Giuseppe Iannozzi


PREMESSA

Gli scrittori di fantascienza sono “figli di nessuno” ed è questo il motivo precipuo per cui la SF è in crisi… da sempre! Ecco perché…


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DALLA FANTARELIGIONE ALLA POLITICA NELLA SF E UN ACCENNO SULL’AVANTPOP

 

Vuole la leggenda che il giovanissimo James Morrow già all’età di sette anni abbia incominciato a scrivere dettando le sue storie alla madre dattilografa: se questa sia da inquadrare come leggenda o meno poco importa, rimane il fatto inconfutabile che James Morrow è oggi sicuramente uno dei migliori scrittori di SF americana. Par poca cosa rientrare nella schiera di quegli scrittori che veramente oggi valgono ed hanno qualcosa da dire all’umanità: per rimanere immortali nella storia bisogna esser prima di tutto degli artisti e James Morrow è un artista completo e nessuno, o quasi,  nega che questa sia la regola per l’immortalità artistica; tuttavia va precisato che oltre ai grandi pregi come narratore, James Morrow è un uomo che ha coraggio, un artista che ha delle idee in cui egli crede veramente, artista che non ha paura a mettere nero su bianco i suoi ideali e propugnarli. Avvenire, dedicando alcune brevi quanto sintetiche note di lettura dedicate a “L’ultimo viaggio di Dio”  ha così detto: “Un’impresa paradossale, terribile, eppure a dispetto delle apparenze non blasfema.”. Già solo il titolo per un romanzo così  forte, oggi, in una America protestante ma non per questo meno bigotta, avrà fatto indignare non pochi ambienti religiosi; e non c’è dubbio che la cerchia più fondamentalista abbia mosso contro Morrow non poche accuse di blasfemia.

James Morrow

James Morrow, nato a Philadelphia nel 1947, come tanti giovani ha iniziato a scrivere quasi per gioco accorgendosi poi durante l’età della maturità che la sua vera vocazione era la SF: aveva visto giusto, tant’è che ha vinto il prestigioso premio Nebula con “Il ribelle di Veritas”  nonché il Word Fantasy Award.  Con “Il ribelle di Veritas” James Morrow ipotizzava una società dittatoriale dove sin da giovani, all’età di dieci anni, si subisce il processo di condizionamento, ovvero l’impossibilità per l’individuo di dire alcuna menzogna; in una società siffatta non c’è posto per la fantasia così come per l’umanità: l’uomo è più simile ad una macchina che non ad un essere creato dalla volontà divina. Ma la città di Veritas nasconde anche la città di Satirev, una società underground che è tutto l’opposto della freddezza sciorinata in superficie da Veritas; e Satirev è abitata dai ribelli, coloro che sono riusciti a liberarsi dal condizionamento loro imposto per tornare ad avere emozioni, lagrime, per tornare ad essere degli esseri umani in grado di sentire dolore e quindi piangere. Il ribelle di Veritas a Satirev riuscirà finalmente ad accettare l’idea che la vita è soprattutto immaginazione e menzogna ma non per questo è da disprezzarsi, anzi è assai più meritevole di essere vissuta fino all’ultimo anelito di vita e nel piacere e nel dolore. 

La menzogna se pronunciata a scopo terapeutico con delicatezza poetica, quindi vitale, può alleggerire le colpe più profonde dell’animo umano, questa la verità propugnata da Morrow.

