a capire tutto questo.

Posso darti tante cose, solo che tu abbia pazienza. Ma ormai di pazienza ne hai tanta ed io ne ho sempre avuta, almeno così credo. Mi sento spingere da tutte le parti e mi sento tirare. Sento la mia vita che non m'appartiene più eppure devo continuare a gestirla. Spero che anche tu abbia pazienza e che almeno tu possa venirmi un po' dietro, non tanto, ma quanto basta. Non voglio usarti come un caddie, quei maledetti portamazze, ma d'altra parte non posso restare al tuo passo.

B1

Mi giro di scatto. C'è qualcosa accanto al lago, qualcosa che un attimo fa, sono sicura, non c'era. Guardo meglio. E' quel poveraccio di François. Non riesco a capire come abbia fatto, ma non l'ho visto arrivare. E' un tipo strano, comunque. Stranissimo. Ogni volta che lo vedo mi viene di chiamarlo Benjy, per via del personaggio idiota dell'Urlo e il furore di Faulkner. Un personaggio che, ne sono convinta, è servito da modello ai Beatles per scrivere The fool on the hill. E lui sembra conoscere tutte e due le cose, il libro e la canzone, quasi che ci fosse ancora spazio per i reperti culturali della mia giovinezza in questo mondo così cambiato.

Se ne sta seduto e muove una gamba, in continuazione. Finisce col darti ai nervi, quella gamba che non sta mai ferma, quasi che, a poco a poco, possa prosciugarti tutti i pensieri. Per il resto del corpo è immobile. Anche gli occhi. Forse anche il cervello. Tutti dicono che è scemo. Ma nessuno gli ha parlato più da tanto tempo. Ricordo di averci provato io, uno dei primi giorni che ero qua. E mi ha guardata, per un attimo, ed ho sentito tanto freddo. Freddo in lui, più che in me. E' un povero Benjy. Forse anche lui vede le cose senza cognizione del tempo, tutto come se avvenisse allo stesso tempo. Passato e presente: Carla che mi dice, "stasera non torno a cena, dobbiamo andare fuori con degli amici", ed io che penso a chissà cosa, e mi preoccupo. Storie di uomini, sicuramente sesso. E Carla che spara e Carla che viene ammazzata e Carla che è morta là in terra, da tutti questi anni. Ora.

Forse anch'io sono come il povero Benjy. Forse anche per me il tempo non esiste. Passato e presente si fondono. Non lo so. All'inizio avevo una piccola speranza che col passare del tempo tutto si sarebbe diluito, il dolore e la rabbia, la tristezza e la disperazione... ma il tempo passa (se mai il tempo possa passare) e sono qua, ora come allora, ora che, a differenza di allora, so di non essere capace a sopportare tutto questo. Mi sto accorgendo che il passato non ti lascia, ti sta sempre addosso, come una grande chiazza d'olio sul mare, sballottata, frantumata, che si ricompone e affonda e riappare ed è sempre là, se stessa e mutabile, immutabile e diversa.

Il mio studio era su, al terzo piano, accanto alle camere. Ci passavo gran parte del pomeriggio a preparare la lezione per il giorno dopo e spesso Carla era là a sbirciare tra i miei appunti.

"Mi chiedo che significato possa avere sprecare tanto tempo per dei fannulloni di quel tipo..."

Lì per lì pensai che si riferisse agli studenti, mi lamentavo spesso del fatto che non riuscivo a smuoverli, a farli interessare più di tanto. Poi mi accorsi che si riferiva all'oggetto della mia lezione, ai minimalisti americani.

"Perché fannulloni?"

"Ti sembra sensato starsene là a parlare di cazzate mentre il mondo va a rotoli? e non alzano un dito..."

"Non credi che l'averti fatto arrabbiare e l'averti fatto sentire la futilità delle loro parole sia già una vittoria, una spinta ad agire?"

"Non si agisce con le parole o i buoni sentimenti. Devi abbattere, sfondare. Con gli zuccherini non si fanno le rivolte."

Quello che mi colpì allora fu l'uso della parola rivolte, noi avremmo usato rivoluzioni. E noi abbiamo fallito e siamo rimasti in mostra, come oche all'ingrasso. Il suo fallimento è stato più evidente, forse, ma con quel corpo straziato lasciato bene in vista è stato meno desolante, meno squallido.

Passato. Sì, forse. Morto. Quello sì. E il mio errore più grave è stato di credere sempre che quella fosse esuberanza giovanile, desiderio di mutamento, sete di giustizia. Ed era morte, invece. Una morte tragica, sconcia, immorale.

"Non lo sopporto, starsene seduti accanto alla morte a parlare di sciocchezze." S'infervorava spesso durante le discussioni e tendeva a chiudersi a riccio attorno alle proprie convinzioni, rifiutando qualsiasi ragionamento. Un muro di gomma, di stupida gomma.

"Non credi che la morte sia una cosa grandissima che puoi accettare solo con l'indifferenza?" Guardavo a lei nel vano della finestra e vedevo fuori le case lontane oltre un campo da poco arato e la vecchia linea ferroviaria. La morte si accetta solo con l'indifferenza. Sembrava una frase storica.

"No! La morte può essere uno strumento bellissimo!" E io guardavo il campo arato e la linea elettrica della ferrovia e le case dai colori pallidi per la giornata nuvolosa e mi perdevo nei miei pensieri, perdendo la realtà, e Carla, e la mia vita.

Perdersi nelle minuzie di tutti i giorni, nelle parole che non riesci a mettere al posto giusto. Benjy quando m'avvicinai per salutarlo e chiedergli dov'era casa Posson mi guardò per comunicarmi il suo freddo e indicò lo stagno alla sua destra, lo stagno dove si rifletteva un vecchio casolare in pietra. Casa Posson. Ero troppo triste in quel momento per chiedermi quale fosse la vera casa Posson, se quella adagiata sul prato gelato o quella che si rifletteva nello stagno. Fançois nel frattempo s'era messo a guardare verso la strada e la gamba continuava ad fare su e giù. Minimalismo alla massima potenza. Ma io non riuscivo più a starmene seduta accanto alla morte a parlare di sciocchezze. Eppure dovevo farlo.

Posso darti tante cose, solo che tu abbia un po' di pazienza.

La vecchia di casa Posson mi chiede dov'è casa Posson. Col sole negli occhi guardo su. La luce della lampada della sala operatoria che va spegnendosi. La sensazione è questa, ma è la mia coscienza che va spegnendosi. E poi il grande urlo della mia mente. Nella mia mente. M'accorgo dei dati. E' troppo. Dati. Dati. Dati. Me ne sento tanti addosso. Sempre diversi, sempre nuovi. Troppi. Alla vecchia di casa Posson è venuto in mente del golf e ho capito d'odiarlo, di doverlo odiare, e l'odio. Preferisco altri giochi.. Caddie/Caddy. Tragedia d'un gioco di parole. Forse quella donna troppo vecchia per essere mamma può insegnarmi qualcosa. Assordato dal frastuono dei dati non me la sento di andare a cercare niente. Caddie/Caddy. Gioco con le parole. La vecchia mi sembra più triste dell'uomo. Caddie/Caddy, due significati uniti. Cercare una giustificazione che serva da ponte. Unire due estremi, due forme totalmente estranee. Difficile. E i dati scorrono. O meglio, non scorrono, è come se fosse la coscienza a scorrere.

Posso darti tante cose e trasformare i tuoi vecchi galli da combattimento in mostri mitologici e portarti in scenari da favola. Se hai pazienza ci andremo e ti assicuro che sarà fantastico. Vuoi il tuo gallo trasformato in una sfinge o in una chimera? Vuoi un programma di interfaccia che ti possa portare tra le pietre gelate di un pianeta inventato da qualche scrittore mal pagato?

Se hai pazienza posso darti tutto, anche una nuova vita.

Ma devi sforzarti un po' a starmi dietro. Lo so è difficile, non sai quanto ci ho messo ad imparare, e ancora non so tutto.

B2

"Buonasera, signor Giacomo."

"Buonasera, Michel." Alzo a malapena la testa, tanto la sua voce è inconfondibile. Il nostro giardiniere parla un italiano quasi perfetto: i nonni erano italiani e i genitori non hanno voluto interrompere la tradizione di parlare la lingua d'origine a casa. Solo la erre moscia tradisce la sua nazionalità.

"Ho un biglietto in più per l'incontro di domani. Mi stavo appunto annotando mentalmente di chiamarla, mi farebbe piacere se mi accompagnasse."

E' strano Michel: continua a chiedermi, da anni, di accompagnarlo a vedere i combattimenti tra galli, come se non volesse ricordare che non ho mai accettato. Come se non capisse che non voglio accettare alcuna lotta al massacro, come se non avesse capito, in venticinque anni di conversazioni, che io e lui siamo diversi.

Seduti sui divani del circolo, nelle serate fresche di maggio o durante le giornate troppo brutte per risistemare il giardino, abbiamo spesso parlato di pena di morte, di galli da battaglia, di micro-chip inseriti in organismi umani e animali, di calcio, di trapianti di organi, di figli...

Alla fioca luce della lampada da tavolo, attorno a quell'antico tavolinetto di legno, lui col bicchiere di cognac e io di sherry, ci siamo trovati quasi sempre in contrasto.

Declino l'invito cortesemente, ma come al solito.

"Domani viene a trovarci Carla..."

Sorride, stavolta non cerco scuse banali.

"Ah, vostra figlia..." e si ferma, senza dire altro. E' un brav'uomo Michel, sta sempre attento a non ferirmi.

"La signora Paola starà preparando... E lei mi sembra abbia fatto provviste per una grande festa! Certo, dopo tanti anni..."

A un tratto la sua gentilezza mi sembra forzata e penso che Michel non sia un brav'uomo. Non è possibile che un brav'uomo abbia votato a favore della pena di morte, che vada ad assistere al massacro di galli con un micro-chip innestato e collegato direttamente a un computer, che chiuda gli occhi di fronte al commercio illegale di organi.

E le sue scuse non reggono, sono solo falsi alibi.

E' solo una persona meschina, come tante. Me ne accorgo soltanto adesso.

"Signor Giacomo, la smetta di pensare." Michel sembra leggermi nel pensiero. "Ora che tornerà sua figlia, cerchi di prendere la vita come viene, senza tanti problemi. Non vale la pena, sa. Cerchi di essere felice."

Ipocrita, solo un ipocrita. Degno rappresentate della società che mi circonda. La paura dei mutamenti li immobilizza. E intanto c'è chi campa più di cent'anni con gli organi della povera gente.

Non è vero che il tempo passi per tutti allo stesso modo.

"Scusami Michel, oggi non sono di buona compagnia. Sarà il nervosismo per l'arrivo di Carla... scusa," tiro corto, "ma ora devo andare davvero."

"Vuole che l'accompagni? Ho la macchina proprio..."

"No, grazie Michel, preferisco prendere un taxi. Arrivederci."

Sicuramente pensa che sono contro la pena di morte perché mia figlia è stata in carcere quasi venticinque anni per omicidio, ma non è vero. Già molto prima che questo accadesse avevo questa posizione, e se lui non mi crede non mi interessa.

Mentre mi avvio alla piccola stazione dei taxi, dietro la piazza, incrocio François, lo scemo del villaggio. Anche lui, come i galli, vittima della folle corsa verso la tecnologia globale.

Il padre, famoso barone della medicina, gli impiantò un micro-chip a trasmissione cellulare per farlo interfacciare con la rete senza dover ricorrere a dei collegamenti.

Così lui è diventato scemo, il padre si è ucciso e la madre è rinchiusa in una clinica psichiatrica. E chissà quanti altri saranno nelle sue condizioni senza che nessuno sappia niente.

Forse quel suo movimento costante, quella gamba che muove in continuazione, significa qualcosa: magari per lui il tempo non passa, oppure sfila troppo velocemente perché lo comprenda e forse la sua realtà è più umana della nostra. Forse, chissà...

Ma forse qualsiasi cosa è un'illusione e niente più.

Anche che domani Carla torni... chissà.

Ho paura, paura che il tempo non sia passato, che si sia fermato quando siamo arrivati in Francia, tanti anni fa.

