Giuseppe
Iannozzi
PREMESSA
Gli scrittori di fantascienza sono “figli di nessuno” ed è questo il motivo precipuo per cui la SF è in crisi… da sempre! Ecco perché…
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INTERVENTI SULLA CRISI DELLA SF
In questo capitolo ho raccolto semplicemente alcuni pareri di importanti scrittori di SF, interventi di Vittorio Catani, Alessandro Vietti, Vittorio Curtoni: credo che le loro parole vive così come mi sono state gentilmente offerte non abbisognano da parte mia di alcun commento, in quanto spiegano ottimamente i motivi e le cause della crisi della SF. Questi interventi sicuramente dipaneranno alcuni punti forse oscuri di questo mio saggio sulla tanto temuta (e reale!) crisi della fantascienza, quindi la parola a chi è sicuramente un voce autorevole più della mia.
“Fino
agli anni Sessanta, anzi probabilmente fino ai Settanta, era abbastanza facile
estrapolare in maniera creativa sulla base della realta': dalle mirabolanti
invenzioni della super-scienza alle previsioni della cosiddetta "social
science fiction" eccetera, l'autore di fantascienza poteva misurarsi col
mondo reale, tentare di prevederne il divenire, scavare nel futuro in cerca
degli sviluppi scientifico/tecnologici e del loro impatto sociale. Oggi questo
e' diventato estremamente difficile per l'accelerazione macroscopica della
realta' che batte i creatori di ipotesi sul
loro stesso terreno. Giusto per fare un esempio eclatante, la sf non ha saputo
immaginare il personal computer, che certo non e' stato una mutazione da poco
nel nostro mondo: se non riesci a prevedere le invenzioni che cambieranno la
vita del futuro, come puoi prevedere il futuro?
Penso anche che si sia pesantemente logorato, per eccesso d'uso, l'armamentario di immagini della fantascienza, l'iconografia che per decenni e' stata soltanto sua e oggi si ritrova da per tutto, persino in pubblicita'. Com'e' noto, il troppo stroppia, e le metafore ripetute all'infinito si usurano, e questo e' purtroppo successo ai paesaggi, agli oggetti, agli ambienti della sf; e dopo il cyberpunk, che ormai ha i suoi anni sulle spalle, forse sarebbe ora di dedicarsi alla costruzione di un nuovo universo d'immagini per la fantascienza”.
(Vittorio Curtoni)
“Dunque,
per esaminare il concetto di "crisi" della fantascienza, credo sia
necessario capire:
1)
perché prima la fantascienza NON era in crisi;
2)
quando e in corrispondenza di che cosa la fantascienza è entrata in
crisi
e, se possibile, individuarne le cause.
E'
evidente che fino a un certo momento della storia della letteratura
fantascientifica, sono esistite delle condizioni culturali e sociali che hanno
reso la fantascienza largamente appetibile a un vasto pubblico di lettori,
condizioni che adesso sembrano in qualche modo mutate. Io sono convinto che in
massima parte tali condizioni siano da ricercare nel rapporto dell'uomo/lettore
con la scienza e la tecnologia, semplicemente perché scienza e tecnologia
dovrebbero essere, per definizione, i motori portanti della
"science-fiction".
Il
fenomeno "science-fiction" nacque nel XIX secolo in massima parte come
applicazione alla narrativa delle novità scientifiche e tecnologiche che
stavano emergendo in seguito allo svilupparsi della cosiddetta "rivoluzione
industriale". Speculazioni sulla costruzione di nuove macchine, varianti
fantastiche di macchine esistenti, applicazioni a scenari fantastici di quanto
già esistente, o scoperte giudicate "possibili" sulla base delle
conoscenze dell'epoca, furono i cavalli di battaglia di autori storici come
Verne e Wells.
A
quel tempo scienza e tecnologia erano qualcosa di "distante" dal
lettore medio delle riviste pulp. In tal senso erano qualcosa di estremamente
affascinante e per questo motivo il mercato era in grado di assorbire racconti e
romanzi anche di qualità non eccelsa. Ma il lettore era onnivoro, ipnotizzato
da queste storie così distanti, ma giudicate così possibili. In fondo si
trattava di un approccio ingenuo e naïf alla fantascienza, ma questo
indubbiamente pagava rispetto a un mercato che tirava.
Credo
si possa ragionevolmente considerare che questa situazione perdurò fino al 21
luglio 1969. Quel giorno, quando l'uomo mise piede sulla Luna, certe fantasie
inevitabilmente si infransero e il lettore di fantascienza si pose in maniera più
matura nei confronti di ciò che leggeva.
