Giuseppe Iannozzi


PREMESSA

Gli scrittori di fantascienza sono “figli di nessuno” ed è questo il motivo precipuo per cui la SF è in crisi… da sempre! Ecco perché…


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DALLA SF ALL’AVANTPOP, UN PASSO AZZARDATO!

Andy Warhol

La contaminazione dell’arte da parte dell’arte della comunicazione, questa potrebbe essere una semplicistica definizione di cultura AVANTPOP. L’AvantPop non è una contaminazione artistica nuova, o almeno non del tutto: Andy Warhol già nel 1968 aveva consegnato se non alla storia della letteratura americana, almeno ai suoi contemporanei un romanzo dal titolo non tanto enigmatico ma almeno “ambiguo”. “A”, questo il titolo del romanzo di A. Warhol, significherebbe infatti Anfetamine, almeno secondo l’opinione di alcuni amici di Andy: non è difficile appoggiare questa tesi, infatti il romanzo è il resoconto di un gruppo di artisti, divi, drogati e freaks che invadono e costituiscono le molteplici realtà contraddittorie di una Manhattan anni Sessanta. Quando uscì nel 68, il New York Times Book Review lo bollò come pornografia pura, mentre il Newsweek subito disse che non poteva non trattarsi opera di un genio. “A”, all’inizio, era costituito da 4 sessioni registrate su nastro e lunghe approssimativamente dalle dodici alle ventiquattro ore ognuna, registrazioni che furono effettuate dall’agosto del 1965 fino al maggio del 1967. In seguito i nastri furono affidati alle cure di Maureen Tucker (batterista dei Velvet Underground), Susan Pile (operaia part-time alla Fabbrica e studentessa universitaria) e ad altre due ragazze raccolte dai campus universitari. Il Loro compito fu quello di trasporre su carta il contenuto delle 4 sessioni registrate: fu lavoro lungo e difficile, soprattutto per l’impazienza di Warhol. Alla fine le ragazze trascrissero tutto ignorando e la grammatica e i refusi; Warhol rimase affascinato da tutti gli errori contenuti nella prima bozza di “A” e decise di mandarlo in stampa con tutti i suoi errori cambiando solo alcuni nomi di personaggi e qualche battuta. Con questo romanzo l’arte Pop non era più esclusivo territorio dell’immagine: la letteratura diventava oggetto artistico da “manipolare”. La tecnica del cut-up, sotto l’influenza di Warhol e dei suoi emuli, diventò subito un mezzo espressivo anche nella musica. Se la Beat Generation aveva scritto le sue opere migliori seguendo le regole del Jazz, dell’improvvisazione, Warhol si era spinto oltre negando ogni regola letteraria e grammaticale. Oggi una nuova corrente di pensiero, un vero e proprio manifesto è stato promulgato da una nuova generazione di scrittori, che si definiscono “seguaci dell’AvantPop”: Paul Auster,. Robert Coover,  Don DeLillo, William Gibson, Mark Leyner, Bruce Sterling, sono solo alcuni nomi tra i più famosi del nuovo panorama letterario e artistico dell’AvantPop. Ognuno di loro si pone interrogativi del tipo: Esistono ancora i generi letterari? Si può ancora affermare che la fantascienza, il giallo, l'horror, il noir siano razze minoritarie della grande specie del romanzo? Ed esiste davvero, oggi, una letteratura mainstream? Una scrittura che possa mantenersi incontaminata dalla tecnologia, dalla violenza, dal mistero di una realtà che ci viene sempre più presentata come puro intrattenimento?… E’ letteratura al limite dell’impossibile, dove il cyberpunk, la fantascienza, il giallo, si esprimono per mezzo di cliché di massa attentamente manipolati: i titoli di coda di un film diventano la base per scrivere un racconto surreale, una vetrina di un negozio si trasforma in una paradossale “vetrina escatologica” che nega il futuro come tempo razionale, ecc.