Non ti preoccupare diceva la voce calma di mio padre. Parlare di grandi possibilità. Avere grandi possibilità. Volle darle tutte a me. Tutte. Occhiali cerchiati, portati più per moda che altro. Luce. La Luce. Lampade. Luce che fa calore. "Eccone un'altra, guarda come bruciano", si accartocciavano in un attimo, in silenzio. Bruciavamo le formiche con la lente di ingrandimento e il sole. Paul che aveva paura dei ragni e che fuggiva ogni volta che ne vedeva uno. Andavamo a bruciare le formiche in un vecchio cortile polveroso che per noi era tutto il mondo. Calore. Il calore delle lampade e mio padre che ripete di non preoccuparmi. Ma mi preoccupa il viso della mamma. La vecchia di casa Posson ha uno sguardo diverso da quello della mamma. "Ehi, sai dirmi per favore dov'è casa Posson?" Lo sguardo triste intorno agli occhi. Incontrata su un'altra collina. Diversa da questa. Silenzio, silenzio, silenzio. Ma non posso sentire più il silenzio. E la luce fredda, impenetrabile, immensa. Dati, dati, dati. La vecchia di casa Posson: Paola Fiorini, laureata in lingue e letterature straniere, sposata, una figlia. Una tesi pubblicata, Consenso e controllo sociale in America, The Crucible di Arthur Miller. Controllata per le sue idee politiche. Ritirata in Francia. Sciolto ogni legame con le frange estremiste della scuola. "... per favore dov'è casa Posson?" Ha bisogno d'aiuto. L'aiuto. L'aiuto. Non ti preoccupare diceva la voce calma di mio padre. Ma parlava senza sapere cosa m'aspettava. Dati. Dati. Dati. E te li ritrovi tutti addosso. Sempre. Sempre. Sempre.

Ne incominci a sapere qualcosa anche tu. Vedi c'è un mondo diverso di dati, diverso da quello a cui eri abituato col tuo gallo.

C1

François è scomparso. Mentre sono andata a farmi un'aranciata è sparito dalla collina.

The Fool on the Hill.

Un tempo le canzoni svolgevano un ruolo importante nella nostra vita, forse erano una specie di realtà virtuale di adesso. Ricordo i grandi sogni sulle canzoni di Bob Dylan e quella commozione che ti prendeva dentro. Quella sete di rivolta (di rivoluzione?) che liberavi cantando frasi che sembravano bellissime. Le canzoni erano quasi tutte in inglese e quasi nessuno lo sapeva bene. Si lottava su parole sconosciute e incomprensibili. E' buffo pensarci, ma era così. Una volta Carla mi fece sentire una canzone, non ricordo di chi, parlava di un gatto nero e mi chiese di tradurgliela. Il testo era scialbo e dolciastro. Non conoscendo le parole, la canzone sembrava più bella.

The fool on the hill. Lo scemo sulla collina.

Ho visto un'ombra, con la coda dell'occhio, che si muoveva verso i pioppi. Chissà. Forse François o un gatto nero.

La solita sensazione strana, come di abbandono nel vuoto, una vertigine, e dopo un attimo tutto normale. Mi capita spesso e non so cos'è. Quello che mi preoccupa è che ogni volta, dopo, ricordo in modo scioccante tutto quello che un attimo primo non ricordavo. Il complesso era gli Hothouse Flowers e la canzone era Black Cat, la seconda del loro primo longplaying... potrei dire ora i titoli di tutte le canzoni, o il testo di ognuna, o il disegno della copertina o il nome dei vari componenti... che mi succede? Perché? Ricordare, ricordare, ricordare. Vecchia maledizione.

Ricordare.

Bussano sui vetri. Faccio un salto e la testa interrompe il loop ritmico in cui era caduta.

Realtà. Ma quale realtà?

Fuori c'è Michel col viso bonario di persona che s'è adattata, che non ritiene più opportuno dibattersi.

"Buonasera signora Paola," il viso un po' arrossato dall'aria o dal troppo vino rosso. "Ero venuto a cercare il signor Giacomo."

"Oh, Michel, entri, prego. Non rimanga all'aria. Le preparo qualcosa?" Sembra quasi che il viso gli si sia fatto più rosso entrando. Mi accorgo del silenzio e del buio della stanza. Mi accorgo del gelo in cui mi ero adagiata. Il viso rosso di Michel mi assale come la vampa di un fuoco.

"La ringrazio signora Paola, ma devo scappare..."

"Mi dispiace, Giacomo non c'è, è in paese a far spese..." mi sento un po' a disagio, vorrei invitarlo a sedere ma i gesti sembrano impacciati, i miei, i suoi.

"Oh,... non è niente di importante... volevo solo invitarlo a venire a vedere un incontro di draghi domani..."

"Sempre appassionato, vero?"

"Eh, che vuole... alla nostra età rimangono pochi interessi... alla mia età volevo dire..."

"Oh, non si preoccupi, non ci tengo proprio a nascondermi gli anni..." gli faccio finalmente il segno di sedersi sulla poltrona, "ma si accomodi, Giacomo non dovrebbe tardare."

"Grazie di nuovo, ma devo proprio andare, ho promesso a mia moglie di accompagnarla a Couillon, e vorrei tornare per stasera, non mi va di perdermi l'incontro del venerdì al Circolo. Il signor Giacomo lo vedrò là, penso..."

"Credo di sì, ma non credo che verrà al combattimento."

"Sempre contrario agli incontri?"

"No, non credo sia solo quello, ma domani... domani..." è difficile dirlo.

Dire cosa? Che domani torna Carla? Come si fa a dirlo e rimanere con la testa a posto, con la coscienza tranquilla?

"Domani ha già un impegno."

"Oh, mi dispiace. Sa, domani è un incontro importante. C'è l'ippogrifo di Perrain contro un nuovo drago di Cruitton. Dicono che Cruitton abbia innestato delle migliorie sensazionali. Se vince parteciperà al campionato francese."

"Michel, con tutta questa elettronica, non è pericoloso?"

"Non lo so, ma per gli spettatori no, portiamo solo un visore encefalico. Il problema sarà forse per i combattenti, con tutti quei chip innestati, ma poi non credo che sia tanto preoccupante neppure per loro." Si infervora quando parla di quelle che ormai tutti chiamano lotte dei draghi. "E' un combattimento come un altro, solo che la parte fisica, quella violenta, la fanno le matrici dei due giocatori, un tempo le chiamavano realtà virtuali, ma ora sono diverse, più complesse, accessibili da più fonti. Sono innocue, dicono, ma qualche pericolo lo corrono sempre. Si dice che in America ci sia un campione venuto dalle Ande che abbia già bruciato il cervello di sei avversari. Ma forse si trattava di gente poco esperta."

"Non pensi che sia sciocco andare a vedere e a fare il tifo per qualcosa che non esiste? Per una realtà che non c'è?"

"Che significa che non esiste. L'ippogrifo che ha fatto Perrain esiste, da qualche parte esiste ed anche tutti draghi di Cruitton. Dovrebbe provarla, la lotta dei draghi, è un'esperienza sorprendente... anche perché alla fine anche gli spettatori finiscono con l'influire sul combattimento... ci entri dentro... lo senti... ha una specie di dominio sulle emozioni, come se la matrice pulsasse e tu spingi questa pulsazione verso un giocatore o verso l'altro."

"Virtualmente!"

"Mah,... io tante cose non le guardo. Che significa virtuale? Il termine realtà virtuali lo hanno abbandonato molto presto, perché non significava niente. C'è la matrice e su questa si lavora. E' una cosa fisica, è forse virtuale l'orizzonte o l'arcobaleno?"

"Beh, non credo comunque che domani Giacomo ci verrà..."

Nell'accompagnarlo alla vetrata da cui è entrato rivedo François sotto l'albero in cima alla collina.

"Guarda per esempio quel povero François..."

"Ma lui è stato diverso..."

"Lo so, ma questo mondo che ci circonda mi fa paura... animali fantastici che diventano reali... quando accadrà che le persone reali diventeranno fantastiche... o, che ne so, che si trasformeranno, o che diventeranno più potenti... allora..."

"Ma signora, questa è superstizione, sono leggende e queste cose ci sono sempre state, ricordo mio padre che mi raccontava che quand'era piccolo abitava in un piccolo paese in mezzo agli orti e le strade di campagna erano buie e si diceva che di notte girasse la Paura e molti andavano in giro mascherati a fare scherzi e ad impaurire le persone che uscivano..."

"Lo so, ma ogni volta che vedo quel povero ragazzo provo un senso di gelo. Mi fa paura questa vita che viviamo, mi fanno paura anche le parole che diciamo..."

"Signora, non è dell'elettronica che lei ha paura, ma del suo passato," lo guardo e sento una sfumatura triste nella sua voce. "Signora lei ha paura che qualcosa del suo passato possa tornare... ma non si preoccupi, ancora la realtà e la finzione sono ben distinte,... o almeno credo!"

Ride, quasi avesse fatto un gioco di parole. Dovrei ridere anch'io, o piangere. Fare qualcosa, non chiudermi, non chiudermi.

"Michel, ci venga a trovare, qualche volta, venga a prendere un tè..."

Mi guarda come si guarda qualcuno per ricordarsi della sua fisionomia.

"Grazie, ma devo proprio andare. Mi saluti il signor Giacomo."

Si chiude lentamente la vetrata dietro di sé, titubante, come se un pensiero ricorrente lo assillasse e lo volesse confidare a qualcuno. Mi aspetto che torni indietro. Lo temo forse. Ma come una scena rallentata va avanti e non si ferma.

Andato.

E torna il silenzio. E torna il gelo. Come se la mano di François si fosse allungata fin sopra la casa, fin dentro i nostri corpi.

François: parla, spiega, fai qualcosa. Dicci se in giro per i boschi c'è ancora la Paura. Ho una strana sensazione a volte. Come se mi ritrovassi completamente sola e senza agganci con la realtà e solo lui potesse aiutarmi. Ma come potrebbe?

C2

"Ciao."

"Ciao. Ti ha cercato Michel."

Non la capisco quando fa così. Michel era con me, e magari adesso mi dirà che voleva invitarmi all'incontro dei draghi.

"Che voleva?"

"Ha detto che domani c'è l'incontro tra un nuovo drago di Cruitton e l'ippogrifo di Perrain. Voleva sapere se t'interessava, dice che è importante, il drago ha nuovi innesti, o qualcosa del genere."

"Scusa, vado un attimo a sistemare la roba che ho nelle borse."

Eccolo, neanche mi ascolta. Tra poco mi dirà che Michel non va agli incontri dei draghi ma a quelli di galli in carne e ossa. Gli incontri tra draghi non esistono per lui, come se il tempo si fosse fermato venticinque anni fa, come se da quando ci trasferimmo qui non sia successo più nulla.

"Ha detto che comunque ti vedrà stasera al circolo, se tu andrai. Credo dovesse accompagnare la moglie a Couillon..."

"Ma Paola, Michel non è sposato! E gli incontri tra draghi non esistono! Quante volte te lo dovrò ripetere. Perché mi tormenti, perché non vuoi capire, perché non vuoi capirmi?"

Gli incontri di draghi non esistono e il Michel che ognuno di noi conosce sembra essere diverso da quello che conosce l'altro. Come faccio a capirlo? Forse è la realtà che non esiste più, forse viviamo in due universi differenti. Un tempo gli scrittori di fantascienza li chiamavano universi paralleli. Forse è per questo che non ci capiamo più. Io e te che ci siamo allontanati in quell'attimo in cui la nostra vita ha subito quel tremendo scossone. Tu hai seguito il tuo universo e io il mio, senza punti di contatto, senza logiche. Che succederà domani, quando arriverà Carla? Tu vedrai un fantasma? o uno scheletro? o un'idea arrugginita?

"E poi domani Carla tornerà, cosa vuoi che me ne freghi di Michel? E tu perché fingi di ignorare che domani nostra figlia tornerà? Spiegamelo, finalmente, una buona volta!"

"Ma come puoi dire che Carla tornerà domani, eh? Carla è..."

...

No. Basta. Non va, non riesco. Non ci riesco. La luce delle lampade non riesce a dare calore. Almeno non faremo la fine delle formiche. Paul è scomparso ormai. Divorato. Divorato dal tempo, forse, o dalla nostra memoria, fatta apposta per dimenticare. Scomparse anche le formiche. Sono solo, sempre più solo a cercare un senso in questa massa informe di dati, in questo tragico posto in bilico tra interno ed esterno. Provo, riprovo e provo ancora ma non riesco. Giacomo Baldelli, laureato in lettere, sposato, una figlia. Giornalista, ha lavorato in giornali di area di sinistra (L'Unità, Liberazione, Il Manifesto, Avvenimenti). Accusato nel 1977 di essere fiancheggiatore di gruppi terroristici di estrema sinistra (Prima Linea e Brigate Rosse), prosciolto poi da ogni accusa. Dati. Insufficienti. Altri. Mancano fonti. E' difficile. Difficile. Andare avanti. Dati. Forse al circolo, stasera, nuove informazioni che mi facciano capire meglio Giacomo. Lui non mi ha parlato. Mai. E' difficile... Dati. Elaborare. Capire.

A stasera. Al circolo.

Una nuova storia. Stasera. Adesso. Al circolo. Poi ricominciare da capo. Cercare un calore che non esiste. Cercare un senso che forse non c'è.

Ecco. Dati presi in avanti. Il tempo non è poi così importante. Avanti e indietro. Su e giù. Destra e sinistra. Futuro e passato, la stessa cosa. Movimento. Immagazzinare le informazioni. Prenderle avanti. Avanti nel tempo. Un'ossessione. Posso cominciare, senza paura di sbagliare. Ho quello che mi serve. Ho anche Giacomo.