“L’ultimo viaggio di Dio” non è prova minore rispetto alle inquietanti atmosfere del regime dittatoriale immaginato in Veritas, tant’è che Corrado Augias ha detto di questo scritto che “potremmo definirlo il primo romanzo di fantareligione… feroce, pietoso, ricco di imprevisti e di ironia.” Come per il “Il ribelle di Veritas”, anche ne “L’ultimo viaggio di Dio” James Morrow adotta una ironia superba che nulla ha da invidiare al più provetto J. Swift; si è detto che potrebbe trattarsi del primo romanzo di fantareligione, anche se ad onor del vero altri prima di lui hanno tentato la strada della fantareligione. Ad ogni qual modo rimane è indiscutibile il fatto che trattasi del primo vero romanzo di fantareligione (ma anche fantafilosofia) realmente moderno e attuale scritto guardando agli attuali problemi politici, sociali, filosofici e, ovviamente, religiosi. In un contesto fantareligioso, che fa però parte della letteratura classica, va almeno ricordato il sublime romanzo “I sotterranei del Vaticano” dell’autore francese André Gide, premio nobel nel 1947: Gidè tramite un profondo lavoro di autoanalisi mette a nudo l’ipocrisia cristiana-borghese senza mezzi termini e proprio con “I sotterranei del Vaticano”, opera ironica e giustamente crudele, immagina una sorta di task-force che va a liberare il Papa dalla sua prigione nelle segrete del Vaticano. Al tempo, il romanzo non poté non attirare le astiose critiche degli ambienti benpensanti; ma Gide era un uomo tutto d’un pezzo, almeno nella vita dei salotti letterari, (…perché nella vita privata, occorre riconoscere che fu mortificato non poco per le sue attitudini sessuali, mortificazioni che non fu in grado di controbattere – è dunque vero che l’artista e l’uomo nella vita privata non sono di pari forza combattiva?!), non si lasciò intimidire per nulla dai suoi detrattori e continuò a combattere contro l’ipocrisia dilagante in Europa. Oggi, André Gide, rimane un grande nella storia della letteratura francese e mondiale; e James Morrow con “L’ultimo viaggio di Dio” affronta con ironia un tema delicato quanto pericoloso come la morte di Dio e non si tira indietro, un coraggio questo che pochi uomini hanno avuto ed hanno. Dio è morto, (lo cantava già negli anni Sessanta Francesco Guccini, un testo che negli anni della contestazione non mancò di attirare critiche a iosa e che oggi non si può non considerare autentica poesia), ma il problema più grande, oltre alle implicazioni teologiche, rimane quello pratico: il  cadavere del Creatore è lungo almeno tre chilometri ed è precipitato al largo delle coste africane. La superpetroliera Carpco Valparaiso comandata dal capitano Anthony van Horne è stata insignita del compito di prelevare il cadavere di Dio e trascinarlo fino ai ghiacci dell’Artico dove alcune schiere angeliche hanno approntato la tomba che accoglierà il Creatore, una tomba di tutto rispetto. Il viaggio, ovviamente, com’è facile immaginare non sarà nulla affatto facile, perché troppi interessi ruotano intorno a un cadavere di tale importanza: organizzazioni atee, illuministe e il Vaticano stesso (ovviamente!) tenteranno di metter il bastone fra le ruote al capitano Anthony van Horne.

Thea Von Harbou

  

Ma prima di James Morrow, quasi contemporaneamente ad André Gide, Thea Von Harbou scriveva fantareligione: l’autrice è oggi conosciuta da pochi amanti della SF ed è un vero peccato, infatti basti pensare che già nel 1912, Thea, moglie del più famoso regista Fritz Lang, aveva dato alle stampe un piccolo capolavoro della SF moderna, ovvero "Metropolis". Il romanzo, per quanto breve, venne utilizzato più avanti da Fritz Lang per dar vita ad una pellicola immortale, "Metropolis". “Metropolis” è un romanzo tutt’oggi valido che va oltre la fantascienza: oserei dire che è un classico della letteratura, un classico che la critica moderna ancor oggi non vuol che saperne di inquadrarlo come tale. Metropolis è un doppio capolavoro, infatti è anche una pellicola cinematografica; tuttavia occorre precisare che la sceneggiatura del film, sempre curata dalla moglie di F. Lang oltre 15 anni dopo la pubblicazione di "Metropolis", differisce su molti punti rispetto al romanzo pubblicato. Comunque sia, "Metropolis" fece storia e come romanzo di SF e come pellicola. Oggi purtroppo ci si ricorda solo di F. Lang e poco o nulla di Thea Von Harbou. Questo oblio forse non è casuale, infatti negli anni Venti, Thea Von Harbou produce solo più qualche racconto assai mediocre di impronta socio-politica, poi  con l'ascesa di Hitler al potere finisce con il condividerne le idee. E la critica di ieri l’abbandonò così come il pubblico. E la critica di oggi non ha intenzione di riabilitarne il nome almeno per quella parte della sua vita che fu una vera scrittrice. Ovviamente Fritz Lang disgustato quanto schifato dal terribile voltafaccia della moglie finì  con il divorziare dalla moglie. 

