Futurismo

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Fantascienza




Davide Siccardi

Autore: Antonio Sant'Elia





Futurismo e Fantascienza, per motivi diversi, in maniere diverse, sono due degli imbarazzi della letteratura.

Dico letteratura, ma potrei usare altri termini, maggiormente comprensivi, altisonanti e di vago gusto accademico (arte, ad esempio): in fondo i manifesti del futurismo si sono occupati di praticamente tutto quanto c’era da occuparsi (dalla letteratura -appunto- alla cucina, dal teatro all’abbigliamento, dalla pittura al cucito al cinema eccetera) e la Fantascienza è un genere (dunque, come tale, non è vincolata alla sola narrativa; vi è anche musica, cinema, fumetto e quant’altro di natura fantascientifica, e quando non vi è, vi potrebbe essere).

E’ forse meglio, però, cominciare ad affrontare per gradi un confronto tra Futurismo e Fantascienza.

Per gradi è solo una maniera diversa di scrivere “dall’inizio”, e con dall’inizio si intende a partire dalla narrativa.

Tra l’altro, è particolarmente interessante iniziare un confronto tra l’avanguardia più influenzata dal “futuro” ed il genere che ha nelle “speculazioni sul futuro” (comunque le si intendano) buona parte delle sue ragioni d’essere, a partire da quel mezzo che più di tutti pare legato alla tradizione ed al “passatismo” (per usare un termine marinettiano).

Tanto più interessante, dovrebbe essere, per chi segue questo sito, dato che Intercom è ormai diventata una rivista elettronica, una webzine: testo ed elettronica, vecchi sistemi e moderni supporti.

 

Letteratura, allora: Ballard -genio che incappa in episodici errori- d’altro canto parla della Fantascienza quasi sempre come di ramo parallelo della letteratura, facendo un po’ spallucce al cinema di fantascienza e riservando al fumetto di fantascienza solo il ruolo di specchio della cultura, dei vizi e delle ambizioni dei contemporanei1 .

Andare dietro all’errore di un grande è pur sempre un bell’andare, e dunque iniziamo a concentrarci sui punti di contatto tra F (che, da qui in poi, starà per Futurismo) e sf (science fiction, ovvero Fantascienza).

Perché punti di contatto ve ne sono, eccome.

In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell’aviatore, io sentii l’inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali.

Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando!

Ecco che cosa mi disse l’elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaioli di Milano.

Questo è un estratto dal “Manifesto tecnico della letteratura futurista” del 1912 di Filippo Tommaso Marinetti, il testo di riferimento della letteratura futurista (molto più tecnico e chiaro che non il generico “Manifesto Futurista” del 1909, suggestivo ma vago ed ambiguo).

Una sorta di “prologo”, un’apertura di carattere autobiografico del fondatore del movimento futurista, che già contiene molti elementi interessanti.

Balzano subito agli occhi l’esaltazione della simbiosi tra uomo e macchina “...seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell’aviatore... Ecco cosa mi disse l’elica turbinante...” ed il riferimento ad Omero.

Che la simbiosi tra uomo e macchina (da chi esaltata, da chi temuta) sia tema tra i principali della fantascienza è noto ed evidente: valgano su tutti gli esempi della narrativa cyberpunk e del romanzo “Crash” di Ballard (nel quale, come accade nel manifesto futurista, la tecnologia con cui l’uomo entra in simbiosi è non fantastica ma reale, “contemporanea” alla pubblicazione del testo).
Scrive Claudia Salaris2 “...l’elica turbinante, divinità che abita l’animistico universo futurista, popolato di macchine-centauri e aerei-angeli detta a Marinetti la normativa della nuova scrittura”.
Salaris cade nell’errore di confondere fantasy con fantascienza, e scambia il rapporto simbiotico e “modernista” di Marinetti con animismo (ma è normale, è una cosa che accade anche tra gli appassionati, figurarsi tra gli “esterni”), ma sottolinea l’importanza delle commistioni natura-macchina e uomo-macchina nell’economia della letteratura futurista-marinettiana.
Più intrigante è il riferimento ad Omero.

 

Spesso Omero è citato da chi intende raffreddare(?) gli ardori di chi difende e diffonde la sf “Da Omero in poi non è stato più scritto nulla di originale”.