L'urlo e il furore, di William Faulkner.

The fool on the hill, dei Beatles. Canzone riarrangiata nel 1987 dalla cantante italiana Alice. Questo prima non lo sapevo. Giacomo la cantava storpiando tutte le parole. Paola s'arrabbiava sempre e cercava di correggerlo. E' un nuovo dato.

Ricominciare. Non devo invertire l'ordine temporale. Ma come faccio a scoprire questo ordine temporale? Come faccio a trovare un senso a questo flusso interminabile che rischia di trascinarmi via? Non ti preoccupare, diceva la voce calma di mio padre. Lui non poteva sapere di cosa ci si doveva preoccupare. La sala operatoria. Il bio-chip a trasmissione cellulare e poi il grande balzo. Ho perso il tempo e ho acquistato qualcosa che ancora non so cosa sia.

Non ti preoccupare nemmeno tu. Riusciremo a fare qualcosa anche per il mostro che hai sognato, ma ora dammi un po' di tempo, a me che l'ho perso.

C2

"Ciao Paola."

"Ciao. Ne hai fatte di provviste, eh?"

"Sì, vado subito a metterle nel ripostiglio."

La casa è stupenda nell'ultimo bagliore del giorno. Questa casa di campagna ristrutturata che ha conservato il calore del tempo andato, come se la serenità passata potesse, di nuovo, improvvisamente tornare. Ma Paola non è mai stata serena in questa casa: fin da quando arrivammo sembrava aver perso la speranza di rivedere nostra figlia. Ma Carla sarà di nuovo tra noi, domani, e vestirà la nostra casa della felicità che non siamo mai riusciti a vivere in questo posto.

"Ho visto Michel in città."

Ha visto Michel in città, ma Michel era qui. E tra poco mi dirà che l'ha invitato a vedere il combattimento tra i galli di domani. Ma draghi o galli, forse è la stessa cosa. Ho paura che domani succeda qualcosa d'irreparabile.

"Sì?"

"Come al solito ha un biglietto in più per domani, ma domani arriva Carla, gli ho detto, così non ha insistito troppo."

Niente. Non reagisce. Chissà che faccia farà quando la vedrà domani? Impazzirà del tutto o rinsavirà?

"Hai comprato tutto per domani?"

Forse è più semplice aspettare domani, e vedere la sua reazione quando Carla non si farà vedere. Forse dimenticherà tutto in un baleno.

"Credo di sì."

Forse è un primo segnale. "Hai comprato tutto per domani?". Per domani quando arriverà Carla, intendeva. Forse, quando domani la vedrà, dimenticherà questi venticinque anni in un baleno. Non si può far altro che aspettare.

"Staserà farò un salto al circolo, è tanto che Michel mi dice che stasera viene a trovarlo un suo nipote giornalista. Mi ha detto che vorrebbe parlare con me, chiedermi alcune cose... Ricordi? C'eri anche tu quando me lo disse."

Michel non gli ha mai detto una cosa del genere in mia presenza.

"Sì, sì, va bene. Se ne hai voglia..."

La casa è triste nell'ultimo bagliore del giorno. Questa casa di campagna ristrutturata non è riuscita a conservare il suo calore originario, come se lentamente noi l'avessimo consumato tutto. Non sono mai stata serena qui, nonostante il verde della campagna francese. Era la fine di ogni speranza, di ogni illusione. Carla era morta. Non l'avremmo più rivista, nostra figlia. E Giacomo era sereno, come se la situazione potesse rimediarsi, come se il distacco da Carla non fosse definitivo. Per sempre.

E domani il mondo apparente di Giacomo crollerà, e si troverà di fronte alla realtà, ai combattimenti dei draghi. E non so se lo sopporterà.

"Ma come puoi dire che Carla tornerà domani, eh? Carla è..."

...

E arrivi ai nodi. e devi fare una scelta.

Silenzio.

Solo il silenzio mi garantisce che nulla si romperà. Ma come poter arrivare al silenzio? Un lento ronzio assordante è la mia dannazione. Il ronzio immenso che può produrre una lampada accecante sul tavolo operatorio. Non ti preoccupare. E la voce è distante, lontanissima. Quasi un silenzio. Silenzio che non rompe ma non costruisce. Il silenzio consuma lentamente. Carla non è morta e non è viva. Carla esiste e non esiste. Avanti e indietro. Elaboro.

La realtà esiste e non esiste. Non ti sto facendo una lezione. E' un po' come i tuoi galli. Sono la tua vita, sono stati la tua morte. Ma esistono come galli normali, o come interfacciati o come virtuali. Quali sono quelli che esistono veramente?

Tutti e nessuno.

Il tempo esiste e non esiste. Ieri o domani fa lo stesso, per me. Ed é lo stesso anche per la vecchia di casa Posson e forse anche per suo marito. Silenzio che è un lento ronzio assordante. Posso andare avanti, continuare, elaborare, inventare. Morire. Ma non posso liberarmi di questa maledizione assordante... Creare. Creare. Creare per riempire questo vuoto assordante. Per sfuggire a questo ronzio. Creare un gesto come fosse un sogno. Creare un sogno che è fuggito da tutto e da tutti.

Ma posso creare solo un sogno alla volta. Ancora non riesco a fare di più.

....

C2

Adesso è ora e devo dormire.

Ogni volta che spengo la luce e aspetto che il sonno mi riempia come un vaso vuoto mi viene in mente Proust e la Ricerca. Associazioni di idee. Incroci e nodi neurali. Patrimonio genetico condiviso da una generazione intera. Sono stata sui libri tutta la mia vita. Ho riflettuto, discusso e soppesato le parole di Hemingway, di Hawthorne, di Pynchon, di Frett... e poi, nel momento in cui al buio mi chiudo in me stessa, ripenso a Proust perché da qualche parte ho letto che qualcuno ha detto sarcasticamente che la Ricerca è un libro troppo lungo su un bambino che non riusciva mai ad addormentarsi la sera. E questo mi ricorda la mia infanzia, quando a cinque o sei anni i miei mi portarono a vedere La Bella Addormentata nel Bosco, un cartone animato per bambini, e, nonostante fosse pensato per la mia età, mi spaventai tanto che dovettero portarmi via dal cinema e la sera poi non riuscivo più ad addormentarmi e dovettero chiamare il medico, e lui mi disse che dovevo prendere dei sonniferi (mia madre mi dava un bicchiere d'acqua con soltanto dello zucchero dentro) e poi mi disse pure che quando mi mettevo a letto dovevo dire a me stessa, adesso è ora e devo dormire.

Pian piano smisi di prendere il sonnifero (lo zucchero), ma l'abitudine di mettermi a letto e dirmi adesso è ora e devo dormire m'è rimasta e ancora adesso, dopo tutto questo tempo, a volte mi scopro a ripeterla, soprattutto quando qualcosa mi rende insicura.

Sento entrarmi nelle ossa il silenzio della notte e il calore del letto che mi avvolge. Adesso è ora... ma il buio sembra popolato di mille respiri, di mille volti anonimi che conosco e che pure non so di chi siano. Al buio della notte la vita mi appare come un'enorme esperienza aliena, i gesti e le parole di qualcun altro.

Adesso è ora e devo dormire.

Circolo ancora semideserto.

Poca gente attorno ai tavoli: solita partita del venerdì.

Michel entra in compagnia di un uomo piuttosto giovane, mai visto prima. Un'occhiata in giro, un saluto con un lieve cenno del capo. Va verso il bar. Michel sembra stranamente eccitato.

Improvvisamente quattro giovani soci entrano. Fracasso. Occhiatacce da parte nostra. Vanno alle scacchiere elettroniche a impulsi in fondo alla sala. Quei marchingegni in cui entri in una specie di realtà virtuale in cui tu sei il re e comandi i pezzi fino a che non ti danno scacco matto (o lo dai tu). Noi ci siamo sempre rifiutati di sperimentare questa novità, anche perché pensiamo sia più una pagliacciata che una versione seria del gioco, ma loro indossano i visori encefalici e si collegano alla banca dati ed entrano in un mondo inesistente. Per loro noi non esistiamo più, noi vorremmo dimenticarli, con tutto ciò che significano.

Noi giocatori di scacchi più anziani sembriamo essere l'ultimo residuo dell'umanità che non ha accettato l'ultima modernizzazione, l'automatizzazione della vita quotidiana. Si è cominciato con i videogiochi passando per la realtà virtuale e coinvolgendo, poi, ogni singola azione.

Gli ultimi romantici. Ma forse solo anacronismi senza un domani e un'assurda speranza di poter creare ancora qualcosa almeno sulla scacchiera. Probabilmente non siamo capaci di stare al passo con i tempi. Siamo sorpassati, fuori del tempo.

Dopo aver scambiato due parole col gestore del bar, Michel si avvicina al mio sgabello e mi chiede se ho visto il signor Giacomo.

"Devi giocare con lui, stasera?" Gli chiedo.

Sorride. "No, no. Io gioco per hobby, e lui è troppo forte per me. Volevo presentargli mio nipote, il figlio di mio fratello Jacques, che voleva parlargli. Sapete, fa il giornalista... Il signor Giacomo era giornalista, no?"

Accenno di assenso.

Michel fa il giardiniere e spesso aiuta la famiglia Baldelli a tenere in ordine il giardino. C'è sempre un tono rispettoso, in Michel, quando parla del signor Giacomo, come avesse paura di potergli fare del male.

"Ah, lui è tuo nipote." Con lo sguardo sconfino oltre le sue spalle.

"Alain, ti presento Gilles, maestro di scacchi." Si scosta leggermente di lato.

"Buonasera." Dice Alain, ma non abbiamo nient'altro da dirci. Rimango appoggiato al bancone e loro si sistemano accanto a me, di spalle, a guardare verso il tavolo dove Louis e Charles stanno giocando la loro partita.

... adesso è ora e devo dormire...

Entro e nel guardarmi attorno mi sento come se dovessi difendermi dal mondo. Sono tanti anni che provo questo senso di scollamento con tutto ciò che mi circonda. A volte sembra che mi considerino un rifugiato politico, a volte mi sembra che mi sbattano in faccia le colpe di Carla.

Oltre alle paure interne che mi porto dietro, non mi sono mai sentito parte integrante di questa società così piccola, arcaica e viziata.

Vedo quasi subito Michel al bancone accanto a qualcuno che non conosco; più oltre, immerso in un grosso bicchiere di birra, c'è Gilles. Mormoro qualcosa che potrebbe sembrare un saluto. Mi avvicino.

"Buonasera, signor Giacomo. Questo è mio nipote Alain."

"Piacere." Allungo la mano verso la sua.

"Mi scusi, ma zio mi ha portato da lei a forza. Dice che devo parlare con lei. Credo che voglia che mi convinca a non abbandonare il mestiere di giornalista, se mai ancora esistesse."

Una punta d'interesse. "Che cosa vuoi dire?"

"Mah... Il giornalista, oggi, è solo un ricercatore di notizie e informazioni che poi passa alla pianadati. Poi c'è qualcuno che pensa a manipolare le informazioni. Sa quant'è che non scriviamo più un articolo? Non mi ricordo, ma pare che nessuno sa chi scriva gli articoli per la rete."

"Sinceramente fatico a seguirti. Sai, non è che sia perfettamente informato sugli ultimi sviluppi..."

"Credo che sia in atto una specie di guerra tra diverse multinazionali. Si è cercato di regolamentare il settore dell'informazione, ma con scarsi risultati."

Sala buia e opaca. Un uomo appoggiato al bancone, Gilles. Una scacchiera al tavolo e Charles e Louis che giocano lontani da tutto e da tutti. Noi tre che parliamo di giornalismo, come fosse un argomento di tutti i giorni. Partenza di un racconto. Una storia per evadere. Si ripete che la gente non si muove più, che si acquisiscono informazioni dalle banche dati, che si acquistano generi di prima necessità per via telematica, che si discorre via cavo e che si viaggia restando in casa... a ben pensarci ormai si evade dalla realtà con l'elettronica come si è sempre evaso dalla realtà con le parole.

Ho sentito, ultimamente, che la campagna pubblicitaria di un'agenzia proponeva Viaggi incredibili a prezzi stracciati. Entrate anche voi nel vivo della ex foresta amazzonica, dentro le civiltà incas o nella Nuova Repubblica Socialista Sovietica, visitate i grandiosi musei e ammirate le stupende opere d'arte italiane. Con le nuove videocassette per il vostro tri-vi è meglio di essere lì, è conoscere a fondo tutto ciò che v'interessa. Con comodità e risparmio. Per maggiori informazioni, consultate la banca dati alla voce Agenzia Tuttoviaggi.

La gente non si sposta più, e le agenzie di viaggio devono campare.

La gente non parla più, qui, tra noi pochi fortunati dell'interno. Le grandi metropoli sono immense devastazioni per gli esterni. Ma non parlandone non esistono.