 

Tornando a parlare di cinematografia, la censura di Hitler fu terribile con Fritz Lang: il regista non accettò mai il regime hitleriano e fu costretto riparare in America. Ritornando a “Metropolis” e analizzandone la trama non si può non ammettere che trattasi di un ottimo esempio di fantareligione: in una megalopoli del futuro, uno scienziato crea una donna robot che, sotto le sembianze di una giovane amata dal figlio del Signore di Metropolis, invita i cittadini alla rivolta, alla totale distruzione delle macchine che governano il sistema sociale della megalopoli; la tensione lievita e gli animi diventano sempre più concitati negli ambienti lavorativi e nelle strade, e la rivolta inizia sotto l'incitamento del canto della donna-robot, mentre il Signore di Metropolis non può far altro che soccombere al volere della massa. Il figlio del Signore di Metropolis con la sua compagna si apprestano a riedificare la città, una città migliore sotto l'egida di Dio e della Vergine Maria. Se Thea Von Harbou ha saputo integrare religione, scienza, politica in un perfetto affresco fantascientifico dove la "cristianità" è il valore assoluto, la base per edificare una società migliore, James Morrow con "L'ultimo viaggio di Dio", quasi ottanta anni dopo, ha invece propugnato la morte di Dio; J. Morrow nel suo romanzo non asserisce, almeno apparentemente, se Dio sia una cosa buona o cattiva per l'umanità, piuttosto si limita ad evidenziare che è morto e che il suo corpo necessita di una degna sepoltura; e il fatto che Dio abbia un corpo da seppellire, se uno sa leggere tra le righe, spiega non poche cose circa l'idea che Morrow ha della religione, non necessariamente cristiana. Per James Morrow, Dio è Dio anche se non si è di confessione cattolica (o cristiana). Nel romanzo di Morrow, oltre il sarcasmo, è impossibile non notare i riflessi di una filosofia esistenzialista, quella di Albert Camus e Boris Vain per esser precisi. Woody Allen in "Saperla lunga" diceva in un racconto falsamente hard-boiled che chiunque avesse ucciso Dio, sicuramente doveva essere un esistenzialista, ovvero un dilettante: W. Allen ha poi ampliato questo concetto negli anni Settanta con la sua ironia mordace che ormai tutti noi conosciamo.

La fantareligione, oggi, è un tema assai scottante: gli X-Files, nella loro ingenuità, ci hanno abituato a considerarla quasi con rispetto, eppure sono stati scritti da personaggi illustri e sconosciuti (o quasi) non pochi saggi intelligenti su Dio e sulla Religione, ma nessuno ha saputo spiegare con reale efficacia la natura di Dio e la sua esistenza. La fantascienza ha cercato di spiegare DIO, qualche volta con risultati quasi nobili, tuttavia non ha saputo (e non saprà) fornire risposte sicure su Dio, almeno per ora. “La Bibbia dei poveri”, una raccolta di leggende, racconti, storie del popolo, evidenzia come Dio esista in ogni cosa umana, eppure la fede da sola non può bastare allo scienziato così come non è sufficiente al semplice uomo borghese per comprendere chi siamo, cosa facciamo, da dove veniamo… e dove andremo. Tirando le somme, la letteratura attingerà ancora non pochi motivi artistici ed espressivi dalla religione per tradurla in arte: che la religione sia “Arte”, un artificio in mano all’uomo per tentare di spiegare l’umana natura e nulla di più? La menzogna è stata la base dell’Arte ieri come oggi e forte è il sospetto che la religione sia esclusivamente un artificio umano utile solo a mettere le catene a quanti nutrono una sincera fede in un QUALCOSA DI PIU’ oltre la MORTALITA’ del vivere: insomma, la religione non sarebbe poi tanto diversa dalla politica, anzi, in molti casi entrambe si identificano nella stessa cosa: il Potere. Il Potere è in mano a quanti sanno sfruttare la fede sia questa religiosa o politica. E l’Arte è potere, purtroppo.

