Arthur J. Cochran




  

Nato il 14/08/1976, Arthur J. Cochran vive e lavora ai confini della realtà, o almeno così dice lui. Di per sé non si ritiene la parodia di vecchia cinematografia di serie Z, né tanto meno neofita dello scibile, ma bensì uno scrittore che si affaccia al mondo emergendo da uno suo, tutto singolare e paranoico.

Arthur J. Cochran ricorda il suo passato sorridendo e fa notare che i suoi esordi letterari sono da datare già nella seconda infanzia. Ricorda con affetto le vergate d’inchiostro su quinterni a righe, prima ancora della possenza del mezzo meccanico ed elettronico. All’età di otto anni aveva collezionato quattro racconti, non più lunghi di due cartelle ciascuno, dove la spiccata esigenza di narrare di cose fantastiche era insita ed impossibile da debellare. Racconti irrecuperabili e senza titolo, purtroppo, dei quali l’autore rammenta soltanto alcuni frammenti..

Non prima dei dieci anni l’idea di cimentarsi con il "romanzo" spingeva, tanto che i suoi genitori dovettero acquistare una macchina per scrivere ,che ancora oggi conserva, e su cui martellò per parecchi anni. All’età di quattordici, l’idea di cercare un editore si fece avanti senza pregiudizi ed il ns. autore comincia ad inviare la sua pur esile e mal strutturata produzione letteraria. Semplice e disincantata è la prosa. Ma il desiderio di essere pubblicati non è tanto marcato quanto dovrebbe, quindi demorde e ritorna a scrivere e soprattutto a leggere nel buio della sua cripta. Divoratore di romanzi, racconti, saggi e quant’altro sia carta stampata e poi anche solo pagine web, Cochran rimedia qualche plauso da alcuni critici e partecipa ad alcuni concorsi senza squilli di trombe o celebrazioni storiche. In sordina continua il suo lavoro e medita, medita tra una lettura e l’altra. Invia alcuni racconti alle poche riviste italiane e rimane nell’ombra, sino a quando terminato un romanzo pulp che finisce con il disconoscere, decide di abdicare e di cessare ogni velleità letteraria. Si considera un fallimento e nell’arco di tre anni ciò che riesce a produrre è un solo racconto: "Sopravvissuti". Notazione importante: il primo racconto ufficiale di Cochran è invece "il verdetto" che in primis compare sulle pagine oramai ingiallite del giornale del liceo che lo scrittore frequentò. Possiamo affermare senza temere smentite, che il periodo di transito più che un vero e proprio blocco dello scrittore fu una debacle, in seguito all’impossibilità di trovare mordenti per tornare a scrivere. Ma quando tutto sembrava essere tramontato, il richiamo e l’istinto sono un’alchimia immortale, lo sappiamo bene noialtri, e così Cochran ritorna alla scrittura creativa con l’unico obiettivo di scrivere vivendola intensamente. Sei romanzi in cantiere, due sulla buona strada e almeno cinquanta racconti che l’autore di tanto in tanto si sofferma a correggere e modificare. Vi sono periodi in cui riesce a scrivere con celerità e franchezza e questi periodi si alternano ad altri dove non può, perché impossibilitato da forze maggiori alquanto imperscrutabili.

L’autore generalmente si inoltra nei territori insidiosi della fantasia dove albergano storie di creature e situazioni allucinanti, dove il futuro è scevro di ambizioni e le paure insite in noi percolano da ogni dove. Ritorna indietro arrancando su sentieri sconnessi. Predilige scrivere e narrare di fantascienza ed horror, anche se non disdegna altri topos sui generis. Perché sf e horror in primis? Non ha mai trovato una risposta plausibile. Scrive ciò di cui non sa ma da cui è attratto.

Sembra che alcuni personaggi siano interessati a farlo conoscere e c’è chi follemente adombra produzioni cartacee nazionali e non. L’autore plaude ed al contempo prosegue a produrre. On line vi sono alcuni esempi del suo squilibrio:

News?

Al di là dei racconti da terminare, oltre a quelli da rivedere, e che dire di quelli da partorire! Cochran lavora incessantemente a nuove e mirabolanti idee tra cui la stesura di un romanzo di science fiction che porta avanti da anni ed altri canovacci che spaziano dall’horror classico a contaminazioni sf, thriller fantapolitici e fantasy per finire al pulp noir.

Cos’altro dire?

 


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