Giuseppe Iannozzi


PREMESSA

Gli scrittori di fantascienza sono “figli di nessuno” ed è questo il motivo precipuo per cui la SF è in crisi… da sempre! Ecco perché…


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QUANDO LA SF E’ ARTE NELLE PAROLE DI ALCUNI TRA I PIU’ GRANDI SCRITTORI E STUDIOSI DI FANTASCIENZA

 

“Mi ci vollero degli anni per rendermi conto d’aver scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell’accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all’artista di essere libero.” (Ursula LeGuin, The Fisherwoman’s Daughter, 1988)

 

“Nel 1972 quando lessi Dottor Adder per la prima volta, non conoscevo W. K. Jeter… Se c’è una cosa che odio sono i romanzi che mi vengono dati da leggere… perché francamente, di questi tempi ci sono pochissimi romanzi che valgano la pena…. Dopo aver letto quel primo terzo di Dr Adder la mia vita è definitivamente cambiata. Non si trattava solo di un buon romanzo: avevo fra le mani qualcosa di grandioso… Non voglio cedere alla facile tentazione di dire che Dr Adder era in anticipo sui tempi. Non lo era affatto. E’ arrivato al momento giusto. In realtà, la cosa sbagliata era un’altra: era la fantascienza che non era al passo coi tempi. Nutro la ferma convinzione che se Dr Adder fosse stato pubblicato nel 1972 sarebbe stato un grande successo commerciale, e che, inoltre, il suo impatto sul genere sarebbe stato enorme. Il genere fantascientifico si stava indebolendo sempre più. Per anni si era fossilizzato. Si era infiltrato in esso uno stanco impasse. Sono state prodotte, pubblicate e vendute infinite storie di combattimenti con la spada e di personaggi con il mantello che fanno magie (in altre parole, cloni dei libri con gli Hobbit.) Così la fantascienza è stata trasformata in una barzelletta, pur riconoscendo l’esistenza di eccezioni come Campo Archimede di Tom Disch e il Signore della Svastica di Norman Spinrad… Pochi mesi fa a una conferenza ho sentito una persona molto influente nel campo della fantascienza che diceva: Non esiste un buon romanzo di fantascienza che sia mai stato rifiutato da un editore! Quanto è tragicamente falsa questa affermazione! Voi lettori dovete credere alle mie parole: esistono davvero buoni romanzi di fantascienza che non vengono pubblicati perché al giorno d’oggi ci sono relativamente pochi editori coraggiosi… Dimenticatevi i nanetti con i piedi pelosi all’insù e le lotte all’arma bianca su pianeti immaginari. Questo romanzo parla del “nostro mondo”, quindi è un romanzo pericoloso, proprio come lo erano, da un certo punto di vista, i racconti raccolti da Harlan in Dangerous Visions. Il che è straordinario. Ed è proprio di questo che noi abbiamo bisogno.” (Philip K. Dick, dalla postfazione a Dr Adder di K. W. Jeter, Santa Anna, California, 1 agosto 1979 – traduzione di Fabio Zucchella, Dr. Adder, K. W. Jeter, 1997 – Fanucci Editore)

  

“La fantascienza, almeno quella che scrivo io, è un genere letterario ibrido, risultato dell’impatto tra elementi dissimili: metallo e carne, macchine ed emozione, spaventose ossessioni sul futuro contrapposte al rimpianto per il passato. Se veniamo fuori dalle macerie con la pelle più o meno intatta, se il sangue dalla mia ferita sulla fronte gocciola nei vostri occhi oltre che nei miei, tanto meglio per tutti; a incontri come questi non dovremmo chiedere più di una stimolante lesione, e le cicatrici sono il miglior souvenir dei vecchi amori. Questo è di dominio pubblico….” (dalla postfazione di Noir di K. W. Jeter, Solaria n.1, gennaio 2000) 

        

 “… la controversa attribuzione del premio Hugo come miglior romanzo dell’anno passato al quarto volume del ciclo di Harry Potter di J. K. Bowling, vale a dire Harry Potter e il calice di fuoco… Attribuzione che ha scatenato negli Stati Uniti un vero e proprio caos, un’infuocata guerra letteraria…A mio avviso, il fatto che dà più fastidio ai molti appassionati di vecchia data (tra cui il sottoscritto) è che il ciclo di Harry Potter, oltre ad essere una fantasy è in fondo anche piuttosto mediocre… Non è certo pensabile di poter paragonare Harry Potter a opere di fantascienza matura e impegnata come La mano sinistra delle tenebre e I reietti dell’altro pianeta (Ursula LeGuin), Dune (Frank Herbert), Guerra Eterna (Joe Haldeman), Tutti a Zanzibar (John Brunner), L’uomo disintegrato  (Alfred Bester), tutti classici del nostro genere letterario che hanno vinto il premio Hugo negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta… Probabilmente (non riesco ad immaginare altre spiegazioni) il pubblico delle convention di sf è ormai un pubblico che non legge più, un pubblico che si fa ammaliare dalle mode del momento: non posso pensare che un lettore maturo di sf che abbia letto Calculating God di Sawyer, o Midnight Robber della Hopkinson o The Sky Road dell’ottimo Ken MacLeod, o il magnifico A Storm of Swords (se proprio vogliamo votare una fantasy) si convinca poi della superiorità di Harry Potter and the Goblet of Fire! Forse sarebbe opportuno rivedere almeno il procedimento e il meccanismo di voto dello Hugo. (Sandro Pergameno, brano tratto da Futuro News periodico trimestrale, Fanucci Editore, Anno XXXI – n.1 gennaio/marzo 2002)

