"…sogni, nella trama, i cui confini col reale sono talmente labili che non si capisce dove finisca l’uno e cominci l’altro. (dal commento a "L’artiglio del conciliatore")

"Ha proposito di questa nebulosità che si respira in tutta l’opera, qui ci sono un paio di chiarimenti; l’autore, dopo aver raccontato un bel po’ di accadimenti come abbiamo detto davvero incredibili, sembra rendersi forse conto di avere un pochino esagerato, e si rivolge così al lettore: "Se voi che forse un giorno leggerete queste parole avete conservato un minimo di rispetto per me, nonostante le follie che ho appena narrato, ora perderete anche quello…" ("Urth del nuovo sole").

"Ma, già, qua, il lettore si trova in un altrove decisamente tale, senza che gli sia stato possibile capire quando, ciò sia avvenuto; importantissimo.

L’essere sfumata, della narrativa di Wolfe, trova qui una delle sue migliori esplicazioni, quell’indeterminazione, sfuggevolezza del confine che separa la realtà dalla fantasia, il sogno dalla veglia, non poteva che trovare un suo naturale sbocco in un simile romanzo. (dal commento a "Il castello fantasma")