Alain ha continuato:

"...le multinazionali, per difendere le informazioni, hanno creato la pianadati. Nessuno può accedere a questo livello, e per acquistare questo tipo di informazioni devi avere un permesso speciale e sborsare un sacco di soldi. La rete, invece, ha sostituito quasi completamente i vecchi organi d'informazione, ma il problema è che le informazioni che noi giornalisti immettiamo vengono poi presentate sotto un'altra forma, in altri contesti. Credo che ci sia qualcuno che lavori sulle informazioni per creare una realtà alternativa, una realtà soggettiva."

"Ma questo è sempre successo..." Parole: una realtà virtuale. Quella degli scacchi elettronici, dei videogiochi... quella dei libri... dei notiziari...

Che cos'è la vita se non un sogno dentro un altro sogno? Chi lo ha detto?... Forse Paola potrebbe saperlo... Calderon!

Che cos'è la realtà se non realtà virtuale dentro un'altra realtà virtuale?

La realtà non esiste. La vita, forse, non esiste. E neanche i sogni. E le realtà virtuali.

"Anche quando lavoravo io c'era un controllo stretto: il pezzo che dovevi pubblicare era di solito letto prima dal direttore, o chi per lui. Molto spesso dovevi cambiare qualcosa... a volte erano cose importanti."

"Ma era diverso! Eri tu, comunque, a scendere a compromesso. Eri tu a cambiare il tuo pezzo. Adesso, invece, invii i dati che altri elaboreranno, altri che non hanno neanche assistito al fatto."

Alain si sta accalorando e io mi perdo in un passato estraneo come questo presente. Io che non possiedo un terminale a casa, che rifiuto complicità con un certo potere... io che ho rifiutato di essere complice con lo stato autoritario che allora si stava instaurando in Italia, che mi ero trasferito in una Francia che sembrava, almeno allora, l'unica nazione europea ancora lontana da quei giochi. Io... estraneo in patria, estraneo quaggiù. Estraneo anche al mio giornale, ai miei giornali.

"Comunque le notizie venivano presentate in maniera differente, i titoli avevano un risalto diverso a seconda della lobby proprietaria del giornale. Lobby trasversali, di partito, economiche, industriali..."

"Ma ognuno poteva scegliere quale giornale leggere, da quale parte stare. Oggi è la rete che domina, un riferimento unico per qualsiasi informazione. E un certo tipo di potere sta cercando di sgretolare ogni altro riferimento, sta cercando di inglobare qualsiasi tipo di informazione per arrivare a un solo tipo di verità. La loro."

Sono passati tanti anni dal sessantotto, dal settantasette e dal novantasei, ma tutto è rimasto immutato, dandoci solo l'illusione che qualcosa fosse cambiato. Le parole di ieri nei discorsi di oggi, le speranze passate nelle illusioni odierne. Forse il tempo non è passato e siamo noi che, invecchiando, vediamo le cose diversamente. Tutti. Solo Paola, forse, sembra tragicamente rimasta immobile, ferma a quel giorno che siamo arrivati qua in Francia.

Le speranze di ieri mi hanno portato a passare le serate in un circolo scacchistico e fare, così, proprio quello che volevano. Ci hanno dato sempre soltanto ciò che gli faceva comodo. Non abbiamo mai conquistato niente, siamo stati sempre strumenti nelle mani dei potenti. E' duro accorgersene solo quarantacinque anni dopo. E' duro accorgersene troppo tardi. E' duro accorgersi che non si ha più voglia di ribellarsi. Alain non se n'è ancora accorto.

"Ma esiste da sempre un potere che vuole il monopolio delle informazioni, che manipola le notizie e che cerca di portarti dalla sua parte. I metodi cambiano ma il fine è lo stesso. Inventano nuove tecnologie che inducono nuovi bisogni, e la spirale viene continuamente alimentata. Se muore molta povera gente significa che quei pochi ricchi staranno veramente bene."

"Il mio direttore mi disse di preparare alcuni pezzi di cronaca dal torneo e io rimasi sorpreso.

"-Credo che sia ora di tornare a raccontare i fatti-, disse. Ingenuamente, io pensai che questo significasse qualcosa, pensavo che, forse, qualcosa stesse cambiando. Ci pensai un po' su, poi gli dissi che avevo intenzione di fare un pezzo che riprendesse qualche romanzo famoso del passato corredato dalle ultime notizie pubblicate dai giornali di trenta anni prima e da spaccati di vita, quando ancora non avevano introdotto l'hypermedia nel campo dell'informazione. Lui mi disse che era una idea fantastica, e io ero felicissimo."

Riprovare calore per la discussione. Le lunghe discussioni con Carla. Carla che da piccola mi si sedeva sulle gambe e mi chiamava Paparone e voleva che le raccontassi la favola della strega cattiva e che ci godeva quando la strega moriva... Carla che domani torna... Carla...

...adesso è ora e devo dormire...

"... se la gente si muovesse, si fosse mossa quando era il momento, molte cose ora sarebbero diverse. All'inizio degli anni novanta, in America ripresero a eseguire le condanne a morte a ritmo serrato. Furono giustiziate persone nei confronti delle quali non c'erano prove certe sulla loro colpevolezza, ma noi non ci muovemmo, come se la cosa non ci riguardasse. E piano piano, in quasi tutta Europa si ripristinò la pena capitale.

"Però sembrava esserci una minima possibilità..."

Giacomo si ferma un attimo, come se volesse riprendersi le immagini del suo passato. Lo vedo al banco da dietro la testa di Charles china a pensare sulla mossa. E' immobile, Giacomo accanto a Michel e al ragazzo, Gilles poco lontano sta bevendo, ma, conoscendolo, giurerei che non s'è perso una virgola di quello che dicono. Tutti sono immobili. Un'immensa partita a scacchi.

"...poco prima che venissi via dal giornale, arrivò una lettera di un lettore che diceva di aver girato inutilmente tutta Roma per trovare una puntina di ricambio per il suo giradischi. I negozianti lo guardavano quasi inorriditi: non avevano puntine di ricambio per i vecchi giradischi, vendevano solo LD. Forse, in qualche piccolo paese limitrofo, qualcosa avrebbe potuto trovare, gli dissero. Questo ragazzo aveva una collezione di circa cinquecento dischi, e si domandava cosa ne avrebbe fatto di li a pochi mesi. Io credo che abbia dovuto comprare un lettore di LD, e buttare i suoi dischi. Considera che fino a pochissimi anni prima i giradischi erano normalmente venduti nei negozi di alta fedeltà. Era questa la nostra possibilità di scelta."

Giacomo si ferma, come sfiancato, Alain sembra aver perso la sicurezza delle prime parole e ha rivolto lo sguardo verso il pavimento, Michel non sa cosa dire, lui che riesce a ridurre ai minimi termini ogni questione, a semplificare ogni discorso.

Ognuno di noi silenzioso. Perso in un gioco fatto apposta per arrovellarsi intorno ai propri pensieri, lontano da tutti. L'aria è pesante, carica di quelle sensazioni che provi quando ti trovi di fronte a qualcosa più grande di te.

E non è la vita che è più grande di noi, e neanche la morte. Lo è forse la nostra incapacità a comunicare, a dire una parola che sia vera.

"I telegiornali delle reti nazionali lottizzati... E poi gli stessi che si lamentavano della mancanza di imparzialità di alcune trasmissioni. Appena dopo le dimissioni di Cossiga, poi, il giro di vite autoritario. Passerà, diceva la gente, accorgendosi poi quand'era ormai troppo tardi che la situazione era irreversibile. Ma tutti avevamo il frigo pieno, il conto in banca e la possibilità di fare una vacanza l'anno."

"Alain, racconta al signor Giacomo cosa ti è capitato. Credo che gli interessi."

"Ma, non so se ne vale la pena..." Risponde allo zio rivolgendo lo sguardo a Giacomo che gli fa un lieve assenso con il capo.

C'è silenzio e Charles sembra sfruttarlo per allungare la mano verso il pezzo da muovere. Una mossa lenta, quasi teatrale e il mondo che si compone e si condensa ai piedi di una pedina di uno stupido gioco. E' strano sentir parlare di politica. Di questi tempi è diventata una cosa veramente rara. Da Monsieur Giacomo poi... Com'è che si chiamava la figlia?... Non ricordo, anche perché lui è sempre stato attento ad evitare il discorso... Carla, si chiamava Carla ed è morta, morta uccisa durante un attentato fallito...

...adesso è ora e devo dormire...

CINE-GIORNALE 1

Cantami di questo tempo

l'astio e il malcontento

di chi è sottovento

e non vuol sentir l'odore

di questo motor

che ci porta avanti

quasi tutti quanti

maschi femmine e cantanti

su un tappeto di contanti

nel cielo blu

IL SINDACO DELLE TREMITI CHIEDE AL CONSIGLIO COMUNALE DI DISCUTERE LA SUA PROPOSTA DI ANNESSIONE ALLA LIBIA.

IL MINISTRO DELL'INTERNO ORDINA "SOSPENDETELO"

Il sindaco delle isole Tremiti, Giuseppe Calabrese, propone l'annessione alla Libia a causa dell'indifferenza della classe politica italiana al degrado e ai problemi in cui devono vivere gli abitanti dell'isola.

Dopo le dichiarazioni del sindaco, il Ministro dell'interno italiano, Scotti, ha dato disposizioni al prefetto di Foggia affinché diffidi ulteriormente il sindaco e, se necessario, provveda a sospenderlo dalle funzioni di ufficiale di governo.

LA CALIFORNIA LANCIA PEROT

Il miliardario in testa nei sondaggi, dà un altro duro colpo ai suoi avversari scegliendo come vice Jane Kirkpatrick, ex ambasciatrice all'O.N.U., ex guerriera della guerra fredda, al cui paragone Maggie Thatcher sembrerebbe una dama di latta anziché di ferro.

A KABUL RIPRENDONO GLI SCONTRI FRA MUJAHIDDIN

Attacco delle milizie sciite (filo-iraniani) a truppe fedeli al governo provvisorio afgano. Venti persone sono morte e altre 45 sono rimaste ferite.

OCCHIO FOTOGRAFICO (1)

Quando ero piccolo mi toccava portare i pantaloni fino a che non fossero tutti consumati e quindi piano piano mi diventavano sempre più corti dato che io crescevo mentre adesso li volete sopra le caviglie ma io da bambino mi vergognavo

"... è strano, mi sembra di aver letto già tutto questo... intendo dire la forma."

"Non volevo essere originale per forza," Alain è diventato tutto rosso in viso, quasi che l'avessi scoperto a rubare qualcosa. "Ho ripreso le tecniche di uno scrittore che ho sempre amato, uno scrittore americano, Dos Passos."

"Adesso ricordo. Si è vero. Tanti anni fa me lo fece leggere mia moglie, insegnava letteratura americana, e anche a lei piaceva. Mi parlò tanto di tecniche narrative... com'è che la definiva? Narrativa polifonica? Qualcosa di simile."

"Sì, mi sembra di sì. Sono contento che lo conosce. E' difficile trovare oggi gente che si intende di letteratura."

"Quell'autore mi sorprese, non mi aspettavo che un grande della letteratura americana fosse così politicizzato... e di sinistra. Era proprio strano."

"Eh, sì..."

OCCHIO FOTOGRAFICO (1)

Quando ero piccolo mi toccava portare i pantaloni fino a che non fossero tutti consumati e quindi piano piano mi diventavano sempre più corti dato che io crescevo mentre adesso li volete sopra le caviglie ma io da bambino mi vergognavo

ma papà oggi i tempi sono cambiati così come le esigenze gli risposi oggi la moda è diversa è cambiata e non puoi pretendere che tutto sia rimasto a trent'anni fa

sarà ma era vero quello che mi diceva mia madre che stavamo meglio quando stavamo peggio

sbuffai era sempre la solita solfa

e in discoteca che ci andate a fare per poi morire nel viaggio di ritorno ma ci sono discoteche anche qui vicino non credo tocca arrivare proprio fino a Rimini

pa' con questa tua filosofia non ci muoveremmo più di casa

un conto è uscire per andare a lavorare e un altro per andare a ballare

pa'

sì?

fanculo.

CAMPIONE

E' una bolgia infernale. L'arena romana del Frejus, dove si svolge il torneo Francia 22, valido anche per le qualificazioni al campionato nazionale dei galli da battaglia, è un vero e proprio carnaio. Le presenze sono valutabili intorno alle 35.000 unità. Per aumentare la capienza sono state improntate tribune in pali d'acciaio senza però riuscire a soddisfare tutte le richieste.

Campione sta per scendere nell'arena e sarà di lui che si occuperà, prevalentemente, questo reportage. Il cronista seguirà le vicissitudini del torneo dal punto di vista di Xavier, il proprietario di Campione. Vecchio gallo, decano dei tornei, apparteneva a un cugino della moglie di Xavier, morto di AIDS qualche giorno fa.