Ovviamente non è vero (non mi risulta che la ricca narrativa di Omero abbia toccato temi come l’ingegneria genetica -e, importante, l’inevitabile e complessa discussione sulla nuova moralità che nasce di conseguenza ai risultati dell’ingegneria genetica- come la pirateria informatica e la libera divulgazione delle informazioni, come l’epica interstellare eccetera), ma è sintomatico il bisogno di attaccare la sf cercando di minarne, seppure in maniera ingenua, la qualità innovativa: di matrice innovativa -di una innovazione legata al modernismo ed alla mutata, dalla tecnologia, condizione umana- è anche la ricerca stilistica dei futuristi.

Marinetti usa proprio Omero (il grande Omero, per inciso: ma si sa, le avanguardie non vanno per il sottile e tendono a massacrare i parenti, anche lontani) come simbolo di una letteratura superata (o da superarsi) e legata al passato, distante dall’attualità della nuova, meccanica, condizione umana.

Per dirla alla Suvin, Omero e tutta la narrativa tradizionale mancherebbero di “novum”.

Quel “novum”3 che si ritiene caratterizzi, in qualche maniera, la sf.

 

A prenderla più alla larga, ed in maniera meno drastica, si può semplicemente dire che la sf considera e (talvolta) approfondisce quelle materie e quelle tematiche che hanno in qualche modo a che fare con modernità, tecnologia e scienza e che normalmente vengono ignorate (o trattate marginalmente) dalla letteratura mainstream (o di altro genere).

Dunque F e sf hanno interessi comuni, e questi interessi sono niente altro che il sintomo di una presa di coscienza dei temi e situazioni generalmente ignorati dal resto della letteratura.
Marinetti è affascinato dalla tecnologia “moderna” (be’, allora moderna) al punto da ritenere indispensabile un mutamento del linguaggio della poesia: bisogna cambiare la lingua, per poter descrivere le nuove percezioni e le nuove emozioni rese possibili dalla tecnologia.

“...liberare le parole... fuori dalla prigione del periodo latino!

Questo ha, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali.”

Perché quando il “periodo latino” è nato gli uomini non volavano: non può descrivere, non è attrezzato per descrivere, l’esperienza tecnologica.

Non può descrivere l’emozione di un volo in aeroplano sopra Milano, non può descrivere il frastuono di una battaglia tra carri armati, non è adatto, in sostanza, ai nuovi tempi, alle nuove emozioni ed alla nuova percezione della mutata realtà.

L’uomo vive l’era tecnologica, e per descriverla con la poesia deve entrare in simbiosi con la macchina a tal punto da venirne influenzato nella maniera di esprimersi.

Va da sé, questo cambiamento (umano prima ancora che linguistico) deve essere il principale argomento di interesse dei poeti.

Diversamente, nel crogiolarsi in inattuali e “trite” considerazioni, pare nascondersi il vizio mascherato da virtù (in questo, tra le altre cose, un evidente parallelo con Nietzsche: per altro è abitudine anche della sf andare a cercare peccatori in chi si ammanta di di nobiltà e valore).

Autore: Umberto Boccioni

La tecnologia di inizio novecento è rumorosa, puzzolente, scoppiettante, innaturalmente veloce: la percezione della realtà di chi la scopre è stravolta per sempre, la novità cambia la realtà e la letteratura si deve adeguare nel linguaggio4 come nei temi.

Ma i poeti avanguardisti si rendono conto di una cosa molto importante: la tecnologia “moderna” non solo espande e modifica la percezione della realtà, ma dona all’uomo nuove capacità, nuove qualità fisiche.

Sempre Claudia Salaris -che però prosegue nella confusione tra sf e fantasy, e proiezione utopica con la nascite di nuove e diverse sensibilità- scrive “L’uomo meccanico è un tòpos dell’universo concettuale futurista... proprio attraverso la metallizzazione del corpo e l’identificazione dell’uomo col motore il bisogno di superare la vecchiaia, il decadimento fisico e la paura della morte”.

In realtà in queste parole vi è un vizio (ulteriore) di fondo: lo stravolgimento del rapporto causa effetto.