         

“Prima ancora che la parola “clone” diventasse popolare, la fantascienza ha esplorato in lungo e in largo la possibilità di duplicare e replicare la forma umana. E prima ancora, la presenza e la creazione del doppio ha nutrito e animato secoli di letteratura fantastica… In uno scenario dove cibernetica, genetica e sistemi complessi si fondono e s’intrecciano per disegnare un “neo-biologico”, si sono stabilite nuove e imprevedibili alleanze proprio fra organico e artificiale. All’interno di questa realtà che proietta un nuovo immaginario, la clonazione è diventata la nuova metafora letteralizzata del doppio e uno dei luoghi privilegiati d’incrocio fra scienza e fantascienza all’alba di un nuovo millennio. Così come la clonazione è un capitolo chiave del Progetto Genoma, la fantascienza è ormai una dominante attiva dell’arcipelago post-cyberpunk, che interroga da tempo la mutazione e dove la cibernetica scopre il suo doppio contando nella sua componente biologica. E da cui emergono schegge significative. Una riflessione cosciente e un impulso radicale sono offerti  per esempio dal ribofunk…  ovvero “l’essenza della biologia”, l’anello vitale  tra informazione ed espressione” e funk “il tacito linguaggio del corpo, multirazziale e pansessuale”. Il progetto di nuovi mondi interiori e di nuove definizioni  di vita pulsante, di neo-biologie non riduzioniste, di varianti di un medesimo atteggiamento di “biofilia”, esige nuove architetture, nuovi percorsi integrati all’interno del genoma umano. Neo-primitivismo e performing arts  più o meno estreme entrano a far parte di una nuova centralità del corpo, in una biosfera unitaria e ridisegnata, dove si inventano nuove identità e nuovi soggetti, dove si punta sulla capacità dei ritmi vitali di entrare in sintonia con la creatività delle alterazioni artificiali.” (Piergiorgio Nicolazzini, brano tratto dalla presentazione all’antologia L’uomo duplicato, 1997 Editrice Nord, Collana Grandi Opere Nord, volume 31)

          

“...apparentemente la fantascienza non è mai stata tanto lontana dall’immaginario scientifico. Ormai svincolata dal suo ruolo di messaggera dei mondi possibili è apertamente in crisi. Contaminata, disertata dal pubblico giovane, saccheggiata e serializzata da cartoons giapponesi e da produzioni televisive e videoclip è divenuta parte del rumore bianco della fiction mediatica. Il mondo alieno, l’invasione sono divenuti altrettanti luoghi comuni, veicoli di uno stupore annoiato perfettamente adatto a ospitare consigli per gli acquisti. Parte della sua crisi, tuttavia, nasce probabilmente dalla crisi della scienza. La scienza non sa più comunicare. Probabilmente nemmeno desidera farlo. La scienza è divenuta un fatto privato. La febbre da futuro è divenuta ansia da futuro. La tecnologia ha inghiottito il pensiero speculativo, i progetti sono stati privatizzati. Nessuno affiderebbe più la felicità del proprio futuro al ‘progresso scientifico’. Il termine stesso, ‘progresso scientifico’ ha perso qualsiasi valenza universale per diventare parte della retorica della globalizzazione.” (Da Le fantasie della Scienza – Librinuovi, Gli speciali, interventi di Arona, Catani, Cerruti, Dal Nan, Galeotti, Gatto, Masali, Treves, Vallorani)

 

   

  1. DALLA FANTARELIGIONE ALLA POLITICA NELLA SF E UN ACCENNO SULL’AVANTPOP

  2. DALLA SF ALL’AVANTPOP, UN PASSO AZZARDATO!

  3. LA SF COME OPERA CINEMATOGRAFICA

  4. GLI SCRITTORI ITALIANI E LA CRISI DELLA SF: UNA QUESTIONE DI STILE, FORSE!

  5. E CHI NON CREDE AGLI EXTRATERRESTRI?

  6. INTERVENTI SULLA CRISI DELLA SF

  7. QUANDO LA SF E’ ARTE NELLE PAROLE DI ALCUNI TRA I PIU’ GRANDI SCRITTORI E STUDIOSI DI FANTASCIENZA

  8. MANIFESTO (VIRTUALE) PER UNA FANTASCIENZA MODERNA


 CONCLUSIONE:

 Gli scrittori di fantascienza non sono “figli di nessuno”… e possiamo dimostrarlo con i fatti.