Nel testamento, a sorpresa, ha lasciato il gallo alla lontana cugina, forse venuto a conoscenza dei problemi economici che l'attanagliavano. Sebbene alla fine della sua carriera, Campione parte favorito e dovrebbe poter far guadagnare ai proprietari qualcosa come 500.000 $.

CINE-GIORNALE 2

IL "MARESCIALLO" MILOSEVIC

Belgrado difende il proprio presidente dopo le sanzioni O.N.U. alla Serbia: solo il popolo può rovesciarlo.

RIO, TERRA AL VERTICE

Grande summit al via. Popolazione, etica, sviluppo. Oscar Niemeyer, ideologo dell'ambiente, della natura, dell'architettura e del mondo: "Inquinamento? Colpa di miseria e violenza"

POLIZIOTTI FRANCESI, RAZZISTI ENDEMICI. UNA DENUNCIA

Il rapporto sulla polizia, a cura della Federazione internazionale sui diritti dell'uomo, ha avuto l'effetto di una bomba. I poliziotti sono insorti: "Si cerca di gettare discredito su migliaia di uomini e donne che fanno solo il loro dovere"

OCCHIO FOTOGRAFICO (2)

Su dai le prove sono tutte contro di te confessa

erano quattro ore che si trovava sotto interrogatorio con la lampada puntata in viso e aveva caldo e voglia di bere e bisogno urgente di una dose sì sono stata io a ucciderli e fu come una liberazione

il viso del commissario si rilassò dopo tante ore di tensione perché l'hai fatto perché hai ucciso i tuoi genitori

non volevano darmi i soldi per la droga e avevo paura che mi uccidessero perché il mese scorso una mia amica è stata uccisa dal padre che non ne poteva più di questa situazione la colpa è solo vostra perché basterebbe legalizzare la droga e tenere i prezzi bassi per far fuori gli spacciatori e chi ci guadagna sopra invece a voi fa comodo così luridi bastardi voi ci mangiate sopra

un pugno la colpì alla bocca dello stomaco

marcirai in galera te lo prometto

XAVIER

Come era nelle previsioni, Campione ha superato il primo turno. Quello che era meno prevedibile, però, è che ha riportato delle ferite che pur non pregiudicando il prosieguo del torneo ha fatto sì che dovesse ricorrere alle cure del veterinario. Date le condizioni economiche disastrose in cui versa e considerando il fatto che Xavier ha investito tutti i pochi risparmi della sua famiglia per iscriversi al torneo, il prezzo che ha concordato con il medico per le cure è stato il suo pancreas. Gli è stato trapiantato, come ricambio, un pezzo ancora funzionante.

"Sai," mi ha detto Xavier, "conto di trapiantarmene uno in migliori condizioni a fine torneo, con i soldi guadagnati."

"Ma non hai chiesto al medico di poter posticipare il pagamento a fine torneo?"

"Mi ha detto che non è possibile, ma io credo che avesse bisogno urgente di un pancreas. Credo che se lo sia fatto pagare a peso d'oro."

Figlia della mia famiglia

sei la meraviglia

già matura e ancora pura

come la verdura di papà

CINE-GIORNALE 3

AVVISTATI INCROCIATORI LIBICI IN ESERCITAZIONE AL LARGO DEL MEDITERRANEO.

LA MARINA E L'ESERCITO ITALIANI DICHIARATI IN STATO DI ALLARME.

Preoccupazione negli ambienti diplomatici internazionali a causa di avvistamenti di incrociatori libici in esercitazione. Sembra che il colonnello Gheddafi, alla notizia della proposta del sindaco delle Tremiti, abbia confidato ai suoi più stretti collaboratori che si sarebbe fatto garante della sovranità degli abitanti delle isole sul loro territorio. Il governo italiano ha dichiarato lo stato di allarme.

IL TEDESCO KINKEL NON ESCLUDE L'INTERVENTO ARMATO

CAUTELA IN GRAN BRETAGNA, VERTICE A ROMA ALLA DIFESA

Sia pure "solo come ultimo ricorso", già ieri il neo ministro degli esteri tedesco ha dichiarato che un intervento militare per far rispettare l'embargo non può essere escluso.

A Roma, intanto, il ministro della difesa Rognoni ha riunito i vertici militari dopo l'embargo.

Da Londra, invece, il segretario al Foreign Office, Douglas Hurd, ha esortato alla prudenza nei confronti di un'azione militare contro la ex Iugoslavia ricordando che esistono iniziative internazionali volte a bloccare i combattimenti nell'area.

ELTSIN ACCUSA GORBACIOV "DESTABILIZZA LA RUSSIA"

Eltsin lancia pesanti accuse e oscure minacce contro Gorbaciov: le dichiarazioni e le interviste rilasciate negli ultimi tempi dall'ex presidente sovietico "sono un tentativo di accrescere la tensione politica e la destabilizzazione del paese", ha affermato ieri il portavoce di Eltsin, "i suoi interventi sono inammissibili e pericolosi"; e promette di prendere le "appropriate misure legali" per difendere le riforme.

OCCHIO FOTOGRAFICO (3)

Gioia è lavoro

è il motto della gioventù tedesca

Berlino è diventata una città di merda Polacchi Russi Ungheresi Rumeni Cecoslovacchi ci hanno infestato e bisogna dar loro una lezione perché hanno scassato le palle

Helmüt ma ti sembra questo il modo di parlare

pronto pronto no era quello stronzo del mio vecchio rompe sempre le palle e mi dice che Hitler ha trucidato milioni di persone e io gli dico di ebrei e lui mi risponde che gli ebrei sono persone come noi e io ribatto che gli ebrei sono merde come tutti questi rifugiati che tornino in Israele tutti e poi noi lanceremo una decina di bombe atomiche e li faremo tutti fuori

ah sei uscito con Katerine ieri sera e hai scopato ah sì te l'ha data volevo ben dire che non fosse una troia come tutte le altre puttane femmine io stasera esco con Ulrike e se non me la da... scusa un attimo sta ripassando quello stronzo del mio vecchio ah sai ho comprato una maglietta con le svastiche dovresti vederla è una figata da sbattere sotto il naso a quei bastardi rossi che si vadano a far fottere maledetti comunisti.

XAVIER

Sinceramente non credo che la mia storia sia più interessante di tante altre. Anzi, sotto certi aspetti, posso ritenermi più fortunato di altri, dato che ora ho la possibilità di vincere premi in denaro con Campione.

Certo, faccio parte di quella schiera di persone (tante) che oggi si ritrovano in mezzo a una strada, senza lavoro, superato da quello sviluppo tecnologico che in tanti abbiamo auspicato come miglioramento qualitativo della vita. E invece sbagliavamo, perché l'automatizzazione ha fatto milioni di vittime e non ha migliorato niente. Ci sta abituando a non pensare.

Non credo nel futuro che ci attende semplicemente perché credo che non abbiamo futuro. Credo che fra poco smetteremo tutti di esistere.

Mia moglie è a casa con nostra figlia e non so come riuscirà a sbarcare il lunario in questo periodo. E se non dovessi vincere, non so cosa accadrebbe.

Mi sono trovato in difficoltà nel primo incontro, forse l'inesperienza o l'emozione della posta in gioco (io mi gioco tutto), ma non sono riuscito a trasmettere a Campione gli impulsi giusti in un tempo decente. Ero sempre qualche attimo in ritardo. E ora viene fuori che c'è un concorrente collegato al suo gallo direttamente: oltre al micro-chip impiantato nel gallo, ce n'ha uno lui a impulsi cerebrali, e comanda il suo gallo con la mente. Dovrebbe essere velocissimo, spietato. E solo perché è la prima volta che lo usa che abbiamo, gli altri, una minima possibilità di sconfiggerlo. Ma se accadrà, sarà l'ultima volta, perché o ci adegueremo o periremo. Un po' come nella vita di tutti i giorni.

Figlio bello e audace

bronzo di Versace

figlio sempre più capace

di giocare in borsa

di stuprare in corsa e tu

Moglie dalle larghe maglie

dalle molte voglie

esperta d'anticaglie

scatole d'argento ti regalerò

Ottocento

Novecento

Millecinquecento scatole d'argento

fine Settecento ti regalerò

CINE-GIORNALE 4

TOKYO, FALLITO IL COMPUTER INTELLIGENTE

Il Giappone getta la spugna e chiude senza successo dieci anni di ricerca sui computer di "quinta generazione", macchine dotate di elevate capacità di inferenza in grado di riprodurre i processi dell'intelligenza umana.

"E' impossibile realizzare un sistema ad elevato grado di intelligenza in soli dieci anni", ha ammesso ieri Kazuhirofuchi, direttore del progetto "Quinta generazione" costato l'equivalente di circa 530 miliardi di lire. Secondo fonti ufficiose ma attendibili, la ricerca nipponica si dirigerà verso la intercomunicazione tra sistemi e personal e tenterà di sperimentare l'interazione tra uomo e macchina .

LA SERBIA AL FIANCO DELLA LIBIA PER LA DISPUTA SULLE TREMITI?

Fonti ufficiose darebbero per certo una imminente presa di posizione della Serbia a favore della Libia nell'affare Tremiti. Colpita dall'embargo O.N.U. e con una situazione interna da fronteggiare a causa dei disagi e mancanza di generi di prima necessità, Milosevic sembra voler cercare diversivi per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica serba.

REGNO UNITO: DI NUOVO L'ORA DELLA THATCHER?

Inspiegabilmente, anche se ufficialmente per motivi di salute, ieri sera si è dimesso il Primo Ministro inglese John Major. Sembra che la tensione all'interno del paese per i continui attentati terroristici da parte dell'IRA e l'impotenza dell'attuale governo a fronteggiare la situazione abbiano fatto decidere al Congresso Straordinario dei Tories di richiedere l'immediato rientro in campo di Margareth Thatcher. La ex Lady di ferro si è riservata, secondo fonti attendibili, di dare una risposta domani.

OCCHIO FOTOGRAFICO (4)

L'aula era piena di giornalisti e parenti dell'imputato che aspettavano il verdetto quando l'imputato rientrò in aula vestito impeccabilmente ma senza la sicurezza iniziale anche un po' troppo sfrontata dipinta sul viso

la presunta vittima dello stupro era seduta in prima fila visibilmente spossata dagli eventi la difesa l'aveva fatta oggetto di centinaia di domande incrociate per coglierla in contraddizione

il fatto è accaduto aveva detto il difensore nell'arringa finale ma con l'assenso della donna una persona psicologicamente labile forse ma che poi avrebbe voluto ricattare o addirittura farsi sposare dal mio assistito e data l'assoluta mancanza di segni certi di violenza è da ritenere più credibile la versione del mio assistito che tra l'altro è un uomo d'affari conosciutissimo e con una situazione economica ottima e quindi più che appetibile da una donna

la giuria dichiara l'imputato innocente

innocente innocente innocente innocente innocente innocente innocente

no no no no no no no no no io gli ho detto no

la testa di Miriam era un continuo rimbombo

innocente innocente innocente innocente innocente innocente innocente

no no no no no no no no no io gli ho detto no quando lui mi era addosso

come al solito una certa logica aveva vinto una certa mentalità sarebbe rimasta sempre a galla

lei ricordava tutto e ancora bene di quella sera di qualche mese prima e non riusciva a capire come avessero potuto

volevi rovinarmi brutta troia vero lui gli passò accanto e gli disse tutto questo con un soffio all'improvviso uno sparo urla confusione fuggi fuggi grida paura due poliziotti erano su una donna la pistola ancora in mano e la donna che diceva stronzo se una donna ti dice no basta una volta e deve essere no stronzo

le si avvicinò e la baciò

entrambe avevano le lacrime agli occhi

 

CAMPIONE

Sono già stati annunciati gli incontri del secondo turno. Gli ultimi scommettitori stanno lasciando i botteghini per prendere posto. Tanti incontri interessanti anche questa sera, ma l'attenzione generale è per Campione, per vedere la sua reazione dopo le ferite riportate nel precedente incontro. Il bollettino medico lo dichiara in perfetta forma, recuperato al cento per cento.

L'arena è stracolma, come al solito, ed è palpabile l'eccitazione del pubblico.

Xavier si sta dirigendo, Campione in braccio come un figlio, verso il centro.

Il suo avversario è già al suo posto.

Lascia Campione e si sistema dietro il suo terminale, controlla i collegamenti e porta le mani sulla tastiera.

Il brusio della folla si attenua per poi ripartire, fragoroso, al fischio dell'arbitro.

Xavier è teso, gli occhi fissi verso il quadrato da combattimento.

Prime schermaglie solite, di studio, gli spettatori seguono con lo sguardo.

I galli continuano a studiarsi (o, meglio, i due uomini) e i primi brusii di disapprovazione passano tra la folla, una folla eccitata, impaziente, che spera di vedere sangue.

Bibo finta un attacco, Campione lo sventa.

Boato del pubblico.

Poi silenzio.

"Vai, Campione."