Il F non nasce usando come alibi la nuova tecnologia, ma di conseguenza alla rivoluzione tecnologica (alla presa di coscienza dell’avvenuta rivoluzione tecnologica).

Sono i primi futuristi a suggerire ai loro eventuali successori di “buttarli via” non appena divenuti troppo vecchi e “passati”.

Non solo: nel F vi è una sfida continua alla morte ed alla sacralità che vi si accompagna.

E’ vero che la si può, da un lato, considerare paura mascherata, ma è anche vero che comunica un’orgogliosa scoperta di nuovi istinti e di nuovi desideri.

Dedica, Marinetti, ai marò “Quarto d’ora di poesia della X Mas”, da cui:

Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe ubbidire all’infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di comandare un esercito di ragionamenti e perciò avanti autocarri.

Autore: Gino Severini

Smaniano di desideri nuovi, comandano perché non si abbandonano alla tranquilla purezza dell’abbraccio di “infinito amore purissimo di Dio”, e dunque “ragionamenti” sono gli eserciti (raziocinio, uso della modernità, delle nuove tecniche di battaglia) ed “avanti autocarri” perché nuova tecnologia è anche nuova forma della guerra.

 

Ulteriori elementi di confronto tra F e sf: sempre Claudia Salaris scrive “... “uomo meccanico” ben lungi dal coincidere con l’individuo a una dimensione, standardizzato, brutalmente robotizzato, rappresenta invece l’essere “vivo”, ricco di risorse, “moltiplicato” e teso a superare i propri limiti”.

Poco c’è da aggiungere a queste parole: è evidente che quello che Salaris descrive è spirito fantascientifico.
Importante punto di contatto tra F e sf anche nelle critiche alla letteratura “alta”: di conseguenza alle scelte tematiche e stilistiche del F -e di conseguenza al suo stesso essere avanguardia, se vogliamo- il F assume una posizione estremamente critica nei confronti della letteratura e della cultura “umanista”.
Scrive, Marinetti, “Guardatevi dal prestare alla materia sentimenti umani, ma indovinate piuttosto i suoi differenti impulsi direttivi...
E’ la solidità di una lastra d’acciaio, che ci interessa per sé stessa...”
Questo è un evidente, e direi inconfutabile, punto di contatto con quella branca di sf che si definisce hard sf e che ha il suo principale esponente nell’australiano Greg Egan.
A titolo di esempio, cito il racconto “Il tuffo di Plank”, contenuto nell’antologia “Luminous”.
Un poeta da strapazzo di chiara matrice umanista, tale Prospero, si convince del bisogno di trasformare una straordinaria ricerca scientifica in un’epica strampalata e completamente inventata.
Scrive Egan 

Prospero non ha alcun interesse per la realtà...” ed anche “Prospero sollevò una mano con superiorità. Un fiume di termini tecnici; per noi di Athena hanno lo stesso significato del mormorio della risacca.
Tiet sollevò un sopracciglio. -Se il vostro vocabolario si è impoverito, aumentatelo... non aspettatevi che noi si impoverisca il nostro. Sareste in grado di dare una descrizione della Grecia classica senza citare il nome di una sola città stato?
-No. Ma quelli sono termini universali, parte della nostra eredità comune...
-Sono termini privi di significato all’esterno di una minuscola regione di spazio e di un breve periodo di tempo, diversamente dai termini occorrenti per descrivere il tuffo, che si possono applicare a qualsiasi fentometro quantico dello spazio-tempo..

Riferimento alla cultura greca classica a parte, Egan prosegue nella condanna del vocabolario vecchio e limitato (evidente la similarità con l’attacco di Marinetti al periodo latino), estendendo la sua critica ai limiti “spaziali”, oltre che “temporali”, del linguaggio orgogliosamente atecnico.
Poi, però, aggiunge qualcosa che riesce tanto a marcare la comune antipatia nei confronti di un certo classicismo dotto, quanto ad evidenziare la prima differenza tra hard sf e F (e tra hard sf e parte del resto della sf).

“Baudelaire può andare a farsi friggere. Io sono qui per la fisica.”