Analogamente
lo scrittore dovette fare i conti con una situazione in cui non era più
possibile "spaziare" come prima. E questo fu un primo, piccolo scacco
alla fantascienza. Nel frattempo, gli anni '70 furono prodighi di altre scoperte
e invenzioni e si profilava un effetto valanga nei confronti dell'elettronica e
delle sue applicazioni. Effetto che dura ancora oggi. Su tutti e' stato
l'avvento del personal computer, che ha cominciato a cambiare alla radice il
nostro modo di ragionare e di lavorare, e la tecnologia ha cominciato
un'escalation che l'ha portata a essere sempre più integrata alle nostre
esistenze. La nostra vita dipende dalla tecnologia e noi siamo abituati a
convivere e interagire strettamente con essa. E questo processo non e' ancora
finito. Forse non siamo neanche a meta'. Scienza e tecnologia sono dunque sempre
meno "distanti" dal lettore, il quale
e' ormai sempre più "emancipato" rispetto a quello che legge, ovvero
sempre meno "ingenuo".
Il
colpo di grazia credo che lo abbia dato il cyberpunk, un sottogenere in cui in
maniera potente come mai accaduto in passato, le tecnologie emergenti nella vita
di tutti i giorni, che tutti potevano sperimentare con le proprie mani, sono
state protagoniste di un mondo futuro, ma non troppo.
Il
lettore ha riconosciuto gli estremi di un'evoluzione di cui lui stesso era parte
e partecipava. E per questo è stato un fenomeno clamoroso. Con il cyberpunk la
distanza tra uomo e tecnologia si è ridotta a zero, anzi l'uomo e' stato spesso
"mescolato" con la tecnologia e, passata l'ondata della
novità, il genere ha esaurito il suo compito, lasciando dietro di sé una
specie di senso di vuoto.
Ora,
alle soglie del nuovo millennio, l'uomo è ormai così immerso nella scienza e
nella tecnologia per cui, per molti aspetti, la sua vita è già
fantascientifica. Aspetti di quella che una volta era considerata
"fantascienza", sono diventati "normalità", e per questo
hanno perso gran parte di quel fascino che
avevano. E' un po' come se un giorno sbarcassero sul serio gli alieni, alieni
"veri". A quel punto cosa ce ne faremmo di tutte le storie sugli
alieni?
Insomma,
mai come oggi le nuove generazioni sono smaliziate ed esperte nei confronti
della scienza e della tecnologia, e il puro esercizio speculativo spesso viene
superato dalla velocità dei cambiamenti che ci circondano.
Quello
che credo io e' che la fantascienza che conoscevamo sia in crisi, e che un nuovo
genere letterario stia nascendo. E' qualcosa che sta a metà tra la fantascienza
classica e il mainstream. Qualcosa, per intendersi, che potrebbe assomigliare ai
romanzi di Micheal Marshall-Smith. In questo senso la fantascienza e' in crisi
nel senso che sta cercando una nuova identita',
si
sta modificando, e la sua destinazione finale sarà (alla lunga) diventare una
sorta di "mainstream scientifico-tecnologico": il bruco diventerà
farfalla e la crisi sarà un lontano ricordo (... speriamo!).
Altro
aspetto da considerare, a parer mio, riguardo la crisi della fantascienza
letteraria, e' l'influenza della fantascienza cinematografica e televisiva che,
con la sua impareggiabile potenza mediatica, nel corso degli anni ha
stereotipato il genere letterario purtroppo verso il basso...
Basti pensare ai mostri dello schermo degli anni '50 e '60 o a pellicole più recenti come ID4. Quanta gente c'e' che pensa che la fantascienza -ahime', anche letteraria- sia tutta li'?
(Alessandro
Vietti)
In
un articolo apparso sul n. 58 di Delos, Vittorio Catani in uno splendido pezzo
intitolato “La Fantascienza è morta, viva la Fantascienza! – da Gernsback
all’AvantPop, e oltre” ( Vittorio Catani avverte che il testo è la
trascrizione di una conferenza tenuta da Vittorio (Curtoni) a Courmayeur durante
Fancon 2000. Secondo voci messe in circolazione dal relatore, il testo sarebbe
di Vittorio (Catani), che era assente. Interpellato al riguardo, Vittorio (Catani)
ha confermato, ma poi ha mostrato idee confuse. Si può salomonicamente
concludere che di questo saggio gli eventuali pregi sono di Vittorio (Catani),
quanto ai difetti... boh!) in sintesi evidenzia quanto segue: “E' dalla fine
degli anni Settanta che si parla di "morte della fantascienza"…
Forse il romanzo, e soprattutto la sf (ciò che qui ci occupa) sono in crisi
come strumento idoneo a descrivere la realtà attuale, ma almeno commercialmente
si direbbero tuttora ben vivi: il che, presumo, qualcosa vorrà dire…
Dopo
il Sessanta si entra in un periodo di fermento, di convivenza dei vari
"momenti": sf avventurosa, tecnologica, sociologica, con in più un
allargamento verso gli stilemi del mainstream e delle avanguardie artistiche.
