"Qualcosa stava tambureggiando bam bam bam fra le colline dietro la casetta…Cercò di vedere cosa fosse ma erano ricoperte da una fitta nebbia…-Cos’è quel rumore?-domandò all’uomo di rame.

-Quella è la gigantessa-rispose lui-Non…riesci…a…vederla? …la nebbia si stava sollevando. Parte di essa però non si muoveva: non era nebbia, sembrava piuttosto una montagna. Ma quando si mosse non fu più una montagna, bensì un’immensa donna vestita di foschia, alta il doppio delle colline fra cui stava in piedi. Impugnava una scopa, e…un grosso topo grosso come la motrice di un treno sbucò da una caverna in una delle alture. Bam fu il rumore che fece la scopa della gigantessa; ma il topo la evitò infilandosi in un’altra caverna….La donna era sua madre, ma lui capì che non poteva riconoscerlo…che in qualche modo la nebbia e la necessità di schiacciare il topo la seperavano da lui." ("Il miracolo nei tuoi occhi").

"Già in "L’ombra del torturatore" erano a più riprese apparse, in varie circostanze e in diversi ruoli, ma qui le si evidenziano notevolmente; ad un certo punto, quando il protagonista stà precipitando in un qualche, dei vari, abissi psichici nei quali, di volta in volta, cade, ecco: "Le gigantesse levarono braccia simili a tronchi di sicomori e ogni dito terminava in un artiglio amaranto. Improvvisamente, io che fino ad allora ero stato cieco, capii per quale motivo Abaia mi avesse mandato quel sogno e avesse cercato di arruolarmi nella grande, finale guerra di Urth.".

E, in altro punto, in uno dei tanti sogni (ancora) raccontati: "…mi trasformai…nella figura infantile che avevo visto in fondo al mare. Le donne gigantesche, lo avvertivo, non erano molto lontane. La mazza si avventò.", in cui l’ultima frase può ricordare, e forse avere qualche attinenza significativa, con la scopa della gigantessa del racconto.

Verso la fine, poi, in un capitolo particolarmente surreale, in un ripetersi, quasi, di una situazione drammatica vista all’inizio del primo, leggiamo: "Attraverso l’acqua un volto mi stava guardando, il volto di una donna che avrebbe potuto sollevare Baldanders come un giocattolo. I suoi occhi erano color porpora, la bocca aveva labbra carnose, di un cremisi tanto scuro che dapprima pensai che non fossero neppure labbra. In mezzo a esse stava un esercito di denti aguzzi: i tentacoli verdi che le contornavano il volto erano capelli fluttuanti." (dal commento a "L’artiglio del conciliatore")

"Sieur, un altro gigante –Un altro gigante?…Una donna, Autarca! Una donna nuda!… Il corpo di guardia sta scortando qui la gigantessa in questione…La sua carne sembrava una massa così molle da potersi staccare dalle ossa per il suo stesso peso. Aveva mammelle grosse come barili, pendule e deformate senza il sostegno dell’acqua (la gigantessa in questione è un’ondina, creatura d’acqua, n.d.a.). Io fui certo che nessuno sarebbe mai riuscito a trasportarla nel fiume, e che se fosse morta lì nell’Hypogeum Amaranthine sarebbero occorsi cento uomini per smembrare il suo corpo e altri cento per scavare la fossa in cui seppellerlo.", nel finale, quando il Nuovo Sole ha già cominciato a distruggere Urth; e "…vidi l’ondina poderosa come un kraken e grande quanto un vascello passare rapida alla superficie e sparire via fra turbini di luce dorata.", quando ormai la distruzione è avvenuta. ("Urth del nuovo sole")