Campione contrattacca, Xavier sfoga tutta la sua tensione con un urlo. Bibo è all'angolo, Campione lo immobilizza, Bibo è immobile, non può più reagire, Campione ha vinto. L'arbitro fischia. Bibo reagisce ormai a gara conclusa, una zampata, Campione urla, si accascia, Xavier si getta verso l'altro.

Il pubblico sottolinea con un boato l'incandescenza del momento.

"Bastardo, cosa volevi fare?"

L'altro non risponde, gli occhi verso il basso, Xavier viene fermato dal servizio d'ordine.

Il pubblico è soddisfatto.

Quanti pezzi di ricambio

quante meraviglie

quanti articoli di scambio

quante belle figlie da sposar

e quante belle valvole e pistoni

fegati e polmoni

e quante belle biglie a rotolar

e quante belle triglie nel mar

CINE-GIORNALE 5

MILOSEVIC PRONTO AD ANDARSENE

"ME NE ANDRO' SE REVOCATE LE SANZIONI ALLA SERBIA"

Crescono le difficoltà dell'uomo forte di Belgrado ma la Grecia viola l'embargo internazionale. Da fonti ben informate si apprende che però Milosevic starebbe prendendo tempo per organizzare la flotta e tentare un colpo di mano sulle Tremiti con i libici. Preoccupazione dei paesi membri della C.E.E. che avvertono Serbi e Libici di non interferire in affari che non li riguarda.

L'EUROPA A PEZZI

Dopo lo shock per il voto in Danimarca, anche Francesi, Inglesi, Portoghesi e Lussemburghesi contro la ratifica degli accordi di Maastricht. L'unificazione europea si allontana e si teme che la situazione alimenti la crisi Tremiti.

PEROT A TUTTA FORZA

IL MILIARDARIO CHE SEDUCE L'AMERICA INGAGGIA ROLLINS, STRATEGA DI REAGAN

L'ultimo dramma politico americano, il più acceso e spettacolare di tutti, si potrebbe intitolare "Aspettando Perot", Samuel Beckett permettendo. Lo hanno scritto l'atro ieri gli elettori delle primarie che hanno dato vita ad una svolta traumatica, di cui solo il prossimo novembre si conoscerà la portata.

OCCHIO FOTOGRAFICO (5)

Ha bisogno di un fegato disse il medico e presto nel suo stato attuale senza un trapianto immediato non arriverà a domani sera

Ronald fissò il dottore dritto negli occhi chiedendogli quanto

sa non sarebbe legale non so se

quanto gli richiese duro con gli occhi più fissi di prima non c'è problema se è solo una questione di soldi e so che è solo una questione di soldi

un milione di dollari sa è pericoloso e dobbiamo trovare un donatore integro entro breve ma se mi metterò in contatto subito forse c'è qualche speranza

domattina lo opererete chiaro altrimenti e si passò il pollice sotto la gola

il medico deglutì sarà operato domanimattina ci conti abbiamo un paziente in fin di vita e stanotte lo dichiarerò clinicamente morto

XAVIER

Entro nella fredda atmosfera dell'ambulatorio del veterinario con Campione in braccio.

"Niente di grave", mi ha detto il veterinario del Torneo "un paio di giorni e sarà a posto, con poche cure."

E chissà cosa mi costerà. Un polmone o un fegato, forse.

La luce artificiale mi fa male agli occhi.

Lui entra da un'altra porta. "Come va?"

Faccio una smorfia col viso.

"Di cosa si tratta, stavolta?"

"Guardi la zampa."

"Ah! Be', non c'è problema. Con il laser e un paio di giorni sarà a posto."

"Che cosa."

"Come cosa, la zampa. Ne va della stabilità in combattimento."

"Che cosa vuole stavolta."

"Un rene, senza ricambio. Tanto con uno si campa benissimo."

"Anche quello a cui ne è rimasto uno camperebbe bene senza il mio."

"Ma lui paga."

"Anch'io pago. E anche troppo."

"Vai da qualcun altro se vuoi. Io non ti obbligo."

"Vai affanculo."

 

CINE-GIORNALE 6

MUJAHIDDIN IN GUERRA CONQUISTANO LA CAPITALE

MIGLIAIA DI CADUTI IN AFGHANISTAN

KABUL - Mujahiddin filo-iraniani avrebbero il controllo della capitale afgana, Kabul, dopo una intera notte di feroci scontri. Dopo aver conquistato il palazzo governativo, avrebbero giustiziato l'attuale gruppo dirigente. Il paese sarebbe nel caos più completo.

AL GRIDO DI "VOGLIAMO PANE", SCOPPIA LA II RIVOLUZIONE BOLSCEVICA.

A Mosca, sconfortata dalla carestia e dai problemi etnici interni, la popolazione ha attaccato ogni tipo di negozi di generi alimentari saccheggiandoli. Al grido di "Eltsin, servo del capitalismo" si sono diretti verso il palazzo presidenziale, invocando il ritorno del Soviet Supremo.

Dal carcere di sicurezza di Mosca è scappato Janaev, uno degli autori del fallito putsch dell'agosto '91. Si teme per la stabilità della democrazia.

LA SPAGNA DEVASTATA DAGLI ATTENTATI DEI TERRORISTI BASCHI

Preoccupante situazione in Spagna dove, come in tutta Europa, sembra essere in atto una manovra terroristica per destabilizzare il potere legittimo legalizzato dalla volontà popolare. Una serie di una decina di bombe sono state fatte scoppiare, simultaneamente, in punti nevralgici della capitale, Madrid, causando quattro morti e una cinquantina di feriti, di cui sei gravi. L'E.T.A., rivendicando gli attentati, ha precisato che è solo l'inizio di una battaglia che li vedrà sconfitti o vincitori. "Scordatevi le olimpiadi", hanno fatto sapere.

 

OCCHIO FOTOGRAFICO (6)

Guarda, l'aereo ci sta aspettando sta aspettando solo noi per decollare e poi mentre sto per baciarti tu ti metti il rossetto e sei sempre scontrosa e indifferente verso di me in questi ultimi mesi no così non va e il tuo lavoro che occupa tutto il tuo tempo

ma lo sai che è importante per me che è un periodo asfissiante e che mi gioco tutta la carriera

e il tuo amore se mi ami ancora ma non sono sicuro che mi ami ancora

sempre a chiedermi se ti amo ma se sono qui con te qualcosa dovrà pur significare

può significare tante cose abitudine comodità noia o disperazione

finiscila

io vado via

e dove vai

non lo so in Spagna o forse in Irlanda a combattere per la libertà

vai a farti fottere

MIREILLE XAVIER

Erano giorni che vagava per Parigi, alla ricerca di qualche occupazione che le consentisse di guadagnare qualche misero spicciolo. La recessione economica era all'apice, e non si trovava niente neanche come cameriera in qualche famiglia o lavapiatti in un ristorante. Caterine era a casa con la nonna, magra, bisognosa di cibo e cure, bisognosa di una vita priva di stenti. Ma all'agenzia a cui si era rivolta le avevano tolto ogni speranza. Il tizio l'aveva squadrata dalla testa ai piedi, poi con una strana luce gli aveva detto che per il momento avevano bisogno solo di donatori di organi o di donne disposte a far da accompagnatrici a uomini ricchi e soli. Lei aveva risposto con uno sguardo storto.

"Chiaramente parlo di organi non vitali e di rapporti con uomini sani, muniti di certificati sanitari. Se poi volessi guadagnare di più, potresti anche rischiare un po'."

Se n'era andata sdegnata, ma non sapeva se aveva fatto bene. Il torneo si sarebbe protratto per almeno un paio di settimane e lei non sapeva come fare per mangiare. Non solo lei, ma anche Caterine e la nonna. E se poi Campione non avesse vinto?

Da quando Henry non lavorava più (era idraulico, e da quando avevano inventato tubazioni auto riparanti era cominciato il dramma) erano nei pasticci. Anche perché, poco dopo, lei aveva perso il suo lavoro nella famiglia in cui lavorava da cinque anni. La crisi economica non aveva risparmiato nessuno.

E ora non sapeva cosa fare, dove aggrapparsi.

Si ritrovò davanti all'agenzia.

CINE-GIORNALE 7

PREOCCUPANO LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA DEL GOLFO

Più gravi del previsto le conseguenze dello scellerato gesto di Saddam Hussein di dar fuoco ai pozzi petroliferi del Kuwait. A tutt'oggi, infatti, gli esperti americani non sono riusciti a spegnere che una minima parte dei pozzi in fiamme: il fumo continua a salire e si teme per l'equilibrio ecologico dell'intero pianeta. Gli ultimi studi effettuati sul fenomeno danno per certo l'aumento della temperatura media del pianeta di tre/quattro gradi nell'immediato.

XAVIER

"Chissà chi li avrà pagati quei maledetti bastardi? Gli scommettitori clandestini? Gli organizzatori? Ci deve essere un disegno sotto, ne sono certo."

Xavier stava girovagando senza meta, teso alla ricerca di una spiegazione.

"Pare che gli scommettitori clandestini abbiano ricevuto un sacco di puntate su Campione mentre loro davano per favorito quel nuovo gallo... quello con i nuovi innesti, e ora forse temono di dover sborsare più di quanto hanno incassato."

Era un'ipotesi anche questa, insieme a tante altre, insieme a quella che gli organizzatori volessero favorire nomi nuovi (si parlava ancora di quel nuovo gallo) per dare più risalto al torneo.

Seguendo Xavier per il mio resoconto, in quelle due settimane eravamo diventati amici: ero il solo di cui si fidasse, ormai. Alle porte della finale, che si sarebbe svolta tre giorni dopo, Xavier non aveva quasi più un suo organo originale. Reni, fegato, polmoni, occhi, perfino il cuore...

Mi aveva raccontato l'ultimo incontro che aveva avuto col veterinario, dopo che era andato a far curare Campione dopo la semifinale.

"Non ho più niente da darti, per pagare."

"Lo dici tu."

"E cosa vorresti, il cuore?"

"L'hai detto amico. Ne ho uno infartato pronto per te, poi con i soldi del torneo ne comprerai uno migliore del tuo."

Era rimasto interdetto. Il cuore.

"E se non vincessi?"

"Sinceramente questo non mi riguarda. Ma solo io posso garantirti un intervento privo di rischi e la certezza di farti tornare in forma in tre giorni.. Tanto la finale è fra quattro, no?"

Gli sfidanti di Campione si erano comportati tutti, indistintamente, scorrettamente. Nel momento in cui si erano dovuti arrendere alla sua superiorità, avevano reagito colpendolo fisicamente per fargli male. Tutti. E non poteva essere un caso.

"Sai niente tu delle scorrettezze degli altri galli?"

"Io? Che stai farneticando? Come se ne avessi bisogno."

La situazione era chiara, senza vie d'uscita. O il cuore o niente soldi del torneo. Se si fosse rivolto altrove prima cosa non avrebbe fatto in tempo a presentarsi per la finale, e poi la richiesta di pagamento non sarebbe stata diversa.

"Va bene. Ma fra tre giorni arriva mia moglie. Voglio essere a posto, lei non deve sapere niente di tutto questo giro."

"Ah, per me va bene, figurati. Ma non è proprio un cuore pessimo. Credo che per almeno tre mesi regga senza problemi.

"Vai a fare in culo."

"Fra poco arriverà Mireille. Mi ha detto che ha trovato un nuovo lavoro e vuole assistere alla finale. Si è fatta dare un anticipo. E' stata fortunata, con i tempi che corrono."

"Sei contento?"

"Sì, mi darà forza."

"Meglio così. Come ti senti adesso?"

"Come vuoi che ci si possa sentire in queste condizioni. Mi sento cambiato dentro, spersonalizzato. E' una sensazione strana."

L'avevo visto piangere più di una volta nelle ultime ore ed ero convinto che rimpiangesse di essersi iscritto al torneo. Poteva perdere tutto senza guadagnare niente.

"Non è il caso di abbattersi proprio adesso."

"Lo so, ma ho uno strano presentimento."

Parole adatte per ogni occasione, come i presentimenti. Anch'io ho uno strano presentimento...

...adesso è ora e devo dormire...

Sento le voci dietro le mie spalle. Vorrei tanto voltarmi a guardare, ma non me la sento. Louis fa finta di niente, ma non ha tolto mai gli occhi dal bancone, sono convinto che non fa caso a nessuna delle mie mosse. Mi accorgo benissimo che non segue nessuna strategia.

Parlano di qualcuno, uno scrittore, mi sembra.

Li sento abbastanza bene, comunque. "...sai, è strano che mi abbia fatto ricordare del romanzo di Dos Passos, proprio ora che torna Carla. In fondo, a pensarci bene, avevano le idee molto simili, lei e quello scrittore che forse non conosceva nemmeno.

"Ricordo che ai miei tempi si temeva che quando fossero morti coloro che erano stati rinchiusi nei campi di sterminio nazisti, gli unici a ricordare ancora alle nuove generazioni le atrocità dei nazisti, questi avrebbero potuto riprendere i loro crimini e la loro ascesa verso il potere. Quando morirà la memoria, si diceva... Ma non è peggio che perdere le tracce di opere che hanno segnato tracce che allora sembravano indelebili."

