Svegliatevi dormienti, P. K. DICK


Giuseppe Iannozzi




Philip K. Dick, Svegliatevi, dormienti! (The Crack in Space), prima edizione 2002, introduzione di Carlo Pagetti postfazione di Umberto Rossi, 258 pagine, euro 12,90, traduzione dall'inglese Simona Fefé, collana collezione dick, editore Fanucci


The Crack in Space è forse l’opera meno riuscita di Philip K. Dick. Lawrence Sutin nel suo saggio biografico dedicato al grande guru della fantascienza statunitense, Divine Invasioni, assegna a The Crack in Space due punti su cinque evidenziando che il libro è stato scritto con una certa fretta e i personaggi rimangono intrappolati dalle loro stesse contraddizioni. Il giudizio circa questa fatica di Dick non può che essere appena apprezzabile in quanto il messaggio sociale che dovrebbe contenere il romanzo, per così dire, muore dentro se stesso: par quasi che il contenuto e il contenente siano la trappola del costrutto narrativo creata dall’autore stesso, una trappola dalla quale il lettore così come l’autore non riescono ad evadere per comprendere la realtà, quella dickiana.

The Crack in Space fu pubblicato da Bompiani qualche anno or sono con il titolo Vedere un altro orizzonte; oggi a distanza di quasi cinque anni, Fanucci ripropone il romanzo di P. K. Dick all’interno della collana collezione Dick con un nuovo titolo, Svegliatevi, dormienti! La nuova traduzione affidata a Simona Fefé non riesce comunque a fare di questo romanzo appena discreto una lettura pienamente godibile: il romanzo scritto durante un periodo di crisi dello scrittore è un tentativo di indagine della vita oltre la morte e l’abbattimento delle barriere sociali e razziali.

In The Crack in Space, P. K. Dick dà corpo ad una narrazione sincopata nulla affatto felice: il tentativo di spiegare la società degli anni Sessanta attraverso un costrutto narrativo fantascientifico è purtroppo fallito, mentre molto più validi sono altri suoi romanzi sempre incentrati sull’indagine sociale e l’abbattimento delle barriere sociali, romanzi come Confessioni di un’artista di merda e L’uomo dai denti tutti uguali (entrambi pubblicati qualche anno or sono da Fanucci, il primo nella collana Estremi, il secondo nella collana Avant-pop). Questi scritti di P. K. Dick pur appartenendo ad un contesto mainstream, pur non contenendo elementi fantascientifici, rimangono uno degli esempi più felici dell’artista Dick, che con piena sicurezza narrativa indaga le paure, la rabbia, i razzismi borghesi degli anni Sessanta, anni difficili per una America inevitabilmente votata alla Guerra Fredda, una America dove grandi erano i fermenti sociali e politici.

The Crack in Space, pur non essendo un capolavoro, è comunque oggi un romanzo più che mai attuale: se negli anni Sessanta la società americana era vittima e preda di una società che solo anelava al proprio riscatto umano nel mondo, oggi l’America è ancora agitata da nuovi fermenti di rivoluzione ed emancipazione sociale, quindi il romanzo di Dick, se letto e raffrontato agli ultimi accadimenti sociali e politici di questo particolare momento storico non può che essere una lettura valida, pur rimanendo indiscutibile il fatto che non si tratta assolutamente di un capolavoro.

The Crack in Space cerca di scoprire se sia possibile vivere accettando di vivere ibernati per svegliarsi in un domani magari migliore: “Rick Erickson strisciò lentamente nell’angusto passaggio e uscì dall’altra parte. Aprendo gli occhi vide, sul suo capo, un pallido cielo azzurro con qualche nuvola… Non era la Terra, qui era tutto troppo bello: Rick lo capì subito. Ma dove si trovava? Molto lontano nel passato? Molto lontano nel futuro? Doveva scoprirlo… Era iniziata la lotta per la sopravvivenza.”

Il romanzo, Svegliatevi, Dormienti!, non riserva grandi sorprese al lettore di fantascienza consumato e abituato a digerire opere di ben altro spessore artistico. Tuttavia è opera che non manca di affascinare il lettore comune e quanti con spirito critico guardano al mondo di quaranta anni fa e a quello odierno, per questi impossibile sarà non notare come il passato di ieri è inquietantemente vicino alle aspirazioni e rivendicazioni sociali odierne.