"UN OSCURO INFINITO"

(Against Infinity, ‘83; edizione originale: (Simon & Schuster/Timescape,'83); finalista Nebula '83)

Gregory Benford

Traduttore: Alessandra Mazzoccoli

"Solaria" n.16, ed.Fanucci, 2001

 recensione di Marcello Bonati

 

 

"…si tratta di un romanzo sul Sud degli Stati Uniti." (Benford, "Il Sud, la fantascienza e Un oscuro infinito", pag.269), ci dice l’autore nella postfazione, nella quale, poi, spiega quale sia il feeling che lo sorregge, la diversità della letteratura del Sud da quella del Nord, e, quindi, della fantascienza del Sud da quella del Nord.

E, il Pergameno, nell’introduzione, ci dice che "…si ispira soprattutto ad opere della letteratura mainstream, piuttosto che ai canoni della fantascienza classica: …Moby Dick…di…Melville e…ancora più esplicitamente a L’orso…di…Faulkner." ("Gregory Benford, poeta della scienza", pag.13).

Ed è un bellissimo, romanzo, nel quale si respira, appunto, non la fretta ansiosa del Nord, ma la calma quieta del Sud, in cui gli avvenimenti succedono raramente, e lentamente.

È diviso in due parti molto ben distinte, la prima, le prime tre "parti", circa due terzi dell’intera opera, narrano della caccia mitica all’Aleph, di borgesiana memoria, un essere alieno che lo è molto, e chi si rivelerà, poi, anche qualcosa di più.

E la seconda, le altre tre parti, nelle quali, principalmente, si racconta delle reazioni del protagonista alla morte del padre, dal quale, dopo avervi cacciato assieme l’Aleph, si era allontanato in maniera astiosa.

La prima è decisamente la migliore, nella quale l’attenzione del lettore è ottimamente inchiodata alla pagina dagli eventi spettacolosi che vi si raccontano, che riservano sorprese e meraviglie ad ogni svolta, mentre la seconda è più riflessiva, e lenta, e anche un po’ noiosa, con delle sparate etico-morali dalla discutibilità notevole.

Ed è, principalmente, un romanzo di iniziazione, che racconta, poi, di un rito di passaggio; dall’età adolescienziale a quella adulta.

Lo scienziato Benford, però, vi profonde un’ottima prosa, quella che, per fortuna, abbiamo avuto abbondanti possibilità di poter leggere, e risulta, nel complesso, una lettura abbastanza gradevole.

Il Pergameno, nell’introduzione che abbiamo detto, fa una amplissima disamina dell’opera dell’autore, e la postfazione è di indubbio interesse.

Un’altra ottima prova dell’indubbia qualità di questa notevole iniziativa della Fanucci, che merita tutto il nostro interesse.