Ora, Egan è australiano e si può dunque dire che probabilmente per lui Baudelaire altro non rappresenti che uno “stantio umanista”.
Però rimane evidente la critica dell’autore (e di molti autori hard sf) nei confronti di tutti quanti scrivano letteratura diversa dall’hard sf: a prescindere da quale tipo di letteratura si tratti (una critica fredda e ragionata, non appassionata e “avanguardista”).
D’altro canto, nel manifesto tecnico, Marinetti scrive “Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi proponiamo la creazione dell’uomo meccanico dalle parti combinabili.”

Dunque il poeta non è inutile, e lo scienziato da solo non basta: quindi anche se Marinetti ribadisce che non esistono “categorie di immagini nobili o grossolane o volgari” e come sia necessario fare “...coraggiosamente il “brutto” in letteratura, e uccidiamo quindi la solennità! Via! Non prendete quest’aria da grandi sacerdoti nell’ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull’Altare dell’Arte!” -ed Egan non avrebbe saputo dirlo meglio- comunque il fondatore del F si mantiene su una linea di sperimentazione linguistica e superamento degli obiettivi degli scienziati.

 

I poeti futuristi sono i cantori dell’era tecnologica: è il linguaggio a doversi adeguare alla realtà e non sono i fatti a dover essere manipolati (come, invece, tenta di fare Prospero nel racconto di Egan), ma comunque l’ intento dei futuristi non è quello di speculare sui possibili sviluppi futuri della scienza o proporre un’educazione scientifica ed un senso civico che si fondi sulla rimozione delle superstizioni, ma quello di esaltare la percezione della mutata realtà presente (il presente dei futuristi, ovviamente).

Quando Marinetti parla di “Maximum disordine” e di intuito5 , lo fa perché la tecnologia di cui disponeva ai primi del novecento, come già ricordato, era profondamente differente da quella di cui si dispone oggi.

L’interesse di Marinetti e dei futuristi è essenzialmente per la tecnologia, per il prodotto finito (e l’uso che se ne può fare) e non per la scienza in se.

E’ vicino a quella sf che alcuni, arditamente, neppure considerano sf: il cambiamento stilistico e tematico invocato dai futuristi è inteso ad instaurare una nuova consapevolezza ed una presa di coscienza della mutata realtà, non elabora futuri possibili o rivoluzioni sofisticate.

E’ ad un tempo più “elitario” -perché la sua è una raffinata, anche se in modo particolare, ricerca stilistica che travolge aggettivi, metafore stantie eccetera- e decisamente più “popolare” -perché non entra nello specifico dello sviluppo tecnologico e della ricerca scientifica.

A questo punto, però, è doveroso ricordare che l’oggetto di analisi di questo articolo è la narrativa: in questo articolo non ho preso in considerazione gli altri campi di interesse, più “tecnici”, del F (come l’architettura, ad esempio).

Allo stesso tempo, vale la pena ricordare un altro autore hard sf di grande successo: quel Gregory Benford che sfrutta i temi tipici del sotto genere “duro” della sf con un particolarissimo gusto estetico (per altro, molto ricercato e raffinato: ad un’analisi superficiale, di gusto opposto a quello futurista) e che dichiara di trovare illeggibile gran parte dell’hard sf.

 

Non solo di hard sf si vive: molta sf, con risultati molto diversi a seconda dei casi, o si sofferma sull’uso e le conseguenze dell’uso della tecnologia (addirittura tal volta la sf si limita ad essere uno scenario in cui si svolgono le vicende) o si concentra sua una rivoluzione stilistica legata ai temi trattati, accantonando la speculazione scientifica6 .

E’ impossibile non tenere conto dell’ultima avanguardia del novecento,al contempo anche sotto genere della sf: il cyberpunk.
Cyberpunk per molti versi (si vedano le arditezze linguistiche di Rudy Rucker, John Shirley -soprattutto per quel che riguarda la resa in narrativa della musica- ed il primo Gibson) anello di congiunzione ideale tra il F (in un certo senso aggiornato, alla nuova tecnologia ed all’impatto sociale della nuova tecnologia) e la sf.

Claudia Salaris scrive “Un’ulteriore campo d’influenza del paroliberismo è quello a noi vicino dell’universo giovanile, cresciuto nel villaggio globale elettronico e sulla scorta della cultura musicale, pop e rock - in cui si sono riversate alcune forme di comportamento e di linguaggio delle avanguardie storiche.

