"LA FIGLIA DELLA LADRA DEI SOGNI"

(The Dreamthief's Daughter, 2001, © by Michael e Linda Moorcock)

Michael Moorcock

traduzione di Elisa Villa

"Il libro d'oro" n.130, ed.Fanucci, 2001

349 pagine, 32.000 £, 16,60 €

 recensione di Marcello Bonati

 

 

Altra ripresa della saga di Elric di Melniboné, dopo "Elric: la vendetta della rosa" (The Revenge of the Rose, ’90) (1) e "Il canto del lupo bianco" (The White Wolf's Song, ’94) (2), ma nel quale si riprende il tema del più lontano "Il drago nella spada" (The Dragon in the Sword, ’85) (3).

Infatti, vi si riprende quell’interpolazione fra fantasy e realtà storica che era in quello, con Elric, e i suoi alleati, impegnati a combattere il Male nella sua manifestazione storica più eclatente, il nazismo.

Qui, come là l’agire dei Nostri Eroi porta al ricondursi della Storia di un universo parallelo, in cui, la seconda guerra mondiale, l’avevano vinta i nazisti, a quella del nostro, qui è una leggenda, quella dei Draghi del Wessex, che si…avvera, dei backstage della quale, insomma, si dice.

Un’avventura che dal normale mondo della Germania agli albori del nazismo, in breve sprofonda (letteralmente, se lo vorrete scoprire), in un mondo decisamente altro, che, dapprincipio, potrebbe far pensare a quello, in un certo senso anch’esso mitico, di "Il popolo segreto" di Wyndham, ma che, presto, si rivelerà essere, semplicemente, una parte del multiverso, nel quale abbiamo imparato muoversi Elric, e le sue avventure.

E se, alla fine di quello, Elric sembrava essersi definitivamente convertito a vita civile, qui si dice di un evidente tentativo, dell’autore, di disfarsi del suo personaggio più rappresentativo, quasi che cominciasse a pesare, a diventare troppo ingombrante: "…non riuscivo a liberarmi della sua presenza…La sua storia procedeva dentro di me.Non mi sarei mai liberato di lui." (pag.231), ma che, nella pagina finale, trovano, assieme, una conferma e una smentita: "L’ho sempre nell’anima. Condivide ancora la mia mente. La notte, quando sogno, sogno la vita di Elric come se fosse la mia….Non sono mai del tutto libero dalla sua presenza. La sua storia continua, e io continuo a farne parte…" (pag.349).

Che sono, sempre, parole della controfigura, nel nostro mondo, di Elric, quel von Bek che già, appunto, agiva in "Il drago nella spada"; ma che mi sembrano dire, anche, del desiderio dell’autore di buttarlo fuori, presenza ingombrante nella sua immaginazione; qui, infatti, mi sembra di leggere una certa stanchezza, una pesantezza, quasi una difficoltà a cavare qualcosa di raccontabile, ancora, da questo personaggio, e, credo, non poco vi abbia influenzato il sapere che, comunque, un seguito alla saga di Elric di Melniboné, scritto da Moorcock, sarebbe stato pubblicato; pochi i momenti di vera impennata, in cui la narrazione raggiunge momenti gradevoli, vuoi per stile, vuoi per idee, un po’ di autocompiacimento nell’affastellare una trama che crolla al minimo approccio anche minimamente razionale; insomma, sembra di leggere, fra le righe, che Moorcock non ne può più, di scrivere storie di questa saga, anche se, ovviamente, è da essa che ricava la maggior parte dei suoi soldi; probabilmente, ora, è portato più a scrivere cose come "Madre Londra", o "Byzantium Endures" (2000, inedito), ma tant’è.

In fondo, ci si può divertire ancora, nel leggere queste strampalate avventure, fra le righe delle quali, per chi volesse, e riuscisse a farlo, ci sono delle buone perle da cogliere.

Ah, dimenticavo; il prima capitolo è, praticamente, un saggio molto misurato e ponderato su ciò che il nazismo è stato, mentre poi, gradatamente, la narrazione va a mescolarsi con quello, fino a tornare ad esserne la normale protagonista; il cerchio si chiude con un finale nel quale si riprende, anche se solo a tratti, a dissertare sul nazismo, la guerra, eccetera.

Sinceramente, ho pensato a che cosa possa aver portato Moorcock a contaminare, se così si può dire, il suo ciclo migliore con la Storia, e col nazismo in particolare; e, quello che mi è venuto in mente è stato che una ragione plausibile, di ciò, potrebbe essere l’innegabile predominio, nel reame del fantasy, di opere di indubbio impianto, per così dire, destrorso; Elric, e Moorcock più in generale, sono stati da sempre visti come la mosca bianca, qualcosa che, quasi, non c’entrava nulla, col genere, e, alcuni, sono addirittura arrivati a dire ben di peggio.

Forse è una risposta sua a questo, ad un certo livello; ma è certo un discorso ben più complicato.

Dunque, imperdibile per gli immancabili aficionados che ogni grande ciclo si procura, non è certo uno dei suoi capitoli migliori, ma si lascia leggere; se si ha il coraggio di superare bene i primi capitoli.

Importanti.

 

(1)-"Narrativa" n.116, ed.Nord, ’98, edizione originale: (Grafton)

(2)-In "I tesori della fantasy", "Economica tascabile fantasy" n.2, ed.Fanucci, 2000, sottotitolo originale: "Elric: Tales of the White Wolf", poi ristampato, nel '95, come "The Black Blade's Summoning, Fabulous Harbours: A Sequel to Blood"

(3)-"Il libro d'oro" n.119, ed.Fanucci, ’99; vedi la mia recensione in "E-Intercom" n.6, 2000: http://www.intercom.publinet.it/rivista/ic06/451.htm