A questo proposito penso importanti le considerazioni che ho fatto a riguardo del ciclo del Nuovo Sole: "…mi pare che la cosa che emerga sia questo desiderio di oblio, la possibilità di raggiungere il limite oltre il quale l’impossibilità di non ricordare sia, per poter essere; dire, e pensare (sperimentare), molto (troppo), di talmente favoloso da poter oltrepassare il limite, da levarsene la voglia per sempre. (…"una cosa che, forse, può essere illuminante sul senso che il Nostro ha voluto veicolare con tutto questo dire di avvenimenti incredibili: "…se fossi stato un appassionato di enigmi e misteri (e non lo ero) lì ce n’erano da levarsene la voglia per sempre." (pag. 332-la sottolineatura è mia; da "Urth del nuovo sole")

"A cosa mi serve il dono della parola se non a far sì che io maledica me stesso? Buona madre di tutte le bestie, levamelo. Vorrei tornare ad essere quello che ero e gridare senza parole fra le colline. La ragione stessa dimostra che il raziocinio non può apportare che dolore…come sarebbe più conveniente dimenticare ed essere felici!" ("L'artiglio del conciliatore", la sottolineatura è mia).

E la risposta del Nostro al dilemma dell’Uomo, fra ragione sentimento, stà forse proprio in quello scambiarsi di posto fra la ragione e l’immaginazione ("…un giorno, magari a causa di un colpo in testa, o magari senza alcun motivo determinato, la mia ragione e la mia immaginazione si scambieranno di posto…proprio come due amici che tutti i giorni vanno a sedersi sulla stessa panchina in un giardino pubblico, ed un giorno decidono di scambiarsi di posto, giusto per amor di novità." (che potrebbe voler dire di una modalità di risolvere il dilemma ragione/sentimento; una modalità soft, per così dire, e che, quindi, potrebbe voler dire dello scrivere stesso; e che ricorda il clone protagonista di "La quinta testa di cerbero", che si sedeva su di una panchina in giardino pubblico con la sua spasimante, e, quindi, la contrapposizione, invece, apollineo/dionisiaco, uomo/donna; ma non saprei.) (da "La spada del littore"). Lo scrivere come mezzo per far giungere gli altri a quel punto, e, quindi, darsi, per rendersi, come abbiamo visto, immortali."

La memoria sentita come maledizione, come qualcosa che non fa vivere bene, un intralcio che aggancia al passato in maniera da non riuscire a stare nel presente: E che, ciò, abbia a che fare con il ricordare forte del nostro penso sia indubitabile: "…la tua condizione è particolarmente invidiabile." (pagg.69-70); e, in particolare sul sogno, che abbiamo visto essere ciò che il Nostro ricorda: "…sebbene i sogni che ricordavo vagamente fossero scomparsi, nulla li aveva sostituiti." (pag. 31); "…cercherò di dormire. E di fare un sonno senza sogni, spero. Privo di orrori." (pag. 51), da "Il soldato nella nebbia").

"Sarebbe cosa assai singolare se un uomo riuscisse a rammentare soltanto i suoi sogni…", ("Il soldato dell’aretè").

E quel "…passaggio, nel quale penso sia riposto il senso dell’opera, per quanto rimanga indubbiamente oscuro: "Se il nuovo deve nascere, il vecchio va spazzato via." (pag. 280), nel quale penso si esprima il desiderio di oblio, cancellazione, di colui che troppo ricorda; i sogni" (dal commento a "Urth del nuovo sole").

Difficoltà a stare nel presente che rende difficili i rapporti con le donne: "…il danno che una memoria iperattiva può comportare alla Donna: "…vogliono che dimentichiamo." (pag. 47). (da commento a "Il soldato della nebbia").

A proposito di ciò, ricordate quella Gigantessa che, in "Urth del Nuovo Sole" riassumeva dimensioni normali?: "…ormai tu sai troppe cose di me per lasciarti imbrogliare così, e inoltre non meriti d’essere imbrogliato. È più conveniente se ora siamo di dimensioni compatibili"….la gigantessa alata…scomparve come una fiamma che si spegne." (pagg. 161-2-3), questo particolarmente significativo, in quanto, finalmente, pare che questa figura ossessiva ed incombente riesca ad assumere dei connotati umani, di qualcuno col quale poter rapportarsi.