Lester Del Rey

Lester Del Rey con "L'Undicesimo comandamento", quindi molto prima di James Morrow, nel sessantadue dà corpo ad uno dei più interessanti e vitali libri di fantareligione che ancor oggi non manca di suscitare interesse. Il romanzo di Del Rey esce in un momento storico critico quando la guerra fredda era una minaccia reale (non che oggi non lo sia, anzi!); a tale proposito non bisogna dimenticare gli accadimenti di Cuba, personaggi come Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara e Nikita S. Krusciov, insomma sarebbe bastato assai poco perché America e URRS scatenassero la prima guerra atomica. E Lester Del Ray prendendo spunto dalla crescente paura dilagante negli anni Sessanta di una guerra atomica scrive forse il suo capolavoro: "The eleventh commandment".

Lester Del Rey, il cui vero nome è Ramon Felipe San Juan Mario Silvio Enrico Smith Sierra y Alvarez del Rey y de los Uerdes, nacque in California nel 1915: figlio di un operaio, ricevette una educazione discontinua e prima di maturare la sua vena artistica come scrittore, come tanti americani non disprezzò di fare i più disparati ed infimi mestieri per sopravvivere. Tuttavia la sua attenzione nei confronti della fantascienza iniziò ben presto intorno agli anni  Trenta; il suo primo racconto "The Faithful" risale al 1938 e fu pubblicato da Astounding SF e sempre nel '38 pubblicò "Helen O'Loy", la romantica storia d'amore fra un donna-robot e un uomo.. Nel 1942 pubblicò "Nerves", una storia che ancor oggi fa venir la pelle d'oca: già nel '42 Del Rey immaginava cosa sarebbe potuto accadere se una centrale nucleare fosse scoppiata in un centro urbano... una paura quella di Lester del Rey che nell'aprile del 1986 diventò tristemente realtà a Cernobyl, Cernobyl che oggi viene detta sicura ma che ha prodotto mostri genetici e infinite paure, Cernobyl, una verità ancora non spiegata e che forse mai sapremo. Del Rey scrisse anche un'altra grande opera di fantasociologia: "For I Am a Jealous People", un romanzo dove l'umanità insorge contro un Dio che si schiera dalla parte degli Alieni che intendono invadere la Terra, romanzo che è a tutt'oggi un esempio mirabile di fantareligione. Del Rey scrive con maestria consumata senza paranoie dickiane; l'ambiguità del romanzo nasce dal fatto che si presta a diverse interpretazioni, pur essendo un violento attacco contro la Chiesa, alla fine Del Rey ne afferma la validità e dal punto di vista strettamente religioso e da quello scientifico. La Chiesa, oggi, come ieri, interferisce con prepotenza nelle innovazione e scoperte scientifiche; la "Chiesa Eclettica" del futuro immaginata da Lester Del Rey finisce con l'avere ragione sia sul piano teologico, sia su quello scientifico. Da non dimenticar poi che Marte è una colonia abitati da terrestri che hanno tutte le caratteristiche del prototipo umano tanto caro all'arianesimo. Eppure Del Rey con questo romanzo non sembra affermare la "superiorità" dell'arianesimo, piuttosto sembra affermare che la razionalità è valida quando riesce a guardare senza pregiudizi al mondo scientifico e religioso optando per l'uno o l'altro (o entrambi) se la scelta operata è quella migliore per la sopravvivenza dell'umanità.