"Che vuol dire, signor Giacomo?"

"Che a pensarci bene, a ben guardare, tutta la letteratura del mio tempo, tutti quegli autori e quelle opere, sono più vicini a Carla e alla sua generazione che alla nostra... è come se avessimo tradito tutto e soltanto i nostri figli siano stati capaci di riscattarci."

Noi eravamo stati lì in silenzio, a tendere le orecchie e a sentire le voci come pugnalate alle spalle, gli altri immersi in quell'atmosfera irreale in cui eravamo calati. E tutti alla fine avremmo capito che né la morte né la vita sono più grandi di noi, ma solo quel senso di impotenza che ti prende quando hai un tuo caro gravemente ammalato e non puoi fare niente per salvarlo o, forse peggio, quando ti accorgi di cosa sta accadendo intorno a te ma non hai né gli strumenti e né la forza per contrastarlo.

"Comunque mi sembra qualcosa di interessante e coraggioso per questi tempi, anche se a ben guardare è un voler chiudere gli occhi di fronte ad una realtà sconvolta. Mi chiedo a volte se sia giusto parlare dei fatti coi mezzi antiquati o se non sia più rivoluzionario usare quello che il mercato ti offre. E poi, chi credevate che avrebbe letto il tuo pezzo?"

"Lì per lì non ci pensai, d'altronde l'importante a volte è cominciare senza farsi troppe domande. Poi tutto è finito, lui sollevato dall'incarico e i miei pezzi scomparsi dalla rete, forse affogati nella pianadati."

Improvvisamente Giacomo dice che il giorno dopo sarebbe tornata la figlia dopo tanti anni di galera per terrorismo.

"...di fronte a certe cose trovo difficile non giustificare almeno, se non condividere, le scelte di Carla: credo che sia più facile starsene qui seduti e fingere che tutto vada bene."

Sembra quasi che stia parlando di me, degli altri, di tutti noi. Sento come una stilettata al cuore, ma d'altronde che cosa posso fare? Cosa possiamo fare? Cosa avremmo mai potuto fare?

"Ci sono da sostenere iniziative, cambiare modo di vita, dissentire pubblicamente da certe posizioni, ci sono bombe e mitra." Sembra rispondermi.

Certo, ci sono tutte queste cose, ma sono sufficienti?

Sufficienti a cosa? Morte...

...morte...

...quasi una dannazione. E torna l'immagine di Carla a terra, senza lenzuolo a coprirla...

...adesso è ora e devo dormire...

OCCHIO FOTOGRAFICO (7)

Guarda il mare sembra una chiazza d'olio

cosa vuoi pretendere oramai sarà sempre così ce lo possiamo scordare il mare pulito della nostra infanzia

c'erano poche persone ancora sulla spiaggia era la fine di giugno e il tempo inclemente insieme al giorno di lavoro avevano assottigliato i bagnanti

cinquant'anni fa la vita era più semplice disse Marco le donne stavano a casa e non rompevano le palle e l'uomo faceva quel che cazzo voleva

bello lo metterò nel romanzo che sto scrivendo gli risposi e scoppiammo a ridere

bravo ma mettici anche quello che eravamo sconnessi com'era

che noi eravamo sconnessi dalla realtà quindici anni fa e andavamo in campeggio in montagna anziché a Rimini

hai mai visto una che è tornata dalla vacanza a Rimini senza scopare che cosa ci vanno a fare a Rimini sennò mi disse Marco

Certo per la maggior parte

No per tutte

va bene per tutte

ma anche trenta anni fa la vita era più semplice

un mio collega mi racconta sempre che quando conosceva una donna la seconda cosa che le chiedeva era se usciva con lui ma non per andare al cinema o per andare a bere qualcosa be' il novanta per cento delle volte gli rispondevano di sì e lui se le scopava

almeno era chiaro e non correva il rischio di malintesi e comunque con una società come questa non puoi più fidarti di nessuno ma ognuno ha quello che si merita

tutti abbiamo quello che ci meritiamo

una coltre di nubi si stava avvicinando

ce ne andiamo

va bene andiamocene e lasciamo le nuvole a chi rimane

CAMPIONE

Le tribune dell'arena sembrano sul punto di scoppiare. Per questa finale sono stati venduti cinquemila biglietti in più della capienza massima anche se gli organizzatori negano. I botteghini degli scommettitori erano intasati fino a dieci minuti fa. Molti hanno scommesso per Campione, dato tre a uno, mentre Godard, il gallo con i nuovi innesti, è dato alla pari. Certo è che se vincerà Campione sarà una mazzata sia per gli scommettitori regolari che per quelli clandestini che davano Campione addirittura cinque a uno, e questo fatto fa ancor più sospettare di loro per il comportamento scorretto tenuto dagli avversari del vecchio gallo.

Xavier era stranamente tranquillo, troppo, come se la cosa non lo riguardasse. Si è intrattenuto un paio d'ore con la moglie, prima dell'incontro, mano nella mano a sussurrarle non so cosa. L'ultima cosa che mi ha raccomandato è di non fare parola con la moglie dei trapianti subiti. "Si preoccuperebbe troppo". Mi ha detto.

L'ho rassicurato, pregandolo di stare calmo. "Andrà tutto bene, vedrai."

Lui ha scrollato le spalle e sollevato le sopracciglia.

Siamo nell'imminenza dell'incontro, il pubblico rumoreggia nervoso nell'attesa, eccitato dall'evento. Per i francesi, senza dubbio, questo torneo è più affascinante dei campionati nazionali dei galli da combattimento.

Xavier si sta avvicinando alla sua postazione, Campione in braccio come al solito. Lo accarezza, cercando di mantenerlo calmo, gli sussurra qualcosa vicino alla testa, il gallo si muove un po'.

Bolin, il proprietario di Godard, è già in prossimità del quadrato. E' strano vederlo lontano dal terminale, ma, come già sapete, Bolin ha un micro-chip impiantato appena sotto la base cervicale posteriore che lo tiene in contatto con il suo gallo. E questo sarà il futuro di questo sport che ha soppiantato tutti gli altri.

Sarà una gara avvincente, incerta, che infiammerà gli animi dei presenti. Questo è sicuro.

L'arbitro si porta al centro del quadrato: ci siamo.

Il pubblico placa il proprio brusio, per un attimo, e tutti si preparano ad assistere con attenzione, soprattutto coloro che hanno scommesso grosse cifre su uno dei due contendenti.

Xavier è immobile, Campione sembra dondolarsi. Impassibili Bolin e Godard.

L'arbitro fischia l'inizio. Si andrà avanti a oltranza fino a che uno dei due non avrà la meglio sull'altro.

Prime solite schermaglie per prendere le distanze. Godard si tiene lontano, Campione tiene il centro del ring. Campione finta un attacco, Godard si allontana come volesse rinviare lo scontro diretto.

Campione sembra ora attendere per vedere le intenzioni di Godard, ma Godard non sembra intenzionato a prendere l'iniziativa. L'incontro è già in una fase di stallo, non ci è chiaro ancora il comportamento di Godard. Campione ogni tanto tenta un attacco e Godard se la svigna. O vuole attaccare di sorpresa o vuole tentare di sfiancare Campione, senz'altro meno resistente di lui.

Il pubblico comincia a rumoreggiare innervosito dall'attesa, Xavier ora si tiene le mani sulla cuffia isolante.

Mireille Xavier è un paio di file dietro a me, lo sguardo fisso su Campione ma assente. Forse sente l'importanza del momento.

Credo che la tattica di Godard sia chiara oramai: per eliminare il più possibile i rischi, sta cercando di affaticare Campione. Sono più di dieci minuti che continua questo valzer di attacchi, contrattacchi e fughe e Campione non può permetterselo ancora per molto. Il pubblico rumoreggia sempre di più.

Ma ecco, Campione si butta all'attacco, Xavier ha deciso che non è più possibile temporeggiare. Sono di fronte, Campione spinge Godard all'angolo, lo incalza sempre più da vicino, Godard indietreggia disorientato. Ecco, il pubblico grida inferocito, molti si alzano dal proprio posto incitando il proprio beniamino e sono quasi tutti dalla parte di Campione. La gara di Godard ha convinto anche i pochi che erano dalla sua parte.

Improvvisamente Godard reagisce, il becco sul collo di Campione che si ferma un attimo sorpreso. Ma l'arbitro, scandalosamente, non ferma l'incontro. Oramai è un vero corpo a corpo, le zampe dei galli si intrecciano, colpi proibiti e sprizzi di sangue. Dal pubblico urla assordanti. Xavier che batte velocissimo i comandi dalla tastiera. Una zampata raggiunge Godard agli occhi, si ferma, Campione è su di lui, il becco a mo' di pugnale. Godard è a terra, non reagisce. Campione scatenato dalla rabbia è impietoso. Godard è immobile a terra. Campione si ferma. Xavier si alza dalla sua postazione, si tocca il torace, stramazza a terra. Campione è in precario equilibrio, poi stramazza anche lui, ferito o distrutto dalla fatica.

Il pubblico inveisce contro Bolin, qualcuno scavalca la recinzione e corre verso di lui, il servizio d'ordine entra in azione. Mireille Xavier, sempre dietro di me, è immobile, cerea, lo sguardo fisso su Campione. Forse non si è nemmeno accorta di quello che è accaduto al marito.

Campione, in ogni caso, ha vinto: Godard è crollato per primo.

Ma che ne sarà di Xavier?

Quanti pezzi di ricambio

quante meraviglie

quanti articoli di scambio

quante belle figlie da sposar

e quante belle valvole e pistoni

fegati e polmoni

e quante belle biglie a rotolar

e quante belle triglie nel mar

"E come è finita?" chiede il signor Giacomo.

"Com'è finita? Be', Xavier ha avuto un infarto causato dallo stress del combattimento e non sono riusciti a farlo tornare cosciente, Campione non è stato più in grado di combattere e la moglie se n'è andata con il premio del torneo. Le ho detto dei trapianti che aveva subito il marito, le ho detto del cuore che aveva, ma lei sembrava non ascoltarmi. Teneva l'assegno in mano e guardava fissa davanti a sé, poi mi ha detto: Mia figlia ha bisogno di me e di questi soldi. Non posso spenderli adesso che Campione non può più combattere. Devo andare. E si è allontanata. Non l'ho più rivista. Ho lasciato Xavier in terapia intensiva, in coma, con poche speranze."

"E credi che sia colpa di lei?"

"No, non so."

"Forse sarebbe più facile dire che la colpa è degli altri, è di tutti noi. E non solo di quelli che hanno ordito il complotto."

"E' vero, lo so."

"E questi articoli?"

"Allora, ero d'accordo con il mio direttore che glieli avrei mandati tramite rete, poi lui avrebbe valutato come e quando diffonderli. Quando lo sentii per telefono, mi disse che avrebbe inserito tutto alla fine del torneo, per paura che qualcuno potesse censurare il pezzo leggendo la prima parte. Ma io non l'ho più visto, so solo che è stato rimosso dal suo incarico e che i miei pezzi sono spariti."

"Scommetto che non è apparso niente o quasi sul torneo."

"Il solito, un trafiletto. Campione vince il Torneo del Frejus battendo Godard, ma la sua carriera è finita. Clickando sulla notizia, appare un'altra videata che dice che Campione è stato ferito seriamente, ma niente di più. Nessun accenno ai nuovi innesti di Godard, ma probabilmente perché non ha vinto, e niente neppure sul fatto che Campione è stato tartassato per tutto il torneo perché doveva perdere. Il resto è scomparso tutto nel nulla. Tacendo tante piccole verità si è creata una verità fasulla.."

"Ma a chi importa, oggi, ciò che è vero o no?"

"E' vero però che non deve lasciare il suo lavoro, che non deve arrendersi, signor Giacomo?" Provo a chiedere, anche se tutto il discorso m'è parso incomprensibile.

"Be', sei l'ultima persona che può consigliare tuo nipote, Michel. Proprio tu che hai sempre avallato le scelte di chi ci comandava vuoi erigerti a paladino della verità? Fammi il piacere, Michel."

Sento le guance rosse. A volte il signor Giacomo sembra avercela con me.

"Come mai ci hai messo in mezzo una canzone di De André?"

"Credo che sia stata una delle poche canzoni capaci di individuare in che direzione la società di allora si stesse muovendo."

"Sono d'accordo, tant'è che è stato uno dei primi ad esser messo dentro all'inizio della repressione in Italia."

"Già. E' per questo che lo conosco, avendo studiato un po' più a fondo quel periodo."

"Periodo buio, molto..."

"Ma prima o dopo ci siamo passati tutti, magari in forme diverse."

Il signor Giacomo è tanto strano; sento di non poter comprendere neppure Alain. Non riesco neppure a stare dietro alle loro parole.

...Parole...