Allargamento tardivo e velleitario, secondo alcuni, ma a mio personale avviso
necessario e improrogabile: esso avrebbe portato (grazie anche agli echi del
Sessantotto) nuova linfa e nuove modalità di rappresentazione della realtà,
con l'esplorazione di nuovi codici di comunicazione, operazioni di
destrutturazione del reale, immissione di contenuti più esplicitamente politici
e così via. Avrebbe quindi posto in evidenza (o riconfermato) i talenti dei
vari James G. Ballard, Philip Dick, John Brunner, Norman Spinrad, Ursula LeGuin,
James Tiptree jr. , Raphael A. Lafferty, Samuel R. Delany, Roger Zelazny, Barry
Malzberg, Harlan Ellison, Thomas Disch, David G. Compton, Philip J. Farmer,
Chistopher Priest e molti altri.
Il
decennio degli Ottanta fu sostanzialmente di riflusso, e la science fiction -
specchio del reale - non poteva non risentirne. Tuttavia fu proprio in quegli
anni che nacque il cyberpunk: e qui la storia diventa cronaca nota… Di tutti i
poteri. Ci si rende infatti conto che il vecchio Leviatano, lo Stato, non è più
il sovrano assoluto, l'entità tentacolare kafkiana, orwelliana. Il Potere è
sceso dal suo trono, dove era possibile magari colpirlo, e si è diffuso per il
mondo, in "centri" a volte ben mascherati. Il cyberpunk è stato
inoltre un vero e proprio movimento extraletterario, da alcuni paragonato per
certi versi alla beat generation, con l'aggiunta di istanze politiche, spesso
genericamente di sinistra. Forse, l'ultima avanguardia artistica del XX secolo.
Tentando
una sommaria analisi della crisi, dirò che una prima
motivazione appare, a mio avviso, intrinseca al genere. Questa
letteratura ormai ha un secolo di vita: forse essa ci ha dato tutto quanto
potevano dare i suoi meccanismi
narrativi; nulla di strano quindi se essa si ripete sempre più spesso,
con impatto minore se non nullo. Tutto è soggetto a saturazione… La
velocizzazione della realtà ha fatto sì che la scrittura fantastica non possa
essere più di tipo "speculativo" su un tempo futuro. A differenza di
quanto accadeva in passato, le speculazioni invecchiano più velocemente della
contemporaneità. Non riuscendo a tenere il passo con i continui rivolgimenti
del mondo, la funzione del fantastico diviene quella di analisi di un presente
in costante mutazione (...)Un terzo motivo amplia ancora il discorso. Penso che
la sf, fedele misura dell'immaginario corrente, rifletta anche la
"nostra" crisi: quella appunto di una umanità lanciata a gran velocità
verso un mondo high tech di innovazioni mirabolanti, in parte annunciate come
salvatrici, ma dove ogni cosa appare già prevista, inevitabile, ripetitiva. Fin
nei minimi dettagli. Per la prima volta, pare che la Storia sia al capolinea. Il
nostro futuro è già scritto… A giudicare dai luoghi comuni prevalenti, esso
sarà quello descrittoci nel film Blade Runner (1982), e ancora meglio in uno
dei romanzi-chiave di fine Novecento: Neuromante (1984). E magari anche in
Nirvana, di Salvatores. Globalizzazione selvaggia (che, parafrasando uno slogan
politico degli anni Settanta definirei: globalizzare la miseria, parzializzare
la ricchezza); quindi liberismo sfrenato, smantellamento dello stato sociale.
Onnipervasività dei nuovi media; nuove frontiere dell'ingegneria genetica,
delle biotecnologie alimentari; salvezza da tanti malanni ma avvento di altri;
droghe "intelligenti"; estremo degrado urbano e ambientale; perdita di
potere delle istituzioni tradizionali (specie lo Stato), soppiantate da centri
di un potere occulto ma non troppo, come le grandi multinazionali e le nuove
mafie, entrambi con i loro eserciti; e così via.”