Serge Lehman

Ma la SF è anche investigazione politica: Serge Lehman, pseudonimo dello scrittore Pascal Fréjan, si è imposto nel panorama della SF con una certa facilità, soprattutto perché i suoi scritti più importanti sono pregni di una forte critica contro il capitalismo. Per Lehman la religione è un condimento del potere, e nei suoi scritti più riusciti raramente la religione diventa fantareligione, anzi questa non viene quasi mai menzionata direttamente. Per Lehman la SF è una questione strettamente politica. Il nome dell’autore ha cominciato ad essere accolto bene non solo in Francia, ma anche in Europa e soprattutto in Italia. Valerio Evangelisti considera Serge Lehman una sicura promessa per la Sf europea. Pascal Fréjan, classe 1962, ha pubblicato sette romanzi e circa quaranta racconti grazie ai quali ha ricevuto il prestigioso Grand Prix de l’Imaginaire e il Prix Ainé. Lehman oltre a scrivere interessanti romanzi, collabora con la rivista di astronomia Ciel et Espace. I romanzi della serie FAUST sono l’opera maggiormente conosciuta dell’autore a livello europeo. Con in ciclo di FAUST Serge Lehman lascia ben sperare per la SF moderna europea: l’evoluzione della condizione umana/sociale proiettata nel futuro è al centro dell’interesse dello scrittore francese. E’ un atto di coraggio quello di Serge Lehman che sino ad oggi gli ha procurato notevole fama, ma anche dissensi: è stato spesse volte accusato che la società futura da lui prospettata non ha basi solide e credibili, eppure il pubblico che non è un vecchio critico è di tutt’altro parere, ed infatti Lehman dal suo pubblico continua a raccogliere notevoli consensi. La SF di Lehman è molto vicina a quella degli anni Settanta di Ursula LeGuin, ma è anche una misurata commistione di cyberpunk di stampo europeo che nulla ha a che vedere con quello retorico e surclassato di William Gibson.

Dopo il cyberpunk, o meglio quando il cyberpunk era ancora forma espressiva capace di sconvolgere la coscienza degli uomini, nasce l’AvantPop. Le antologie dedicate all’AvantPop   curate da L. McCaffery ci mostrano una America assai diversa da quella che si è soliti vedere interpretata al cinema o illustrata da novelli sedicenti Hemingway di serie B; McCaffery specifica che “l’AvantPop associa l’attenzione della Pop Art sui beni di consumo e sui mass media allo spirito sovversivo e alle radicali innovazioni formali dell’avanguardia… La grande attenzione dell’AvantPop per le strategie di cooperazione è la ragione della sua differenza rispetto all’avanguardia. Al pari di quest’ultima, l’AvantPop si fonda spesso sull’impiego di soluzioni estetiche radicali per disorientare, confondere, sorprendere, provocare… Sulla base di ciò che offre in termini di varietà di voci autoriali e di innovazioni stilistiche, eterogeneità e ambizione dei temi affrontati, e abilità nell’usare le forme e gli archetipi della cultura pop per esaminare le condizioni della vita e della letteratura nell’America contemporanea, credo che questa raccolta sia una prova schiacciante delle ritrovate virtù di ottimismo, fiducia e spirito d’avventura di chi Robert Hughes lamentava l’assenza nello scenario seguito al modernismo….” Con McCaffery e i seguaci dell’AvantPop la fantascienza diventa un effetto collaterale della scrittura… siamo in un contesto pienamente mainstream. Se la Fantascienza si lascerà inglobare nell’AvantPop, nutro tema che sarà un grosso pasticciaccio. Bruce Sterling con il romanzo “Lo spirito dei Tempi” ha tentato un matrimonio fra SF e AvantPop, e il risultato è assai deludente, o meglio il risultato è zero. Leggendo “Lo spirito dei tempi” si ha la netta sensazione che in realtà non esiste la realtà così come non esiste l’immaginazione: difficile, se non impossibile, dire che cosa potrebbe essere “Lo spirito dei tempi”, forse solo un debolissimo pamphlet politico/sociale scritto con la sola forza di vederlo pubblicato e distribuito in libreria. Ho l’impressione che Bruce Sterling abbia perso la sua verve narrativa, la bussola, e che più non si sappia discernere fra Fantascienza, SF e AvantPop.  