Le parole hanno riflessi vuoti, quasi come passi lungo un corridoio buio e sconosciuto. E' come se tutto fosse già stato inventato e che tutte le possibili partite di scacchi fossero già state giocate: non avremmo più potuto inventarci niente. Solo il buio di questa notte che non passa mai e di questo sonno che non arriva.

...adesso è ora e devo dormire...

Sento il corpo di Giacomo accanto al mio. Quand'è rientrato? E' mai uscito? E' sveglio. Sento una gran confusione attorno a me, come se un mondo strano e indecifrabile avesse perso i propri confini. La realtà va scivolando verso qualcosa di impalpabile. E' come se potessi vedere tutto da più parti, ma non per questo riesco a capire meglio tutto ciò che mi succede attorno. Quante volte ho spiegato la teoria dei punti di vista? Quante volte ho parlato di James, di Faulkner, di Dos Passos... ed ora è come se stessi vivendo nei loro sogni, a contatto delle loro emozioni.

La realtà! La sento tutto intorno, ma non è così semplice afferrarla.

"Giacomo..."

"Sì."

"Non dormi?"

"No! Penso a Carla... a volte mi chiedo quanto può essere cambiata..."

"Giacomo!??"

"..."

"Che ci succede? Perché stiamo a tormentarci a questo modo?"

"Non lo so, Paola."

"Giacomo, e se domani Carla non arrivasse?"

"Arriverà, arriverà."

Lo sento voltarsi verso di me, Passa il braccio attorno al collo e mi stringe forte a sé, come se volesse farmi coraggio o forse per trovare forza lui per continuare a credere.

"Paola, è come se vivessimo in due universi paralleli. Lo so, è impossibile, ma è così. Non so perché, ma è così. Domani Carla arriverà e mi racconterà ciò che è successo in tutti questi anni. La prigione, la lotta, la solitudine... Non so se arriverà anche per te, forse ti sbagli a dire che è morta, ma sta certa che io ti racconterò tutto. Basta che tu mi creda e che abbia fiducia in me. Potremo tornare come un tempo..."

La realtà mi sembra un animale selvatico appostato dietro qualche nascondiglio, pronto a saltarmi addosso. E' tanto, troppo ormai, che Giacomo non fa più parte della mia realtà.

Lo sento che mi stringe e ho voglia di dirgli sì, sì, sì, SI'.

Ogni cimitero ha un suo aspetto particolare, come se la morte non fosse dovunque uguale. Sono venuto qua fuori, all'esterno, a rischio di tutto quello che c'è e potrebbe succedermi, ma dovevo venire quassù, tra queste tombe. Tutto era iniziato con altre tombe, più letterarie. Quelle di Spoon River.

Only the chemist can tell, and not always the chemist,

What will result from compounding

Fluids or solids.

And who can tell

How men and women will interact

On each other, or what children will result?

There were Benjamin Painter and his wife,

Good in themselves, but evil toward each other:

He oxygen, she hydrogen,

Their son, a devastating fire.

I Trainor, the druggist, a mixer of chemicals,

Killed while making an experiment,

Lived unwedded.

Paola, nella sua libreria, ne teneva una copia vecchia e spaginata. Un regalo di un ragazzo che le piaceva all'università. La sera passeggiavano senza meta fino a tardi e parlavano. In tutto si saranno dati tre o quattro baci. E' rimasto quel libro, tradotto da Fernanda Pivano, una donna che Paola ammirava e che Carla disprezzava.

Soltanto un chimico può dire, e non sempre,

che cosa uscirà dalla combinazione

di fluidi o di solidi.

E chi può dire

come uomini e donne reagiranno

tra loro, e quali bambini nasceranno?

C'erano Benjamin Painter e sua moglie,

buoni in se stessi, ma cattivi l'un l'altro:

ossigeno lui, lei idrogeno,

il figlio un fuoco devastatore.

Io, Trainor, il farmacista, mescolatore di elementi chimici,

morto mentre facevo un esperimento

vissi senza sposarmi.

Com'è possibile portare avanti tutto questo?

Lo so, tu non puoi rispondermi, non sai risapondermi. Il tuo gallo t'ha distrutto anche se sono riuscito a recuperarti all'ultimo minuto. Ed ora sei qui, come un vecchio caddie che mi viene dietro portandomi gli strumenti di questo stupido gioco legato alle parole.

Raccontare un gesto. Raccontare un sogno.

Raccontare le parole di tutti i giorni, le mille parole dette una dopo l'altra, una sull'altra, una con l'altra. Raccontare un gesto come fosse un sogno.

E John Milton disse, "Al di sopra del fumo e dell'agitazione di questa chiazza scura che gli uomini chiamano Terra."

E Orazio disse, "Partoriranno le montagne, nascerà uno stupido topo."

E Adolf Hitler disse "La massa principale di una nazione... cadrà vittima più facilmente di una bugia grossa che di una piccola."

E Hegel disse "Quello che ci insegnano l'esperienza e la storia è questo: che la gente e i governi non hanno imparato niente dalla storia né agiscono in base a principii dedotti da essa."

E Elvétius disse, "L'educazione ci rende quello che siamo."

E Thomas Hardy disse "Il mio argomento è che la guerra rende scoppiettante la buona storia mentre la pace si legge con noia."

E George Savile, marchese di Halifax disse, "Il modo migliore per supporre cosa potrà accadere è di ricordarsi ciò che è accaduto."

E Ulysses S. Grant disse, "Che sia fatta la pace."

E Johann Wolfgang von Goethe disse, "Non conosco me stesso e Dio mi vieta di farlo."

E W.S. Gilbert disse, "L'uomo è l'unico errore della Natura!"

E Galileo Galilei disse, "Eppur si muove."

E J.K. Galbraith disse, "Nella società affluente non si può fare alcuna distinzione utile tra i lussi e le necessità."

E Federico Garcìa Lorca disse, "Vederti nuda è ricordarsi della Terra."

E Benjamin Franklin disse, "L'uomo è un animale che realizza degli attrezzi."

E Federico il Grande disse, "Avvoltoi! vivrete per sempre?"

E Robert Frost disse, "La poesia è quello che si perde nella traduzione."

E Edward M. Forster disse, "Gli scrittori creativi sono sempre più grandi delle cause che rappresentano."

E l'imperatore Ferdinando I disse, "Sia fatta giustizia, anche se dovesse perire il mondo."

E Ludwig Feuerbach disse, "L'Uomo è ciò che mangia."

Ed Henri Estenne disse, "Se la gioventù sapesse, se la vecchiaia potesse."

E Ralph Waldo Emerson disse, "Non c'è una vera storia, solo della biografia."

Ed Elisabetta I disse, "Vi abbasserò della testa."

E T.S.Eliot disse, "L'orologio s'è fermato nel buio."

E Albert Einstein disse, "Dio non gioca a dadi."

E Thomas Alva Edison disse, "Il genio è uno per cento ispirazione e novantanove per cento sudorazione."

Parole, parole... mille voci. Ascoltare le voci di tutti i giorni, le mille voci che si intrecciano, una dopo l'altra, una sull'altra, una con l'altra. Le mille parole di tanta gente che forse non s'è mai incontrata e che parlava lingue diverse. Parole, parole, parole... e il tempo l'ha messe assieme e posso usarle, possiamo usarle.

Raccontare un'intonazione come fosse un sogno, e intanto le parole si prendono beffa di te, come succedeva al povero Benjy che amava la sorella Caddy che era fuggita di casa e se ne andava sempre alla siepe che confinava col campo da golf perché sentiva i giocatori che chiamavano il caddie per farsi dare le mazze. Benjy collegava il suono delle parole a quello che conosceva. E io cosa conosco? Forse tu potresti dirmelo, o forse è troppo difficile capirlo.

E Alain ha raccontato la sua storia (la tua storia, Xavier) e ha raccontato la Storia come la vedeva lui, come avrebbe voluto o temuto che fosse stata. Azioni e avvenimenti immaginari che avrebbero potuto creare un mondo diverso da quello che ci siamo meritati. Ma ognuno di noi ha in serbo una storia (una Storia) che è solo sua, che esiste solo nella sua testa e nei suoi sogni. Il ripetersi lento di alcuni gesti che lasciano tracce e ombre che sono diverse per ognuno di noi. Anch'io ho una mia storia e con essa non riesco a cancellare quella di Alain o quella di Giacomo o degli altri nella piccola sala da gioco, persi tra pedine dalle forme mitiche. Non riesco neppure a cancellare la tua, sconfitto dal tuo Campione eppure vivo mentre tutti ti piangono morto. Ma tutti siamo costretti a rifugiarci qua, all'interno, per difenderci dai mostri che abbiamo creato e questa è la storia vera, quella che ci siamo meritati.

Un circolo affollato e ognuno di noi pensa alla mossa da fare. Il tempo passa, la storia passa e intanto il silenzio assordante del ronzio inutile che è la nostra vita ci distrugge.

E Alain ha parlato con Giacomo, con quel Giacomo che non ha mai incontrato anche se lui è stato l'amante di Carla e avrebbero potuto uccidere qualcuno insieme, combattendo contro le parole e contro i sogni. Ma Alain e Carla s'erano incontrati tanti anni prima della militanza attiva e le loro lotte erano state dei semplici giochi verbali. Rivoluzioni scoppiate in qualche vicolo, al buio, rubando un po' di tempo ai baci.

E Alain ha raccontato la tua storia a Giacomo ma neppure lui la conosceva. Parole.

Raccontare un gesto come fosse un sogno e la versione di Alain non è poi così impossibile, in fondo non è difficile guardarsi indietro ed immaginare un percorso diverso che sia pur sempre credibile.

Ma come è possibile controllare i mille gesti che ricorrono ogni attimo?

Riesco ora a controllare meglio i dati, una valanga che devo continuamente evitare e allo stesso tempo usare, ma sono ancora troppe le variabili. Troppe le voci.

Ho bisogno di un metodo, e Dos Passos è stato un tentativo ma non va, non migliora le cose. Senza modelli devo inventare, e inventare richiede energia.

Com'è possibile portare avanti tutto questo? Riesco ora a governare i dati abbastanza bene, ma la vita mi appare sempre più come un insieme di alternative, tutte realizzabili, tutte possibili e tutte che si sommano le une alle altre. Devi fare delle scelte, ma non sai mai se sono quelle giuste.

Sono tornato quassù, tra queste tombe, di fronte alla piccola tomba della vecchia di casa Posson e di suo marito. Sono morti da tanto tempo, un incidente automobilistico il giorno dopo che arrivarono dall'Italia, il giorno dopo che l'incontrai e mi chiese dove fosse casa Posson. Tutti forse li hanno dimenticati e Carla forse è marcita in qualche prigione italiana.

Sono venuto quassù più che altro in cerca di dati, perché mi accorgo sempre di più quanto sia difficile ricreare la realtà. Un tempo gli scrittori dicevano che il comportamento umano rispondeva a delle leggi precise, mi sto accorgendo che non è così, ognuno si comporta secondo delle scelte possibili, e non tutti facciamo le stesse scelte.

Siamo tutti soli quaggiù.

Guardo la tomba della vecchia di casa Posson, una lapide sgretolata e segnata dalle intemperie e da questa aria che ci uccide. Ci siamo distrutti un futuro migliore, ma forse non lo meritavamo e non lo meritava neppure chi ci ha creato. Forse questo è l'unico futuro che ci meritavamo, né il migliore né il peggiore.

Siamo tutti soli quaggiù, anche se i nostri gesti, i nostri sogni, le nostre parole si accavallano furiosamente e si distruggono in un assordante rumore di fondo. Siamo drammaticamente soli, o forse sono io che riesco a seguire solo una pista per volta.

E il rumore, il rumore, il rumore...

A1

Come sempre, quando qualcosa mi pesa dentro, vengo qui a sedermi e sto col viso attaccato alla vetrata. Il prato ha una sfumatura triste di giallo e l'acqua dello stagno sembra fremere per il gelo; mi siedo sulla cassettiera col viso che sfiora i vetri. Sento il freddo che penetra nella stanza, ma non è una sensazione sgradevole, più che altro è un'emozione. Ogni volta, in fondo, ripeto gli stessi gesti e rigiro i soliti pensieri e in quest'abitudine, forse, ritrovo un po' di calma.

Sento il fuoco che arde nel camino e con la coda dell'occhio vedo le fiamme che lentamente si vanno spegnendo. Quanto tempo è che abito questa casa? Tanto. Ricordo quando sono venuta qua. La tristezza che pesava nel cuore. Era angoscia più che altro... e rivedevo Carla a terra, in una posizione innaturale ... e tanto sangue,... e altri corpi coperti da lenzuola bianche, il suo no, quasi per sfregio, quasi a mettere a fuoco una denuncia maggiore. Che era successo a Giacomo in quel momento? Non lo so, so solo che l'ho trovato la mattina dopo morto, forse ucciso da un infarto. Sicuramente ucciso dal suo silenzio. Il mio silenzio invece è bastato a conservarmi, il silenzio e la solitudine.

Siamo tutti soli quaggiù.