L'AvantPop affonda le sue radici nelle idee e nelle armonie (o disarmonie) di  scrittori come J.G. Ballard (Crash e La mostra delle atrocità, sono due titoli fondamentali per approfondire l'argomento), Philip K. Dick (forse il più allucinato scrittore di SF - si veda La svastica sul Sole); ma anche la Televisione ha influenzato l'AvantPop (Twin Peaks, I Simpson, Beavis and Butthead sono degli ottimi esempi); e non va dimenticata neanche la musica di artisti come Sonic Youth, Velvet Underground, Bruce Sprinsteen, Patti Smith, ecc… e poi il grande cinema di Fritz Lang (come dimenticare Metropolis!), Stanley Kubrick (basti citare Il dottor stranamore e Odissea 2001), Ridley Scott (indementicabile con il suo Blade Runner tratto da un romanzo di Philip K. Dick), Quentin Tarantino (chi non ha visto Pulp Fiction?). In questi recipienti culturali l'AvantPop ricerca la verità e la mette a nudo, una nudità che sorprende per la sua crudezza, la sua spietata affannosa ricerca di una immagine che non sia immagine ad uso e consumo del dandy e del borghese medio.

La SF si mescola in alcuni casi al cyberpunk, alla cultura del telecomando e a quella underground: il risultato è di sicuro interesse e di forte impatto emotivo, almeno di primo acchito, ma una volta letti un paio di libri sull’argomento, un paio di antologie e qualche saggio critico, il lettore davvero non ne può più dell’AvantPop. I cliché usati a fine creativo dai seguaci dell’AvantPop hanno tutto il gusto della provocazione, inducono a pensare al mondo così come l’abbiamo creato, sono un mero atto di accusa:  l’accusa è precisa, ovvero quasi tutto non funziona come dovrebbe. Improvvisamente il lettore scopre che la fantascienza che solitamente è abituato a leggere nei romanzi non è poi tanto fantascienza, bensì una realtà che già sta vivendo… ci si accorge ben presto che il futuro non può essere più un qualcosa di razionale se uno ci è già dentro fino al collo, un futuro che coincide con il presente della realtà. In “Schegge d'America”, la più importate antologia che raccoglie 28 testi di scrittori AvantPop curata da Larry McCaffery, ci sono non pochi motivi di riflessione e approfondimento della nuova cultura che l'America (America Latina inclusa) sta partorendo con dolore, ottimismo in/volontariamente addizionato con un pessimismo scientifico. L’antologia è un buon inizio per cominciare a disintossicarsi dai veleni della società moderna, insomma da noi stessi sempre troppo partecipi ed inclini ad accettare le nuove strade della comunicazione senza comprenderne i meccanismi. Ma come già accennato l’AvantPop deve rimanere tale e la Fantascienza deve ritrovare la sua identità o scoprire una nuova identità moderna: possibili saranno gli incontri fra SF e AvantPop, ma la commistione dei generi non dovrà diventare la regola.

  1. DALLA FANTARELIGIONE ALLA POLITICA NELLA SF E UN ACCENNO SULL’AVANTPOP

  2. DALLA SF ALL’AVANTPOP, UN PASSO AZZARDATO!

  3. LA SF COME OPERA CINEMATOGRAFICA

  4. GLI SCRITTORI ITALIANI E LA CRISI DELLA SF: UNA QUESTIONE DI STILE, FORSE!

  5. E CHI NON CREDE AGLI EXTRATERRESTRI?

  6. INTERVENTI SULLA CRISI DELLA SF

  7. QUANDO LA SF E’ ARTE NELLE PAROLE DI ALCUNI TRA I PIU’ GRANDI SCRITTORI E STUDIOSI DI FANTASCIENZA

  8. MANIFESTO (VIRTUALE) PER UNA FANTASCIENZA MODERNA


 CONCLUSIONE:

 Gli scrittori di fantascienza non sono “figli di nessuno”… e possiamo dimostrarlo con i fatti.