Crisi della sf, fantareligione e politica: se ieri era possibile scrivere dell'ottima fantascienza immaginando mondi tecnologici e viaggi intergalattici, oggi questi sono abusati stereotipi che possono interessare il fruitore di fantascienza alle prime armi, cioè solo una fascia adolescenziale naturalmente vittima del suo fantasticare (non dico che gli adolescenti non abbiano diritto a fantasticare, anzi devono immaginare nuovi mondi, devono spaziare con la fantasia), ma il lettore moderno realmente moderno e maturo che guarda alla società attuale e ai suoi cambiamenti deve poter ritrovare nella fantascienza uno specchio che spieghi la società e la sua possibile evoluzione e sotto un profilo filosofico/religioso e sotto un profilo politico. Sono dell'opinione che l'evoluzione della sf sarà possibile in senso positivo quando si avrà coscienza di ciò, ovvero quando si cominceranno a scrivere libri che indaghino l'animo umano, l'antropologia umana e l'intorno dell'attuale momento storico, quindi la società di oggi e quella futura. La letteratura fantascientifica non manca di esempi notevoli di una sf così intesa, tuttavia con l'avvento del cyberpunk, purtroppo molti scrittori di sf hanno dedicato la loro attenzione alla spettacolarizzazione della sf riducendola a un circo di "immagini tradotte in parole", una sorta di baraccone delle meraviglie, meraviglie in alcuni casi belle ma comunque scevre di un qualsiasi messaggio sociale. La sf dovrebbe saper incantare il lettore, ma dovrebbe anche indurlo a pensare a se stesso e ai suoi simili, quindi la religione così come la politica e la filosofia sono indispensabili strumenti di ricerca per dar vita a storie credibili e apprezzabili dal consumato lettore di fantascienza e da chi sino ad oggi si è limitato a guardare strettamente alla letteratura classica che passa da Ovidio, Platone, Aristotele, Kant, Nietzche, ecc. per arrivare a Dante, Manzoni, Hemingway fino a Jack Kerouac, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Pier Vittorio Tondelli, Alberto Bevilacqua, Aldo Busi, Umberto Eco, ecc. Se la sf non guarderà di più all'universo uomo, allora temo che diventerà un giocattolo nelle mani di chi ricerca emozioni facili d'intrattenimento a basso costo. Ciò detto, ecco perché è importante condurre la fantascienza su di un piano filosofico/religioso/politico.


  1. DALLA FANTARELIGIONE ALLA POLITICA NELLA SF E UN ACCENNO SULL’AVANTPOP

  2. DALLA SF ALL’AVANTPOP, UN PASSO AZZARDATO!

  3. LA SF COME OPERA CINEMATOGRAFICA

  4. GLI SCRITTORI ITALIANI E LA CRISI DELLA SF: UNA QUESTIONE DI STILE, FORSE!

  5. E CHI NON CREDE AGLI EXTRATERRESTRI?

  6. INTERVENTI SULLA CRISI DELLA SF

  7. QUANDO LA SF E’ ARTE NELLE PAROLE DI ALCUNI TRA I PIU’ GRANDI SCRITTORI E STUDIOSI DI FANTASCIENZA

  8. MANIFESTO (VIRTUALE) PER UNA FANTASCIENZA MODERNA


 CONCLUSIONE:

 Gli scrittori di fantascienza non sono “figli di nessuno”… e possiamo dimostrarlo con i fatti.