Sintomo
di violenta crisi della SF è da ricercarsi anche tra chi scrive sulla SF: la
rivista mondadoriana per l'incauta pubblicazione di un articolo di Fabio Feminò
sul numero 1433 di Urania si è vista invasa da lettere di protesta; Fabio Feminò
in un suo articolo intitolato “Gli errori dell’Occidente” ha avuto la
sventatezza di asserire che in Italia vengono pubblicati solo libri su Che
Guevara perché eccitano i gay, non contento di ciò con delirio littorio si è
scagliato addosso a tutta la cultura di Sinistra per dichiarare alla fine che
l’unica cosa che conta è l’intolleranza negando così la democrazia. Ecco
qualche stralcio illuminante dell’articolo di Fabio Feminò: “A
quell’epoca non potevo rendermi conto che in quegli anni tutta la stampa
italiana era sotto controllo comunista, ‘Corriere dei Ragazzi’ incluso, e
che molti paesi arabi come l’Egitto intrattenevano eccellenti rapporti con
l’URSS… Il secondo errore è stato quello di non ricorrere all’unica
soluzione alternativa: il massiccio ricorso all’energia nucleare. Tuttavia in
quegli stessi anni sorse anche il movimento antinucleare. La simultaneità degli
avvenimenti mi ha assolutamente convinto che il movimento antinucleare fu a sua
volta creato e finanziato per rendere l’Occidente ancor più dipendente dal
petrolio arabo… E’ probabile che tali finanziamenti siano tuttora in corso.
Ma comunque ormai non servono più tanto, perché non è stato difficile trovare
milioni di mentecatti che hanno fatto ricche donazioni a Greenpeace, WWF,
Legambiente e organizzazioni simili, credendo che servissero per salvare le
balene. Se volete la pace, sostenete l’energia nucleare… Se l’editoria non
cesserà di pubblicare tre o quattro nuovi libri alla settimana su tormentoni
del passato come il nazifascismo, Hitler e Mussolini, oppure su Che Guevara,
ignorando invece quello che sta succedendo oggi sotto i nostri occhi adesso...
perderemo. Se i giornali continueranno a seguire le direttive imposte ai tempi
di Breznev, solidarizzando con gli arabi ritenuti ‘compagni’… perderemo.
Se la scuola non sarà in grado di formare una classe dirigente del tutto nuova,
senza più far studiare il ‘latinorum’ che io ho già detto di aver
completamente dimenticato… perderemo… Ma perché gli editori italiani hanno
ignorato così precisi ammonimenti,
stampando invece dozzine di libri di e su idoli del passato come Che Guevara?
Probabilmente perché la sua celebre foto da supermacho eccita i ‘gay’. Se
è così, prima che con Bin Laden, bisogna prendersela con gli editori italiani.
Anche questo fa parte dell’ormai indifferibile risanamento della società. O
perderemo.” Come commentare parole di una tale volgare virulenza pregna di
ignoranza? Impossibile: Fabio Feminò non ha neanche bisogno di un commento, il
suo è un delirio fascista. Ma Feminò non si limita a sparare a zero contro la
democrazia, fa anche assurde osservazioni scientifiche: “Cernobyl ha semmai
dimostrato che le valutazioni dell’effetto della radioattività sugli uomini
erano campate in aria, perché basate sullo studio dei superstiti di Hiroshima
(cioè ustionati, mutilati, storpi e ciechi) o su esperimenti compiuti su pazzi
abbandonati nei manicomi, ergastolani o condannati a morte, oppure su malati già
terminali. Su persone sane le radiazioni atomiche hanno scarso effetto. I raggi
X sono radiazioni atomiche come quelle di Cernobyl…” Questo è puro delirio,
un delirio che la dice comunque lunga circa la crisi che la SF e la scienza
stanno attraversando in un contesto letterario-sociale: ho la netta impressione
che non si hanno più idee né fantasia da proporre al pubblico, allora
l’unica via per tentare invano di esprimere qualcosa sia quella del delirio.
Tutto ciò non fa che gettare discredito sulla fantascienza, poco ma sicuro.
Questo è tutto, o quasi. La mia modesta opinione in merito a quanto sino ad ora espresso nel conclusivo capitolo (Capitolo 8, Manifesto “virtuale” per una fantascienza moderna).
Gli scrittori di fantascienza non sono “figli di nessuno”… e possiamo dimostrarlo con i fatti.