L’idea di uno sconfinamento di talune modalità espressive futuriste, dadaiste e surrealiste, attraverso il filtro dei media, nella cultura underground meriterebbe un approfondimento, anche in considerazione dello sviluppo, negli ultimi anni, della comunicazione legata al video, al computer”.

Prendendola un po’ alla larga: quale branca della cultura underground (e quella, poi, più vicina alle indicazioni della Salaris) più ha a che fare con la sf?

Risposta, la cultura hacker.

Su Virtuapsicologia, si può leggere un articolo divulgativo di Paolo "Lo-Rez" Simonazzi sulla cultura hacker: l’articolo rivela chiaramente il rapporto di scambio e dipendenza reciproca tra hacker e cyberpunk, e dedica una sezione (Jargon File) al particolare linguaggio degli hacker.
Ora quel che è interessante , molto più che non un paragone tra linguaggio hacker e sintassi futurista, è il fatto che la comunità degli “smanettoni” per antonomasia altro non faccia che piegare la lingua alla mutata condizione della realtà (una realtà fatta di reti di comunicazione e confini e barriere tecniche più che fisiche): non solo una scelta di carattere tecnico (come direbbe Egan) ma anche una ricerca stilistica che gioca con richiami culturali precisi e linguaggi tecnici molto particolari (da Guerre Stellari ai linguaggi di programmazione per computer, insomma): unisce, insomma, l’utile al dilettevole, pratica ed estetica.

 

Insomma, nato durante gli anni della Protofantascienza italiana7 , il F pare avere davvero molti in comune con la sf.

Dal desiderio di affrontare tematiche inedite e considerate “volgari” dalla cultura “umanista”, alla volontà di affrontarle “senza barare” ed, anzi, sperimentando linguaggi il più possibile adeguati agli oggetti di studio.

Ovviamente ancora molto ci sarebbe da dire a riguardo, ma come dice Valla su Delos 71 (“Fantascienza e scienza”, guarda il caso) “...del resto gli studi sono sempre parziali...”.

Questo studio è parziale: si occupa quasi esclusivamente di narrativa, tralasciando gli altri campi di “azione” di F e sf; si occupa di narrativa futurista considerando quasi esclusivamente il “Manifesto tecnico della narrativa futurista” ed è, comunque, uno studio decisamente “marinettiano”; prende la sf alla larga, soffermandosi solo su alcuni sotto generi (hard sf e cyberpunk); non entra nel dettaglio del linguaggio del Jargon File, e non lo confronta con la “grammatica futurista”.

A quanto qua scritto si può aggiungere molto: ma lo si può fare perché l’onere della “prima pietra” è stato già assunto.

Le scelte di testi e riferimenti sono state fatte a ragion veduta, con l’intento di creare una base di discussione e confronto.

Era ovvio partire dal manifesto tecnico e dal fondatore del F, ed era importante prendere in considerazione hard sf e cyberpunk nel confronto tra sf e F.

Un confronto tra Jargon File e linguaggio futurista sarebbe estremamente interessante, ma meriterebbe un articolo a parte.

La pietra è stata gettata.

...ha insegnato, ed insegna ancora, ad accogliere con entusiasmo le nuove tecnologie... le nuove tecnologie di comunicazione, soprattutto

(il biografo di Marinetti, Gino Agnese, in un’intervista rilasciata alla RAI)





bibliografia minima




     
  • J.G. Ballard “Fine millennio: istruzioni per l’uso”, i nani numero 211, Baldini & Castoldi
  • Greg Egan “Luminous”, Urania 1412, Mondadori
  • Gregory Benford “Un oscuro infinito”, editoriale di Sandro Pergameno, Solaria 16, Fanucci
  • autori vari, a cura di De Turris e Gallo, “Le Aeronavi dei Savoia, protofantascienza italiana 1891-1952”, collana “Narrativa Nord” sezione classici, Editrice Nord
  • William Gibson, “Neuromante”, Editrice Nord
  • John Shirley, “Il cuore esploso”, Cyberpunkline numero 17, Shake editore
  • Rudy Rucker, “Software”, due edizioni: Phoenix prima edizione, Urania (Mondadori) seconda edizione
  • Rudy Rucker, “Luce bianca”, I grandi tascabili gli squali numero 17, Bompiani
  • per una definizione di “novum” di Darko Suvin “La metamorfosi della fantascienza”, editore Il Mulino, 1985.
  • http://www.virtuapsicologia.it/archivio/articoli/hacker.htm
  • autori vari, “Cinéma Mon Amour”, Piccola biblioteca Millelire numero 3 (Manifesto del cinema futurista), Stampa alternativa
  • F.T. Marinetti “Manifesto tecnico della letteratura futurista”, “Teoria e invenzione futurista” a cura di Luciano De Maria Mondadori, oppure cd numero 9 (“dall’unità d’Italia alla grande guerra”) della collana “La grande letteratura italiana Einaudi”, Einaudi
  • Claudia Salaris “Manifesto tecnico della letteratura futurista di Filippo Tommaso Marinetti”, in letteratura italiana Einaudi, Le Opere, Vol IV.I, Einaudi oppure cd numero 9 (“dall’unità d’Italia alla grande guerra”) della collana “La grande letteratura italiana Einaudi”,Einaudi
Molto interessante è anche un servizio realizzato dalla RAI per la serie “Le intelligenze scomode del novecento”: per informazioni consultare il sito di RAI Educational http://www.educational.rai.it

Sono reperibili semplici, essenziali ed economiche guide della Giunti dedicate al Futurismo: utili ad un primo approccio all’avanguardia.

Autore: Carlo Carrà




NOTE

1 Non è che Ballard disprezzi il cinema di sf, tutt’altro.
Ma ritiene la sf essenzialmente letteratura.
Commenta invece piuttosto negativamente il fumetto: il perché di questa ritrosia -che lo porta ad avere nei confronti del fumetto un atteggiamento molto simile a quello che lui rinfaccia a K. Amis nei confronti della fantascienza- meriterebbe uno studio a parte.
Ballard pare ridurre tutto il fumetto o a comics di super eroi dei peggiori e dei più banali, o a fumetto satireggiante ed intellettualoide di cattiva ironia.
In sostanza si ha l’impressione che Ballard conosca , in maniera superficiale, pochi fumetti e non abbia alcuna intenzione di approfondire.
Forse, semplicemente, non ha avuto l’occasione di avvicinarsi alle “nuvole” da giovane, quando si è maggiormente disposti ad imparare i “fondamentali” del linguaggio fumettistico.

2 Manifesto tecnico della letteratura futurista di Filippo Tommaso Marinetti”, Einaudi

3 Cosa intende Suvin per novum?
Per una sua completa definizione vedere il saggio “La metamorfosi della Fantascienza”, editore il Mulino.
In sintesi , Suvin intende una "invenzione" (congegno, tecnica, fenomeno, relazione), o una ambientazione, o un "agente" (personaggio, personaggi principali), postulati sulla base del metodo scientifico; la presenza di questa ipotesi nella narrazione genera conseguenze sviluppate in coerenza con le conoscenze della scienza a noi nota. Cioè l'autore parte dalla sua premessa e arriva a conclusioni o elaborazioni che gli stessi scienziati potrebbero ritenere plausibili.
(per questa sintetica ma chiara rielaborazione ringrazio Vittorio Catani)

4 Marinetti, nel manifesto tecnico, propone: distruzione della sintassi (sostantivi disposti a caso), verbi all’infinito, abolizione dell’aggettivo, abolizione dell’avverbio, ogni sostantivo seguito dal suo doppio, abolizione della punteggiatura a favore di simboli matematici eccetera.

5 “Siccome ogni specie di ordine è fatalmente un prodotto dell’intelligenza cauta e guardinga bisogna orchestrare le immagini disponendole secondo un maximum di disordine”
...in letteratura, la vita del motore, nuovo animale istintivo del quale conosceremo l’istinto generale allorché avremo conosciuto gl’istinti delle diverse forze che lo compongono”
Estratti dal “Manifesto tecnico della letteratura futurista”.

6 Addirittura talvolta l’elemento fantascientifico in alcuni romanzi o racconti di genere si limita ad essere lo scenario in cui si svolgono le vicende

7 Un volume che contiene un lungo saggio sulla protofantascienza italiana e molti esempi di racconti di “sf d’epoca” è “Le Aeronavi dei Savoia” edito dall’editrice Nord